ElleryQ

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  • Provenienza New York
  • Interessi Giallista nonché investigatore dilettante, laureato all'Università di Harvard e interessato al crimine solo per curiosità. Bibliofilo, amante della matematica.

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  1. [MI 98] Aspettando l'alba

    Il racconto è stato coinvolgente, lineare e puntuale. Dritto in fondo, sino alla fine, come uno stiletto al cuore. Non risegnalo i refusi, perché sono i medesimi che sono già stati indicati. Ho solo qualche piccola perplessità:     Anche su questo ho qualche perplessità, la dinamica porterebbe più lei alla morte, che non i figli.   Ciò non toglie che il racconto sia scritto davvero molto bene e con un finale commovente che offre, pur nel suo essere drammatico, quel liberatorio distacco da sofferenze e senso di colpa, per andare verso il rincongiungimento così desiderato.
  2. Diventa Sostenitore

    Benvenuti a entrambi, @Aporema Edizioni e @Nativi Digitali Edizioni, puffi camuffati da Snorky.  
  3. [MI 98] La notte ha il ragno in bocca

    Devo dire la verità: ho provato più volte a iniziare la lettura del racconto per poi fermarmi. Alla fine ho raccolto tutta la concentrazione possibile e l'ho terminato. L'ho trovato abbastanza ingarbugliato, non criptico, proprio un delirio di immagini. Suppongo sia proprio questo ciò che volevi evocare, ma non ne capisco comunque la finalità. Intendevi rappresentare il disordine mentale di uno scrittore? Le sue paure? La sua sete di fama e il timore di raggiungerla solo con la morte? Magari tutto questo ma in troppo poco spazio, per cui la percezione finale è quella di un'occasione mancata; una narrazione infarcita da immagini al confine tra horror ed erotico, in un'apoteosi di barocchismo. Di seguito riporto alcuni refusi che ho notato e che forse ti sono stati già segnalati:   “Il trattino verticale del programma lampeggia in attesa della prossima parola, pulsa ritmico come il battito cardiaco dello scrittore in crisi; lui digita qualcosa che cancella subito, tanto per far muovere il trattino avanti e indietro, e nel farlo il dolore aumenta.” Userei “cursore” al posto di “trattino” per la seconda volta e al posto di “farlo” (visto che hai appena utilizzato “far muovere”) scriverei “improvvisamente”.   “Il dolore alla schiena che si irradia davanti, sul petto, simulando un procinto di infarto”. Al posto di Tokm avrei chiamato subito un'ambulanza, anziché limitarmi a pensare “non ce la faccio”.   “E Tom chiude il portatile, senza spegnerlo. Spera che, a luci spente e avvolto dalle coperte”.  Per evitare la ripetizione “spegnere”/"spente", scriverei “Spera che, avvolto dal buio e dalle coperte…”.   “Magari sarebbe arrivata la stramaledetta ispirazione, così si sarebbe alzato di scatto”. Ancora una ripetizione, cambierei  il secondo “sarebbe” in “costringendolo ad alzarsi di scatto…”.   “E poi la morte, l’urlo gelido della morte che sembra passargli sopra e attorno, sollevando un freddo incessante col suo batter d’ali, diretta verso qualcun altro ma attenta al suo respiro e alle sue pulsazioni, come se ne prendesse nota per strapparli via quando ne avrebbe avuto voglia.” Frase molto arzigogolata. In ogni caso, al posto di “avrebbe avuto” mi suonerebbe meglio “avesse” o anche “avrà”.   “Morire solo, morire presto, morire senza senso.” Mi sa troppo di testo di canzone.   “E nemmeno quel romanzo che preme, che vuole prendere forma attraverso la sua testa e le sue dita, gli potrà bastare per sentirsi pronto”. Toglierei la virgola dopo “dita”.   “Tom si volta sulla schiena, tira un paio di respiri strofinando le mani sulla faccia bagnata. L’essere cala su di lui dal soffitto.” Qui non si capisce bene: ha il volto sudato? Meglio esplicitarlo in maniera più chiara.  “L’essere” cui fai riferimento è la morte descritta un attimo prima, o un altro essere (come si capisce in effetti dopo)? In questo secondo caso sarebbe meglio “Un essere” a posto di “L’essere”.   “Per sporsi verso Tom.” Sporgersi, “sporsi” è il passato remoto di sporgersi.   “La mente dello scrittore schizza attraverso l’elastico di una proiezione onirica, e lo pone dinnanzi alla lastra in marmo di un loculo.” Cambierei termine, visto che l’hai usato un paio di righi più su.   “Privato anche di quel pietoso sberleffo che si disegna spesso sui volti dei cadaveri.” Qui temo di non aver proprio capito.   La sensazione (strettamente personale) è che tu abbia iniziato a narrare con l'immagine del finale ben impressa in mente, come il fotogramma conclusivo di un film, ma che ti mancasse la parte centrale, per cui sei andato a briglia sciolta per arrivare lì. Interessante esperimento, ma non riesco a considerarlo un vero e proprio racconto.  
  4. [MI 98] Il potere della belva

    Caro @Federico72 , conosco benissimo quella belva, anche se io la considero più un demone, e si comporta con me allo stesso identico modo. Ciononostante non avevo capito, se non verso la metà, di cosa stessi parlando esattamente. Pensavo più a una sorta di Mr. Hide, per cui sei stato molto bravo a depistare. Trovo solo un difetto alla tua storia: racconta troppo e rende il lettore troppo osservatore e poco partecipe; non lo cala quasi mai in una posizione soggettiva, né lo mette in condizione attiva rispetto a ciò che sta leggendo. Ti faccio alcuni esempi di seguito, uniti ad alcuni refusi e sviste di punteggiatura (che immagino ti abbiano già segnalato altri):   “Le dita di Enrico brancolano nella penombra della sala, danzando sul telecomando”. Trovo brancolare e danzare un po’ in contrasto, userei un verbo diverso e più congruo al posto di “danzare”. “Con noncuranza, l’uomo lancia il telecomando dalla parte opposta del divano e si stira pigramente.” Toglierei “l’uomo”, visto che lo hai chiamato già per nome poco fa. “Non può permettersi di sottrarre troppo tempo al riposo”. Toglierei quel “troppo”, che mi pare superfluo. “Indossa il suo vistoso pigiama a scacchi, e s’infila sotto le coperte, senza scordarsi di dare un’occhiata alla sveglia”. Toglierei la virgola dopo “scacchi”. “Le membra di Enrico sembrano ansiose di cadere in un sonno profondo, non così la sua mente. Non appena chiuse le palpebre, essa divaga sulla domenica precedente, trascorsa con Anna.“ Questa frase mi sembra troppo raccontata e mostra poco (troppo “tell” e poco “show”). Metterei il lettore in condizione di capirlo pian piano da sé attraverso i comportamenti e i pensieri di Enrico. “La lama di una spada che riflette l’immagine del il collo della ragazza... e mentre l’arma brucia i centimetri che la separano dalla morbida carne, pronta a reciderle la vita, il riflesso si fa via via più nitido...” Snellirei la frase, togliendo alcune parti che sono un po’ superflue. “A fatica Enrico rimuove quella vivida immagine.” Hai già parlato del riflesso nitido in cui si vede l’immagine, toglierei quindi “vivida” (sappiamo già che è nitida) e sostituirei “immagine” con “scena”. “Abbandonato il timore espresso poco prima, senza alcun collegamento evidente, egli inizia a passare in rassegna la lista della spesa.” Già di per sé è evidente che non vi sia un collegamento, per cui eviterei una frase troppo denotativa e cercherei di far sì che sia il lettore a dedurre che non vi è un nesso e lo farei con un dialogo espresso tra sé e sé da Enrico. “Nuovamente, con fatica, Enrico si libera di quella pregnante metafora. La sua sensazione di pochi minuti prima pare corretta: la belva è desta. Divelte le catene che ne limitavano i movimenti, essa ha iniziato a dilaniare il pesante portone della sua cella, con gli artigli affilati.” Ancora una volta racconti troppo senza coinvolgere il lettore, senza portarlo a percepire i timori e le sensazioni di Enrico. “Già, il giorno dopo, doveva anche pagare la bolletta del gas, oltre che fare la spesa. La scadenza del pagamento era già passata da un paio di giorni.” Qui passi improvvisamente dal presente all’imperfetto. “Tre ore di lotta con il cuscino e le lenzuola l’hanno reso esausto e impaziente. E arreso. Ha tentato di resistere alla belva. Sapeva che era una lotta impari, altre volte ha sperimentato quelle sensazioni e in ogni occasione ha dovuto cederle il passo, obbedire al suo strapotere e mettere da parte il sonno.” Qui credo tu ti riferisca alla belva, ma non è chiaro, sembra che ti riferisca alle sensazioni, per cui “cederle” e “suo” suonano un po’ stonati. Metterei un punto e virgola dopo “belva”, in maniera tale da far comprendere meglio la continuità. “Il turno di lavoro che lo attende, non lo riguarda più.” Toglierei la virgola dopo “attende”.   Per il resto, come ti dicevo, l'intuizione della storia, l'idea in sé che la anima, è stata una piacevole sorpresa.
  5. [MI 98] La mia trummenfrau

    Il racconto mi è davvero piaciuto molto. Ho già apprezzato altre tue storie, @Rica , e devo dire che continuano a stupirmi, perché mi prendono nonostante abbiano, per i miei gusti personali, una pecca: sono un po' troppo narrate. Nel senso che manca il dialogo diretto e questo, in alcuni casi, influisce sulla legibilità, rallentandola e frenando anche il ritmo della vicenda, che ha dei crescendo minimi. A volte ho dovuto rileggere più volte qualche frase, per recuperare la concentrazione. Eppure le tue storie affascinano, se m'interrompo devo ritornarci su anche dopo qualche giorno e continuare leggerle, con la sensazione che se non lo farò mi perderò qualcosa a livello emotivo. Ed è così. Ho trovato solo un po' ridondanti alcune parti, ma mi piace questo tuo descrivere, finalmente, una semplice mania comportamentale, non legata quindi a un disturbo ossessivo compulsivo, come nella maggior parte delle novelle in gara, ma nata da una necessità e reiterata fino a diventare stile di vita, essenza irrinunciabile di quella determinata persona. Molto bella, poi, la scoperta del "cuore" delle colline, che ricollega l'inizio alla fine. Le conclusioni dei tuoi racconti, specie quelli relativi a episodi vissuti, sono spesso commoventi e spiazzanti dentro.
  6. [MI 98] Anche nel mio mondo

    In genere la fantascienza, specie se post apocalittica, mi prende poco, fatte salve le dovute eccezioni. E questa pare proprio una di esse. Ho letto il racconto tutto d'un fiato, lasciandomene coinvolgere e percependo a pieno la sensazione di caldo del deserto, talmente è ben descritto in poche semplici (ma efficaci) righe. Devo dire anche che, per un attimo, la figura di Eleazhar mi ha ricordato quel fantastico Pilato con i sensi di colpa e il mal di testa ne “Il maestro e Margherita” di Bulgakov (romanzo che adoro) e infatti non mi sbagliavo. Mi è piaciuta molto anche la sua descrizione, disseminata qua e la in varie parti della storia, ma sempre puntuale e coerente. Ti segnalo qualche leggerissima  imprecisione notata, ma si tratta solo di questo:   “Eleazhar. Un altro uomo particolare. Uno studioso di antichità e archeologie parallele.” Non si capisce “altro”, rispetto a chi. “Il capriccio di un bambino, che si perdeva a osservare le sagome nere dei guerrieri con le mimetiche senzienti”. Toglierei la virgola dopo “bambino”. “Con alle spalle i tramonti di fuoco del deserto, visibili dalla terrazza di pietra della sua scuola.” La toglierei anche dopo “deserto”. “Si avvicinò a una fessura circondata di pietre in un angolo della sua stanza. Era un pozzo.” Questa descrizione mi sembra un po’ incongruente: con “fessura” mi viene da pensare a un’apertura piccola, mentre il pozzo, di solito, ha una bocca ampia (almeno a sufficienza per farci passare un secchio di medie dimensioni). “Per l’eterna eternità. Io dovevo vivere qui e sapere questo. Fare questo. Non tutti lo sanno. È un privilegio? Questo… non lo so.” Toglierei l’ultimo “Questo”.   Tutto il resto, compreso il finale (benché rasenti leggermente la retorica) ha grande fascino e forza narrativa.
  7. Agenzie valide per valutazione manoscritti

    "Psocoidea" è totalmente gratuita e di certo ce ne sono anche altre, ma non è facile ricordarle tutte. Bisogna mettersi a cercare tra i topic della lista, con pazienza.
  8. Lista, giuria e annunci

    @Sinoe , complimentissimi! Per la È il "segreto" è la combinazione di tasti Alt + 2 1 2 dal tastierino numerico.
  9. Ave bella gente -

    Nessun problema, in questo caso ci stava anche, era giustificato. Avevo scritto così giusto per scherzare.  
  10. Richieste cancellazioni Racconti e Poesie

    Fatto, @Roberto Reale . 
  11. Ave bella gente -

    Puoi mettere la "i" a "Ragazzi", anche perché, se pur vi fosse l'eccezione, prevarrebbe comunque il plurale maschile. 
  12. Ave bella gente -

    Benvenuto @Snowbell e mi raccomando, non cavarti gli occhi. Anche perché in tal caso non potresti leggere la mitica guida al forum per sognatori intergalattici, a questo link.
  13. Agenzie valide per valutazione manoscritti

    No @Patti , la rappresentanza non dovrebbe mai essere a pagamento, il ritorno dell'agente è solo una percentuale sulle royalties dell'autore. Al limite ci sono agenzie che richiedono una tassa di lettura per la valutazione del tuo inedito, oppure per sottoporre il manoscritto a editing. Ma ne esistono anche alcune che fanno tutto ciò gratuitamente, oltre a rappresentare l'autore.
  14. [MI98] La fisima

    Ciao @Plata , provo anch'io a darti un parere. Ho visto che diversi refusi ti sono stati già segnalati, ma per sicurezza ti rielenco quelli che ho notato:   “La sera prima mangiava leggero, di solito un piatto di pasta - possibilmente spahetti con le cozze o vongole, in bianco, di cui era ghiotto - accompagnato da una birra piccola e magari una mela”. Alla faccia del mangiare leggero! Forse l’h in meno in “spaghetti” ha alleggerito un po’ il piatto. “Con l'abitudinario gratta e vinci”. Abitudinario è colui che agisce seguendo delle abitudini, per cui Saretto può essere abitudinario, invece il gratta e vinci sarà “abituale”, più che altro. “A mezzogiorno uscì di nuovo per andare dal girarrosto dietro casa”. Capisco il linguaggio “familiare”, ma mi desta qualche perplessità:  il girarrosto è a tutti gli effetti uno strumento, il negozio in questione è la rosticceria o polleria. Al limite, però, può benissimo essere il nome del locale, per cui andrebbe in maiuscolo. “Poi prese dal portafogli una foto, le gettò un'ultima, lunga, occhiata, l'avvicinò all'accendino e gli diede fuoco assieme alla scheda”. Le diede fuoco. “Un'altro po' e qualcuno li comincia a rompere a noi.” Un apostrofo di troppo. “Una deliziosa luce di fine pomeriggio assieme a un leggero odore d'arance lo accolsero fuori”. Anche questa frase mi desta perplessità, troverei più corretto “accolse”. È la deliziosa luce (assieme all’odore di arance) che lo accolse fuori. Diverso sarebbe: “Una deliziosa luce di fine pomeriggio e un leggero odore d’arance lo accolsero fuori”. “Mentre sentiva il click dell'accendino di ripromise”. Si ripromise. “Ciò che era nato come un articolo ma che in poco tempo si era trasformato in un vero e proprio dossier ormai stava per essere ultimato.” Metterei una virgola dopo “articolo” e una dopo “dossier”. “Era stato arricchito da succulenti notizie”. Succulente (qui per un riscontro). “Abituato a non stupirsi più di nulla, ne rimase stupito.” Troverei un sinonimo per il secondo termine, per esempio “sconcertato”. “No. Il corpo del Buda era riverso a terra vicino la moto con la testa spaccata, nei pressi di una fontana.” Metterei una virgola dopo “moto” e la toglierei dopo “spaccata”, altrimenti sembra che la moto abbia la testa spaccata. Tolti i piccoli, normali, refusi, ho trovato il racconto molto interessante. Mi ha suscitato curiosità sin dall'inizio e la voglia di sapere dove e come andasse a parare era tanta. Mi piace il dubbio che viene insinuato dal fatto che il fumo possa "uccidere" Saretto, ma appena viene citata la fontana e il suo rituale, l'attenzione viene immediatamente dirottata lì, per cui anche nel tuo caso il finale era un po' prevedibile. In realtà la tua scelta è stata oculata e ti sei salvato dalla banalità, perché hai aperto due strade interessanti al lettore, con relativi dubbi: a) che Saretto fosse ucciso mentre espletava il suo rituale scaramantico; b) che morisse perché non era riuscito a compiere quel rituale. Sei andato oltre e in questo sei stato molto scaltro, complimenti. La casualità è l'imprevisto che il lettore non calcola. Però ti sei un po' dato la zappa sui piedi nella conclusione vera e propria, la frase finale, perché molto, troppo, criptica (anche se non basterebbe per l'omonimo premio ). "Mentre, assorto, digitava il nome del presunto sicario ormai morto, un lieve brivido gli scivolò lungo la schiena: Michele non capì subito cosa fosse stato a provocarglielo." Cioè? Cosa ha provocato il brivido e perché? A mio modestissimo parere manca una cosa fondamentale in un finale, per quanto aperto possa essere: un minimo di rilascio. Bravo comunque, nonostante il piccolo neo della conclusione.
  15. [MI98] quanti passi dista la sanità mentale?

      Comprendo, infatti nel commento l'avevo riportato (l'ho aggiunto in correzione, forse non era ancora comparso). Ciò non toglie che un lettore medio si crei delle aspettative e se la narrazione non sviluppa un minimo di crescendo e di ambiguità, ma si dipana piatta fino a giungere a un finale preannunciato, finisce con il rimanere un tantino perplesso. Poi, se la tua finalità era solo sgranchirti le dita e divertirti, a prescindere dai destinatari del racconto, benvenga ugualmente. Capita di leggere racconti, anche di scrittori ultra noti, che alla fine ti lasciano un "E quindi?".