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  1. Era quello l’anello che volevo: un design elegante in oro e platino raffigurante un cuore con al centro un diamante e attorno 12 piccoli rubini. Lo sognavo da tempo e glielo chiesi al mio ragazzo come pegno quando rimasi incinta. L’arrivo del bambino avrebbe perfezionato il nostro rapporto con il matrimonio. Ero felice come non lo ero da tempo. Eppure sentivo come un’insoddisfazione che non riuscivo a decodificare – un’inquietudine che a momenti rendeva faticoso continuare a respirare. Una stupida domanda mi tormentava il pensiero, nonostante la ricacciassi prontamente indietro. “Amavo veramente Pietro?”. Perché questo dubbio? Era il miglior partito tra tutti quelli che conoscevo: giovane, brillante e molto benestante. Le mie amiche dicevano che fosse bello. Credo avessero ragione, ma per me non faceva differenza. La bellezza. Bastavo già io: ero – sono – veramente una bella donna. Non lo dico per vantarmi. Me lo dicono – me l’hanno sempre detto – tutti. E non tengo il conto di quanti mi sbavano dietro. A volte è faticoso essere belli. Però non mi monto la testa. Pietro mi ha fatto una corte serrata. Diciamo che era diventato veramente ossessivo – una vera rottura – fin quando non ho accettato di uscire con lui. Così ho dovuto cedere per non rischiare di diventare allergica alle rose – me ne aveva mandate 12 dozzine per tre settimane di fila. Mia madre è un po’ incostante: la prima settimana mi disse che avrei dovuto sentirmi lusingata e non nascondeva una certa felicità quasi infantile; la seconda settimana, sempre felice, ma in modo più maturo, mi fece notare che il tipo stava dilapidando una fortuna e che sarebbero bastate le sue ordinazioni per far vivere tranquillo il fioraio; alla terza settimana divenne insofferente a tutto quello sfoggio floreale e mi chiese se ritenessi saggio rischiare che il mio pretendente diventasse povero, sperperando in fiori ciò che un giorno avrebbe potuto divenire il mio patrimonio. Decisi di cedere. Era tanto caro, il mio Pietro, e anche i conti dei vari ristoranti in cui mi portava – non è che una rara bellezza come me si possa nutrire di cibo spazzatura: si potrebbe sciupare la pelle. Ma era anche geloso. E io odio gli uomini che fanno scenate, soprattutto in pubblico. La peggior reazione fu in discoteca, quando un mio ex mi si avvicinò e mi abbracciò, ma era solo perché la musica era assordante e lui mi disse una battuta all’orecchio – non ricordo nemmeno più quale – e ridemmo entrambi. E Pietro alzò le mani sul mio ex. Che figura di merda! Lo lasciai lì e me ne andai, dicendogli di non farsi più vedere. Presi un taxi e tornai a casa da sola. Mia madre era ancora sveglia. Mi guardò quasi con disprezzo: di solito tifava per il più ricco. La storia non era finita: l’indomani arrivarono altre 12 dozzine di rose. Iniziai a pensare che Pietro fosse un po’ dozzinale, ma questa volta c’era anche un piccolo astuccio con dentro un braccialetto. Brillava. Così mi ricredetti sul suo conto e gli diedi un’altra chance. Una scelta come un’altra: dire di sì o di no ad un uomo è tanto impegnativo quanto lanciare una monetina e decidere se testa o croce quando ormai la moneta è atterrata. Ma stare con Pietro non era così male: non peggio di tante altre relazioni. Solita allegria, solite uscite, soliti litigi, carezze, scopate e poi “vaffanculo” e poi ricominciare dopo pentimenti e scuse – quasi mai le mie. Ma era una relazione un po’ incerta, precaria, a volte, mi sembrava. Così decisi di dare una spintarella al destino, sospendendo i contraccettivi – mesi di pena e lui che diventava sempre più svogliato e diffidente. Ma alla fine fui premiata: un preservativo bucato – gli avevo detto di dover sospendere la pillola per ragioni di intolleranza – e io stavo diventando mamma e, quello che più contava, lui stava per diventare padre. Appena in tempo, perché il suo interesse le mie piccole – lui preferiva il termine “dispendiose” – esigenze stava un po’ scemando. Cosa peggiore, non prese molto bene la notizia della paternità. Ebbe pure il coraggio di dire che avrebbe preteso il test del DNA. “Sarai accontentato”, gli dissi – mica sono scema a tradirlo prima di averlo incastrato! E poi aggiunsi: “Questa ostilità ti costerà però cara”. E va be’, i soliti battibecchi da gente innamorata. Poi tutto si sistemò e ci calmammo e iniziò anche un periodo sereno, tanto che iniziai ad affezionarmi al “mio uomo”, padre del mio bambino. Ma la iella mi perseguita da sempre e non volle smentirsi neanche per una volta, così una sera, dopo una discussione alquanto futile sentii un forte dolore al ventre e più tardi notai delle macchie di sangue sugli slip. Le mie paure più ancestrali si erano avverate: persi il bambino. Passai dei giorni d’inferno in cui Pietro se ne andò di casa e si rifece vivo solo dopo una settimana. Mi chiamò sul cellulare – aveva bloccato il suo perché non lo potessi chiamare. Disse che aveva riflettuto e che in fondo non era colpa mia se avevamo perso il bambino. Bastardo! – “In fondo non volevi perderlo”, mi disse. Quel bambino mi serviva. Perché mai avrei dovuto desiderare di perderlo? Comunque mantenne un tono cordiale e disse che aveva deciso di darmi l’anello che avevo sempre sognato. Il cuore mi si alleggerì: matrimonio in vista. Arrivò con dieci minuti di anticipo sull’appuntamento stabilito. Pensai che fosse impaziente di riabbracciarmi. Volevo mantenere il mio solito contegno e attenderlo immobile, ma qualcosa mi spinse a corrergli incontro per abbracciarlo – mi sentivo come una bambina. Nuovamente con il cuore aperto, come quando da piccola perdonavo una compagna di giochi per avermi ferita, nuovamente disposta ad amare, questa volta senza compromessi, disposta a dare senza chiedere niente in cambio. Troppo tardi mi accorsi della sua espressione cupa e ancora non feci caso che sul suo volto non c’era il sorriso, fin quando non lo abbracciai e la mia pelle notò quella strana tensione sulla sua guancia. Solo allora mi accorsi di quanto fosse rimasto freddo e distaccato. Mi guardò con gli occhi tristi, così come non glieli avevo mai visti. Mise la mano nella tasca del cappotto. Il respiro mi si fermò. Non capivo. Pietro estrasse un astuccio e lo aprì davanti ai miei occhi increduli. Era l’anello dei miei sogni. Me l’aveva comperato. Avrei dovuto esultare dalla gioia, ma il mio entusiasmo rimaneva bloccato da un terribile presagio. Rimanemmo entrambi in silenzio, una di fronte all’altro, praticamente paralizzati. Neanche una macchina per la via a spezzare quel silenzio che pareva un sinistro sortilegio. Furono le parole di Pietro a farlo: «Ecco l’anello che desideravi.» Un lungo silenzio. Non capivo perché rimanessi ancora muta. «Finisce qui» disse con tono incolore. Avrei voluto gridare “come finisce qui? Perché?” ma rimasi paralizzata. «Amo un’altra.» Faceva troppo male. Mi sembrava di stare altrove ad osservare dall’alto quell’assurda scena tra due sconosciuti. Pietro se ne stava andando. «Chi è lei?» Pietro si bloccò, voltandosi verso di me. Il suo sguardo era ancora triste. “Ma porca puttana, sono io quella che viene lasciata! Che cazzo lacrimi a fare, pezzo di stronzo!” «Carla.» «Quel cesso!» urlai. “Un affronto così...” «Sposerò Carla fra qualche mese.» «Ma che cazzo ha quell’aborto di donna che io non ho? Ci vuole coraggio a trovarla bella.» Pietro mi guardò. I suoi occhi erano ancora tristi, ma si stavano caricando anche di disprezzo, non potei fare a meno di notarlo. Mi guardò per intero. Non poteva negare la mia bellezza. «Tu non potrai mai dare a me, e forse a nessun altro uomo, il semplice affetto e la serenità che Carla e tante altre donne come lei danno spontaneamente e senza fatica.» Sentii un pugnale penetrarmi il cuore e spaccarlo in due. Ma ero vestita di bianco e non vidi alcun sangue. Realizzai che quel pugnale era solo nella mia testa. Mi lasciai andare, sapevo che quella era la mia fine. Chiusi gli occhi. Riaprii gli occhi. Che pessima donna. Non mi riconoscevo. Fissavo l’anello dentro l’astuccio. Bello ma freddo. Richiusi l’astuccio. Rientrai. Salii in camera mia. Mi sdraiai sul letto e caddi in un sonno profondo. Mi risvegliai il mattino seguente. Andai allo specchio. “Chi è quella donna?” Il trucco sbavato. Presi un dischetto con del latte detergente. Mi struccai e poi lavai la faccia. Sorrisi. Mi spettinai. Poi presi la spazzola e pettinai nuovamente i capelli. Li avrei legati in una coda. Mi spogliai del mio Armani. Indossai camicetta bianca, jeans e scarpe da ginnastica. Mi sentivo stranamente felice. Alla parete una gigantografia di quella donna. “E quella sarei io?” Presi un pennarello e dipinsi un paio di baffi a quella faccia così famigliare, così estranea. Avrei voluto disegnarle un buco sulla dentatura, ma come si fa a una che non sorride mai? Sul comodino notai un astuccio. L’aprii. Un anello a forma di cuore, con un diamante e 12 piccoli rubini. Mi sembrò così insignificante, però lo provai. Era della mia misura. Lo guardai. Ma sì, l’avrei anche potuto portare per un po’. Scesi le scale un po’ saltellando. Al piano di sotto mia madre era in attesa – trepida – di farmi delle domande. «Vado a fare shopping», frustrai le sue intenzioni. “Un momento, ma sono una che fa shopping?” Ci pensai su. “Evidentemente sì. Che palle! Nah!” Avanzai per strada a passi veloci e un po’ saltellanti. Qualcuno mi salutava, ma avevano tutti un’espressione un po’ sorpresa. Più avanti, mi fermai davanti la vetrina di un negozio di belle arti. Entrai. Riempii il cestino di colori a olio, pennelli, pastelli a cera, pastelli a olio, tubetti di tempere, matite colorate, pennelli, una tavolozza, dei blocchi di fogli lisci e ruvidi e dei cartoncini telati. Per ultimo presi anche una tela su telaio 70 x 100. La commessa mi guardò un po’ sbigottita. “Ci conosciamo? Non credo. E anche se fosse...” «Prendo questo. Tutto. Mi fa un pacco regalo?» Non le dissi che dovevo regalarlo a me stessa. Sulla strada del ritorno verso casa osservai l’anello che avevo al dito. Non ricordavo che fosse mio. A dire il vero, non ricordavo un gran che della mia vita, né se avessi degli obiettivi. Forse dovrò ricominciare. Per ora voglio solo mettere giù tanti colori. Commento: La donna allo specchio
  2. semplicemente "a guardar bene". non potrai negare per sempre... Il futuro è richiesto dal "per sempre" in un'affermazione che suppone ripetizioni. Domande un po' retoriche Oppure "il cestino della memoria cancellata" controsenso: la memoria è cancellata. Cosa vuoi ancora svuotare? Meglio: "Scappa finché sei in tempo. Cambia vita." Solitamente si "fischietta" una canzone, ma si "fischia dietro ad una donna". cerca un sinonimo un castello abbandonato / un castello diroccato truccato alla perfezione ? Normalmente in italiano non si accosta "fiamma/fiammella" a dubbio. Il dubbio "assale", "genera inquietudine", "ti attanaglia", ecc. Quando si è innamorati/infatuati, non si fa caso anche agli "aggettivi" Ma allora, di che colore sono gli occhi? un po' contorta come frase "ragazza immagine" di solito ha un altro significato, più o meno come "testimonial" La frase è d'effetto, ma contraddice un po' il periodo precedente, quello del buco della serratura, in cui sembra che l'unico a fare l'amore con lei sia il suo aguzzino. immagine inflazionata e che le banconote siano sporche è un cliché. 1) questione di un attimo - in realtà il suicidio per dissanguamento nella vasca da bagno non è proprio una morte veloce 2) fiume di sangue 3) povera ingenua 4) finalmente libera L'immagine finale va bene. dovresti solo trovare delle parole meno ovvie in una situazione come questa. Non mi sono soffermato a commentare errori e refusi già spiegati dai precedenti che hanno commentato. La presa di coscienza di aver toccato il fondo spinge una donna a farla finita. Un monologo ben condotto, con qualche passaggio un po' scontato, ma comunque coinvolgente. La psicologia del personaggio è ben delineato. La descrizione della storia segue un po' dei cliché noti, ma devo aggiungere tristemente noti e riflettenti la cruda realtà. una storia che sicuramente si potrebbe attribuire a tante, troppe donne, semplicemente cambiando nome e colore dei capelli. Nell'insieme una buona prova.
  3. Parentesi: Mahatma Gandhi, colpito dai proiettili, prima di cadere benedì il proprio assassino. Scusa @Emy per questo post "off topic". Nel prossimo procedo con il commento.
  4. Benvenuto.
  5. sangue - coltello - brandire - intrepido - duro - acerrimo - micidiale -uccidere - neutralizzare - embargo - legge - fiducia - opposizione - protesta - tafferugli - violenza CBIDAMUNELFOPTVGRS
  6. Allegria, @Sira . Trovo un po' contraddittoria la prima parte rispetto alla seconda: Qui abbiamo un'immagine negativa che peggiora la realtà mediante le apparenze. Qui abbiamo un'immagine negativa che migliora la realtà mediante le apparenze (illusioni). Ho capito male?
  7. La solita domenica. Però avevo dormito troppo: non ero riuscito ad aprire gli occhi fino alle 12 in punto. Non ricordavo cosa stessi sognando, ma ero certo che riguardasse il contest e mi svegliai con un impulso irrefrenabile di accendere il pc per vedere le tracce e mettermi subito al lavoro. Sentivo che sarebbe stata una giornata speciale. Windows si avviò come al solito, inserii la solita password, cliccai sull'icona del browser e digitai una "w" seguita da invio. Mi ritrovai nel WD. Ma stranamente comparve un link con "clicca qui". Lo feci. Una luce abbagliante m'investì, sconvolgendo i miei sensi. Ricordo di aver pensato che una luce di tale intensità non avrebbe potuto sprigionarsi dai led dello schermo. [...] Quando riaprii gli occhi e mi guardai attorno realizzai che era successo qualcosa che mi avrebbe sconvolto la vita: non ero più nella mia stanza, ma in un mondo in cui tutto era costruito con libri e carta stampata. [...] D'un tratto sentii una voce alle mie spalle, mi voltai e vidi una donna non più giovane, vestita da maga Magò che m'incitava a scrivere in fretta. "Tutto dovrà essere finito entro mezzanotte o rimarrai intrappolato in questa dimensione per il resto dei tuoi giorni." [...] Ciao a tutti. Oggi purtroppo non ho tempo di partecipare, ma vi auguro una giornata all'insegna della creatività e del buon umore.
  8. Benvenuta.
  9. @Emy Grazie per l'incoraggiamento.
  10. @Emy Il fatto è che sto lavorando alla ristrutturazione di un bagno in montagna per un cliente e non mi sono portato dietro il pc. Oggi sono a Torino, ma riparto nel pomeriggio. Comunque per il 23 dovrei farcela.
  11. Sei in netto vantaggio. A me manca il titolo e come battute sono a 0. Vale adire: devo ancora iniziare.
  12. Benvenuto.
  13. Benvenuta.
  14. severo - castigo - ban - indisciplinato - diabolico - amorevole - misericordioso - uomo - nero - emo - linfa - forza - ordine - polizia - truffa - vittima - gabbata CBIDAMUNELFOPTVGRS
  15. Quindi saprai che ci sono delle terapie che si basano sulla scrittura e che dall'analisi di un racconto si può dedurre molto sulla psiche dello scrivente. Intanto ti consiglio di leggere (e spero che non sia appena entrata in uno di quei periodi di astensione dalla lettura per qualche mese) questo link. Quindi ti rinnovo il mio "benvenuta e buona permanenza".