Banner_Sondaggio.jpg

libero_s

Sostenitore
  • Numero contenuti

    593
  • Iscritto

  • Ultima visita

Reputazione Forum

122 Popolare

Su libero_s

  • Rank
    Sognatore

Contatti & Social

  • Sito personale
    http://www.ilcontastorie.net/

Informazioni Profilo

  • Genere
    Uomo

Visite recenti

1.218 visite nel profilo
  1. Sì, ma una volta non c'era È stata introdotta più di recente. Adesso c'è anche una sezione racconti lunghi, lì dovrebbe starci, ma quando ho pubblicato questo racconto c'era solo quella con il limite di 8.000 caratteri.
  2. Di solito vedo che sono più apprezzate le storie più serie. a me piace scrivere sia cose serie che cose divertenti (almeno spero che lo siano). Hai ragione, questo testo è più lungo di quelli permessi nella sezione Officina, dove posto di solito, per cui quando è stata aperta la sezione Storie con limiti di caratteri più ampi ho deciso di postarla tanto per vedere com'era questa parte del WD e l'ho fatto un po' di fretta senza rivedere il testo. Sono contento che ti sia piaciuto. Grazie
  3. Direi che come prima cosa lavoriamo per piacere a noi stessi, poi ai lettori. Vorrei ribadire che io non sono contrario alle regole,ma le regole vanno comprese, non applicate senza sapere a cosa servono e cosa significano. Aggettivi e avverbi fanno parte della lingua, si possono usare. In questo periodo storico sono poco apprezzati, per cui se si vuole essere accettati bisogna usarli poco. Magari fra qualche anno non si potrà scrivere una frase senza riempirla di aggettivi e avverbi.
  4. Io invece leggo solo quelli degli elettrodomestici. È quasi la stessa cosa
  5. @JPK Dike Le regole esistono eccome, e per fortuna. Ci sono regole ortografiche, grammaticali, sintattiche e anche regole di scrittura. Sono assolutamente d'accordo con te in questo e anzi rigetto totalmente il concetto che la scrittura non debba avere regole. Non so se sia un concetto particolarmente diffuso in Italia, come tu dici, ma io sono convintissimo che le regole ci siano. Sono gli assoluti nelle regole che non trovo accettabili. Evitare il fitering, boh, sì, di norma è bene evitarlo, ma può anche starci. Il passivo e il riflessivo sono da evitare. Beh insomma, direi da centellinare più che da evitare, da usare con parsimonia. Il "come" si dicono le cose è una scelta da ponderare con cura, ma evitare una modalità espressiva così, per partito preso non fa parte del mio modo di intendere la scrittura. Mi sta venendo in mente un raccontino tutto al passivo... @Tremal-Naik innanzitutto ottima scelta di nick Come già dicevo ad altri commentatori se avessi aggiunto una descrizione di quanto sarebbe accaduto alla festa avrei trasformato il racconto in un vero racconto dell'orrore, ma in questo modo avrebbe perso forza il discorso sulla scrittura. @KatiaCecca grazie, ma non so se sarei in grado di trasformarlo in qualcosa di più complesso. Mi è venuto in mente così, più come un sketch divertente che come qualcosa di più pretenzioso. Non lo conosco, ma lo cercherò perché mi sembra interessante. wow qui il paragone mi sembra davvero azzardato, ma grazie Temo di essere troppo pigro per questo @macleo in effetti latito un po', non sto scrivendo molto e risparmio le forze per sviluppare le idee che mi vengono in mente, ma purtroppo non mi resta tempo per i contest. Si tratta ovviamente di una scelta stilistica su cui ho riflettuto molto prima di intraprenderla Cavoli, mi hai beccato, refusone bello grosso. Io ho letto e leggo un sacco di manuali di scrittura, alcuni sono davvero notevoli e ti aprono gli occhi su tante cose, alcune delle quali magari si percepiscono istintivamente, ma sono convinto che una comprensione dei meccanismi della narrazione non faccia certo male. non mi sembra affatto aperto, e questo non è sicuramente un difetto. Nemmeno a me sembrava tanto aperto in effetti, tant'è che tutti hanno capito cosa stava per accadere, anche se alcuni avrebbero voluto che lo raccontassi. Grazie. Ecco perché non scrivo altro, devo aver esaurito la mia dose di intelligenza per i prossimi 6 mesi Grazie a tutti per i commenti
  6. Mi sono imbattuto in questa discussione per caso, ma direi che l'agente di cui parli dev'essere davvero bravo. Ho avuto la tua stessa esperienza di non-lettura del libro di cui parli tu, ho letto con fatica il prologo e dopo il dialogo ridicolo, nel primo capitolo, fra protagonista e suocero non ce l'ho proprio fatta a proseguire. Però quel libro viene presentato come un best seller internazionale, ci sono le traduzioni in varie lingue e l'autore è uscito (ahimè) con un nuovo libro proprio in questi giorni. Cosa si vuole da un agente? Che promuova solo libri di valore o che sappia vendere anche la spazzatura e faccia guadagnare l'autore? Da un punto di vista etico sarebbe bello che gli agenti selezionassero le cose belle, ma in realtà selezionano quello che può vendere ed evidentemente l'immondizia può vendere. Poi il discorso è complicato, le cose belle vendono di meno? Probabilmente sì, perché tendenzialmente le cose banali sono più facili da "masticare". Altro caso inspiegabile secondo me è "La ragazza del treno", ma diventa un fenomeno spiegabile se lo infiliamo nello stesso trend de "La sostanza del male". In questo periodo va di moda il thriller, ma non basta, deve avere qualcosa in più, che può essere la ragazza distrutta dalla vita (ragazza del treno) o il soprannaturale/misterioso (sostanza del male). Se poi gli agenti evitino di proposito le cose più interessanti perché sanno che sono più difficili da piazzare questo non lo so. Però credo che accettino volentieri qualsiasi porcheria che possa vendere.
  7. ciao @JPK Dike, grazie del commento. Purtroppo il senso del racconto va proprio nella direzione contraria a quanto dici tu. Personalmente non ho proprio nulla contro il TELL, anzi, entrambe le modalità hanno la loro dignità e trovano spazio nel vastissimo panorama della narrativa. Quello che contestavo erano proprio le regole troppo rigide: Ecco, questo è proprio quello contro cui il povero Tellerman si stava battendo. Quanto al punto di vista l'occhio dell'autore è sempre vicino a Tellerman, non si sposta da lì. Qui non mi ritrovi per nulla d'accordo
  8. Ah sì? Dovrei saperlo? Non la consideravo pubblicità.
  9. @Ginseng, se ti piace lo stile Lovecraft ti segnalo un paio di racconti scritti in collaborazione con un amico editato dallo staff penso ti possano piacere
  10. Grazie @Ginseng per il tuo commento. Il tuo è più uno sfogo esistenziale che un commento letterario, ma cerco di risponderti comunque. Non concordo con te, apprezzare Lovecraft non significa non amare la vita, significa piuttosto saper apprezzare certe tematiche e il suo particolarissimo modo di affrontarle. Lovecraft aveva una fantasia sconfinata e delle modalità espressive particolari. Non ha fatto fortuna in vita, ma aveva una schiera di amici e ammiratori che assieme a lui hanno forgiato l'immaginario delle generazioni successive. Lovecraft era in corrispondenza con moltissimi autori tra cui (cito Wikipedia): "Robert Bloch, August Derleth, Fritz Leiber, Frank Belknap Long, Henry Kuttner, Joseph Payne Brennan e Donald Wandrei[96]. Altri suoi corrispondenti furono Jacques Bergier[96], Clark Ashton Smith[13], Robert Ervin Howard, Henry S. Whitehead, J. Vernon Shea, Carl Richard Jacobi, Harold Warner Munn e Seabury Quinn[" Lovecraft ha contribuito a creare l'immaginario della fantascienza e del fantasy in cui ci muoviamo ancora oggi. Anche chi non lo conosce e non ha mai letto nulla di suo è comunque preda dei suoi incubi e dei suoi orrori, basta che abbia letto qualche autore del fantastico a lui successivo o abbia visto qualche film.
  11. Grazie @Elisabeta Gavrilina per essere passata. ll finale più esplicito temo che toglierebbe forza al confronto fra editore e scrittore e lo trasformerebbe in un vero racconto horror. grazie
  12. Ciao @Roberto Ballardini, grazie per il commento molto dettagliato. Accidenti adesso mi tocca risponderti scavalcando la mia proverbiale pigrizia. A parte gli scherzi vedo che alcuni di voi (noi) riescono a commentare in modo dettagliato frase per per frase, è una cosa di cui non sono capace, ma che trovo sempre molto interessante. L'incipit lo vedrei in questo modo, per generare aspettativa, senza spiegare dall'inizio. Sì potrebbe funzionare bene come lo hai scritto tu, ma non mi pareva necessario generare aspettativa su quel punto. Qui ti darei assolutamente ragione in un contesto normale, anch'io userei tendenzialmente i cognomi e i nomi nei dialoghi, ma questo non è un contesto normale perché ho voluto strafare e allora Wiliam Shaw Don Tellerman dovrebbe generare un'assonanza con il titolo del racconto e il tema della storia. È una cazzata, lo so, ma è un racconto scritto per essere pieno di cazzate. Hai ragione, non ci ho pensato l'aggettivo ci sta, questa dev'essere una prosa piena di aggettivi e di avverbi, anche inutili. Direi che le tue correzioni nel complesso le trovo adeguate, in alcuni casi sono appunto sfumature, probabilmente se l'avessi scritto in un momento diverso io stesso avrei cambiato qualche frase. Sono stato tentato di aggiungere qualcosa, poi ho pensato che un finale aperto mi piaceva di più, mi importava che si capisse il seguito, la festa dell'editore con i mostri che arrivano a strappare arti e divorare bulbi oculari. In realtà questo non è un racconto dell'orrore, è un racconto sulla scrittura di racconti. L'ho scritto un po' in polemica e un po' per prendere in giro scherzosamente un editor e il suo "giro" che a mio parere esagerano un po' con certe regole ferree, regole che hanno sicuramente un peso e un senso, ma che vanno capite invece di essere semplicemente applicate. Grazie ancora per il tuo apprezzamento e per il commento.
  13. Beh, che dire... grazie @wyjkz31.
  14. Commento a Amici Show don't tell Wiliam Shaw si alzò, lo fissò negli occhi inarcando le sopracciglia folte e scure, afferrò il manoscritto e lo sbatté sulla scrivania. Don Tellerman spalancò la bocca, quel plico di fogli maltrattati era il suo manoscritto. Quel colpo era uno sparo alla tempia delle sue speranze. Shaw digrignava i denti continuando a fissarlo, le pupille ristrette, le sue narici fremevano. Don deglutì, fece per parlare, ma Shaw alzò una mano intimandogli di tacere, poi espirando profondamente si risedette sulla poltrona. «Don, Don, che ti è successo?» Shaw sorrise, ma quei solchi fra le sue sopracciglia aggrottate continuavano a preoccupare Tellerman. «È il terzo racconto che mi tocca rifiutarti. Cosa ti salta in mente?» il dispiacere nella sua voce era commovente; ora avrebbe dovuto cercare qualcos'altro per riempire quel buco di 5 pagine su «Fantastic world» e, come Tellerman sapeva, avrebbe dovuto ricorrere a qualche scrittore che si faceva pagare più di lui. Shaw era un editore che amava l'arte, quella che preferiva era l'arte di sottopagare gli autori. Shaw riprese. «Quante cose ti ho pubblicato fino ad ora? Cinque? Sei?» Don tentò di rispondere, ma Shaw non sembrava interessato a un dialogo e proseguì. «Erano cose buone, mi piacevano, ho sempre detto che ci sapevi fare. Ma questi ultimi racconti, ecco non so proprio che cazzo ti è preso.» Afferrò il manoscritto scompigliandone le pagine, ne scelse una a caso e lesse: «Nel corso degli anni il suo umore si era gradualmente e stabilmente incupito fino a portarlo ad una costante tetraggine che lo aveva reso lo zimbello dei suoi concittadini. Lui non se ne preoccupava, era sì infastidito dalle risate e dagli indici puntati, ma l'orrore che provava, il terrore strisciante e infido che si era lentamente impadronito della sua mente lo rendeva indifferente alle provocazioni. Lui sapeva che un'indicibile orrore era subdolamente nascosto dietro l'apparente tranquillità quotidiana della campagna. Ombre malsane si allungavano strisciando, testimoni di remoti abomini. Ignobili eventi, sconosciuti agli uomini che vivevano così in una tranquilla ignoranza, ma i cui innominabili effetti contaminavano ancora malignamente quella terra e i suoi abitanti.» Allargò le dita lasciando cadere il foglio che finì ondeggiando, direttamente nel cestino. Sospirò nuovamente, incrociò le dita e guardò Tellerman negli occhi. «Questa roba fa schifo. Che cazzo è questa merda? Non c'è un dialogo, non c'è azione. Non succede nulla. Non si vede nulla!» Shaw aprì un cassetto e ne prese un libro che lanciò a Tellerman. Don lo afferrò al volo, ma il libro gli sfuggì di mano cadendo sul pavimento. Arrossì e si piegò a raccoglierlo sentendo su di sé lo sguardo di Shaw. Lesse il titolo 'Elementi di stile nella scrittura' di Strunk e White. L'editore fece una smorfia, poi indicò il libro. «Questo libro ha più di cinquant'anni. Tutti l'hanno letto e studiato, a scuola, nei corsi di scrittura; scommetto che lo leggono perfino all'asilo. Possibile che tu sia l'unico a non averlo mai letto? Dammelo.» Tellerman tese il libro a Shaw che lo sfogliò quasi strappandone le pagine prima di fermarsi a leggere: «Scrivi con sostantivi e verbi, non con aggettivi e avverbi.» Gli ripassò il libro. «Sostantivi e verbi. Hai capito? Non aggettivi e avverbi. Qui dentro,» posò la mano sui fogli del manoscritto e li spazzò via facendoli cadere a terra. «ci sono abbastanza aggettivi e avverbi per dodici volumi.» Si piegò in avanti facendo segno a Tellerman di avvicinarsi. «Lo vuoi sapere un segreto? Dev'essere un segreto visto che sembra che tu non l'abbia mai sentito. C'è una cosa, una sola che devi tenere a mente quando scrivi narrativa. Fai vedere, non raccontare. Mai sentito eh?» Tellerman deglutì e prese coraggio. «Io racconto quello che sento. So raccontare solo quello che vedo. Quelle sono regole che vanno bene per i principianti, il mio stile...» «Stile!» gridò Shaw. «Tu adesso prendi il tuo stile e te lo ficchi dove sai, vai a casa, prendi un foglio, con un bel pennarello grosso scrivi 'SHOW DON'T TELL' e te lo tieni bene in vista.» «Ma Lovecraft...» «Lovecraft era un incapace. Nessun editore pubblicherebbe mai quella roba al giorno d'oggi e a dire il vero anche ai suoi tempi non è che abbia fatto una gran fortuna.» Shaw sorrise. «Su, non fare il depresso adesso. L'idea di fondo non è male, ma devi riscriverlo. Devi mostrare quello che succede, dettagli specifici, accadimenti. Cos'è questo orrore indescrivibile? Gli esseri di cui parli, cosa fanno? Possibile che stiano li senza far nulla? Mostrali mentre smembrano qualcuno, fai vedere il sangue, i tendini spezzati, la pelle lacerata, le urla. Il lettore deve sentirsi al cinema, non seduto in poltrona con qualcuno che gli racconta una storia. Piantala di stare li a sussurragli quello che deve sentire. Fagli vedere le cose. Come al cinema. Ok?» Tellerman annuì e si alzò. «Riscrivilo come dico io e ti trovo spazio nel prossimo numero. So che ce la puoi fare.» Shaw gli tese un biglietto. «È l'invito a una festa a casa mia. C'è l'indirizzo.» Tellerman diede un'occhiata al biglietto. «Ci saranno un sacco di scrittori.» proseguì Shaw. «Vieni. Magari parli con loro e ti chiarisci le idee.» Tellerman ringraziò e uscì a testa bassa. Prese l'autobus che in mezz'ora l'avrebbe portato fuori città, verso le colline. Per tutto il tragitto, non fece che ripensare a ciò che gli aveva detto l'editore. Forse in fondo non aveva nemmeno torto. Scese al capolinea e si avviò a piedi per una stradina sterrata che portava alla villetta isolata in cui si era trasferito da alcuni mesi. Ad ogni passo sentiva il cuore farsi più pesante. Il verde della campagna sembrava dissolversi lentamente in un grigiore malato. Perfino l'aria tiepida della primavera carica del profumo denso dei fiori, assumeva via via il tono dolciastro di umido e decomposizione. Lugubri uccelli lanciavano stridenti richiami in contrasto con l'allegro cinguettio che risuonava nella campagna circostante. Tellerman sentì la sensazione familiare di profondo orrore che sempre lo pervadeva ogni qualvolta giungeva alla casa. Gli stipiti corrosi, la facciata scrostata e le imposte malridotte non erano però sufficienti a spiegare la sensazione di disgusto che coglieva chiunque giungesse in quei paraggi. Tellerman sapeva che avrebbe potuto semplicemente voltarsi e andarsene per sempre, ma sarebbe servito? L'orrore profondo, il terrore che lo attanagliava lo avrebbe seguito ovunque, era ormai dentro di lui, impossibile da scacciare. Forse solo la follia avrebbe potuto essere l'unica via di scampo dalla consapevolezza del profondo orrore che gli si era svelato. Entrò in casa. Un'atmosfera malsana gravava pesante su ogni cosa. Deglutendo andò dritto verso il soggiorno. «Niente da fare.» disse. «Non gli è piaciuto nemmeno questo.» Un numero imprecisato di occhi si girarono a fissarlo. Un essere gelatinoso colava da uno dei mobili, il suo corpo da ameba si protrasse verso di lui. Sul divano una specie di budino dotato di corte appendici e di molti occhi lo stava fissando. Dietro di lui un essere peloso, con una bocca enorme e degli arti corti e grossi borbottava in un linguaggio raccapricciante. Un tentacolo sfiorò con gentilezza Tellerman che non riuscì tuttavia a reprimere un brivido di disgusto. Un corpo enorme, bianco e lucido con lunghi tentacoli pallidi era incastrato nel vano della porta dietro di lui. «Dice che non basta raccontare l'orrore. Non gli basta. Dice che i lettori vogliono i dettagli. Vogliono vedere braccia strappate, sangue, tendini, ossa frantumate.» Prese l'invito alla festa dell'editore e lo tenne fra le dita finché un tentacolo non glielo sfilò di mano. «Io so raccontare solo quello che vedo.» aggiunse con tristezza.