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Sono mostrati i contenuti con più punti reputazione il 31/12/2015 in tutte le aree

  1. 3 punti
    Di creazione siti internet non me ne intendo molto quindi passo la palla agli altri; volevo però soffermarmi sull'idea in generale. Trovo che creare un sito internet per un libro solo sia inutile. Almeno per gli esordienti. Creare un sito su di te (autrice) ha più senso. Che poi tu lo usi maggiormente per pubblicizzare questo libro in particolare, ben venga. Però quando uscirà il seguito, o quando pubblicherai altro, potrai utilizzare lo stesso sito. Parere mio, beninteso. Buona fortuna per il sito
  2. 2 punti
    E finalmente sono riuscita a ultimare il sito internet a cui stavo lavorando da settimane. Ho inserito una scheda sul libro, su di me, un calendario con i prossimi appuntamenti, i resoconti delle presentazioni, e un sacco di anteprime (anche del secondo libro!) da leggere. Fatemi sapere che ne pensate! www.idueregni.net
  3. 1 punto
    La vignetta è @ Floriana, che lo detesta. Non so quanti condividono lo stato d'animo negativo; ne ho visti tanti, ormai li reggo senza problemi". Buon anno a tutti!
  4. 1 punto
    Salve a tutti, sono nuovo, spero di trovare qui i consigli che cerco. Buone feste!
  5. 1 punto
    io la penso come romolo, il test è ovviamente fallace come ogni test (per questo sono cosi contrario ai test del Q.I. ,ma è un altra storia) perché appunto non contestualizza! daenerys è una mary sue grossa come unacas però nell'ambientazione di martin non risulta fastidiosa né caricaturale. la verità è che è tutto il contorno che rende un personaggio bello, brutto, banale,originale etc però il test è utile per distaccarsi un po' dall'innamoramento riguardo al proprio personaggio, e vederlo in modo più cinico .) asopo l'itagliano è pessimo perché l'originale è in inglese e la traduzione è stata fatta da qualcuno che aveva tra il 5 e il sei di italiano haha
  6. 1 punto
    Dai, che vi costa Sono l'unica ad aver tentato il sentimentale con lieto fine... Solo per oggi che è l'ultimo dell'anno e tanto non la vede nessuno... Dite che non era previsto dal regolamento? Vabbe' mi rassegno ma sono ????
  7. 1 punto
    Più che "strategia" di marketing creare un sito lo definirei uno strumento di marketing nell'ambito di una strategia di più ampia portata. Detto questo, ti posso consigliare due Website-builder che trovo tra i più facili da utilizzare e con ottime funzionalità, anche nella versione gratuita. Fermo restando che ti consiglierei comunque di acquistare un dominio, in modo da dare all'indirizzo web il nome che vuoi tu non preceduto dal nome di chi ti ospita. Si tratta di Weebly - a mio avviso il più immediato nell'utilizzo, tutto basato su drag e drop per la costruzione delle pagine - per contro ha che vi è ben poco di italiano nei tutorial e nelle possibilità di contatto/supportoJimdo - creato da ragazzi tedeschi vede nel team anche italiani che offrono supporto, tutorial e consigli e sono facili da contattare.E' passato qualche mese da quando ho fatto un giro su web per trovare i migliori ma mi pare che entrambi continuino a rimanere nella lista dei "top" web-site builder. Ottimi per chi, come te, non ha esigenze specifiche di e-commerce o simili, né di profilazione, web-analitycs e via dicendo, seppure entrambi offrano strumenti e sono, comunque, sempre integrabili con google analytics (per restare nell'ambito dei tool gratuiti). Molti altri website-builder pongono un limite - nella versione gratuita - al numero di pagine che puoi creare mentre quei due no (da verificare però, perché Weebly potrebbe aver cambiato politica nel frattempo) Scegliendo l'opzione "gratuita" potrai trovare qualche limitazione nel riconoscimento dei proventi pubblicitari, qualora tu intenda inserire banner pubblicitari nei tuo sito: ad esempio weebly si prende il 50% (se non erro) di tali proventi. Ma la pubblicità sul sito non mi pare sia un tuo problema, al momento. Ti sconsiglio vivamente alcuni dei website-builder che fanno pubblicità in TV (non rammento bene il nome) che oltre a essere meno facili da usare hanno meccanismi capestro di pagamento, ti allettano chiedendo piccole cifre e poi per ogni cosa te la fanno pagare cara. Insomma, coi due web-site builder che ho segnalato sopra hai un'ampissima discrezionalità e possibilità di uso anche nella versione gratuita, puoi integrarvi video you tube o da altre fonti. Puoi avere qualche limitazione di funzionalità, ma si tratta di minutaglie e se vuoi avere servizi aggiuntivi vi sono dei piani a pagamento a scalare. Per quel che riguarda, invece, i contenuti del tuo sito, il consiglio è di riflettere bene prima a tavolino, costruire la mappa del sito, i menu, i criteri di navigazione prima e non rilasciare il sito prima che sia ricco di contenuti altrimenti il rischio è che chi ci passa una volta poi non ci torni più - anche se dopo ci hai aggiunto 1000 pagine - bruciando il tuo contatto. Sulle funzionalità dei menu (quanto lunghi e come) sull'uso delle parole chiave ecc. ecc. trovi molto in rete, anzi troppo e queso crea confusione, ti posso consigliare per limitare il rumore di fondo di seguire per prima cosa i tutoriale e i corsi che propongono proprio i due web-site builder che ho indicato, Jimdo (in italiano) e Weebly. Weebly è molto ricco anche in video su youtube, anche con esperienze e casi. Dicevo prima che il sito è uno strumento della strategia di marketing complessiva, cerca di averla ben chiara prima di rilasciare qualsiasi cosa, cerca di definire con esattezza i tuoi obiettivi e tracciare la tua strategia marketing e/o digitale, dove il sito rappresenta un tassello integrato e funzionale con tutto il resto e non un "coso" piazzato lì e fine a se stesso. Ma già il passaggio di "istruzione" attraverso le guide e i tutorial di Weebly e Jimdo ti aiuterà a chiarire di molto le idee.
  8. 0 punti
    http://www.writersdream.org/forum/topic/28262-notti-romane/ Sotto piloni artificiali costruiamo le nostre anime accuratamente le rivestiamo di sintetiche morali come vistosi tessuti e profumi esotici in queste cattedrali dell'asfalto preghiamo divinità di plastica affinché ci bagnino con saggezze contraffatte che noi stessi abbiamo creato ma rifiutiamo di credere che siamo noi il messia che cerchiamo tristi, soli, affoghiamo nel buio delle ombre insultando arazzi di luci che abbiamo intessuto con le nostre mani ma che abbiamo deciso di ripudiare e ora non possiamo più raggiungere
  9. 0 punti
    commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/28528-paura/ <<Buongiorno, mi dica>> <<Salve, fate ancora il Caffè-Splash?>> <<No signore, mi dispiace>> rispose <<Allora, me ne faccia uno normale. Senza zucchero>>. Era il discorso più lungo che avevo fatto negli ultimi sei mesi. Aspettai il mio caffè normale guardando la cameriera che ancheggiava da una parte all’altra dietro il bancone. Aveva al massimo vent’anni, che ne poteva sapere del Caffè-Splash? Armeggiò un poco con la macchinetta poi, si voltò di scatto muovendo tempestosamente i suoi riccioli neri e mi porse la tazzina. Rovistai nelle tasche della giacca sperando di trovare in fretta l’euro che m’era rimasto. Pagai. Tenendo l’espresso fra le dita, cercavo un tavolino libero per riposare le gambe stanche dopo la lunga, e frettolosa, camminata del mattino. Solo dopo aver posato la tazzina ed essermi seduto, mi accorsi di ansimare. Non avevo più l’età per certe corse. Dall’ultima volta in quel bar erano passati trent’anni e nulla era come lo ricordavo. Il tavolo da biliardo aveva lasciato spazio a una postazione internet, il jukebox a un impianto stereo che, invece di “Part-time lover”, passava una musica senza parole. Nulla era sfuggito alla furia del tempo, neppure io. Solo quel dannato tavolo illuminato dal finestrone di fianco all’entrata era sopravvissuto. “Stai tranquilla Maria, i tuoi capiranno” “No, non possono capire Jo-Jo. Sono all’antica, credono nel matrimonio, nella famiglia, nell’educazione. Il loro mondo è troppo lontano dal nostro” “Io non credo che siamo poi così diversi. ” “Non prendiamoci in giro. Noi crediamo alle giacche di pelle e a Rocky, mica nelle “Union Card”!” “Sì, ma Rocky è una Bibbia abbastanza universale…” Cercavo di non piangere nel caffè; la ricciolina lo aveva già annacquato a sufficienza. Mi tolsi il giaccone nero e lo appesi alla sedia, il Borsalino lo poggiai accanto al caffè. Di quotidiani nelle vicinanze non c’è ne era, così, per distrarmi, iniziai a guardare la nuova clientela che entrava e usciva dalla porta: c’erano tanti ragazzi con gli zaini sulle spalle che andavano a nascondersi nella parte posteriore del locale. Il mondo non era cambiato così tanto dopo tutto. “Sei sicura? Insomma, ci hai pensato bene? Si tratta di un viaggio molto lungo, su una nave poi!” “Il mal di mare lo soffro poco, ma soffrirei di più a restare qui. Io, io, non ce la faccio ad affrontare tutto. Almeno tu, Jo-Jo, stammi accanto” “E il tuo ragazzo? Lui non viene?” “No. Sono giorni che provo a contattarlo ma non risponde, è come sparito” “Maria, ascoltami, è una follia. Sei solo spaventata, è la paura a parlare. In fin dei conti non è nulla che non si possa aggiustare. Cosa farai in un paese straniero? Che lavoro pensi di trovare? Che casa? Ci hai pensato alla casa? Non puoi mica dormire sotto le stelle. Insomma, hai delle esigenze” “No, no, no, no, non ho pensato a nulla. Ma qui non posso più stare. Devo andare. Ti prego Jo-Jo, non giudicarmi anche tu” “Non ti giudico ma, Maria, ripensaci. Ti prego” Resistetti meno di due round contro i ricordi. Troppo forti, troppo allenati. Mi alzai in fretta, ripresi cappotto e cappello, e mi precipitai verso la porta. Ko tecnico. Il match era finito, la spugna bianca a terra. Avevo sbagliato avversario. Mentre uscivo sentì un campanellino suonare. Neanche quello avevano tolto. Per strada , se chiudevo gli occhi, vedevo ancora le scarpe di Maria correre sull’asfalto. “Dove vai Maria?! Fermati” “Sei come tutti gli altri” “No, non sono come tutti gli altri! Fermati un solo istante!” si fermò. “Cosa vuoi?” “Se ti dicessi che ti amo cambierebbe qualcosa?” “Hai solo pietà di me” “No, ti giuro, ti amo” “Ah sì, mi ami?” “Sì” “Mi ami così tanto da essere disposto a crescere questo bambino con me?” Esitai. “Addio Joseph, e grazie di tutto” Riprese a correre, e non riuscì più a fermarla. Maria partì sola, o quasi, ma non arrivò mai da nessuna parte. Il suo viaggio finì oltre il ponte di quella nave pirata. Dicevano che, insieme alle stelle, stava cercando il suo riflesso fra le onde del mare. Se quel giorno non avessi esitato, forse, Maria sarebbe ancora qui e potrebbe finalmente spiegarmi perché di tutta quella vita, glie n’è bastata la metà.
  10. 0 punti
    Poesia cancellata su richiesta dell'Autore.
  11. 0 punti
    commento Un eroe particolare-Prima tappa Prompt 10: un capodanno di m... Area 4: mainstream Il conto alla rovescia era iniziato. Erano tutti con le bottiglie in mano, felici, pronti a festeggiare il nuovo anno. Tutti tranne uno. Giuleppe Raspafregno si rese conto della terribile realtà: si era cagato addosso. Ma non si proprio cagato addosso: aveva fatto un peto, ma un peto vestito. Non sapete cosa sia? Suvvia, non mentite! A tutti, o quasi, è capitato di farne uno: è quel peto dall’aria innocente, quello che poi si svela essere il peggior nemico della biancheria appena lavata. Ebbene, Giuleppe ne fu vittima nel momento meno opportuno della serata. Quella sera, in realtà, non si sarebbe dovuto trovare lì, in mezzo a tutti quegli spocchiosi pinguini, ma a casa sua, in compagnia del suo televisore e di una pizza alla doppia cipolla –non aveva in programma alcun bacio-. In seguito a uno sventurato atto di coraggio, però, dovette abbandonare questo suo proposito, mettere un abito elegante –o diverso dalla solita tuta da ginnastica, come dir si voglia- e precipitarsi a una festa dove l’età media sarebbe stata da lui solo abbassata.Che cosa fece mai l’infelice ragazzo dalle mutande sporche? Beh, avete in mente le rapine? Quelle in banca, con pistola e passamontagna? Ah, le avete in mente, vedo! Ecco, immaginatevi una scena simile… E poi dimenticatela: non è parte della storia.Una sera, la moglie dell’ambasciatore stava tranquillamente passeggiando. La serata non poteva che dirsi tranquilla: la sua unica preoccupazione, infatti, riguardava l’eredità di uno zio, vecchio e con la malsana abitudine di non morire. Un uomo con una curiosa berretta in faccia si avvicinò e, senza nemmeno salutarla, tentò di strapparle di mano la borsa. “No! La mia Louis Vuitton, no!”, prese a urlare la donna. Il ladro, forse imbarazzato, forse arrabbiato, tirò fuori un coltello e la minacciò; sfortunatamente per lui, questo non fece altro che peggiorare la situazione.Fu allora che, suo malgrado, intervenne il nostro eroe.Giuleppe stava tornando a casa: aveva le cuffiette nelle orecchie, le mani in tasca e il borsello che saltellava a ogni suo passo come tutte le sere. Quando vide l’uomo col passamontagna, però, capì che forse quel giorno non sarebbe stato molto tranquillo –temeva, a dire il vero, che gli rubasse il suo amato borsello. Il suo buon cuore –o il timore di una denuncia per mancato soccorso- lo obbligò a fare il possibile per la povera donna dall’aria tanto rispettabile.Giuleppe, bisogna riconoscerlo, non è mai stato un ragazzo molto sveglio: non gli venne in mente di chiamare la polizia e tantomeno di tirare un pugno all’aggressore. Bisogna però riconoscergli la finezza di essersi accorto di un san pietrino fuori posto che, abbandonato, giaceva lì vicino: lo afferrò, lo mise nel suo borsello e, facendolo roteare, lo utilizzò per colpire il borseggiatore.“Oh, mio eroe!”, esclamò la donna nel vedere il suo aggressore correre via a gambe levate. “La prego, lasci che io la rin…” La donna restò alquanto sorpresa nel vedere il volto del suo buon samaritano: quei capelli lunghi e unti, quel naso grande e quelle labbra sottili non le ispiravano che disgusto, e l’idea di dover essere riconoscente a un uomo di tali fattezze non le era gradita. “Oh…”, mormorò notando la postura sgraziata del ragazzo, “Lei sarebbe…”“Giuleppe”, rispose lui con un sorrisetto, “Giuleppe Raspafregno.”“Giuleppe? Vorrà dire Giuseppe!”“No, Giuleppe proprio. Insomma, lo si sa che i tizi dell’anagrafe a volte sono dei veri bastardi, ma quello che ha beccato mio padre quel giorno… Beh, ce ne sono pochi così!”“Ah… Beh, la ringrazio molto per il suo aiuto.” La donna mise mano al portafogli, prese un biglietto da cinquanta euro e lo mostrò a Giuleppe.“Cosa c’è?”“La vorrei ringraziare per l’aiuto.”“E allora?”“Prenda i soldi, su.”“Non li voglio!”La signora sgranò gli occhi. “Ne vuole di più?”“Ma non li voglio proprio!”, urlò lui di rimando, “Mica sono un morto di fame, io!”“Suvvia, li prenda senza fare complimenti e si compri un vestito decente”, tagliò corto la donna.“Io non ho bisogno della sua carità.”La donna sbuffò, infastidita da quell’eroe smodatamente onesto. Come poteva liberarsi di quel ragazzo? A un prezzo ragionevole, s’intende. “Mi dica”, esclamò, “Lei ha qualche programma per la sera di capodanno? No? Benissimo! Allora la prego di venire alla cena organizzata da mio marito”, e gli diede l’indirizzo del ristorante.Giuleppe si presentò, controvoglia, alla festa. L’intera serata fu un infinito susseguirsi di brutte figure: una volta cadde addosso a una signora molto anziana, un'altra si versò addosso un calice di vino rosso, un’altra si ritrovò il naso pieno di torta alla crema… Ma il momento più imbarazzante fu di certo il brindisi di mezzanotte.Era lì, seduto accanto a una signora tutta impettita, e l’unica cosa alla quale riusciva a pensare era il suo bagno. Purtroppo era ben conscio che, andandosene via così, all’improvviso, sarebbe stato additato come un maleducato. Restare lì ancora a lungo gli era, però, impossibile.Passati due secondi, la donna seduta accanto si allontanò da lì, evidentemente disgustata da quell’aroma particolare, e un gruppetto di ragazzi brilli se ne andò traballando.“Merda!”, pensò Giuleppe, “Deve notarsi parecchio che mi son cagato addosso… Che sfiga! Potrei aspettare un paio di minuti e poi levarmi fuori dalle palle, così, senza farmi notare da tutti ‘sti pinguini.”Il conto alla rovescia terminò in un’esplosione di grida di gioia e di fuochi d’artificio. La gente si abbracciava, si girava per baciare le guance di questo o quel conoscente, si perdeva in un fiume di parole a malapena udibili e poi si ritrovava, sorrideva e tornava a perdersi.Giuleppe, invece, sedeva in disparte: alzava la birra che teneva stretta tra le dita, faceva un cenno col capo e beveva un sorso o due con fare imbarazzato. Il mondo intero si muoveva intorno a lui, e lui pensava soltanto al bidè.Passarono due minuti, e nulla cambiò. Ne passarono dieci, e nessuno ancora aveva smesso di urlare “buon anno!”. Dopo venti minuti di agonia, Giuleppe decise di andare a salutare la moglie dell’ambasciatore e tornare a casa.“Ma come, signor Giuseppe, vuole già andarsene?”, chiese la donna arricciando il naso e mostrando un’espressione alquanto disgustata.“Mi chiamo Giuleppe”, le fece notare lui, “E poi… insomma… Voi vecchi siete così pieni di vita! Io, beh, io vado a dormire alle nove, al massimo! Noi ventenni… lo si sa che non siamo animali da festa…”La donna annuì e, tappandosi il naso con le dita, lo invitò ad andare a riposarsi. “Sia mai che io obblighi un giovane a fare vita notturna!”, strepitò con voce nasale.Giuleppe la ringraziò per la serata, usando tutte le parole usate dagli altri invitati prima di lui, e, prima di uscire dal ristorante, sentì una donna dire: “Quel profumo? Molto particolare, non trovi? Penso proprio si tratti di Patchouli!” Una volta in strada, Giuleppe si mise a correre, sperando di non imbattersi in nessuno dei suoi conoscenti o, meglio ancora, nessun essere umano. Ma sfortuna volle che, proprio sotto al suo palazzo, inciampasse addosso a un poliziotto. “Scusi, scusi”, fece lui tirandosi su da terra, “Ma devo proprio scappare!”“Fermo, ragazzo!”, urlò questo afferrandolo per una manica della giacca, “Dove pensi di andare?”“Mi scusi, ma devo proprio scappare!”“Ho capito, ho capito”, lo richiamò l’agente, “Tu vieni con me in questura!”Giuleppe provò a protestare, ma l’agente non sentì, o annusò, ragioni –doveva avere un bel raffreddore, quello!- e lo portò in questura. Gli altri poliziotti, più gentili e col naso meno tappato, capirono il problema del ragazzo e, dopo essersi fatti una buona risata, lo lasciarono tornare a casa.
  12. 0 punti
    commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/28506-io-non-ti-vedo/ DANTE E BEATRICE Non per la gloria e nemmeno per Dio, non per il giglio in cui sono nato, non per Virgilio, Ulisse, o l'alloro mio, non per punire chi già ha pagato, ma per riavere il mio grande amore, e fuggire il tempo e ciò che ha sbagliato, che ho scavalcato l'Inferno e l'orrore di alti monti; tutto, per quel ribelle, dolce, incostante battito di cuore. Ed è lì, oltre le note più belle, il segreto di chi cantò quel che fu l'amor che mosse il sole e l'altre stelle.
  13. 0 punti
    Caro Jonny P. WOW! Non nascondo la mia meraviglia: una poesia assolutamente perfetta, sia dal punto di vista stilistico che dei contenuti. Ho letto con piacere e riletto per essere sicuro di aver apprezzato ogni passaggio. E' evidente una certa esperienza e una notevole sensibilità. Musicalità suadente, metrica che scandisce il tempo con un pentametro classico, rime incrociate in modo inpeccabile. E poi il messaggio... il modo in cui viene rivalutato completamente il personaggio di Dante, in relazione alla figura di Beatrice. Spero di essere all'altezza di un commento dettagliato Bellissima apertura, improntata sul principio della negazione: cominci a delineare prima di tutto quello che non è. O meglio: quello per cui non è dedicata la poetica dell'Alighieri. Ribaltare la figura del poeta 'laureato' è stato un colpo da maestro, eseguito per passaggi progessivi. Cominciamo quindi a smontare questa figura di semi-dio della poetica, creatura immortale e dedicata alla sola rcicerca di ciò che è elevato e nobile. Allontaniamolo dal mito e riportiamolo all'uomo. Togliamogli la gloria, l'alloro, la Fede, il culto del costume degli antichi. Togliamoli la morale, quell'ingombrante spirito censore che giudica e distribuisce pene o beatitudini. Cosa rimane? Solo una cosa. Non solo una persona, giacchè la sua definizione in qualche modo trascende. Quell'amore negato dalla storia e a cui, nonostante tutto, l'anima è rimasta fedele. Ecco quindi cosa diventa, secondo questa prospettiva, l'opera di Dante: la riparazione di un enorme vuoto. Non credo si possa trovare un'immagine più totale e spaventosa dell'amore. Ovviamente non stiamo parlando di una tesi letteraria in sesno stretto, quanto di una libera interpretazione letteraria del lavoro di Dante, per permetterti di definire il potere devastante dell'amore perduto. Questo mi ha commosso più di tutto: da una parte l'idea che la poesia (e per estensione l'arte) possa essere un modo per correggere quello che non va nella vita e dall'altra l'illusione di rendere qualcuno immortale attraverso la propria arte. Non commento. Sublime. Anticipando lo spirito titanico del romanticismo, Dante al pari di un Faust o di un Prometeo. Chiusura elegante e strepitosa che riconduce la brillante riflessione introdotta nelle terzine precedenti, alla raffinatezza del celebre verso finale. Geniale. IN SINTESI: non credo (onestamente) di essere all'altezza di un commento approfondito. Non sono un letterato, non ne ho la pretesa. Quello che posso dire è che, nonostante le mie mancanze, sono riuscito ad apprezzare la bellezza dei versi e la raffinatezza del pensiero, il modo in cui hai saputo trasmettere la tu idea senza sbavature. Braverrimo. La tua poesia è una delle migliori che abbia letto su questo forum. Semper bonam.
  14. 0 punti
    Premetto che ho letto il commento a monte dopo la poesia. Non so quanti anni hai o altro, ma mamma mia quanto si sentono le emozioni. Certamente, come hai detto anche tu, ti mancano quella pratica che dà alla poesia tono e carattere, ma ci provi con qualche rima, qualche assonanza e ripresa che fanno sì che il componimento sia, a suo modo, musicale. Al di là di questo, io ho sentito veramente le emozioni venir fuori dalle parole, esplodono verso dopo verso. Il tormento d'amore, l'incompletezza, il rimpianto ma anche la richiesta d'aiuto. Il lessico varia con grande efficacia di tono e ti prende. Ho sottolineato alcune cose nel tuo testo. Inizio col secondo verso, uno dei pochi, in cui la musicalità la fa da padrone, leggendola ad alta voce si ha proprio l'idea di qualcosa che si sfilaccia e corrode. Molto belli. Negli ultimi due della seconda strofa, invece, c'è un'immagine forte alimentata dal lessico che utilizzi e dalla rima; emerge la rabbiosa volontà di dimenticare e di ricominciare. Ho messo fra parentesi i primi due dalla terza perchè, sebbene sia carino il gioco, li toglierei o li aggiusterei, riprendono il finale ma ne rendono ambiguo il significato, userei un altro incipit per questa strofa insomma. E in ultimo la chiusa, i versi che mi sono piaciuta di più. Tutti i temi si concentrano in una sola immagine che prende vita e sostanza, quasi palpabile, emerge con prepotenza la rabbia ma anche, in una dolcezza dissimulata, il dolore. Hai usato belle metafore in tutto il testo. Ho trovato questo componimento potente e forte, ricco di vita e di emozioni. Mi ha colpito moltissimo. Continua così, perfezionati, ma non perdere mai questa potentissima forza emotiva che hanno i tuoi versi, questa forza che ti trascina dentro e ti commuove. Ho finito le parole per dire quanto mi sia piaciuta questa poesia. Lungi da me il buonismo ma, col cuore, davvero, bravo! Johny P. Approva.