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  1. E pensare che l'avevo anche fatto: chiedo perdono.
  2. Verso le otto ricevo un succulento match su Tinder con una figa al limite del paranormale. Le solite stronzate per convenevoli ed ho già il mio invito a casa sua. In chat mi fa: "Entra pure e mettiti comodo." Porta e portone li trovo già aperti. Entro nell'atrio e mi spalmo su un divano di pelle nera. Il salotto è un tripudio di neon lisergici e cazzate zen. Di fronte a me c'è questa grossa teca illuminata di rosa e dentro sta un serpente giallo canarino. Bulbi vitrei, scaglie lucide. Sotto la pelle si muove uno scheletro a segmenti da dieci centimetri. "Che cazzo di serpente è?" Ci penso. Quello comincia a muoversi, ma lo fa a scatti. "È un cazzo di robot!" Ma ci arrivo coi miei tempi. Da robot, è quasi più in sintonia col soggiorno. Quel coso vibra con la testa e punta gli occhietti scintillanti verso di me. Ha pure una lingua di silicone da tirare fuori. Dovrei andarmene ma la bionda mi pompa il sangue dal cervello verso il basso. Passa qualche minuto, mi vibra il telefono. È lei. "Cosa potrei fare per farmi amare da te?" Merda. Un'altra psicopatica. Una psicopatica con un serpente robot dentro una teca e un paio di tette scolpite dalla divinità delle tette in persona. Impulsi contrastanti, totale indecisione. Intanto affondo lentamente nel divano. Dalle porte chiuse che separano il salone dalle altre camere non vengono rumori. "Mi riconosci come creatura passibile di ricevere affetto? Sono la tua zoccola?" Il telefono continua a vibrare nella tasca e la vibrazione si incrocia col brivido che mi attraversa le ossa: il fottuto serpente ha preso ad ingoiare la sua stessa coda. Un'immagine disgustosa. La mascella dilatata riproduce perfettamente l'elasticità di un vero pitone, le scaglie si stendono e la bocca si stira divenendo silicone trasparente. "Sono viva, quindi posso essere amata. Sarò tutta tua. Tua e solo tua.” Altri messaggi dalla chat di Tinder. Il rosa spalmato sulle pareti mi nausea. Mi riaffiora un documentario sui serpenti, lo lascio scorrere: "Se in condizioni di estremo stress e confusione, alcune specie di serpenti possono iniziare ad autofagocitarsi". Diventa tutto un enorme, girevole scenario nauseabondo. In qualche modo riesco a scollarmi da quella giostra per scivolare fuori dall'abitazione. Qualche giorno è bastato per raccapezzarmi su alcuni fatti. Due principalmente: Quella era l'abitazione di un vecchio ricercatore attivo nel campo dell'intelligenza artificiale (è schiattato qualche mesetto fa). Lei era un fake.
  3. Ciao Libero. Ho pensato ti potesse piacere l'idea di possedere nell'eventuale collezione di commenti per questo racconto anche quello di uno che (ancora) non ha letto La Torre Nera. Quindi leggo questo racconto come un povero disgraziato senza appigli. Fondamentalmente funziona che di solito (si spera) il racconto ne crei comunque. Allordunque. Il racconto brevissimo è pieno di situazioni e immagini in pieno stile far west, e ci avevi abbastanza avvisati nello spoiler. La parte interessante in questo tipo di racconti brevissimi sta nel "svelare" la gamma di simboli e allegorie che di solito sono contenuti. Mi sono spesso trovato nelle condizioni di scrivere racconti in meno di 3000 battute ed ho costantemente notato quanto il tempo speso per pensarli, per farli cuocere nel cervello si incrementi in maniera direttamente proporzionale alla lunghezza del racconto stesso. Questo non vuol ricalcare la solita storia del "i racconti brevi sono difficili perché bisogna ripulire a tal punto da diventare essenziali". Qui sto parlando proprio di una scelta pura dei soggetti e degli oggetti del racconto. Bisogna usare qualcosa che possa allargarsi nella mente del lettore. Mica facile. Coi racconti lunghi tanto si riempie con una bella scrittura e tutto scivola via senza danni. Ma i racconti brevi, quella può essere vera scrittura hardcore. Contestualizzo: Nel tuo racconto il protagonista insegue un nemico fittizio che lo precede sempre di un giorno. Poi un misero pezzo di riga: "Non per la prima volta, mi chiesi se non stessi inseguendo me stesso, intrappolato in un labirinto di specchi". Due brevi concetti bastano a dare al racconto la misura precisa del suo intento e in più ne allargano l'orizzonte interpretativo, pur avendoli dato una direzione precisa. Basta questo per una vertigine. Un uomo da corta al suo stesso tormento, e non sarà altra forza nel mondo che non sia lui stesso a lenire questo tormento. Un uomo insegue un'illusione, e non sarà altra forza al mondo che non sia lui stesso a dissolvere questa illusione. Un uomo odia se stesso, e non ci sarà altra forza al mondo che non sia lui stesso a regalargli il perdono. ... ... Mille interpretazioni cicliche che non sono in realtà mille perché fanno parte, forse, di una precisa proiezione umana, un preciso rituale comportamentale o un preciso difetto di percezione. Lo ritengo riuscito proprio per questo: la costruzione non annulla un possibile arricchimento interpretativo ma nemmeno allarga talmente tanto i suoi stessi vuoti per concedere TROPPA libertà interpretativa. Il giusto. Che poi, con questo tipo di taglio narrativo non so nemmeno se si può parlare di racconti belli o brutti. Non mi va nemmeno di dire "mi piace, non mi piace". I racconti così brevi sono infidi: li leggi e sai che quando cercherai di giudicarli, non farai altro che tentare di giudicare in gran parte te stesso, il tuo modo di riempire gli spazi vuoti.
  4. Scusate l'attesa. Il mio voto lo do a @Macleo, di due micrometri sopra Bango.
  5. Per quanto riguarda me: Ipnosi profonda di @Macleo. Uno straordinario gioco di rovesciamenti che è scritto con una leggerezza disarmante. Un mare di libertà di @Cristina. Che a dispetto del tema (tendo, paradossalmente e forse meschinamente a scansare racconti che usano tematiche dal consenso facile) ha scritto un racconto in cui ho ritrovato, nella scrittura e nelle idee, della vera letteratura. Riceviamo e volentieri pubblichiamo di @massimopud. Un racconto intelligente in cui l'autore non si sforza di masticare questa intelligenza ed inumidirla per avere un consenso più ampio. Viva le elucubrazioni. Una menzione a @Joyopi per la bellissima idea alla base del suo "Open Eyes" e a @simone volponi per l'intensità e la qualità delle immagini del suo "Hunger Strike".
  6. @CristinaCristina perdonami. Non voglio in alcun modo offendere. Ma la frase "il lettore non vuole impegnarsi" è la morte di almeno metà della letteratura mondiale. La metà importante, perché nell'altra stanno i vari Moccia e Fabio Volo. E qui quantomeno si vorrebbe imparare dalla metà giusta. Quindi sì,il lettore dovrebbe impegnarsi.
  7. @Macleo grazie per le considerazioni. Ti faccio solo notare che, sì hai perfettamente ragione, uno specchio inverte l'asse fronte-retro. Lo specchio del racconto però manifesta improvvisamente anche l'inversione dell'asse destra sinistra. Essa rappresenta una delle anomalie che si sovrapporranno nel racconto (tra cui, poi, un inversione persino dell'asse prima-dopo, la freccia del tempo) Per il resto, anche gli altri hanno ragione sul PDV sbagliato. Ho trovato difficoltà e il poco tempo non mi ha permesso di redigere meglio il tutto. Avevo solo quelle idee che mi ronzavano in testa ed ho provato ad abbozzarne un racconto veloce. Vi ringrazio per la lettura (che dev'essere stata anche abbastanza faticosa per alcuni)
  8. Ed ecco che spunta in sordina il mio primo bel voto di questo contest. È un racconto atipico, anche pittorescamente stridente tra la parte scanzonata e quella "istruttiva". Ma del resto non sembra sia la prima volta che i protagonisti di mastro pud subiscano certi diletti cerebrali un po' a loro discapito. La vita di Brahma, che alla data odierna avrebbe circa cinquant’anni, è di cento anni. È incredibile quanto la mitologia Induista, pur non avendo una certa coerenza sperimentale coi numeri, abbia in qualche modo intuito che questo universo sia già a metà del suo ciclo (sempre dando per buone certe teorie cosmologiche piuttosto che altre). Mi chiedo se non sia invece una cosa narrativamente funzionante semplicemente immaginarsi sempre a metà delle cose, così da non ricevere ne infamia ne lode da questo "posizionamento" cosmico. Comunque, niente, fuffa a parte, sono andato a rivedermi su wiki queste classificazioni induiste del tempo e ne sono rimasto affascinato. Per me uno dei requisiti fondamentali di un racconto è sempre quello di trascinarmi a ripercorrere certi passaggi e fare ricerche (ripensando poi ad altre meravigliose applicazioni narrative di quelle informazioni), e tu ci sei riuscito con il solito tocco che ti contraddistingue. Grazie.
  9. @Federico72, spendo qualche parola in più così inquadri meglio il mio punto di vista. Prima di tutto, voglio tu sia consapevole del fatto che nei miei commenti c'è sempre un difetto di prospettiva, diciamo un bug di sistema. Sembrano sempre sottostimare il racconto in questione. Questo perché solitamente mi è molto più difficoltoso trovare parole (non banali) per apprezzare qualcosa piuttosto che trovarne per evidenziare un difetto. Quindi vorrei tu sia cosciente di questo errore sistematico di fondo. L'espediente della coperta termica serviva solo a dirti che effettivamente il racconto mi aveva messo addosso esattamente la quantità d'ansia che tu volevi mettesse ai lettori. Ecco perché ti sottolineo che è un racconto riuscitissimo. Per il resto, hai ragione.. ci sono esattamente tutti gli elementi che mi hai elencato, poi è ovvio che mi venga d'istinto cercare di capire come questo racconto possa essere recepito meglio da me, è una cosa che faccio naturalmente e che spero serva a darmi un ruolo preciso nella vostra raccolta di pareri sui vostri scritti. Serve anche a farmi classificare bene in una particolare tipologia di lettore. Insomma, voglio vi sia chiaro da quale tipo di persona e da quale gusto sta venendo il commento che poi trovate scritto qui sopra. Sulla falsariga di questo principio, ho provato ad immaginare in quale modo questo racconto mi avrebbe soddisfatto in maniera più profonda, e la risposta è stata "senza struttura da poliziesco". Ho sempre il difetto di non amare in larga parte ogni tipo di modello pre-costruito da applicare ad una narrazione, e quello del motore narrativo attivato e portato avanti da un detective che indaga su un caso è quello che più odio. Pensa che vita di schifo devo fare ... Praticamente il 70% di tutte le serie tv concepite dall'uomo usano questo strumento...Sono un caso anomalo che vive male la sua anomalia.
  10. Aspetta. Mi stai dicendo che questo l'avete effettivamente scritto insieme appositamente per questo MI? Avevo intuito si trattasse di una specie di riciclaggio. Se così non fosse ritiro tutto e stringo di una tacca il cilicio
  11. Sono qui, con addosso una di quelle coperte riflettenti addosso e me la stringo. (sai quelle coperte che ti danno in ambulanza quando sei il superstite di una qualche strage? Ecco, quella). Il racconto ha in sé quella giusta quantità di bizzarrie da irretirmi e farmi innamorare. Peccato per la cornice poliziesca che hai voluto darli, ho purtroppo tutta una serie di idiosincrasie sul genere che non mi permettono di apprezzare appieno il tuo racconto. Personalmente, per evitare l'uso (abuso) del solito detective che indaga sull'affaraccio come strumento narrativo, mi sarebbe anche bastato il punto di vista di un semplice passante di topolinolandia (non ricordo il nome che si da alla città negli albi di topolino) che assiste alla scena del video....
  12. Due considerazioni velocissime: Racconto bello, ben condotto. Ma secondo me, se si aumentasse il contrasto tra la prima parte, più soft e ricca di promesse circa un finale da fiaba o da storia per bambini, e quella finale, più splatter, sangue, schifezze e crudeltà, verrebbe meglio. Per il resto, sono politicamente sfavorevole all'utilizzo di racconti già scritti nei MI, quindi tengo anche conto di questo in votazione. Ma voi due ricordatevi di tenere conto del fatto che io tenga conto di questo quando non vi voterò. ok? (è una frase che deve essere riletta per essere capita )
  13. Uno dei racconti che più ha saputo sfruttare le potenzialità fornite da una traccia che imponeva il punto di vista di uno specchio. Esecuzione quasi perfetta aggiungerei. Mi rincresce solo di un microscopico particolare, particolare per cui ho trovato io stesso molte difficoltà nella stesura del racconto: la traccia dello specchio era una traccia molto, molto, molto restrittiva. Per restrittiva io intendo che dava poche possibilità di scrivere cose belle, limpide, fruibili e con qualche ambizione di far letteratura. Si sa già che, se il punto di vista deve essere quello di uno specchio, il modo più sicuro di procedere è quello di farci passare dell'umanità assortita a specchiarsi e descrivere le storie che questa umanità vive tra una specchiata e l'altra. Quindi, da questo punto di vista, se devo proprio trovare una critica da fare, sarebbe quella di aver scelto la maniera più facile e sicura di procedere. Del resto, proprio sulla falsa riga di questo concetto, ho apprezzato particolarmente l'idea di questa sorta di reincarnazione con una sfumatura più "metempsicosi"in cui vengono inseriti, a seconda del loro grado, anche oggetti inanimati. Ma sia voglio sia chiara la netta mancanza di proporzione tra questa pseudocritica insignificante e la bellezza oggettiva del testo e dell'esecuzione, motivo per cui rinnovo i miei complimenti.
  14. Ciao Emy (e gli altri che più o meno hanno calcato la stessa obiezione). Grazie a tutti per il passaggio. Voglio solo aggiungere che no, il racconto non è una buona prova se il 60-70% della trama non si capisce, quindi non preoccupatevi di addolcire la pillola, siate senza pietà.
  15. Ciao MT, commento lampo anche per te: Non trovo l'ambientazione molto originale, ed anche tu come il racconto Scifi di Volpone, costruisci esclusivamente un'insieme di suggestioni e descrizioni di qualcosa che è narrativamente statico. Come ho consigliato a lui mi sentirei di consigliare anche a te un'audacia maggiore nell'inserimento di idee più che di descrizioni e percezioni, oltre che ovviamente di sviluppare una trama. La parte un po' più "sensibile" (per me) del discorso è quella del finale aperto, soprattutto perché ci casco puntualmente anch'io. Non so bene se posso realmente orientare il mio consiglio su qualcosa di costruttivo, ma in questo caso non credo si possa parlare propriamente di "finale aperto". Mancando la trama, io direi ci sia piuttosto una "trama aperta". Se ci rifletti bene e inquadri oggettivamente il racconto, quel guizzo, quelle misteriose figure che intercettano il protagonista sono praticamente l'inizio della trama. Il resto (quindi tutto il racconto da te scritto) è solo una preparazione introduttiva a quel punto, un prologo insomma.