ferdinando

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  1. Ciao Ludwig, scusa il ritardo, mi erea scappato il commento. Si tratta di una scelta dell'editore, che per ora lavora solo in formato cartaceo. Non escludo che in futuro possa parlarsi anche di ebook (anche se personalmente credo sia un mercato in leggero calo).
  2. Caro A.E.L., sarò caustico. Scrittore è chi lo scrittore fa, direbbe Forrest Gump*. Credo francamente che si perda troppo tempo sulla questione: vuoi a interrogarsi riguardo a se stessi, vuoi (soprattutto ahimè) a pretendere di dire se questo o quell'altro sia o meno uno scrittore. Lo scrittore è chi scrive, tendenzialmente in modo professionale, ma non solo. La motivazione dello scrivere (piacere, passione, soldi, fama...) non è contemplata, né dovrebbe esserlo, nella definizione. In una bella intervista, Charles Bukowski col suo solito candore diceva una cosa sacrosanta, molto semplice e però illuminante: scrittore è chi vuole esserlo. E nessuno può dire il contrario. Quello che spetta invece agli altri di dire - e su cui invece lo scrittore non ha voce in capitolo - è se l'interessato sia un bravo scrittore, o uno non bravo. C'è per caso un albo degli scrittori, o una laurea? Grazie al cielo, no. C'è lo scrittore e c'è il (sempre più ristretto) pubblico di lettori. Perciò non ti preoccupare: scrivi quando vuoi, o quando devi. *Ok, forse non lo direbbe, ma lo stile è quello.
  3. ma davvero non mi sorprenderebbe
  4. Per me grammatica e sintassi sono alla base della comprensione. Sono regole su cui si fonda la comunicazione; rompendole si rischia uno slittamento, distorsione o comunque dispersione di significato (e il passaggio di significato è tutto, per chi scrive!). Non dico che non si possano infrangere queste regole, ma qui sta il bello: ogni infrazione va giustificata, dunque deve necessariamente confrontarsi con la regola stessa. L'ignoranza deliberata dal mio punto di vista non è accettabile.
  5. Credo sia un valore puramente simbolico: anche le royalties sono all' 11% e la casa si chiama proprio 11, è un numero ricorrente
  6. Vorrei segnalarvi un signor cattivo: tale Henry Bowers, bullo di serie A nel romanzo "IT" di S. King, che sto leggendo in questi giorni. In particolare, c'è un passaggio in cui il ragazzo fa affezionare a sé il cagnolino di uno dei protagonisti solo per poterlo poi avvelenare, legarlo a un albero e guardarlo morire. Una delle scene più pesanti e tristi che abbia letto negli ultimi anni. Mi viene quasi da dire che il vero cattivo del libro non è il mostro It, ma questo Bowers, così banale e meschino.
  7. Niente da ridire, avrei rifiutato anche io.
  8. Mah... ho pubblicato con Undici qualche mese fa, senza sborsare un centesimo (in nessuna forma) e senza che l'opzione fosse neppure presa in considerazione. Per ora il libro va abbastanza bene, e l'editore è sempre presente.
  9. Caro Alberto, io soffro d'insonnia. Non so se sai cosa significhi - spero di no - ma il succo è questo: sei steso a letto, aspettando il sonno. E più lo aspetti e meno ti viene e meno ti viene e più ti agiti, e via così in un circolo senza fine fino all'alba. Solo smettendo di pensare al sonno, si riesce a prenderlo (e a volte neanche così). Ora, sono sicuro che sai benissimo dove voglio andare a parare. Se ti affanni a trovare l'ispirazione, sta' certo che si farà attendere. Calvino diceva che la fantasia è un posto dove ci piove dentro: io aggiungo che non piove sempre, né quando lo desideriamo. Ma prima o poi, piove. A dodici anni si è troppo piccoli per sapere un sacco di cose! Si cambia così in fretta che nemmeno te ne rendi conto. Adesso hai un'età - 17/18 anni? - in cui ti stai formando, decidi con cognizione cosa ti piace e cosa no: ma pensare che debbano essere decisioni definitive è una violenza nei confronti del te del futuro! E se un giorno non dovesse piacerti più la scrittura, che problema c'è? Vivi sereno questa tua ispirazione quando viene, è davvero un dono della natura. E se poi dovesse passare, sarà perché ne avrai trovata un'altra più forte in bocca al lupo! f.
  10. Uno scambio che ho apprezzato molto, sì Credo anche io che si debba evitare la trappola dell'empatia, non concedendo al cattivo valide attenuanti o giustificazioni. Trovo che il cattivo ideale sia meschino. La meschinità del male è quello che te lo fa odiare. Mi è tornato tra le mani un libro che portavo spesso nelle scuole: "bulli di carta", un saggio sul bullismo nella letteratura. Lì dentro ci sono davvero dei cattivi spregevoli!
  11. E mi pare di aver letto qualcosa anche in un commento di moderazione... Ho mal interpretato?
  12. Ciao! Qualche segnalazione: 1) La locuzione "quando aveva cominciato a piovere ininterrottamente" nasconde un paradosso cognitivo: cominciare presuppone istantaneità, l'avverbio ininterrottamente invece denota durata. Il risultato è un po' stridente. 2) L'ausiliare corretto qui è avere. 3) I tre punti sono una risorsa da usare con molta parsimonia, perché annacquano le frasi e appesantiscono il testo. 4) Una regola fondamentale della scrittura è quella che gli inglesi chiamano "show, don't tell". Non c'è bisogno di spiegare tutto per filo e per segno e, quando lo si fa, bisogna trovare una via discreta. 5) Il finale a effetto è divertente, ma sembra che tu avessi fretta di scrivere il racconto pur di arrivarci. Un po' come mettere la ciliegina senza prima aver cotto bene la torta. In generale è un buon punto di partenza (tutta la mitologia e le storie bibliche lo sono), ma va sviluppato un po' meglio. Dai un po' più di spazio all'introspezione di Lucifero, si intravvede una sorta di secondogenito bisognoso di attenzioni che sarebbe bello esaminare più a fondo! Spero di esserti stato d'aiuto, a rileggerti, f.
  13. Ciao Sergio, so che l'acquisto di copie è facoltativo, ti danno la possibilità di ordinarne alcune a parte per farne ciò che vuoi, ma che io sappia non è obbligatorio (io non ho acquistato copie, almeno). Cosa te lo ha suggerito?
  14. Grazie, sono un po' arrugginito.
  15. Una delle sfide più grandi del narrare, è indubbiamente creare personaggi convincenti. Ora, se è relativamente facile far "amare" il protagonista della narrazione, diverso è il discorso del cattivo. Il vero Cattivo, per essere un buon cattivo, uno di quelli che vorresti entrare nel libro a suonargliele, non basta che faccia "cose da cattivo": sparare a un cucciolo di dalmata, picchiare un disabile, uccidere tutti i tizi con le lentiggini lo renderanno forse non-buono, ma basteranno a farlo odiare? E come spiegare allora quei cattivi impercettibili, quei bulli sotto pelle, quei geni del male che con un cenno, una parola - o un silenzio - riescono a farsi detestare dal profondo dei visceri? Che tormento! Il cattivo perfetto probabilmente non esiste, ma crearne uno sufficientemente spregevole non è impresa da poco. Nel mio ultimo lavoro ho provato a sviscerare i mali dell'uomo, anche se in maniera non-convenzionale, attraverso una revisione goliardica del giorno del giudizio. Eppure a ben vederlo è un male "banale" (non me ne voglia Anna Arendt). Sarà che son tutti figli miei, ma non riesco proprio a odiarli. (Cusiosità - spero ammessa, ché a quanto ho capito qua non si fanno domande - quali sono i vostri cattivi preferiti?)