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Sofia Sordilli

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  1. okay, scusami e grazie!
  2. <<Forse ho tralasciato qualcosa : Voi non siete liberi, Aaron, voi siete destinati a prendere il nostro posto,dovete farlo, altrimenti come succede per gli animali, noi ci estingueremmo , e voi morireste.> Il suo tono rimase neutro ,la linea della bocca piatta e il suo sguardo calmo. Rimasi a bocca aperta mentre Dylan quasi si strozzava con un sorso d'acqua. Daniel si alzò dalla poltrona aggiustandosi il collo della camicia,ci guardò con sguardo risoluto come se riuscisse a captare i nostri pensieri e avesse già dato milioni di volte la stessa risposta. <<Mea culpa, avrei dovuto dirvelo prima, ma da bravo genitore, dovete scusarmi se stavo aspettando il momento adatto.>> sorrise. Quanti bicchieri di vino aveva tracannato? “Sicuramente non più di quelli che me ne farò presto io” risposi a me stesso. <<Sono convinto, in tutto e per tutto che questa non sarà la fine , ma solo un nuovo inizio.>> e mentre lo disse sembrò rivolgersi a qualcun 'altro. * * * <<Le camere sono sempre le stesse vero?>> <<Si..>> risposi sospirando. Me lo chiedeva ogni anno. Presi le valige dal cofano e mi guardai intorno: non c'era nessuno, il prato era stato curato nei minimi dettagli, le panchine riparate dalle ultime risse, la fontana aveva ricominciato a perdere e raccogliere acqua allo stesso momento, e di fronte a me come sempre c'erano i tre edifici principali. Il primo ,quello centrale con le due bandiere sventolanti in cima , una inglese, la “Union flag” , e l'altra italiana. Poi le altre due palazzine subordinategli. Gli edifici erano costituiti principalmente da vetrate oscurate formate da materiali di prima generazione. Daniel ci si dedicava con passione, forse anche troppa. Misi la valigia sul letto, da rifare. Mi guardai intorno e vidi che ovviamente anche le librerie erano da riempire e il bagno da sistemare , proprio come tutti gli anni. <<Dylan..>> lo guardai di traverso mentre cominciava a sistemare la sua roba negli armadi. Lui si voltò e prima ancora che parlasse lo precedetti. <<Grazie di esserti offerto di mettere apposto anche la mia roba , cugino sei un grande , come sempre!>> sorrisi e mi avviai verso la porta. <<Ehi! NO,non ci penso proprio!>> gridò mentre mi chiudevo la porta alle spalle, diceva sempre cosi, però poi mi accontentava,anche perché io per ringraziarlo gli lasciavo usare il bagno per primo, il che di solito bastava. Uscii dal dormitorio e cominciai a camminare in direzione della palestra. <<Ehi bel fusto!>> mi fermai per vedere chi mi avesse chiamato, avevo già un presentimento. Mi voltai gongolando. <<Sandy..>> sorrisi divertito mentre la squadravo. Lei indossava un paio di pantaloncini corti che le lasciavano scoperte le lunghe gambe abbronzate e un top rosso semi trasparente. Mi sorrise, un sorriso che lasciava trasparire tutto, sapevo a cosa stava pensando,un insieme di ricordi, contatti e birre scolate ai piedi di un letto,bhè lei mi piaceva proprio per quello: non si faceva problemi e si concedeva facilmente. Spiccava fra le altre, forse anche troppo, distinguendosi per l'innata voglia di apparire in tutta la sua sfacciataggine e prepotenza. Lei era un ingrediente fondamentale per la mia distrazione e insieme ce la spassavamo alla grande. C'era da dire che oltre ad essere estroversa e disponibile era anche bella, con il corpo snello e slanciato, i capelli biondi e dritti come spaghetti, gli occhi piccoli, , di un verde appena accennato e il naso a punta che gli conferiva quell'aria da cattiva ragazza. Anche lei era figlia di un guardiano, la sua capacità consisteva nel manovrare l'aria. Ricordo quando mi disse come lo scoprì : Un giorno fece volare giù dalle scale suo padre. Da quanto ricordavo non aveva voluto comprarle un paio di occhiali. Una volta capito che condividevamo lo stesso destino avevamo cominciato a frequentarci. Uscivamo,disobbedivamo, e non parlavamo mai del lato soprannaturale della nostra vita. Per questo motivo stavo bene con lei, riusciva a farmi vivere come fossi uno dei tanti cattivi ragazzi a questo mondo, non uno dei pochi impicciato in faccende soprannaturali. Noi due insieme sfidavamo Daniel e il suo sistema. <<Stasera sei libero?>> si avvicinò e nel dirlo poggiò un dito al centro della mia maglia fino a trascinarlo sotto il mio viso, le afferrai la mano e mi avvicinai a lei. <<Per te sono sempre libero.>> le sussurrai avvicinando la bocca al suo collo. * * * Quando ritornai in stanza trovai Dylan sdraiato sul suo letto (rifatto) a leggere un fumetto preso dalla sua libreria (riempita) con indosso una maglietta nera a maniche corte,presa dall'armadio (sistemato). Allora ispezionai con lo sguardo la mia parte di stanza. Alzai le braccia guardandolo sorpreso, lui spostò il giornaletto e mi guardò sorridendo in modo compiaciuto, dopo di che ritornò a leggere. <<Bastardo.>> sbuffai. << Cosa ti costa metterla a posto?>> disse sempre più compiaciuto. << Comunque, stasera organizzano una festa>> Annuii per fargli capire che ne ero al corrente. <<Se rimetterai tutto a posto entro stasera cenerentolo, il papino ti manderà al ballo altrimenti te ne resti qui ad ubriacarti da solo>> cominciò a sfottermi, alzai le spalle. <<Mi basta l'alcool.>> Alla fine diedi una mezza sistemata un po' a tutto e Dylan sembrò deluso, sicuramente non credeva l'avrei fatto. Non appena arrivammo davanti l'entrata ci bloccammo interdetti. Non si sentiva la musica, non si vedevano luci fosforescenti o al neon e soprattutto non c'era nessun rumore assordante di voci o schiamazzi. Il ghigno malefico che avevo sulle labbra cominciò ad affievolirsi fino a scomparire una volta entrati. Mi ritrovai davanti a dei tavoli senza neanche qualche pezzo di carta a ricoprili, c'era del cibo ma era irrilevante, e anche delle bevande, quelle dovevano essere rilevanti eccome, ma purtroppo nessuna di queste era alcolica. Ghirlande e striscioni calavano mal messe dalle colonne in fondo. La rete del campo di pallavolo occupava ancora metà della palestra. C'era qualche sedia a destra e sinistra e su una di queste,distrutto, uno stereo che non era neanche stato acceso. <<Sul serio??>> chiesi a mio cugino che si guardava intorno basito, non c'era nessuno se non due occhialuti con delle camicie sgualcite e pantaloni larghi con bretelle. Parlavano fra di loro alternando momenti di silenzio imbarazzanti a domande di circostanza banali. <<Ci hanno preso per il culo te lo dico io.>> sbottò Dylan ancora a bocca aperta. <<Ehi guys..>> ci voltammo. <<Sandy..>> la notai. Era bella, sexy e allettante, forse la festa era appena arrivata. <<Chiara è di fuori?>> le chiese Dylan speranzoso. <<Si, ti sta aspettando>> lui annuì affrettandosi ad andarsene. Rimanemmo solo io e lei. <<Allora?>> mi chiese avvicinandosi come avrebbe fatto un leone davanti alla propria preda. Sorrisi per nulla intimidito,che caccia sia. * * * <<Cazzo>> barcollai in cerca di una colonna che non si muovesse, la trovai e mi ci spiaccicai contro gustandomi il freddo del marmo che mi rinfrescava la guancia. La serata con Sandy si era dilungata troppo, avevo bevuto come se non ci fosse un domani, una bottiglia aveva tirato l'altra. Ricordavo solo di essermi svegliato nel suo letto, nient'altro, “Non mi importa di ricordare” anzi avrei voluto che la mi vita fosse stata tutta un unica sbornia, una bella sbornia, non avrei ricordato nulla e avrei passato la vita in un letto a vomitare senza sapere che grande merda di persona ero, di quanta merda mi circondasse e di quanta ne avessi in corpo. <<Ho mangiato anche un panino però..si..>> pensai poi, era anche buono. Mi guardai intorno, mi trovavo a un passo dall'entrata del dormitorio, ce la potevo fare. <<Ehi amico! Ho mangiato un panino!>> dissi salutando con la mano un uomo dall'aria losca, era avvolto da un impermeabile che mi ricordava quello dei militari inglesi e coperto in viso dall'ombra della notte. Mi arrestai una volta avvertita la forte manata di fumo che mi aveva investito, in quel momento la figura dell'uomo sembro distorcersi quasi sbiadirsi come fosse stato un ologramma, sbattei le palpebre allarmato e poi non lo vidi più. Scossi la testa cominciando a ridere, forse era un fantasma. Avevo due bisogni in quel momento: altro alcool , il che sembrava irreale, e un letto. Optai per il letto visto che ero ormai arrivato in camera. Mi strofinai gli occhi assonnato, ma che ore erano? <<Oh..la porta..>> sorrisi soddisfatto e cercai di entrare in stanza. I miei tentativi risultarono vani, prima le chiavi erano cadute, poi lo avevano fatto di nuovo e dopo ancora avevo provato a infilarle nella serratura ma non c'ero riuscito. <<Perché cazzo non si apre!?>> grugnii, “Voglio solo andare a dormire!” <<Forse perché sei ubriaco?>> alzai le sopracciglia sorpreso. <<Papà?>> mi voltai e per un momento vidi il pavimento troppo vicino alla faccia, mi appoggiai alla sua spalla senza pensarci, lui mi guardò e non sembrò sorpreso o arrabbiato, “Perché non è arrabbiato!? dovrebbe dirmi che non dovrei essere in questo stato!” <<Papà lo sai che ho bevuto tutta la sera? Ho anche preso a pu-ni un ragazzo, mi sono divertito proprio tan-nto la nostra scuola è fantasti-a.>> biascicai non riuscendo a far incontrare le parole. Quella sera portava gli occhiali, segno che era stato in ufficio a controllare varie fatture, assottigliò lo sguardo e mise le mani sulle mie spalle facendomi riprendere l'orientamento e l'equilibrio. <<Sono venuto a dirti che i nostri allenamenti sono finiti , li riprenderai insieme ai tuoi compagni, si tratta di aspettare qualche giorno>> sgranai gli occhi fingendo di essere colpito, e me lo viene a dire a quest'ora?! O meglio è venuto qui a quest'ora per dirmi una cosa del genere? <<Oh mio dio!! davvero? sono cosi dispiaciuto!>> sorrisi socchiudendo gli occhi. <<Tutto qui?>> lui annuì continuando a mantenere quell'espressione pacata e lasciva. <<Si, te l ho detto perché passavo di qui. Da oggi in poi potrai finalmente uscire tutte le sere e andare a bere ..>> disse allargando le braccia soddisfatto, lo guardai sorpreso. Continuò a fissarmi in modo beffardo , poi d'improvviso sembrò rievocare un ricordo che lo innervosiva, infatti contrasse la mascella. <<Una persona che conoscevo una volta era come te, Aaron, si divertiva e si lasciava guidare dall'istinto, non gli importava di nulla , ne di nessuno, se non l'appagare il proprio interesse. Purtroppo la faccenda non è finita bene, ora questa persona ha perso tutto, e le persone che l'amavano hanno perso lei.>> arricciai le labbra, sapevo cosa voleva sottintendere “Farai la sua fine”. <<E tu papà mi ami?>> Quelle parole uscirono , impastate, dalla mia bocca, con la cadenza di una cantilena. Ingoiai la bile che mi ritornava su e cercai di mettere bene a fuoco il suo viso. Daniel aggrottò le sopracciglia sorpreso. Inclinò leggermente la testa e poi aprì la bocca per rispondere. Ero proprio curioso di sentire la sua risposta , ma qualcosa rovinò tutto, e ops, il responsabile ero di nuovo io. Ormai senza il controllo del mio stomaco mi piegai in due e rigettai tutto l'acool che avevo ingurgitato. <<Dai entra..>> cercai di tenermi in piedi, Daniel mi aiutava senza troppa difficoltà. <<Entra nella doccia e cercai di riacquistare un minimo di dignità>> forse ci entrai, o forse no. Chiusi gli occhi e mi lasciai trasportare dal sonno. Visualizza il racconto a capitoli
  3. Ciao Ciuffettina! allora inizio con il mio commento. La storia parla di un giovane uomo ambizioso che studia per diventare avvocato e andare a lavorare in uno studio prestigioso. Da questa prima parte introduttiva posso supporre che alla fine lo studio in cui sta facendo una sorta di tirocinio, che non gli piace , alla fine lo porterà a non voler più andar via. Il protagonista come ho già detto è un tipo molto ambizioso, sicuro di sè e che sa quello che vuole (e beato lui) ma si sa che la vita non si può programmare! e chissà quali sorprese gli riserverà lo studio per il quale è andato a lavorare! ( e chissà quali sorprese mr Spike gli riserverà! ahahha) Hai presentato molti personaggi, delineandoli bene , specialmente l'avvocato divorzista, molto originale l'idea del calzino! Anche il capo di Sam , contrariamente a quello che ci si potrebbe aspettare, sembra molto calmo e ben predisposto. Mi piace il personaggio della ragazza informatica. Generalmente credo che i tuoi dialoghi funzionino e siano ben strutturati, eccezion fatta per certi casi dove risultano non molto scorrevoli. Dovresti rivedere l'aspetto sintattico, tutto qui... Lo stile è discorsivo, fluido, anche SE , a mio parere nell'ultima parte hai fatto un salto temporale troppo veloce. Dallo studio sei passata alla cena con la ragazza. Una seconda cosa che volevo farti presente sono i pensieri di Sam che metti tra virgolette . Io credo che quelli potresti direttamente trasformarli in descrizioni dei suoi pensieri e argomentarli, così da far conoscere meglio il suo personaggio. Per esempio potevi riempire lo stacco tra la giornata allo studio e la cena durante la sera, introducendo e descrivendo il personaggio di Patricia, che per il protagonista sembra molto importante. Meglio la prima parte che l'ultima, la quale risulta , forse , troppo scontata. "Non mi piacciono" "sono tutti pazzi" etc etc ovviamente per uno come lui che vuole tutto e subito quell'ambiente risulta troppo umile, come risulta forse intuibile che sarà proprio quell'ambiente a cambiarlo un pò, a ridefinire i suoi obiettivi (?) Perciò, mi sento di dire che il personaggio di Sam è quello che mi è piaciuto di meno, riguardo la personalità a anche nel modo in cui l'hai presentato, troppo approssimativo, magari avresti potuto argomentare di più i suoi pensieri e le sue impressioni una volta entrato nel suo nuovo ambiente di lavoro. Molto meglio invece per quanto riguarda i personaggi secondari, ti sei saputa destreggiare bene tra dialoghi e originalità. Per quanto riguardo la punteggiatura, la devi rivedere, mancano per esempio delle virgole. Il mio consiglio è quello di dedicarti di più alle sensazioni , alle impressioni di Sam, e alle descrizioni in generale. Tutto sommato posso dire che mi è piaciuta questa prima parte, nulla di nuovo ma una lettura leggera e piacevole. Spero continuerai!
  4. Ciao Federico! sempre molto scrupolo nei commenti! xD mi piace ! Per le virgolette , ovvero queste << sul documento che uso per scrivere non riesco a sostituirle , e poi non capisco perché dovrei farlo, non si usano sempre quelle? anche sui libri le vedo spesso, però se ti danno fastidio potrei usare i trattini per i dialoghi - , fammi sapere. Grazie per le annotazioni, volevo puntualizzare solo sulla frase detta da Aaron a Dylan : il malizioso era riferito ad "ho altre cose a cui pensare" (donne, alcool etc) però capisco che non è espresso bene , in realtà nell'originale avevo aggiunto qualcosa per farlo capire ma il problema è che una volta che pubblico dei pezzi devo sempre tagliare delle frasi perché altrimenti sforo gli 8000 caratteri -.- Detto ciò ti ringrazio molto!!! Mi sto un pò demoralizzando perché non commenta mai nessuno xD però continuerò a pubblicare qualcosa solo per te che mi dedichi sempre un pò del tuo tempo
  5. commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/28986-il-racconto-perpetuo-la-profezia-capitolo-2/ 12 giugno 2013, Verona Chiusi gli occhi e mi sdraiai mettendo le mani sotto la testa. Presi un bel respiro e per un momento smisi di pensare. Per un momento mi dedicai solo alla sensazione appagante che sentivo nello stomaco, rilassai ogni muscolo. Ero indolenzito ma allo stesso tempo pieno di energie. Sentivo il sangue ribollirmi nella testa , anche se avevo chiuso gli occhi, il nero si muoveva e io mi abbandonai a quel movimento dispersivo. Ero scappato un'altra volta, avevo litigato con Daniel, un'altra volta. Allenamenti su allenamenti, cose da fare, cose da non fare. Solleva il peso, incendia il peso. Brucia, incenerisci, ricomponi e ricomincia. Era frustrante e dannatamente monotono. A volte ripercorrevo tutto, cercavo il ricordo più vecchio che avessi per capire cosa o chi avesse messo quelle capacità dentro di me. L'unico ricordo che riuscivo a ripescare, però, era logoro e neanche più tanto chiaro. Era una sera di dicembre ,mio padre stava accendendo il fuoco nel camino, e io preso dalla determinazione avevo cominciato a fantasticare su quanto sarebbe stato contento se ,un giorno, a quei piccoli lavori c'avessi pensato io, e così avevo continuato a osservarlo, smanioso di catturare ogni piccolo gesto, così da memorizzarlo. Dopo aver finito era andato a lavarsi le mani nell'altra stanza e io ero rimasto davanti al fuoco analizzandolo nei minimi particolari. Quando avevo notato che un pezzo di legna, troppo distante dagli altri, non aveva preso fuoco, mi ero sporto in avanti per avvicinarlo agli altri, nel farlo però ,ero scivolato inciampando in un ciocco di legno poggiato a terra. La mia mano si era spostata di troppo e per poco non ero finito con il viso nella fiamma ardente. Era stato quasi piacevole sentire quel caldo ricoprirmi la pelle,tanto che non mi ero spostato , ero rimasto a crogiolarmi in quella sensazione improvvisa, una sensazione non solo di beatitudine ma di affinità, come se il fuoco toccandomi fosse diventato parte di me, come se io fossi stato fuoco. Daniel, senza che me ne fossi accorto, era rimasto ad osservare la scena in disparte, lo ricordo chiaramente.Ricordo come la sua ombra era sbucata da dietro la porta e si era fermata come presa di sorpresa, le sue labbra si erano incurvate in un sorriso e i suoi occhi si erano accesi. Da piccolo il mio giudizio su di lui era annebbiato, ed era stato solo grazie a quell'adorazione nei suoi confronti che mi ero impegnato ed avevo imparato, seppur con dolore: cose fondamentali. Daniel era diventato sempre più insistente, e la mia opinione su di lui era mutata con il tempo, era stata una cosa graduale: Dall'accorgersi che anche se ottenevo risultati lui non mi abbracciava o mi dimostrava affetto, al capire che lui non voleva educarmi con la base dell'amore e dell'affetto. Ero arrivato a chiedermi se mi volesse veramente bene o se per lui non fossi stato altro che un alieno da monitorare costantemente. Il rumore della terra bagnata che veniva calpestata mi fece trasalire e distrarre, mi rizzai a sedere e capii che lui mi aveva trovato ,come d'altronde faceva sempre: <<Lo sai che tuo padre è arrabbiato vero?>> <<Lui è sempre arrabbiato Dylan, un po' di più , un po' di meno, non cambia molto>> si mise a sedere vicino a me. <<Invece , cugino,lo sai bene che quando si arrabbia in questo modo ce la farà pagare.>> mi voltai verso di lui e la prima cosa che vidi fu la massa bionda e folta di capelli che gli ricoprivano la fronte, si sedette vicino a me, e i suoi occhi neri mi guardarono aspettando che parlassi. <<Non mi importa, non posso stare tutto il giorno con lui per allenarmi, ho altre cose a cui pensare.>> dissi malizioso. Lui alzò le sopracciglia e capendo annuì beffardo. Quel momento, però, durò poco perché torno subito serio: <<Non sono qui per dirti che devi tornare da lui, prode Ercole, te lo consiglio, a quanto pare ci deve parlare. >> rimase ad aspettare che rispondessi. Probabilmente aspettava che gli dicessi “si,andiamo “ oppure “Non ci pensare proprio” che prendessi una decisione per entrambi ,come succedeva tutte le volte che ci trovavamo davanti ad una scelta seria; mi spaventava a morte, non mi sentivo affatto all'altezza di cosi tanta fiducia, e allora provavo a far di tutto per non lasciarla disperdere, perché Dylan era la cosa più simile ad una famiglia che avessi. Alla fine rientrammo in casa, Daniel era in soggiorno seduto su una poltrona a sorseggiare un bicchiere di vino rosso, aveva chiuso le persiane mandando via la luce, ogni volta che arrivava l'estate il suo umore peggiorava. <<Sono le sei di sera, tengo a precisarvi, perché forse non ve ne siete accorti, sedetevi.>> sibilò severo. La luce della tv illuminava a tratti il suo viso facendo lampeggiare le iridi verdi. <<Domani vi trasferirete all'istituto.>> Alzai gli occhi al cielo. <<Di già?>> fece Dylan scocciato. <<Il clan si riunirà, si farà una riunione e vi esamineremo>> rispose. “Parteciperemo ad una riunione” pensai sorpreso. <<Esaminarci?>> domandai scocciato, Daniel bevve un altro sorso di vino. <<Voi avete delle capacità, anche gli altri le hanno, ma non sappiamo bene cosa vi accomuna,alcuni poi sono ostili all'idea di mandare da me i propri figli,non avrebbero accettato se non li avessi fatti partecipare al vostro esame.>> commentò riluttante. <<Per quale motivo? Non organizzerai mica un esecuzione...>> Ma Dylan dicendolo non ne sembrò convinto. <<Non vorrebbero mandarli qui Dylan, ma sono costretti, siamo tutti costretti, perché il tempo stringe e se vogliamo farvi prendere il nostro posto dovremo almeno capire cosa sapete fare e cosa no.>> Parlava solo di quello ormai : prendere il loro posto. Non ci aveva mai detto bene il motivo, io continuavo a pensare che fosse sempre più stufo di quel lavoro e che ormai lui come gli altri membri ambissero ad altro. Il loro circolo era nato esattamente trent'anni prima. Loro erano guardiani, equilibravano la natura di giorno in giorno facendo in modo che l'uomo potesse viverci senza che questa lo ingoiasse nei suoi sbalzi atmosferici. Per arrivare all'equilibrio si dovevano bilanciare caos e bene,i brutti avvenimenti alla tranquillità, un terremoto a un giorno di sole. Come facessero ancora non l'avevo capito, ma credevo rientrasse nella preparazione che Daniel e gli altri guardiani ci avrebbero da lì a presto impartito. Anche perché, noi, essendo loro figli, un giorno avremmo dovuto prendere il loro posto, formare un nuovo circolo, almeno quella era la tradizione da millenni. Solo, successivamente qualcuno ha deciso di spezzare la catena di bebè guardiani e cominciarne una nuova, la nostra, un incrocio tra “Guardiani” e umani : Spurie. Era da tradizione, anzi d'obbligo che un guardiano dovesse proseguire la propria stirpe con un altro guardiano. Per il circolo di Daniel non era stato così, almeno non per tutti, era per quel motivo che avevano deciso di andarsene dall' Inghilterra: per avere maggiore libertà, e l'avevano avuta, ora potevano ammirarne i frutti. Un guardiano però, vive per servire la natura, e intendo letteralmente. Mio padre e gli altri sarebbero morti se non si fossero stabiliti in un altro paese e se i clan di questo paese non li avessero accolti. Per sopravvivere quindi hanno dovuto chiedere asilo qui: in italia. <<che fretta c'è? vuoi rinchiuderci e studiarci in branco?!>> Parlai disgustato. Daniel puntò gli occhi nei miei, erano irremovibili e nascondevano la furia. Accennò un sorriso di cortesia poi parlò: <<Forse ho tralasciato qualcosa: Voi dovete prendere il nostro posto Aaron, ma non sappiamo se è veramente possibile, perciò dobbiamo "Osservarvi" e capire. Altrimenti, come succede per gli animali, noi ci estingueremmo , e voi morireste.>
  6. Grazie Federico, provvederò
  7. Hei Doria! Grazie mille! Anche il tuo commento mi è stato utilissimo, hai ragione, sul fatto che ho presentato troppe cose velocemente, infatti ho intenzione di rivederlo assolutamente! ho pubblicato un pezzo del primo capitolo e tra un pò pubblicherò il secondo, spero che riuscirete a capire meglio man mano , sempre se vorrete continuare a leggere! E che dire, ti ringrazio davvero molto
  8. Ah e mi sono dimenticata di aggiungere che mi farebbe molto piacere se uno di voi leggesse il brano che ho caricato, sono sicura che le vostre critiche mi aiuterebbero molto, e poi questo poter imparare a vicenda gli uni dagli altri che caratterizza questo sito, mi solleva l'animo, vi giuro.
  9. ok..basta assumiamo un tono serio e seguiamo i punti del regolamento: La trama si sta sviluppando , e bene direi, la profezia di cui parlava l'uomo di colore è vera, e si sta avverando, lord Hawthorne si ritrova a curare il povero sotto ufficiale stremato e vittima della profezia, dopo averlo fatto , tra i suo effetti personali trova un biglietto con su scritto il nome di una donna, una donna che il lord conosce , e anche bene, sembra. Sempre sul biglietto trova scritte delle parole "cammina fra di noi" ed è qui che si verificano strani eventi dopo i quali Hawthorne corre nella stanza del soldato, lì assiste all'apparizione di una figura oscura, e si rende conto, insieme al suo servo, che la profezia è vera. Dopo tutto il trambusto corrono a cercare il dottor callister, che purtroppo, è stato brutalmente ucciso, ed è qui, proprio alla fine che il capitolo finisce con un colpo a sorpresa , che io ho trovato adatto e molo intelligente, eccola che compare la nostra: - Mary Stonebooty - Ho trovato tutta questa serie di eventi ben strutturata e coerente, non cambierei una virgola. Il personaggio che mi ha colpito è quello , ancora appena accennato, di Mary, non è la solita figura femminile indifesa, pura e graziosa, qui abbiamo una tipa bella cazzuta, ed è perfetto perché non siete caduti nel banale o almeno nella tipologia ricorrente della figura femminile. I personaggi nel complesso sono ben delineati, anche il servo che è comunque un personaggio secondario è descritto bene e i suoi comportamenti insieme a quelli del lord in modo realistico. Ricordandomi forse un pò banale è stata l'entrata improvvisa e funesta del sotto ufficiale in caso del lord e il classico svenimento, ma lo ricordo giusto per non far pendere il mio giudizio troppo da una parte. Mi è piaciuta la descrizione vivida (anche troppo) del cadavere del dottore, che mi ha fatto storcere la bocca, e sono rimasta soddisfatta dalle reazioni del lord e il servo, vere e condivisibili da tutti, ti fanno immergere nella storia e la fanno sembrare reale. Per non parlare di quello che prova Hawthorne a sentire la voce di Mary, in quel passaggio il capitolo ha raggiunto le 5 stelle. Si è sentito l'amore del personaggio verso la donna, quanto bene la conosca e quanto siano legati, da quanto la stava aspettando. Per quanto riguarda lo stile, trovo che nella parte finale sia più profondo , ma nel complesso è scorrevole, dinamico. Errori di grammatica non ne ho visti, anche se potrebbero benissimo, esserci, figurati! ma non sono la persona giusta per fartelo notare. giudizio finale: BENE. MOLTO BENE. Ora attendo con impazienza il seguito.
  10. Si scusa ho visto ora la seconda parte! lo leggerò subito. Avevo capito che l'uomo di colore fosse il decimo della profezia perchè più di una volta dice ai sotto ufficiali che sono già morti, poi ancora gli racconta che con l'arrivo del decimo chi l'avrebbe visto, chi si fosse trovato nei paraggi sarebbe stato messo male.. e quindi ho tratto conclusioni. Comunque è una bellissima iniziativa quella di scrivere a più mani, ho avuto esperienze del genere ma le ho trovate troppo complicate e non adatte a me , grazie comunque dell'invito Ci vediamo nel prossimo commento del secondo capitolo
  11. L'ho letto il regolamento solo che non mi sentivo in grado di giudicare più approfonditamente e non volevo sparare cavolate D: comunque va bene ,scusami, provvederò commentando la seconda parte del suo capitolo seguendo lo schema di pari passo... Buona serata
  12. commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/28934-il-racconto-perpetuo-la-profezia-capitolo-1/ Salve! dopo il prologo questo è il primo pezzo del primo capitolo, che completo sono una decina di pagine e che quindi dovrò pubblicare man mano... Grazi per tutti quelli che mi daranno una mano commentandolo Aaron Verona 11 giugno, 2004 <<Impegnati di più, questa è già la quinta volta che ci riprovi.>> Faceva caldo. Quel giorno le temperature erano tremendamente alte e la cosa , ricordai,avrebbe dovuto facilitarmi il lavoro, invece , non ci riuscivo. Avrei potuto far prendere fuoco ad un albero o ad un casa intera se avessi lasciato andare in frantumi l'autocontrollo. Concentrarmi su un unico bastoncino di legno, però mi risultava restrittivo, quasi impossibile. Dovevo sottolineare mentalmente i confini dentro i quali potevo agire, come quando si deve colorare un disegno senza uscire fuori dai bordi della figura. Quei primi allenamenti erano stati tremendi. <<Ho caldo, avevi promesso che dopo aver provato almeno due volte sarei potuto andare in piscina con Dylan!>> avevo esordito incrociando le braccia, succedeva sempre cosi: mio padre mi chiamava e diceva che sarebbe stata questione di pochi minuti. Lo diceva in tono indulgente, nascondendo magistralmente quelli che erano veramente i suoi obiettivi, faceva sembrare il risultato relativo e poco importante, col senno di poi avrei capito come i risultati per Daniel Savior non erano importanti ma “fondamentali.” <<Io me ne vado!>> Lui però quei piccoli capricci da bambino non li considerava. Dopo qualche secondo di silenzio aveva poggiato il bicchiere d'acqua sul tavolo, si era alzato e aveva abbandonato la veranda da dove era rimasto ad osservarmi per ore. Il sole aveva illuminato il suo viso, si era tolto gli occhiali , e io mi ero bloccato sentendo quella familiare morsa mentale che sgusciava dal suo sguardo per poi avventarsi su di me, riusciva a farmi esitare soltanto guardandomi, mi bloccava. I suoi occhi erano del colore dell'erba appena annaffiata, la corporatura massiccia e slanciata. Quando ero piccolo mi domandavo sempre se un giorno sarei diventato alto e imponente come lui,lo avrei considerato un miracolo per un bambino come me : sbadato , goffo con gli occhi acquosi chiari e una zazzera di capelli neri in testa. Per non parlare del carattere: il mio irascibile e il suo pacato ed emotivamente indistruttibile. Si era guardato intorno facendo passare lo sguardo entro il giardino spazioso, poi alzando lo sguardo verso di me aveva messo le mani nelle tasche dei jeans neri ed era tornato a guardarmi . Mi guardava come si guarda un impiegato che non lavora bene, che sbaglia, mi avrebbe licenziato come figlio perché non riuscivo a dar fuoco ad un bastoncino, avevo pensato tutto tremante. <<Aaron, da quanto mi risulta hai ancora dieci anni, se non vuoi che ti tenga legato dentro casa non facendoti più vedere i tuoi amici, accendi quel pezzo di legno!>> le sue parole erano state secche e dirette, intrise di quelli che erano i residui di un accento britannico. “Io ho ancora nove anni...” avevo pensato, senza osare controbattere. “Gli altri bambini però non lo fanno, gli altri bambini non sanno far comparire dal nulla il fuoco come faccio io” non avevo capito niente, non immaginavo niente. <<Aaron vieni? È arrivato Matteo e ci sta...>>Poco dopo Dylan aveva sceso le scale tutto su di giri, io mi ero voltato speranzoso, ma lui una volta capito che si trattava di un allenamento si era immobilizzato dietro la figura di suo zio. <<Dylan tornatene dentro.>> Gli aveva risposto lui con sufficienza. Daniel lo trattava male, o meglio, il più delle volte non lo trattava affatto, ecco perché Dylan era libero. Mio padre non gli vietava niente, anzi, sembrava contento di poterselo levare di torno .Anche lui come me sapeva fare qualcosa fuori dal comune, Dylan controllava la terra. E non era una capacità violenta e funesta come la mia, lui faceva crescere le piante, le accudiva, e mio padre lo prendeva in giro quando poteva “Non vorrai raccogliere i fiori come una femminuccia, Dylan “ e lui non rispondeva, si metteva a piangere quando era ormai certo di trovarsi solo e lontano da noi. A me invece piaceva quello che sapeva fare, avrei fatto volentieri a cambio. Lo invidiavo per il modo in cui riusciva a comunicare con il suo elemento, amavo il modo in cui faceva crescere gli alberelli di bambù facendogli prendere le forme più svariate solo per farmi ridere. Avere abitudini diverse mi portava ad essere geloso del suo tempo libero e degli amici che riusciva a farsi mentre io ero confinato in casa. <<Dylan mi hai sentito? Rientra in casa come ti ho detto, se Aaron riuscirà ad accendere il bastone di legno verrà con voi, altrimenti no!>> <<Non è giusto! >> Avevo provato a chiedere aiuto a Dylan con lo sguardo, ma lui aveva avuto troppa paura. <<Quanto ti odio!>> avevo detto a mio padre. <<Non importa se mi odi, un giorno mi ringrazierai, perché vedi Aaron, non sono molti i bambini come te...Cosa pensi direbbe tua madre?? lei ti ha regalato un potere cosi grande e tu? La DELUDI, la mamma sarebbe delusa da te Aaron e anche io ora lo sono.>> mi ero lasciato abbindolare come un serpente al suono di uno sonaglio. <<Sai perché ti alleno cosi tanto ? >> Si era avvicinato e mi aveva messo le mani sulle spalle. <<Perché sono sicuro che ti farà diventare fortissimo, tu prenderai il mio posto e un giorno guiderai altre persone, quando arriverà quel momento dovrai essere forte e degno di essere mio figlio.>> avevo annuito meccanicamente per tutto il tempo senza capire cosa stesse dicendo. <<Quello che ti differenzia ti caratterizza, ti migliora, e migliorerà la vita di tante persone, le proteggerai..>> <<Da cosa?>> <<Da perone cattive.>>Ricordo bene quella fiamma velata che aveva fatto capolino nei suoi occhi, come a ricordo di qualcosa di antico. Non potevo deludere il padre che idolatravo,non potevo deluderlo e quindi potevo, anzi dovevo accendere quel maledetto bastoncino. “Proteggerò papà e lui sarà fiero di me” Calibrai il flusso di energia che sentivo scorrermi dentro e che batteva nel mio petto come un secondo cuore. Trattenni l'aria inspirata e indurii tutti i muscoli che riuscivo a controllare dal primo all'ultimo. Puntai definitivamente il bastoncino. Era come lanciare un sassolino con una fionda, la mia difficoltà stava nel raccogliere l'energia per tirare indietro l'elastico. Faceva male, in qualche modo l'energia che raccoglievo mi sfuggiva e creava un disordine tale da sentire la testa che si gonfiava . Lasciai andare l'elastico immaginario. Ci riuscii. Forse ero stato fortunato o forse tutti quei fallimenti mi avevano temprato. L'energia investì il bastoncino, lo avvolse e lo ingoiò in un unica lingua di fuoco. “Ce l'ho fatta” Avevo eseguito l'ordine, il primo dei tanti, e a causa dei quali avrei imparato a dubitare che fossero l'unica cosa a rendermi figlio di quell'uomo. Verona 12 giugno 2013...
  13. Ciao Joyopi, ho appena finito di leggere questo primo capitolo. La storia sembra ricorrente: profezie, salem... Una ragazza, il consueto oggetto di ricerca, chissà forse sarà una strega? bhè sarò curiosa di scoprirlo. Un uomo di colore viene arrestato e comincia a delirare parlando di una profezia, due poveri sotto ufficiali che si trovavano nel posto sbagliato nel momento sbagliato se lo sono dovuto subire, e poveracci ci hanno pure rimesso. Lo stile mi piace , è scorrevole. I personaggi sono solo accennati, ma si distinguono l'uno dall'altro, anche se avrei preferito una descrizione fisica di lord Hawthorne. Devo dirti che ho subito immaginato la fine, e che il decimo uomo fosse proprio l'uomo di colore, perciò non sono rimasta tanto stupita, mi aspettavo un finale più sorprendente. Ma nel complesso mi piace, certo non mi ha fatto impazzire ma se dovessi pubblicare il secondo capitolo lo leggerò con piacere.
  14. Ciao nobody, testo interessante il tuo, molto originale sicuramente. Un dialogo tra te e te dici, io l'ho letto pensandolo come un dialogo tra te e il tuo orgoglio. Lo stile è semplice, molto filosofico. Il ragazzo che si interroga sembra un tipico adolescente alle prime armi con il mondo e se stesso. Mi sono rispecchiata totalmente in quello che hai scritto. A parte un piccolo errore di distrazione che hai fatto nelle prime righe, non mi sento di aggiungere nient'altro. Il testo mi è piaciuto, spero ne metterai degli altri.
  15. Ciao!  mi hanno detto di rivolgermi a te, potrei chiederti alcune cose che riguardano la sezione narrativa in capitoli?

     

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    2. queffe

      queffe

      Ma che "scusa"? Figurati! :)

      Noi dello staff siamo qui apposta per dare una mano agli utenti.

      Allora:

      Il titolo l'ho cambiato io. Gli utenti non possono fare correzioni, che vanno sempre richieste allo staff. L'unica cosa che ti posso consigliare se non vuoi "disturbare" ;)  è di rileggere con la maggior attenzione possibile prima di pubblicare. Comunque non ti preoccupare e se nonostante questo fai degli sbagli rivolgiti pure a chi dello staff trovi online in quel momento (solo una cosa: se fai la richiesta a qualcuno di noi, poi resta in attesa. Ti raccomando di non fare la stessa richiesta a più staffer se no noi ci incasiniamo!)

       

      Svincola il significato che ha la definizione "capitolo" in un libro o nel tuo manoscritto e quella che ha qui. I "capitoli" dei "racconti a capitoli" di WD sono parti che devono avere la lunghezza massima di 8000 caratteri (spazi compresi).

      Il nostro contatore di riferimento lo trovi qui.

      Se un tuo capitolo ha, diciamo, ventimila caratteri dovrai dividerlo almeno in tre parti, nessuna delle quali dovrà superare gli ottomila. Per ciascuna parte dovrai pubblicare un regolare commento, inserendo il link all'inizio del tuo testo (e tu nel prologo non lo hai fatto, pertanto hai violato l'art. 2.8 del regolamento).

      In questo primo caso te l'ho inserito io ma per le prossime tue pubblicazionidovrai pensarci tu).

      Per quanto riguarda i titoli delle parti, decidi tu. Potresti ad esempio usare il formato:

      Storia di Pippo - capitolo 1 - parte 1 di 3

      (Scusa la banalità del titolo :asd: )

      Se il tuo documento di office, invece, non è diviso in capitoli ma è un unico raconto di 10 pagine, potrai usare il formato:

      Storia di Pippo - parte 1 di n

      Attenzione al numero di parti pubblicabili al giorno. Cito dal regolamento:

      Cita

      2.15.2 Nella sezione "Racconti a capitoli" possono essere postati invece fino a 3 (tre) brani al giorno, purché il racconto in quel modo sia concluso. Se il racconto supera le 3 (tre) parti, è consentito postarne 1 (una) al giorno.

      Occhio, pertanto: solo una parte al giorno, se il tuo racconto è più lungo di 24mila caratteri.

       

      Direi che è tutto. Se hai degli altri dubbi, prima di sbagliare chiedi pure senza paura di disturbarmi.

      Ciao

      queffe (al secolo: Luca)

    3. Sofia Sordilli

      Sofia Sordilli

      Quindi ogni volta che pubblico un testo all'inizio metto il link del calcolatore, okay! E invece sapresti darmi consigli su come ricevere più commenti? dovrei tipo commentare io  più brani? oppure è perché mi sono iscritta da poco?

    4. queffe

      queffe

      Scusa, avevo dimenticato questa risposta.

      Certo: più attiva sei e più chi è commentato da te dovrebbe sentirsi "in dovere" di ricambiare. Ma ricambiare un commento con un commento non è un obbligo, bada bene.

      Diciamo che il fatto di pubblicare un racconto a capitoli ti renderà già abbastanza visibile con i commenti. Se puoi vuoi fare dei commenti in più rispetto a quelli "d'obbligo" per pubblicare, vedrai che sicuramente questo porterà sui tuoi lavori più commentatori, di sicuro.

      L'unica cosa che non puoi fare è "spammare":

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      1.6
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