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  1. [Gioco] Catena musicale

  2. La parte di lui Da qualche tempo a quella parte, la direzione generale aveva sostituito il vecchio Sirigatti, ormai prossimo alla pensione, con un giovane di belle speranze (,) ; uno splendido quarantenne, apparentemente spuntato dal nulla, a cui il significato della parola “gavetta” era del tutto sconosciuto. Si diceva fosse il figlio illegittimo di Giovanni Prezione, il proprietario della Grandemarchi, signore e padrone, tra le altre cose, della Work & Joy, la celebre catena di discount di articoli per il fai da te che consentiva a Massimo e ai suoi colleghi di permettersi l’affitto di un graticcio in periferia a cui tornare a fine giornata, un posto ameno dove potersi finalmente sentire liberi di odiare la propria occupazione quotidiana. Poco prima di abbandonarsi a un disgraziatissimo sonno screziato da incubi di natura lavorativa, nessuno avrebbe chiesto loro conto del mogio triste che gli sfaldava le guance. Arturo Ritorti, il nome e cognome dell’oscuro figuro che, in effetti, pareva la copia del suo presunto padre. A differenza del Dottor Prezione, che nel corso degli anni si era fatto crescere una lunga barba da Hell’s Angel, il suo volto era glabro come quello di un bambino. In compenso, sotto gli occhi, sfoggiava occhiaie violacee degne di Nosferatu. In confronto al pur poco accomodante Sirigatti, Ritorti faceva la figura del sergente maggiore Hartman. Dal severo istruttore di Full Metal Jacket pareva aver mutuato l’eloquio forbito e finemente genitoriale. «Ha le stigmate del vero leader» dicevano i più asserviti. «È un’insopportabile rompicoglioni» affermavano tutti gli altri. Quella mattina, poco dopo aver timbrato il cartellino, aveva convocato Massimo nel suo ufficio. «Ritorti ti vuole parlare» gli aveva detto un caporeparto con un’espressione dolente, liberamente traducibile con: “Ti capisco, fratello. Tieni duro, il mio cuore è con te!”. Il direttore lo stava aspettando con il sorriso più falso del mondo stampato sulla faccia, ne era certo. Aperta la porta, con l’anima a tracolla e la morte nel cuore, lo aveva trovato lì. Dita intrecciate e occhi spiritati, come sempre. Sul piano dello scrittoio dietro il quale era barricato, una penna stilografica che non aveva mai usato e una cornice d’argento con dentro la foto di un bambino dai capelli crespi e dalla carnagione piuttosto scura: a detta dei bene informati, suo figlio, sebbene né lui né la sua consorte potessero vantare origini nordafricane. Chi aveva voglia di pensar male era libero di farlo, a Ritorti non importava, la sua unica preoccupazione era far sì che il negozio prosperasse. Questa, la sua missione ufficiale. In realtà aveva palesato la propria natura di cacciatore di teste fin dal primo giorno. Dopo aver spadroneggiato nel centro Italia, la Work & Joy si apprestava ad affermarsi come una realtà di primo livello su scala nazionale, e ai piani alti avevano avvertito la necessità di svecchiare il parco venditori. Potare i rami secchi, i contratti full-time, quelli più onerosi, questo era venuto a fare; a rendergli la vita difficile, come minimo, a fargli capire che era giunta l’ora di guardarsi attorno, per così dire… «Massimo. Ti vedo cupo, pensieroso. Non ridi mai!» aveva esordito, guardandolo fisso negli occhi. «Io qui ho bisogno di gente allegra. Da te, come dagli altri “vecchi”, passami il termine, mi aspetto molto di più. Siete la spina dorsale del negozio, cazzo. Come fate a presentarvi al lavoro con quella faccia? In questo periodo di crisi avete la fortuna di lavorare per un’azienda con i controcoglioni, seria, solida… che vi paga tutti i mesi». Quel Voi non era certo frutto di un eccesso di galanteria tardo ottocentesca. Massimo era lì in rappresentanza della sua vituperata categoria, anche se nessuno lo aveva investito dell’ingrato ruolo di ambasciatore. Non sapeva cosa dire. Non che le sue parole lo stessero colpendo, né tanto meno che gli inducessero qualche tipo di elementare attività celebrale. Per un naturale spirito di conservazione, aveva deciso di mettere in stand-by ogni forma di pensiero, così come la sua lingua. Non era ancora giunto il momento di rimpinzarsi con una succulenta fetta di autostima mandandolo a farsi fottere. «Non puoi continuare così, devi cambiare atteggiamento, e di corsa! Hai capito?». Massimo aveva annuito, vittima di una specie di ipnosi, ma quasi felice che fosse tornato a un meno spersonalizzante e più consono Tu. «Posso renderti la vita molto dura, qui dentro. Spero che te ne renda conto». Era come se i suoi muscoli facciali si fossero pietrificati. Malgrado si sentisse appassire, aveva l’impressione che dalla sua espressione marmorea trasparisse noncuranza e sprezzo del pericolo. La cosa, quest’assurda quanto illusoria convinzione, lo rincuorava. «Da oggi mi aspetto maggiore disponibilità da parte tua. E poi salutami, cazzo… quando passi qui davanti – davanti al suo ufficio, intendeva – non saluti mai». Si trattava dell’unica cosa dannatamente inappuntabile che gli era uscita di bocca. Aveva ragione: non lo salutava mai. Non ci riusciva, era più forte di lui. “Non sono in grado di augurare una buona giornata a gentaglia come te” avrebbe voluto dirgli, eppure si era limitato ad annuire di nuovo e a congedarsi con un pavido: «Non mancherò!» nemmeno fosse diabetico e l’autostima di cui sopra avesse la forma invitante, ma suo malgrado mortifera, di un’enorme torta al cioccolato. Al netto di quello sgradevolissimo incontro, lo attendeva comunque una giornata tutt’altro che spassosa. Nei pressi della sua postazione, già stazionava un dinamico duo che aveva l’aria di essere in possesso dei requisiti base per fargli perdere la pazienza. Moglie e marito, probabilmente. A guardarli, stentava a credere a chi asseriva che, Flinstones a parte, esseri umani e dinosauri avevano abitato la Terra in ere geologiche differenti. Era certo che da ragazzo, il signore che tamburellava con le dita nodose della sua mano di cartapesta sul piano della scrivania, avesse cavalcato un triceratopo, che durante i week-end si fosse cimentato nella caccia allo pterodattilo. Già si vedeva sorreggersi la testa sul punto di esplodere. Di norma, spiegare qualcosa a persone di quell’età era un’impresa epica. I più, poi, erano sgarbati come adolescenti cresciuti in un sobborgo malfamato. «Buongiorno» aveva detto, riservandogli un sorriso a denti stretti, tirato e fasullo come quello di una marionetta, preparandosi al peggio. «Buongiorno a lei» gli aveva risposto l’uomo porgendogli la mano destra. Una stretta tremolante ma calorosa in cui, con l’aiuto della sinistra, lo aveva intrappolato in un saluto più confidenziale di quanto avrebbe voluto. «Innanzitutto desidero ringraziarla per il tempo che ci sta dedicando». La moglie, al suo fianco, annuiva silente. Massimo aveva strabuzzato gli occhi. Si era aspettato di doversi esprimere a gesti e grugniti. Era nervoso. Si sentiva ancora a disagio per via del colloquio con Ritorti. Forse avrebbe avuto bisogno di qualcuno da aggredire piuttosto che di quei due. Il tono della sua voce era calmo… come quello di Gandhi, si era detto, benché non avesse mai sentito parlare il Mahatma, qualcosa capace, in un modo che gli pareva impossibile spiegare razionalmente, di trascinarlo di peso in un mondo di sogno in cui concetti come stupidità, aggressività, e cattiveria erano sconosciuti, o, nella peggiore delle ipotesi, artifici letterari di fiabe per bambini scalmanati. Storie spaventevoli con una morale facile e radiosa: solo i buoni sopravvivono. Parlava lentamente, scandendo le parole. Nessuna inflessione dialettale. Uno splendido attore di teatro, un Vittorio Gassman con la dirittura morale di un mistico indiano. Spiegate le sue esigenze – stava cercando un decespugliatore che potesse manovrare malgrado le sue braccia inferme – come da copione, si era lasciato scappare confidenze poco attinenti allo specifico campo di attività del commesso che aveva di fronte. Nel giro di cinque minuti gli aveva ripetuto di avere ottantuno anni un numero di volte che non avrebbe saputo dire. «Sa, io e la mia signora ci siamo ritirati in campagna, ma di chiamare un giardiniere non ho voglia. D’altra parte, con la pensione che mi ritrovo, non posso nemmeno permettermelo». In gioventù aveva lavorato in Rai come direttore d’orchestra. Gli studi in composizione e tromba, e quindi qualche anno di oscura gavetta. Aveva snocciolato nomi da far tremare le ginocchia. Gente che aveva fatto la storia dell’intrattenimento radiotelevisivo della nazione. Massimo era stato rapito da quell’inconsueto fossile parlante. Si struggeva nella rimembranza di quegli anni, non tanto perché all’epoca aveva i capelli in testa e tutta la forza necessaria a potare una siepe senza l’aiuto di un costosissimo – ma potente e ultraleggero – marchingegno elettrico, quanto perché: «Ho fatto davvero una bella vita» aveva detto. Gli sembrava impossibile che esistesse qualcuno in grado di asserire una cosa del genere senza essere ubriaco fradicio. Certo, c’era sempre la possibilità che assumesse qualche farmaco da anziano con delle sorprendenti proprietà allucinogene, ma dubitava di essere mai stato più lucido di quel mucchietto d’ossa. Gli aveva porto un attrezzo che il vecchio pareva in grado di maneggiare con una certa agilità. Lo aveva guardato muoverlo su e giù, come se di fronte a lui si trovasse un grosso cespuglio. Sembrava soddisfatto, di cosa, Massimo, non avrebbe saputo dirlo, eppure era felice di averlo accontentato. Un appagamento che non aveva nulla a che fare con quello di un fido galoppino fiero di aver portato a termine il lavoro in maniera professionale, era più simile al contenuto ma caldo sentimento di gioia, quasi una forma di gratitudine nei confronti di un dio finalmente misericordioso, che un figlio prova dopo aver fatto qualcosa di buono per il proprio padre. Fin troppo banale, a quel punto, farsi vincere dalla tentazione di lasciarsi andare a bilanci malinconici. D’altra parte non aveva certo la presunzione di ritenersi una persona singolare. Esaurito da tempo lo slancio adolescenziale sull’onda del quale si era creduto un tipo “speciale”, il reflusso da età adulta, e i numerosi fallimenti in svariati campi dello scibile umano, lo avevano convinto di essere un individuo del tutto ordinario, quindi perché non abbandonarsi alla deliziosa voluttà della depressione? Mentre accompagnava la coppia in cassa, chissà perché, gli era venuto da pensare a Ritorti. A ben vedere, ad avvilirlo non era tanto la ciclopica portata dei propri insuccessi, l’impossibilità di poter dire, a quarant’anni da quel momento, una cosa tipo: «Ho fatto davvero una bella vita» quanto il constatare che la reale sussistenza di soggetti del genere – genere squisito vecchietto colto e beneducato – non era da rubricarsi alla voce “leggende metropolitane”. Con l’immagine sfocata ma indelebile degli occhi spiritati di Ritorti marchiata a fuoco sul fondo delle palpebre, la seppur evanescente corporeità dell’ex direttore d’orchestra che lo precedeva di qualche passo pareva suggerirgli quanto segue: “Esistono persone meravigliose, creature capaci di dipingere un sorriso sul tuo viso stanco senza alcuno sforzo… ma non appartengono al tuo mondo. Ora piangi pure se ti va, ma non troppo, però… io qui ho bisogno di gente allegra, cazzo!”.
  3. Ciao a tutti!

    Benvenuta Federica! I migliori auguri per le tue opere... e complimenti per il nickname. Di classe! Buona permanenza nel forum!
  4. Booksprint Edizioni

    In effetti sì...
  5. Montag

    Ciao @Stonato, è segnalato nel primo post di questo tread: https://www.facebook.com/groups/51555642683/about/ A dire il vero si tratta di un gruppo chiuso (dei loro autori, se non ricordo male), più che di una pagina vera e propria... quella, in effetti, non ce l'hanno.
  6. DeriveApprodi Editore

    Concordo su tutta la linea, qui si discute di altro .
  7. DeriveApprodi Editore

    Sì, @Anglares, l'ha sempre trattata, anche se, pure quella, a carattere un po' "antagonista", se così di può dire (o sui generis... sì, forse è meglio). Essendo di Roma, molti anni fa (circa 15, o giù di lì) gli recapitai un pessimo romanzo brevi mano, direttamente alla sede, all'epoca, un anonimo appartamento su la cui porta, sotto il nome del proprietario, una targhetta di carta indicava: "DeriveApprodi". Mi aprì una donna piuttosto anziana (forse la madre del direttore editoriale?). Alle sue spalle, un ambiente del tutto domestico, un vago odore di cucina, faceva pensare a tutto meno che alla redazione di una casa editrice. Seppur titubante, consegnai il plico nelle sue mani. Ridiscendendo le scale, sentii la voce di un ragazzo chiedere: "Chi era?". Non sono riuscito a udire la risposta della signora, ma girandomi ho incrociato lo sguardo col giovane uomo uscito sul pianerottolo, palesemente appena alzatosi dal letto (erano circa le 12). Scusate la piccola digressione. Un po' off topic, forse, e di sicuro poco utile a chiarire la natura dell'editore, ma è un ricordo antico e dolce che avevo voglia di condividere. Credo, comunque, sia free, e di certo molto attento e selettivo (leggi: "con una precisa linea editoriale. non di quelli che pubblica qualsiasi cosa gli venga proposto").
  8. Milieu Edizioni

    Nome: Milieu Edizioni Generi trattati: vedi sito alla sezione "collane" (non linkabile) Modalità di invio dei manoscritti: via mail: info@milieuedizioni.it Distribuzione: http://www.milieuedizioni.it/librerie/ Sito: http://www.milieuedizioni.it Facebook: https://www.facebook.com/www.milieuedizioni.it Dal sito: "Milieu edizioni nasce a Milano come progetto di ricerca sulla storia criminale e sociale del Novecento e in un secondo momento si sviluppa come proposta editoriale a partire dal maggio 2012. Nel nome stesso della casa editrice sta il senso di questo percorso, nel fascino verso una mala a suo modo romantica e nella ricerca dei meccanismi “ambientali”, il milieu appunto, che influiscono sulle scelte dei singoli".
  9. Black Wolf Edition & Publishing Ltd.

    Essendo un'editore multilingue, alle ottime domande de @Il Conte aggiungerei questa: un testo che riscontrasse il vostro interesse avrebbe l'opportunità di essere tradotto (e quindi distribuito fuori dall'Italia)? E se sì, con quali modalità? Inoltre, sempre per @Wolf Graham, sul vostro sito, un pratico contatore avverte che avete pubblicato quarantasei titoli (di cui, però, se si eccettuano tre titoli, non vedo traccia. Come mai non c'è un apposita sezione ad essi dedicata? Magari ho visto male, se così fosse chiedo venia) e altri centosessantasette (167!) in lavorazione... mi sorge spontanea una domanda: quali sono i vostri progetti per il futuro? Un'autore che decidesse di rivolgersi a voi che tempi di valutazione (ed eventuale pubblicazione, qualora l'opera fosse di vostro gradimento) dovrebbe aspettarsi? Grazie, e benvenuti del forum!
  10. Undici Edizioni

    Complimenti per il cambiamento di rotta, @Undici Edizioni (per l'upgrade, se vogliamo chiamarlo così, e per il restyling grafico e organizzativo). Buone cose, insomma, per il vostro nuovo corso. Noto, nel vostro messaggio, un piglio molto manageriale, se mi passate il termine, che può sembrare freddo, per certi versi, ma che denota anche una certa chiarezza d'intenti, e la volontà di metterli in atto (almeno credo...!). Ora, prima una piccola notazione: credo che il form per l'invio manoscritti non funzioni correttamente. Dopo aver compilato tutti i campi richiesti, caricato un normale file word (doc) e cliccato invia, l'operazione non viene portata a termine in quanto "Non sei abilitato al caricamenti di file di questo tipo" (questo è il messaggio che appare). Detto questo, vorrei porvi un qualche domanda: quali sono i vostri tempi di valutazione? Rispondete anche se non interessati all'opera? Infine, che tipo di distribuzione avete? Grazie anticipatamente per le informazioni ! Ah, @Niko , scusa se te lo faccio notare (), ma hai dimenticato di aggiornare il post iniziale coi nuovi link.
  11. centoParole edizioni

    @Sergio De Tomi Personalmente non posso, ma a breve sarai di sicuro contattato da un amministratore del forum che ti sottoporra' le domande di rito e quindi vi smistera' prontamente nella categoria che vi compete, quella che ogni autore preferisce... la free. Li avrete di sicuro più visibilità e una maggiore possibilità d'interloquire con gli autori... e di ricevere un mucchio di proposte editoriali !
  12. Pidgin Edizioni

    La pazienza non ci manca, no? Sì, insomma, siamo abituati. In ogni caso, ricordate che:
  13. DeriveApprodi Editore

    Nome: DeriveApprodi Editore Generi trattati: Tanti, con una predilizione per temi d'impegno sociale. Per intenderci: http://www.deriveapprodi.org/category/temi/ Modalità di invio dei manoscritti: http://www.deriveapprodi.org/deriveapprodi/contatti/ (alla voce proposte editoriali) Distribuzione: http://www.deriveapprodi.org/deriveapprodi/contatti/ (alla voce distribuzione) Sito: http://www.deriveapprodi.org/ Facebook: https://www.facebook.com/DeriveApprodiEditore Storico editore capitolino. Non ci sono note specifiche al riguardo, ma presumo siano free. Dal sito: DeriveApprodi nasce a Roma nel 1998. Al proprio attivo ha oltre 400 pubblicazioni che trovano spazio in collane sia di saggistica che di narrativa. Segue una notevole lista di autori, italiani e non, che hanno pubblicato con loro. Fanno presente che: "la casa editrice non riesce a garantire alcuna risposta alle proposte editoriali, ai testi o ai manoscritti inviati; i tempi di lettura possono essere molto lunghi; il materiale inviato non verrà restituito", ma forse val comunque la pena proporsi, se in linea con il loro catalogo, naturalmente...!
  14. Catartica Edizioni

    Confermo l'essere free e la buona volontà dell'editore in questione. Sono stato contattato dopo circa un mese dall'invio, in relazione ad una mia proposta (una raccolta di racconti). Purtroppo, vista l'impossibilità di sottoscrivere il contratto, causa la presenza di una clausola di diritto di prelazione (per impegni pregressi con un altro editore e, a dire il vero, anche per mia volontà specifica), non abbiamo raggiunto un accordo, ma ci siamo ripromessi di rimanere in contatto. La chiacchierata con Giovanni è stata franca e cordiale. Nulla da eccepire in merito. Sono una piccola ma volenterosa realtà. I margini di una buona crescita, a mio avviso, ci sono tutti.
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