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unacasanellospazio

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  1. Vuol dire che bisogna averlo letto per il 1 febbraio? Non sono sicuro di riuscirci, se l'apertura fosse un paio di settimane più in là sarebbe meglio. Poi, se proprio si deve iniziare il 1 febbraio, cercherò di adeguarmi.
  2. Confermo pure io. Mi ci vorrà un po’ per leggerlo, perciò diamoci dei tempi umani per l’inizio della discussione...
  3. @cris82 Mah, quasi quasi mi convinci a provare a mandare qualcosa. In effetti, forse sono solo troppo pessimista.
  4. @cris82 Mah... sarà che sono vecchio dentro (e anche fuori, eh, ma di più dentro), ma a me il discorso del “potenzialmente infinito” di Facebook non è che convinca molto. Diciamo che al di là del “potenzialmente”, mi piacerebbe avere dei dati reali. Poi, della vecchia amica dell'Università o della moglie del panettiere non è che mi interessi molto, non perché non abbia piacere di far leggere i miei racconti pure a loro, ma perché in questa maniera mi sembra che questo infinito, ancora in potenza, collassi, al solito, alla cerchia dei propri conoscenti, più o meno allargata da quella degli altri scrittori in cerca di emersione presenti in quel numero della rivista. Insomma... Quel che mi chiedevo è se esistano riviste che un pubblico di soli lettori (non interessati a loro volta a pubblicare) scarica e legge con una certa frequenza, come si fa con le normali riviste in edicola. E mi sa che la risposta sta già nella mia domanda: se esistessero riviste con un tale pubblico si venderebbero in edicola, e non si troverebbero gratuitamente su internet. O no?
  5. Infatti, la domanda che mi pongo spesso è proprio questa: ma queste riviste ce l'hanno davvero un pubblico? C'è qualcuno, a parte gli autori, che le leggono nel tempo libero per godere di un buon racconto? Voi avete avuto dei riscontri? Perché io, devo essere sincero, molto raramente mi è capitato di leggere riviste di questo tipo. Non ne vedo il motivo. Se voglio dei racconti, acquisto una raccolta (questo invece lo faccio spesso) in libreria o in digitale. Che voi sappiate, invece, queste riviste raccolgono un buon numero di lettori?
  6. Grazie!
  7. E questo è indiscutibilmente vero... È un problema in cui incappiamo tutti. Intanto si continua a scrivere e si spera che le cose migliorino...
  8. Io credo di essere uno di quei lettori considerati “forti”. Uno di quelli che, immagino, fanno campare le case editrici. Non ho mai acquistato un libro in vita mia tenendo conto di stelline, commenti, classifiche di ogni genere. Parto sempre e solo dalla conoscenza dell’autore, dalla fiducia che ho nella casa editrice, da qualche articolo di qualcuno a cui attribuisco una certa autorità in materia letteraria, o, infine, dal consiglio di qualcuno di cui so di potermi fidare. Comunque, per tornare al discorso di partenza, gli ambienti di discussione sono molto importanti, e anche io penso che, in generale, mancano. In passato ho avuto la fortuna di frequentare altre persone che come me iniziavano a scarabocchiare cose al PC e sono stati periodi molto stimolanti. Purtroppo mancano luoghi di aggregazione “fisici”, e bisogna ripiegare su Internet. Se vuoi un consiglio io proverei a cercare collaborazioni con riviste e case editrici, all’interno delle quali si possono conoscere persone competenti e interessate alla discussione.
  9. Comunque anche la fame provoca dolore. Se avessi fatto delle scelte diverse, adesso potresti trovarti con il rimpianto di non aver seguito la strada del colletto bianco (invece di quella del coniglio), e di aver rinunciato alla tranquillità per nulla, per un mondo dell'editoria che magari adesso non troveresti attraente come sognavi. Ma siccome viaggiare tra i tanti mondi paralleli delle possibilità sfumate non è possibile, prendi per assioma che la scelta fatta è stata la migliore possibile. Fatta questa piccola digressione sulla tua premessa, @MicheleP , trovo che la conclusione sia valida: si scrive perché si ha voglia di farlo. Senza pensare ad altro. Del resto, non mi va neanche di abbatterti, @Mikijack , se il suo scopo è quello di vivere con la scrittura, è giusto provarci, e farlo da subito con la serietà e la dedizione necessarie. Io stesso sono molto critico nei confronti della micro-editoria. Non credo affatto che faccia curriculum, e so già che in questo forum in tanti la pensano al contrario. Esistono delle piccole realtà che possono servire da trampolino, d'accordo, ma sono davvero poche e molto, molto selettive, tanto quanto i colossi se non di più. Ma il caso è strano, e i sogni si possono avverare in migliaia di modi differenti, sovvertendo tutti gli schemi e le strategie pensate, per cui l'unico consiglio che mi sento davvero di darti è lo stesso di @JPK Dike : scrivi, scrivi, scrivi. Quando la fortuna verrà a bussare alla tua porta, dovrai avere un manoscritto valido da consegnarle.
  10. Siamo orgogliosi di annunciarvi che da un paio di giorni Un segreto ben custodito ha un booktrailer. Se vi va di dargli un'occhiata, lo potete trovare sulla nostra pagina Facebook: Sulla pagina dei Criminali in trappola sono presenti altre brevissime letture del romanzo e un'intervista a uno dei due autori. Se volete provare a leggere Un segreto ben custodito, qui c'è il link per l'acquisto. Buona domenica a tutti!
  11. Adesso non vorrei fare l'avvocato difensore di Einaudi, che del resto non ha bisogno del mio intervento... Comunque, questo uso delle parentesi proviene dal testo originale. Dunque, anche ammesso che sia errato, la "colpa" non è di Einaudi, ma caso mai alla casa editrice che ha pubblicato la versione originale. Detto questo, non sarei nemmeno così severo con questa cosa della parentesi. In questo caso è una licenza che si prende l'autore per commentare la frase precedente. Tra l'altro non è neanche una novità assoluta, nemmeno in Italia. Per dire, un espediente del genere lo usa Ammaniti in Ti prendo e ti porto via per inserire il pensiero di un personaggio che (per così dire) parla con se stesso. Es: Non ce la poteva fare. Perché? Perché Graziano vuole andare là sopra? (Lo sai perché.) Le altre sviste sembrano... Sviste. E sono d'accordo, uno da Einaudi non se le aspetta.
  12. Non so se ci sono biografie ufficiali. Però c'è la "lettera al padre", pubblicata postume, da cui si capisce molto della sua personalità.
  13. @Valeria Gargiullo Calvino è Calvino, c'è poco da fare. Ogni tanto anche io pesco qualcosa di suo e leggo. Sperando di non finire tutto troppo presto...
  14. Grazie... te ne sarei grato...
  15. In ogni caso c'è chi l'ha fatto. Da Wikipedia: "Ágota Kristóf (Csikvánd, 30 ottobre 1935 – Neuchâtel, 27 luglio 2011) è stata una scrittrice ungherese naturalizzata svizzera. Come autrice, si è espressa esclusivamente in francese, la sua seconda lingua, che non riuscirà mai a padroneggiare pienamente e senza errori, una circostanza che, nella narrazione autobiografica, portò la scrittrice a definire se stessa come un'«analfabeta»." Il fatto che non padroneggi la lingua non ti vieta comunque di provarci. Se hai cose importanti da dire, magari trovi una casa editrice che ti aiuta con l'editing. Io conosco persone che scrivono racconti in inglese e non sono certo madrelingua. Hanno trovato degli editor (a pagamento ovviamente) che li affiancano e ogni tanto riescono (mi dicono, poi non so cosa né dove) a pubblicarne qualcuno.