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Contributo richiesto dagli editori Vs. Costi reali - Il confronto
gen 24 2010 17:55 | Rose Tyler in Editoria a pagamento
L'editore vi mangia 1600€. Ho la vostra attenzione?
C'è una maniera molto semplice di verificare se gli editori chiedono un prezzo equo quando sparano le richieste di contributo o no, e consiste nel farsi fare un preventivo da una tipografia.
Prima, però, chiariamo cosa significa la parola contributo: ciò che ciascuno dà per partecipare al raggiungimento di un fine comune (Zingarelli)
Contribuire alle spese, quindi, non significa pagare tutte le spese. E tutti gli editori parlano, appunto, di contribuire alle spese.
Partiamo con un tipo di stampa con materiali di alta qualità, ben più alta di quelli utilizzati di norma: carta patinata opaca 100 gr, copertina carta patinata 300 gr con plastificazione spessa e opaca, rilegatura in brossura. Prendiamo come carattere standard 250 pagine; questi sono i costi:
- 100 copie: 430€
- 200 copie: 750€
- 300 copie: 1059€
- 400 copie: 1349€
- 500 copie: 1699€
Prendiamo ora in considerazione un tipo di stampa con materiali standard: carta bianca 100 gr, copertina 300 gr con plastificazione lucida, rilegatura in brossura, sempre 250 pagine.- 100 copie: 358€
- 200 copie: 604€
- 300 copie: 839€
- 400 copie: 1085€
- 500 copie: 1331€
Bene, ci siamo? A questo punto abbiamo spulciato i dati dei contributi chiesti da vari editori e calcolato la media richiesta per un libro di circa 200 pagine (quindi ancor meno di quelle da noi usate come esempio); ne è uscito che il contributo medio richiesto dagli editori a pagamento si aggira sui 2400€, cifra abbondantemente arrotondata per difetto. Il costo reale di una tiratura di 250 copie si aggira sui 750€; il contributo richiesto dagli editori per una tiratura di 250 copie si aggira sui 2400€. E ricordiamo che si tratta di contributo, ossia del pagamento da parte dell'autore di una parte delle spese. Abbiamo quindi una differenza di circa 1600€ tra costo reale totale e contributo: dove finiscono quei soldi? Ma soprattutto perché vengono chiesti se non vengono spesi? Approfondimenti sull'editoria a pagamento- Perché non pubblicare a pagamento
- Gruppo Albatros: collana Nuove Voci
- Gruppo Albatros: testimonianze
- Contro l'editoria a pagamento
- I costi reali e i contributi richiesti
- Quando i sogni hanno un prezzo
Non è stano casomai poco etico:
in un libero mercato si può liberamente offrire un servizio a prezzi irreali.
Non mi pongo il problema se io posso vendere un pacchetto di caramelle a un milione di euro o no.
Non è corretto ma posso provare a chiedere un milione per 80 cent di caramelle.
Il problema casomai è che qualcuno possa accettare.
Il punto secondo me è la mancanza di informazione di chi si rivolge ad un editore.
Se a me chieono il famoso milione per un pacchetto di caramelle io lo lascio lì.
Quindi il punto è informare ed informarsi.
E noi che stiamo qui a fare, Shinken? :D
La disinformazione, in quest'ambiente, è tantissima. Molti hanno timore di fare nomi, di raccontare i fatti - e basta vedere che campagna hanno intrapreso Daniele Pozzi e Chiara Colussi contro il Writer's Dream e la sottoscritta per capire di cosa parlo.
Informarsi è semplice, spendere qualche minuto per diffondere le informazioni anche. Finché ci sarà bisogno di noi, noi ci saremo.
Sì ma... fino a che punto pubblicare un libro è un "servizio" per l'autore?
L'esempio del pacchetto di caramelle non lo trovo molto calzante, si tratta di una compravendita: soggetto A vende caramelle a soggetto B e finisce lì.
Nel caso dell'editoria è diverso: l'autore fornisce all'editore un prodotto da vendere. L'editore lo rivende a terze persone guadagnandoci sopra.
Se l'editore stampa le copie e le rivende all'autore, non è più un editore ma un tipografo.
Non ho mai visto un mugnaio pagare il panettiere per comprargli la farina... Il testo scritto è una materia prima e chi la fornisce dovrebbe ricevere un corrispettivo e non pagare di tasca sua per far guadagnare l'editore...
E' questa secondo me l'assurdità del contributo. Si paga l'editore per comprare il nulla, per comprare "un'idea" l'idea di "essere pubblicati" e quindi di sentirsi scrittori.
Per questo vorrei che chi si occupa di legge e di economia guardasse di più in questa faccenda...
Io sono uno di quelli ai quali un editore (non faccio nomi) richiede, per lapubblicazione di un mio libro di 170 pagine, l'aquisto forzoso di almeno 180 copie al prezzo di copertina di euro 16.50 , da acquistare o far acquistare al costo totale di euro 2970 da pagarsi interamente o a rate! Da notare le bene 5 pagine di argomentazioni con le quali si tenta di rendere palusibile tale assurda richiesta (all'interno delle quali però, stranamente, non si nomina mai il titolo del libro stesso. A voi il commento
In realtà, quando si parla di 'contributo' sarebbe semplicissimo verificare i conti: basterebbe chiedere le fatture/preventivi (autenticati, obviously) delle varie stamperie-tipografie-distributori-magazzini per 'contribuire' ai quali l'autore deve salassarsi.
Non so, se a me chiedessero un contributo o una copertura delle spese (quindi è sottinteso che l'editore NON trattiene una parte per sè), vorrei quantomeno verificare che il contributo finisca proprio per stampare il volume.
Non odiatemi ma...
Offrono un servizio.
Un servizio magnifico e karmico.
Offrono agli scrittori rifiutati da tutti - e che si credono Dio sceso in Terra - la pubblicazione.
Poi colui che si crede DsT capisce se è il caso di pagare o meno tutti quei soldi; se li paga è fesso lui.
Senza offesa.
Lo dicevo ad Ayame, ed è corretto dire chi sono questi che applicano un prezzo eccessivo, ma è anche giusto che questi spennino gli DsT che non capiscono che la loro opera fa schifo.
E' la legge del mercato.
Eticamente discutibile, ma tant'è.
Se questi non capiscono che il loro prodotto fa schifo e non vale niente, affari loro.
Senza offesa,
Maki
PS: sia chiaro che è corretto che uno dica "fanno pagare troppoooo", ma per me è anche corretto che questi mercanti siano tali.
Vorrei ribadire un concetto:
il 2010 è l' anno dell' editoria elettronica.
Pubblicare un eBook non costa quasi nulla e , se il testo è valido, ha un ritorno d'immagine notevole.
I libri di carta?
Hanno un grande fascino indubbiamente, ma ci sono altre strade.
Il punto è che chi esordisce deve cercare in ogni modo di farsi conoscere, e gli ebook sono un ottima via.
Come pubblicare un ebook?
Esistono dei club gli EBC, che possono insegnare come fare ( gratis ovviamente )
Con un po' di lavoro e senza spendere un centesimo potrete essere letti da migliaia di persone.
Dite che così voi non ci guadagnate nulla?
Perché invece a pagando per la stampa che ci guadagnate?
@ Tj
L' esempio del pacchetto di caramelle voleva solo dire questo:
In un libero mercato chiunque può vendere merci o servizi ad cifre oneste o folli.
È chi compera che decide se il prezzo richiesto è sensato o no.
Per me la cosa fondamentale è che si paga.
Io se scrivo un romanzo, una poesia, qualsiasi cosa e desidero che venga pubblicata, vorrei che lo fosse perchè vale qualcosa.
Mi sembra troppo facile rivolgersi a un editore a pagamento e pagare per la pubblicazione, in questo modo non conta niente la qualità dell'opera ma basta che si paghi e siamo tutti scrittori.
Infatti nelle librerie si trova un sacco di robaccia ultimamente.
Ovviamente spetta all'autore decidere di pagare o meno, spetta a lui avventurarsi nel mondo dell'editoria e scoprire chi fa pagare e chi no. Come ha detto Shinken: chiunque può proporre cifre, spetta a chi compra decidere.
Però è anche vero che in questo campo c'è tanta disinformazione quindi il lavoro che sta facendo ayame lo trovo importante, appunto perchè c'è chi crede che l'editoria a pagamento sia la sola soluzione. Informare prima di tutto; prima di scegliere bisogna sapere quali sono le possibili opzioni e non tutti dicono chiaro e tondo come svolgono il loro lavoro.
Mi sorprende sempre sapere che su 10 scrittori 8 non sanno quali case editrici sono a pagamento e quali no.
Tra l'altro, qui si parla di belle somme perchè se devi comprare 200 copie a prezzo di copertina, devi sborsare più di 1500 euro e non sono bruscolini.
Nessuno dice che non si può pubblicare con case editrici a pagamento ma almeno che sia chiaro che
non sono la sola soluzione possibile.
A parere mio comunque, se hai ricevuto tanti no da case editrici free o non, dovresti riguardare l'opera che hai scritto prima di passare a pagare pur di vederla su carta.
Un pò di autocritica ci vorrebbe sempre.
Secondo me bisogna semplicemente capire, come si diceva su, che non sono le case editrici "che vendono" l'opportunità di pubblicare a sbagliare. Non si tratta di uno sbaglio etico, ne tantomeno si tratta di infrangere la legge.
Come dicevano su, si chiama libero mercato. E giusto, per giunta, perchè se io sono scarso a scrivere e voglio pubblicare a pagamento pur di essere pubblicato da una casa editrice, spiegatemi perchè non posso farlo? Le case editrici a pagamento offrono questo servizio, propongono un regolamentare contratto e non c'è nessun motivo per il quale debbano essere criticate queste politiche del guadagno. Primo, perchè i soldi sono sempre soldi; secondo, perchè non c'è assolutamente nulla di sbagliato; anzi, è un servizio come un altro, purchè esso sia regolamentato da contratto e via discorrendo, potrebbe essere anche un buon servizio. Poi una persona è libera di accettare o no, come la casa editrice, magari, vedendo la capacità di uno scrittore è libera di inserire o meno il contributo obbligatorio da contratto.
E se ci pensate bene, non è come stampare le copie in proprio; con la casa editrice, hai la possibilità ( anche se minima ) di metterti in gioco sul mercato, e chissà, si potrebbe scoprire che il tuo prodotto non è poi tanto schifoso come si diceva... Ma, dulcis in fundo, cosa può esserci di sbagliato in questo? Scorrettezza è dimostrata, casomai, nei casi in cui l'editore avverte solo al momento del contratto del contributo o cerca di convincere l'autore che esso è solo un aiuto per l'avvio di un'opera che potrebbe aver mercato. L'unica cosa che ci vorrebbe è un po' di onesta intellettuale : Dire " Ok, per me non vale granchè il libro, ma se vuoi comunque pubblicarlo mi risarcisci delle spese e del tempo perso ed io lo inserisco ugualmente nella mia collana... Poi chissà ". E' un servizio a tutti gli effetti, è uno stratagemma imprenditoriale che, se proposto con la giusta chiarezza non ha alcunchè di sbagliato... Un modo come un altro per fare soldi, in definitiva...
E poi... a voi che ve cambia scusate? Nessuno vi obbliga a comprare libri di bassa qualità, se volete informarvi sulle case che potrebbero pubblicare libri di scarsa qualità avete la possibilità di farlo, se volete pubblicare e siete bravi potete farlo, se volete pubblicare e non siete bravi potete fare anche quello, perchè grazie alle case editrici a contributo chiunque può pubblicare... E' una cosa in più, non una cosa che danneggia qualcuno... Bisogna avere seri problemi di invidia per accanirsi su scemenze simili...
Inoltre, per quanto riguarda il discorso dell'informazione, mi sembra una cosa banale... Voglio dire, se ti propongono un contributo di 2600 euri per pubblicare un libro ci sono tre strade : 1. hai soldi per quella cosa e decidi di farlo ( tua decisione, non ti obbliga nessuno ); se il tuo lavoro è davvero scandaloso e tu vuoi pubblicare ugualmente non puoi certo pretendere che l'editore ci rimetta i soldi... Ma potrebbe comunque volerti offrire il servizio, perchè in fin dei conti ciò che interessa all'editore è guadagnare 2. Decidi di aspettare le risposte delle case non a pagamento prima di scegliere 3. per te 2600 euro sono troppi e non lo fai.
Se decidi di spendere duemilaeseicento euro per pubblicare un libro significa che ce l'hai... Non certo che hai sacrificato il pranzo e la cena dei tuoi bambini e vivrai da povero per il resto dei tuoi giorni... Tutte queste continue chiacchiere su sta cosa del contributo, sinceramente, a me me puzzano de bruciato ( per dirla alla romana ). Ok, l'editoria a pagamento c'è, cos'è che vogliamo fare, bruciare vivi uomini che hanno deciso di intraprendere questa strada perchè evidentemente c'è gente che ha deciso di usufruire del servizio?
Sono anni che questa discussione è trita e ritrita, se fosse stato un grande fratello saremmo arrivati alla ventiquattresima edizione... Evidentemente fa ancora audience, però, sta storia, se c'è ancora gente che perde tempo a dire sempre le stesse cose, senza che niente possa cambiare.
Se volete pubblicare qualcosa di bello, cominciate a studiare e lavorarci su.. E' inutile piangere ( all'italiana, mi azzardo di dire ) su cose che non vanno minimamente ad intaccare quello che vuoi fare tu.
E' una cosa che tra l'altro, per concludere, non è esclusiva del mondo della scrittura. C'è sempre stata nel canto, nella moda, nella televisione, nel calcio... Insomma, è una cosa che fa parte della società capitalistica, perchè chi c'ha soldi compra quello che vuole. Ed in questa società, è giusto che sia così...
Ma non è una cosa che allo scrittore dovrebbe preoccupare minimamente, perchè la gente brava viene scovata in ogni caso e fatta giocare/cantare/pubblicare/recitare gratis, anche se non è conosciuta; ed è in quel modo che si diventa grandi. Perciò sereni, nessuno vi sta facendo alcun torto, è la vita... E nella vita vincono i più "forti" ( e per forti intendo anche bravi ) ed i più ricchi... Come è giusto che sia
Il fatto che questa cosa ci sia sempre stata in tanti campi, non vuol dire che sia un bene e che bisogna accettarla passivamente...E immettere libri scadenti sul mercato (spesso è così) danneggia tutti...ma proprio tutti, soprattutto chi ha talento e qualità da vendere.
Attenzione, però. Dire che "questo fenomeno è presente nel mondo della moda, dello sport e della tv" è falso: l'editore a pagamento non ti dà la notorietà, la raccomandazione/quelcheè ti dà modo di accedere al successo mediatico, perlomeno.
Fa schifo, e tanto, ma almeno hai un ritorno di qualche tipo.
Pagare l'editore è la stessa cosa che prendere l'inceneritore e buttare dentro 2 o 3000€.
Infine, l'editore non offre un servizio. L'editore, non l'editore a pagamento, che è un tipografo tre volte più caro del normale.
L'editore è un imprenditore che investe su di te, allo stesso modo in cui il tuo datore di lavoro, visionando il tuo curriculum, decide di assumerti (e pagarti) perché pensa che tu possa migliorare la sua produttività.
E, lo ribadisco, se il proprio datore di lavoro venisse da noi, domani, e dicesse che se vogliamo continuare a lavorare con lui dobbiamo sganciare 1200€ al mese, e che se l'eventuale profitto procurato dal nostro lavoro ci darà la differenza dubito che anche una sola persona gli direbbe di sì.
Fine, altri paralleli possono solo portare alla confusione.
@Shinken: sì, è l'anno degli ebook, e io tifo per loro :)
@ Ayame
Riguardo agli eBook in Italia abbiamo un gruppo di appassionati che hanno dato vita agli EBC eBook Club.
Negli EBC potete trovare GRATIS tutti i consigli per pubblicare in modo autonomo un ebook.
Se poi qualche autore vuole proprio spendere dei soldi per pubblicare un libro allora che li spenda pagando un editor e/o un grafico che aiutino ad ottenere un ebook piu professionale e piacevole.
( cosa che aiuta a promuovere l' opera)
Per Ayame : Invece col dire " l'editore è un imprenditore che investe su di te" Ribadisco per l'ennesima volta che sbagli. L'editore fa quello che gli pare. Se ti fa una proposta tu puoi accettarla o no, ma non è vero che l'editore deve fare una determinata cosa piuttosto che un'altra. Non è una tipografia più cara perchè pubblicare con l'editore significa entrare in una collana dell'editore; si può obbiettare che sia conveniente o meno ( e questo passi benissimo ) Ma non si può obbiettare che il servizio sia sostanzialmente diverso rispetto a quello che fornisce la tipografia. La tipografia ti stampa il libro. Punto.
Se vuoi avere la soddisfazione di dire " Ho pubblicato " anche se sei uno scrittore scarso e senza successo, pubblichi con l'editore a pagamento. E' un SERVIZIO. Ed un servizio è un servizio, non esistono servizi eticamente sbagliati, ma solo servizi che secondo qualcuno possono essere "convenienti" o "sconvenienti".
Non vi pare di essere sentenziosi dicendo che la decisione di una persona di farsi pagare un servizio sia una cosa addirittura "schifosa"?
Per Luca 78 : In quale modo l'editoria a pagamento danneggerebbe chi ha talento e qualità da vendere? Scusa un attimo, se hai talento e qualità pubblichi e basta. Ed anche gratis. Di questo ne sono convinto. Persino se non hai talento puoi riuscire a pubblicare gratis. Cosa cambierebbe, allora, se non ci fossero gli editori a pagamento? Un bel niente. Ci sarebbero solo meno editori, ovvero gli stessi che adesso ci sono e pubblicano non a pagamento; non ci sarebbero più editori non a pagamento di adesso per il semplice fatto che quelli che il filo et similia sono in attivo perchè vendono l'ammissione di un libro in una loro collana. Ergo non esisterebbero, ma neanche pubblicherebbero più autori. Perchè, in fin dei conti, le richieste di libri quelle sono...
Riflettete gente, riflettete
Ma cosa stai dicendo? Da quale alta carica, da quale alto trono puoi dire "riflettete, gente, riflettete"?
Bene, pubblicare un libro è un servizio? Ottimo. Significa che il mio datore di lavoro, facendomi lavorare, mi offre un servizio.
Mettetevi in testa, gente, che l'editore non vi pubblica per farvi un favore, allo stesso modo per cui un datore di lavoro non vi assume per farvi contenti. Vi si assume e vi si pubblica solo ed esclusivamente se siete talentuosi, meritevoli e/o commerciali.
Fine, mettetevi il cuore in pace e piantatela con "l'editore ti fa un servizio". Lo stampatore, il tipografo ti fa un servizio, l'editore ti offre un lavoro. E presto avrete le prove documentate di come l'editore a pagamento pubblichi TUTTO quello che gli arriva e non legga neanche una riga del manoscritto.
Infine, per l'obiezione che hai mosso a Luca78 ti rispondo con un mio articolo scritto il giorno di Santo Stefano, quindi più di un mese fa: I danni dell'editoria a pagamento.
vorrei avere nominativi di case editrici non a pagamento a roma grazie
xill
Per Ayame : Cara Ayame, sono convinto quanto te che l'editore a pagamento pubblichi tutto quello che gli capita tra le mani, come sono convinto che l'editore non a pagamento pubblichi investendo sul tuo libro per guadagnare, e non certo per farti un regalo. Dico semplicemente ( e senza parlare da nessun metafisico "trono" ) e allora? è ugualmente un servizio. L'editore a pagamento fa questa politica : Io pubblico chiunque, tanto i soldi mi rientrano. Se tu vuoi essere pubblicato ma hai scritto un romanzo di qualità troppo scarsa per essere commerciale o vendere anche solo una copia, ma vuoi comunque avere la soddisfazione di vedere il tuo romanzo in una collana di una casa editrice e farti bello con i tuoi amici/parenti/vicini/clienti, io ti offro questo servizio. Dov'è l'errore etico o la malefatta in questo ragionamento? Io ti dico, se vuoi paghi, io ti inserisco nella mia collana, metto il codice isbn al libro, po' esse che ci scappa pure una presentazione e una recenzione ( po' esse! ) Vuoi accettare? Sei tu che hai deciso di sborzare i soldi!!! Se la tua opera è degna di merito, di certo gli editori non a pagamento ti contatteranno e non ti chiederanno il contributo... E la gente ti comprerà! Non comprerà certo il libro del filo, perchè nessuno compra il libro pubblicato a pagamento del filo!!!! Anzi, non lo trovi nemmeno in libreria... Quindi dov'è il problema? Se sei bravo pubblichi uguale, se sei bravo vendi uguale, se sei bravissimo il premio strega lo ottieni uguale!!! Il resto sono chiacchiere... Non si può paragonare l'editore a pagamento ad un qualsiasi datore di lavoro : L'editore a pagamento offre un servizio a pagamento ( e ci guadagna per questo servizio ), il datore di lavoro paga per ottenere un servizio ( e guadagna sfruttando il servizio ). Casomai l'editore non a pagamento può essere considerato come datore di lavoro, giustissimo. L'editore a pagamento va invece pensato come un tipografo che aggiunge a quel servizio anche altri piccoli servizi. Che poi i prezzi siano spropositati, quella è una cosa soggettiva. Per me sono spropositati, per te sono spropositati, per chi se lo può e se lo vuole permettere magari non lo sono...
PS. Io non sono ne editore di alcun genere, ne sono pagato da editori di alcun genere, ne tantomeno ho mai pubblicato qualcosa XD
Giusto per chiarezza
Luca, il problema è troppo spesso questi editori fanno passare per obbligatorio il pagamento per pubblicare qualunque libro in Italia. Qualcuno tira fuori addirittura leggi (inventate) che obbligano gli autori a pagare o gli editori a chiedere soldi. Moltissimi fanno passare la loro politica commerciale (che non è illegale, ma è un "servizio", come dici tu giustamente) come la prassi obbligata per pubblicare un libro e la gente disinformata poi ci crede. Dovrebbero invece evitarli questi comportamenti e quando qualcuno gli chiede "Chiedete un contributo all'autore?" dovrebbero rispondere semplicemente "si, lo chiediamo ed è di X euro". Stop. Sono tutte le storielle che stanno dietro a danneggiare gli autori, così come le promesse di grande distribuzione e le clausole ambigue in molti contratti proposti, spesso mirate a far fare all'autore il lavoro della casa editrice. L'editore serio e professionale, come tutti gli imprenditori seri, fa passare le sue scelte per quello che sono, ovvero: una strategia e una scelta personale, non come la prassi dovuta per legge in tutta la penisola ( o come uno stato di costrizione da parte dell'editore, per non fallire) . La gente ha il diritto di poter scegliere se pagare o meno e che piaccia o no, di persone disinformate ce ne sono moltissime e hanno il diritto di sapere come stanno le cose. Se poi uno decide di pagare di sua iniziativa, sapendo che ci sono anche editori che non chiedono contributo, allora sono affari suoi e la transazione commerciale in quel caso diventa tutta un'altra storia.
Luca: riconoscerò il loro diritto a esistere e a operare quando smetteranno di mentire agli autori dicendo a emerite schifezze (e ne ho le prove) "è un romanzo meraviglioso", non esalteranno sé stessi dandosi degli editori seri e non degli stampatori elogiando le suddette schifezze, e non cercheranno più di far passare il contributo come norma e condizione necessaria a pubblicare. Non prima :)
Ammetto di non aver letto attentamente tutti i commenti quindi mi scuso se dirò delle ovvietà.
Si è parlato di "contributi" richiesti da "Editori a "pagamento" e di costi di stampa puri.
Tralasciamo il costo dell' Editor e del Grafico (giò ma poi questi libri pagati vengono curati nel' contenuto e nella grafica? lo chiedo perchè non lo so )
La voce più pesanti, quelle che incide di più nei costi di un libro è la distribuzione.
Ho sentito un editore affermare che il prezzo di copertina di un libro ( al netto di iva) andrebbe ripartito così:
50% in spese di distribiuzione (trasporto librai ecc)
30% spese per produrre l' oggetto libro, stampa compresa
6-8 % diritti di autore
Su queste basi la prima cosa che mi chiedo è:
se pago per stampare il mio libro, questo arriva fisicamente in qualche libreria?
Beh, questo è già un altro discorso. Ma, allora, che si metta subito la discussione su questi termini. Se si parla di boicottare quegli editori a pagamento che ti dicono " il tuo libro è fantastico, venderà milioni di copie " quando è evidente che dal momento in cui ti chiedono il contributo, sono sicuri che nessuna casa non a pagamento ti potrà mai contattare, allora il discorso cambia e non poco...
Ma bisogna sempre essere attenti a far di tutta un'erba un fascio, perchè è il modo più rapido per sfociare in idealismo pericoloso. ( E non voglio fare esempi di politica ma ci sarebbe un intera macelleria da mettere sul fuoco ).
Semplicemente, a me piace essere chiaro; lottare per quello che è giusto, si, lottare perchè tutti conoscano il vero; ma che sia almeno una verità limpida quella che si propone. Se è così, ogni iniziativa pubblicitaria è lodevole e degna di essere supportata.
PS Il post sopra era riferito ad Ayame e Luca78
Entro nel bel mezzo della discussione, che per chi sogna di vedere pubblicato il proprio lavoro è fondamentale. Due mesi fa' ho inviato il mio lavoro, un romanzo, a editori free. Per errore l'ho inviato anche a un editore a pagamento. Bene, oggi tale editore con email mi ha proposto un contributo di 1760 euro sotto forma dell'acquisto di 110 copie del libro, da vendersi a 16,00 euro (pagine 350 circa). In cambio si impegna a una tiratura fino a 600 copie in caso di riscontro positivo delle vendite, a fargli pubblicità tramite comunicazione dell'uscita a vari uffici stampa, a organizzare incontri per promuoverlo, a riconoscermi l'8 per 100 su ogni vendita. Ho visto in effetti il calendario delle presentazioni della casa editrice, che contempla anche librerie come la Feltrinelli. Alla luce anche delle interessantissime tabelle dei costi che avete indicato come valutate la proposta? Un equa partecipazione alle spese o qualcosa di più?
Per come la penso io, l'equa partecipazione alle spese non esiste. Aspettare un po' di tempo per vedere che dicono i Free? Al limite sei sempre in tempo ;)
Per EDO : Prima di accettare una proposta che comporta spese non indifferenti, potresti anche provare a consultare servizi di valutazione inediti gratuiti. Sono offerti da parecchi siti ( anche da questo stesso sito, se non erro ), e possono darti indicazioni rilevanti sulle "aspettative" che puoi nutrire nei confronti della tua opera. 1700 euro comunque è più o meno l'importo della cifra che di norma un editore a pagamento richiede ( centinaio in più centinaio in meno ). Il punto sta nel capire se il tuo libro ha delle potenzialità e la possibilità di essere pubblicato gratuitamente, perchè se così è, è inutile che spendi soldi quando puoi ottenere un contratto senza spese.
Se vuoi posso fornirti alcuni contatti di agenti letterari che fanno la prima valutazione dell'opera gratuita, ma penso che per questo dovrai contattarmi in privato ( non penso che sia corretto fare pubblicità del genere qua ). il mio contatto e-mail è luca.marinelli@calamoaureo.it . In alternativa credo che anche qui in questo sito abbiano buoni consigli da darti. L'importante è a mio parere ponderare bene le scelte che si fanno, in maniera da non doversi poi pentire delle proprie decisioni...
trovo questo blog molto interessante.
io vorrei pubblicare un manuale e ho trovato due editori a pagamento, ma mi sembrano, almeno in un caso, onesti, nel senso che dicono subito quanto vogliono e visti i calcoli che ho letto qui, mi sembra che più o meno sia una cifra che corrisponde ai costi reali. Se i patti sono chiari, mi pare ovvio che sta a me -o a chiunque -accettare oppure no.
Nel caso mio, sto aspettando un'eventuale risposta da editori free prima di decidere, anche se, volendo io fare rumore su una situazione che riguarda molte persone - il mio è un manuale di sopravvivenza a una malattia rara, non penso di essere Proust - mi chiedo quali altre alternative avrei. L'autopubblicazione? Non mi sembra molto meglio però.
Sono grata dei consigli che qualcuno potrà darmi.
robie
Complimenti per l'ottimo servizio reso con queste informazioni.
Trovo veramente assurdi i commenti di chi si ostina a difendere lo schifoso modus operandi dei cialtroni... opss "editori" a pagamento...
Unbelievable!!!
Mi chiedo su quale pianeta abiti certa gente...
Il mercato e le sue regole c'entrano ben poco, anzi l'editoria a pagamento droga e falsa il mercato editoriale inondandolo di pattume buono solo per il macero...! E falsa le regole della libera concorrenza, creando concorrenza sleale e finendo con il danneggiare gli editori seri e non a pagamento!
Poi quando leggo queste "perle" qui, veramente rimango senza parole...
” Ok, per me non vale granchè il libro, ma se vuoi comunque pubblicarlo mi risarcisci delle spese e del tempo perso ed io lo inserisco ugualmente nella mia collana… Poi chissà “
Infatti un editore ha tutto da guadagnare in termini di credibilità e di immagine nell'inserire nel suo catalogo un libro che "non vale granché", purché gli siano rimborsate le spese...!!!!!
Ma roba da matti, qui i confini della realtà sono stati superati da un pezzo... qui siamo al delirio puro....
Se un editore vuole un rimborso, un risarcimento, un contributo è perché, come viene ammesso chiaramente nel commento che ho citato, NON CREDE nell'opera che gli viene proposta, non la reputa sufficientemente meritevole da ritenere che possa avere un adeguato riscontro di vendite per coprire tutti i costi che dovrà sostenere e che ricadono su di lui, visto che è lui l'imprenditore e non lo scrittore...!
E se è vero, com'è vero, che il mercato editoriale è asfittico, che si vendono pochi libri e che pubblicare libri è un'attività rischiosa, come del resto ogni attività imprenditoriale, che IMPLICA il rischio, questo rischio è calcolato e ogni buon imprenditore si fa i suoi calcoli prima....
Si tratta di verificare quali sono le proprie disponibilità economiche e predisporre i propri investimenti di conseguenza... come in OGNI attività d'impresa!
Un imprenditore NON chiede denaro a propri operai perché non è sicuro se i prodotti che usciranno dalla sua azienda avranno successo sul mercato... anzi gli operai li DEVE pagare per il lavoro prestato.
Se ha bisogno di finanziamenti, ci sono le banche... o al limite i contributi pubblici che vengono elargiti da Stato, Regioni e Province per determinate attività d'impresa e che a maggior ragione dovrebbero essere elargiti per le attività che hanno scopi culturali, quindi di interesse generale.
Se un editore ritiene di non ricavare utili sufficienti a coprire tutte le spese di pubblicazione e si trova "costretto", come lui dice, a richiedere un contributo agli autori... forse farebbe bene a cambiare mestiere". Nessuno lo obbliga a fare l'editore!!!!
E se uno scrittore deve soggiacere al ricatto, perché di ricatto bell'e buono si tratta, di contribuire alle spese e ai costi dell'azienda, né più né meno viene fatto ricadere su di lui il rischio imprenditoriale... di conseguenza diventa pure lui imprenditore, non è più soltanto uno scrittore, che si limita a fornire la sua prestazione intellettuale (anche questa va pagata, lo stabilisce il codice civile!), si viene a creare tra lui e l'editore un'associazione in partecipazione, che implica una ripartizione dei costi e dei ricavi EQUA e proporzionale al contributo di entrambi.
Invece qui paga solo lo scrittore...
Il fatto è che questi "editori" a pagamento sfruttano la smania di pubblicazione e le velleità di tanti, troppi, sedicenti scrittori... disposti a sborsare qualunque cifra pur di vedere il proprio nome stampato su un volumetto...
Finché ci sarà gente disposta a prostituirsi per così poco gli editori a pagamento continueranno a farla da padrone!
Meglio non pubblicare affatto, se ci si deve svilire così... o almeno ricorrere al "print on demand" se non altro è più onesto.
Saluti
Un mio parente anni fa inviò un romanzo ad un editore. E' di quelli a pagamento ma lui non lo sapeva, lo inviò per un concorso indetto dall'editore. Non vinse e gli arivò la proposta di pubblicarlo con contributo, perché anche se nn aveva vinto, la casa riteneva avesse le qualità. La richiesta fu di circa 4000 euro, per stampare 300 copie di cui 240 acquistate dall'autote, 60 per la promozione e 200 copie in libreria. Le copie sono arrivate in libreria e là sono rimaste. Solo 37 copie vendute, prese dalle 60 che hanno partecpato a fiere di settore.
Ora il contratto con l'editore è scaduto, quindi ripubblicheremo su lulu o altro sito di editoria gratis (che purtroppo anni fa non esistevano). Le copie cartacee che abbiamo in casa però non ci fanno camminare....




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