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Rica

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  1. Amorte

    @camparino A uno coi guanti sditati, che ha trovato una con gli anfibi, cazzo gli frega di farsene un'altra? – Eh! Meno male. Sciocchi sono, sono sciocchi. @Adelaide J. Pellitteri Odio scarpe aperte: calzo anfibi, sandali al mare e anfibi al mare, la sera. – Questa è colpa mia, se non l'hai capita. Volevo dire che questa donna non ama le scarpe aperte, riesce a calzare infradito al mare solo di giorno, ma la sera, anche al mare in agosto, calza anfibi. Grazie del passaggio e del tempo dedicato. Alla prossima.
  2. marrone

    @paolati ciao, avevo cominciato a commentarti ieri sera, ma ho dovuto chiudere il commento oggi. Nel frattempo in molti ti hanno scritto, motivo per cui sono sicura che troverai ripetizioni nel mio commento. In verità, avevo anche pensato di non inviarlo. Ma ormai l'avevo scritto. Allora, sai che la tua scrittura asciutta mi piace molto, credo tu scriva molto bene, almeno a me piaci. Quindi rinnovo i complimenti. Questo testo, però, mi ha lasciata strana: 1) perché tuta la storia delle figlie? Mi sembra un altro racconto, mi concentrerei il suo oggi, magari qualche rimando al passato che aiuti a definire meglio l'uomo che è, ma la parte centrale, che ti taglio abbondantemente, mi sembra fuorviante. 2) perché hai diviso i racconti in "numeri"? 3) marrone... non lo sento. L'ho sentito un attimo, quando descrivi i campi e le zolle di terra. Per tutto il testo vedevo il celeste e l'azzurro. Sullo sfondo: il vento. Il cielo, l'aria. Non so... Avrei chiamato il racconto "celeste", avrei fatto indossare una gonna celeste a Tina nella chiusa, quella gonna alzata da una folata di vento con il cielo in sottofondo. Ma il racconto è tuo, e tu ci vedi il marrone. UN piacere leggerti, alla prossima. Vado. 1. Carla se ne andò lasciandomi da pagare l'affitto di una casa nella quale io avevo scelto forse, solo il divano. Non me lo aspettavo, pensavo saremmo invecchiati insieme. Bevevo e fumavo troppo, fu questa la motivazione. Era diventata ossessiva nei miei confronti, mi costringeva a bere farlo di nascosto. Andammo dall’urologo prima e poi anche dallo psicologo. «Lo stress, l’alcol, l’età… è normale». «Normale un cazzo! Mr. Wiggly non si era mai tirato indietro, finora!» – virgola prima di "forse" – Frase sottolineate: una delle due. Preferisco la seconda. – Toglierei il nome di lei dall'incipit e lo inserirei qui: Carla era diventata ossessiva... – bere bevevo. Così togli una ripetizione. – virgola dopo "urologo" E attenta alle rime. Mi crollò il mondo addosso. All’inizio pensavo volesse prendersi una pausa, volesse solo per spaventarmi. Poi capii che Carla non sarebbe tornata. Uscivo ormai solo per comprarmi da bere. Fu in una di queste uscite che vidi una bambina giocare felice con una girandola. Mi piacque tanto l’espressione del viso, così mi comprai una birra e stetti a lungo a guardarla. Quando si alzò il vento, la bottiglia iniziò a suonarmi tra le mani. Il fischio di una nave, pensai. Quel suono riuscì a fermare i miei pensieri e a mettere un punto a una situazione di merda. – molto bello. 2. Ora abito in campagna. Ho acquistato una casa e il vicino più vicino, abita a tre chilometri di distanza in linea d’aria. Qui intorno non c’è niente se non campi arati di terra marrone nei quali non ci semino niente. Possiedo una casa a due piani tutta in cemento. L’ho pagata poco, poi ci ho speso per sistemarla: pannelli solari, fotovoltaico, generatore. In pratica una casa che basta a sé stessa, vorrei poter dire la stessa cosa anche di me. – virgola dopo "casa" – via virgola dopo "vicino" – virgola dopo "niente", se... – virgola dopo "piani" – Metterei un punto fermo a "sistemarla" Pannelli solari... generatore due punti una casa che basta a sé stessa, Spezzerei la frase, molto bella a mio avviso, a stessa. Vorrei ... Per i tagli qua e là... Solo gusto personale, eh! Mi piace come scrivi e mi diverto a tagliarti, così minimalista come sei. * Al piano terra c’è la cucina, il bagno, un’altra stanza e un garage. Al piano di sopra: le camere che non uso mai. Dove passo invece il tempo è il porticato. Io lì ci vivo. Da una parte ho sistemato un tavolo per lavorare e dall’altra una sedia a dondolo. Fa molto saloon, del resto… ho sempre avuto la passione per i western. Qualcuno mi ha suggerito di farci un B. & B., ma chi me lo fa fare? – Metterei una virgola dopo "sopra" – Metterei punto dopo B&B. Ma chi * Ci penseranno le mie figlie casomai. Sì, perché ho due figlie, abitano in Germania. Io e la loro madre siamo separati da molti anni. Quando le cose tra noi sono finite, Inga è tornata ad Amburgo dai suoi, portandosi via le bambine. Non mi sono opposto. I figli hanno bisogno delle madri e poi all’epoca lavoravo e spesso stavo via per molto tempo. Tutto sommato è andata bene così. Non ho nemmeno provato a fare il padre, a dire il vero. All’inizio sì, erano piccole le bambine, era straziante vederle piangere quando se ne andavano, mi si spezzava il cuore. Poi i nostri incontri si sono diradati. Gli impegni, il lavoro, la scuola. Fortunatamente non c’è stato bisogno di nessuna guerra, nessun avvocato, solo telefonate, valige, denaro, qualche lettera all’inizio. Quando vengono in Italia passano a trovarmi, mangiamo insieme, mi chiedono come va e se ne tornano a casa loro. Ci provo ancora a cercare somiglianze, ma a parte il colore degli occhi… altro non trovo. – punto dopo avvocato. Ho tagliato questa parte perché devia dalla storia, distrae, porta altrove. * Comunque sto bene, mi sono trovato quello che i più chiamano hobby e non bevo. Per me non è un hobby. È di più, è energia che crea energia, musica vera creata dal vento. Costruisco sonagli e spaventapasseri eolici in bambù, produzione propria. – Punto dopo bambù. Costruisco sonagli e spaventapasseri eolici in bambù, produzione propria Molto bello. All’inizio era solo un passatempo, poi è diventata una vera passione. Ne avevo visti alcuni, anni addietro, sull’isola di Bali. Là li chiamano Pindekan. Così ho passato giorni e notti a studiare il bambù, le proprietà, la crescita, l’essicazione, i venti, le correnti, a impararne i nomi e quando c’ero quasi riuscito, ho capito che dovevo dimenticare tutto quello che sapevo. Io cerco il suono della natura, il suono ancestrale intendo. Voglio dialogare con il vento, non capirne le origini. Senza volerlo ho trasformato la mia casa in un museo, ne ho sempre almeno un centinaio, tra sonagli e spaventapasseri, disseminati nei campi qui intorno e tutti in attività. La voce si è sparsa e ora riesco a venderne un bel po’. Nei giorni di vento qui sembra di stare a colloquio con l’universo. – punto fermo dopo natura – Virgola dopo "ancestrale", dai enfasi e metti in risalto "intendo" 3. Carla ha saputo della mia guarigione. È venuta a trovarmi e vorrebbe riprovarci. Sono cambiato, è vero, non ho più voglia di lei. Non ho voglia di tenere in ordine i cassetti, di abbassare la tavoletta in bagno, non voglio ci sia qualcuno a prenotare per me le visite dall’urologo e dal cardiologo per a fare prevenzione. Non me ne fotte un cazzo della prevenzione, ho bisogno di sognare, di sentirmi vivo finché ancora lo sono. 4. Niente vento oggi, non si muove una foglia. Fa caldo e intorno solo cicale. Una nuvola di polvere si alza in lontananza; qualcuno è in arrivo. Dall’auto scende una donna, una bella donna con qualche chilo in più sui fianchi e anche sul seno. Qualche chilo in più sparpagliato a dovere, direi. Si guarda intorno e si avvicina tendendomi la mano. Un leggero profumo di zenzero e vaniglia mi raggiunge. Sfila gli occhiali scuri e due occhi vivaci si incollano ai miei: «Mi chiamo Tina, è molto bello qui, proprio un bel posto dove vivere. Vorrei dipingere dei quadri, che dice, è possibile?» «Adesso?» «No» e ride. «Vorrei prima studiare la luce, i colori. Dovrei fermarmi qualche giorno. Lei potrebbe affittarmi una camera? In paese hanno detto che non vuole nessuno qui intorno, è vero?» «È falso! In paese non sanno un cazzo». «Benissimo! Vorrei dipingere i suoi spaventapasseri eolici, vorrei catturarne il suono». «Mmh, progetto ambizioso il suo! Le andrà via parecchio tempo immagino. Si accomodi, le offro una limonata». Entro in casa e l’osservo dalla finestra. Una folata di vento accarezza la sua gonna mettendo in moto tutto il circondario. Tina sorride chiudendo gli occhi e inarcando un poco la schiena. Bentornato Mr. Wiggly. – la parte tagliata, con il dialogo, mi sembra innaturale. Troppo diretta per due che si stanno vedendo per la prima volta. Ma è gusto personale. Unirei invece la prima battuta sua con l'ultima, esprime gli stessi concetti. – Anche l'ultima batuta mi sembra troppo "familiare"? Non so. La toglierei. Il vento che accarezza la sua gonna è un'immagine perfetta, a mio avviso per la chiusa. L'altra è troppo materiale, questa aleatoria e ariosa.
  3. I racconti della tredicesima luna - terzo ciclo

    BRavo @Roberto Ballardini!
  4. Come un racconto, oltre un racconto

    Ciao @Anglares Ho letto più volte il testo e devo dirti che mi sembra appesantito in tutta la sua struttura dalle ripetizioni, che credo facciano parte di un intento da te voluto. I possessivi, la parola "corpo-corpi" e i "che" non facilitano la scorrevolezza della lettura. Ma non credo sia tanto questa la difficoltà che ho percepito, quanto quella di entrare in un contesto fatto di dettagli e sensazioni che sembrerebbe partire da una fisicità per trascenderla. Invece, non riesco ad elevarmi oltre la pesantezza dei corpi. Non so... Ti allego un editing, mi scuso se ti sembra invasivo. Ho cercato di immaginare le tue intenzioni e intervenire provando a rispettarle. Ma il tuo continuo sperimentare a volte mi mette in difficoltà, nel senso che temo di non aver compreso a fondo la tua volontà. Alla prossima.
  5. Cosa state leggendo?

    Li metto in lista. Grazie.
  6. Cosa state leggendo?

    Sì. L'ho terminato da un po', e lo vorrei rileggere. Vorrei capire cos'ha di magico questo autore, che usa termini semplici, frasi semplici e una struttura che risulterebbe "convenzionale". Eppure porta con sé una radicale innovazione sul piano narrativo che ne fa un romanzo bellissimo e perfetto. Ho apprezzato molto la frase asciutta, la struttura sequenziale e una progressione temporale meravigliosa.
  7. Come un racconto, oltre un racconto

    Ah! Ma sei tornato in prosa, poeta! Poi passo, eh!
  8. Cenere

    Ciao @m.q.s. non te lo dico! Il tuo protagonista esprime rancore e odio già con la fata dell'immondizia. Il suo cinismo nel vederla cadere sotto i binari è tremendo. Seguono vari momenti in cui questi suoi sentimenti vengono esternati in altre scene al di fuori di sé, ma io concentrerei l'esempio solo su questa ragazza, che con circolarità chiude il testo. Gli altri esempi li trovo di estrema distrazione per il lettore, informazioni che allontanano dal protagonista, dal suo dramma e da ciò che davvero muove i suoi pensieri. Ho letto il commento di Rewind dopo aver terminato il mio. Concordo con lui su questa sorta di doppio binario e sul fatto che riporterei la storia più vicino a ciò che è lui e ciò che sente, meno a ciò che fa. Ho trovato dei passaggi molto descrittivi di gesti e azioni, quasi come un elenco. A volte, infatti, li snellisco nel mio editing. Ma forse era tua intenzione, non conosco bene il tuo stile, e potrebbe darsi che volevi fare proprio questo. Inoltre, ti segnalo un abuso di "potrei", ma anche qui potrebbe essere una intenzione l'uso che ne fai, in fondo mi sembra di capire che circolarità e ripetizione caratterizzino molto i tuoi testi. Credo la tua musicalità, oltre alle parole che scegli, alle congiunzioni che diventano anelli di aggancio tra vagoni di frasi, al costrutto che usi, venga anche da questo. Scrivi bene, mi piace molto il tuo stile. Vado. È Natale e il mare si spezza contro gli scogli. Poi arretra, riparte alla carica e si spezza nuovamente. Il mare ha un qualcosa di è coraggioso e folle. – Molto bello l'incipit. Sai cosa farei io? Quel taglio lì con l'aggiunta di "essere". "Ha un qualcosa di..." spezza la rapidità che caratterizza l'incipit, rallentandolo. Accendo una Camel e lascio che il vento se la fumi. Seduto sul bordo di una di quelle fontane in cui i barboni sono soliti lavarsi le ascelle e sciacquarsi le palle, il vento che soffia forte, penso all’ultima volta in cui ho parlato con mio fratello. Torno allo scorso Natale. Casa dei miei. Mamma e papà e mio fratello e Giulia. “Wait”, quella canzone degli M83 che abbiamo ascoltato in loop per quasi un’ora, sul divano. Io e mio fratello e Giulia. – andrei a capo dopo "Torno allo scorso Natale." – mi piace molto questa "e" tra i personaggi. Sai perché? Perché Giulia non è ancora di nessuno in questo modo. E io lettore devo capire. Bravo. * La cenere della sigaretta è neve controluce, ma invece di cadere ascende. Vola verso il mare e poi non la vedo più. Giulia, quelle gambe lunghe, il caschetto di Uma in Pulp Fiction, solo che è bionda. Quella volta in cui ho ballato nel salotto, con Giulia e mio fratello, sotto il lampadario, abbracciati tutti e tre, e abbiamo urtato le statuine del presepe. Lascio cadere la Camel. L’aria mi punge gli occhi. Prendo un autobus e me ne torno in città. – Direi: Giulia, quelle gambe lunghe, il caschetto di Uma in Pulp Fiction, solo che è biondo – La frase sottolineata è molto poetica e sa di tutto il bene del mondo. * Scendo alla fermata della stazione dei treni e ci sono alcuni volontari vestiti da Santa Klaus che distribuiscono panini all’esercito dei bisognosi. Mi avvicino e una ragazza con i capelli neri, pallida da fare male, mi sorride. Avrà vent’anni e il suo sguardo si abbassa. Avrà vent’anni. Questa ragazza (,) dentro un cappotto troppo grande, le maniche arrotolate, una chiazza di unto all’altezza del cuore. Non si laverà i capelli da una settimana, tanto luccicano sotto i neon della sala d’attesa. Sembra la fata del regno dell’immondizia. Regge un panino e con l’altra mano è aggrappata a una carrozzina blu. Si guarda la punta degli anfibi. Penso che sarebbe bello stringerla forte e ballare con lei accanto ai binari, sulle note di una canzone balcanica accennata da un alcolizzato con la fisarmonica, e poi spingerla giù e vederla cadere. Oppure. Forse potrei offrirle dei soldi. Pagarla, perché mi segua nel mio appartamento. Cucinerei qualcosa per lei e per il bambino e poi me la sbatterei con foga, facendo cigolare il letto quanto più possibile. Buon Natale, cari vicini impiccioni. Penso che potrei davvero fare così. – La frase sottolineata... la trovo bellissima. Toglierei virgola dopo ragazza e metterei una virgola a"cuore". – La frase sottolineata... la trovo bellissima nella sua dolcezza e nel suo essere impietosa alla fine. Tutto il paragrafo mi avviluppa. Sembra la fata del regno dell’immondizia. bellissimo – offrirle dei soldi. Pagarla.. Sai perché mi piace la ripetizione del concetto? perché la prima volta penso a un gesto di pietà con una mancia, l'elemosina da lasciare, poi invece dici chiaramente che l'intento è comperarla. Ha un paio di orecchini minuscoli e neri, o forse è solo sporcizia. Mi avvicino, con fare deciso, e gli occhi della ragazza si incollano ai miei, ma all’ultimo cambio direzione e mi allontano. Dopo alcuni passi mi volto. La ragazza sta facendo cullare culla la carrozzina blu, le labbra increspate in un sorriso screpolato. Poi i nostri sguardi si incrociano nuovamente e ha grandi occhi marroni. Il punto è che tutti, prima o poi, bramiamo più attenzione. Esco dalla stazione. C’è poca gente, per la strada. Immagino che a quest’ora saranno tutti a messa o a prendere aperitivi, a ingozzarsi come maiali, a ubriacarsi. Per un istante penso che potrei ubriacarmi anche io. Potrei passare a prendere una bottiglia di quelle buone. Domani non devo lavorare e potrei anche scolarmi un litro di vino rosso e poi buttarmi in branda e magari masturbarmi pensando a qualche attricetta, o alla ragazza con i capelli unti e neri. O a Giulia. La voglia di bere mi passa all’improvviso, così com’era arrivata. – così togli un "potrei", ma so che le ripetizioni sono tua volontà. Cammino per la città, i mignoli dei piedi che mi fanno male. Le mie All Star sono troppo strette, ma le adoro così tanto. Non c’è amore senza sacrificio, dopotutto. Penso a mio fratello e a Giulia e alla vacanza che si sono fatti il mese scorso. Ho visto le loro facce abbronzate e felici su Instagram. Sorriso, 3 – 2 - 1, ciak, ed è per sempre. Spiaggia bianca e mano nella mano e costumi umidi: 3 – 2 – 1, e tante care cose. – uniforma i tratti del 3-2-1 – ciack Se solo non avessi lasciato l’iPhone a casa, darei un’occhiata al successo del loro amore. Il vento non dà tregua, spazza via la città e lo smog. Passo accanto ad alcuni baracchini in legno, modello austriaco, di quelli in cui puoi bere il vin brulè, solo che oggi sono chiusi. Allungo il passo. – scusa, mi suona meglio "avrei dato" 3 -2 – 1, la tua famiglia fa una scelta e tu sei quello che rimane con il bastoncino più corto in mano. Lo scorso Natale, un tripudio di cibo e sorrisi e quanto ci vogliamo bene. Tu e la tua ragazza e tuo fratello, più uniti che mai. 1 – 2 – 3, la tua vita che diventa una fuga continua dai fantasmi. C’è che non posso non pensare a cose come vacanze, sorrisi, pelle tirata a lucido e spiagge, con cocktail tropicali e ombrellini di carta. A cose come una giornata di febbraio, guance umide, noi ci amiamo e ciao ciao. C’è che troppo uniti, a volte, non è poi questa gran bella cosa, dal punto di vista di chi resta indietro. Passeggiando verso casa arrivo in piazza. La più bella d’Europa, così dicono. Soprattutto la sera, con un milione di lucette incastrate nelle piastrelle, come regali preziosi della notte. C’è una coppietta, fuori da un bar. Sono ubriachi. Avvinghiati come sedicenni anche se hanno passato i trenta, le mani di lui che si infilano dentro i jeans di lei e iniziano a rovistare. Come se cercassero avanzi in una pattumiera. Come se non fossimo nel cuore pulsante della città. Penso che potrei avvicinarmi a loro e pagargli qualcosa da bere, uno o due giri di quello che vogliono, possibilmente qualcosa di molto forte, e poi chiedergli di darmi uno strappo a casa con la loro auto, la speranza che qualche pattuglia ci fermi e faccia la prova del palloncino all’autista. Buon Natale anche a te. Ma la coppietta continua a darci dentro, e dalle vetrate del bar troppe teste iniziano a seguire lo spettacolo. Aspetto un po’, ma i nostri occhi non si incrociano mai. Mi rimetto in cammino. Calpesto un giornale, la una faccia di qualcuno di importante in prima pagina. Affretto il passo. Tra le foto che mio fratello ha postato su Instagram ce n’era anche una con me e lui, un abbraccio in bianco e nero. Ora quell’immagine non c’è più. Tutti siamo il fantasma da cui qualcuno deve scappare. – MI stona il "Sono ubriachi" e "avvinghiati" dopo "coppietta", che resta il soggetto ed è femminile singolare... Vedi tu. Metterei "ci sono due fuori dal bar". * Arrivo a A casa e mi chiudo la porta alle spalle. I miei vicini stanno canticchiando, o forse è la radio. Il profumo di un pasto caldo si insinua attraverso tra gli spifferi. Arrosto o selvaggina, o sformato di carne. Esco in In terrazzo(,) mi accendo una Camel e prendo una boccata di fumo. Se non ci fosse il sole, si direbbe che sta per nevicare. L’aria fredda è secca il giusto. Mi guardo attorno, in cerca di nuvole. Il cielo è troppo azzurro, troppi uccelli di cui non conosco il nome volano, all’unisono. Appoggiato alla ringhiera, penso all’ultima volta che sono stato dentro di Giulia. Un’immagine e 3 - 2 – 1, non sono più così sicuro che i miei ricordi raccontino il vero. Quando non presti sufficiente attenzione, è lì che il tuo mondo inizia a scricchiolare. Getto la Camel in strada. Tossisco e rientro. Accendo il Al Pc e metto su Wait. È la prima canzone che mi viene in mente. Penso a scene di pianto e abbracci virgola e a “non vi odio, anzi vi capisco, state bene insieme”, a sorrisi e a immagini di teste mozzate all’altezza della giugulare. Penso a “grazie per i bei momenti. Vi vorrò comunque bene”, e ai cazzotti che non ho mai dato, nonostante le nocche mi prudessero da far male. A “be’, fate una bella vita”, ai miei genitori che dicono: «Cerca di capire». Io che faccio spallucce. Anche in quel momento non ho odiato Giulia e mio fratello. Li amavo troppo, per mettermi in mezzo. C’è che non c’è amore senza sacrificio, così dicono. Qualcuno bussa alla mia porta. Mi avvio verso lo spioncino ma poi mi fermo e fingo di non essere a casa. Trattengo il fiato. Cazzo, la musica dal mio pc. Mi maledico. Apro la porta, ma non c’è nessuno. Dato che ci sono, rovisto dentro le tasche del giaccone e conto i soldi che ho nel portafoglio. Potrei andare a mangiare qualcosa fuori. * Sono di nuovo per strada. Non credevo, eppure il cielo si sta davvero rannuvolando. C’è un tipo di un’età indefinibile, con pochi ciuffi di capelli rossi in testa. Cammina storto, con un sacco della spesa in mano. Trascina un piede. Parla da solo. Lo fisso ma i nostri sguardi non si incrociano mai. Mi oltrepassa e il nostro grande momento di condivisione non c’è più. Ho di nuovo voglia di bere del vino, ma tutti i bar sono chiusi. Mi accendo una Camel e mi fermo. Non sono capace di fumare mentre cammino. Passano alcune auto, con una gran fretta. Una Opel manca una precedenza e per poco non prende uno scooter. Dall’altro lato della strada, una barbona si appoggia al muro del Despar e vomita, ubriachissima. Ha un berretto da cacciatore rosso in testa e un cappotto beige. Sarebbe una dama di gran classe, in un’altra vita. 3 – 2 – 1 dammi un’altra possibilità da sprecare. Lei non mi nota perché è troppo persa a buttar fuori anche la bile. Getto la Camel e mi avvio. Attraverso la citta e tutto diventa più scuro. Il cielo, le nuvole. Anche il vento, che scuote gli alberelli lungo la via pedonale e un gruppo di ragazzotti in bomber e Free Globe. Fumano e hanno la faccia coperta di acne. Fanno tenerezza, giovani di uomo. Penso a quanto sarebbe piacevole inchiodarne uno al muro e tempestarlo di schiaffi. Ma il gruppo non si volta verso me e invece sparisce dietro un angolo. Sono di nuovo nei pressi della stazione dei treni. Ricordo cose come partenze e bagagli e messaggi di scuse. C’è che quando ho visto le chiappe nude di mio fratello, tutto preso a oscillare dentro Giulia, le gambe di Giulia, così lunghe e il suo caschetto di capelli biondi scompigliati in un gemito, ogni cosa è diventata scura. Per un secondo interminabile ho percepito indistintamente tanfo di merda. Ho temuto davvero di essermi cagato addosso. Poi sono arretrato e sono uscito da casa dei miei. Ricordo che il camino era acceso. Ricordo la fila di panettoni sulla mensola sopra il camino. Ricordo la luce della tv, ma non il suono. La fretta del cretino con cui ho affrontato l’argomento, quella sera stessa e la gola arida e le guance bagnate di lacrime e febbraio e il mal di testa del giorno dopo. Sono nella sala d’attesa della stazione. L’esercito dei bisognosi è ancora lì. I volontari non hanno ancora finito i panini. Intravedo una chioma di capelli neri, la mia fata del regno dell’immondizia. Mi guarda. Quegli occhi nocciola. Mi guarda fisso per qualche istante e poi se ne va. – Non ho capito. perché Febbraio? Non siamo a Natale? Dici che parla con lui la sera stessa.
  9. Era il migliore

    Qui però non mi hai citata! Sei così attento ala lettura che non credo qualcuno possa spolparti un brano e lasciarti senza nulla. Al prossimo commento. AndC
  10. Era il migliore

    Ciao @bwv582 ho letto il tuo racconto. Ne viene fuori una storia di amicizia forse desiderata, ma non si capisce se vera o meno. Se sognata o vissuta, e questo non è un male. Giova sembra soffrire di questo. Ho trovato periodo infarciti di virgole, alcuni ho provato a snellirli. Sono considerazioni che nascono da un punto di vista assolutamente personale, quindi prendile con le pinze. Non sono così preparata da suggerire cose certe, vado di pancia molte volte. Sempre un piacere leggerti. Ti segnalo delle cose. Vado. "Marco era il migliore..." La partita di basket ci vede sotto. – Non capisco bene cosa vuoi dire. Che state perdendo? Mi chiedo perché l'allenatore tiene ancora Marco in panchina; capisco la scelta di escludermi, ma è lui è il vero asso, la scossa per la nostra anima perduta. Mi giro verso quell'uomo: sbuffa, è scuro in volto, forse anche lui si sta facendo le mie stesse domande. Sì, la disciplina; Marco arriva spesso tardi agli allenamenti e, talvolta, la sera si regala eccessi. – Tenga – Sì, la disciplina. Marco arriva spesso tardi agli allenamenti e talvolta la sera si regala eccessi. (eviti l'inciso) *** "Abbiamo diciotto anni scarsi, mister, non può pretendere di avere di fronte le guardie della regina Elisabetta", provo a pensarlo forte, magari mi sente. «Su, scaldatevi Punto fermo che t Tocca a voi», la voce dell'allenatore. – Abbiamo-avere: Siamo diciottenni, mister... – Non so. Mister non va maiuscolo? – Con il punto fermo, ma puoi mettere anche una virgola, togli il "che". *** Ma io? Io mi impegno, mi do mille arie, ma non sono un buon elemento; forse ha bisogno di copertura dietro (virgola) mentre Marco (,) davanti (,) farà il bello e il cattivo tempo. Sì, ho capito chi sono, io posso difendere e tentare di recuperare palla su qualche rimbalzo. Ho capito la mia qualità, non posso competere con Marco, classe pura. Eppure ci provo in allenamento, cerco di emularlo, lo prendo in giro e odio tutte le ragazzine che fanno il tifo per lui. Sono tremendamente solo, forse vorrei un briciolo di attenzione (virgola) o magari sfiorare quella fama e quella notorietà che Marco si è guadagnato da anni nelle giovanili. *** Inizio a sudare, sono tremendamente agitato; siamo sotto di venti punti, gli altri stanno davvero dominando. "Marco, forse non riuscirai nemmeno tu (,) oggi", sensazione non solo mia, stavolta. Lo guardo, continua a scaldarsi, per lui è sempre zero a zero. Non ha sentimenti, niente lo sfiora se non una rabbia agonistica quasi demoniaca (,) accompagnata dalla classe pura. Lui è il migliore, non vuole essere il numero due o tre. Glielo leggo negli occhi, gli incitamenti degli avversari sono solo il ronzio di una zanzara fastidiosa, di quelle da schiacciare. "È proprio questo che vuoi fare, lo so". *** Mi avvicino a lui, non riesco, non so perché lo faccio. Negli allenamenti do l'anima ma sono sempre inferiore (virgola) anche se lo insulto o lo prendo in giro per attirare qualche attenzione su di me. Lui, invece, in silenzio (, ) si allena, si scalda, gioca, vive. *** «Marco...» Si volta, freddo, nemmeno mi risponde. «Scusami, davvero», "cosa sto facendo?" – caporali e apici? *** Mi metto a piangere, lacrime copiose scorrono sul mio viso, mi volto dall'altra parte, non riesco più a reggere quello sguardo apatico, distaccato e vuoto che ho di fronte. Lui non spiccica una parola. – clichè *** «Ti ho sempre preso in giro, mi sono messo in competizione con te. Invidio il tuo talento, io non ne ho nemmeno una briciola. Sei tu l'anima della squadra: se recupero palla cerco di passartela (virgola) perché non sono in grado nemmeno di immaginarmi alla pari con te». «Giova...» Se è Giovanni, accento sulla "a". Giovà... Credo. *** Non dice niente, (Punto fermo) c Conosce il mio nome, ma non aggiunge altro, come al solito non c'è nulla nel suo sguardo; come al solito. – Ed eviti l'inciso. *** «Questo è il mio patto, questa è una promessa», gli tendo la mano, non riesco proprio a smettere di piangere e non ne capisco il motivo. «Voglio stringerti la mano perché sono certo che arriverà il giorno in cui potrò vantarmi di averlo fatto». Gliela stringo la mano, i miei occhi umidi, il peso nel cuore si perde nella sua aria insensibile. Venti minuti, il terzo e ultimo quarto, rimonta e vittoria. Io non dico una parola, Marco (,) in silenzio (,) prende l'applauso collettivo e lo stupore dei suoi compagni per la prestazione. *** "Marco era il migliore..." Mi impegno molto per raggiungere una media discreta a scuola. Non voglio essere il primo, però punto al cento nella maturità e cerco di studiare il più possibile per arrivarci. È difficile, metà delle materie le odio. La storia non voglio inghiottirla a forza, voglio leggerla. La filosofia voglio viverla, non riesco a sorbirmi in modo passivo le interpretazioni dogmatiche delle grandi menti del passato. La fisica voglio scoprirla, sono stufo di esercizi meccanici senz'anima. Marta è vicina a me, mi è amica; splendida principessa dai lineamenti vagamente sgraziati che sogno ogni notte. Lei vuole diventare scrittrice, io sono il suo beta-reader; faccio fatica nei commenti negativi, devo combattere contro il cuore che minaccia di scioperare a ogni mio tentennamento. Le voglio bene, voglio la sua felicità virgola e (,) per aiutarla (,) costringo proprio il mio cuore a lavorare lo stesso. Cerco di tirarle su il morale. «Ho visto un film che ha la stessa identica tematica del mio ultimo racconto». «Non mi sembra che Chaucer si sia fatto problemi scrivendo i "Canterbury Tales" e copiando palesemente Boccaccio...» «Giova...», un mezzo sorriso. – Forse è tua intenzione chiamarlo Giova... *** Lei mi chiama come Marco, come tutti. Io credo abbia una cotta per Marco, inutile provarci; avrei scoperto anni dopo che in realtà guardava me. I suoi occhi erano proprio per me, una specie di ranocchio senza qualità apparenti. Giova, quello che faceva sue le storie per poi citarne alcune sensazioni, nella speranza di vana di trovare un posto nel cuore della compagna di classe e di scrivere con lei a quattro mani la storia della vita. Marco è in seconda fila, di lato, vicino alla finestra. Non si pone le mie domande, non studia mai per sua stessa ammissione, ma riesce ugualmente; ha una memoria prodigiosa, gli invidio anche quella. Oltre al suo aspetto debolmente maschile e quei lineamenti perfetti su cui mezza classe posa i suoi occhi. – Giova, sì, è tua intenzione... *** "Marco era l'anima della squadra..." Stiamo perdendo. Molti mi guardano, per primo l'allenatore; i loro occhi mi cercano, vogliono qualcosa, sperano. "Perché? Perché io? Io non sono un punto di riferimento". Non riesco mai a far uscire la squadra. Cerco di bloccare ogni passaggio, butto fuori aria che non ho e lancio in avanti nella speranza che Marco sia lì a ricevere il mio passaggio. Stiamo perdendo, Marco non c'è. In classe, una folata di vento dalla finestra debolmente aperta fa cadere una delle rose sul suo banco scoprendo la sua foto. Marco non c'è più: una sera voleva festeggiare fino a tardi ( ,) prima di mettersi alla guida. "Marco, tu sei più forte di questi qui...", l Le lacrime si mescolano al sudore. "Io non ci riesco..." Cerco di liberare gli occhi dai miei sentimenti. Un fischio, sonora sconfitta, siamo stati buttati fuori. Cado a terra in ginocchio, piango lacrime amare. "Abbiamo perso", penso, "ho tentato di passartela, Marco, ma tu non l'hai potuta prendere". – cliché, piango lacrime amare. Lo toglierei. *** Marta, mia moglie, mi raggiunge. Sulla lastra di marmo, una foto vagamente sorridente del mio vecchio compagno di scuola; alcuni fiori e una scritta di circostanza. «Ti fermi sempre qui». Lei è la stessa del liceo, prova a rompere il ghiaccio virgola ma le leggo negli occhi che non sa cosa dire. Passa il tempo, ma e la amo ogni giorno di più, mentre lei continua a scrivere ed emozionarmi, magari sperando nell'attenzione di chi voglia, un giorno, pubblicarla. – eviti i due "ma" consecutivi *** "L'emozione più grande è la vita con lei", questa il cuore me la fa dire, non gli importa se, magari, sminuisce le sue storie. Io continuo a impegnarmi nella vita. (Punto fermo) , n Non sono nessuno, non voglio essere il primo, ma cerco di non essere l'ultimo (,) nella mia rassegnata e consapevole mediocrità. Non ho più sogni, ho smesso da tempo con la pallacanestro. Non so quando ho deciso di smettere. Forse quando ho raccolto la rosa caduta dal banco di Marco. Forse quando in quella maledetta partita ho provato a passargliela, ma lui non c'era. – Il soggetto resta "la rosa", ma qui è "la palla". Forse quando il comune ha finalmente deciso di spendere per una maledette rotonda, risparmiandone altri per le stupidaggini. – Non ho capito. Il comune gli ha intitolato una "rotonda"? – maledetta, refuso. Mi avvicino alla lapide, estraggo un piccolo portachiavi con la miniatura di una palla da basket; lo appoggio sulla rientranza (,) vicino alla piccola lampada accesa. "Marco io la passo a te perché sei il migliore..." – Virgola dopo Marco.
  11. Cenere

    Musica. Intanto ti ho ascoltato. Poi ti leggo meglio e ti commento, mqs...
  12. I racconti della tredicesima luna - terzo ciclo

    @Roberto Ballardini bravo!
  13. La cura

    Buon lunedì @Rica sono ancora in tempo per augurarti un buon anno? Spero di si. Veniamo a noi – Certo che sì. Ricambio e ringrazio. Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto: Gli occhi sono squarci Che cosa vuol dire? – Fessure, aperture, varchi... Se è vero che gli occhi sono lo specchio dell'anima... ma questo è un cliché. Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto: rinnoverebbe il dolore. Cambierei termine. Rincuorerebbe – No. Rinnoverebbe. Perché massaggiarli equivale a una sorta di carezza, nonostante il prurito intenso, quello che... più ti gratti, più ti scortichi. Alle 10/1/2018 at 18:04, Rica ha detto: – Andrà tutto bene. – Sono le parole che mi sussurra mamma stringendomi a sé. Qui mi son persa. Se la madre non parlava più... – Non parlare e non piangere volevano indicare il grado di annichilamento a cui la cura di psicofarmaci aveva portato la donna, cioè perdita di ogni volontà e incapacità di reazione. Non aveva perso l'uso della parola. Forse ti ho confusa. Ora non so il perchè ho in mente la canzone -""La cura" di Battiato. – Per il titolo? Buona giornata Floriana – Grazie del passaggio. A te, buona serata. @Yaxara sono contenta ti sia piaciuto. Grazie per il vostro tempo.
  14. Scrivener

    Grazie @Black e grazie a @Emy che mi ha passato ieri il link 3.0 per Mac.
  15. La cura

    @camparino buona sera. un luminare (?). - Un super ricco. Altrimenti non potevo giustificare la presenza di quella casa, la cameriera, l'autista in livrea... Molto buoni alcuni suggerimenti sulla punteggiatura. Sono certa che un giorno che scriverò un testo con una successione di frasi minime e nient'altro, tu riuscirai a mettere qualche punto anche al loro interno... Visto che sorpresina ti ho fatto? @m.q.s. Grazie del passaggio. L'unica modifica che farei: Nonna dice: è depressione. Le cognate dicono: va curata. Mi suona meglio. - Sì. anche a me. ** Eliminerei quel: "ma sono parole difficili". Anche se ti serve per collegarti al nuovo latte della sorella. mmm - Esatto. Per quello e per dare una prima indicazione sulla sua età, sul fatto che è una bambina... Ma non sei il primo a dirmelo. *** Segnalo questa chiusa, ma in realtà è tutto il paragrafo a essere davvero bello. - Rileggendolo ho trovato ripetizioni e rime. Cercherò di eliminarle. Grazie per i complimets! E per tutte le osservazioni e i suggerimenti. A entrambi grazie del vostro tempo.
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