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amleta

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  1. una personalità in campo letterario come Riccardo Cavallero (fino al gennaio 2015 direttore generale di Mondadori), parlando del destino dell’editoria, ha affermato in un’intervista pubblicata su La Stampa, il quotidiano nazionale di Torino: «L’editore “comanda” sempre di meno. Non si può più “spingere” un libro. La cosiddetta “dottrina Spagnol”, più pubblicità e più copie sugli scaffali uguale più vendite, era vincente trent’anni fa. Oggi non funziona più. Oggi per vendere un libro serve di più il passaparola, e soprattutto quei passaparola su Internet che sono le piattaforme dei lettori». Questa parole mi hanno riportato in mente qualche caso di alcuni scrittori asociali, che nascosti dentro le loro dimore, si sono sempre tenuti al di fuori di certi giri virtuali o televisivi eppure hanno venduto lo stesso. Quindi come si spiega un'affermazione del genere?
  2. Appuunto a questo pensavo io e anche al fatto appunto che la questione non è solo pubblicare un libro ma anche avere il modo per venderlo! Purtroppo ci sono editori che pubblicano ma non tengono conto nè della distribuzione nè della promozione affidando tutto alle capacità di uno scrittore di avere un giro di amicizie o follower o fans a cui devono propinare il proprio libro e questo mi sebra poco serio, visto che uno scrittore non ha capacità da venditore altrimenti farebbe il venditore e non lo scrittore. Reputo poco seria la scelta di tante persone che aprono case editrici senza avere appunto la competenza giusta per pubblicare, promuovere e vendere. Se io non so cucinare e non ho fatto un corso di cucina non mi apro un ristorante ma pare che spesso funzioni così e poi si vedono i cocci di imprese che appunto erano basate sul nulla. Io personalmente ho 8 opere pubblicate da piccoli imprenditori e sono sempre quella che ha detto di NO a certi colossi dell'editoria però mi sono resa conto che nessuno di questi piccoli editori ha fatto niente per vendere le mie opere e quindi penso " ma non era anche interesse loro"? A me non cambia nulla se vendono o no perchè non ho bisogno di soldi e non scrivo per i soldi ma penso che un editore ci perda anche la faccia se non è in grado di gestire poi la vendita e la promozione di un prodotto. Come per la cucina esistono studi specifici anche per l'editoria e quindi è bene conoscere bene tutto l'iter di produzione, distribuzione e promozione prima di mettersi a pubblicare libri. Inoltre i metodi bisogna conoscerli bene e nei particolari e non improvvisare come se si vendessero fragole in spiaggia. Bisogna avere apppunto le giuste competenze e conoscere a fondo il mercato dell'editoria e sapere quali strategie usare. Se io continuo a dire di no ai grandi colossi e rimango sconosciuta, dopo anni vorrà ben dire che mi sarò scocciata e dovrò per forza di cose dirgli di sì come hanno fatto altri? Insomma, poi va a finire che anche se vuoi aiutare i piccoli editori questi non ti mettono nelle condizioni di sentirti valorizzata.
  3. Ho trovato per caso la risposta di un editore che finalmente parla chiaro di quello che vuole l'Industria del libro e di come gli editori scartano gli scrittori per delle ragioni di guadagni e marketing. Credo che tutti gli autori debbano leggerlo perchè è questo quello che un editore pensa di noi ed è importante aprire gli occhi:
  4. Gribbio, stamattina leggo questa posizione professionale su un profilo di un sito professionale e mi chiedo, ma nascono da soli questo tipo di ruoli o se li inventano gli utenti? Capisco che bisogna distinguere tra i vari tipio di scrittori ma davvero sono rimasta a bocca aperta leggendo questa definizione. Invece che autrice, scrittrice o altro ecco un ruolo nuovo. Voi l'avevate mai trovato scritto da qualche parte?
  5. Penso che quelli che non hanno una stanza piena di centinaia di libri che hanno letto siano come un cuoco che fa il cuoco ma non ha mai visto una cucina di un ristorante. 

  6. Io mi sono sempre chiesta come fanno le persone a trovare tutto questo tempo per tutti questi contest, gare, concorsi e varie. Insomma, ma che vita fanno? Stanno al pc dalla mattina alla sera a cliccare scrivendo per ogni contest? Io proprio non ho tempo e se devo scrivere scrivo qualcosa per ispirazione e non a domando e con un termine fissato, sarebbe come avere uno che ti sta sulla schiena e ti conta le ore, ah ah ah
  7. Mi sono accorta in alcuni programmi che riguardano la ristorazione ( che non amo affatto) che molti di coloro che gestiscono un ristorante non hanno la più pallida idea di cosa sia la gestione aziendale o commerciale. Non hanno nemmeno idea, molti di loro, di cosa sia cucinare seguendo alcune regole d'igiene e altro. Quindi vi chiedo, perchè vi siete messi a fare l'editore? Avevate fatto studi che portavano a questo sbocco oppure lo siete diventati solo perchè volevate una casa editrice tutta vostra che stampasse prima di tutto i vostri libri? O forse avevate l'idea che potevate entrare nell'Industria del libro per la porta di servizio e poi fare un'esploit ad effetto con la scoperta di qualche autore supremo? Almeno ogni tanto ve la fate questa domanda? Perchè vedo che ci sono editori che arrancano, che chiudono, che annaspano....ma forse il problema è a monte, cioè proprio su quel motivo per cui uno si mette a fare l'editore e poi non sa come gestire le difficoltà che incontra. Se non c'è strategia, se non c'è un team di persone che davvero ne capiscono allora poi chiaro che tutto finisce in cenere. Quindi per quale motivo rischiare in un settore di questo tipo se non si hanno le armi giuste in mano?
  8. Nessuna aspettativa. Non scrivo per vendere. Scrivo perchè mi va. Se avessi qualche aspettativa in questo settore a quest'ora sarei ammuffita.
  9. Il crowdfunding è una vita che esiste solo che il sito era in inglese e solo alcuni lo usavano. Ma se all'estero funziona ho seri dubbi che funzioni in italia. Il motivo è che purtroppo ci sono troppe persone ormai che vogliono scrivere e quindi i progetti sarebbero migliaia. Molti appassionati di un genere però spesso si limitano solo ai nomi famosi e non al resto. Quindi ho qualche dubbio anche su questo. Ma poi mi chiedo: " se già le persone guardano una copertina con un nome sconosciuto e una storia mai sentita e non la comprano, cosa ti fa pensare che non vedendo nemmeno il libro sganceranno un soldo?"
  10. Il guaio è proprio questo, ossia il marketing. Se io apro un ristorante, scelgo dei fornitori ma poi non faccio niente per promuoverlo allora la percentuale che il mio ristorante fallisca credo sia molto alta. Quindi, se io creo una casa editrice e mi aspetto che i libri si vendono da soli, o che gli scrittori si mettano a venderseli da soli, vuol dire che non conosco le regole base della creazione di un'azienda. Quindi le grandi editrici si appoggiano ad agenzie del settore che sono specializzate in questo. Le piccole case editrici perchè aprono senza sapere queste cose basilari? Va a finire che gli unici introiti che hanno li hanno solo quando chiedono agli autori un contributo. Ma questo non fa che rendere le piccole case editrici poco simpatiche e accettate. Perciò io mi chiedo perchè aprire un'azienda quando si avrà poi una grande carenza proprio nella diffusione dei prodotti che vende questa azienda? INoltre ricordo alle case editrici che gli autori non sono laureati in marketing e che molti di loro non sanno nemmeno cosa sia il merketing. Quindi mi sembra assurdo che poi si richieda ad un autore una competenza che è chiaro che non può mai avere. Cosa possono fare gli autori? linkare il proprio libro nei social, mandarlo via mail agli amici, spammare,....tutte cose che quasi mai hanno esito positivo. Perchè il marketing è ben altra cosa! Quando si parla di book trailer, quando si parla di pianificazione dell'advertising, quando si parla di vera pubblicità siamo su un altro livello. E ci vogliono soldi, è vero, ma se una piccola editrice non ce li ha allora perchè ha scelto di impiccarsi da sola? Gli autori non possono fare da salvagente ad una nave che affronta l'alto mare ma non è fornita di compartimenti stagni. E' una cosa logica, non ci vuole molto capirlo. Cosa fanno di preciso che riguarda il marketing? Quali sono i canali che usano per diffondere la conoscenza dei loro prodotti? Perchè gli altri piccoli editori non seguono il loro esempio?
  11. Molto ironico. Comunque è vero che ci sono tanti scrittori che hanno come obiettivo solo quello di far sapere ai compaesani che hanno creato un capolavoro. Mi è capitato anche di ricevere inviti da parte di autori ma non sono mai andata alle presentazioni. E quando mi è stato chiesto a me di farle mi sono rifiutata. Troppo noioso e non amo questo tipo di rimpatriate.
  12. Ho appena pubblicato due opere su Streetlib ma non riesco a creare un profilo per la fatturazione. Qualcuno di voi lo ha mai usato questo sito?
  13. Grazie delle tue informazioni, sei stato molto gentile Proverò allora a spedire a loro la mia opera.
  14. Sto finendo di scrivere un'opera dalla tematica femminile e mi chiedevo quali fossero gli editori che includono una collana per le donne. Siccome ci vuole molto tempo per spulciare tutti gli editori e leggere tutte le collane. Magari se qualcuna di voi ha già scritto per qualche editore, o conosce una buona collana che riguardi le donne, sarei contenta di conoscerla. Grazie.
  15. Mi sono sempre battuta affinchè i piccoli editori fossero riconosciuti per le loro coraggiose scelte, per la loro sopravvivenza in mezzo ai colossi editoriali famosi, per la loro tenace lotta perchè si possa dare spazio a gli autori sconosciuti, ecc...Personalmente ho detto di no in passato a colossi come Einaudi, Mondadori e Feltrinelli. Perchè io credo nella piccola editoria e sinceramente non volevo scendere a compromessi con nessuno e rimanere fedele al mio stile e ai miei contenuti narrativi. Quindi sentirmi dire da un utente ( non di questo forum fortunatamente) che non sono credibile come scrittrice solo perchè pubblico con piccoli editori mi è sembrato davvero un vero affronto. Quindi auspico che tutti possano apprezzare una scelta fatta con coraggio e soprattutto non vincolata da alcun interesse economico. Spero che i piccoli editori abbiano sempre di più voce in capitolo e che siano anche supportati da noi scrittori di valore e che nessuno si permetta di mettere in dubbio il loro operato perchè se non fosse per loro noi leggeremmo sempre e solo quello che sta sugli scaffali dei supermercati. Così come supporto e incoraggio sempre le librerie del paese a tener duro e cercare di non chiudere per darla vinta a quei colossi che distruggono il panorama letteraria e la libertà di scrittura di tutti.