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  1. @Francesco Wil Grandis Non penso sia arrivata in un momento ben preciso, ma sicuramente non prima della fine dell'esperienza del nomad working. Capisco quanto possa essere difficile scrivere un romanzo di questo tipo senza risultare freddo o saccente; capisco ci possa essere il rischio di attirare non poche antipatie. In effetti, almeno nella prima metà del libro, ho corso anch'io il rischio di cadere nella trappola: si percepiva, di tanto in tanto, un "è inutile fare così, dovete fare in quest'altro modo per essere felici", un messaggio forte e sicuro in contrasto con l'insicurezza che traspariva dalle tue stesse azioni. Sembrava quasi volessi importi con qualcosa di cui tu stesso non eri convinto, che ti portava in un ciclo continuo di insoddisfazione La seconda parte del romanzo, invece, ha un tono più dolce e mi ha fatto guardare con lucidità anche alla prima. Ho anche dato un'occhiata ai tuoi articoli, alla tua pagina, e ho rivalutato tante cose in positivo. Non ne sono sicura, ma penso che la prima parte del romanzo abbia questa "pecca" perché alterna la sicurezza del tuo io scrittore (alla fine delle esperienze narrate, con nuove consapevolezze) all'insicurezza del Francesco di quasi dieci anni fa. Solo con il passare del tempo nel romanzo, i due Francesco si ritrovano e si ritrova anche una maggiore coerenza tra scrittore e protagonista.
  2. Il libro di Francesco è un libro che fa riflettere, inevitabilmente. Devo ammettere di non essere stata in grado di coglierne immediatamente il messaggio e di aver provato emozioni contrastanti nei suoi confronti. Mi sono più volte chiesta, soprattutto all'inizio, dove volesse arrivare l'autore, cosa volesse dirci. Sarà perché, pur trasmettendo idee all'apparenza forti e chiare, ogni pagina lasciava poi trasparire l'insicurezza dell'autore e protagonista stesso. Ed è attraverso quest'ombra di insicurezza che ho capito che l'autore non voleva affatto imporsi con le sue convinzioni, perché, come tutti, di convinzioni non ne ha nemmeno lui. Anzi, più volte ci ha dimostrato quanto spesso cambiasse idea: ciò che un tempo lo rendeva felice, all'improvviso perdeva di senso (e non succede poco spesso nel corso del romanzo). Solo dopo questa consapevolezza, ho cominciato ad apprezzare il libro. Ho capito che il viaggio proposto da Francesco è soprattutto un viaggio metaforico, che non ha necessariamente bisogno di percorrere grandi distanze. E che tutti dovremmo avere il coraggio di porre a noi stessi alcune domande, per quanto possa essere difficile.
  3. Anch'io l'ho già letto, quindi mi adeguo. Luglio e agosto vanno bene per me, settembre meno perché sarò in Cina.
  4. Ho già risposto su Facebook ma ora riprovo: oggi ho voglia di scrivere perché mi sono svegliato alle 15 e poi mi sono dimenticato di chiederti se hai voglia
  5. @acronimo4Certo, questo mi era chiaro. Il punto dopo abbracci (che hai inserito per sbaglio) aveva reso la frase poco chiara, perché non capivo a cosa fosse legata.
  6. @swetty io di solito leggo 30 o 40 pagine in una mezz'oretta (o poco più). Non mi piace leggere in fretta, né troppe pagine per volta. Per quanto riguarda la dimensione, quando sono in viaggio preferisco portare con me libri poco ingombranti e di circa 150-200 pagine.
  7. Ciao @acronimo4! Bella poesia, molto sentita. Non so perché, ma ricorda vagamente una canzone di Gazzè: i tuoi maledettissimi impegni. Ti ascio qualche modifica che secondo me potrebbe migliorare la poesia. Innanzitutto, forse taglierei l'esclamazione iniziale, cominciando direttamente con "se". Per la seconda strofa, invece, taglierei o troverei un'alternativa per "tra tue pareti". Il verso che va da "quando corolle" a "Regina", non l'ho capito E non capisco a cosa sia collegato. Secondo me, così scritto rovina un po' l'atmosfera. Molto bella la parte finale, ma farei un cambio di punteggiatura: punto fermo dopo "me", due punti dopo "nasconderei" e vigola dopo "forma". Ultima strofa. Propongo: E se io fossi Dio è cosi che ti avrei creata. Con l'argilla. Ovviamente, a te la scelta! Alla prossima
  8. @Plata ho letto anche io lo Scimmiotto, però di Adelphi. Come dimenticarlo...
  9. In effetti, è il mio primo commento nella sezione Poesia. Grazie a te, continuerò a farlo
  10. Ciao @vally13! Anche a me piace tanto il monologo interiore, ma non è un genere letterario, è una tecnica narrativa. Ecco perché non lo trovi nella lista. Probabilmente sei nella sezione sbagliata
  11. Ciao, @Sigismondo! Non mi sono mai cimentata nell'analisi di una poesia se non per motivi legati agli studi universitari, quindi prendi pure questo commento come un semplice suggerimento di una lettrice Mi piace l'immagine iniziale, quella di un uomo/una donna che non vuole rinunciare al tempo con l'amato nemmeno per i pochi minuti necessari a dar da mangiare a un gatto. Molto bella anche l'immagine finale del coltellino svizzero. Probabilmente, l'amore di cui parli non è un amore sano, ma un amore che fa soffrire, che non trasmette nulla. L'innamorato si definisce addirittura "matto" per il solo desiderio di innamorarsi di una persona del genere. Se fossi in te, lavorerei sulla parte centrale perché mi è poco chiara. Magari è un mio limite, ma mi ha portato un po' di confusione durante la lettura. Per quanto riguarda la struttura, perché non separare le tre strofe principali? Se non graficamente, almeno con la punteggiatura. Verrebbe una cosa del genere: Se fossi tanto matto d'amarti mostrerei al tuo gatto come prepararsi il pasto per non perderti nemmeno un attimo. (Se fossi savio respingerei ogni assalto comprerei una piccola stufa per scaldarmi le mani) Questa è la parte che rivedrei e renderei un po' più chiara. Ridurrei a un oggetto ogni mio bisogno e il nostro amore sarebbe come un coltellino svizzero da conservare in tasca. Qui ti suggerisco un piccolo cambiamento dei primi due versi. Alla prossima!
  12. Io ho appena iniziato "Nel mare ci sono i coccodrilli" di Fabio Geda.
  13. Ok, ma non capivo se fossero scritti dal punto di vista del coprotagonista o se fossero raccontati da un narratore esterno. Comunque, se l'idea è stata accettata durante il corso evidentemente è ben costruita. Magari fai leggere qualche parte per sicurezza
  14. @Miral Fiore Rosso Se vuoi far capire subito che si tratta di un incubo, ti suggerisco anch'io di metterlo in evidenza con il corsivo e con uno stacco di paragrafo alla fine. Non penso sia strano/brutto iniziare il capitolo in questo modo; l'ho visto fare molte volte. Sì, certo, dovresti narrarlo in prima persona. Su questo sono un po' più dubbiosa anche se, non avendo letto il tuo romanzo/racconto, non posso giudicare la buona o cattiva riuscita della tua idea. Dipende anche da quanti capitoli hai in mente di scrivere in terza persona e di chi è il punto di vista in questi ultimi. Sempre della stessa persona o cambi ulteriormente di capitolo in capitolo?
  15. @simone volponi Non lo trovo troppo strano nemmeno io. Sembra essere un presente storico come già detto da @dizigrino. Magari lo trovi strano perché non è così comune? O almeno io non lo trovo spesso ultimamente. O forse ti straniscono gli imperfetti che si trovano di tanto in tanto?