Vai al contenuto

massimopud

Sostenitore
  • Numero contenuti

    1.170
  • Iscritto

  • Ultima visita

  • Giorni vinti

    3

Tutti i contenuti di massimopud

  1. Contest di Natale 2017 - Scrittopoli - Finali

    Complimenti a tutti: vincitori, piazzati, crollati sul traguardo, dispersi nelle steppe durante la ritirata, etc... Però fatemi proporre un premio speciale per Simone, che ha spremuto la vecchia caffettiera per evacuare ben 6 (in lettere: sei) racconti : non vogliamo dargli il Premio StakaNikov - Eroe Sovietico del Lavoro? Nelle more e nelle banane di tali gravi decisioni, ecco Buana Niko che riporta a casa la squadra per nuove mirabolanti avventure.
  2. Ripristinare la "barra dei lettori"

    Mi associo anch'io ai nostalgici della barretta al mandarino, quando sarà tecnicamente possibile, riplugginatela. El Jey non è male, sembra castigliano: El Jey Campeador
  3. [N 2017 - F] Vita da demiurghi

    commento: Vita da demiurghi Dopo aver spogliato i due cadaveri, Jonathan... - fanculo, basta nomi americani - Giovanni - anzi, un bel nome di quelli demodé - Enrico Maria accese lo stereo a tutto volume per coprire i rumori, afferrò la mannaia e cominciò a farli a pezzi. Il sangue inondava il pavimento, schizzando di tanto in tanto sulle pareti. EnricoMaria eseguiva compiaciuto il suo lavoro, finché a un certo punto... Mmm, qui che si fa? Gli faccio mangiare il cuore delle vittime? Non sarà troppo? Però a molti queste minchiate piacciono. Dunque, vediamo: - Infilò la mano destra sotto le costole della gabbia toracica e con un deciso strattone... - ‘A dotto’, permesso? - Chi è? Ah, ancora voi? Ve l’ho detto che non ho tempo, ripassate tra un mesetto. - Dotto’, dovemo lavorà. Ce dia ‘na particina, va bene pure ‘na comparsata per portà er pane a casa, se metta nei nostri panni. - E voi mettetevi nei miei, tutto il giorno qui a scrivere stronzate, con una fila di gente che mi rompe le palle. Ma alla fine chi vi conosce? Chi siete? - Come, chi semo? Li personaggi de Romanzo de Corviale, no? Prima c’ha creati e poi ce butta a mare? Stamo qua da un anno ad aspettà er sequelle, ma lei nicchia. - Come devo dirvelo che è un filone in ribasso? Troppo sfruttato, il mercato è saturo. Ho da fare, vi prego, ragazzi... a proposito, come vi avevo chiamati? - Er Talebano ed Er Culeo. - Ah, già: il pazzoide e il culturista gay. In quel periodo mi avevano rifilato una partita tagliata proprio a cazzo di.... voglio dire, ero un po’ fuori fase. Ma scusate, non vi avevo fatto ammazzare dal Kebbabaro Infame? - Embé, ce piazza in un flescbecche, no? Dotto’, je dovemo spiegà noi ‘sti trucchetti? - Va be,’ dai, tornate tra una settimana che qualcosa si combina. - Grazie, grazie. Ahò, ringrazia er maestro, Talebà! - Se vedemo, mae’. Dov’eravamo rimasti? Con un deciso strattone strappò il cuore di Samantha - al diavolo! - di Teresa. Pulsava ancora flebilmente, stretto nel pugno di Enrico Maria, che a quella vista... - Signore. - Chi è? - Sono io, signore, mi aveva detto di tornare oggi. - Ah, sì, caro, scusa. Hai portato il cagnolino? - Sì, eccolo. - Ah, perfetto, perfetto. Senti, Bimbo Moribondo, oggi devo chiudere una cosa urgente, ma se torni domani finisco il tuo racconto. - Ma signor Autore, io non so dove andare, non ho casa, non ho niente. Vago per il nulla, per fortuna ho trovato questo cagnolino moribondo lasciato in giro da una sua collega di romanzi rosa, mi fa un po’ di compagnia. Ma se lei non scrive il finale resto nel limbo, mi deve far morire definitivamente, capisce? Non sa com’è strano vedere il mondo da qui, da questo tempo sospeso: lei che scrive, gli altri personaggi che nascono, vivono, muoiono... - Hai ragione, hai ragione, domani ti sistemo, eh, caro? Torna domani e vi faccio schiattare con tutti i sacramenti, te e il cagnolino. Ah, senti, ricordami di cambiarti un po’ i dialoghi, parli troppo bene per un moccioso di otto anni. Ma guarda un po’, tutti oggi si sono svegliati. Mettiti nei miei panni, non so dove andare... e a me non pensate? Provate a vedere le cose dal mio punto di vista: tutto questo Barnum che mi devo inventare per sbarcare il lunario e intanto i romanzi a cui tengo per davvero, le mie vere opere, quelle che mi daranno l’immortalità, stanno lì a languire. Mah, dunque: Enrico Maria guardava con occhi selvaggi il cuore della donna che aveva tanto amato; esitò un istante, poi affondò i denti... non è troppo splatter? Ah, che vita, che vita! Come vorrei fare il bidello o il postino o il lattaio! Chi me l’ha fatto fare? Sempre a consumarsi il cervello, mai un attimo di tregua, notti insonni. La vita passata così, in uno strano mondo irreale, che somiglia a quello vero ma non lo è, o forse sì, o forse è migliore di quello vero? Oh, Dio, Dio, un po’ di pace, per favore, un po’ di... zzz... zzz... - Entriamo, va’, meno male che è finita. - Anche questa è fatta. - Per fortuna. - Era ora. - Beh? - Mah, siamo alle solite. - Ehi! Sveglia! Abbiamo detto che è finita! - Allora? Ci sei, rimbambito? - Eh, cosa? Chi è? - Siamo noi, cazzone, i tuoi personaggi seriali: Ruben, l’investigatore infallibile e l’io narrante, la spalla scema. - Piano con gli insulti, è questo stronzo che mi fa fare la parte del fesso. - Va be’, insomma, basta. La storia è finita, inventati due righe di finale, così noi ce ne andiamo e tu ti rimetti a cazzeggiare. - Cos’è questa confidenza? Piano con le parole, giovanotti, mentre voi ve ne andate a passeggio tra criminali e maggiordomi io sono qui a scervellarmi. - Che hai da scervellarti? Chiudi con due stronzate delle tue e basta, no? - Eh, no, cari miei, il finale è fondamentale, non si può abborracciare così. Ne ho in mente uno sensazionale, mi è venuto in mente ieri sera, mentre mi stavo addormentando. - Capirai... - È una cosa che farà epoca; dunque, com’era? L’avevo congegnato alla grande, allora... Maledizione, d’ora in poi devo ricordarmi di mettere un registratore sul comodino, era una cosa grandiosa, pirotecnica! Calma, dunque, cerchiamo di ricostruire: mi sembra... - La smetti con queste cazzate? Falla finita, tanto non ti pagano a pagine. - Silenzio, aride creature, voi non potete capire. Solo io, il Demiurgo, colui che regge tutti i fili, sono in grado di apprezzare le gioie che dà la sottile arte combinatoria, la magia dei“vari accozzamenti di venti caratteruzzi sopra una carta”, come diceva quel grande, chi era... sì, insomma, quello citato Calvino nelle Dispense Africane. Va bene, poi lo cerco, non è importante. Insomma, la cosa davvero importante è che solo io domino tutto dall’alto, il vostro punto di vista è piatto, limitato. La vostra è la prospettiva degli insetti, una misera Flatlandia in cui vi aggirate come... - Flat che? Di che cazzo parli? - Tacete, capre! Voi non vedete che un confuso agitarsi orizzontale di cui non distinguete il senso, ma io che tesso la trama e l’ordito, io dalle vette del mio superiore ingegno vedo e manovro un mondo! Sì, un mondo che evoco con la magica forza del pensiero e trasformo con la più sublime e miracolosa delle operazioni umane: il pensiero, che trasmutato in arcani ghirigori di inchiostro, varca i secoli, le ere, gli oceani del tempo! Il pensiero, che esce leggero e solitario dalla mente dello... buona, questa, leggero e solitario, questa segniamocela subito prima di scordarcela. Già, perché pensare è come correre, non come portar pesi, e dunque uno solo può portare, cioè, può correre più veloce di... bellissima quest’altra, è proprio una grande verità: pensare è come portar pesi non come correre. No, voglio dire: è il contrario, è come correre, non come... sì, appunto... non come... non come port... rwdfopsigelkbjvmxzzzzzzzz... - Ruben, questo ormai è partito del tutto. - Mah, caso mai ne troviamo un altro, chiudi e andiamocene, va’.
  4. [N 2017 - F] Vita da demiurghi

    Cari @Ghigo @Marcello @Emy @crazycat @Ljuset @camparino , grazie di essere passati a trovare il povero Autore. quel "consapevoli" mi sopravvaluta un po'...
  5. [N2017 - F] Pomeriggio al parco in prospettiva

    Ti ci sei accanito su 'sto disgraziato! questa è alta moda e si lamenta pure... Dammi il nome, non sia mai dovesse operarmi uno così! Ah, ecco, dicevo io... Storia tragicomica. ma forse comitragica, si sorride a lungo e l'amaro è in fondo. Ping pong a due, con la terza che fa da rete (e poi muore), e il quarto radiato perché è peggio di Moggi. Bravo, compare Ghigo!
  6. [N2017 - F] In Bilico

    Un racconto scritto molto bene, che alterna con efficacia le due prospettive dentro/fuori; spero anch'io che chi è in coma abbia visioni più serene. L'unica cosa che toglierei forse è quel "principessa": in un racconto così crudo forse stona un po'. Brava, ciao.
  7. [N 2017 - F] Vita da demiurghi

    @caipiroska Grazie mille, cara avversaria!
  8. Jukebox

  9. Il gioiello di Mindra

    Innanzitutto complimenti, perché è uno dei racconti più divertenti che ho letto nell’ultimo periodo. Non sempre l’eccesso di brevità (qui siamo sui 2000 caratteri) e il carattere metaletterario di un testo giocano a suo favore, ma questa è una felice eccezione. Bande di spie che arrivano dai quattro punti cardinali danno la caccia a un misterioso gioiello in mano al misterioso protagonista, che si rifiuta di venderlo a un peloso antiquario (con la motivazione che è peloso), finché un tizio venuto dal nulla che non c’entra niente con le spie svela le strane proprietà magiche del gioiello, che obbliga tutti a girare in tondo in un cerchio di infinite ripetizioni. Be’, voglio dire, provate a inventarla voi una trama del genere! Tutta una serie di cliché (le bande di spie, il gioiello misterioso, il fetenton... ehm, il villain, diciamo, qui rappresentato da un losco antiquario) vengono presi allegramente in giro. Allo stesso modo vengono sbeffeggiate anche le “buone regole” della scrittura che raccomandano di evitare le ripetizioni, qui adoperate a profusione, per di più in uno spazio così limitato. In poche righe si mescolano spy story, fantasy, gialli vecchio stile (anche vecchissimo stile, tipo La pietra di luna di WIlkie Collins), il tutto in un’atmosfera a metà strada tra Charlie Chan e il teatro dell’assurdo. I personaggi, appena accennati, entrano in scena uno dopo l’altro, senza neanche presentarsi, come se si conoscessero già tra di loro, come se fossero consci di essere personaggi inventati da qualcun altro. Anche il finale è molto divertente, con l’uomo venuto dal nulla che, mentre illustra i poteri del gioiello, ne finisce a sua volta vittima in pochi istanti, di fronte agli altri presenti che rimangono lì perplessi senza sapere che pesci pigliare. Segnalo le uniche piccole inesattezze che ho notato: chiese il peloso, strofinandosi le grasse mani. O: Ma troppo era il potere del gioiello di Mindra: nessuno sapeva come opporsi Oppure: Ma tale era il potere del gioiello di Mindra che nessuno sapeva come opporsi Ti rinnovo i complimenti: bravo/a (scusa, non so a quale tribù appartieni).
  10. Auguri Camparino

    Auguri, Stefano!
  11. Jukebox

    @Rewind Ehilà, benvenuto nel club! Quando non sbracavano per troppa volgarità erano straordinari
  12. [N2017-S] Croce del Sud

    commento: Croce del Sud La strada costeggia il letto enorme della fiumara, bruciante sotto il sole, una distesa di pietre senza neanche un filo d’acqua in mezzo. È l’ora di piombo delle due: il miraggio tremola in fondo al rettifilo, dai fondali invisibili della campagna infuocata si alzano improvvise urla di animali disperati. Una curva a gomito e iniziano i tornanti; l’asfalto è deformato e spaccato da onde irregolari, sembra quasi di stare in barca, più che in macchina. Sul fianco della montagna c’è finalmente un po’ di brezza, ne approfitto per accostare a bordo strada e sgranchirmi. Sotto di me vedo tutto il grande nastro bianco del torrente, che arriva come un corridoio fino al mare. Sui lati due lunghe file di basse colline d’argilla, gialle di stoppie, e dietro di loro altre file, a perdita d’occhio. Un piccolo inferno fatto di calanchi e di morbidi declivi, ma morbidi solo alla vista: in realtà un mare di fango quando piove, duri come mattoni per gli altri sei mesi dell’anno. I latifondi dei vecchi baroni, che se la filavano a Napoli per giocarsi i patrimoni e andare a puttane, lasciando gli schiavi a cercare di venire a capo di questo assurdo mosaico di tavolette grigie spaccate dal sole, finché una zanzara non imbroccava la vena giusta e amen. Verso sopra, muri a secco cadenti, macchie di ginestre che aspettano il prossimo incendio e radi uliveti, commoventi nella loro triste dignità: non c’è albero più somigliante all’uomo di un ulivo. Riprendo a salire e intravedo il paese, sembra ancora altissimo, ma in realtà in cinque o sei tornanti sono arrivato. Parcheggio nella piazzetta, sul muro di fronte c’è un manifesto funebre: Michele Ferraro, anni 91. La leggendaria longevità dei piccoli paesi: aria buona, cibo genuino. Viene il dubbio che questa longevità sia però più apparente che reale: vive di più un insetto nelle sue poche settimane di vita frenetica o una testuggine che può superare i cento anni? Quante ore vuote, letteralmente vuote, ci sono in una vita trascorsa in un paesino di poche anime? Non andrebbero defalcate dal conto totale? Dal bar di fronte mi viene incontro il parroco: si chiama Don Jean e viene dal Camerun. È un pezzo d’uomo che passa il metro e ottanta, con un sorriso ingenuo da bambino e l’accento francese che vena il suo italiano del sud. Quando arrivarono i primi preti africani, dalle nostre parti la reazione fu curiosa: non tanto di ripulsa razzista, quanto di sorpresa di fronte a qualcosa d’incongruo; un po’ come se andando a funghi o a castagne vi sbucasse dai cespugli una zebra o una giraffa. Ora non ci si fa più caso, buona parte dei preti arriva dai paesi che furono evangelizzati dai nostri missionari. Noi gli portammo il nostro Dio, ora è il loro turno di ricambiarci il favore. - Buongiorno, dottore. Venga, prendiamo un caffè - mi guida verso il bar. A un tavolo d’angolo ci sono un carabiniere e un altro tizio. Il carabiniere mi sembra un maresciallo, ma i gradi non sono mai riuscito a distinguerli bene e lui si presenta con il solo cognome, forse per sobrietà. L’altro grugnisce un saluto e basta; ha un’età indefinibile e pare intagliato nel legno. - La casa è distante? - chiedo. - Poco meno di un chilometro. Però lasci la macchina qui, la strada è franata, dobbiamo scendere a piedi. Usciamo dal bar e ci incamminiamo tutti insieme. Attraversiamo l’abitato, è la controra e dovrebbero essere tutti a riposare, ma mi sa che il mio arrivo è un piccolo evento: qualcuno è affacciato alle finestre, qualche altro parlotta agli usci delle case. - Quanti abitanti fa il paese? - chiedo. - Ufficialmente sui duecento, ma i residenti reali saranno un centinaio - risponde il maresciallo - purtroppo è la solita storia: rimangono solo i vecchi, gli altri vanno via per lavoro o per disperazione. Dopo un po’ di solito se ne vanno anche gli immigrati, peccato, almeno loro qualche figlio lo facevano; l’ultimo nato del paese è di quattro anni fa, ma poi sono andati via anche loro. Scendiamo da un stradina sterrata, aggiriamo la frana e raggiungiamo la casa. Piccola e ben tenuta, l’orto e il giardino curati con scrupolo. Davanti all’ingresso è di guardia un altro carabiniere sui vent’anni. Il tipo che non si è presentato apre con la chiave e l’odore arriva come un’ondata. Un odore a cui non ci si può mai abituare, neanche dopo tanti anni di mestiere. La donna è sul letto, in apparenza sugli ottanta. Il contrasto tra il biancore e la compostezza e l’odore nauseante che la avvolge è ancora peggiore dell’odore in sé, per la crudeltà, per l’oltraggio che rappresenta. - Era vedova o nubile? - chiedo al maresciallo. - Vedova, ha due figli in Germania, dovrebbero arrivare domani. A un primo esame sarà morta da almeno quattro o cinque giorni. Le due scatole vuote di sonnifero sul comodino lasciano pochi dubbi, ma l’autopsia andrà fatta lo stesso. - Come mai nessuno se n’è accorto prima? Il parroco sembra imbarazzato, come se l’avessi rimproverato: - Ecco... non veniva tutti i giorni in paese, la casa è isolata, lo ha visto. Ieri non è venuta in chiesa e allora stamattina ho pensato di passare e... Il carabiniere giovane non ce la fa più ed esce in giardino, il maresciallo resta lì solo per rispetto verso di me, o per dovere, non so; il tizio intagliato nel legno si mette a piangere, in silenzio, sembra un tronco d’albero che geme. Finisco quel po’ che c’era da fare e mi lavo le mani in bagno. Tutto è pulito e in perfetto ordine; deve aver fatto le pulizie accuratamente per non lasciare niente fuori posto, niente di sporco; per andare via con dignità, la stessa commovente dignità degli ulivi, ed è per questo che quel tanfo è così osceno, inaccettabile, bestiale. Si è anche vestita con cura, forse con gli abiti migliori. L’avrei voluta vedere mentre si vestiva: qual è la faccia di una persona che si veste per la morte? Risaliamo in paese, qualche formalità e posso ripartire. Sul muro Michele Ferraro adesso ha una nuova vicina, Anna Molinaro, anni 86. I cognomi in Italia si somigliano dappertutto: tre dei cognomi più diffusi al nord sono Rossi, Ferrari, Molinari; al sud, Russo, Ferraro, Molinaro. Non c’è da stupirsi, del resto: due sono tra i mestieri più diffusi del passato; il terzo è un carattere distintivo: in una popolazione in gran parte bruna, un biondo o rosso si differenzia, così come un Brown o un Braun tra gente nordica. Però non so se avete notato la differenza: Rossi, Molinari, Ferrari; Russo, Molinaro, Ferraro. Così è più chiara, no? Lì plurale, qui singolare, ed è un fatto sistematico. Il motivo? Potrebbe essere forse il patriarcato, il capofamiglia contava per tutti, ma il sospetto è che c’entri anche l’incapacità congenita di fare un’autentica vita gregaria, di costruire una vera comunità cementata da vincoli sociali, che vada oltre il farsi i cazzi propri. Perché questa è la frase magica per capire tutto: “Io mi faccio i cazzi miei”. Ed ecco il risultato: una di voi ha lasciato la vita in silenzio e per giorni interi nessuno ha pensato a lei; eppure siamo in uno sputo di paese, non in un palazzone di una metropoli, lì almeno qualche scusa in più la potrebbero tirar fuori. Comincio a scendere per i tornanti, guardandomi intorno un’ultima volta: un fiume di pietre senz’acqua, fiancheggiato da colline di stoppie e ginestre che bruceranno per i prossimi sei mesi, e un paese in cui non piove un bambino da quattro anni. Ma noi sappiamo convivere con la siccità, sappiamo come sopportare sei mesi di fila senza pioggia, e anche come si vive per secoli senza strade e senza fogne, ed anche senza lavoro, senza bambini, senza speranze, perché noi conosciamo il vero segreto dell’esistenza: stare zitti e farci i cazzi nostri. E in questo siamo i grandi maestri, date retta, forse i migliori del mondo: li sappiamo fare alla grande, i cazzi nostri.
  13. Jukebox

    aggiabalù fi ggiabbalì
  14. [N2017-S] Croce del Sud

    @AdStr @Bango Skank @camparino @crazycat Grazie di cuore, ragazzi (e ragazze)
  15. [N2017-S] Croce del Sud

    @Ghigo Grazie del commento e occhio alle curve e alle giraffe! @Macleo Grazie, Giorgio, bellissimo commento. @Thea Grazie, Thea, però su questo: si potrebbe discutere a lungo; forse al sud resistono di più i vincoli familiari, ma se mancano quelli, addio. Da voi c'è una ben più solida tradizione di associazionismo, di mutuo soccorso tra i lavoratori, etc. Poi che questo si sia un po' disgregato in tutta l'Italia, sarà anche vero, ma da voi forse è qualcosa che si è disgregato, da noi non si è proprio mai aggregato.
  16. [MI 82] Chiacchiere

    Racconto su un tema che ti è caro, perché mi sembra che tu lo abbia trattato altre volte: il rapporto con la diversità, fra attrazione e repulsione, sentimenti individuali e convenzioni sociali. L'andamento della storia procede a sbalzi, tra parti narrate e dialoghi. I primi hanno la qualità della dissonanza: di solito partono in maniera convenzionale e poi slittano verso tutt'altro, come se ci fosse una forza centrifuga che li dirotta verso qualcos'altro. I dialoghi sono costruiti con battute secche, da teatro (a volte proprio da vaudeville, o da parodia comica), con la parziale eccezione di quello conclusivo che, sebbene molto ritmato, è venato di malinconia perché contiene il sugo di tutta la storia, direbbe il Manzoni. Alcuni passaggi sono molto divertenti, ad esempio: Virtuosismo degno degli Squallor (v. la celebre Trentotto Luglio), oppure quest'altro: finale esilarante di una scena di passione. In qualche caso forse esageri un po', questa ad esempio: è divertente, ma secondo me troppo sopra le righe, nel senso che sembra quasi che l'autore si stia divertendo alle spalle dei due poveri protagonisti. Raccontare eventi drammatici, mescolando ironia e malinconia, con parentesi di comicità (in pratica la commedia all'italiana, almeno quella migliore: Monicelli, Steno, etc.) è una cosa molto complicata, che a te però riesce spesso con buoni risultati. Qui, al netto di qualche eccesso, il risultato è ottimo: la mescolanza di cose molto lontane tra di loro (David Foster Wallace e la Cavalleria Rusticana, tanto per dire), i cambi di ritmo, le dissonanze, rendono il racconto non convenzionale, ma con misura, senza scadere nel bizzarro. Be', ti saluto, devo andare: il grillo ha nitrito tre volte.
  17. Contest di Natale 2017 - Scrittopoli - Quarti di finale

    @swetty mi pare manchi il link dal racconto di Niko; possiamo ovviare noialtri bananari o la cosa è strettamente personale?
  18. Prima persona: supercazzolara o vetrina?

    Nel genere comico/umoristico, supercazzolaro al quadrato. Un racconto comico ha uno scopo che viene prima di ogni altro: far ridere. Se ci riesce ha fatto il suo dovere, se no ha fallito. Far ridere in 8000 caratteri con descrizioni accurate di paesaggi, nasi, orecchie, frittate, avvocati, mobilio e tappezzerie la vedo molto dura, dunque meglio concentrare tutto in azioni e dialoghi. Nei racconti "seri", la musica cambia: a seconda del tipo di storia, può prevalere un taglio più descrittivo oppure uno più dialogato. Per i romanzi il discorso cambia ancora e per certi versi il dilemma perde di significato, perché nello stesso romanzo si possono benissimo alternare parti descrittive ad altre in cui prevalgono azione e dialoghi. In linea generale, ma qui si entra nei gusti di ognuno di noi, un eccesso di descrizione non mi piace, perché mi annoia ma soprattutto perché mi toglie libertà. Più l'autore ti descrive nei minimi dettagli una scena, più ti ingabbia nella sua immaginazione, e quindi limita la tua. D'altronde questo è il motivo di fondo per cui di norma preferisco un libro a un film: nel film il regista ha già scelto per te facce, ambientazioni, paesaggi, etc., nel libro c'è solo soggetto e (neanche sempre) sceneggiatura, per il resto il regista sei tu.
  19. Cosa rende un libro un buon libro?

    Condizione necessaria, ma non sufficiente: bastasse il numero di ore di studio, saremmo tutti grandi scrittori. La tecnica, lo studio, la documentazione sono tutte cose buone e giuste ma la scrittura è un'attività ibrida, fatta di inconscio e di razionalità, di vita e di libri, di suggestioni dell'infanzia e di meditazioni adulte. Da tutto questo calderone bisogna tirar fuori un buon libro e infatti non è facile scriverne uno.
  20. [N2017-3] Verdi colline dell'alto Zambesi

    commento: Verdi colline dell’alto Zambesi Ce l’avevo fatta: anni di studi, fame, sacrifici... insomma la solita lagna che vi risparmio perché non voglio fare il ruffiano, e ora finalmente la luce! L’invenzione che mi avrebbe dato la gloria era lì davanti a me, come Pinocchio davanti a Geppetto. Lo chiamai Reincarnatore Universale Temporaneo, lo feci brevettare e andai subito in cerca di una grande multinazionale che potesse produrlo su larga scala. Scelsi la celebre Acme&Acme di Battipaglia e mi presentai all’appuntamento, puntuale come un 23 barrato austro-ungarico. Joe Acme, il leggendario fondatore, mi accolse con garbo d’altri tempi: - Cos’è questa stronzata? - Presidente Acme, questo è il Reincarnatore Universale Temporaneo. - E a che serve? - È un meraviglioso apparecchio con cui è possibile reincarnarsi per un’ora in qualsiasi essere vivente del passato, presente e futuro. - Balle! - Eppure è così, mi lasci spiegare. Come sa, alcuni anni fa si scoprì che la sede dell’anima risiede in due piccole aree dell’estremo margine esterno della corteccia cerebrale, forse perché da lì può evaporare più facilmente dopo... - Stringa. - Collegando quelle aree con due elettrodi relativistici spazio-temporali, è possibile, con un procedimento molto complesso che... - Salti. - In definitiva si può asportare l’anima e trasferirla in un qualsiasi punto dello spazio-tempo, impostando data, ora, coordinate geografiche e specie animale sul computer quantistico che... - E quindi? - Quindi il paziente... - Il cliente. - Scusi, il cliente per un’ora può provare l’esperienza di vivere nel corpo di un altro essere umano o animale, in qualsiasi epoca del passato o del futuro. - Perché solo un’ora? - Perché l’anima deperisce facilmente al di fuori dello spazio-tempo in cui è stata fabbricata. - Bah, sarà, ma qualcosa non mi quadra: sa perché sono diventato Joe Acme? - Perché suo padre di cognome faceva Acme? - No, perché non mi prende mai nessuno per il culo. Come possono starci due anime in un corpo solo? - L’anima ospite si sovrappone a quella del proprietario del corpo e la scherma, per così dire, prendendo il comando. Non ci sono effetti collaterali: l’unica conseguenza è un buco di un’ora nella memoria del titolare del corpo. - Mah, voglio provare di persona. - Dica pure: chi le piacerebbe essere? - Vediamo... mi ha sempre attratto l’antico Egitto, potrei essere un faraone... anzi, no, ecco: vorrei farmi Cleopatra! Chi era che la timbrava? - Be’, parecchi. - Sì, ma dico quel tizio belloccio, chi era? - Ah, Marco Antonio, ottima scelta. Se vuole potrei farle tenere l’orazione funebre di Cesare, quella che fa: amici, concittadini, ro... - Ma che cazzo dice? Forza, proceda, voglio proprio vedere. Feci una rapida ricerca, impostai i dati, collegai gli elettrodi tra la testa e il reincarnatore e avviai la prova.. Acme starnutì, sbarrò gli occhi e si spalmò sulla poltrona come una medusa spiaggiata. Controllai le pulsazioni, tutto a posto. Il tempo passava lento, Acme sempre immobile, il battito cardiaco variava di tanto in tanto: per tre volte raggiunse un picco allarmante, ma poi rientrò nella norma. Scoccò l’ora: la carcassa ebbe un fremito, scatarrò e tornò alla vita. Mise a fuoco lo sguardo, mi fissò stralunato, poi spiccò un balzo da antico romano e mi fu addosso: - Lei è un genio! Fantastico, era proprio lei, Cleopatra! Quella non è una donna, è un ciclone di sesso, libidine, perversione! - Allora è convinto che la macchina funziona? Accetta di... - Sì, sì! Ma ora, svelto: voglio Marilyn! - Cosa? Ci ha già dato dentro di brutto, alla sua età... - Tanto il corpo non è mio, no? Io ci metto solo l’anima. - Già, è vero, però ho notato che le pulsazioni... - Si muova, non perda tempo. - Preferisce Kennedy o Joe Di Maggio? - Kennedy, sesso e potere, la mia passione! Rifeci la solita procedura e il vecchiaccio partì per casa del diavolo; altre tre volte il battito segnò picchi preoccupanti, si era affezionato a quel numero. Tornò all’ovile come una pecorella che si sia fatta un prato d’erba. - Un uragano, amico mio, un uragano! Che invenzione, che magia! Faremo miliardi e lei siederà alla mia destra - mi fece, in tono biblico. - Allora possiamo predisporre il contratto? - Certo, certo! Però un altro viaggio, uno solo, eh, per favore? Ormai mi mangiava nelle mani, era fatta: - Chi vuole tromb... approcciare, stavolta? - Be’, no, basta. Cosa crede? Io sono un tipo spirituale, ho anche sogni più elevati. Ad esempio, ho sempre fantasticato di essere un grande animale selvatico, di quelli della savana; magari un rinoceronte, oppure, aspetti: mi piacerebbe essere un coccodrillo di un grande fiume africano. Che dice? Si può fare? - Be’, certo. Il Nilo le va bene? - Mm, no, troppo scontato; meglio uno di quei fiumi di Hemingway. - Lo Zambesi? - Ah, ecco, benissimo! - Facciamo nell’alto corso? L’alto Zambesi? - Perfetto, perfetto! Scelsi le coordinate, inserii una data qualsiasi e lo spedii a sguazzare nell’alto Zambesi. Durante l’ora monitorai come al solito le pulsazioni: altri tre picchi, ancora più alti di quelli di prima. Come mai? Credevo che stavolta non... Acme emise un lamento e si svegliò. Sembrava trasfigurato: tutto il dolore del mondo pareva essersi riversato su quel volto! Mi guardava con un misto di cupezza e di muto rimprovero: lo sguardo di Schopenauer quando gli dissero che Babbo Natale non esiste. - Presidente! Cos’è successo? - Non so... Ero... ero nell’alto Zambesi e nuotavo... nuotavo felice sotto il sole d’Africa... nella dolce aria d’Africa... tra le verdi colline d’Africa, quando d’un tratto il sole si è oscurato: l’aria, le verdi colline, su tutto è sceso il buio. Un vento improvviso, un rombo, e si è scatenata la tempesta, anzi un vero e proprio finimondo! Colonne d’acqua, il fiume ribolliva come l’inferno e all’improvviso in quel turbinio qualcosa, cioè, qualcuno... - Qualcuno? - Qualcuno da dietro mi ha... ehm, posseduto. - Posseduto? - Ripetutamente. Tempestosamente. Oh, porca... qua bisognava metterci subito una pezza: - Be’, ma non se la prenda troppo, sa come sono questi coccodrilli dell’alto Zambesi: costumi promiscui, goliardate, non è stato niente di personale. Niente che interessi il nostro progetto, no? Emise un sospiro: - Vede, credevo che alla mia età nulla potesse più stupirmi, ma mi sbagliavo: devo prendere atto che rapporti sessuali non richiesti con i coccodrilli dell’alto Zambesi fanno vedere la vita sotto una luce nuova - quelle parole non mi piacevano. - Io mi sento responsabile verso la mia clientela: non vorrei mai che le capitasse ciò che è successo a me - il muto rimprovero di prima era sempre meno muto. - Devo respingere la sua offerta. - Ma, rifletta... - alzò una mano solenne, da capo indiano moribondo. Incredibile come l’alto Zambesi possa cambiare così un uomo nel giro di un’ora. - L’Acme ha la missione di semplificare la vita della gente. La sua invenzione è troppo rischiosa, torni quando avrà qualcosa di più sicuro, concreto e utile. - Ma... - Le farò due esempi, in modo che in futuro possa offrire prodotti a noi più consoni. Vede quel parallelepipedo di legno incastrato nella parete, di cui interrompe la continuità? - La por... - È un’antica invenzione dei sumeri, che l’idearono per lo scopo filantropico di consentire a chi non è un fantasma di passare attraverso i muri. Venga, le illustro il meccanismo: ruotando il marchingegno intorno al proprio asse verticale, si scopre un insospettabile vano abilmente occultato che mette in comunicazione l’interno con gli infiniti spazi cosmici. Ed ecco la seconda invenzione: questa risale alla più remota preistoria; è attribuita ai Buttafuori di Neanderthal, che la scoprirono per caso durante una rissa. Ometterò le basi teoriche, dandole una dimostrazione pratica: ah, dimenticavo, il suo nome è calcio nel... - Ahia! - Intuisco che ha capito. Arrivederci.
  21. [N2017-3] Verdi colline dell'alto Zambesi

    Cari lettori, grazie a tutti per essere passati, possa piombarvi tra capo e collo un felice 2018
  22. Cerco consigli

    "Cuore di tenebra" di Conrad
×