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  • Interessi Che domande... scrivere, no? ed anche leggere...
  1. Il mio Angelo vecchio

    TI ho mandato il mio indirizzo mail con un messaggio privato; mi interessa veramente, leggerla.
  2. Il mio Angelo vecchio

    Swetty, ti confesso una cosa... qualche giorno fa su Facebook ho messo questo status "Il mio epitaffio sarà: qui giace un uomo che faceva piangere le donne sensibili. Chi passerà lì davanti penserà che st@@@zo, che doveva essere questo, ed invece non avrà capito nulla." Questo l'ho scritto all'ennesima mail di una persona (donna) che dopo aver letto il mio romanzo mi confidava di aver pianto più volte. Questo per dirti che nel momento in cui ho letto le prime tre righe del tuo commento, dopo, qualsiasi potessero essere le tue critiche, io avevo raggiunto lo "scopo" del mio scrivere, che altro non è se non fare un transfer emozionale verso chi legge. E' vero; in questo racconto, come in molti altri dei miei racconti, ci sono molte "cifre" da assestare. L'ho scritto anche sopra, per le le poesie, i racconti, sono un puro sfogo, non li scrivo per un obiettivo editoriale ma per "liberarmi". Viceversa i romanzi sono una struttura progettuale, devono avere congruenza, rispetto di regole precise, coerenza storica e narrativa. Altrimenti possono comunque mantenere carica emozionale, ma rimangono esercizio dilettantesco. Grazie della tua critica, ma soprattutto, grazie della comunicazione delle tue emozioni.
  3. Aracne Editrice

    Ok, sorry http://store.aracneeditrice.com/it/index.php Comunque, la mail che mi hanno mandato non è una "voce", ma una proposta....
  4. Aracne Editrice

    Nome: Aracne Editrice Generi trattati: sagistica e didattica scientifica e universitaria, narrativa, saggistica varia, poesia, teatro, riviste Invio manoscritti: http://www.aracneeditrice.it/aracneweb/index.php/pubblica.html   http://www.aracneeditrice.it/aracneweb/index.php/proposta-editoriale-narrativa.html Distribuzione: http://www.aracneeditrice.it/aracneweb/index.php/rete-vendita.html Sito web: http://www.aracneeditrice.it/aracneweb/ Facebook: https://it-it.facebook.com/narrativa.aracne   Dicembre 2016: la CE pubblica in maniera preponderante saggistica scientifica e riviste scientifiche. Dal loro sito: L’Aracne è l’unica casa editrice a non imporre la cessione esclusiva dei diritti di pubblicazione; gli autori rimangono pertanto liberi di pubblicare la stessa opera anche con un altro editore. L’utilizzo di moderne tecnologie per la stampa e l'allestimento ci permette di produrre anche una sola copia di un libro, così da aver eliminato definitivamente l'etichetta di "esaurito". Inoltre questo procedimento ha l'indiscusso vantaggio di permettere all'Autore di emendare il libro di eventuali refusi o di aggiornarlo ogni volta che lo desideri.     Come testimonianza, riporto la mail che mi è appena arrivata da loro: Roma, 1 ottobre 2010 Gentile Dott. Proietti Mancini, rispondo alla Sua e-mail del 28 settembre delle ore 14:33. La ringrazio per aver voluto indirizzare la Sua proposta di pubblicazione alla nostra casa editrice. Da un’attenta valutazione redazionale è emersa, purtroppo, l’incongruenza della Sua opera con la linea editoriale adottata dal nostro catalogo di narrativa. Per questo motivo possiamo offrirLe solo un servizio di stampa (comprensivo di impaginazione professionale e allestimento di copertina, ma privo di assegnazione di codice isbn e perciò di inserimento nel nostro catalogo). Il contributo richiesto per le spese di impaginazione per 300 pagine è di 350 euro. Inoltre, sarebbe tenuto all’acquisto di 20 copie (ciascuna copia verrebbe circa 13 euro). Rimango in attesa di un Suo cortese riscontro. Cordiali saluti
  5. Il mio Angelo vecchio

    Nanni, ho trovato una sezione "a capitoli", magari se non è troppo lunga lì la puoi mettere, spaccata a quattro pagine alla volta.
  6. Il mio Angelo vecchio

    Lo sei stato Gargaros, grazie. E' il mio "stile", confermato, mi dicono, dal romanzo pubblicato. Spesso penso di aver scritto cose tristi, svenevoli, e chi le ha lette mi ha detto "mi hai fatto morire dal ridere"; a volte credo di aver scritto cose divertenti, e chi le legge mi dice "mi hai fatto piangere". Quindi ho deciso di non pensare a cosa scrivo, ma di scriverlo e basta. Riguardo ai refusi; si, dovrei correggere tutti i miei racconti... sono pieni di refusi, perchè li ho scritti tutti di getto ed a meno di orrori ortografici così evidenti da essere lampanti, li ho lasciati a file... se mai dovessi diventare famoso tanto che abbia un senso la pubblicazione dei racconti, mi toccherà rieditarli uno ad uno... Detto inter nos, volesse il cielo che fosse mai necessario....
  7. Il mio Angelo vecchio

    Parli bene tu, a te ti perdona, la Bossa... a me mi sbatte fuori subito, dopo neanche una settimana che sto qui a fare danni. Comunque... ribadisco il grazie per la tua attenzione, critica, ma attenzione.
  8. Il mio Angelo vecchio

    Grazie Nanni, mi piacerebbe molto, credimi non è piaggeria, leggere la mia storia nella tua sfumatura. Magari piacerebbe a Bradipi... Perchè non la metti?
  9. Il mio Angelo vecchio

    ......... Infatti, io sono un noto manipolatore.... oltre che di scritti e pietanze, anche di leggende popolari.... p.s. mi sono richiamato anche all'angelo Clarence della "La vita è una cosa meravigliosa", quello che ogni volta che suona un campanellino c'è un angelo che riceve le ali... ma considerando la tua avversione per gli stili brutalmente consolatori, temo che questo non potrà che peggiorare il tuo giudizio...
  10. Il mio Angelo vecchio

    Apprezzo più la stroncatura di qualcuno che stimo che l'elogio di un imbecille. Spero quindi di avere presto l'occasione di stimarti... ma ti dovessi dire, per quel che ho letto in giro di tuo, credo che avverrà... Di tutte le tue osservazioni, rispondo solo all'ultima, per dovere di cronaca. E' una leggenda romana dalla doppia lettura, dice che l'Arcangelo Gabriele che si trova in cima al Castel Sant'Angelo, stia o sguainando la spada per punire i romani, con una epidemia di peste, o la stia reinfilando nel fodero, per far terminare l'epidemia a quindi far cessare il castigo. Nulla di scientifico, nessuna lettura spiritualista, ma semplice e banale supertizione, leggenda popolare, che io ho manipolato strumentalmente ai fini del mio raccontino (perchè questo è e vuol essere, un raccontino...). Riferirò al popolo romano che continuando a perpetuare questa leggenda si allontanano dalla visione Cristiana per avvicinarsi ad un credo politeista...
  11. Il mio Angelo vecchio

    Grazie Unius, delle critiche più ancora che degli elogi... Mi riconosco perfettamente in tutto quello che dici, compresa la descrittività, la "ricchezza" di descrizioni. Non perchè sia io a definirla così, ma quando molti giudizi coincidono (è il caso anche del romanzo pubblicato) vuol dire che evidentemente è così. E' un racconto, scritto di getto come tutti i miei racconti; normalmente me li trovo lì pronti, la mattina quando mi sveglio, e li buttò giù come mi vengono senza stare a rivederli troppo, almeno strutturalmente. Però, dovessi decidere di raccoglierli e provare a pubblicarli, inevitabilmente dovrei rivederne anche la "congruità stilistica". In questo caso i tuoi giudizi mi saranno preziosi. Grazie ancora.
  12. Il mio Angelo vecchio

    Me ne andavo in giro insieme a lui, ricordo che era una bella giornata, di quelle che a Roma ci sono ad inizio primavera, con l’aria pulita dal vento, il cielo azzurro sui cui le nuvole sembrano staccate dallo sfondo, galleggiare come batuffoli d’ovatta che oscillano su un mare che così grande, infinito, al mondo non c’è un oceano grande altrettanto. Non avevamo nessun posto dove arrivare, nessun appuntamento da rispettare, solo il piacere di camminare uno vicino all’altro, tenendoci compagnia, come ci succede quando siamo solo io e lui, nessuno a cui pensare io, nessuno a cui obbedire lui. Allora in questi casi, lui si permette delle libertà che altrimenti non potrebbe, ad esempio tira fuori da una delle infinite tasche del suo abito un pacchetto di sigarette, marche strane, improbabili etichette, ne tira fuori una e l’accende, come faccia a trovare il fuoco non so, succede in un attimo, sembra una magia e forse lo è, un istante prima ha la sigaretta spenta tra le sue dita lunghe e sottili, un istante dopo gliela vedo accesa tra le labbra, mentre lui voluttuosamente aspira e poi subito le narici fremono mentre butta fuori le nuvolette di fumo; non riesco mai a capire se provi più piacere a tirar dentro l’aroma del tabacco bruciato o a liberarsene. Ogni volta è una sorpresa il profumo che mi colpirà, mi avvolgerà in questa sottile nuvola. Stavolta è un sentore di mela, di miele, che si mescola ad una affumicatura come di legno di faggio. Camminando lentamente, io continuando a guardarmi intorno, per non perdere nulla di ogni singola immagine, ogni volto che incrocio, lui invece con quella sua strana andatura dondolante, che fa sembrare che invece di poggiare i piedi in terra li tenga sollevati e leviti leggero, mentre il suo abito oscilla, facendolo assomigliare ad un campanone. Ogni volta che mi trovo a passare per questi vicoli storti e sghembi, così ombrosi, mi sembra di passare per le strade di una città sconosciuta, incontrare persone che non parlano la mia lingua, mi guardano fisso come fossi un invasore di un mondo che non è il mio; Roma è ancora così nel suo ventre più profondo e nascosto, non è le grandi strade larghe fatte per farci correre le automobili, è stradelli pavimentati a selciato in cui l’umidità scurisce i muri fino a due metri d’altezza, è curva dopo curva che si inseguono a nascondere la prospettiva, mentre le case ed i palazzi si allargano e si stringono come serpenti per assecondare questo dedalo in cui perdersi. Poi di colpo, dopo l’ultimo angolo chiuso, ti trovi di fronte una piazza maestosa, grande come uno stadio, dove il silenzio che ti avvolgeva fino ad un metro prima è annullato dalle voci di cento, mille persone che parlano insieme, che ridono tra loro, che vivono e ti accolgono sorridendo, come se prima, mentre ti guardavano brutto, ti avessero solo voluto fare uno scherzo. Io me le godo, ‘ste passeggiate, me le godo fino in fondo, in ogni passo, ad ogni respiro; lui invece sembra distratto, pare che lo faccia per dovere, per non lasciarmi solo. Anche in questo si vede che stiamo insieme da tanto; che ci conosciamo da una vita, almeno, dalla mia. Me lo ricordo da sempre, accanto a me, da quando ero così piccolo da non parlare, da non camminare, da non poter far nulla, veramente; ero un neonato. Ricordo la sua faccia ancora prima di quando abbia il ricordo del volto di mia madre, stava sempre lì, non se ne andava mai, dormivo, aprivo gli occhi, e lo trovavo accanto alla mia culla, mi addormentavo ed il suo volto era l’ultima immagine che mi rimaneva impressa nella retina prima del buio. All’epoca non era com’è adesso; aveva una massa di capelli ricci, folti e biondi, talmente morbidi che non c’era bisogno del vento per farli muovere, non aveva neanche una ruga, anzi, sembrava fatto di porcellana per quanto era liscia la sua pelle. I lineamenti erano perfetti, gli occhi azzurri; anche gli abiti, anzi, l’abito; da quando lo ricordo, appunto, da sempre, l’ho sempre visto con lo stesso camicione a pieghe; solo che un tempo era bianco, così immacolato che quando stavamo all’aperto, non potevi guardarlo perchè ti abbagliava con il riflesso della luce del sole. Camminando camminando siamo arrivati al lungotevere; io non so come mai, ma quando vengo insieme a lui in centro, qualsiasi strada facciamo, finiamo sempre qui, davanti a Ponte degli Angeli; anche stavolta. Eppure mi ricordo che dopo aver lasciato l’automobile al parcheggio di Villa Borghese avevo deciso che volevo salire verso il Pincio; mi ricordo che mi ero avviato per salire verso la scala di Trinità dei Monti, come cavolo è possibile che adesso mi trovo dalla parte opposta? Non risponde, stavolta. Mi guarda appena, da sotto le palpebre socchiuse. Però anche se finge e tenta di nasconderlo, gli vedo il sorriso appena accennato. Si è fatto vecchio; però non me la sento di dirglielo così, in faccia. Si, gli ho fatto la battuta sulla stanchezza, ma era un’altra cosa, quella fa parte del nostro modo di stare insieme da sempre, se un giorno dovessi iniziare a trattarlo troppo bene, ad essere gentile con lui, si chiederebbe cosa c’è che non va. Lo capisco; qui lui si riconosce in ognuna delle statue che lo guarda dall’alto dei parapetti del ponte, si rivede com’era, forse, chissà, anche lui ha dei rimpianti. Dei rimorsi spero che non ne abbia, altrimenti si, che dovrei preoccuparmi. Adesso che siamo usciti dal buio del vicolo lo guardo bene; la sua veste non abbaglia più, neanche in pieno sole, è piena di patacche, di strappi ricuciti male, il fondo è logoro, lacero, ancora più sporco del resto del tessuto, a forza di strusciare nel fango dove è dovuto venire per seguirmi. Le guance si sono incavate, e la pelle di porcellana si è coperta di una rete sottile di rughe leggerissime, non come le mie, segnate e profonde; no, in lui la pelle si è fatta ancora più sottile di quando era giovane, ma è diventata come pergamena, macchiata, ombrata. I capelli non sono più biondi come il grano, non si muovono più leggeri come boccoli nel vento, ma sono diventati grigiastri e stopposi. Sta fissando l’Arcangelo in cima al castello; nello sguardo gli vedo una tristezza infinita, l’ombra di una lacrima che gli vela gli occhi celesti, senza riuscire a scendere. Mi guarda; sorride, apre un’ala, una sola, e con quella mi avvolge le spalle, mi tira un pò verso di sè, mezzo complice e mezzo protettivo. Poi mi avvicina la bocca all’orecchio e mi parla. No, non se lo merita, di finire così, il mio Angelo vecchio. Allora, visto che io gli ho promesso che sarei stato zitto, che non l’avrei detto a nessuno, ma non gli ho promesso che non avrei SCRITTO a nessuno, allora questa cosa che mi ha raccontato la scrivo, perchè ci sarà pur qualcuno che può fare qualcosa per lui, per farlo tornare giovane e bello, in modo che quando avrò finito io di dargli problemi, lui possa ricominciare; magari, se è fortunato, si trova un bravo ragazzo che non gli dà problemi, che gli obbedisce e gli dà retta. E comunque, se pure non dovesse succedere, magari Quello lassù non ha voglia di pensarci, è distratto, e poi in fondo, per lui, un Angelo in più, un Angelo in meno, cosa volete che sia, allora piuttosto che farlo finire in una statua che se ne sta al freddo in mezzo ad una strada o in un quadro dentro una Chiesa, meglio che finisca qui, il mio Angelo, ricordato da me e non da altri, a modo mio. Perchè se lo merita proprio, il mio Angelo vecchio, di essere ricordato.
  13. Scrivere è soffrire?

    Scrivere è felicità ad uno stato puro; almeno per me e per come lo faccio (come viene) a me. Scrivere è inebriante come una corsa in moto con l'aria sulla faccia; stordente, appagante, liberatorio. Io non so cosa siano la "sofferenza" o la "fatica" dello scrivere, ma sono un privilegiato, scrivo solo SE ne ho l'ispirazione, la voglia. La sofferenza è nel non riuscire a farlo quando invece dentro a pancia, cuore e cervello battono le parole che vogliono uscire. La sofferenza è mettere l'ultima parola al romanzo che ti ha impegnato per mesi, fatti di notti ed interi fine settimana.
  14. Dovessi andarmene

    Grazie, apprezzo il commento. Per logica, lo condivido anche; almeno per la seconda parte... facci caso, tra la prima parte (totalmente scaramantica) in cui evoco una dipartita improvvisa e la seconda, in cui invece mi riferisco ad una dipartita inevitabile e certa, c'è uno stacco. Il tuo suggerimento andrebbe riportato come attacco della seconda parte. ....... ma...... dato che ritengo la poesia una filosofia profondamente diversa dalla prosa, io non rivedo mai le mie poesie, mentre rileggo, rivedo, riformo e correggo continuamente quel che scrivo in prosa. Quindi, la lascerò così, perchè è così che mi è "uscita"... Grazie comunque.
  15. Dovessi andarmene

    Giusto, grazie! Corretto.