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  1. Hai acquisito una musicalità molto bella. Tu, Sara, stai percorrendo le strade della Poesia nel migliore dei modi. Evolvi il tuo stile, rendendolo sempre più riconoscibile, e rimanendo costantemente fedele ai tuoi gusti e a quei connotati che, pian piano, appaiono sempre più nitidi. Questa poesia mi piace tanto. Tecnicamente è perfetta. Le anfore io non le utilizzo quasi mai, ma a leggerti mi è venuta la voglia. È criptica il giusto. È scorrevole il giusto. Forse manca un po' l'impatto, il colpo che poi te la fa rileggere. Ma insomma. Bene bene (per citare il compianto Strama).
  2. Molto buona. Una poesia forte, dal bell'incedere prosaico ma comunque dotata di un ottimo ritmo. Contenutisticamente mi piace tantissimo, ha un bell'aspetto torbido-ma-non-troppo, e l'ondeggiare sempre intorno a questa sorta di metafora del poker funziona. Non spicca di originalità, ma non importa, perché si lascia leggere con molto piacere e in qualche modo è una lettura che può anche lasciare il segno. In alcuni punti ci sono degli intoppi - quando scivoli troppo nella prosa - ma credo che certe cose siano risolvibili. Sembri avere uno stile tutto tuo, vicino alla poesia contemporanea. E questo è un bene, un gran bene.
  3. Ultimamente la poesia rapida, breve (non ermetica, quella per noi è una cosa troppo difficile) vedo che è molto utilizzata. Credo sia un sintomo dell'emisfero sociale dei lettori - specialmente i lettori di poesia - che cercano un'intensità immediata, nelle letture, un colpo netto. Ecco, per me questo è un aspetto molto positivo e condivisibile. Anche io credo che oggi ci sia bisogno di una poesia dinamica e sintetica... Ma sintetica nella forma, non nei contenuti. Questo tuo testo è sicuramente sulla buona strada per ottenere un tono espressivo breve e d'impatto, ma a mio parere devi esercitare ancora tanto questa tua vena. Se non ne valesse la pena te lo direi, "Lascia stare", ma qui invece percepisco una buona capacità di sintetizzare in soggetti piccoli una grossa quantità di oggetti. È molto interessante il senso del possesso che espliciti ("il mio cuore", "il mio tempo"), ed è interessante anche questo parallelismo - dentro e fuori, cuore e tempo - con la notte, dinamica comune, inserita nel mezzo. Insomma, c'è del materiale su cui lavorare, provaci. A presto.
  4. Non me la sento proprio di definire questo testo una poesia. È una riflessione - una buona riflessione. Un pensiero, seppur poetico, non è sempre - quasi mai - direttamente Poesia. Non mi stancherò mai di dirlo, la Poesia è un lavoro duro. Non basta un pensiero buttato giù per poi poter dire "Ecco, questa è una poesia". Il confine tra prosa e poesia è fortissima, nella forma, nelle tecniche, nella concezione comunicativa. A mio parere questo testo - dotato di una bella semplicità, con un'espressione quasi incantata molto piacevole - potrebbe essere ristrutturato, contestualizzato in un ambito del tutto poetico, attraverso un labor limae massiccio in grado di darne una forma-poesia, non solamente un concetto-poetico. A presto.
  5. Una poesia dolorosa. Intima e spassionata, una pietra scagliata nel mare. È difficile dunque "contestare" e "contestualizzare" un testo così "privato". A ogni modo hai cercato di dare un certo ritmo, attraverso un tentativo di mimesi tra le strofe. Il risultato è un po' impreciso, ma gradevole. Certe cose sono un po' stereotipate, e fanno perdere dunque l'intensità al testo. Rileggendola, comunque, ci si sente quasi accolti, da certe parole - ed è un peccato sentire altre parole che forse sono di troppo ("smaniosi"). Una poesia semplice ma contestualmente ostica, poiché, ripeto, è difficile approcciarsi a un tale intimismo. Non mi è per niente dispiaciuta.
  6. Mi ha rapito. Non lo so se questo atteggiamento stilistico tanto naif sia voluto, ma io sono un patito della letteratura naif - specialmente della poesia di autrici come Vivian Lamarque - e questo testo quindi mi ha colpito in pieno. Vorrei leggere qualcos'altro per capire dunque se questa semplicità genuina sia frutto di una vera ricerca stilistica per collocarsi all'interno di un percorso filologico, oppure se è un tuo modo di scrivere così naturale. Se cominci a curare un altro po' la tecnica e mantieni questo spirito - questa attitudine - semplice e lineare, beh, ne vedremo delle belle.
  7. Sempre in grande stile, Brad. Le tue poesie sono veramente strane. E per strane intendo che hai un modo molto personale di concepire la produzione poetica: spesso parti da unìimmagine netta, semplice, quasi banale. E poi ci inserisci, in pochissime parole, un capovilgemento emotivo veramente notevole. Qui ad esempio: - I primi due versi uno pensa: "E va be' ", solita roba. - Terzo e quarto verso: "Mmm, sì, e poi?". - Finale: "Oddio. Aspé, che la rileggo". E quando si va a rileggerla, alla fine, questa è una poesia bella, che volente o nolente piace. Dimostrando che non ci vuole un grandissimo bagaglio tecnico e critico per scrivere un testo poetico di forte impatto. Bravo.
  8. Purtroppo mi sembra un testo poco ispirato. Ci sono decine di immagini trite e ritrite, una divisione in versi fin troppo casuale, una sequela di topos tipici di una certa poesia classicheggiante. Mi discosto del tutto da questioni tecniche, ma dal punto di vista emozitivo, personalmente, non ho sentito nulla. Però forse, tutta questa semplicità, potrebbe produrre una forte empatia in molte fasce di lettori. Dal mio punto di vista ricevo questo testo come una sorta di sfogo, scritto di getto. Spero di leggere qualcos'altro.
  9. È un'immagine che, mi rendo conto, a un primo impatto può suggestionare. Però per poter scrivere una buona poesia è necessario proporre in un modo piacevole (emotivamente e tecnicamente) una determinata immagine. In questo testo mi sembra ci sia una forte urgenza espressiva, un grande impeto, una necessità di esporre l'immagine elaborata... ma purtroppo risulta una sorta di bozza - per intenderci, come un pittore che disegna una decina di alberi stilizzati e poi dice: "Ecco, questa è una foresta". La cosa positiva però è che c'è l'idea per una buona poesia. Pazienta, studia i grandi poeti, attingi dai loro insegnamenti tecnici ed espressivi, e poi prova a riprendere in mano questo pensiero: ne verrà fuori veramente qualcosa di buono, sono certo.
  10. «Perché scrivi solo cose tristi?» «Perché quando sono felice esco.» Luigi Tenco

  11. Auguri!
  12. La mia terra, che in un certo senso, da qualche anno, sembrava potesse essere immacolata... Farnetico dolore e basta.
  13. Sì, ora sono due proprietari, uno di Ascoli e uno di Roma, a quanto ho capito. Anche a me mandarono un contratto a pagamento, nei primi del 2011. Poi mi fu detto che avevano cambiato politica editoriale, ho riprovato, e infatti era così.
  14. Nascono che a me succede una cosa e io la scrivo.
  15. Rivista online, dico.