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  1. @Sandro Cannatella condivido il tuo pensiero e i tuoi dubbi.
  2. La mia personale visione di editing dovrebbe prevedere una veloce correzione di refusi vari, l'eventuale riformulazione di frasi o periodi poco scorrevoli e infine dialogare in una valutazione finale se intervenire con modifiche più importanti. A questo punto però si tratterebbe di una seconda stesura dove, su consiglio della CE in accordo con l'autore, si andrebbero a rivedere parti descrittive, caratterizzazione dei personaggi e leggere variazioni dell'intreccio narrativo. Se fossi l'editore comunque sarei tendenzialmente più critico che tollerante.
  3. ancora una cosa,@JPK Dike vorrei precisare che non sono io a mettere cuoricini rossi e fare presente a tutti che personalmente li riservo solo ai messaggi offensivi, arroganti o totalmente insensati. Mi sono stupito ultimamente nel ritrovarli in messaggi educati e rispettosi, per quanto magari non condivisibili (e non mi riferisco ai miei). Se mi trovo in disaccordo per quanto mi riguarda, al limite argomento semplicemente le mie perplessità. A proposito, non sono molto d'accordo sulla semplicità di fare editing sui propri scritti in special modo su quanto concerne trama e personaggi, ma questa è solo una mia opinione. Scusate l'OT, ora attendo la lavata di capo.
  4. @JPK Dike il dubbio del "collega" era se auto pubblicarsi o scegliere una piccola CE. Esordire con un romanzo completo di 400 pagine come il mio, che mi ha occupato circa cento giorni di lavoro scrivendo quattro pagine a sera e non tutte le sere (perciò quasi un anno di lavoro) che ha richiesto decine di riletture e messe a punto e correzioni varie per altri otto mesi abbondanti, che ha richiesto mesi di attesa per un parere di una CE disposta a pubblicarlo e altri mesi per entrare nel piano editoriale significa che se si sceglie la CE sbagliata si è rovinati, perché ci si ritrova abbandonati e vincolati al punto che tutto il nostro impegno è finito nella spazzatura. Auto pubblicarsi comporta certo meno rischi, ma si deve rinunciare ai possibili vantaggi che una CE seria e attiva potrebbe offrirci. Questo è il dubbio che accomuna gli autori esordienti. E una volta pubblicato credo che il libro sia bruciato nel senso che molto, ma molto, difficilmente una seconda CE valida sarà disposta a pubblicarlo nuovamente.
  5. Sostanzialmente se ti autopubblichi le difficoltà sono molte. Solo se conosci molta gente, hai molti contatti social solidi, qualcuno disposto a farti da spalla nelle presentazioni e alcune librerie disposte a sostenere il tuo romanzo puoi aspirare a qualche buon risultato. Una piccola CE senza questi valori aggiunti e che non partecipi a fiere o manifestazioni, che non ti affianchi nei concorsi importanti del genere di cui scrivi a mio avviso non serve a nulla. Anzi, ti limita, ti vincola e vanifica ogni tuo sforzo. Io sono alla ricerca di una CE che mi offra quel valore aggiunto che a me manca, se non la trovo, non pubblico. Considera che non si scrive un romanzo ogni tre mesi, una volta "bruciato" non serve più a nulla.
  6. Vedo che il post ha incuriosito parecchio gli iscritti di ogni categoria, tanto da ottenere uno strappo alla regola da parte di un editore con la programmazione completa, e già questo è un punto su cui credo tutti dovremmo riflettere. Federico in poche righe ci ha raccontato una storia e, che sia vera o meno, è riuscito a farsela leggerla ed è riuscito ad accendere in tutti la curiosità di conoscerne il seguito. Bravo. Io consiglio in ogni caso a Federico di cercare una CE media con un buona e consolidata distribuzione capillare e di non divulgare eccessivamente notizie o copie varie se si ritrova per le mani un romanzo così commerciabile. Ammesso ovviamente si tratti di un romanzo dal momento che l'autrice non mi è parsa, leggendo tra le righe, molto propensa a considerarsi scrittrice. I consigli di affidarsi a distributori per prodotti inseriti in questi atipici punti vendita mi sembrano i più sensati. Mi colpisce quanto si sia cercato di comprendere il genere del prodotto e mi stupisce in effetti l'idea che ve ne sia uno che sia ancora privo di manuali di ogni tipo e forma. In ogni caso credo sia un impegno che richiederà molto tempo e molti contatti e mediazioni di vario genere perciò, per finire, non sottovaluterei il fatto di prevedere una certa retribuzione per colui il quale si farà interamente carico dello sviluppo di questa operazione commerciale. Un saluto.
  7. Sono certo che potrai con le tue tante e varie esperienze recare consigli e informazioni utili a tutti i partecipanti al forum, quindi, benvenuto nel gruppo.
  8. Nella mia prima presentazione, delle due che ho fatto, presso una biblioteca di un capoluogo ero stato affiancato a un'altra autrice con un romanzo di genere differente. Non si è presentato nessuno. Vuoto, deserto, imbarazzo totale. L'autrice aveva tre accompagnatori che alla fine hanno comperato tre copie del mio romanzo e io una del suo. Nella seconda avrei dovuto condividere anche in quel caso la biblioteca con un secondo autore che non è neppure venuto. Relatrice annoiatissima e mi sono defilato dopo mezz'oretta. Zero copie vendute. In sostanza io non so di cosa parlare al pubblico. Scrivo gialli perciò il rischio di spoilerare è altissimo, se è il primo romanzo e le tematiche sono leggere non si può neppure disquisire di esperienze, emozioni e quant'altro. Secondo me la presenza in una fiera di settore o un banchetto in qualche sagra di paese con un cartonato e il libro sul banchetto da sbirciare danno risultati migliori. Se una piccola CE mi chiedesse di organizzarmi da solo sarei nel panico e sarebbe un totale insuccesso.
  9. Ho inviato sinossi, bio e romanzo ad Aprile. Tutto tace.
  10. Grazie Anna, effettivamente sono contento.
  11. Esistono anche le cartolerie e i giornalai che a volte si occupano di vendere anche libri. Inoltre farei una ricerca tra quelle librerie più attive nelle presentazioni, quelle in cui agli autori con un romanzo simile al tuo viene concesso uno spazio. In ogni caso si tratta di un lavoro che più che un minimo di visibilità non ti regala. Certo non decine di copie vendute e ti parlo per esperienza diretta, essendomi auto pubblicato e avendo cavalcato lo stesso sogno utopistico tuo. Su venti librerie rifornite ho venduto dodici copie e sono andato a prendere la mia parte solo in tre posti, lasciando in pratica trentasei libri in giro senza andare a riprenderli. Non avevo voglia di spendere tempo e benzina per tornare a riprenderli, spero li abbiano almeno regalati o svenduti e che qualcuno li abbia letti.
  12. Sostanzialmente cara@Anna Magic ciò che non è passato nei miei interventi è che a mio avviso ognuno è libero di leggere, o meglio cercare tra le righe di un romanzo, ciò che più gli aggrada. Sostanzialmente non ho preclusioni di genere sebbene il mio modo di vedere la lettura sia esclusivamente limitato al piacere di trascorrere una manciata di minuti spensierati nei momenti liberi. Non cerco nulla, non necessito di arricchimenti, non mi interessano dilemmi o problematiche su cui arrovellarmi. Per lo stesso motivo non amo i film impegnati, i temi che trattano di malattie varie e i drammi famigliari. L'importante è riuscire a trovare ciò che si cerca in un libro.
  13. Perdonami @Alberto E. Long ma avrò letto oltre 300 thriller, che mi risulta essere un genere, e non mi hanno trasmesso molti messaggi o verità particolari. Però mi hanno intrattenuto piacevolmente.
  14. Assolutamente come dice Marcello. Contatta i piccoli punti vendita, se sono attivi sulla piazza potresti proporti per qualche presentazione e se hai un certo numero di copie tue potresti lasciarle in conto vendita. Qualche, e sottolineo qualche, copia in più riusciresti a venderla.
  15. @Anna Magic tutta robetta leggera, da leggere sotto l'ombrellone, per esempio. E qui torna prepotente il titolo del topic: scrivere di genere e non essere preso sul serio. Perché è così. Mentre il lettore medio, quello che legge per passare un'oretta, per prendere sonno, perché viaggia in treno o aspetta in ospedale viene attirato dai bestseller di genere ( che sia rosa, giallo, fantasy o young ) gli appassionati di letteratura che macinano libri su libri sono attratti dal mainstream o dai classici impegnati. Esiste un solco, una barriera insormontabile tra le due realtà. Io ho provato a leggere ad esempio la sinossi di "Memorie dal sottosuolo" sopracitato spinto dalla curiosità. Ho smesso alla seconda riga. In fondo appartengo al gruppo di amanti di commedie leggere, film di azione e horror, è vero sono decerebrato e unicellulare ma un film muto del 1800 in bianco e nero sulle miniere di sale non riuscirei proprio a vederlo. Nella letteratura coesistono due mondi ben distinti e dialogare tra loro è sempre molto, molto arduo.