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mina99

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    Wosni Wa / Soffio di Neve / Fubuki
  • Compleanno 21/04/1999

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    Laniakea

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  1. Auguri
  2. 1. Hai mai tentato di farti pubblicazione/Pensi di farlo in futuro? Se no, come mai non ti interessa? Ho tentato, stupidamente, tre anni fa. Ora non ne ho intenzione né per il futuro, sono contro la mercificazione della narrativa. 2. Dove trovi lo spirito per scrivere ed essere costante (se lo sei)? Scrivere è quello che ho sempre fatto ed essere bravo a farlo è sempre stato quello che desidero. 3. A cosa saresti disposto a rinunciare per diventare uno scrittore? Non lo so esattamente ma penso a molto, essere uno scrittore è il mio sogno. 4. Come, se e quando provi a migliorarti? Leggo e ho provato a frequentare corsi. Inoltre i commenti sul WD mi aiutano moltissimo. 5. A chi mostri ciò che scrivi? Quando, raramente, sono soddisfatto, ad amici. Tendenzialmente pubblico solo sul WD per ricevere consigli. 6. Con che animo reagisci alle critiche? Le accetto solo se sono costruttive. 7. Ti piace leggere? Se sì, quando tempo dedichi alla lettura? Adoro leggere. Per tenere un buon ritmo tento di leggere trenta pagine al giorno. 8. Cosa leggi? Classici, per imparare, e fumetti. Ho solo diciott'anni, quindi sono ancora in piena fase di formazione come scrittore. 9. Leggi gli "amatori" come te? Quali pensi che siano i loro limiti più evidenti? Li leggo qui sul WD ma non è qualcosa che mi piaccia particolarmente. 10. Nella lettura prediligi solo alcuni generi letterari oppure leggi indipendentemente dalle tue preferenze? Leggo quello che capita, ma mi garba particolarmente l'horror. 11. E tra le cose che scrivi? Sperimento il più possibile. Mi piace l'horror. 12. Hai un metodo di scrittura? Dipende da cosa scrivo, spesso comunque preparo precise scalette. 13. Quali pensi siano i pregi e i limiti della tua scrittura? Credo - spero - di avere abbastanza fantasia. Provo a trasmettere delle emozioni a chi legge. Sono sintetico e ho uno stile accettabile. Ma ho un'inesperienza spiazzante sotto ogni punto di vista: sono più i limiti dei pregi della mia scrittura. 14. La cosa che trovi più difficile quando scrivi? La caratterizzazione dei personaggi, e scrivere qualcosa di originale e coinvolgente. 15- Quando scrivi utilizzi un linguaggio ricercato o no? Assolutamente no, sono della scuola di pensiero di Hemingway. 16- Quali sono le tue influenze letterarie? Non penso di averne, non particolarmente. Adoro il filone gotico, Poe e Lovecraft. Trovo che King sia un autore imprescindibile per la nostra generazione di scrittori, o per emulazione o per contrasto. Mi trovo più nella seconda posizione. 17- Pensi di essere sufficientemente informato sui meccanismi del mondo editoriale? Relativamente, ne conosco le strutture più rilevanti. Ma non mi interessa. 18 - Cosa significa scrivere per te? Inventare storie in cui potermi nascondere. 19 - Conosci e frequenti piattaforme per il self publishing? No. Non ho ancora chiara la direzione che intendo prendere, anche se credo sarà inerente al web. 20 - Nel self, attualmente operano scrittori che investono su sé stessi per farsi conoscere al grande pubblico: alcuni hanno discrete capacità letterarie e si propongono con una certa professionalità, ad altri piacerebbe fare lo stesso ma non hanno la maturità necessaria, quindi propongono opere troppo grezze, infine ci sono quelli che vi si dedicano senza alcuna serietà, giusto per vedere "l'effetto che fa". Trovi che questa contaminazione di esperti e meno esperti sia nociva al settore o, in qualche modo, magari nel medio lungo periodo, potrebbe persino giovare? Trovo che sia nociva. Le piattaforme di selfpublishing sono intasate da robaccia di pessima qualità che soffoca autori di valore. Più una piattaforma di tal genere è grande meno è valida: gli autori che intendono autopubblicarsi sul web a mio parere devono tentare un'altra via. NB: in un futuro breve potrei cambiare e rinnegare ogni singola posizione che ho preso qui
  3. Grazie mille a tutti dei commenti @Marcello sei meraviglioso
  4. Complimenti genteh, vittoria meritatissima
  5. Crazycat, Ghigo, Komorebi
  6. Ah, capito... Comprendo la scelta, ma in fase di revisione ti consiglio comunque di pensarci; scrivi per te stesso, non per gli altri, no?
  7. Ciao caro sei senza dubbio uno scrittore eccezionale. Questo racconto è scritto benissimo. Solo una cosa: perché Italia distopica? Il prefisso dis indica qualcosa di negativo. Per restare più imparziale avrei preferito tu avessi scritto utopica (prefisso u, non). Poi sta allo scrittore decidere se è qualcosa di positivo o negativo, ma è semplicemente questione di posizioni politiche. Ciao
  8. Spero di aver chiarito i tuoi dubbi^^ grazie Grazie del passaggio^^ hai ragione, il dialogo coi genitori è un po' scricchiolante, l'ho tagliato un sacco T-T mea culpa :/ in ogni modo, alla fine, il loro comportamento è naturale e stanno proprio cercando di proteggere la figlia, a modo loro. Il commento del padre è volto a cercare di spiegarle che quello "scherzo" non ha la minima importanza. Il discorso della madre vuole essere un insegnamento di vita: le spiega cosa, per lei, significa essere "femmine" in una società in cui il sesso femminile è completamente deumanizzato Per quanto riguarda i boxer, doveva essere un'umiliazione... Nonostante molte ragazze li usino è ancora qualcosa per cui la gente si prende in giro. Sono considerati poco femminili e quindi da sfigate Grazie mille** Il fatto che nessuno dei parenti prenda parte alla discussione è semplicemente indice del fatto che non vogliono cacciare il naso nei metodi insegnativi dei due^^ L'idea originale è partita semplicemente dal concetto di oggettivazione femminile, ma mentre scrivevo mi sono reso conto anche io di alcune assonanze con 13 reasons why e life is strange non era voluto Hai ragione, non funziona molto bene quella risposta :/ provo a sistemare in revisione** Grazie mille! Grazie del commento^^ il mio intento non era mostrare un mondo di stronzi. Per accentuare il dramma ho lasciato la protagonista senza amici - anche perché ne ha preso le distanze dopo l'umiliazione - ma anche se ne avesse avuti, anche ottimi amici, è difficile, soprattutto tra adolescenti, che qualcuno guardi a una ragazza e veda una persona: quello che vedono è una femmina
  9. @Nanni grazie del commento^^ Non ho mai detto che la protagonista sia brutta, comunque. È una ragazza come tante, anche abbastanza attraente. Come si sia procurato l'appellativo di troia non è specificato e non mi interessa: tra adolescenti basta vedere una volta una ragazza scherzare con un ragazzo, o vederla andare in giro con vestiti un po' corti, per affibbiare un soprannome così, anche solo per scherzo. La cosa peggiora dopo l'umiliazione. Tutto qui^^
  10. Commento: http://www.writersdream.org/forum/forums/topic/35258-mi-102-rumore-di-passi-rumore-di-risa/#comment-620057
  11. Ciao! Bel racconto. La trama è lineare e scorrevole, senza problemi. Coinvolgi da subito il lettore e questo credo abbia funzionato bene nel far ridere ancora di più. Questo racconto incarna alla perfezione la definizione di tragicomico, e non è una cosa facile. Complimenti. Ottimo anche il finale. Il protagonista è costruito bene, l'immedesimazione è spettacolare. Riesci a far percepire ai lettori la sua umiliazione come propria. Lo stile è chiaro e senza intoppi, il ritmo buono. Non ho trovato errori, né stilistici né grammaticali. Insomma, hai scritto un pezzo divertente, originale e coinvolgente. Bravo. Ti stringerei la mano, ma... passo
  12. Traccia di mezzanotte
  13. Traccia di mezzanotte No one will love you if you're unattractive – Melanie Martinez «Alla fine com’è andata con Luca?», chiedi. Le tue amiche ridacchiano. La ragazza a cui hai rivolto la domanda si sposta una ciocca di capelli dietro un orecchio. «Bene, bene». Ti fa l’occhiolino, poi ridete tutte quante con una punta di malizia. Uscite dal McDonald’s e vi avviate verso la stazione. Mentre state camminando, un uomo su una Ferrari rallenta. Abbassa il finestrino e ti fischia. Le tue amiche ridono, una ti dà una pacca sul sedere, la cui forma è evidenziata dagli shorts. L’uomo si lecca le labbra e riparte. «Hai fatto colpo!» Ridono. Tu increspi le labbra. «A me non ne fanno di apprezzamenti così...» Apprezzamenti, pensi. Già. E allora perché ti senti così impotente, sporca e colpevole? ~ Senti gli sguardi di tutta la classe addosso appena varchi la soglia. Cerchi non farci caso e ti avvii al posto. Appoggi la cartella, ti sistemi la felpa e i jeans e ti siedi. Nonostante non vorresti, senti i bisbiglii. «Ma come si è vestita?» «Si è dimenticata come ci si trucca?» «Secondo te si è almeno pettinata?» «Non si vergogna?» Non ti vergogni? Sì, ti vergogni. Ti vergogni tantissimo. E ti chiedi se, in fondo, a loro tu piaci. Se ti trovano attraente. È questa, la cosa più importante. ~ È l’intervallo. Sei in mezzo al corridoio, stai andando in bagno. Passi accanto alle tue amiche, appoggiate al calorifero. Una ti afferra dalle tasche dei jeans e te li tira giù. Si girano tutti quanti e ti fissano. Fissano i tuoi boxer. Fissano le tue gambe non depilate. Fissano il tuo sguardo incredulo. Poi le risate squarciano l’aria come un tuono. E in quel coro demoniaco c’è anche il ragazzo che ti piace. È lui a gridare quella parola. Quella parola che ti si marchia a fuoco nella mente, quella parola che porti appresso ovunque tu vada come una lettera scarlatta. Troia. Ti tiri su i pantaloni e inizi a correre. Quando ti sei chiusa la porta del bagno alle spalle, ti accasci a terra e piangi in silenzio. L’eco delle risate non si è ancora spento. E nella tua testa, neanche l’eco di quella parola. Troia. ~ «La seconda proprietà afferma che il logaritmo in base a di a è uguale a uno. Questo vi permette, quando state risolvendo un’equazione logaritmica, di...» Qualcosa ti colpisce la nuca. Ti giri e vedi a terra una pallina di carta. La raccogli e leggi. La classe ride. Ti volti, gli occhi fiammeggianti. «Stronzi! Ma che cazzo fate? Perché...» La prof si gira e abbassano lo sguardo. «Taci, o sarò costretta a metterti una nota sul registro.» La consapevolezza di essere invisibile ti taglia come una lama di ghiaccio. Ti alzi, tremante, e a voce rotta gridi un «vaffanculo». Esci dalla classe sbattendo la porta. Senti le risate ricominciare. Che cazzo hanno da ridere? Trattieni le lacrime. Una certezza si fa sempre più radicata in te: quel foglio ha ragione. Tu sei una troia. ~ «Non esci ‘sta sera?», chiede tua zia. La tavolata si volta verso di te. «Oh, lei non esce più da tempo», sorride tua madre. «In effetti, perché?» La domanda inaspettata ti mette alle strette. Fai spallucce e sussurri: «Non ho più amiche». «Ce l’hai ancora per quello scherzo?» «Non è uno scherzo. Ho provato a chiedere al preside di prendere provvedimenti e sai cosa mi ha risposto? “È solo una ragazzata”. Una ragazzata, capito?» «Ha ragione», dice tuo padre senza alzare lo sguardo dal piatto. Non replichi. «Non posso camminare tranquillamente a scuola senza ricevere insulti di ogni sorta.» Tua madre ti tocca un braccio con la mano. «Che genere di insulti?» Hey troia! Anche oggi in giro coi boxer? Fammi controllare. Rasati! Perché non ti sei tolta anche i boxer? Ciao, bel culo! Che ne dici di venire da me dopo scuola? TROIA. «Niente. Va tutto bene.» «Vedrai che presto si dimenticheranno di quella storia. È normale, tra i ragazzi della tua età.» «Perché non posso essere chi voglio, senza essere giudicata?» «È nella natura umana giudicare. Nessuno ti amerà se non sei attraente. Devi mostrarti sempre al meglio di te: elegante, fine, una ragazza brava ma sexy. Perfetta. Sai, è così un peccato quando i visini delle ragazze crescono in quelli delle proprie madri. Presto o tardi invecchierai anche tu e allora nessuno ti vorrà. Adesso che sei giovane è tuo compito apparire sempre bella e in forma. Devi truccarti, curare i tuoi capelli, fare esercizio, mangiare poco, restare magra.» Appoggi le posate al tavolo e fissi tua madre negli occhi. Vi stanno osservando tutti. «Come puoi sentirti in diritto di dirmi che l’unica cosa che conta nella mia vita è piacere ai ragazzi?» Tu piaci ai ragazzi? «Come possono sentirsi in diritto di darmi della troia?» Sei una troia. «Siete veramente tutti così stupidi da non capire che questo fa male? Prima di fare un commento sul mio culo, è così difficile fermarsi a pensare che si sta causando del dolore, fermarsi a chiedersi come questo mi fa sentire? Lo date un minimo di peso alle cose che dite? Siete in grado di prendere le vostre responsabilità? Veramente voi uomini godete nel causare dolore? Se ci pensaste non fareste certe uscite. Perché mi trattate così? Perché trattate le ragazze come degli oggetti? Io sono una persona, cazzo. IO SONO UNA PERSONA!» Ti fermi, ansimante. Tua madre ti squadra freddamente. «Complimenti, hai rovinato la cena a tutti quanti. Va’ in camera tua e restaci finché non ti darò il permesso di uscire. Sei in punizione.» ~ La nicotina dovrebbe rilassarti. Non funziona. Sei in piedi, appoggiata al muretto nell’angolo più buio del giardino. Senti la porta aprirsi e il rumore della festa ti giunge alla orecchie. È il ragazzo che ti piace. Speri non ti noti, ma la sigaretta accesa ti tradisce. Ti raggiunge sorridendo. Ti soppesa con lo sguardo. Il suo sguardo è quello di un macellaio di fronte a della buona merce. Si ferma sulla tue forme, sul tuo vestito a maniche lunghe, la tua minigonna, le tue gambe scoperte. Capisci che per lui non sei una persona. Ma tu sei veramente una persona? Cos’è una persona? Una troia è in diritto di sentirsi una persona? «Hai da accendere?», chiede. Spegni il mozzicone col tacco e ti abbassi per cercare l’accendino nella borsa. Poi senti la sua mano sotto la gonna. Ti irrigidisci per il terrore. Il suo palmo ti sfiora una natica e scende. Posa l’altra mano sui tuoi fianchi. Cerchi di balbettare qualcosa, ma lui poggia un dito sulle tue labbra. Ti afferra un polso e ti porta la mano sul rigonfiamento dei suoi pantaloni. Non riesci a reagire. Non senti altro se non un’immensa paura. Ti blocca i polsi con presa forte, ti solleva in piedi e ti spinge contro il muro. Ti bacia. Cerchi di tenere le labbra sigillate, ma la sua lingua si insinua nella tua bocca come una limaccia. Lo lasci fare, docile. Senti le lacrime rigarti il viso. «Hey, venite a vedere!» Una ragazza vi sta fissando sorridendo dalla soglia della porta. In breve arriva altra gente. «Dacci dentro, troia!» «Filma, filma, questo finisce su Facebook!» Rivolgi uno sguardo supplicante alle ragazze che vi stanno osservando. Nessuno lo nota. Vi stanno incoraggiando e ridendo. Lui ti toglie il vestito lasciandoti in reggiseno. E leggi il disgusto sul suo volto. «Ma che cazzo», esclama, «ma che cazzo!» Si allontana da te, incredulo. Non riesce a distogliere lo sguardo dai tagli sulle tue braccia. «Sei...» Scuote la testa, si passa una mano lungo la faccia. «Sei un mostro.» Ti sputa addosso. «Fai schifo», dice con ribrezzo. Si volta e se ne va, lasciandoti sola, mezza nuda e in lacrime. Sparisce tra la folla. Loro continuano a filmare e ridono. Ridono, come sempre, come per ogni cosa. Ridono. E allora te ne accorgi. Ti accorgi che quella è la risata delle iene. ~ «Pensi che l’abbia fatto per quel video?» «Nah, era consenziente. Non si è ribellata, no? E poi hai visto com’era vestita? Se l’era cercata.» «Era una debole. Ha scelto la via più facile, come la codarda qual era.» «Che problemi aveva? Non sapeva comportarsi come le persone normali?» «Voleva solo attenzioni.» Si voltano, lasciandosi la tua lapide alle spalle. «Alla fine era solo una brutta troia.»
  14. Augurissimiiii