Marco Scaldini

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    Montecatini Terme

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  1. Ipotesi minima: 100 euro + 40 euro di cartucce d'inchiostro per stampare circa 600 pagine (mi tengo basso) + 10 euro fra risme di carta e buste + 20 euro di raccomandata (se bastano, visto il peso) = 170 euro. Minimo. Ripeto, per me (e sottolineo per me, che partecipo solo ai concorsi gratuiti e senza spedizione del cartaceo, cioè a costo zero) roba da matti.
  2. Se non ricordo male dalle passate edizioni richiedono l'invio cartaceo di svariate copie. Quindi il costo totale della partecipazione può ammontare a diverse centinaia di euro, fra tasse, carta, inchiostro e spese postali. Per me, roba da matti.
  3. Il regolamento, a mio parere, dovrebbe anche vietare l'uso di un'ortografia scorretta. Né senza accento, tanto per fare un esempio da un post di poco precedente a questo. In fin dei conti è un forum di scrittori, non Facebook.
  4. @Antonio Sofia Sarà per caso il mio?
  5. I tempi di risposta (positivi) sono rapidi e si aggirano, se non ricordo male, intorno a un mese di attesa.
  6. Mi sembra un'operazione ambigua: i vincitori ricevono come premio un buono da spendere per la pubblicazione di un proprio libro. Bene, ma se il buono ricevuto è di 200 euro e la pubblicazione ne costa (dico una cifra a caso) 500, dove sta il guadagno?
  7. Attenzione, perché il concorso mi sembra tutt'altro che gratuito. Leggendo il bando si scopre infatti che gli autori selezionati per la pubblicazione si impegnano a pagare venti euro a una fantomatica associazione nonché ad acquistare almeno tre copie del libro (una per gli llustratori). Mi sa tanto di operazione furba: pubblico un volume con una trentina di racconti illustrati e già ne ho vendute almeno 120 copie e inoltre ho incassato 1200 euro di iscrizione.
  8. Chi è abbastanza vecchio come me ricorda che negli anni novanta, quando le email non erano il pane quotidiano e gli invii agli editori avvenivano esclusivamente in forma cartacea, Feltrinelli respingeva al mittente senza neppure aprirle le buste degli invii spontanei. Adesso, molto probabilmente per i motivi sopra esposti da Niko, accettano gli invii telematici. Ma non ci si può aspettare di andare oltre la risposta automatica.
  9. @Fraudolente Come ho scritto qualche post indietro, Alterego è un editore ottimo e io mi sono trovato benissimo con loro. Se però un editore non ti risponde la motivazione non può essere che una, e allora perché inseguire chi non ti vuole quando hai chi è pronto a pubblicarti (e se hai ben quattro proposte, non penso siano tutte da scartare)?
  10. @dfense Scusa, ma non capisco. Hai rifiutato quattro proposte quattro in attesa di una risposta che non arrivava? Perdonami, ma in tutta franchezza mi sembra una tattica suicida.
  11. 18-20.000 euro all'anno di diritti d'autore? In modo stabile, cioè non una tantum ma continuativamente, credo che in Italia non si arrivi a dieci autori. Poi un autore affermato guadagna perché ha la fortuna di vendere diritti televisivi e cinematografici, o magari tiene corsi di scrittura creativa e simili. Ma anche qui parliamo di un numero di scrittori che rimane nelle unità e non raggiunge la decina.
  12. Mi è accaduto non troppo tempo fa di conversare con uno scrittore piuttosto noto. Pubblica da anni con grandi case editrici, ha vinto premi prestigiosi, collabora con riviste e pubblicazioni, i suoi libri sono tradotti all'estero. Alla domanda "ma puoi campare di scrittura?" ha risposto decisamente di no; non può permettersi di abbandonare la sua professione e dedicarsi unicamente a scrivere. Eppure, ripeto, si tratta di un autore affermato. Credo che in Italia si possano contare sulla dita di una mano gli scrittori in grado di vivere con i diritti d'autore. Parlo un poco anche per esperienza personale: qualche anno fa ho avuto un paio di libri che hanno venduto bene, scalando le classifiche. Risultato? Ho comprato una macchina nuova (utilitaria), ho fatto qualche lavoro di restauro alla casa che attendeva da anni e basta lì. Né auto di lusso né viaggi intorno al mondo. Per questo motivo, quando leggo qui sul forum interventi di giovani autori che (si intuisce) sperano in grandi successi, mi viene voglia di invitarli a rimanere con i piedi per terra. Fama e ricchezza con la scrittura toccano a pochissimi.
  13. Ottima casa editrice. Parere competente, considerato che la mia (purtroppo) non più giovane età mi ha permesso di lavorare con diversi editori e sono in grado di fare confronti.
  14. Credo che uno o due esordienti in 55 anni non siano rilevanti. Anche perché è molto probabile che né Maurensig né Busi siano passati attraverso l'invio spontaneo. Il problema non sussiste solo per Adelphi, bensì per tutte le grandi case editrici: non vogliono né potrebbero leggere gli invii spontanei. Mi capita di leggere qui sul forum interventi di piccoli editori che dichiarano di essere sommersi da centinaia di invii al mese. Provate allora a immaginare quanti possa riceverne un grande editore. Migliaia, sicuramente. E nessun editore, per quanto grande, è in grado di gestirli. Stiamo parlando infatti di editoria, non di telefonia: si tratta di un'industria povera, in crisi perenne, dove gli organici sono ridotti all'osso anche nelle aziende più grandi. Nessuna può destinare risorse umane all'esame degli invii spontanei. Per di più la crisi induce a puntare solo sui nomi già affermati, che riducono il rischio, e niente è più rischioso di un esordio. Alla pubblicazione con una grande si arriva solo attraverso altri canali. Non parlo di raccomandazione: se hai scritto una ciofeca non te la pubblicheranno neppure dietro forte raccomandazione, ma anche il lavoro valido deve usufruire di una presentazione, che sottoponga il lavoro direttamente all'editor. A me è accaduto in passato di pubblicare con una grande casa editrice, ma partivo dall'interno, come traduttore, quindi conoscevo personalmente l'editor. E le considerazioni che ho esposto qui sopra non sono farina del mio sacco, ma provengono appunto da conversazioni con persone che lavorano dentro una grande casa editrice. A mio modo di vedere spedire a una big ha dei contraccolpi negativi: è vero che non costa niente, però se uno lo fa significa che una sia pur piccola speranza la nutre. E poiché questa speranza è sicuramente destinata a non realizzarsi, non fa altro che alimentare il senso di frustrazione. Meglio mirare soltanto in basso, dove esistono (se si è bravi, ovviamente) concrete possibilità di pubblicare.
  15. Correggo il mio precedente intervento. In effetti Adelphi un esordiente lo ha pubblicato: Roberto Calasso. Chissà se il fatto che fosse anche il direttore editoriale della casa editrice ha pesato a suo favore?