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  • L'Ultimo Potere


    M.T.
    • Editore non Presente sul WD: Autopubblicato Formato/i: Ebook

    Si prenda l’ambientazione postapocalittica (e la pazzia che la imperversa) di Interceptor, Il guerriero della strada di George Miller, la ferocia e la brutalità di Devilman di Go Nagai nel mostrare la realtà umana, la lucida e profonda consapevolezza che nasce dal viaggio all’Inferno nella Divina Commedia di Dante Alighieri nel mostrare la natura dei vizi e del lato oscuro dell’animo umano, si aggiungano le teorie di Cesare Lombroso, il romanzo Orizzonte Perduto di James Hilton e l’idea che dietro ai culti e alle religioni ci siano entità che non hanno nulla di salvifico per l’umanità, e ci si ritroverà dinanzi a L’Ultimo Potere, primo romanzo del ciclo I Tempi della Caduta.

     

    L’umanità è caduta. La civiltà è andata in frantumi. O meglio, quella che si credeva civiltà: quanto realizzato dall’uomo è stato invece il mezzo che ha fatto precipitare il mondo in un abisso di desolazione. Tra i suoi ruderi, creature figlie di esperimenti scorrazzano impazzite seguendo la legge del più forte. Demoni e Posseduti la fanno da padroni, imponendo il loro giogo spietato su quanti sono caduti sotto il loro dominio.
    In uno scenario apocalittico dove ogni equilibrio è perduto, un uomo, un guerriero della strada, viaggia da una città all’altra, covando la speranza di trovare un modo per fuggire all’inferno che è divenuto la Terra. In lui è forte la convinzione che Luna Azzurra sia da qualche parte, in attesa di essere trovata per dare rifugio a chi ha ancora un’anima non corrotta dai vizi. Come è forte la consapevolezza che non è facile sopravvivere a schiere di mutantropi e chimere, tanto meno pianificando d’abbattere l’egemonia demoniaca.


    Isbn: 9788892521940
    Asin: B018JDM6TC
    Numero di Pagine: 486
    Storia Collegata: Canto di Natale Il sangue dei genitori L'Ultimo Baluardo


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    Commenti raccomandati

    Sul sito Scrittori Indipendenti (http://www.scrittorindipendenti.com) c'è la possibilità per gli scrittori esordienti e autopubblicati di presentare i propri lavori, sfidando opere più famose; un modo diverso, anche un po' scherzoso, per mettersi in mostra, parlare di cosa si è scritto, di cosa si è voluto dire con le opere realizzate.
    Per chi fosse curioso di vedere chi ho voluto sfidare con L'Ultimo Potere e che cosa ho combinato in questa presentazione, a questo link: http://www.scrittorindipendenti.com/2015/12/disfida-nr-20-lultimo-potere-di-mirco.html  si può trovare risposta (sì, sono andato un po' sopra le righe, perché bisogna anche saper scherzare, giocare sopra certe cose, anche per non dare sempre la stessa immagine e atrofizzare così l'attenzione di chi legge. Sempre però rimanendo fedeli a quello che si è e si pensa ).

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    Nella presentazione ho fatto una veloce carrellata degli elementi cardine che sono andati a creare L'Ultimo Potere; ora vorrei approfondire un poco i vari punti, partendo dall'inizio, ovvero dall'idea da cui è nato il tutto.

    Del ciclo I Tempi della Caduta, di cui fa parte questo romanzo, avevo già realizzato un'altra opera (che, a seguito della conclusione di L'Ultimo Potere e L'Ultimo Demone, è stata riscritta); L'Ultimo Potere doveva essere, diciamo, il suo seguito (e, in verità, lo è ancora, ma per il lettore è meglio partire con l'opera di cui sto parlando).

    L'idea da cui è partita la realizzazione del romanzo è che le istituzioni religiose non siano qualcosa di salvifico, atte ad aiutare l'umanità, a esserle di sostegno, bensì siano qualcosa che sfrutta la gente e la sua energia. Costrutti giganteschi in lotta tra loro per accaparrarsi il maggior numero di seguaci possibili, perché i grandi numeri sono potere. Dietro un'apparenza virtuosa (ma che delle virtù non ha nulla), si nasconde qualcosa che manipola, che degrada l'uomo, che lo spinge a concedere tutto quello che ha per ingrandire la forza di qualcun altro.

    Chi sia questo qualcun altro non è difficile da capire: è chi è al potere. Ma chi è che è al potere? Da che cosa è animato?

    Beh, questo è quello che c'è da scoprire leggendo l'opera.

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    Ho parlato dell'idea da cui è partito il romanzo, quella che ha fatto sorgere il tutto, ma si sa che l'idea è solo l'inizio: occorre poi svilupparla.

    Come però?

    Per L'Ultimo Potere ho voluto far ricorso agli archetipi.

    Perché gli archetipi?

    Essi sono pieni di significati, di potenziale capace di trasmettere, coinvolgere e appassionare il lettore. Se ci si pensa, le storie più conosciute e apprezzate sono piene di archetipi. Basti pensare a quelle del ciclo arturiano con il Re, il Mago, Il Gueriero: sono diventate famose proprio per il significato celato dietro le vicende dei protagonisti. Infatti gli archetipi sono ritenuti simboli che rappresentano lati dell'animo umano, modi per conoscere se stessi. Ma esattamente cosa sono?
    La spiegazione migliore viene data da Carl Gustav Jung nel libro L'uomo e i suoi simboli.

    La mia teoria sui « resti arcaici », da me definiti « archetipi » o « immagini primordiali », è stata sempre criticata da coloro che non hanno una conoscenza appropriata dei sogni e della mitologia. Il termine « archetipo » è spesso frainteso in quanto viene identificato con certe immagini definite o precisi motivi mitologici. Questi, in realtà, non sono altro che rappresentazioni consce; sarebbe assurdo pensare che tali rappresentazioni variabili fossero ereditarie.
    L'archetipo è invece la tendenza a formare singole rappresentazioni di uno stesso motivo che, pur nelle loro variazioni individuali anche sensibili, continuano a derivare dal medesimo modello fondamentale. Esistono, per esempio, molte rappresentazioni del motivo dei fratelli nemici, ma il motivo rimane sempre lo stesso. I miei critici hanno sempre erroneamente sostenuto che io presupponga l'esistenza di « rappresentazioni ereditarie » e su questa base hanno liquidato l'idea di archetipo come mera superstizione. Essi non hanno preso in considerazione il fatto che se gli archetipi fossero veramente rappresentazioni create (o acquisite) dalla nostra coscienza, noi dovremmo essere sicuramente in grado di comprenderle senza trovarci stupefatti e perplessi quando essi si presentano alla coscienza. Essi, in realtà, sono tendenze istintive altrettanto marcate quanto lo è l'impulso degli uccelli a costruire il nido, o quello delle formiche a dar vita a colonie organizzate.
    A questo punto è necessario chiarire la relazione fra istinti e archetipi. Quelli che noi chiamiamo propriamente istinti, sono costituiti da stimoli fisiologici e risultano percepibili dai sensi. Essi però si manifestano contemporaneamente anche in veste di fantasie e spesso rivelano la loro presenza solo per mezzo di immagini simboliche. Queste manifestazioni sono ciò che io chiamo archetipi. La loro origine è ignota e si riproducono in ogni tempo e in qualunque parte del mondo, anche laddove bisogna escludere qualsiasi fattore di trasmissione ereditaria diretta o per « incrocio ».
    (1)

     

    1- L'uomo e i suoi simboli. Carla Gustav Jung, pag. 52. Tea 2010

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    Nel post precedente (mi scuso per il refuso scappatomi riguardo il nome di Jung), attraverso il brano tratto dal libro di Carl Gustav Jung, L’uomo e i suoi simboli, si è visto che cosa sono gli Archetipi: dei simboli. Che non sono la stessa cosa dei segni, dato che questi ultimi non hanno un significato particolare, ma sono utilizzati nell’uso comune per comodità per indicare o segnalare determinate cose (a esempio, cartelli stradali.)
    Un archetipo è un qualcosa di universale, arcaico, che sta alla base di tutto, il mezzo per comprendere la vera natura delle cose, la forma preesistente e primitiva di un pensiero per indicare le idee innate e predeterminate dell’inconscio umano. Una parola o un’immagine è perciò simbolica quando implica qualcosa che sta al di là del suo significato ovvio e immediato; essa possiede un aspetto più ampio (come a esempio la ruota e la croce), inconscio, che non è mai definito con precisione o compiutamente spiegato. (1) I simboli possono essere collettivi, riconosciuti da tutti (il Mago, Il Guerriero), ma possono anche essere diversi per ciascuno, dato che ogni singolo individuo crea i propri, con i suoi significati, i suoi valori, in base alle proprie esperienze, alla propria educazione; cosa che spesso avviene inconsciamente.
    L’interpretazione dei sogni e dei simboli richiede intelligenza; essa non può essere ridotta a un sistema meccanico con cui imbottire cervelli privi di immaginazione. Essa richiede contemporaneamente una sempre più approfondita conoscenza dell’individualità del sognante e un corrispondente affinamento della personale consapevolezza dell’interprete…Quando tentiamo di interpretare i simboli ci troviamo di fronte non solo il simbolo in sé, ma l’intera totalità dell’individuo produttore del simbolo. Ciò implica lo studio della sua formazione culturale…Le risposte usuali possono rivelarsi pratiche e utili finché si studia la superficie, ma quando si affrontano i problemi di fondo è la vita stessa a imporsi in primo piano e…l’immaginazione e l’intuizione sono di importanza vitale per la nostra comprensione.(2)
    Quello che l’uomo moderno ha dimenticato, reputandolo di nessuna importanza, è che tutto può essere simbolo, capace d’insegnare a crescere, a evolvere; ogni immagine che vede può essere rappresentazione di elementi che lo caratterizzano, negativi e positivi. Ma di questi tempi, crescita ed evoluzione paiono fattori inutili, come si fosse raggiunto il punto più alto, mentre invece si è finiti piantati in una palude.

     

    1- L’uomo e i suoi simboli. Carl Gustav Jung, 5. Tea 2010
    2- L’uomo e i suoi simboli. Carl Gustav Jung, 73. Tea 2010

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    Un mio libro è sempre opera del destino. Quando si scrive si va incontro a qualcosa d’imprevedibile (1). Le parole di Carl Gustav Jung sono perfettamente comprensibili per chi si è cimentato nella stesura di un libro: c’è un’idea da cui nasce tutto e poi dopo ci si costruisce attorno un progetto che cresce man mano che si avanza, spesso andando dove si vuole che vada, ma anche alle volte conducendo verso punti che all’inizio non sarebbero stati presi in considerazione.
    Questo vale sia per la saggistica, sia per i romanzi, per questi ultimi ancora più con forza, dato che si ha una maggiore libertà nel creare una storia.
    Ma che cosa spinge a scrivere una storia?
    I motivi possono essere tanti, uno per ogni individuo esistito, ma l’uomo ha sempre sentito il bisogno di raccontare esperienze vissute, fatti cui ha assistito, pensieri che ha realizzato: un modo per condividere con i suoi simili, per sentirsi parte di qualcosa, per trasmettere conoscenza e consapevolezza. Così abbiamo avuto dipinte scene di caccia sulle pareti per raccontare le imprese di gruppi di cacciatori; papiri, libri che narravano imprese di re e regine, ma anche storie di dei ed eroi, che per i popoli passati era un cercare di spiegare quello che vedevano, ma di cui non capivano il significato o l’origine, come accaduto nell’incontro tra Thor e Utgardaloki, il re del Recinto Esterno, dove attraverso il racconto venivano mostrati la natura del pensiero, delle maree e della vecchiaia.
    Di racconti del genere, l’umanità è ricca e se si osserva, si può notare che ricorrono sempre le stesse figure, anche se appaiono con sembianze e nomi diversi: sono simboli che l’uomo utilizza per imparare a conoscere se stesso, parti di sé che proietta all’esterno per poterle osservare e comprendere. Si tratta degli Archetipi, stadi dell’inconscio umano che ogni individuo incontra nella propria vita e che gli sono da specchi e compagni nel percorso personale di crescita.
    Uno dei più famosi e immediati che viene in mente è il Guerriero, spesso associato all’uomo in armatura, dotato di scudo e spada, come i famosi spartani (considerati i migliori combattenti dell’antica Grecia), gli uomini dei Medioevo che andavano in battaglia equipaggiati di tutto punto, ma anche i Samurai.
    Con il passare delle epoche è stato normale che tale figura cambiasse sembianze, ma lo spirito è sempre rimasto lo stesso, comparendo in varie forme in ogni forma di storia: fumetti, film, libri.
    Così abbiamo Kenshiro di Tetsuo Hara e Buronson (un connubio tra Mad Max di Interceptor, che oltre al personaggio prende ispirazione anche per l’ambientazione, e Bruce Lee), maestro della Scuola di Okuto (semplificando, una sorta di arti marziali), e Gatsu di Kentaro Miura, mercenario nel mondo inventato delle Midlands che ricordano Medioevo e Rinascimeto, per fare un esempio prendendo spunto fra due tra i manga più famosi. Visto che è stato citato come fonte d’ispirazione, non si può non parlare di Mad Max, che grazie alla sua trilogia cinematografica ha fatto conoscere e lanciare Mel Gibson nel mondo dello spettacolo: nessuna tecnica di combattimento speciale o armi magiche e mostri, ma pura e semplice sopravvivenza con ogni mezzo in un mondo impazzito.
    Per quanto riguarda la letteratura, un ottimo esempio è il personaggio di Arthur Pendragon mostrato nella trilogia di Fionavar di Guy Gavriel Kay, conosciuto proprio come il Guerriero: è vero che Arthur incarna anche altri simboli (il Re, l’Eroe, il Cavaliere, anche se questo simbolo è rappresentato con molta più forza da Lancelot, altro personaggio attinto dai ciclo arturiani da Kay), ma in questa veste rappresenta in maniera molto chiara e forte l’archetipo che lo caratterizza.

    Questi sono solo tre esempi di come può essere il Guerriero. Tre esempi uguali, ma allo stesso tempo con delle sfumature che li fanno essere differenti; una ripetizione si può pensare, ma una ripetizione importante e utile, perché usando la ripetizione, presentando lo stesso soggetto a varie riprese, ogni volta da un angolo visuale leggermente diverso dal precedente, fino a che il lettore, che non si è mai trovato di fronte a nessuna singola prova conclusiva, si accorge improvvisamente di avere abbracciato e accolto dentro di sé una verità più ampia. (2)
    E’ questo che fanno gli archetipi nelle loro diverse manifestazioni: dare una maggiore consapevolezza di sé all’uomo per farlo crescere.
    Ma esattamente, che cosa rappresenta il Guerriero?
    Il coraggio, la risolutezza di raggiungere i propri obiettivi (quindi la conquista), la forza e i mezzi di difendere ciò che ha valore, la preparazione, la disciplina. E’ colui che combatte per le proprie idee e lo fa a tutti i costi, anche se questo può portare a sacrifici, perdite economiche e materiali, isolamento. Il Guerriero è una figura che bada al sodo, è pratica, razionale, concentra la sua attenzione e le sue energie nella realizzazione della sua ragion d’etre, eliminando ciò che ritiene superfluo; è uno stratega. Appare saldo, solido, ma anche duro e tagliente, con poco spazio per la tenerezza. Questo non significa che sia privo di sensibilità, gentilezza, ma i suoi modi senza fronzoli e abbellimenti che rimangono sempre legati al concreto non fanno scorgere i gesti di attenzione che rivolge agli altri. Spiccio e diretto, non ha tempo per perdersi in lunghi discorsi atti a comprendere gli altri ed essere di supporto come può fare il Saggio.
    Il vero Guerriero combatte solo per quanto conta realmente, non combatte per il piacere di combattere; se questo avviene, se lotta per il piacere di distruggere, per dimostrare la sua forza e la sua superiorità, significa che si sta allontanando dal suo essere.
    Anche lui, come tutti, possiede delle paure e quella che più lo spaventa è di essere sconfitto, di fallire, di non avere forza sufficiente per affrontare le sfide e i nemici e così non essere in grado di proteggere chi gli è caro, i suoi ideali.
    Se riesce a superare le sue paure, le proprie zone d’ombra, se riesce davvero a essere se stesso, il Guerriero è una forza che lotta per il bene comune e non c’è nemico che lo possa piegare, ma combatterà fino all’ultima goccia di sangue, con tutte le sue forze.

     

    Come si evince da questo articolo (ma non solo, avendone già parlato altre volte sul mio sito), Guerriero (e di conseguenza il suo Archetipo) è il protagonista delle vicende di L’Ultimo Potere. Perché la scelta è ricaduta su un personaggio con tale caratteristiche?
    Perché in un periodo come quello che stiamo vivendo, dove si lascia andare, dove si sacrifica tutto per i soldi e ci si adegua a un sistema che si sa che è sbagliato, ma dove non si fa nulla per cambiarlo (un po’ per pigrizia, un po’ perché fa comodo ai propri interessi, un po’ perché non si hanno più valori e un po’ perché non si hanno i mezzi e la volontà per vedere quello che non va), occorre avere l’esempio di una figura che lotta per qualcosa che va oltre la materialità, che cerca di migliorare la propria vita, uscendo da un’esistenza che non ha nulla da dare, che è solo capace di togliere e privare di tutto chiunque. Nel contesto attuale c’è bisogno di qualcuno che sia diverso, che si dia da fare, che combatta consapevole che ci saranno sì difficoltà nelle sue battaglie, ma che alla fine ne sarà valsa la pena, perché si otterrà molto, mentre invece c’è tutto da rimetterci a conformarsi o a lasciar fare a un sistema che ha mostrato tutti i suoi limiti e che ha solo da far perdere: la libertà in primis, ma soprattutto far perdere se stessi. I più sono convinti che la modernità abbia portato benefici, miglioramenti nella vita di ognuno; questo può essere in parte vero. Non voglio certo negare che siano risultati grandi vantaggi dall’evoluzione della società civilizzata, ma tali vantaggi sono stati ottenuti al prezzo di perdite enormi della cui entità abbiamo appena cominciato a renderci conto. (3) Ed è quello che viene fatto vedere in L’ultimo Potere: un modo per mostrare sì le caratteristiche dell’archetipo in questione, ma che da sole però non bastano a far comprendere e vivere tale simbolo. Perché essi sono contemporaneamente sia immagini che emozioni. Si può parlare di archetipi solo quando questi due aspetti si manifestino simultaneamente. Quando c’è solo l’immagine si tratta di una notazione di scarso rilievo, ma quando è implicata l’emozione, l’immagine acquista un carattere numinoso (o energia psichica)…Poiché tante persone hanno intrapreso a trattare gli archetipi come semplici parti di un meccanismo che può essere appreso a memoria, è necessario insistere che essi non sono né nome puri e semplici, né concetti filosofici. Essi appartengono alla vita stessa, sono immagini integralmente connesse con l’individuo vivente per il tramite di emozioni…Gli archetipi cominciano a vivere solo quando si cerca pazientemente di scoprire perché e in quali guise essi sono significativi per un determinato individuo vivente. (4)

     

    1- Ricordi, sogni, riflessioni. Carl Gustav Jung, pag.6. Bur 2008
    2- L’uomo e i suoi simboli. Carl Gustav Jung, pag. X. Tea 2010
    3- L’uomo e i suoi simboli. Carl Gustav Jung, pag. 32. Tea 2010
    4- L’uomo e i suoi simboli. Carl Gustav Jung, pag. 79. Tea 2010

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    Nel post precedente ho parlato dell'archetipo del Guerriero e partendo da esso voglio collegarmi a un'altra fonte d'ispirazione per L'Ultimo Potere: i primi tre film di Mad Max di George Miller.

    A queste pellicole mi sono ispirato per l'ambientazione del mondo postapocalittico in cui si svolgono le vicende dell'opera che ho scritto, trovandola perfetta per parlare di un mondo caduto, dove la civiltà e l'umanità sono quasi del tutto andate perdute; questi film sono ottimi per mostrare il degrado dell’animo umano, come ben viene riassunto dalla voce narrante all’inizio del secondo film della serie, Interceptor – Il guerriero della strada.

     

    La mia vita si spegne e la vista si oscura. Mi restano soltanto alcuni ricordi di un caos immane: i sogni infranti delle terre perdute. E l’ossessione di un uomo sempre in lotta: Max.
    Era figlio dei tempi in cui l’uomo viveva sotto il dominio dell’oro nero. E i deserti brillavano per le fiamme delle gigantesche torri che estraevano il petrolio.
    Ora tutto è distrutto, scomparso, come e perché non lo ricorda più nessuno, ma è certo che un immane conflitto annientò due grandi potenze. Senza il petrolio l’uomo tornò alle sue origini primitive e tutte le sue macchine favolose andarono in rovina. Tutti i popoli tentarono di raggiungere un accordo, ma nessuno riuscì a fermare la valanga del caos. Nel terrore dei saccheggi e nelle fiamme della violenza il mondo scoppiò. E tutte le sue città crollarono una dopo l’altra.
    L’uomo si nutrì di carni umane per sopravvivere.
    Su tutte le strade vincevano coloro che avevano la forza e i mezzi per piombare sulle vittime e depredarle, anche dell’ultimo respiro; niente aveva più valore di una piccola tanica di benzina.
    I deboli scomparivano senza nemmeno lasciare il segno di una croce su delle misere pietre.
    Nel ruggito di un motore, quelli come Max si difendevano dai demoni del passato e dalle inutili speranze di un futuro svuotati di ogni sentimento umano, condannati a inseguire ogni piccola traccia di vita nelle Terre Perdute.
    E alla luce di quei giorni desolati, Max imparò a dominare il suo destino.

     

    Senza contare che Max è un'ottima incarnazione dell'Archetipo del Guerriero. Ma in questi film non è l'unico Archetipo usato: ci sono quelli del Viaggio, del Folle, dell'Orfano, dell'Innocente, del Distruttore, del Saggio.

    Nell'articolo seguente approfondisco l'uso degli archetipi nella saga cinematografica di Miller: http://www.fantasymagazine.it/16669/mad-max-viaggio-attraverso-gli-archetipi-e-la-mitologia

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    Un libro indubbiamente particolare e ricercato, e come in questi casi non per tutti.
    Niente mezze misure.
    Un testo coraggioso, un autore che sarà odiato o amato, ma che di certo non lascerà indifferenti.”

     

    Questo è l’incipit della recensione su L’Ultimo Potere scritto da Andrea Zanotti sul sito Scrittori Indipendenti (al seguente link si può leggere l’intero giudizio sul romanzo: http://www.scrittorindipendenti.com/2016/01/lultimo-potere-di-mirco-tondi-rating-7.html). Parole con cui mi trovo d’accordo, come il resto della recensione. Le scelte che ho fatto nello scrivere questa storia non hanno mezze misure e sono consapevole della strada intrapresa, perché non voglio essere un autore commerciale, che segue la massa e vi si adatta: sono un autore che scrive storie che abbiano qualcosa da raccontare, da trasmettere. Prendendo in prestito (e adattandola al mio contesto) una frase dal film Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan, L’Ultimo Potere è il libro che i lettori meritano, ma non quello di cui hanno bisogno adesso.
    Quanto scrivo non è facile, né accomodante, né politicamente corretto (una frase del Vangelo rende bene lo spirito che ho voluto trasmettere al testo: “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono infatti venuto a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.” Matteo 10,34-36) , ma non mi interessa, perché m’interessa scrivere di realtà benché usi degli elementi fantastici per farlo. Anche se vado controcorrente rispetto a quanto dicono tanti autori, case editrici, addetti al settore, percorro la strada che deve essere il lettore a cercare di raggiungere il livello dello scrittore, non lo scrittore che si deve adeguare al livello del lettore; perché se non si fa in questo modo, se ci si deve adeguare alla massa (specie alla massa italiana) si finisce con lo scivolare sempre più in basso e a dare sempre meno, riducendo le storie a cose insignificanti e banali. Di questo, purtroppo, ce n’è già in abbondanza e non ce n’è bisogno.

    Alcune piccole note a margine. Le fonti d'ispirazione, come già scritto altrove, sono state diverse: ho riportato quelle che sono state le fondamenta dell’opera, ma non sono state le uniche. Prendendo spunto da quanto scritto da Andrea, come altri mi hanno fatto notare, ci sono somiglianze con la Torre Nera di Stephen King (specie nella questione Ka), anche se non è una cosa che ho voluto; evidentemente, inconsciamente ne sono stato influenzato e la cosa è stata trasmessa al testo (e dal mio punto di vista, non è un male, data la bontà del ciclo dedicato a Roland). Mentre invece è voluta una scena di combattimento che s’ispira a Ken il Guerriero e in particolare a Shu della Sacra Scuola di Nanto, maestro dello Stile dell'Airone Bianco e protetto dalla Stella della Benevolenza (ma non dirò qual è questa scena per non spoilerare: starà ai lettori scoprire qual è ).

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    La salma di Padre Pio in questi giorni è a Roma per il Giubileo della Misericordia. Solamente la presenza del corpo del Santo attirerà decine di migliaia di pellegrini, un segno della fede dei fedeli nei riguardi di un uomo che ha fatto tanto in vita per gli altri ed è stato un esempio per tanti.
    Dunque è solo una questione di fede? No, è anche e soprattutto una questione di soldi. Perché non va dimenticato che attorno alla figura del santo, dopo la sua morte, è sorto un business dal grande fatturato, perdendo così di vista l’insegnamento dato da Padre Pio e altri prima di lui (Cristo in primis). Tutto quanto succede non sorprende, perché la storia ha già mostrato situazioni simili. Come non sorprende che, dopo essere stato osteggiato proprio da una parte della Chiesa (cosa successa anche a S. Francesco) per buona parte della vita, dopo la sua morte sia stato portato come esempio e venerato.
    Ipocrisia? No, semplice pragmatismo.

     

    «…La gente vede nelle cose e negli altri ciò che di sé proietta all’esterno: getta ombre del proprio io al di fuori della sua coscienza. Non è detto che ciò che vediamo sia ciò che è; nella maggior parte dei casi non lo è mai. La gente non accetta le cose come stanno, né le vede per quello che realmente sono; spesso è una sorta di difesa per coprire qualcosa di sgradevole, un attribuire valori sbagliati a tutti e a tutto perché non si è mai riusciti a comprendere se stessi. Capisci perché fa così?»
    «Perché spaventata?»
    «Rimpianto e responsabilità. Il rimpianto di non aver usato prima le risorse a disposizione e la responsabilità di quello che si sarebbe dovuto fare con esse. Questi sono solo alcuni degli sbagli che l’umanità ha fatto e su questi sbagli si è creato un sistema d’illusioni. In mezzo a tanta falsità, i Vizi e i Demoni hanno proliferato, anche nelle istituzioni religiose, malgrado lo sforzo di alcuni uomini. Proprio per questa ragione, per il loro sforzo di smontare un sistema fasullo, le istituzioni hanno sempre avversato questi individui, solo per poi lodarli e benedirli una volta morti.»
    «Perché hanno fatto così?»
    «Perché avevano un gran numero di seguaci: numeri talmente grandi da essere un popolo e un popolo è potere. Oltre che un grosso problema, se si decide di prenderlo di petto. Molto più semplice ingannarlo. Pertanto hanno scelto di fare di quelle persone eroi e santi acclamati e osannati: così facendo hanno stretto nella propria morsa quelle folle. Poco importava se poi dietro le quinte si sputava sui nomi di quanti avevano innalzato: l’importante era che i seguaci di quelle persone fossero andati a rimpinguare le fila dell’ordine e il loro potere si fosse rafforzato.»
    «Questa è una porcata.»
    «Solo una mossa politica.»


    L’Ultimo Potere. Capitolo VII. Il guerriero della strada

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    Ogni civiltà, dopo l’ascesa, è soggetta alla caduta.
    In alcuni casi può essere un evento catastrofico scatenato dalle forze della natura (un esempio è l’antica Creta, che non si riebbe più dopo un terremoto), in altri una guerra (di esempi la storia ne è ricca); più spesso però si tratta di un processo che parte dall’interno. Giunge un momento in cui gli individui di una popolazione, sicuri della posizione raggiunta e dei mezzi che gli hanno permesso di raggiungerla, si sentono arrivati sulla cima e ritengono di aver conquistato tutto quello che può essere conquistato. Un’illusione nata dall’arroganza e dalla presunzione, oltre che da una mente limitata e ignorante, dove non ci si è accorti del decadimento in cui si è finiti per una perdita che hanno sopravvalutato: quella dei valori.
     Gli antropologi hanno spesso descritto ciò che accade a una società primitiva allorché i suoi valori spirituali si trovano esposti all’influenza della civiltà moderna. Gli uomini perdono il significato della propria vita, la loro organizzazione sociale si disintegra ed essi stessi decadono moralmente. Noi ci troviamo attualmente nella medesima condizione senza però esserci mai resi conto di ciò che abbiamo perduto, poiché i nostri capi spirituali, sfortunatamente, erano più interessati a proteggere le loro istituzioni che a comprendere il mistero offerto dai simboli. Secondo me, la fede non esclude la ragione (che è l’arma più potente dell’uomo), ma disgraziatamente molti credenti sembrano così impauriti dalla scienza (e, incidentalmente, dalla psicologia) da essere completamente ciechi di fronte alle forze psichiche soprannaturali che dominano incessantemente il destino degli uomini. Abbiamo spogliato ogni cosa del suo mistero e del suo carattere soprannaturale; non c’è più nulla di sacro.
    Nell’età primitiva, quando i concetti istintivi zampillavano nella mente dell’uomo, non era difficile per lui integrarli consciamente in una coerente struttura psichica. Ma l’uomo « civilizzato » non è più capace di ciò: la sua coscienza « avanzata » lo ha privato dei mezzi attraverso i quali è possibile assimilare all’inconscio i contributi ausiliari degli istinti. Questi organi di assimilazione e d’integrazione erano i simboli soprannaturali, da tutti considerati sacri.
    Oggi, per esempio, si fa un gran parlare di « materia »: descriviamo le sue proprietà fisiche, conduciamo esperimenti di laboratorio per dimostrarne alcuni aspetti. Tuttavia la parola « materia » rimane un concetto arido, disumano e puramente intellettuale, privo per noi di qualunque significato psichico. Quanto diversa era l’antica immagine della materia – la Grande Madre -, capace di abbracciare e di esprimere il profondo significato emotivo della Madre Terra! Nello stesso modo, ciò che prima era lo spirito, ora viene identificato con l’intelletto, cessando così di essere il Padre di tutte le cose. Esso è degenerato al rango dei limitati pensieri soggettivi dell’uomo e l’immensa energia emotiva espressa nell’immagine del « Padre nostro » è svanita nella sabbia di un deserto intellettuale.
    (1)

    Così scriveva Carl Gustav Jung qualche decennio fa, ma le sue parole sono ancora attuali, forse molto più di allora, dato che la perdita di valori si è fatta più accentuata, portando l’umanità in una caduta  verso il baratro che si fa sempre più veloce. La società occidentale attuale (che non significa solo Europa e Stati Uniti, ma comprende tutte le nazioni dei continenti, comprese paesi come Cina, India che sono dell’Oriente) basa tutto il suo esistere sul denaro e il materialismo e gli effetti di tale mentalità sono ben visibili: l’uomo ha perso se stesso e sta impazzendo sempre di più.
    Quanto più si è sviluppata la conoscenza scientifica, tanto più il mondo si è disumanizzato. L’uomo si sente isolato nel cosmo, poiché non è più inserito nella natura e ha perduto la sua « identità inconscia » emotiva con i fenomeni naturali…II suo contatto con la natura è perduto, e con esso è venuta meno quella profonda energia emotiva che questo contatto simbolico sprigionava. (2)
    Ecco a cosa ha condotto il consumismo, il riversare tutte le energie alla macchina della produttività e dell’economia: a un inaridimento interiore che ha portato a dimenticare ciò che ha davvero valore, che ha lasciato solo ceneri e un senso d'amaro in bocca che non può essere cancellato, facendo sentire l’uomo un oggetto svuotato. E’ questo il risultato del freddo e calcolatore razionalismo che ha pensato solo al profitto e sta spingendo l’uomo verso la caduta.

     

    1- L’uomo e i suoi simboli. Carl Gustav Jung, pag. 76 Tea 2010
    2- L’uomo e i suoi simboli. Carl Gustav Jung, pag. 77. Tea 2010

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    « Certe cose », ha scritto il dott. Jung, « non possono divenire oggetto di pensiero, ma devono sorgere da lontane profondità, per esprimere gli atteggiamenti più profondi della coscienza, e le più sublimi intuizioni dello spirito, armonizzando in tal modo il carattere di unicità e irripetibilità della coscienza legata all’esperienza immediata, con l’arcaicità del passato dell’umanità ». (1)
    Questa realtà, così ben spiegata da Carl Gustav Jung, accompagna da sempre l’uomo e i modi in cui ha cercato di trovare risposte sulla sua natura, sulla vita, usando simboli e proiezioni per giungere alla comprensione.
    Di simboli, miti e religioni sono ricchi, al punto che anche in architettura la proiezione del contenuto psichico costituiva un processo puramente inconscio: città, fortezze, tempi, hanno avuto una specifica influenza sull’uomo che le vedeva. Per esempio, simbolo centrale della religione cristiana è la croce e a seguito di questo le chiese sorgevano all’incrocio delle due arterie principali che dividevano la città e che immettevano agli sbocchi delle quattro porte: questo era il modo per indicare che la città aveva un centro (mundus, che significa anche cosmo), valente a stabilire il rapporto della città e dei suoi abitanti con l’altro mondo, il regno e la dimora degli spiriti ancestrali. (2)
    Il quattro ha una forte ricorrenza: i quattro evangelisti e la Trinità contrapposta a Satana, sempre restando nell’ambito cristiano, ma se si ricerca e si osserva con un poco di attenzione, si può vedere che è qualcosa di ricorrente, che salta fuori molto spesso, senza nemmeno rendersene conto. Il quaternario è il simbolo usato da Pitagora per comunicare il nome di Dio; nella religione ebraica il quattro simboleggia il Tetragramma biblico, cioè le quattro lettere che compongono il nome di Dio. Quattro sono gli elementi: fuoco, acqua, aria, terra. Quattro i punti cardinali: nord, sud, est, ovest.
    Come si vede, il quattro è qualcosa presente in tutta la simbologia. Va fatto tuttavia notare che il punto di vista sul suo significato può cambiare: nella numerologia cinese (così come in altre lingue orientali) la parola “quattro” è omonima della parola “morte” e quindi il numero viene considerato sfortunato (un simbolo di morte che ben appare nel manga Berserk di Kentaro Miura con la Mano di Dio prima dell’arrivo di Phempt, dove i membri sono solamente quattro: dopo la trasformazione di Grifis a quinto membro, le cose in apparenza sembrano cambiate, ma le vicende sono ancora in divenire).
    Che sia qualcosa d’inconscio, posso darne testimonianza per quanto riguarda le opere che ho realizzato. Ariarn, Periin, Ghendor e Reinor sono i protagonisti delle vicende di Storie di Asklivion – Strade Nascoste: non c’è stata progettazione in questo, è qualcosa che è nato naturalmente, venuto fuori in maniera istintiva. Certo, nella storia sono presenti personaggi che hanno un ruolo importante (Rentar, il Sorvegliante, Lerida: il loro aggiungersi porta a sette, altro numero importante), ma sono questi quattro personaggi con i quali la storia inizia, va avanti e termina. Con la conoscenza acquisita in seguito ad approfondimenti e letture varie, a posteriori ho riflettuto che ognuno di loro incarnava uno degli aspetti di cui tanto parlava Jung (intuizione, sensazione, pensiero, sentimento), ma quando ho cominciato a narrare le loro avventure non sono certo partito da questo presupposto, semplicemente fungevo da osservatore e riportavo quanto avveniva in quel mondo visto dalla fantasia.
    Stessa cosa è avvenuto con L’Ultimo Potere, quando Guerriero si trova a entrare nel gruppo formato da Tempo, Spazio e Ombrosa.
    Possono sembrare coincidenze, ma la parte inconscia lancia sempre segnali e il fatto che ricorra così spesso tale numero, che è simbolo di organicità e compiutezza, dimostra che anch’esso, come altri, è un archetipo che vuole portare a consapevolezza aspetti di cui è portatore.

     

    1- L’uomo e i suoi simboli. Carl Gustav Jung, pag.230. Tea 2010
    2- L’uomo e i suoi simboli. Carl Gustav Jung, pag.229. Tea 2010

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    L’Orfano è una delle figure più antiche che esistono sulla Terra, le cui storie sono raccontate in ogni forma, in ogni civiltà, in ogni tempo. Guerre, epidemie, carestie, fato avverso, crudeltà umana: le cause che rendono i bambini orfani sono molteplici.
    Un esempio famoso, la cui conoscenza è millenaria, è Mosè, abbandonato nelle acque del fiume Nilo per scampare alla persecuzione del Faraone e poi raccolto dalla figlia del sovrano e cresciuto a corte, divenendo poi colui che avrebbe salvato il popolo di origine dalla schiavitù, conducendolo verso la Terra Promessa. Mosè incarna perfettamente l’Orfano che ha sviluppato interdipendenza e cooperazione (è infatti grazie a lui e all’aver ascoltato e accolto la parole di Dio, che si riesce a mettere in atto il piano salvifico del popolo ebraico, cosa che da solo, senza un aiuto, non sarebbe mai riuscito a mettere in pratica): è l’Orfano che è andato oltre la sua condizione.
    Ma l’Orfano non è solo questo: per arrivare a questo punto c’è tutto un cammino di crescita e comprensione.
    Un ottimo esempio di ciò è Gatsu, protagonista del manga Berserk di Kentaro Miura: l’autore è riuscito perfettamente a mostrare le condizioni in cui da bambino è vissuto e come è stato trattato per la sua condizione. Nei capitoli di Gatsu bambino, viene mostrato l’abbandono e il tradimento che il personaggio subisce, avendo dimostrazione che la vita è dolore, facendogli perdere fiducia verso il prossimo, al punto che non solo non vuole legami, ma non sopporta neppure il semplice contatto fisico di altri individui. Gatsu cresce con la convinzione di dover essere autonomo a tutti i costi, rimboccandosi le maniche e rialzandosi da ogni caduta con le sole proprie forze. Un modo di fare dovuto alle continue rinunce e privazioni, che l’hanno portato alla perdita della speranza, divenendo freddo, cinico, diffidente.
    Un altro esempio vicino, per quanto ho realizzato, è Periin, personaggio di Storie di Asklivion – Strade Nascoste; anche se va detto che Periin non rappresenta solo questo archetipo, ma anche altri, come a esempio il Guerriero. Specie nelle vicende che lo vedono coinvolto con gli altri personaggi nella ricerca per l’Ordine, questo lato di sé viene a galla; soprattutto vengono mostrate le ragioni che l’hanno portato a essere quello che è. E’ così anche per Guerriero in L’Ultimo Potere, ma se non si è perso come può succedere all’Orfano, è perché, anche se senza genitori, ha avuto Vecchio che si è occupato di lui (come ha fatto il tutore di Periin, anche se non è stata certo la figura paterna che ci si poteva aspettare; ma in certi tempi si fa quello che si può con quello che si ha).
    E’ chiaro che l’Orfano, proprio per le ragioni dimostrate finora, ha bisogno di fiducia e protezione per divenire un individuo maturo e responsabile e non crescere un essere vuoto, senza identità e carattere che si adegua alle icone imposte dalla società del tempo, come purtroppo la realtà attuale ne dà triste esempio.

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    Negli articoli inerenti a L’Ultimo Potere, ho parlato dei diversi elementi cui mi sono ispirato: il cinema (la trilogia di Mad Max), la letteratura (La Divina Commedia, Orizzonte perduto), i fumetti (Devilman), la psicologia (le teorie di Lombroso, gli archetipi). C’è stato un altro elemento che ha avuto una parte importante nella storia di I Tempi della Caduta: la religione.
    Un ruolo centrale l’hanno avuto i Vizi e le Virtù (intesi come Vizi Capitali e Virtù Cardinali), servite per spiegare e mostrare i poteri dei Demoni e degli Usufruitori. Non solo: i Vizi sono serviti per far vedere come gli uomini hanno perso la loro umanità e integrità e si sono fatti sopraffare da essi fino a causare il crollo di ogni società e civiltà, rendendoli qualcosa che portava ovunque rovina; le Virtù fanno da contraltare e sono quelle che permettono possa esserci ancora salvezza per l’uomo e il mondo. Una visione questa che è ben conosciuta nella religione cristiana. Religione cristiana (e i suoi testi sacri) da cui ho preso altri spunti.
    Vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo” Questo brano tratto dal Nuovo Testamento (Apocalisse 13,1) (e presente all’inizio di L’Ultimo Potere) serve da introduzione per spiegare che cos’è la Bestia e quale legame c’è con i Demoni Superni e i Vizi, come essa abbia preso dominio sulla vita degli uomini, assoggettandoli al suo volere e traendone forza.
    Non è l’unico brano preso dal Nuovo Testamento. Si fa riferimento al figliol prodigo parlando del ritornare alle proprie origini. Viene usata la famosa frase rivolta dal diavolo a Gesù quando lo tenta nel deserto (tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti mi adorerai Matteo 4,9), perché è molto efficace nel mostrare a cosa può essere sottoposto l’animo umano (e che cosa può perdere se cede alla richiesta).
    Nel terzo capitolo “Credenze ipocrite e cieca follia” (http://www.lestradedeimondi.com/lultimo-potere-preludium-iii-credenze-ipocrite-e-cieca-follia-parte-1/) ho voluto mostrare come da certe persone, in certi ambienti e periodi, la religione viene vissuta in maniera distorta, il suo messaggio travisato e usato per estremismi che portano le società alla rovina: in ogni tempo (purtroppo anche il presente ne è tristemente ricco) si usano il nome di Dio e la religione come pretesto per dare sfogo a una mentalità e un modo di vivere che vuole prevaricare e sopraffare chi pensa e vive in maniera differente. Si tratta sempre di una questione di dominio, di potere, per condizionare e controllare gli altri.
    Martirio_di_San_Pietro.jpg.34dab2d46a156In altri capitoli (come La via della virtù) ho invece mostrato come a un certo punto le religioni abbiano perso la loro vera natura e siano diventati Culti dell’Ego che ricercano i grandi numeri, pretendendo obbedienza e riverenza, imponendo in ogni modo il loro potere, cercando di sopravanzare una sull’altra. In questo punto è stato affrontato il discorso di che cos’è la vera libertà (tema caro a molte religioni e filosofie), come essa dipenda dalla consapevolezza e dal liberarsi dei condizionamenti: messaggio insegnato da tanti santi e guide spirituali, spesso andato smarrito perché sfruttato dalle istituzioni religiose per attirare il maggior numero di persone al loro interno (ho usato una vicenda storica famosa della religione cristiana per dare monito di ciò).
    Questi sono alcuni esempi di elementi delle religioni da cui ho tratto ispirazione; potrei andare ancora avanti, ma questo non servirebbe a chiarire ulteriormente che la vera natura delle religioni (di tutte) è quella di rendere consapevoli (e perciò liberi) gli uomini. Sono ben conscio che tante istituzioni di questo genere sono il più delle volte atte a creare dipendenze e modi per tenere assoggettate a sé le persone, ma la vera essenza delle religioni è un’altra ed è a essa che miro, sia in questo romanzo, sia nella vita.

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    Si ritiene che fantasia e realtà siano due cose differenti, ma alle volte è labile il confine che le separa. Spesso la prima prende spunto dalla seconda per lanciare dei messaggi. Altrettanto spesso la seconda supera la prima, specie quando sottovaluta dei segnali.
    Con queste basi ho creato il ciclo di I Tempi della Caduta, usando osservazioni sulla storia, sul reale, su quanto accade nel periodo che stiamo vivendo. Partendo da questo, più che parlare del fantastico, vorrei parlare del reale.
    L’esito del referendum sulla Riforma Costituzionale ha detto più di un semplice no al cambiamento della Costituzione Italiana: è il segnale di un malessere, di una rabbia appartenente a buona parte della popolazione; è il rigetto verso un modo di fare della politica (e non solo) che sta creando disuguaglianza. Non solo crea disuguaglianza, ma dimostra come la politica è completamente distaccata dai bisogni delle persone, non capendo e disinteressandosi delle loro necessità, andando avanti per la sua strada come se niente fosse.
    Con un minimo di buon senso e intelligenza tutti i politici dovrebbero fermarsi a riflettere e con molta umiltà capire quello che sta succedendo, prima che la situazione esploda come l’eruzione di un vulcano, violenta e improvvisa, ma non imprevedibile.
    Questo malessere non è solo italiano: c’è in Inghilterra (vedere la Brexit), c’è negli Stati Uniti (l’elezione di Trump), solo per fare due esempi, perché è qualcosa ormai diffuso a livello mondiale. Tutti i governanti dovrebbero fare un bagno d’umiltà, come suggerisce Stephen Hawking quando parla della disuguaglianza crescente nella popolazione mondiale e dei segnali lasciati dalle vicende sopra citate.


    “Quello che conta adesso, molto più delle vittorie della Brexit e di Trump, è come reagiranno le élite. Dovremmo, a nostra volta, rigettare questi risultati elettorali liquidandoli come sfoghi di un populismo grossolano che non tiene in considerazione i fatti, e cercare di aggirare o circoscrivere le scelte che rappresentano? A mio parere sarebbe un terribile errore.
    Le inquietudini che sono alla base di questi risultati elettorali e che concernono le conseguenze economiche della globalizzazione e dell’accelerazione del progresso tecnologico sono assolutamente comprensibili. L’automatizzazione delle fabbriche ha già decimato l’occupazione nell’industria tradizionale e l’ascesa dell’intelligenza artificiale probabilmente allargherà questa distruzione di posti di lavoro anche alle classi medie, lasciando in vita solo i lavori di assistenza personale, i ruoli più creativi o le mansioni di supervisione.
    Tutto questo a sua volta accelererà la disuguaglianza economica, che già si sta allargando in tutto il mondo. Internet, e le piattaforme che rende possibili, consentono a gruppi molto ristretti di persone di ricavare profitti enormi con un numero di dipendenti ridottissimo. È inevitabile, è il progresso: ma è anche socialmente distruttivo.
    Tutto questo va affiancato al crac finanziario, che ha rivelato a tutti che un numero ristrettissimo di individui che lavorano nel settore finanziario possono accumulare compensi smisurati, mentre tutti gli altri fanno da garanti e si accollano i costi quando la loro avidità ci conduce alla deriva. Complessivamente, quindi, viviamo in un mondo in cui la disuguaglianza finanziaria si sta allargando invece di ridursi, e in cui molte persone rischiano di veder scomparire non soltanto il loro tenore di vita, ma la possibilità stessa di guadagnarsi da vivere. Non c’è da stupirsi che cerchino un nuovo sistema, e Trump e la Brexit possono dare l’impressione di offrirlo.
    C’è da dire anche che un’altra conseguenza indesiderata della diffusione globale di Internet e dei social media è che la natura nuda e cruda di queste disuguaglianze è molto più evidente che in passato. Per me la possibilità di usare la tecnologia per comunicare è stata un’esperienza liberatoria e positiva. Senza di essa, già da molti anni non sarei più stato in grado di lavorare.
    Ma significa anche che le vite delle persone più ricche nelle parti più prospere del pianeta sono dolorosamente visibili a chiunque, per quanto povero, abbia accesso a un telefono. E visto che ormai nell’Africa subsahariana sono più numerose le persone con un telefono che quelle che hanno accesso ad acqua pulita, fra non molto significherà che quasi nessuno, nel nostro pianeta sempre più affollato, potrà sfuggire alla disuguaglianza.
    Le conseguenze di ciò sono sotto gli occhi di tutti: i poveri delle aree rurali affluiscono nelle città spinti dalla speranza, ammassandosi nelle baraccopoli. E poi spesso, quando scoprono che il nirvana promesso da Instagram non è disponibile là, lo cercano in altri Paesi, andando a ingrossare le fila sempre più nutrite dei migranti economici in cerca di una vita migliore. Questi migranti a loro volta mettono sotto pressione le infrastrutture e le economie dei Paesi in cui arrivano, minando la tolleranza e alimentando ancora di più il populismo politico.”


    (Il brano riportato è preso dall’articolo di Repubblica che traduce un discorso fatto da Stephen Hawking; chiunque vuole leggere la versione completa tradotta in italiano può farlo a questo link: http://www.repubblica.it/economia/2016/12/07/news/le_e_lite_imparino_l_umilta_o_il_populismo_sara_trionfante-153609352/).

    Non c’è nulla da aggiungere alle parole pronunciate da Stephen Hawking: c’è soltanto da riflettere.
    E se si vuol riflettere sulle prospettive future che certe scelte possono portare, c’è questo articolo scritto da Bruno Bacelli: http://mondifantastici.blogspot.it/2016/12/breve-storia-del-futuro.html .

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    Per tutto il mese di ottobre L’Ultimo Potere sarà in promozione sugli store con uno sconto del 50%, ovvero potrà essere acquistato a 0.99 E anziché 1.99 E.

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    Dal 13 al 19 novembre, L'Ultimo Potere e Jonathan Livingston e il Vangelo saranno in promozione sui vari store con uno sconto del 25 % (ovvero saranno in vendita a 1.49 E).

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