Banner_Sondaggio.jpg

Rica

Sostenitore
  • Numero contenuti

    2.055
  • Iscritto

  • Ultima visita

  • Giorni vinti

    1

Rica ha vinto il 15 maggio

Rica ha inserito il contenuto più apprezzato di quel giorno!

Reputazione Forum

875 Magnifico

Su Rica

  • Rank
    Sognatore

Informazioni Profilo

  • Genere
    Donna

Visite recenti

3.664 visite nel profilo
  1. Non so. Ho letto l'articolo che hai allegato e mi sembra chiaro che la terapia fosse quella, o un suo inizio sperimentale. Chi lo scrive parla proprio dell'uso errato della parola "elettroshock" per quegli anni. Ma era una terapia realizzata sottoponendo il paziente a scariche elettriche. Quindi, secondo me, escludendo il termine "faradizzazione", forse potresti presentare la cosa per quella che è: una terapia che ancora non si conosce, una sperimentazione di terapia. Allora, puoi presentarla come tale nella sua vaghezza senza chiamarla per nome, ma suggerendola. Esempio brutto: Fu sottoposto a quella nuova terapia che usava scariche elettriche elettroshock e rispedito in trincea da chi aveva visto passare centinaia di falsi malati mentali... In questo modo aggiri il problema dell'anacronismo del termine, non della pratica. Che anacronistica non era per quei tempi. Non so se ti sono stata utile. Ciao cardio...
  2. Mmm... dubito.
  3. Ciao Musetta, a me lo scemo del villaggio ha fatto tanta tenerezza. Hai scelto un soggetto debole, un uomo che aveva bisogno di essere protetto e salvaguardato da una comunità, che invece, chiede lui davvero troppo. La sua soluzione finale, drammatica e triste, restituisce lui quel coraggio che altri non hanno saputo vedere. Ho dato uno sguardo ai commenti sopra, perché sono l'ultima e pensavo di ripetermi. Non li ho letti tutti, e forse mi ripeterò anche. Riguardo alle incongruenze storiche (Tirolo ed elettroschock) ti è stato detto tutto. Fraudolente si è spiegato in modo preciso e puntuale. Il termine medico forse ti ha fuorviata, l'utilizzo della pratica era già in sperimentazione (ho letto il tuo allegato), quindi credo che potresti risolvere non modificando il concetto, ma solo eliminando il termine considerato anacronistico. Ma che brava che sei stata a sperimentarti lontano da un terreno a te più consono... campionessa! Ora che ti ho cuorato, ti segnalo qualcosa sotto. Un abbraccio. **** In paese nessuno virgola tranne me virgola chiamava Oreste con il suo nome, punto e virgola i comportamenti stravaganti, i mutismi e le sue improvvise crisi di pianto gli avevano procurato un il terribile soprannome di scemo del villaggio, e lui che non riuscì più a scrollarselo i di dosso: scemo del villaggio. Quando ci fu la chiamata alle armi sperai quanto i suoi genitori che venisse riformato, ma la sua, purtroppo, non era una malattia visibile al pari di quelle fisiche e già alla prima selezione venne ritenuto idoneo: aspetto fisico imponente, nessuna malattia cronica inabilitante… insomma, il soldato perfetto. - in questo modo eviti la ripetizione di "fisiche-fisico e concentri l'attenzione sulla "malattia invisibile". Oreste ci mise tutta la forza che aveva per cacciare dentro i suoi mostri ed essere all’altezza, per dimostrare a tutti che quel soprannome non lo meritava virgola affatto e dopo un breve addestramento venne inviato a difendere il paese sui monti innevati del Tirolo, ma ben presto quando quei disagi si trasformarono in ossessioni e crisi isteriche virgola e decisero di ricoverarlo nell’ospedale allestito vicino al fronte(,) per appurare le sue condizioni di salute e valutare l’autenticità dei suoi malesseri. - eviti la sequenza di due "e" ravvicinate. - terrei una elle due. Personalmente, la seconda, la trovo più attinente al caso. Fu sottoposto a elettroshock e rispedito in trincea da chi aveva visto passare centinaia di falsi malati mentali e da chi, fondamentalmente, aveva problemi ad accettare che un uomo, un soldato, perdesse la virilità senza alcun motivo tangibile. Ma Oreste una notte decise di mettere fine al suo strazio: prese quel coraggio che nessuno scemo del villaggio si pensa possa avere e arretrando lentamente a occhi chiusi dalla sua posizione andò incontro a quel fuoco amico che lo avrebbe per sempre liberato dai suoi demoni. - Toglierei la frase. Oreste ha un problema: sembra sano ma non lo è. Non sposterei l'attenzione dell'autore su altre problematiche.
  4. Ma tantissimi!
  5. Complimenti ai vincitori e ai partecipanti tutti. Grazie, staff. Alla prossima.
  6. @Joyopi grazie del passaggio. Te la sei tenuta bella stretta la cintura, da campione. Bravo. @Sira bis, grazie due volte. Una tachicardia. Ringrazio tutti per la partecipazione. Anche gli squatters.
  7. Benvenuto, caro. Personalmente ho sempre adorato gli squatters. Mi casa es tu casa. ************** @Renato Bruno, grazie a lei. Grazie per averci "fiutato", come ha detto poc'anzi, come persone con cui potersi confrontare. E ancor più grazie per il suo tentativo di comprensione del testo e per i suoi consigli. Il suo ultimo post per noi è stato illuminante sotto molti punti di vista. Ci scusi se l'abbiamo sfruttata, bonariamente eh! Siamo contenti che non abbia letto nessuna polemica stizzita nelle nostre risposte. Volevamo essere puntuali nelle domande, e lei lo è stato ancor più nelle analisi fatte. Ci proveremo. Il brano si presta anche per la sua brevità: 3000 caratteri da destrutturare e ristrutturare secondo vari PV. Bel consiglio. Ci ha fatto piacere confrontarci con lei. Grazie di nuovo.
  8. Gentile @Renato Bruno io e @Rewind, abbiamo riletto il suo commento attentamente, e più volte. Le scriviamo con sincerità che siamo stati contenti di riceverlo, crediamo sia un commento che ci pone di fronte a domande le cui risposte davamo per scontate. Alcune cose, però, non riusciamo a comprenderle. Ci avvaliamo della sua esperienza per capirle, quindi le scriveremo domande esplicite per capire e per usare al meglio il suo occhio critico. Non è nostra intenzione spiegare il brano, ci interessa capire alcune cose. Gentile Rica, dal mio punto di vista direi che non ci siamo, che il racconto non è lessicalmente credibile e che colui che ha visto la morte in faccia non può o non dovrebbe avere una rievocazione della tragedia vissuta da sala operatoria, asettica, supercontrollata... 1) Chi decide cosa deve esprimere un personaggio? L’autore, il lettore o l’editor? E se un autore vuole esprimere una cosa asettica? Non una reazione supercontrollata, ma una reazione scioccata? Che non riesce a affondare perché troppo dolorosa? Non c’è polemica in questa domanda, sia chiaro. Ci incuriosisce la comprensione. E lei può aiutarci a capire. In una sua intervista leggiamo che tra le doti di un autore, oltre alla vasta cultura, c'è la capacità di masticare pillole di psicologia: "E poi, soprattutto nel campo narrativo, alla morfologia affiancherei la psicologia: la parola rivela o nasconde, a seconda degli stati d’animo." da: LA FIGURA DELL’EDITOR: INTERVISTA A RENATO M. BRUNO, MARTEDÌ, 20 OTT 2015, Post by Marina Lenti on editoria Credevamo che un'analisi psicologica del nostro personaggio fosse il punto di partenza per delinearne i contorni e i pensieri. Lei dice priva di quello sporco e di quel fango che dagli scarponi che dovrebbe essere entrato nel cervello del sopravvissuto 2) Come già abbiamo detto, il fango in questo racconto era sepolto sotto metri di neve, quindi irraggiungibile. Se l'autore non vuole mostrarlo e lo scarta proprio come elemento non realistico? Le chiediamo: chi decide cosa dovrebbe essere entrato nel cervello di un sopravvissuto? Sa perché glielo chiediamo? Perché noi, per scelta, ci volevamo allontanare proprio dalle descrizioni semplicistiche, dal sentire “comune” di un personaggio come il nostro soldato che lo avrebbe accomunato a tanti altri soldati, nelle immagini che avrebbe potuto evocare o nelle sensazioni che avrebbe descritto. Volevamo fuggire il lato patetico e il facile sentimentalismo, lo consideravamo un errore che un tema come questo correva il rischio di farci commettere. Nella stessa intervista afferma che nel suo lavoro, prima di qualsiasi intervento, lei chiede quale sia l'intenzione dell'autore. "Troppi testi, pur avendo una storia interessante da raccontare, presentano una forma generale “gracile”, necessitano subito, da parte del revisore, di un trattamento ricostituente. L’invasione di campo, la sovrapposizione della mia mano a quella dell’autore, si evita fotografando prima, ricostruendo prima di ogni singola correzione la reale intenzione dell’Autore." Può un autore scegliere proprio la via asettica? Presentare un personaggio scioccato che ragiona a singhiozzi proprio per lo shock subito e lavorare alla forma che quel singhiozzo dovrebbe restituire al testo e al ritmo narrativo? Lei dice: Manca, e secondo me è grave, quel punto di vista soggettivo e interiore che reinterpreta la realtà della guerra di trincea per una rievocazione personale e radicalmente umanizzata della stessa guerra e condizione umana. 3) E se, per scelta, un autore non vuole proporlo? E opta per un personaggio freddo dietro la cui freddezza c’è un uomo scioccato, non in grado di “umanizzare” la sua rievocazione della guerra, non in grado di andare oltre? Non ancora? Lei dice: Sono d'accordo che troppo pathos è fuorviante ma l'assenza di pathos nuoce all'atto comunicativo, al messaggio, all'etica di cui ogni parole s'imbeve e che ogni parola restituisce. Secondo gli Autori qual è il messaggio finale che il lettore dovrebbe desumere dal testo proposto? 4) Quello di cui le parlavamo prima. Per scelta volevamo allontanarci da una psicologia facile e scontata. Lei dice: Il racconto è come la fotografia: non descrive oggettivamente una realtà ma serve a indicare le caratteristiche e la sensibilità dell'occhio che sta dietro la fotocamera. 5) Giusto. Ma se l’occhio è di un uomo che ancora non rimette insieme i pezzi a livello emotivo? Lei dice: Questo per dire che una scrittura più viscerale, più di getto e meno attenta al rigore/lindore sintattico delle frasi spesso presenta meno difetti concettuali e meglio si presta a coinvolgere i sensi (di percezione), l'immaginazione del lettore. 6) E se il nostro personaggio i sensi di percezione non li usa più neanche per se stesso? Lei dice: Al fango e al freddo, alla fame e alla morte, non si addice una scrittura artificiosamente asettica, tesa quest'ultima a esprime la sintassi del pensiero ma non la complessità e il delirio (anche lessicale) dell'uomo circondato dalla morte. 7) Capiamo la sua posizione e il suo punto di vista, ma ci sembra esprima un'intenzione diversa dalla nostra. Lei dice: Mi permetto di scrivere qui che la radiografia del suo/vostro breve racconto presenta le lacune e gli errori tipici degli Autori esordienti che -ed è questo l'aspetto che mi preme amichevolmente sottolineare- scrivono ma poi non sanno ancora rileggersi criticamente. 9) Ha sicuramente ragione. Anche se noi ci proviamo sempre. In ogni caso, siamo contenti lo abbia fatto lei. È non è con ironia che lo diciamo. Ci ha dato la possibilità di riflettere su alcune cose che riguardano il POV. Ma anche noi critichiamo la sua lettura. Come se lei si aspettasse qualcosa in linea con una "normalità" della guerra, come quel fango. Qualcosa, però, da cui noi volevamo fuggire. Lei dice: Questa difficoltà della rilettura critica migliorativa è spesso, per la mia esperienza, dovuta a impostazioni mentali e narrative di base errate o lacunose. Provate, p. e., a riscrivere tutto il racconto abolendo ERA/ERANO, togliendo SENZA, le frasi passive, alcuni tempi verbali all'imperfetto di troppo, i giochi di parole con gli ossimori (tipo candore mortale), l'uso improprio di quello/quei...e di tutta una serie di frasi "mentali" troppo fredde rispetto al tono grave e concitato delle azioni ricordate/narrate. 10) Lo faremo. E la ringraziamo di nuovo per e segnalazioni. Ma lo faremo anche alla luce delle nostre intenzioni, e a volte la frase passiva e l'imperfetto ci sono serviti a mostrare il personaggio stesso in una dimensione di passività. Ancor più accentuata dal finale. Ma la ringraziamo per averci fatto notare quanto sopra. E ripetiamo: consideriamo commenti come i suoi utili al confronto. Lei dice: L'errato posizionamento della telecamera di ripresa -che qui dovrebbe essere una go-pro piazzata nell'occhio e nell'animo del soldato e non una telecamera da carrellata esterna sul protagonista- unito all'effetto negativo provocato da una punteggiatura fuori norma (tipo: "ferro.Quello" che proprio non si può reggere- danno al racconto un effetto ritmico disarmonico, statico, ripetitivo là dove invece l'azione dovrebbe naturalmente avere un crescendo carico di tensione drammatica. 11) Ribadiamo che le domande che le poniamo tendono a utilizzare la sua esperienza nostro favore. Le chiediamo: chi decide dove deve stare una telecamera? Il POV non lo scelgo da autore? Allora, se le dicessimo che la nostra telecamera doveva e voleva stare proprio lì? Ne risulterà una lettura non piacevole che si abbandonerà. Punto. Io lo faccio con alcuni testi. Ad altri magari piacerà proprio per l'effetto che si voleva creare. In entrambi i casi, però, sarà stato il racconto che volevamo esprimere. Lei non crede sia un rischio da correre? L’effetto statico è ricercato e voluto, non un risultato finale casuale. E se non vogliamo essere drammatici? O meglio, se abbiamo scelto questa modalità di esserlo? Se vogliamo scrivere un profilo psicologico che mostra difficoltà di ragionare e mettere insieme in fili, che per scelta rimane attaccato alla realtà, senza fare quel passaggio di umanizzazione. Non ancora? Se il nostro personaggio “non è in grado” e noi vogliamo rappresentare, descrivere e raccontare questa sua incapacità proprio come effetto tremendo della tragedia che ha vissuto? Un uomo incapace di trasmettere pathos, appunto. Lei dice: Questa difficoltà della rilettura critica migliorativa è spesso, per la mia esperienza, dovuta a impostazioni mentali e narrative di base errate o lacunose. Provate, p. e., a riscrivere tutto il racconto abolendo ERA/ERANO, togliendo SENZA, le frasi passive, alcuni tempi verbali all'imperfetto di troppo, i giochi di parole con gli ossimori (tipo candore mortale), l'uso improprio di quello/quei...e di tutta una serie di frasi "mentali" troppo fredde rispetto al tono grave e concitato delle azioni ricordate/narrate. 10) Lo faremo. E la ringraziamo di nuovo per e segnalazioni. Lei dice: L'errato posizionamento della telecamera di ripresa -che qui dovrebbe essere una go-pro piazzata nell'occhio e nell'animo del soldato e non una telecamera da carrellata esterna sul protagonista- unito all'effetto negativo provocato da una punteggiatura fuori norma (tipo: "ferro.Quello" che proprio non si può reggere- danno al racconto un effetto ritmico disarmonico, statico, ripetitivo là dove invece l'azione dovrebbe naturalmente avere un crescendo carico di tensione drammatica. 11) Sulla forma e la sintassi, ripetiamo, controlleremo in modo certosino. Fin da ora le diciamo che concordiamo su alcune cose. Le domande che le poniamo, ma credo l'abbia capito tanto lo ripetiamo, tendono a utilizzare la sua esperienza nostro favore. Le chiediamo chi decide dove stare una telecamera? Il POV non lo scelgo da autrice? Allora? Se le dico che la nostra telecamera doveva e voleva stare proprio lì? Ne risulterà una lettura non piacevole che si abbandonerà. Punto. Ad altri, magari piace. Ma è il racconto che volevamo esprimere. Non crede sia un rischio da correre? L’effetto statico è ricercato e voluto, non è un risultato finale casuale. E se non vogliamo essere drammatici? Se vogliamo scrivere un profilo psicologico che mostra difficoltà di ragionare? Di mettere insieme in fili? Di raccontarmi la sua storia emotiva? Se il nostro personaggio “non è in grado” ed noi volevamo rappresentare, descrivere e raccontare questa sua incapacità? Proprio come effetto tremendo della tragedia che ha vissuto? Un uomo incapace di trasmettere pathos, appunto? Lei dice: L'aria fu squarciata da orridi boati." Questa è pura sintassi NON elaborazione emotiva dell'avvenimento. "Nella notte di Santa Lucia tremendi boati squarciarono l'aria." Lo stress della frase non ricade su "boati" ma su "l'aria" che i boati squarciano. La parola clou della frasi non va mai posta all'interno della frase ma all'inizio o alla fine. Solo così si crea la tensione narrativa che spinge a proseguire la lettura. 12) E se la parola clou per noi fosse stata “boati” e non “aria”? Lei dice: La frase originale alla fine crea un muro: " La notte di Santa Lucia, l'aria fu squarciata da orridi boati." BUM! Un muro che rompe il flusso della narrazione, che chiude troppo la frase, che non dà il respiro per proseguire...[visto anche che la frase seguente non ha un nesso logico con questa. Che nesso c'è tra boato e manto di candore? Nessuno! ] 13) Il nesso sono le slavine, cadute a centinaia quella notte provocarono la morte di 10.000 persone. E per noi la parola che crea il nesso logico con questa frase è “boati”, non “aria”. Perché il boato è il suono della slavina che cade. Possono non piacerle, ma non può accusare le due frasi di mancanza di nesso logico. Lei dice: Il ritmo narrativo è elemento fondamentale per la buona lettura e riuscita del racconto. E qui non c'è. Questa è scrittura a singhiozzi, non voce che ricordando incanta. 14) Cosa deve fare un autore che decide di scrivere così? Una premessa? Una nota autoriale? Lei dice: L'incipit è debole, il finale è sconclusionato (sorry!) e nel mezzo c'è una materia narrativa tutta ancora da plasmare, che qui è stata appena abbozzata -suppongo per la fretta, solo per la fretta. 15) Cercheremo di farlo, anche in base ad alcune sue indicazioni. Alcune, non tutte. Ci sembra di capire che il suo punto di vista - lei lettore? Lei Editor? - sia diverso da quello che era il nostro punto di vista di autori. Tornando al Pov - che è quello che più ci interessa - lei ci rimprovera tutto quello che abbiamo cercato di fare: scrivere un testo freddo che avremmo voluto ancora più singhiozzato, ancor più sincopato. Niente flussi di pensiero. Niente. Lei dice L'Autore di un testo non deve rispondere in difesa del suo testo scritto. Io pretendo, e l'ho già detto, che mi si mandi pure a qual paese se dico castronerie ma che si abbia, però,poi la forza di prendersi tutte le osservazioni utili e i suggerimenti proposti, frutto di un altro modo di leggere differente da quello dell'Autore stesso e degli amici dell''Autore. Io invito a riflettere, non ho in tasca nessuna verità da difendere a spada tratta. Si tratta di collaborare in funzione del testo e della consapevolezza che editor e Autore devono averne. Non si vince niente. Ci si confronta alla pari da lettori specializzati. 16) Non possiamo che ringraziarla di nuovo per questo confronto. Le abbiamo già detto che lo troviamo interessante e costruttivo. Lei dice Però. ripeto, non si ratta di dimostrare di saper scrivere. Si tratta di cimentarsi su un brano che deve comunicare al lettore "qualcosa". Questo qualcosa può essere posto tra le righe, lasciato intuire, suggerito, consegnato all'immaginazione del lettore, però non deve essere né spiegato nel testo né formulato in maniera falsamente oggettiva. Se un robot ci raccontasse una barzelletta non non sapremmo riderne. Segno che il come si racconta ha grande valore. 17) Concordiamo pienamente con lei. Forse l'autore sceglierà di farla raccontare al robot per evitare che il lettore rida. Potrebbe essere una scelta anche quella. La ringraziamo per il suo tempo, la sua attenzione e le preziose indicazioni. Un saluto. Rica e Rewind
  9. Non sei stata la sola a percepirlo. Certo, ti sei spiegata. Grazie del passaggio e del tuo tempo. Alla prossima.
  10. Ang... Mmm... Non è chiaro chi abbia rubato il segone a chi... Poi che gli italiani siano "gente strana", ha ragione @massimopud
  11. A memoria depongo.
  12. @Sira, è stato un piacere provare a organizzare qualcosa con te, Lizz, Emy e quanti hanno collaborato. Ringrazio quindi tutti, soprattutto i sostenitori che hanno sostenuto l’idea dei sostenitori, e lo staff che si è messo in gioco nella costruzione di qualcosa di nuovo, accogliendo una proposta e sviluppandola insieme. Ringrazio @swetty per il lavoro di cui si è caricata, Alla prossima.
  13. Le nostre preferenze: - Il grande lupo bianco di @Roberto Ballardini - L’inferno di Adolfo di @Sira - Albertino di @Joyopi Abbiamo votato chi, oltre al tema, ha avuto anche una certa cura formale del testo, oltre che una certa sensibilità nella trattazione di certi temi.
  14. E allora va bene così. Ho sempre pensato il contrario.
  15. Occhei. Ma c'è un errore di cui non mi ero accorta. I sovra scarpe sono maschili, non si possono concordare al femminile. Quindi:i Li aveva; notati.