ender

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    Fantascienza, of course! E poi modellismo e fotografia. E come se non bastasse montagna e bici.
    Ah, già: scrivo, anche!

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  1. Oh, beh possibilità ce ne sono per esempio: la sua bella, in combutta col cattivo di turno gli offre un caffè corretto al - che so - alprazolam o cose simili e dopo un po' che nuota...glu glu glu!
  2. La vedrei abbastanza semplice: aspetti che la vittima designata sia in piscina da sola e poi gli butti in acqua un ventilatore acceso (da recuperare subito dopo). Magari la vittima ama fare in bagno al chiaro di luna e non ci sono testimoni. Oppure puoi drogarla poco prima di andare in piscina: perde i sensi mentre nuota et voilà, il delitto è servito. Magari puoi farla fuori in differita usando i germi della leptospirosi! ciao
  3. Ciao a tutti. Ho pubblicato a suo tempo cinque libri con Prospettiva, tre dei quali a pagamento (tutto sommato modesto rispetto alle richieste di altri editori), uno totalmente gratis e uno con un impegno davvero minimo (10 copie a prezzo ridotto) e posso dire che quest’ultimo in pratica era gratis. L’ho fatto per entrare nel mondo dell’editoria e farmi le ossa, per acquisire esperienza. In un certo senso un investimento su di me. Se mi chiedete se sono pentito della scelta rispondo: no, non lo sono. Ho trovato trasparenza, contratti senza punti oscuri e chiari resoconti delle vendite, oltre a un buon rapporto con l’editore. I pagamenti delle royalties sono stati effettuati, a volte con ritardo, ma sono stati fatti. Le comunicazioni - sia per email che per missiva cartacea – sono sempre state chiare e tempestive, al telefono si trova sempre qualcuno che ti ascolta. Per quanto riguarda il discorso “editing”: le possibilità di Prospettiva non sono – né possono essere – quelle di altri editori più grandi e con mezzi di tutt’altro calibro, questo bisogna dirlo, come però bisogna dire che lo scrittore deve essere il primo editor di sé stesso. E’ assolutamente necessaria la serietà da parte dell’editore, ma si richiede altrettanto dallo scrittore: non è possibile che uno scrittore invii un romanzo che magari è buono ma formalmente fa acqua da tutte le parti e sperare che l’editore in pratica lo riscriva solo perché non si ha voglia di limare, correggere, cancellare, eventualmente riscrivere. Questo è compito principalmente dello scrittore. Sul piano delle presentazioni posso dire che Prospettiva ha fatto del suo meglio per realizzarne diverse nel mio territorio: quel che non va è che - molto semplicemente – gli incontri vanno quasi deserti perché alla gente non interessano, a meno che non si facciano in luoghi di un certo richiamo come, ad esempio, una libreria Mondadori o Feltrinelli. In realtà l’unica presentazione con un buon seguito (circa 35 persone) è stata proprio quella alla Feltrinelli. In seguito ho cercato editori di genere e possibilmente free, ma questo nulla toglie alla mia esperienza con Prospettiva che, ripeto, non sono pentito di aver fatto. Se poi il problema si pone unicamente sul piano del free/non free, vale a dire “l’editore free è serio e quello che ti chiede un contributo no”, mi sento di affermare che si tratta di un punto di vista non sempre condivisibile, o almeno non in questo caso.
  4. Se entro le prime decine di pagine il libro non mi attizza lo mollo senza rimpianti; succede quando non succede niente, quando trovo più descrizioni che altro, quando non vedo una vera trama o trovo magari un puro esercizio di bravura. E poiché il bene più prezioso è il tempo, non sto a farmi tanti problemi sui soldi spesi ("cosa fatta capo ha") e vedo di ricordare il nome di quell'autore per escluderlo da eventuali voglie future.
  5. Se trovi il modo di spezzarlo in più parti, ma facendo in modo che ognuna possa essere autoconclusiva...potresti salvare capra e cavoli: otterresti maggiori possibilità di pubblicazione e avresti già pronti due o tre libri.
  6. A parer mio non c'è bisogno di alcuna droga, eccetto che per controllare individui ben individuati: propaganda martellante, manifesti di venti metri per trenta a ogni incrocio, marcette militari diffuse per strada, la scuola e i libri che insegnano solo quel che si vuole far sapere...tutto questo è più che sufficiente. Al limite nemmeno le droghe per i dissidenti: basta "rieducarli"...e poi usarli a favore del governo. Ciao
  7. Niente voli su pianeti lontani ed esotici: la vicenda si svolge a Padova e nel PNAB (Parco Nazionale Adamello Brenta) e la protagonista è quanto di più lontano si possa pensare dall’eroina di turno. Non è palestrata, non ha un fisico statuario, non ha una visione ottimistica della vita. Non è nemmeno giovane. E comincia ad avere qualche capello bianco. Elisabetta d’Andrea – detta Sabet – è una persona che pone i suoi principi di giustizia e lealtà sopra altri interessi e per questo sarà oggetto di caccia all’uomo da parte dello Stato, nel suo tentativo di portare a termine quella che crede la sua missione. Proteggere l’inviato da un altro mondo che le è stato affidato. nonostante la stanchezza, nonostante la malattia, nonostante abbia tutti contro. Il romanzo appartiene al genere distopico, in un Italia post-fascista, che non ha partecipato alla seconda Guerra Mondiale e in cui la società è molto ben controllata dallo Stato (ma non si tratta di una rivisitazione del 1984 di Orwell, piuttosto è quella che potrebbe essere l'evoluzione di una società com’è attualmente la nostra, con internet, telecamere di sorveglianza e raccolta dei dati su tutto e tutti). Il tema affrontato da Diario di Sabet riguarda l’aderire ai propri princìpi nonostante le situazioni avverse. Dal punto di vista strutturale il romanzo alterna stralci del diario che la protagonista scrive sul suo portatile, quindi in prima persona, con la narrazione in terza persona onnisciente, in modo che il lettore possa farsi l’idea precisa delle situazioni (e paradossalmente l’unica a non capire appieno le cose è proprio Sabet, che nella sua situazione non può sapere tutto). La copertina è una foto scattata nel PNAB appunto, nei pressi del Lago Nero, in cui si svolge una parte dell'azione. Il finale è libero, nel senso che ci sono tre possibili modi in cui la vicenda può finire (a prima vista potrebbero sembrare solo due, ma in realtà ce n’è un altro: ci sono alcuni indizi qua e là nelle pagine!) e ognuno sceglierà quello che più gli piace.
  8. Dalla quarta di copertina: "In un mondo dove l’esistenza è precaria e senza certezze, e lo Stato assomiglia sempre più a un nido di corrotti, l’appartenere a una Corporazione – e in particolare della corporazione di Scienza e Tecnica – è considerato il massimo cui si possa aspirare: uno dei pochi posti in cui si vive bene e ognuno fornisce il suo contributo al benessere comune. Qualcuno riesce a farne parte – e qualcuno invece ne esce – ma pochissimi al suo interno conoscono la natura del disastro che colpirà tutti indiscriminatamente. La realizzazione del Progetto viene considerata l’unica possibilità di salvezza e per questo la Prima fra le Pari – a capo della corporazione di Scienza e Tecnica – incarica Lys, sua guardia del corpo, di recuperare Samuela Fioravanzo, l’unica persona rimasta che possiede le conoscenze necessarie. Nel mezzo della crisi in arrivo e nonostante l’intervento della corporazione dei Militari volto alla conquista della Cittadella, Lys e le sue amiche e colleghe – Catalin e Isabelle – dovranno fare in modo di portare a termine la loro missione: salvare il salvabile. Senza immaginare quale sarà il prezzo che dovranno pagare per riuscirci." E dal sito dell'Editore: "Un romanzo di azione e sentimenti. Un filo di luce nel cielo ci presenta un futuro futuribile, tanto reale da far quasi rabbrividire. Sullo sfondo di una realtà apocalittica, si svolgono le avventure di donne coraggiose, capaci di rendere un gesto banale quasi eroico. L'amore per la Scienza, la volontà di riscatto, la necessità di una nuova vita rappresentano le basi di questa storia fantascientifica, ma nello stesso tempo immaginabile ai giorni nostri. Cosa accadrebbe se la vita su questo pianeta fosse minacciata? Personaggi tangibili, che vi resteranno nel cuore, proveranno a dare la loro risposta. Consigliato agli amanti del genere action e tecno-thriller; a coloro che amano scenari apocalittici e protagonisti che lasciano il segno."
  9. Come si usa dire: "Chi non fa non falla" Se non fai non puoi sbagliare, se fai puoi sbagliare...ma anche no! Per quel che mi riguarda preferisco perlomeno aver tentato e non avercela fatta piuttosto che in seguito chiedermi come sarebbero potute andare le cose. E magari il tuo posto lo trovi. "Sento che qualunque cosa potrò scrivere verrà comunque bellamente ignorata o considerata non valevole di attenzioni. Che in fondo sì, forse so mettere qualche parola a posto, ma a certe cose meglio toglierci il pensiero." Se non lo fai non lo saprai mai. Ciao!
  10. Assolutamente sì! con la prima stesura ci si preoccupa di ottenere una storia con capo e coda, magari il più vicino possibile a quello che si vorrebbe come prodotto finale. Poi, però, bisogna aggiungere, togliere, limare, sistemare frase per frase, cercare ed eliminare incongruenze e ripetizioni... Insomma un lavoro che va fatto per ottenere uno scritto che - oltre alla bontà del racconto - dimostra anche la serietà e la cura dell'autore. A quanto pare ci sono persone che presentato scritti che non sono nemmeno passati per il correttore ortografico! Ciao
  11. Non puoi fare il nome del farmaco, e come diceva FadingAway una buona mossa è inventarselo. In alternativa puoi fare come ho fatto io in un romanzo, dicendo che la protagonista prendeva del paracetamolo (che non c'è solo nella famosa Tachipirina, ma anche in altri preparati). Se sai qual è il principio attivo del medicinale (e non dovrebbe essere un problema) puoi fare così. Ciao
  12. Serpentine song, di Steve Hackett (ex Genesis)
  13. Vedila semplice: se la scena spinta è funzionale al racconto tienila, espandila, perfezionala. Se non lo è in modo particolare, puoi limitarti a poche righe. Per quanto riguarda il linguaggio da usare, direi che dipende da chi esegue l'azione (nel romanzo) e da chi vuoi farti leggere. Ciao
  14. E' in effetti demoralizzante: dà l'impressione di aver fatto tutto per niente. Le presentazioni credo richiamino gente solo se c'è qualche nome di spicco che fa da sponsor, altrimenti vanno praticamente deserte! Ne ho fatte alcune e in particolare ne ricordo una in cui - tolti due parenti - c'era UNA sola persona interessata ad assistere. E' ad ogni modo un dato di fatto che libri che nessuno si filerebbe - a parità di condizioni - sono diventati conosciuti e venduti perché l'autore è riuscito a farsi invitare in uno dei salottini televisivi che fanno - quelli sì - la differenza. Se ci riesci, stai sicura che le vendite decolleranno. ...è demoralizzante anche questo! Teniamo duro!
  15. "Elegy", con Lisa Gerrard alla voce (a dir poco celestiale!).