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Sono mostrati i contenuti con più punti reputazione il 27/10/2015 in tutte le aree

  1. 16 punti
    DLIN DLON Inizio Locandina Pubblicitaria MI Fine Locandina Pubblicitaria MI DLIN DLON
  2. 9 punti
    Ciao Linda, un caro saluto e un ringraziamento per questo gioiello che hai costruito e condiviso con tutti noi della community per poi lasciarci in eredità una realtà consolidata e che ha già ampiamente dimostrato la propria capacità di successo! Benvenuto Roberto, Ti ricordo che per i nuovi è necessario presentarsi nella sezione Ingresso prima di aprire nuove discussioni. Nel caso tu non l'abbia già letto, ti linko il nostro regolamento. Inoltre, in caso di bisogno, consulta pure la sezione delle FAQ e la lista dello staff: se hai dubbi o problemi, non esitare a contattarlo.
  3. 6 punti
    Ciao a tutti! Eccomi qui. Oggi cominciamo questo nuovo percorso insieme. Abbiamo concordato con Linda che la notizia del passaggio fosse lei a darla, giusto, anzi giustissimo. Colgo l'occasione per ringraziare Linda e tutto lo staff dello splendido lavoro che hanno fatto in questi anni. Oggi cominciamo il nuovo percorso di crescita del WD che, ribadisco, non cambierà la sua natura, ma cercheremo di portarlo a un livello superiore e sempre più importante nel panorama editoriale italiano. Nei prossimi mesi aggiungeremo nuove funzionalità, come le app, e partiranno una serie di iniziative per coinvolgere ancora di più editori, scrittori e lettori. Insieme! Per qualsiasi chiarimento, dubbio o domanda sono a disposizione. Roberto
  4. 5 punti
    Io partecipo poco, ma questo è un porto sicuro che ultimamente si è dimostrato, per me, una specie di casa. Magari cambiano i mobili, i vicini di casa e pure il portinaio, ma il mio cantuccio resta, e questo è l'importante. Congratulazioni, Bossah, per il traguardo. Questo dimostra che la dedizione che ci hai messo ha dato i suoi frutti che spero ti abbia dato soddisfazione raccogliere. Benvenuto a Roberto e a tutti quelli che collaboreranno da oggi in poi al WD. E per favore: rispettate gli orari di raccolta della differenziata, e non parcheggiate davanti al mio garage.
  5. 5 punti
    Ciao Roberto, innanzitutto un in bocca al lupo per il tuo futuro nel WD. Secondo, sia in tag che qui alcuni utenti hanno espresso il medesimo dubbio che, se ricordi, anche io ti avevo esposto nelle stanze dello Staff, riguardo alla neutralità del WD ora che fa parte del medesimo gruppo editoriale di YCP e Lettere Animate: potrebbe essere utile ripetere a loro ciò che hai detto anche a me. Ancora i miei migliori auguri. Ciao e grazie per il benvenuto. Il forum rimarrà sempre,in modo totalitario e trasparente, libero (seguendo ovviamente le regole) non ci sarà nessun privilegio, pubblicità o altro che riguardi la CE che dirigo (Lettere Animate) che verrà trattata come tutte le altre e gli utenti saranno liberi di esprimere le loro opinioni come hanno sempre fatto. Lo stesso varrà per YCP. Il Writer's Dream rimarrà imparziale e vero.
  6. 2 punti
    Dal loro sito, però, Lettere animate si definisce come politica a metà via tra una ce tradizionale e il self publishing. Questo secondo voi significa che la selezione è di manica molto larga, e cioè che pubblicano tutto o quasi? (nei limiti del decentemente scritto, ovvio)
  7. 2 punti
    Un benvenuto ai nuovi amministratori e un sentito ringraziamento a chi va via. Writer's Dream è stato e spero continuerà ad essere un validissimo strumento per orientarsi nel mondo dell'editoria.
  8. 2 punti
    Gente che va, gente che viene. Non ho mai interagito con Bossah, ma l'ho apprezzata in silenzio, riconoscente nei suoi confronti per aver dato corpo a un pensiero indipendente. Indipendenza che solo il tempo ci dirà se sarà ancora garantita dal nuovo assetto. Un grazie di cuore a chi va, un grande in bocca al lupo a chi viene.
  9. 2 punti
    Ti racconto la mia storia, che è sparsa nel forum e che tu forse, essendo utente registrato da poco, non conosci. Partendo proprio dall'inizio, ho scritto il mio primo romanzo a undici anni e l'anno successivo lo inviai alle case editrici più grandi, come Salani e Giunti, che naturalmente me lo rifiutarono, ma ricevetti due bellissime lettere (una scritta a mano) che notavano il mio talento e la mia fantasia e mi incoraggiavano a continuare a scrivere, e soprattutto a leggere molto, perché uno scrittore vero per prima cosa non hai mai dodici anni, e soprattutto ha uno stile consapevole e consolidato, che si può ottenere solo leggendo molto e molto attentamente. Continuai a leggere, soprattutto classici della letteratura inglese, francese e russa, e scrivere, soprattutto racconti che parlavano di me e del mio mondo interiore contorto e malinconico. A sedici anni scrissi di getto un romanzo che era la metafora di tutti i dubbi, anche esistenziali, della mia adolescenza. Parlava di emozioni, di morte, d'amore e di senso della vita. Erano argomenti pretenziosi e scritti con uno stile pretenzioso (a sedici anni mi sentivo un genio della letteratura, e il mio stile era compiaciuto e pomposo). Inviai i primi capitoli del romanzo alla casa editrice che amavo di più, per la sua fama e per l'importanza del suo catalogo: la Rizzoli. Mi risposero che il mio scritto era interessante e notevole per una ragazza di sedici/diciassette anni, ma che avrei dovuto lavorare sullo stile. Così ho fatto: ho lavorato su quel romanzo, seguendo i consigli della mia editor, continuando a leggere e a scrivere altro (racconti che vinsero qualche premio letterario). Finché due anni fa, quando avevo vent'anni, arrivò la mail: ho intenzione di pubblicarlo a giugno dell'anno prossimo. Lo pubblicarono invece a maggio del 2013. Avevo ventun anni. Il romanzo sta andando bene e una delle cose che mi gratificano di più è che la Rizzoli non l'abbia pubblicizzato facendo leva sulla mia giovane età, ma sulla qualità del testo. Il sogno è vivere di scrittura, e naturalmente sono solo all'inizio. Ed è un inizio costruito in dieci anni di lavoro... e di divertimento. Perché l'unico motivo per cui ho realizzato il primo obiettivo (pubblicare con una grande casa editrice) è che scrivere, per me, è sempre stato un bisogno e un piacere. Non l'avrei fatto, se non mi fossi sentita libera di farlo e soprattutto se ogni volta che prendo in mano una penna o mi metto davanti al pc non mi divertissi come una bambina. Quindi credo che "farcela" sia un obiettivo a lungo termine, che va inseguito mettendosi in testa che ogni gradino costerà del tempo, ma che nulla è impossibile se si ha talento, determinazione e se si cerca di ottenere qualcosa non per ambizione, ma perché è bello inseguire un sogno.
  10. 1 punto
    Sì, ho visto Ciao, i cambiamenti sono sempre una novità (altrimenti non sarebbero cambiamenti) se fai un giro nel blog e vedi anche qui nel forum la filosofia del WD non è stata alterata di una virgola e così sarà, per noi non avrebbe senso modificare una cosa che funziona così bene e, sopratutto, in cui crediamo. Io dirigo una CE Free e nessuno di noi è a favore dell'editoria a pagamento. Le liste rimarranno così come sono state studiate. Come detto anche sopra il WD rimarrà quell'organo capace di unire le CE agli utenti in piena trasparenza e libertà. Lo spazio sarà dato a tutti, anzi saranno creati nuovi spazi, piccoli o grandi che siano e tutti saranno liberamente giudicabili dagli utenti. Il regolamento sarà ritoccato nel tempo (senza nessuno stravolgimento) e, probabilmente, verranno date più responsabilità agli utenti, ma di questo ne parleremo presto. Grazie
  11. 0 punti
    Propongo ai moderatori di WD di spostare questo gioco nel Forum Protetto. A protezione di quelli che non partecipano, ovviamente.
  12. 0 punti
    commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/26988-il-disertore/?p=475715 Mi chiamo Maria García Salvatierra, vivo in una piccola cittadina del Messico in cui la povertà è sovrana assoluta. Mi chiamo Maria García Fernanda Salvatierra, nome che onora, tra gli altri, mia nonna, e questa notte ucciderò un uomo. Salirò silenziosa come un gatto di strada, mi avvicinerò con aria innocua al conducente dell’autobus e lo guarderò negli occhi, dritto negli occhi. Il mio sguardo sarà impietoso, quanto la lama di una ghigliottina, ma lui vedrà in me solo una donna debole e insignificante. Poi, senza alcuna esitazione, senza destare sospetto nei suoi occhi ignoranti, estrarrò la pistola e sparerò. Sarà un solo colpo alla testa, preciso e irremovibile. Esatto e onesto come dovrebbe essere la giustizia. Dopodiché me ne andrò, accompagnata dallo stesso silenzio innocente che mi ha portato fino a lì. Lui non avrà il tempo di apprezzare l’esattezza di quel gesto, e neppure la possibilità di mettere in ordine i suoi rimpianti o di chiedere perdono per i suoi peccati. Questa notte non sarà la prima volta, e prometto a tutte le mie sorelle che non sarà neanche l’ultima. Se esiste un finale da favola tra uomo e donna non mi è mai stata data la possibilità di conoscerlo. La frase “e vissero per sempre felici e contenti” per me rappresenta un abominio e la reputo regina delle menzogne. Se il mio giudizio vi sembra ignorante, crudele, sessista o troppo violento aspettate. Prima di giudicarmi ascoltate la mia breve storia. Tutto ebbe inizio tanti anni fa, come nelle migliori favole. In realtà sono sicura che questa storia si sia ripetuta fin troppe volte in precedenza, con troppe sfumature di crudeltà. Dopotutto l’uomo impunito non può fare altro che ripetere all'infinito i propri crimini. Io avevo una sorella maggiore, Maria Alejandra. Fin da quando ero piccola mi raccomandava di portare sempre con me una penna o una matita sulla via di casa, di stringerla bene in mano con la punta rivolta verso l’esterno. Quando le chiedevo perché la sua risposta era sempre la stessa: non si sa mai. Maria Alejandra a vent'anni era bellissima. Era bellissima anche con la pelle livida e i capelli sporchi quando la trovai nel campo di cotone, senza vita. Lei era sempre bellissima. Fu ritrovata assieme a altre sette. Il campo conservava il suo segreto in omertoso silenzio; solo qualche fiore selvatico dai colori pallidi faceva veglia a tutte quante. Lei per me era la più bella. Ma sono sicura che le madri o le sorelle delle altre vittime avrebbero detto lo stesso delle loro amate. La polizia aprì le indagini e in qualche modo risalì a un uomo, il conducente di un autobus. Era stato sicuramente un caso sconvolgente per tutta la comunità. Non tanto per il fatto che fossero state inflitte violenze a delle donne e neppure per la loro uccisione, a quello tutti erano abituati, uomini e donne. Quanto per il fatto che ne fossero state ritrovate tante tutte assieme. Si era abituati a sparizioni singole, senza un cadavere; vedersi di fronte otto corpi senza vita era tutta un’altra storia. Potevo considerarmi fortunata, mia sorella avrebbe avuto quello che era stato negato a molte altre: giustizia. L’uomo era stato imprigionato, ma fu presto rilasciato. Pare che la polizia l’avesse torturato a tal punto da farlo confessare. Aveva detto di averle stuprate e di averle uccise sotto effetto di alcool e droga. Gli era piaciuto, tutto gli era piaciuto: prenderle, violentarle e togliere la vita dai loro corpi esausti, solo la scomodità di doverle poi trascinare fino in mezzo ai campi, dove non sarebbero state trovate per giorni. Non esattamente le cose che chiunque confesserebbe sotto tortura. Nessuno confesserebbe i dettagli, il piacere che scaturiva dall'infliggere violenza, la goduria di vederle morire sotto le proprie onnipotenti mani. Certo, si dice di tutto sotto tortura, ma certe cose sono incubi che nessuno potrebbe inventare se non ne fosse l’artefice. Si potrebbe pensare che sia solo un caso, come se ne sentono tanti altri, di uomini che han dato di matto. Per quanto grande possa essere il dolore della perdita, e per quanto orrido sia stato il crimine, non legittima nessuno a andare in giro a assassinare la gente, direte voi. Allora vi dirò che questi episodi si ripetono ancora e ancora, talvolta su base settimanale. Io ho dovuto guardare negli occhi una ragazzina di dodici anni, no, una bambina di dodici anni, e dirle di non sporgere denuncia alla polizia verso chi l’aveva violentata. Ricordo il coraggio che aveva tirato fuori per raccontarmelo. Vidi il suo iniziale sollievo trasformarsi in delusione e incredulità difronte alle le mie parole. Si sentiva tradita, e non mi ha dato retta. Come darle torto? Con la sua ingenuità e speranza nella giustizia anche io sarei andata a piangere dalle autorità, senza pensarci due volte. Ricordo di aver sperato, per un momento, che la sua determinazione fosse ripagata. Alla centrale prima l’hanno ispezionata, a fondo. I pochi lividi sul suo corpo non erano ,per loro, consistenti con l’accusa. Devono aver pensato che qualche livido in più, provocato dalle loro prepotenze, non si sarebbe di certo notato in mezzo agli altri. Ne approfittarono. Anche se la ragazza avesse parlato nessuno avrebbe potuto toccarli. Se solo non fosse andata alla polizia, non avremmo ottenuto giustizia ma avremmo potuto guadagnarci la nostra vendetta. Saremmo piombati sul colpevole come un falco sulla preda e non avremmo lasciato alcuna traccia. Così, invece, con gli occhi puntati addosso, era impossibile. Se fosse successo qualcosa a quell'uomo saremmo stati noi i primi sospettati. Anche in questo caso era avvenuto tutto una sera d’estate su un autobus deserto. Lo scenario era perfetto: il buio della sera, nessun testimone presente, solo lei e il conducente, suo carnefice. Lui sapeva che ne sarebbe uscito senza neppure una denuncia, forse perché quella non era la prima volta che la faceva franca. Aveva fermato l’autobus in una strada deserta e poco illuminata, aveva chiuso le porte e l’aveva usata. Poi l’aveva lasciata andare come se niente fosse. Mi chiamo Maria García Fernanda Salvatierra ma voi ora, dopo aver ascoltato la mia storia, mi conoscerete come l’assassina dei conducenti. Gli uomini alla guida ora si intimoriscono appena una donna mette piede sul loro autobus. Tremano di paura fin nelle viscere a vederla avvicinarsi qualche centimetro più del dovuto. Alcuni portano sempre con se l’identikit dell’assassina per evitare di aprire le porte a chi vi somiglia. Questo è il miglior lieto fine che abbia mai desiderato: vedere finalmente la paura nei loro occhi anziché nei nostri. Le ragazzine uscendo di scuola potranno tenere in mano mazzi di fiori di campo anziché armi improvvisate. Le donne potranno uscire da sole la sera, senza la paura di non rivedere la propria casa. Le nonne potranno essere contente di veder nascere nipotine femmine, invece che temere per la loro sorte. Se questo è l’unico modo per ottenere giustizia, vi avverto che non mi fermerò. Tremate e abbiate timore di me, la donna che vendica le sue sorelle, la donna che porta giustizia, la donna che uccide gli uomini perché sa che con gli uomini il lieto fine non può esistere. Giudicatemi ora, se riuscite. La donna si alzò dal suo piccolo scrittoio di legno e rimase immersa nella luce del tramonto a rileggere quanto aveva scritto. Il foglio era macchiato di lacrime. Decise che in quel brano si leggeva troppa debolezza, troppo sentimento e troppa vita privata. Inoltre gli pseudonimi che aveva scelto erano banali e pesanti. Accartocciò il foglio e lo gettò nel posacenere, già colmo di sigarette. Pensò che per fare colpo doveva scrivere qualcosa di più semplice e duro. Si sedette di nuovo e scrisse un pezzo tutto d’un fiato. Questa volta era un testo breve, fatto di frasi secche, violente come coltellate e senza ombra di sentimentalismi. Scrisse l’indirizzo del giornale locale sulla busta e prima di infilarci il foglio aggiunse una firma: Diana.
  13. 0 punti
    A morte il cartaceo.