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Dividi et impera
lug 09 2010 19:24 | Rose Tyler in Libri e dintorni
Leggevo su Lipperatura dell'emergenza informazione: i tg nascondono, censurano, portano in primo piano il gossip; le testate nazionali fanno la stessa cosa, le free press idem. Poi ci sono i blog letterari che, si diceva su Sul Romanzo, sono sempre più in crisi.
E, da tempo, si parla della difficoltà di perforare il muro dell'anonimato, dell'impossibilità di emergere, della difficoltà di far sentire la propria voce.
Se ne parla da tempo, ma ultimamente il mormorio si è fatto più forte. Molto più forte.
Si cerca la visibilità, si cerca di far affiorare voci, idee, pensieri; Facebook sembrerebbe aiutare la causa, scioperi e iniziative spesso raccolgono centinaia di migliaia di adesioni; in realtà, un click su FB corrisponde a un'azione reale solo nel 10% dei casi. A voler essere ottimisti.
Facebook è un'ottima valvola di sfogo: si permette alla gente di gridare, di urlare, di portare alla luce i propri pensieri. La gente passa, commenta, dà il suo sostegno e poi tutti a giocare su Farmville, più rilassati e con la coscienza un po' più pulita.
Dividi et impera.
Di blog ne nascono a iosa, spesso con ottime intenzioni e ottime idee; ma far emergere un blog non è facile, nemmeno quando le idee sono buone e i contenuti eccellenti. E per ogni buon blog alla luce ce ne stanno mille, migliori, al buio.
Dividi et impera.
Forum, siti, riviste letterarie: negli ultimi anni sono nati come funghi; le riviste, poi, nonostante qualcuno le proclamasse spacciate, spuntano una dietro l'altra. La cosa buffa è che nel 90% dei casi hanno idee e contenuti, se non simili, identici.
Spessissimo nascono da un "distaccamento" da un sito/forum/rivista più grande, e portano avanti le stesse idee della sorella maggiore.
Dividi et impera.
Io mi chiedo cosa accadrebbe, se quella massa di lettori, scrittori, gente che ha qualcosa da dire mettesse da parte per un attimo la propria voglia d'indipendenza, di identità prettamente personale, e si fermasse a riflettere sulle potenzialità di un'unione.
Mi domando, se abbiamo le stesse idee, facciamo le stesse cose, abbiamo gli stessi obiettivi perché stiamo separati?
Dividi et impera. Non è teoria, non è nemmeno pratica: è la realtà delle cose.
Sicuri che conviene? Sicuri che stiamo facendo la cosa giusta "mantenendo ognuno la propria identità"?
E che ce ne facciamo, di quest'identità, se rimane sepolta sotto milioni di altre identità e non ha la forza per mettere in pratica le sue idee, per fare quel che si propone?
Stiamo facendo una cosa furba, una cosa intelligente, o ci stiamo facendo manipolare e stiamo facendo il gioco di qualcuno che ci vuole separati, ignoranti e senza punti di riferimento?
Il contrario di "dividi et impera" è "l'unione fa la forza".
(No, io non partecipo allo sciopero dell'informazione. Bisognerebbe fare l'opposto, per avere qualche opportunità. E farlo per un periodo prolungato, non per un giorno.)




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