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massimopud

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  1. Be', scusami, ma io te lo dico. Se non c'è un'autentica passione per la scrittura e, ancora prima, per la lettura, è del tutto inutile anche solo iniziare a provarci. E questo per come la vedo io non è affatto un atteggiamento idealista, ma molto concreto: io leggo e tento di scrivere qualcosa proprio per passione, perché sono convinto che nei libri c'è il meglio di quanto hanno pensato e creato gli esseri umani passati su questo mondo, e dunque perché sono convinto che questo mi faccia vivere meglio. Purtroppo si è imposta negli anni in tutti i campi e a tutti i livelli un'ideologia individualista che ha prodotto gravi danni, che ha profondamente alterato il tessuto sociale e il modello di vita associativa precedente: l'ideologia dell'anche tu ricco e famoso, che consiste nello scegliere a caso, o quasi, una persona che di volta in volta può vincere al superenalotto, diventare un personaggio tv, etc., in modo da vendere a tutti questa caricatura di sogno, ben sapendo che per il 99,9% delle persone rimarrà tale, però intanto le tiene lì a sgomitare un po' ognuna per suo conto, ma buone e narcotizzate a dovere nei confronti del potere. Dei soldi m'importa molto relativamente (se lo scopo sono i soldi, la scrittura è uno dei mezzi più improbabili per provare a farli), della fama per niente. L'unico tipo di fama che mi farebbe piacere è quella postuma, quella sì: mi piacerebbe che tra cento anni qualcuno leggesse qualcosa di me e si facesse quattro risate alla memoria del caro estinto. Insomma, vorrei soltanto essere ricordato, perché ognuno di noi, come i dannati di Dante, teme di essere dimenticato, ma questo è un desiderio naturale e umano, non imposto da un potere sempre più assurdo e grottesco (basti vedere chi è il presidente della nazione più potente del mondo).
  2. Sembra il Lago Italia in un'America cinese.
  3. A sentire Pirandello, sarebbe il contrario: La vita o si vive o si scrive, io non l'ho mai vissuta, se non scrivendola. E se l'è cavata benino, ha vinto il Nobel, però era Pirandello, questo è il (nostro) guaio.
  4. Dai, si rimedia facilmente: fai un megacommento dei tuoi a ognuno dei tre e siamo pari. (Scusami, ma ormai lo sai che per me vale una delle tante varianti della legge di Murphy: se posso dire una str...., la dirò).
  5. Dai, era uno scherzo, la vera traccia è questa: "La Svezia, antica e nobile nazione: descrivete a piacere una delle sue più grandi imprese storiche, dai primordi a lunedì scorso"
  6. Complicanze ai vincitori, ma soprattutto a tutti.
  7. Il più scarso però è il terzo, i primi due li hanno bastonati di brutto, ma almeno si erano qualificati.
  8. Commento: Foto B3 Racconto breve in 5 punti Sulla luna Eccoli i giganti, più bianchi della luna, più muti della luna. Lo Stilfs è là sopra, in cima alla scalinata di tornanti, tra due muri di neve a strati, ogni strato una bufera, i veli sporchi di polvere e foglie sono quel che resta dei giorni di sole. Sul nostro sentiero c’è la neve d’aprile, bagnata fradicia, ci si affonda fino al ginocchio a ogni passo, magari fosse la lastra compatta del gelo invernale o quella piena d’aria come una nuvola che si sposta con un soffio, questa è una poltiglia che pian piano supera qualsiasi barriera tra il mondo e la pelle.. Andiamo ad ammazzare sconosciuti o a farci sparare da loro, in apparenza sembra assurdo, ma se siamo venuti in tanti vuol dire che ha una logica, bisogna accettare anche quello che non capiamo, forse soprattutto quello: la gravitazione, la Trinità, la vita. Anche gli altri sono qui sulla luna per lo stesso motivo, ma noi abbiamo ragione, questa è la differenza, l’abisso morale che ci separa da loro, sebbene anche loro credano di averla, ma si sa: gli italiani sono gente strana, inutile ragionarci.
  9. Oh, grazie mille, ci conto! P.S. Mi scuso con gli autori del racconto per avergli un po' infestato questo spazio, ma sono buoni, credo che mi perdoneranno.
  10. Allora quando ha tempo (anche tra qualche mese) perché non dà un'occhiata ai racconti delle due piastrelle qui sotto? I commenti allegati sono quasi tutti elogiativi, potrebbe avere uno dei suoi attacchi ricorrenti e caricarmi a testa bassa. Va bene, dai, dicevo per ischerzo, posso aver fallato, cordiali saluti, Forza Svezia.
  11. Be', ragazzi, a prescindere dal merito di tutte le argomentazioni, vi invidio: sarei lieto che qualcuno mi facesse a pezzi così un racconto (senza ironia, eh, sul serio). Spero che Renato Bruno di tanto in tanto scelga qualche altra vittima, io mi offro volontario.
  12. Le tre cucuzze di Ognissanti (basta con 'st'allouin): Morte bianca (miglior docufilm) - @Macleo Il grande lupo bianco (miglior nonno mannaro) - @Roberto Ballardini (mi raccomando il mezzo euro) L'inferno di Adolfo (miglior Adolfo) - @Sira Menzioni speciali per i cari dioscuri: @Emy (miglior citazione shakespiriana) e @simone volponi (miglior tentativo di sabotaggio di un contest).
  13. Un cinque punti ortodosso, senza barare sulla punteggiatura, come abbiamo fatto (almeno un po') quasi tutti gli altri che ci siamo azzardati. Il racconto però è molto esile, e non dipende solo dalla brevità: ho letto tuoi 5p molto brevi, ma molto più densi. Io non sono certo un fanatico dello show, don't tell, ma visto che qui è proprio un flash che ci passa davanti, forse sarebbe stato più efficace tellare di meno e showare di più, insomma giocarsela più sul dialogato. Perdona queste povere critiche, o Padre Fondatore, del resto tu, che ci guardi da lassù, sei ormai superiore a queste nostre miserie terrene. Osanna! Osanna!
  14. Frammento tragico che parte in maniera leggera, con ironia, e via via si addentra nell'inferno del protagonista, ma senza scadere nel patetico, e questo non è mai facile. La gradualità ha anche un parallelismo nella forma, dialogata all'inizio, poi più descrittiva, man mano che si precisano meglio i contorni della tragedia personale e familiare del personaggio. Unica cosa che eliminerei è questa: forse il finale verrebbe più sobrio, in linea con il resto del racconto, che mostra il dolore con equilibrio: senza sconti, ma senza cercare l'effetto strappalacrime (quello che fa inorridire il Volpone, per intenderci). Ciao P.S. L'ultima volta che sono stato a Fontana di Trevi ho notato una finestra aperta in alto, nel palazzo in cui è incorporata la fontana. Pare che qualcuno abiti proprio nella fontana, voglio dire, non proprio in acqua, ma quasi.
  15. Pago il copyright a @Vincenzo Iennaco (simbolicamente, eh, anzi, pensandoci meglio: potrei girargli i 50 cent che mi deve @Roberto Ballardini ) e dico anch'io che il cuore c'è. La forma è alterna: alcuni passaggi sono efficaci, quelli più diretti e scarni come ad esempio: Qualche altro invece utilizza frasi un po' abusate, come questa: In realtà la scrittura è variabile anche nel suo grado di "semplicità", infatti questa citazione: è del sommo Guglielmo Scuotilance, in uno dei suoi più amletici e riusciti travestimenti (roba degna di Stanislao Moulinski). Anche qui io darei lo stesso consiglio (non richiesto e perciò odioso) che mi sono sentito in fregola di dare ad altri: sfrondando alcune cose, il racconto migliora. In questo genere, che si presta facilmente al patetismo e alla retorica, più si è essenziali e meglio è. Ciao, Emy.
  16. Racconto che volutamente adopera un linguaggio semplice per un frammento di tragedia. Il linguaggio semplice però è una cosa complicata (qui non so se mi sono capito...), e ogni tanto c'è qualche convenzionalità di troppo, ad esempio: Tagliando cose del genere ne verrebbe un bel frammento disadorno, ridotto all'osso, scarnificato come uno scheletro spolpato dai lupi (magari da quel serial lupo del Grande Lupo Bianco). Ciao
  17. Ho letto il brano, poi i commenti e le tue risposte: io avevo inteso il tutto come suicidio del soldato, ma mi sa che ho frainteso. Linguaggio molto ricercato, i periodi brevi rendono bene il pensiero frammentato di chi affastella gli ultimi ricordi prima di morire, però forse i pensieri sono troppo lucidi, logici, ben allineati per uno che sta morendo. Si muore così padroni di sè, così filosofi? Può essere, ma forse una maggior confusione, un saltare più incongruo tra cose molto distanti e scollegate tra loro sarebbe più credibile. Forse, eh, tutto quanto forse. Ciao
  18. @simone volponi @Emy Grazie, gemellini! Potrei bluffare dicendo che ho voluto andare in crescendo, ma in realtà è venuto così casualmente. Un microracconto di questo tipo è meglio non costruirlo troppo, ma buttarlo giù alla come viene viene (credo che questo fosse lo spirito del Padre Fondatore dei 5P @Joyopi, che Dio lo abbia in gloria, lassù nell'alto dei Cieli!)
  19. Anch'io non sono granché come versificatore (poeta è una delle parole più impegnative della nostra galassia), perciò prendi tutto con beneficio d'inventario. Io non sono di quelli che odiano le rime o che le considerano per forza anacronistiche, però scrivere in rima al giorno d'oggi va fatto con cautela e richiede una grande tecnica. E proprio tecnicamente le rime qui mi sembrano un po' troppo facili e scontate, basate su ripetizioni di presente indicativo e participio (marciamo/saliamo, spezzato/piantato, etc.). Per riassumere, ci sono alcune immagini efficaci ma nel complesso la forma mi pare troppo meccanica e prevedibile. Ciao
  20. Racconto-poesia simbolico con la metafora della Grande Scrofa inarrestabile per monti e per valli. Le parti più efficaci sono proprio quelle dinamiche, ad esempio questa: in cui la scrofa riesce a uscire dalla cristallizzazione del simbolo e a sembrare un essere vivente vero e proprio. Il linguaggio è molto ricercato, qualche volta troppo, e rischia in qualche caso di sconfinare nella retorica, ad esempio qui: Molto migliore quando invece è alleggerito dall'ironia o comunque da un linguaggio "basso", come in questo passaggio:
  21. @Sira @Roberto Ballardini @Vincenzo Iennaco @luca c. Grazie anche a voi, frati e sore (sora Sira) Sì, ma anche per gli italiani brava e strana gente. Onoriamo il sacrificio dei soldati (anche mio nonno fece la grande guerra), ma per il resto non scordiamoci che in tre mesi o anche meno l'Italia passa dall'Alleanza all'Intesa, tradendo i patti precedenti per tornaconto e per megalomania dei vari Salandra, Sciaboletta e compagnia.
  22. Come frammento è bello, come lettera dal fronte la trovo forse poco credibile, salvo che il soldato non fosse uno scrittore o comunque una persona con velleità artistiche. Trovo psicologicamente molto valido l'affiorare di vicende umane in apparenza più banali in momenti di grande drammaticità: chiunque abbia vissuto momenti drammatici sa quanto questo sia vero (e comunque l'inconscio ha gerarchie diverse dalla coscienza: piccole cose, che considerate razionalmente sembrerebbero insignificanti, ci restano stampate dentro per tutta la vita). Meno credibile (per una lettera dal fronte) la precisione minuziosa di alcune descrizioni. Bello il finale (e comunque il reduce è arrivato almeno a 93 anni, non c'è malaccio!) Ciao
  23. L'inizio è descrittivo, quasi topografico, e poi si entra nella mente dei soldati che aspettano; aspettano qualcosa che forse non avverrà, o avverrà in modo diverso da come ci s'immagina, come dice l'ufficiale nel finale, asciutto e antiretorico. Uno spaccato della vita di trincea, descritta in maniera efficace e realistica, con sottotraccia la conoscenza (e l'affetto) di quei luoghi e paesaggi che hanno già da soli una loro maestà tragica; per chi ci ha fatto la guerra, soprattutto per chi veniva da molto lontano, dev'essere stato davvero come un viaggio in un altro mondo.
  24. Guerra Bianca a Roma trent'anni dopo (quasi come Dumas, diceva qualcuno). Grattugie-bombe, suore-infermiere, Beniti-non Beniti, minestre di sangue, ma che si vuole di più? Pezzo arcienfisemico e, ma non vorrei esagerare, forse perfino poliartritico. Sabotaggio volponico volontario delle tracce, pluriaggravato dalla premeditazione. Io approvo incondizionatamente. Criptico ad honorem, alla carriera, a tutto!
  25. @Macleo @Anglares @M.T. @Rica Grazie del passaggio, confratelli e consorelle. @Macleo Hai ragione, io sono Silologo, ma paradossalmente sul nome mi ha fregato l’eccesso di sicurezza, perché quella strada l’ho fatta tre o quattro volte e quindi sul nome tedesco dello Stelvio sono andato a memoria, senza controllare su Wikiballe o altro. Comunque tutta colpa dei soliti crucchi: per noi Stelvio è il paese e Stelvio è il passo, loro sempre a incasinare le cose, quand’è che si decideranno a parlare in italiano, come tutti i cristiani? Mah, che vuoi fare, inutile ragionarci, ciao.