lapidus

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  1. Sì, si tratta di una casa editrice ormai parecchio lanciata. Negli ultimi tempi hanno pubblicato il premio Pulitzer Finnegan "Giorni selvaggi" (libro che non riesco proprio a digerire e ho abbandonato sul comodino ).
  2. Anche se sei un tramite, quando ti rivolgi a un editore dovresti farlo in maniera professionale (prendilo come un consiglio, visto che sei entrato qui per questo). Non bisogna essere scrittori per saper utilizzare l'apostrofo in maniera corretta. O no? Il fatto che dopo una mail di presentazione del genere ti abbiano risposto i grandi editori, addirittura in giornata, mi lascia perplesso, anche se alla fine la tua storia potrebbe esserci di insegnamento.
  3. Sinceramente faccio fatica a crederti, anche perchè se ti presenti a un grosso editore omettendo addirittura l'apostrofo alla seconda riga, mi viene difficile immaginare con che credibilità questi possa andare avanti nella lettura, considerato che è già tanto se hanno aperto la mail. Se però la vicenda, al di là di tutto, fosse vera, mi sentirei di consigliarti un bravo agente letterario che ti gestisca il tutto, visto che le esigenze della signora paiono molteplici e complesse.
  4. @Andrea.Dee Sbagliare qualche tempo verbale qua e là non va a inficiare un buon testo. Proprio per questo motivo le grandi CE hanno i loro correttori bozze. Ad ogni modo, se vuoi un consiglio, evita di rileggerlo a caldo, lascialo lì qualche settimana (so che è difficile) e poi rileggilo. Ti aiuterà nella correzione. Il vero problema però è presentarsi in maniera impeccabile dal punto di vista della trama, dei personaggi, dei dialoghi, ecc. L'altro problema grosso è convincere l'editor della grande CE a buttare l'occhio sul nostro manoscritto piuttosto che su quello di un altro. Tornando al nocciolo della questione iniziare alla grande (e preparare una sinossi più che convincente) è fondamentale... poi naturalmente bisogna che il proseguo sia all'altezza
  5. Pubblicare un libro che ha già venduto tot copie non conviene né all'autore e né all'editore, a meno che non parliamo di un bestseller. Restiamo sulla piccola editoria, prova a immaginare: devi fare la presentazione nella tua città, intervengono amici/parenti/conoscenti che hanno già acquistato il tuo libro durante la campagna crowdfunding, quanti di loro saranno interessati a una seconda copia? Magari i parenti stretti, la fidanzata e il tuo migliore amico sì. Ma anche i tuoi contatti social li avrai già spremuti e via dicendo... Detto questo io reputo il crowdfunding sicuramente interessante (mi piace il concetto di le produzione dal basso) e apprezzo il modo di lavorare di Bookabook. Bisogna però che l'autore, prima di aderire, sia più che convinto di arrivare al gol (200 copie non sono poche). Tentare tanto per... non conviene a nessuno.
  6. Considera che se superi i 50 acquirenti senza arrivare al gol, il tuo libro verrà comunque stampato e inviato a coloro che l'hanno acquistato. Quindi se ad esempio sei arrivata a 120 (numero puramente indicativo), devi pensare che in parte avrai 'bruciato' il tuo mercato, nel senso che è ovvio che se poi il libro uscirà con un altro editore queste persone non lo compreranno una seconda volta.
  7. Su questo non ci piove. Sarebbe interessante trovare delle soluzioni, ma la vedo molto complicata. Nel mondo editoriale la comunicazione è una giungla e la colpa è di entrambe le parti.
  8. Solita guerra dei poveri: piccolo editore vs scrittore esordiente (o viceversa). Niente di nuovo.
  9. Come al solito @Marcello ha riassunto benissimo la questione. Personalmente in passato ne ho usufruito e l'ho trovata utile. Cercavo un parere al di fuori della cerchia di amici/parenti e la cosa mi è servita. Ovvio che non tutto quello che c'era scritto nella scheda l'ho preso come oro colato, però di indicazioni buone ce n'erano. Non pagherei delle cifre esagerate per una scheda, che in fin dei conti non è certo come lavorare con un bravo editor.
  10. Se la scheda non ti interessa, sacrosanto provarci con quelle free. Tieni però presente che le agenzie free che trattano con grandi editori ormai le puoi contare sulle dita di una mano (forse). Alcune non concedono seconde possibilità, altre sono pressochè inarrivabili. Il rischio di bruciarsi è alto.
  11. Dico la mia. Non ho letto tutti gli interventi, quindi mi scuso se ripeto concetti già espressi in precedenza. Il problema nasce dal fatto che gli editori in genere non leggono (tutti) i manoscritti. Non per cattiveria, ma semplicemente perchè leggere la montagna di roba che arriva quotidianamente in un una redazione sarebbe impossibile. Quindi c'è chi ne legge qualcuno, chi legge solo le sinossi, chi li smista a fantomatici comitati di lettura (in alcuni casi un po' improvvisati). Passano i mesi e l'aspirante scrittore si vede arrivare dei cortesi rifiuti standard dai quali è impossibile capire alcunché. Nella maggior parte dei casi non arrivano nemmeno questi. Allora ecco spuntare le agenzie editoriali con le loro schede di lettura per tutte le tasche (più si alza il livello dell'agente e più la scheda costa). Spesso l'aspirante scrittore, siccome crede nella propria opera e magari ha letto storie di scrittori di successo scovati da questa o quella agenzia, si lascia sedurre da quella che crede essere una buona scorciatoia. Quello che è difficile comprendere è il fatto che per le agenzie editoriali le schede di lettura sono diventate un business e che non vanno assolutamente di pari passo con la rappresentanza. Venendo al nocciolo della questione: se quello che cerca l'aspirante scrittore è un giudizio che vada al di fuori della cerchia di parenti e amici, allora le agenzie editoriali possono avere una loro utilità. Certo è che bisogna valutare bene i costi/benefici della cosa e soprattutto non rimanerci male se i giudizi espressi nella scheda non sono lusinghieri.
  12. Sono d'accordo. Scrivere nella presentazione che si propone il testo per quella specifica collana, aiuta anche colui o colei che riceve il testo a smistarlo correttamente al referente di collana.
  13. In linea teorica sì, ma non è sempre scontato, purtroppo. Nella mia esperienza (parlo di editori free quindi con tutto l'interesse a vendere i libri che pubblicano) ti dico che è molto difficile che un editore venga personalmente a presentarti (a meno che non sei della zona dello stesso). E fino a qui lo capisco: se un piccolo editore dovesse seguire tutti i suoi autori in giro per l'Italia nel giro di poco si trasformerebbe in un uccello migratore, con la differenza che al posto delle ali avrebbe un motore che per essere costantemente alimentato avrebbe bisogno di parecchio denaro. Personalmente non mi sono mai state fornite nemmeno fascette o locandine, ma confesso di non averle nemmeno chieste. Con l'ultimo editore mi è passata la voglia e a un certo punto ho smesso di fare presentazioni: solo per avere a disposizione i libri per l'evento diventava ogni volta un'agonia. In un caso sono dovuto andare a recuperarli personalmente in una libreria di fiducia (dove avevo presentato poco prima e sapevo che ne erano avanzati), chiedere se potevano 'prestarmeli' (ossia lasciarmeli in conto vendita) e portarmeli direttamente nel caffè letterario dove presentavo. Dovrebbe credere al 1000% nei libri che pubblica
  14. Penso che per rientrare della spesa dovresti vendere 1500 copie, il che mi sembra fantascientifico considerato che, se ho capito bene, lo spot andrebbe in onda in un solo cinema. Inoltre se non c'è dietro un progetto editoriale di un certo tipo mi sembra che la cosa non avrebbe credibilità, puzzerebbe un po' di autoreferenziale.
  15. Per carità, hanno senz'altro il sacrosanto diritto di scegliere se e come ricevere i manoscritti. Detto questo l'invio cartaceo penalizza soprattutto l'ambiente (prova a pensare alla tonnellata di carta inutile che stampiamo e che va a finire nel macero). Chiunque sia dotato di un e-reader (e una ce dovrebbe esserlo) legge facilmente i manoscritti, sempre che li voglia leggere.