Vai al contenuto

Johnny P

Lettore
  • Numero contenuti

    395
  • Iscritto

  • Ultima visita

  • Giorni vinti

    1

Tutti i contenuti di Johnny P

  1. Contest di Natale 2017 - Scrittopoli - Finali

    complimenti ai vincitori, alla fine hanno avuto la meglio i tanti km macinati sul campo. Bravi tutti, fosse solo per la costanza, era il contest di natale ma avete rischiato di finire a Pasqua. Pace e bene.
  2. Impappinato

    Premessa doverosa: l'essere celere non fu mai una qualità a me nota; di solito, per scrivere un racconto di tre pagine ci metto tre mesi, e questo, di solito, mi esclude da tutti i contest del WD. Ma procediamo con ordine. Correvano i primi d'ottobre, e un giovane me, fra un integrale e l'altro, si trova colto da ispirazione divina. La trama è un po' questa (evito di raccontarla nel dettaglio per non danneggiare i miei appassionatissimi e numerosissimi lettori che potrebbero altrimenti fare uno sproposito, non certo perché sono pigro): Tizio e Caio, dopo essere stati abbondantemente presentati, per sbaglio ammazzano il tempo, cioè, la personificazione del tempo. Il tempo personificato è una donna incita con un abito da sposa. Ora, ovviamente, tutto si blocca, perché il tempo non scorre più. Il mio problema sorge qui: non so come andare avanti. Il racconto mi sta piacendo davvero molto e non voglio cambiarlo, i personaggi funzionano, l'ambientazione pure, ma arrivato a questo punto non ho idea di come andare avanti. Ho buttato giù due idee: la prima è che fanno partorire la donna e il tempo riparte, la seconda è che semplicemente l'universo rimane piantato in quell'istante, tranne ovviamente Tizio e Caio. Ma non sono troppo convinto. Vi prego aiutatemi, sono ben accetti insulti, consigli nonché proposte di lavoro o candidature in vista delle elezioni. Un saluto, Johnny P.
  3. Infimito

    Ciao, prima che ti blocchino la discussione (sono intransigenti) ti conviene commentare e riportare il link del commento fatto ad un altro racconto o poesia. Dai una letta al regolamento. Passando alla "poesia", non so cosa ti abbia fatto di male Leopardi per fargli questo . Onestamente capisco che volessi fare la parodia di uno dei classici più inflazionato della nostra letteratura, però, devo essere sincero, non ho apprezzato questa tua operazione: da un lato, perché non c'è niente di veramente tuo, dall'altro perché è una storpiatura un po' gratuita, che non risponde a un fine o ad una costruzione ironico-parodico rilevante. O perlomeno io non l'ho trovata, magari mi sbaglio e mi scuso in anticipo se ho frainteso. Mi ricorda piuttosto Gino, un affettuoso cliente del bar del mio paese, nelle sue serate più ispirate. Ecco, forse lo spirito goliardico e il disappunto verso una tradizione forse ormai troppo lontana, troppo rintanata sul suo altarino si sente senz'altro, e tuttavia il tuo esperimento non riesce a convincermi, perlomeno non appieno. Se non ho capito una sega fammelo sapere, ci tengo ad essere insultato . In attesa di leggere una poesia che sia davvero tutta tua, e spero di leggerla al più presto, ti invito a sistemare le formalità che riguardano questa. Occhio che forse ne hai postate due uguali. Un saluto, Johnny P.
  4. Impappinato

    Ho pensato che magari, un po' per uno, e non facciamo scontento nessuno: che ne dite se Tizio e Caio rimangono nel mondo bloccato in un finale aperto, in cui dicono che cercheranno di fare qualcosa per rimettere a posto le cose? Magari se un giorno mi verrà voglia di renderlo un mini, molto mini, romanzo saprò da dove continuare. Con buona pace della tragedia cosmica preventivata da Marcello. Ehm... Ho capito, mi faccio un abbonamento al cinema. Un saluto, Johnny P.
  5. Per primo ricordo mio padre

    @Nerio insisto nel dire che esageri. Esageri decisamente troppo. Mi conosci bene, per cui inutile dire che le tue osservazioni sono senz'altro attinenti e corrette. Indubbio che fra figure e contenuto dei versi ci sono delle connessioni, così come la scansione temporale (che procede, come hai giustamente osservato, dal naturale al personale). Vorrei aggiungere qualcosa a quello che hai scritto, ma è inutile, mi sentirei solo a disagio a ripetere le stesse cose. Tra l'altro è più bello il tuo commento che la poesia stessa, ma tanto ci ho fatto il tarlo, non mi offendo. Aggiungo solo, ma questo non sta scritto da nessuna parte nella poesia, che l'incedere dei personaggi e dei tempi risponde a un mio criterio personalissimo: mio padre, sebbene nella vita abbia fatto tutt'altro, ha sempre amato la terra e la campagna, infatti i miei nonni erano contadini. Devo dire che mi ha sempre trasmesso una certa ammirazione per quello che hanno fatto i miei avi: mandare due figli all'università, costruire un futuro con la sola forza delle braccia, non è da poco. Inoltre, mio nonno è morto poco prima che nascessi io, di qui il riferimento al lutto nel componimento che, al di là della vicenda personale, e come spiegavo a quirico, ha un valore che lego all'innocenza. Pertanto, ritengo assolutamente fondata, questa affermazione che integra e afferra il nocciolo della questione: Innocenza=Magico=Ricordo=Luna che si contrappone a Luce=Razionalità=Morte=Consapevolezza, il senso del finale è un po' tutto qui. Non nego che mi piacerebbe un giorno pubblicare qualcosa, ma onestamente non credo di essere pronto, almeno finché passo più di 12 ore sobrio. Ti ringrazio per le bellissime parole e per il tempo che perdi dietro alle mie. Un saluto, Johnny P.
  6. Per primo ricordo mio padre

    commento PER PRIMO RICORDO MIO PADRE Per primo ricordo mio padre che solo pestava la terra madida dei primi di maggio, poi venne mia nonna vestita di nero e passava novembre; scrivevo male ma contavo meglio quando mia madre mi mise il grembiule, e contavo le stelle quando il primo amico mi lasciò il primo sorso di vino. Più tardi, la morte. Di tanto in tanto, tornare a sbirciare da forestiero quel tempo felice per barattare di nuovo la luna nell'ora più bella del giorno.
  7. Impappinato

    Ci avevo pensato, il problema è che non so se ci sta bene con l'impostazione generale del racconto...
  8. Impappinato

    Carissimo @Marcello che piacere risentirti. Io comunque non ti capisco... Come si fa a preferire farsi il mazzo per perdere ad una vittoria così facile. Voglio dire, siamo di razza bianca, non mi pare che abbiamo molestato qualcuno (anche se una volta ho toccato il polso di una cassiera, forse potrei avere problemi) e dulcis in fundo nessuno si è ancora giocato il reddito sui pollici opponibili, possiamo approfittarne. Senti a me, è il momento giusto. Tipo Kill Bill? Non mi fate del male, ma non ho mai visto neanche un film di Tarantino. Non so neppure di che parla. Ma la donna-tempo non era morta Dici che è un problema? Tipo cesario. L'idea di accudire il bambino non è male sai? Il problema è che il racconto è già abbastanza lungo, e i vari accudimenti richiederebbero altro. Quello che cerco è un finale. Un saluto, Johnny P.
  9. Per primo ricordo mio padre

    Ultimamente ci ritroviamo spesso . Mi fa piacere. Dunque, a parte l'analisi metrica a dir poco impeccabile, pure fin troppo generosa, sono assolutamente d'accordo con te quando dici che metro e contenuto sono strettamente legati. Scrivendola pensavo a Pascoli, d'altronde sua è l'atmosfera agreste e decadente, così come il novenario che ho malamente preso in prestito. In effetti, dal canto mio non riesco a slegarmi dalla forma (torniamo sempre qua), pertanto cerco di piegarla un poco per renderla mia, sperando di dargli una specie di identità. Giustamente hai detto che il salto temporale della seconda è sensibile e in un certo senso "spiegato" dalla chiusura della prima. I ricordi evocati, più che in ordine affettivo o altro, sono costruiti di modo da precipitare verso la chiusa della strofa: man mano che si va avanti nell'evocare il passato, si procede verso la consapevolezza del fine vita, che io ho sempre fatto coincidere con la perdita dell'innocenza (all'inizio, la nonna è vestita di nero ed è novembre, tutti riferimenti al lutto, che comunque rimane qualcosa di incompreso). Ecco, propriamente credo che questa poesia parli di innocenza. In questo senso è anche il verbo "barattare". Avevo pensato a sinonimi come scambiare, vendere e trafficare, ma è il baratto quel commercio semplice, forse pure il più giusto, ma senz'altro il più innocente, che usano tutti i bambini; personalmente barattavo continuamente le figurine dei calciatori e quelle di Dragonball. Così, il baratto della luna (puoi ben intenderla come maturità, ma nel complesso può anche essere semplicemente qualcosa di fantastico e immaginoso) è un gesto di disperata innocenza. Non volevo rendere la cosa troppo drammatica, così mi sono limitato ad esprimere sostanzialmente l'impossibilità dell'operazione, almeno nell'ora del giorno, della luce, della consapevolezza, la quale nasconde la luna coi suoi raggi. L'ultimo verso l'ho preferito per non connotare in senso negativo la poesia, per lasciare al lettore la possibilità di vederla, la luna, un po' come gli pare. Grazie per l'attenta lettura e il bellissimo commento, sono contento di aver trovato sul forum una persona tanto appassionata quanto competente. Un saluto, Johnny P.
  10. Ciò che cerco è la macchina

    Puntualizzazione per me importante. In effetti, avevo inteso la macchina e i suoi luoghi come compimento della tecnica. Quindi, la tecnica, nel suo freddo e solido materialismo, per prendere a prestito qualche espressione a te cara, aveva una carica nullificatrice. Mentre la poesia, e anzi specificatamente questa poesia, nel tentativo di porsi a metà fra apologia della macchina e ricerca di vitalità, mi era parsa fosse un compimento di se stessa, del contenuto formale e non che esplica, della verità che racconta. Ma così non è, pertanto si fotta Holderlin, e restiamo in una poesia schietta e ironica, più un modo di raccontare che raccontarsi. Un saluto, Johnny P.
  11. Auguri Camparino

  12. Hands of chalk

    Sempre attivo insomma, sono tornato da poco anch'io . Sono la persona più felice quando il mio duro pessimismo, che mi fa vedere sempre tutto nero, si sbaglia. Davvero. Un saluto, Johnny P.
  13. Hands of chalk

    Ciao Nerio, vorrei parlare intanto della scelta linguistica. Personalmente, credo che ciascuno possa e debba utilizzare la lingua con la quale si sente più a suo agio, o che comunque si rivela la più idonea ad esprimere un'idea e un'identità letteraria. Prendi Conrad: un polacco, cresciuto in Francia che ha scritto in inglese, ottenendo con quest'ultima lingua, la terza, i migliori risultati. A parte questo, diciamo che non me la cavo male con l'inglese, ma onestamente non so nulla di metrica e non ho mai letto poesie in lingua originale, per cui prendi le mie affermazioni con la dovuta tolleranza. L'ho letta più volte, anche ad alta voce e, grazie al buon numero di rime, sembra davvero molto musicale e ritmata, quasi fosse una ninna-nanna. Ecco, questa è la cosa che mi ha da un lato inquietato e dall'altro attratto, poi magari mi sbaglio. Le mani di gesso sembrano essere le mani di una persona morente, che sta male. Viene portata in ospedale sofferente e qui si consuma una interminabile e dolorosissima attesa. Ci sono espressioni molto belle, che rendono più in inglese che in italiano, questa la mia preferita: Alla fine, le dolci "mani di gesso" sembrano spegnersi, e con loro la sofferenza, per restare libere e forti, incapaci, le anime, di patire il freddo. Così spira via la purezza e resta una tomba di cemento. Potrebbe anche essere che le fragili mani di gesso escano vincitrici dalla loro battaglia, che sia una malattia vera e propria, o una malattia dell'animo (in questo caso, assumono un altro rilievo anche i dottori, forse alchimisti, spacciatori di paradisi artificiali, così come l'ospedale in cui si trova, insomma bisognerebbe astrarre). Ad ogni modo, ne escono indurite e del bianco, friabile e innocente del gesso resta un grigio e duro cemento. Viene anche il dubbio su quale sia stato l'effettivo prezzo della vittoria, se di vittoria si è trattata. A rendere il tutto peggiore, se possibile, è proprio quella cadenza ritmata, come fosse, appunto, la ninnananna per un bambino. Non lo so, mi ha lasciato pieno di amarezza, incupito. Un saluto, Johnny P.
  14. Ciò che cerco è la macchina

    @quirico ammetto che è un nome strano, ma se non altro non sbaglierò più. Confesso, inoltre, di non conoscere neppure il significato di tutte la parole che hai usato, ma credo di aver inteso cosa volessi esprimere con la tua poesia. Non sapevo fossi qui da poco (io purtroppo manco ab Urbe condita) e dunque benvenuto da queste parti. Spiace averla travisata, ma ferma rimane la mia ammirazione per la tua poesia, anche più profonda e più bella di quanto avessi sospettato. Probabilmente hai ragione ed è la medietà il valore che tanto in poesia, quanto nella vita, spesso manca, tendiamo volentieri verso un estremo e di fondo, come hai giustamente osservato, predichiamo bene e razzoliamo male e viceversa. Si vede che ci hai lavorato su parecchio e con tanta passione. Ancora tanti complimenti. Un saluto, Johnny P.
  15. Ciò che cerco è la macchina

    Ciao Quirico, È la prima volta che leggo un tuo scritto, non conosco il tuo stile, né i tuoi temi, e tuttavia attraverso questa eccellente prova poetica ti sei raccontato/a (ho dei problemi a riconoscere il sesso dal Nick, perdonami). Dal punto di vista stilistico ho apprezzato la ricerca di un suono poco cantilenante e però studiato, facendo ricorso a qualche metro fra i versi liberi, a rime e assonanze sparse, che nel complesso rendono armonico il testo senza risultare stucchevole. Bravo, o brava, non lo so ci rinuncio. A livello contenutistico esplori il dualismo prodotto dalla ripetitività, dall'automatismo, e in definitiva, dalla meccanica: da un lato la tranquillità che ispira lo schema, la ripetizione, il proseguire senza ordini né intoppi; dall'altro un senso di inquietudine nei confronti della creatura meccanica e una inconscia voglia di rompere gli schemi. E così anche la poesia con le sue regole è più semplice, una volta assorbite queste ultime. Avere dei binari su cui muoversi, sistemare le parole in un modo predefinito. Eppure tu non lo fai, e così si percepisce anche sul piano poetico questo dualismo. Tema originale esplorato con dovizia. Insomma, mi è piaciuta molto, nel suo aspirare alla macchina oscilla e vacilla tremendamente verso un sentimento di anarchica libertà, ed è questo che la rende interessante. Mi hai davvero stupito e incuriosito, voglio leggere al più presto qualche altro lavoro. Complimenti sinceri. Un saluto, Johnny P.
  16. Sarà

    Ciao Sira, sempre un piacere rileggerti, spero perdonerai il commento un poco scarno. A parte lo stile asciutto e semplice, vorrei concedermi una riflessione sul contenuto (espresso in maniera a dir poco chiara) della poesia. Perché? Fondamentale perché dentro sono un intellettuologo da bar di Gino e proprio non posso fare altro che adeguarmi alla mia natura. Il discorso che proponi è questo: la nostra felicità, o comunque il nostro appagamento, si realizza in una piena comunione con il creato, nel sentirci una "docile fibra dell'universo" (un verso da 'I fiumi' di Ungaretti, poesia che si avvicina concettualmente alla tua e me l'ha ricordata). Aspiramo a quei brevi istanti di armonia. Eppure, più mi guardo attorno, e più vedo un mondo malato, e il morbosiamo noi. L'armonia che ricerchiamo è forse l'armonia che cerca un parassita sul groppo della vittima? O ancora, come si suol dire, desideriamo ciò che non possiamo avere. Siamo portatori di disarmonia, noi stessi non siamo un complesso armonico, anzi, e forse vogliamo ciò che non possiamo essere e inevitabile corrodiamo, per nostra stessa natura. Magari, se è natura, senza neanche farcene una colpa. Perdonami la filippica, sicuramente un po' idiota. Non era una critica al tuo componimento, che mi è piaciuto, ma è la riflessione che mi ha ispirato. Un saluto, Johnny P.
  17. Figlia che non ho avuto

    Ciao, inizio col dirti che non sono tipo da poesie che si leggono ad alta voce, come la tua (immagino, anche perché ci sono delle espressioni che hanno senso solo se pensate per una lettura ad alta voce). Ad ogni modo, questo è il mio gusto personale che poco ti tange e poco dovrebbe tangere chiunque. Torniamo alla poesia, invece. Contenutisticamente, ti muovi in un terreno cedevole, o quanto meno impervio. Le parole sono tenere e piane, listelli di una costruzione altrettanto semplice, che pur non difetta di ricercatezza fonico-espressiva, in taluni momenti, e analogico-concettuale, in altri. Dunque, al di là del fine recitativo, i versi sono complessivamente gradevoli alla lettura e funzionali al messaggio che vuoi trasmettere, salve le sottigliezze che ti ha già fatto notare @Floriana che saluto. Rimango dubbioso circa il reale contenuto del componimento, e grazie a Dio va bene così. Da un lato leggo il dolore e la delicatezza di una donna che poteva essere madre ma non lo è stata, dall'altro l'indipendenza e l'orgoglio di una donna che ha volontariamente scelto di non essere madre, deviando da sentieri tracciati e norme comuni. Comunque la si legga, c'è dello spunto per riflettere sull'una o sull'altra interpretazione, o su entrambe e forse lo scopo era quello; tanto basta ad una poesia per essere una buona poesia. Un saluto, Johnny P.
  18. Perficiendum invasivo (speranze spezzate)

    Racconto divertentissimo e molto intelligente: una satira sottile, originale e leggera sull'editing. Leggendo si sente anche la cultura di scrive, il che è sempre piacevole, stuzzica la memoria. Il racconto è scritto molto bene, tuttavia eliminerei qualche frase del Maestro: comprendo bene la voglia di caricaturarlo rendendolo pedante oltre ogni modo, ma di tanto in tanto ti toglie la voglia di leggere e passare a Cecco. Sfoltirei un tantino sulla filippica finale, quando ormai è chiaro l'intento parodico; due frasette per rendere la vita facile al lettore, che ormai ha capito a cosa ti riferisci. Mi è piaciuto moltissimo, opus di pregevole fattura messere. Un saluto, Johnny P.
  19. Creativitré - Contest di Halloween 2017 - Off Topic

    Il contest più contestato di sempre, e me lo sono perso... Imperdonabile, sono imperdonabile
  20. Creativitré - Contest di Halloween 2017 - Off Topic

    Salve a tutti! Grazie @Anglares che mi tieni aggiornato su queste cose! Ultimamente ho iniziato a fare la vita universitaria e ho perso capelli, gioia di vivere e molto tempo. Ho dato un'occhiata al regolamento del contest e devo dire che mi ha incuriosito soprattutto per il largo spazio dato all'attività interpretativa (da un lato interpretare le immagini, quindi le poesie e gli stralci) e per il sano mix fra arti che ricorre spesso, in verità, sul forum. Spero di riuscire a ritrovare tempo e capelli per partecipare, i secondi più indispensabili del primo. Un saluto, Johnny P.
  21. Black jack

    Ciao, non vorrei fare il superficiale, ma nella tua poesia non ho trovato troppi simbolismi (che magari ci sono e non ho colto), anzi l'ho letta in maniera molto fresca e mi è piaciuto come hai trasferito su un piano particolare, quello delle carte francesi, pensieri di tutti e di tutti i giorni. Alla fine non c'erano ragionametnti complessi, ma riflessioni quotidiane, che sapevano anche di già sentito, ad esempio: Però, trasferite su un piano così straniante, assumono un'altra veste e invitano a riflettere, a guardare ciò che siamo abituati a vedere ogni giorno con occhi nuovi. Ho trovato veramente molto intelligente questo procedimento e, anche se non mi trovi d'accordo circa frantumazione del verso che hai operato, la poesia l'ho sentita amica e l'ho apprezzata per concretezza e sensibilità. Gli ultimi versi sono quelli che ho trovato più intriganti; sono una chiusa eccellente, quasi una poesia a se. Bel lavoro. Un saluto, Johnny P.
  22. Farfalla Blu

    @Bella zi ciao! Non sono un esperto di poesia dialettale e non sono neppure Romano. Mi limito pertanto a complimentarmi con te per la strada del dialetto, coraggiosa, difficile ma nobile da perseguire. Inoltre mi piace quest'idea di una poesia metafisica e di borgo insieme, un mashup interessante. Ultima cosa, mi sembra che la lingua non sia uniforme, è una scelta voluta o è una mia impressione? Comunque molto bravo. Un saluto, Johnny P.
  23. Suicida

    @Nanni ciao! Sembra un racconto distopico il tuo. Da migliorare dal punto di vista stilistico, a volte la lettura si intoppa. Ma nel complesso l'ho trovato un bel racconto. "Bocca arida" è uno strano accostamento, non è meglio qualcosa tipo "bocca asciutta"? Nel resto del racconto d'altronde non usi un registro particolare. Quel "qualche" sembra ridurre la quantità infinita di tavolini. Ortogonale è un termine un po' troppo specifico, nonché abbastanza inutile. propongo: Si era accasciato sulla sedia strabuzzando gli occhi e ci rimase, immobile. Toglie un po' di suspense, meglio farcelo scoprire poco a poco di cosa stai parlando. Il pezzo del dottore mi lascia un poco perplesso: troppo semplice, escogita un modo più articolato. Se fosse così facile non sarebbe stato lui il primo a pensarci non credi? propongo: avrei sperimentato la cosa dal vero, nessuna simulazione. Più inquietante così: Dopo di me, ce ne saranno altri. Molto buona l'idea, mi raccomando lavoraci su. A rileggerti presto! Un saluto, Johnny P.
  24. Nonno

    Ciao Sira, bellissima poesia. Ti leggo spesso, però purtroppo ho poco tempo per i commenti ultimamente, ma commentare questa poesia è un dovere. Hai uno stile particolare, ammetto di non essere riuscito a decifrarlo del tutto: abbini termini desueti (è proprio il caso di dirlo) a parole più trite, i versi sono talvolta prosaici, talvolta musicali. Credo tu scriva da molto, perché si vede che comunque una tua cifra l'hai trovata. Direi che anche l'abbondanza della tua produzione è testimone di ciò. Inizi col descrivere in maniera originale questi benedetti occhi (a quanto pare sono la parte più significativa del corpo per poeti, medici, imprenditori, preti e papponi), e dall'opacità del loro consueto essere traiamo il senso di vecchiaia e di stanchezza di quest'uomo, ma anche la luminosità e la ritrovata energia e bellezza nel vedere gli occhi di Lei. Questa lei non è dato saperci se sia la figlia, la nipote o la moglie (è vero che la poesia si intitola "Nonno", ma questo non implica che necessariamente sia la nipote a parlare del suo rapporto col nonno, ci dice semplicemente che stai descrivendo un nonno); fra le tre interpretazioni è facile propendere per la seconda, visto che poi parli di "ninnananna" e del fatto che lei non sappia nulla del tempo e dell'oblio, tuttavia anche la romantica interpretazione della moglie è praticabile: la ninnananna è desueta, quindi non necessariamente deve essere per una bambina, e il fatto che la donna non sappia nulla del tempo potrebbe semplicemente essere dovuto al fatto che agli occhi del nonno la moglie è giovane sempre, a causa di quell' "Imperituro amore". Nel complesso una poesia molto ben scritta, armoniosa nella composizione, aperta e interessante. Talvolta quando scrivi si sente quel passaggio dal prosaico al poetico, qui invece conduci tutto senza scossoni, come lungo una curva lenta. Non comprendo molto il senso della "e" a inizio della seconda strofa, magari potresti semplicemente aggiustare un minimo la punteggiatura per sistemare il tutto senza cambiare le parole. Comunque, ripeto, la poesia è scritta molto bene, diciamo pure che cercavo il pelo nell'uovo. Complimenti ancora, mi è piaciuta molto. Un saluto, Johnny P.
  25. Echi di passeggio

    ECHI DI PASSEGGIO Immagino, un giorno, camminerai fra sera e Corso, presa dalla cena o dalle strane coincidenze, mentre ti scosti per non calpestare un fiore. Ti passeranno accanto affamati di vita, bambini troppo grandi per giocare d’azzardo, per un letto qualunque di un costo qualunque che li ami di un amore banale. Nel bassotto rognoso e solitario, che si gratta bramando teneri ossi, cerca una scontrosa dolcezza perché porta il mio nome.
×