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Sono mostrati i contenuti con più punti reputazione dal 24/07/2017 in tutte le aree

  1. 12 punti
    Il discorso è surreale di default. Questo perché ci si ostina a parlare in termini X (grande, piccolo) di qualcosa Y (le CE) avendo dei parametri completamente sballati. Prima decidiamo il linguaggio comune da adottare e i parametri di riferimento, poi si può discutere. Altrimenti si rischia di affrontare - a mio avviso - un discorso con lo stesso piglio di due spadaccini che combattono al buio e bendati all'interno di un campo di calcio. Ed è uno spettacolo che, ne converrete, più che emozionare o interessare un eventuale spettatore gli strapperebbe qualche risata. Quindi. Discorso imprenditoriale. Una CE che tira fuori 3 milioni di euro di venduto in un anno si definisce piccola, microscopica, perché lo è. Chiunque non venda almeno almeno 1 milione di euro di libri in un anno, non è neanche da considerarsi una CE, esattamente come - da un punto di vista imprenditoriale e socio-economico - chi non vive scrivendo non è uno scrittore, ma uno che scrive per hobby. Tutti, e ripeto tutti gli addetti ai lavori (intendo professionisti che lavorano nei grandi gruppi editoriali, agenti ecc.) con cui ho avuto modo di scambiare qualche impressione non hanno mai, e ripeto mai, considerato una delle migliaia e migliaia di CE "fatte in casa" o a conduzione familiare o amicale (il 95% e più delle CE presenti sulla lista delle CE su questo forum, per intenderci) come tali. Per costoro, per gli addetti ai lavori, queste realtà sono talmente marginali da non essere considerate CE. E i loro autori non sono considerati scrittori. Stop. Fine dei giochi. Piaccia o meno, se si affronta il discorso da un punto di vista imprenditoriale le cose stanno così. Applichiamo l'ottica imprenditoriale al calcio. Il Real Madrid è una squadra di calcio grande, giusto? Così come la Juve, o il Barcellona, o il Manchester ecc ecc. Una squadra di calcio piccola sarà... che ne so... il Frosinone? La squadra dell'oratorio di don Michele, che gioca il campionato UISP facendosi i completi con le collette dei fedeli e gli sponsor di quartiere, è una piccola squadra di calcio? I suoi giocatori, che se tutto va bene alla fine del campionato guadagnano una pizza offerta da don Michele, sono dei calciatori? Ma non scherziamo. Non prendiamoci in giro. La squadra di don Michele non è - nell'ottica imprenditoriale - una "piccola squadra di calcio". Semplicemente, non è una squadra di calcio, e i suoi giocatori non sono calciatori. Perché non c'è professionismo, ma tutto viene fatto per hobby (e se poi ci esce una pizza tanto di guadagnato). Ecco, le piccole CE sono le squadre come quella di don Michele, non sono il Frosinone. La Marcos y Marcos è il Frosinone. Poi si può parlare di start up, di piccole realtà che vogliono emergere ecc ecc, ma tenendo sempre a mente che per entrare nel mercato dei "professionisti" devi investire. In questo caso si parla, credo, di investimenti da milioni di euro (centinaia di migliaia se si è molto bravi e/o molto fortunati). Ecco, se vogliamo parlare di editoria, autori ed editori in termini professionali, allora partiamo da qui. E allora sì... sì che io, autore, nanzi Autore, devo avere un anticipo per il mio lavoro (lavoro, non esternazione creativa del mio estro narrativo hobbystico). Sì che devo aspettarmi investimenti da parte della CE e tutto quanto. Ma qui nessuno è un Autore, e nessuno è un Editore, non almeno da un punto di vista professionistico, imprenditoriale e quant'altro, come sopra scritto. Dobbiamo quindi spostarci su un altro piano, affrontare un discorso diverso. Discorso "allargato". Tutte le CE che pubblicano libri sono CE a tutti gli effetti. Anche se vendono 200 libri all'anno. Chiunque scrive un libro è uno scrittore, anche se lo leggono in 13 (7 amici, 4 parenti e 2 tizi che, ubriachi, hanno acquistato il libro alla sagra delle pappardelle al sugo di lepre, dove il nostro autore aveva un banchetto abusivo). Il 95% delle CE presenti sul WD sono "piccole CE", mentre realtà come la Marcos y Marcos sono "grandi realtà, grandi CE... fatturano milioni, cazzo!". E per una Mondadori o una Feltrinelli o un gruppo Gems tiriamo fuori un aggettivo diverso. CE mastodontiche, CE enormi, spaziali, stratosferiche o quel che volete voi. Basta che superino quel "grande" che a questo punto dobbiamo assegnare a quelle che, imprenditorialmente, sono considerate (e si considerano) piccole. Nel discorso allargato, naturalmente, vale dire tutto e il contrario di tutto. Autori che - a mio avviso - non sono autori si interfacciano a CE che - a mio avviso - non sono CE, pretendendo di essere trattati come gli Autori veri delle CE vere (naturalmente c'è anche il fenomeno contrario, in un incastro di possibilità assai variegato). Insomma, nel discorso allargato c'è un fight club perenne, generato da una distorsione profonda dei ruoli (reali e percepiti) degli attori sul palco e dal significato delle terminologie che vengono utilizzate. Tutto ciò che ho scritto, naturalmente, è solo la mia modestissima opionione in merito.
  2. 10 punti
    Sono d'accordo con @swetty . Io ho (dovrei dire "avevo") una mia libreria di fiducia e per anni ho tentato di procurarmi libri di piccole CE facendo letteralmente impazzire il libraio (al quale devo riconoscere pazienza e disponibilità deliziose), attendendo settimane, talvolta mesi per poi molte volte convenire con lui che forse era meglio rinunciare. Non ho approfondito se il problema fosse il libraio (non credo), la distribuzione, o gli editori. Da quando ho iniziato ad acquistare su una delle maggiori piattaforme italiane riesco ad avere in tempi brevi praticamente tutto quello che cerco. Mi spiace molto sapere (non ci avevo mai pensato) che tanta parte del prezzo di copertina che la piattaforma pretende per sé sottragga giuste risorse all'editore (e quindi anche un po' a tutti gli autori), ma l'alternativa del lettore, spesso, sarebbe quella di non comprare libri di piccole case editrici... La domanda è, quindi: meglio guadagnare poco da un tipo di vendita che consente di raggiungere un numero maggiore di lettori, oppure "molto" raggiungendo solo chi ha la perseveranza di cercare il mio libro e/o la pazienza di attendere di averlo tra le mani? Perché un punto che non hai elencato (e che io, mettendomi dalla parte dell'autore - che non sono, è giusto precisarlo - metterei come "punto zero") è: che il mio lavoro (romanzo, saggio, silloge o raccolta di racconti) venisse letto. Gli altri nove, alcuni dei quali fondamentali, altri a mio parere soltanto utili, vengono come conseguenza e sono il giusto percorso affinché il punto zero si realizzi.
  3. 10 punti
    Cara @frida manara, sarà una risposta lunga. Il genere, nelle lingue, è un concetto molto ballerino. Lo dimostra il fatto che tendiamo a dare un genere anche a oggetti inanimati, senza alcun significato vero: non si capisce perché le automobili siano femminili e difatti in tedesco hanno genere neutro. Diciamo "i gatti", almeno in questo secolo, visto che in antico erano "le gatte", però diciamo "le tigri" e "le volpi" e anche qui la storia della lingua ci riporta "i tigri" e "i volpi". In italiano il mare è maschile, in francese è femminile. Il sole è maschile in italiano e la luna è femminile, e in arabo (e parecchie altre lingue che ora non ricordo) è il contrario, la luna è maschile e il sole è femminile. L'Adige è maschile e invece la Senna è femminile, e il caso più curioso che trovo è Il Cairo, perché nell'originale arabo è femminile. Una gran parte delle lingue questa distinzione di genere non ce l'ha e non prevedono il genere come categoria grammaticale. In inglese è quasi scomparso, anche se il genere rimane in qualche pronome e poco più, un po' come l'italiano ha i casi perché esistono le forme "io" "mi" e "me". Ma ci sono lingue che non si sono mai poste il problema, come le lingue altaiche o le americane native o il basco, e lingue come il persiano dove la distinzione è andata persa. Esistono poi parecchie lingue che distinguono anche più che maschile e femminile. Un categoria molto frequente è tra animato e inanimato, combinato o no col genere, ed è una distinzione che è molto più frequente, antica e persistente di quella di genere. Le lingue bantu, per fare un esempio estremo, hanno tra le dieci e le venti classi di questo tipo. Oltre a una varietà di classificazioni e all'aleatorietà, le lingue poi usano queste classificazioni nei posti più diversi: l'italiano lo fa negli articoli, nei nomi e negli aggettivi, l'inglese solo nei pronomi, l'arabo fa il femminile anche delle forme verbali. E quelli che hanno più distinzioni riescono a complicarsi la vita in modi molto fantasiosi. In tutto questo si capisce come, dal punto di vista tecnico, gestire il femminile (e tutte le altre classi) sia quasi impossibile. È già parecchio complicato gestire singolari e plurali e difatti il sistema si sbaglia spesso anche solo su quello. C'è un'altra cosa che però ci tengo a dire. Il femminile è un'invenzione molto recente nelle lingue (si parla di quattro, cinque millenni fa) e non è un caso che in molte lingue la desinenza del femminile coincida col neutro plurale (in latino/italiano, in arabo, per esempio). Molte lingue, tutt'ora, hanno due forme, una per "uomini" e una per "donne e esseri inanimati" (l'arabo per esempio ancora mantiene tracce di questo sistema). Oppure "maschile signolare", "maschile plurale", "donne e nomi collettivi" (anche l'italiano, con "le uova", in parte ragiona così). Questo è un retaggio di un mondo in cui donne e merci erano la stessa cosa. Storicamente, le lingue che si sono più incaponite a distinguere tra femminile e maschile sono anche quelle in cui le disparità di genere nelle società corrispondenti erano e sono più marcate. Il fatto che adesso ci si incaponisca anche in italiano per me è un chiaro segno che la società sta regredendo. Questo accanirsi sul voler identificare prima di tutto il sesso e poi le attività lo trovo, da professionista, umiliante. Quando ero all'università mi ero abituata ad essere chiamata "studente". Quando qualcuno mi chiese se ero una studentessa, la mia risposta di getto fu: «No, guardi, io studio quanto i colleghi maschi.» Perché, che ci piaccia o no, tutte queste femminilizzazioni finiscono con l'attribuire al lavoro femminile delle differenze rispetto al lavoro maschile e il passo da "diverso" a "peggiore" è molto breve, soprattutto quando si tratta di professioni qualificate. Del resto, non è che James Bond sia meno mascolino perché è una spia e non uno spio. E non è neanche da solo: guardia, sentinella, spia, maschera, guida, scorta, controfigura, vedetta, sono tutte professioni per cui il maschile non esiste e di cui non se ne sente neanche il bisogno. Per cui la mia risposta (che però curiosamente non è prevista) è: mi batterò fino all'ultimo perché alle donne sia risparmiato di dover usare una versione femminilizzata della propria professione, anzi potendo abolirei anche le distinzioni già presenti.
  4. 9 punti
    Non abbiamo la possibilità di avvisare tutti del passaggio in lettura esterna. In ogni caso avvisiamo tutti dell'esito della loro candidatura. Se questo non accade in tempi (più o meno) accettabili - dalle 4 alle 6 settimane - è evidente che il testo in questione ci ha richiesto un supplemento d'indagine.
  5. 8 punti
    Ed è quasi impossibile non condividerla. @Niko chiudiamo il WD e senti se Don Michele ci regala una pizza stasera. Le birre le porto io.
  6. 8 punti
    Finalmente trovo il tempo e il modo di partecipare alla discussione. Tutto quello che dirò è frutto della mia personale esperienza e non rappresenta una colata d'oro. Mi trovo nella posizione privilegiata di essere un addetto ai lavori pur non essendo né scrittore né editore. Fate dei miei pareri ciò che volete. A tratti sarò provocatorio, ma è per spingere entrambe le parti a pensare. E sarà anche bene dire che ogni riferimento a cose o persone (a parte King) è casuale. Non mi riferirò né a particolari autori né Editori. Orbene... Penso che un autore dovrebbe essere consapevole di alcune cose e richiederne altre: Dovrebbe esigere serietà e professionalità dalla Casa Editrice. Non dovrebbe spendere soldi, tanto per cominciare, se non per la promozione in accordo con la CE, se tiene al suo lavoro. Sì, io penso che spendere in promozione sia valido. Dovrebbe essere serio e professionale a sua volta. Mandare scritti di un certo livello alle Case Editrici, dovrebbe studiare la tecnica e la teoria, leggere tanto e non sperare solo nel fuoco sacro della sua creatività e genuinità. Che funziona. 1 volta su 1 milione. Investire tempo nel suo lavoro. Scrivere, scrivere, ricercare, studiare, scrivere, scrivere, revisionare, scrivere, revisionare. Sempre. Se non lo investe lui, tempo e impegno, perché dovrebbe farlo l'editore? Dovrebbe ricevere quantomeno una seria correzione di bozze e impaginazione, se non proprio editing (molte piccole CE, non me ne vogliano, non possono farlo per varie ragioni, a partire dalla professionalità del servizio offerto). Dovrebbe esigere quantomeno una completa promozione online e disponibilità del suo libro sulle maggiori piattaforme conosciute. Tralasciando le ragioni morali della battaglia contro i colossi come Amazon, semplicemente il mondo è andato avanti [cit.] ed è meglio sfruttare quel che c'è invece di complicare le cose. Dovrebbe esigere aiuto nella promozione fisica tramite presentazioni e presenza alle fiere. Non chiedere la Luna, quello no. Ma tutto quello che è ragionevolmente possibile. E dovrebbe informarsi sulle dinamiche della distribuzione, un sistema malato che funziona male e non a causa degli editori né dei distributori, che non vanno sempre crocifissi per questo. Dovrebbe rimboccarsi le maniche. Mentre esige questo e quello (a ragione) non può starsene seduto in poltrona. Deve promuoversi anche da solo sempre per la stessa ragione: il mondo è andato avanti [recit.] è deve adeguarsi pure lui. Come? Posso rispondere, ma è una questione lunga e non è questo il posto per approfondire. Dovrebbe accettare solo contratti con anticipo (nessuno ha ribadito quanto detto da @Renato Bruno : lo faccio io). L'ho detto, ammazzatemi pure. L'anticipo all'autore non deve essere visto come un drago o una fatina magica. Esiste e dovrebbe essere la regola per le Case Editrici. Che in questo caso prima di offrire un contratto con anticipo, farebbero una scrematura ancor più potente ed efficiente (non parlo dei 10-20-30 o 40mila euro delle big, ma cifre ragionevoli per una piccola realtà). Dimostrerebbe anche di credere davvero nei suoi autori e si impegnerebbe per arrivare a qualcosa. Rischiando qualcosa. E perché no, si impegnerebbe pure a guadagnare in prima "persona". Cosa c'è di male? Soprattutto se non è fatto a discapito dell'autore! Essere consapevole che fare l'editore in questo periodo storico è terribilmente difficile. Darsi da fare soprattutto se si è sotto contratto è un obbligo, non un optional. Non si è "il tipo" per fare promozione o presentazioni o da stare al computer a capire qualche tecnologia a disposizione può essere utile allo scopo? Va bene. Che si faccia altro. Scrivere è un lavoro. Dovrebbe esserlo. E allora che lo si rispetti. Si paghino gli anticipi agli autori. Essere una Casa Editrice è un lavoro. Dovrebbe esserlo. E allora che lo si rispetti. Si faccia il possibile per aiutare queste realtà (in termini economici devono farlo i lettori, leggi e compagnia bella, non gli scrittori). Scrivere è un lavoro. E allora rispettiamolo: se non si sa scrivere, che si faccia altro. Che non siano pubblicate ciofeche inguardabili da Editori (anche free!) perché tanto non c'è quasi nessun rischio imprenditoriale, perché si fa altro nella vita e beh, se va... bene. Altrimenti, pazienza. Essere una Casa Editrice è un lavoro. E allora rispettiamolo: che non lo si faccia tanto per, se si assume il ruolo di dispensatore di cultura che lo si faccia per bene, assumendosi dei rischi. Se si vuol combattere il self lo si faccia per bene: anticipi agli autori, pochi ma buoni, e che ci si impegni per portare frutti a lui e alla Casa Editrice. Perché scrivere è un sogno, ma a fare l'editore pure non si scherza. P. S. Questo discorso vale solo per chi vuole fare della scrittura una professione. Idem per le Case Editrici. Se siete scrittori o editori in erba, lasciate perdere le mie parole e fate come più vi aggrada. Poi però non ci si lamenti se non si arriva da nessuna parte.
  7. 8 punti
    Be', scusa, @sefora, capisco la difesa a spada tratta dell'editoria, ma oltre a editing, impaginazione e promozione, che fa un editore? Se l'autore deve sobbarcarsi queste tre incombenze, l'editore che ci sta a fare? Quindi io dovrei in questo caso: cercare i dati del libro; registrarmi a Facebook; cercarvi, cercare il libro e clickare; fare un pagamento (anzi, no, prima cercare come si fa un pagamento di questo tipo; ok, diciamo che mi vien comodo un bonifico); poi, non so come, mandarvi i dati fiscali. Ok, voi fate così. In realtà, se dovessi farlo per ogni libro, dovrei anche imparare come contattare la ce, che magari vuole un sms, o sta su linkedin invece che facebook, o vattellapesca ne so. Guarda, sto inventariando la mia biblioteca: su 1800 titoli catalogati finora, ci sono più di settecento case editrici. Dovrei imparare settecento sistemi diversi per acquistare un libro? Ti rendi conto della follia? Falso. Altrimenti non si spiegherebbe come mai noi, illustri sconosciuti, in un solo mese di operatività on line (per giunta in agosto), con questo sistema abbiamo già raggiunto e superato i trenta ordini, per ben più di trenta libri, tutti in cartaceo, tutti consegnati regolarmente e senza alcun tipo di lamentela. L'unico "fastidio", se così si può chiamarlo, è stato quello di dover chiedere una seconda volta il codice fiscale a chi si era scordato di comunicarcelo con il primo messaggio. Ok. L'universo mondo meno trenta persone. Devo dire che questa cosa mi sta innervosendo non poco, per cui credo che non risponderò oltre. Lavoro nell'informatica (se non si era capito). Quando vedo che un'azienda, nata in questo millennio, il primo costo che taglia è proprio non dico l'ecommerce, ma il sito web, mi cascano le braccia. Quando poi pretende di fare anche vendite online e non si dota di un'infrastruttura decente, mi casca anche qualcos'altro. Ma quando viene da me, a chiedermi di rinunciare alle mie comodità, al mio tempo e pure ai miei soldi, perché non ritiene che tutto questo possa avere un valore degno di essere pagato, anzi definisce strozzinaggio pagare chi offre servizi di questo tipo, allora mi innervosisco.
  8. 8 punti
    "Sono un autore esordiente e vorrei...". Bah, parlo per me. Vorrei essere letto. Solo questo. Delle royalty (ma scherziamo davvero), dei contratti, dell'editing, della copertina, della carta, delle librerie non me ne frega niente. Farsi leggere (per un autore) e fare leggere i propri libri (per un editore) è la cosa più difficile. A fare bei libri sono buoni tutti. A trovare gente che li legga pochissimi. Scusate la brutalità. Ma per me il succo di tre pagine di begli intenti è solo questo. L'aspettativa di essere letto. Magari criticato per gli strafalcioni, per la copertina che fa schifo... Ma non ignorato. E, temo, sia volere troppo.
  9. 7 punti
    Sono un autore esordiente e vorrei... 1) Trovare una casa editrice che mi pubblichi in modo del tutto gratuito. 2) Firmare un contratto serio e spuntare delle royalties degne di tal nome. 3) Beneficiare di un editing strutturale e ben approfondito, non di una semplice correzione di bozze. 4) Vedere il mio romanzo impaginato e stampato su una carta degna di questo nome. 5) Avere una bella copertina, originale e innovativa. 6) Vendere il volume a un prezzo contenuto e non fuori mercato. 7) Ottenere un'assistenza adeguata nella promozione, nelle presentazioni, sui social network e con i vari mass media. 8) Distribuire il mio libro attraverso i principali circuiti che servono le librerie fisiche. 9) Essere presente ed effettivamente disponibile su tutte le principali piattaforme di vendita on line. Abbiamo dimenticato qualcosa? Sicuramente sì, e a ricordarcela ci penserete voi; ma intanto pensiamo che questi nove punti già bastino a chiarire quelle che sono le "pretese", alcune sacrosante, altre un po' meno, di molti autori in erba. Ora la domanda, semplice, chiara e diretta è questa: pensate che in giro esistano piccole case editrici in grado di soddisfarle tutte quante? Noi, forti dell'imperativo categorico che ci siamo imposti fin da subito, ovvero quello della totale trasparenza nei confronti non solo dei nostri autori, ma anche dei nostri lettori e ovviamente di tutti gli utenti del WD, rispondiamo con un umile, ma deciso NO. Se infatti, facendo i salti mortali, i primi sette punti sono alla portata dei più seri e volenterosi editori, bastano il numero otto e soprattutto il nove a stroncare ogni velleità. Questa è una battaglia contro i mulini a vento, lo sappiamo, che però abbiamo già cominciato a combattere in altre discussioni e in altre sedi e alla quale non rinunceremo mai, ovvero quella contro lo strapotere delle piattaforme on-line, specie quelle che pretendono dalle CE percentuali da strozzinaggio, pari al 51%. Ora se, con il 49% del prezzo di copertina che gli rimane, trovate un piccolo editore che vi garantisce di realizzare, e pure bene magari, tutti i primi sette punti, o è un mago della gestione d'impresa o, più probabilmente, un truffatore. D'altro canto voi, autori emergenti o aspiranti tali, quando da clienti decidete di acquistare da tali piattaforme, forse perché "son così comode", "c'ho lo sconto", "c'ho il bonus che mi ha regalato mia zia", "mi vanno su i punti sulla tessera dell'esselunga" ecc, ricordate che i soldi che state risparmiando oggi sono quelli che non potrete certo pretendere domani. Non solo: non state rendendo certo un gran servizio al mondo dell'editoria in generale, non solo di quella piccola.
  10. 7 punti
    Carissimo, in relazione alla prima parte del tuo discorso sono un po' estremista: l'esordiente deve essere "spaventato a morte", nel senso che per me uno dei compiti principali di questo forum è quello di dotare gli aspiranti scrittori, gli esordienti e gli emergenti del mezzo più potente e utile che possono avere nel relazionarsi al mondo dell'editoira e, perché no, ai loro sogni: la consapevolezza. Essere consapevoli che praticamente tutti gli autori editi da piccole CE non superano le 200 copie di venduto, e se arrivano a 1000 sono "casi editoriali" della micro editoria (o non-editoria, come la si voglia chiamare). Essere consapevoli che nessun agente o grande CE ha tempo da perdere con loro, anche perché nel 99% dei casi i prodotti non sono commerciabili (vuoi per motivi tecnici, vuoi per motivi contenutistici). Essere consapevoli che una volta uscito il libro non si diventerà famosi, ecc ecc. Il Wd ha la parola "sogno" nel nome, e appunto è giusto che qui aspiranti, esordienti ed emergenti coltivino il loro sogno di diventare Autori. Ma sicuramente, non me voglia nessuno, nel Wd di Autori ed Editori con le maiuscole non se ne vedono. Insomma: gli "addetti ai lavori", parlando in termini macro, di grossa imprenditoria, non frequentano le piattaforme frequentate da aspiranti, esordienti ed emergenti. Questa è una fabbrica di sogni, e speriamo che qualcuno il sogno riesca a viverlo davvero e che, magari, continui anche a frequentare il forum (anche se sarebbe complicato: immaginate di vendere 2 milioni di copie... frequentereste un forum dove sareste trattati a quel punto non da "pari a pari", ma come una sorta di fenomeno da baraccone, una mosca bianca? Passereste il vostro tempo a rispondere a complimenti o a domande di ogni tipo... senza ipocrisia io a quel punto continuerei a frequentare il Wd in incognito, con un altro account, spiegando allo Staff la mia decisione. solo così mi sentirei ancora "parte" di una comunità in modo paritario).
  11. 7 punti
    Zialella Fastidiosa: parassita che prende le forme di un membro della famiglia infettata, portando a prosciugamento totale ogni risorsa economica e lasciandola a secco. KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  12. 7 punti
    Ematicon: Espressione simbolica usata per esprimere stati d'animo nei dialoghi in rete, realizzata tramite piccole macchie di sangue. Molto in voga tra i serial killer. KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  13. 7 punti
    Intervento di moderazione @frida manara Hai già sollevato ripetutamente la questione in "Ingresso" e in "proposte & idee". Sono intervenuti due staffer – uno dei quali tra l'altro è il Community Manager – a spiegarti che la cosa non è tecnicamente possibile; aprire una nuova discussione non porterà alla risoluzione del tuo "problema". Siamo uno staff formato da persone che si occupano di editoria a vari livelli e non di programmazione informatica e lavoriamo con gli strumenti che la proprietà ci mette a disposizione; orbene questi strumenti non permettono la distinzione tra "scrittore" e "scrittrice". Altro non possiamo fare, è più chiaro così? Chiudo la discussione e ti invito a non riproporre più l'argomento in altre sezioni del forum, pena un richiamo come da regolamento.
  14. 7 punti
    Intervento di moderazione Signori questo è un forum in lingua italiana, e di scrittura per giunta. Vi invito perciò a usare un linguaggio comprensibile. Lo staff ha ricevuto una segnalazione in questa discussione e sono entrato esclusivamente per capire quale fosse il problema: leggo i vostri ultimi messaggi @JPK Dike e @Filli e non capisco nemmeno di cosa si stia parlando. E in tutta sincerità a sessant'anni suonati – dopo aver fatto l'insegnante, il libraio per trent'anni e avere pubblicato tre romanzi – avrei la pretesa di capire almeno quale sia l'argomento del contendere. @JPK Dike tu sei un fanatico degli anglicismi e delle sigle; questo atteggiamento può anche starmi bene quando si scherza, ma pretendo che tu ti esprima in termini italiani comprensibili quando la discussione è seria. Io non so cosa sia "KU", né quale sia il significato da attribuire all'espressione "click farm" e non ho voglia di andare a cercare nei vari motori di ricerca le possibili interpretazioni. Come se non bastasse li usi assieme a "farlocco", un termine dialettale sconosciuto a Treccani e che può assumere significati diversi nelle varie regioni italiane. @Filli la tua frase: sembra degna della Sfinge, o di un bambino di sei anni alle prese con i primi rudimenti della lingua: lessico, punteggiatura e sintassi sono inammissibili. Mi dirai che hai scritto con il cellulare ed è un problema del dispositivo elettronico... Non m'interessa: sei tenuto a esprimerti in lingua italiana, attendi dunque di avere a disposizione un mezzo tecnico che ti permetta di farlo. @JPK Dike questa frase poi: suona tanto come un insulto, anche se – non essendo chiaro il significato delle due precedenti – finisce essa stessa per essere ambigua. A questo punto dovrei decidere se richiamare entrambi, uno solo dei due, ammonirvi o che altro, ma non ho gli strumenti per farlo e la cosa mi indispettisce non poco, lo confesso. Ho perso un'ora, ho scritto di certo l'intervento di moderazione più lungo nella storia del Writer's Dream e non ho capito di cosa si stesse parlando: questo è francamente inaccettabile. Vi richiamo solo verbalmente, ma vi invito a esprimervi d'ora in poi in un linguaggio comprensibile e con toni pacati. Ricordo altresì che ai sensi del regolamento è proibito rispondere a un intervento di moderazione, quindi astenetevi dal farlo. Se qualcosa non fosse chiaro potete sempre contattarmi a mezzo messaggio privato.
  15. 7 punti
    @minimalista In un solo giorno sei entrato nella top ten degli utenti più troll del 2017, qui sul forum. E ci hai creato problemi un po' ovunque. Ora, a noi piace giocare, ma abbiamo un sacco di cose serie da fare in questo portale, e abbiamo già perso abbastanza tempo. Visto che sei così giocherellone ti banno qui dall'agorà Buona fortuna!
  16. 7 punti
    Gengis Kant: Celebre condottiero che prendeva le sconfitte "con filosofia". KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  17. 6 punti
    Una sola puntualizzazione: io parlo in termini "generali" di macro editoria cercando di parametrizzarmi a quello che è il "nocciolo della questione" di questa (a mio avviso) interessantissima discussione. Aspettative degli autori esordienti/emergenti Vs piccole CE. Da questo punto di vista, lo ribadisco, ci muoviamo tutti in un campo "dilettantistico", anzi meglio, "artigianale": come giustamente mi si è fatto notare. Il che, e ribadisco anche questo, non significa avere "qualità minore". Prendete l'olio. Il contadino che vende 50 litri di olio, il suo olio artigianale, vende un prodotto di altissima qualità. l'olio del supermercato quando va bene è tagliato con l'olio lampante. E quindi non mi stupisco se la Mondadori mi pubblica Vacchi o libri spesso di qualità inferiore di quelli che posso trovare nel catalogo di realtà più piccole. Questo non vuol dire che l'artigiano o l'impresa familiare non possano riuscire a camparci, ma sicuramente ci muoviamo in un campo da gioco diverso e lontano anni luce da quello delle multinazionali. Sia come strategie di marketing che come investimenti. Ecco, a me preme che quando si parla di qualcosa si abbia ben chiaro tutti di cosa si sta parlando, perché se ci mettiamo a discutere con (e tra) gli autori di CE senza avere chiare determinate differenze poi non ci si capisce.
  18. 6 punti
    Dio mio, non ho capito niente! Direbbe mia madre che siamo ancora ai piedi di Pilato. Insomma, è Aporema che cerca Autori, essendo una editrice "esordiente" e li cerca qui (anche qui) o sono gli Esordienti che vorrebbero plasmare Aporema per farla diventare una CE su misura e fatta apposta per loro? Io da una CE mi aspetto che mi dica in primis se posso continuare a scrivere o faccio meglio a darmi all'ippica. Come Autore non ho nessun diritto alla pubblicazione e qualora essa mi venga concessa stabilisco/stabilirò un compromesso con la CE, compromesso si spera il meno dannoso possibile per me Autore. Volendo posso sempre io per conto mio farmi la mia tipografia e quindi la mia CE se ne ho la competenza. La CE che qui si è proposta (ingenuamente ma pare anche sinceramente) dichiara subito di non avere un solido conto in banca e di volere comunque e tuttavia offrire al'Autore interessato (ma non obbligato) una pubblicazione dignitosa con modalità di gestione contrattuale, amministrativa e distributiva "friendly" per gli Autori. La casa editrice Aporema, inoltre, sorvola alla grande sulla funzione culturale che l'editore dovrebbe avere e offrire ai suoi Autori/Lettori. Tra le cifre e le percentuali esposte non c'è traccia di una filosofia del catalogo, di un criterio selettivo guida per l'immagine della Editrice, di una richiesta di opere da pubblicare selezionate in base a precisi criteri ANCHE culturali. Poi che una piccola CE possa avere già al suo interno, e pagarli bene (ma con quali soldi?), editor bravi per un editing non all'acqua di rose e che tra redattori con primo impiego esterno vi siamo anche esperti di Amministrazione che sappiano presentare all'Autore sotto contratto i periodici rendiconti annuali sulle vendite e che abbia anche segretarie e e personale qualificato per rispondere agli Autori e per chiarire eventuali querelle contrattuali..., insomma che abbia non solo una interfaccia facebookiana ma anche una redazione umana da contattare e a cui telefonare, beh, su tutto questo, cari amici di Aporema, permettetemi di nutrire -da ignorante- qualche dubbio. Trovo altresì molto "naif" la richiesta da parte di Aporema di una collaborazione fattiva e costruttiva con tutte le controparti, cominciando dagli Autori, dai propri futuri autori. Dando per scontato la buona volontà e sincerità del richiedente, Aporema non può non sapere dell'antico spirito italico refrattario a qualsiasi lavoro di equipe, di gruppo, di insieme, cooperando e accomunando risorse e competenze. È illusorio credere che un Autore sconosciuto di Palermo possa ricevere dalla CE ancora piccola ma crescerà e possa offrire alla CE una collaborazione finalizzata non al proprio esclusivo tornaconto (di Autore ) bensì al buon nome della causa (sic!). Nella mente e nella mentalità degli Autori/Scrittori la CE offre un Servizio: mette in contatto l'opera dell'autore con il pubblico dei lettori. Punto. E nella mia testa e consuetudine CE seria è chi stipula un contratto garantendo all'Autore un congruo anticipo sulla prima edizione e le royalties sulle copie vendute. Da qui costi e benefici che l'Editore si sobbarca e che non condivide con l'Autore, che attende di essere pagato. Già, pagato. Ma perché? Quale contributo di peso posso io Autore offrire con la mia opera all'Editore tale da convincerlo a investire sul mio titolo? La questione di ciò che io ho scritto e del suo eventuale valore o dis-valore per l'editoria e la cultura una CE esordiente, l'affronta o non l'affronta? Una CE come Aporema la questione di portare il libro là dove ci sono lettori (scuole, biblioteche, circoli, associazioni, persino sale d'attesa...) se la pone o no? Un saluto (anche a Pilato!).
  19. 6 punti
    Guarda... forse l'unico motivo di "discussione" che ho con lei, in generale, riguarda proprio l'editoria. Cosa strana, perché è la passsione di entrambi. La "colpa" spesso è mia: sono un po' cinico, un po' disincantato sul fatto che essere dei buoni professionisti e puntare alla qualità possa anche renderti competitivo sul mercato. Il "consorzio idealistico" mi va benissimo come "progetto culturale", ma come "progetto imprenditoriale" io credo che si debba puntare su altro. Mi spiego. A questo livello (il nostro livello di neo editori e autori emergenti) il nostro "collocamento" potrebbe essere paragonabile, facendo un esempio calcistico tanto caro alla nostra italica cultura, a una categoria tipo l'interregionale. Ora, se io vengo chiamato a giocare nella Sanpeppolese Superstar che milita nell'interregionale e pretendo l'ingaggio, la visibilità e la fama di un giocatore di serie A, ho dei problemi. Il presidente della Sanpeppolese dovrebbe rispondere a costui: vai a giocare in serie A, allora. Se ti prendono. Ma ti prendono in serie A? Ne dubito. Ecco, io sono in questo dalla parte dei piccoli editori (quelli seri, perché una percentuale altissima di piccoli editori in Italia veleggiano sulla cresta dell'onda che divide le acque della legalità da quelle dalla truffa), e non da quella degli autori. Alcuni autori esordienti vivono spesso in un mondo parallelo, fatto del "loro" idealismo. Me ne rendo conto leggendo le tantissime discussioni sugli agenti presenti sul forum, ad esempio. Un autore esordiente, sconosciuto a tutti, vorrebbe che i più grandi agenti italiani lo leggessero in tempi brevi, gli rispondessero, gli facessero anche una scheda di lettura o una valutazione personalizzata, magari, per spiegare cosa non convince e come potrebbe convincere il prossimo lavoro da inviare. Tutto gratis. Come se un ragazzetto sconosciuto si presentasse dal procutare di Messi chiedendo - anzi pretendendo - un provino. E se il provino va male, vorrebbe sapere dove deve migliorare e tutto quanto per farsi rappresentare. Per passare dall'interregionale alla serie C (se non alla B o addirittura alla A) l'autore deve fare gavetta, ed essere bravo. Ma incredibilmente bravo, tipo uno sui classici 1000, se non di più. Per quanto riguarda le piccole CE, invece, il passaggio per diventare grandi avviene a mio avviso non col combattere la grande distribuzione, ma con lo sfruttare la grande distribuzione (e quindi piazzare i propri testi su Amazon in ebook e cercare di farli arrivare in classifica per dar loro visibilità, il che dovrebbe poi servire da traino per vendere il cartaceo. Il cartaceo però solo su ordine diretto, mentre l'ebook su Amazon anche se non ci si guadagna nulla pace... l'importante è avere visibilità). E poi si dovrebbero sfruttare i nuovi social in modo creativo, originale, innovativo. Come? Non lo so... se lo sapessi inizierei a fare l'editore domani e ne farei un lavoro. Magari è una cosa semplicissima di quelle che "bisogna solo pensarci" e farla in un certo modo (tipo facebook... in fondo non è nulla di che. però a farlo in questo modo c'ha pensato un ragazzetto, che ora è uno dei più ricchi del mondo). Insomma, il problema è trovare lettori. Un passaggio in più i lettori non te lo fanno. Non è un caso che oggi uno dei mestieri più importanti e meglio pagati sia il CEO (o come si chiama), quello che ti riesce a mettere indicizzato in alto sui motori di ricerca. Quando cerco una cosa su google, raramente vado oltre la prima pagina. Potrei andarci per avere più scelta, per vedere se trovo qualcosa di meglio ecc ecc? Potrei, ma non lo faccio. E come me non lo fa quasi nessuno. Prima di essere degli editori di qualità, insomma, bisogna essere dei "venditori", e sapersi adattare al mercato 8cosa che per inciso io sono negato a fare...).
  20. 6 punti
    In effetti non è un luogo comune, ma è una generalizzazione. Se metà degli operatori editoriali agisce in un certo modo, non vuol dire che tutti agiscano in quel modo. Già questo forum è un metro di misura e ci fa capire che le case editrici free sono molte di più delle EAP e delle DB... inoltre, di quelle che si dichiarano free solo una piccola percentuale ricorre a dei "trucchetti indiretti" e viene poi spostata di categoria. Basta leggere le testimonianze! Ma presumiamo pure che le CE richiedenti un pagamento agli autori, o che pagano i diritti solo dopo un certo numero di copie, ecc... siano il 55 o anche il 60%, sarebbero comunque la maggior parte ma non Tutte. Se molte aziende come tu dici, @M.T., lavorano in maniera poco trasparente (in qualsiasi ambito e non solo editoriale) la responsabilità di questo è anche di chi accetta il meccanismo. Se determinate prassi attecchiscono e proliferano, è evidente che ciò avviene perché vi è la corresponsabilità di chi agisce accettando (anche passivamente) e la subcultura dell'illegalità e della "flessibilità", in Italia, hanno radici molto profonde. La mentalità del "tutto gratis", agevolata in parte dall'attuale era della condivisione (non errata, ma ormai portata all'esasperazione e distorta) e quella della faciloneria al posto della professionalità (basta un tutorial, oggi, per autodefinirsi "esperti" in qualcosa) sono frutto proprio di retaggi subculturali tutti italiani. Anche questo forum nasce dalla (sana) volontà di un'informazione condivisa e si basa su un apporto volontario e grautito. Ma in quanti alzano le pretese di ciò che si dovrebbe offrire? E in quanti resterebbero se a fronte delle professionalità offerte fosse richiesta una quota economica annuale (anche bassa) per usufruire dei servizi (e alcuni siti lo fanno)? Ci sono persone che addirittura non si iscrivono per il semplice fatto di doversi registrare e si lamentano di non avere invece un accesso illimitato ai contenuti; altre che richiedono la cancellazione solo perché ci sono delle regole. Quello che siamo oggi affonda le radici ben oltre l' "Era dell'Economia". La mentalità dello sfruttamento è molto più antica. E nonostante ciò continuo a dire che non si può generalizzare, perché c'è ancora chi riconosce il valore del lavoro altrui e della professionalità e sa dare a essi il giusto prezzo. Per cui rinnovo l'invito a trovare delle soluzioni comuni, visto che qui abbiamo la possibilità preziosa di farlo in un confronto civile!
  21. 6 punti
    @Fraudolente Che in Italia ci sono leggi astruse è vero. Che la tassazione è molto elevata è altrettanto vero. Ma è altrettanto vero che quanto ho scritto è vero per molti imprenditori e di luoghi comuni non c'è nulla: è una realtà. Se non piace che sia mostrata tale realtà, ce la si vada a fare con quelle persone che sfruttano e creano situazioni per i lavoratori davvero criticabili. Quanti giovani, anche laureati, sono costretti a fare tirocini senza essere pagati o con un rimborso spese di due/trecento euro a fronte di un impegno di quaranta e passa ore settimanali? Quanti, seppur con la laurea, devono avere contratti di apprendistato, che un tempo si applicavano solo a ragazzi che avevano appena la licenza media e andava a lavorare a quindici anni, prendendo cinque/seicento euro lavorando cinque giorni a settimana per otto ore al giorno? Gli imprenditori si lamentano, ma alla fine tutto va sempre a ricadere sulle spalle dei lavoratori, che sono quelli che portano avanti il tutto e sono quelli che prendono meno, spesso hanno stipendi da fame. Non contenti di ciò, vengono umiliati, gli viene sputato sopra, quando sono la risorsa più importante di un'azienda: non si creda alle sparate di certe figure presenti e del passato che asseriscono che gli imprenditori sono eroi, creatori di benessere e prosperità; tali persone mentono sapendo di mentire perché tirano acqua al proprio mulino. L'editoria fa uguale: bistratta gli autori, che sono la sua risorsa più importante. Non tutti sono così, c'è chi come dice @Spartako fa diversamente; ma ce ne sono tanti che non hanno questa visione, pensano solo al guadagno del momento senza pensare alle conseguenze, a ciò che sarà il futuro. Purtroppo in Italia c'è ottusità e mancanza di vedere le cose, saperle fare, sapere organizzare: se l'editoria è in crisi è anche per questo. Vedere solo come il fantastico è stato bruciato. Tanti addetti del settore arrivano addirittura a consigliare agli scrittori esordienti di fare altro, di lasciar perdere la scrittura (v. Dazieri). Ci si è domandati perché in Italia si legge poco, perché si spinge tanto a essere dipendenti dalla tv e dai tanti talk show? Perché leggere (non le commercialate) fa riflettere e insegna a usare la testa; seguire certe trasmissioni invece limita la capacità di pensare e di giudizio, rendendo più condizionabili. Certo, anche le persone hanno la loro parte di responsabilità, ma la responsabilità più grande è di chi ha voluto questo, ed è sempre chi ha soldi e potere. Forse può sembrare che il discorso stiano andando ot, ma ci si lamenta degli autori perché hanno "pretese" esorbitanti: a uno scrittore esordiente non è raro che delle ce al primo libro propongono di non pagare nulla, ma di farlo cominciare a guadagnare con il secondo libro se le vendite del primo sono andate bene (e se ha scritto solo un libro?). Per non parlare poi di certi lettori che s'inviperiscono se un autore si autopubblica e vende la sua opera in ebook per 1-2 E, urlando che è un furto e che essendo esordienti e autopubblicati dovrebbero far leggere gratis il loro lavoro. Quello che ho scritto nel commento precedente non è un luogo comune: molte più persone di quel che si creda pretendono che si facciano le cose gratis. Ma l'impegno, la fatica, il tempo impiegati vanno riconosciuti e retribuiti, perché lo scrivere è un lavoro lungo, minuzioso e accurato. Ma siamo nell'Era dell'Economia, dove tutto è sfruttamento.
  22. 6 punti
    Potrà sembrare una provocazione, ma dato che sono state elencate le "pretese" degli autori nei riguardi delle ce, per equità è giusto mettere anche quelle degli editori verso gli scrittori. Un editore è un imprenditore e come tale, per continuare a essere tale, deve avere un guadagno: se va in perdita o in pari, allora chiude. Fatta questa necessaria premessa, l'ideale per un editore sarebbe che l'autore paghi di tasca propria l'editing del proprio lavoro, presentando un prodotto perfetto, dove non necessita alcun intervento. Dopo ciò, l'autore sarebbe ancora più apprezzato se non percepisse nessuna remunerazione del proprio lavoro (magari non ci starebbe male che per ringraziare l'editore della possibilità avuta sia lui a pagarlo). Dulcis in fundo, che l'autore si sobbarchi anche la promozione. Sembra esagerato? Neanche tanto, dato che in Italia la maggior parte degli imprenditori l'unica cosa che ha saputo fare è tagliare sulle spese, senza investire, reputando ciò l'unico modo per guadagnare. E il guadagno è stata l'unica cosa a cui gli imprenditori hanno pensato, senza preoccuparsi della qualità dei prodotti, se così facendo bruciavano il mercato (figurarsi poi di preoccuparsi degli altri o di cose come impegno, preparazione, morale, etica, rispetto). Il sogno degli imprenditori è guadagnare tanto, non avere spese, con i lavoratori che lavorano gratis. Anche se sembra assurdo e grottesco, purtroppo questo è un aspetto della realtà con cui avere a che fare.
  23. 6 punti
    Trovo che – da posizione privilegiata – l'intervento di @ElleryQ fotografi la situazione nel modo migliore. Stando qui nel forum leggo di autori alla prima pubblicazione che una volta firmato il contratto pensano di potersi sedere in poltrona e attendere laute royalties, interviste sui quotidiani specializzati e passaggi televisivi. Leggo altresì di editori che hanno comportamenti altezzosi nei confronti degli autori, come se i loro proventi non derivassero dalle opere di questi ultimi. E penso che sono tutti atteggiamenti sbagliati e che dovremmo cercare di unire gli sforzi, anziché isolarci nelle nostre torri d'avorio. In tutta sincerità non trovo nulla di irritante nel modo di presentare la situazione da parte di questo editore. Ci dice: ogni giorno ci troviamo a dover mediare tra le esigenze del mercato da una parte e le giuste richieste dei nostri autori dall'altra. Trovare il punto d'incontro non è sempre facile, per cui chiediamo il vostro aiuto per capire meglio come muoverci. La leggo in questo modo e non vi trovo nulla di offensivo: solo un'opportunità in più di mettersi a confronto in maniera costruttiva.
  24. 6 punti
    Ecco il punteggio finale: Mostri di @M.T. 0 punti C'era una volta di @AryaSophia 0 punti Passaggio per due solo andata di @Rica 9 punti Pangea reloaded di @Vincenzo Iennaco 1 punti Fritto mistico di @Macleo 5 punti Amore precotto di @Lo scrittore incolore 5 punti La pulizia di @Federico72 0 punti Sopravvivenza di @Terracielo -3 punti squalificata per non aver votato Il giorno delle pensioni di @Andrea28 0 punti Principessa fai da te di @serena.jandra 0 punti Il messaggero di Ptah di @massimopud 10 punti Blackout di @Emy 3 punti De Luigi Giuseppe di @Ginevra 0 punti Nodki di @simone volponi 1 punto Magazzino 760 di @Luna, 2 punti Who cares if one... di @mina99 9 punti L'essere di @Joyopi 2 punti @Terracielo viene squalificata per non aver votato. Il vincitore della seconda tappa del Ferragosto d'Inchiostro 2017 è @massimopud per Il messaggero di Ptah Menzione d'onore a @Rica e @mina99 per aver tenuto testa quasi fino alla fine. E ora festeggiate.
  25. 6 punti
    @JPK Dike Ah, se conosci il giapponese, allora... Potevi dirlo prima Italiano e giapponese sono proprio la stessa cosa, sì. Immagino che allora i tuoi personaggi non cazzino mai una randa. In ogni caso ostentare è un bel verbo e va usato quando adatto alla circostanza. Come ogni parola, d'altronde: non è la parola in sé il problema, ma come la si usa. Bisogna imparare quello, più che tutte le argomentazioni traballanti e sconclusionate che hai enumerato. Una stessa parola può suonare male in una frase e benissimo in un'altra.
  26. 6 punti
    In realtà il mio era un suggerimento, per cui avevo fatto precedere la frase da "qualcosa come". Il che significava che andrebbe rielaborata dall'autore (autrice, in questo caso) a suo piacimento (sempre che trovi il consiglio valido). Ma non sarebbe una cattiva idea un qualcosa scritto a sei mani tra @Elisabeta Gavrilina , @Fraudolente e me; immagino che verrebbe fuori un romanzo un po' così:
  27. 6 punti
    Lillipuzzani: omini minuscoli che non amano lavarsi. KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  28. 6 punti
    Ciao @AlexComan Si può tutto, se si riesce a conferirgli un valore. Ogni sfumatura, ogni costruzione ha un suo significato, dipende da quello che vuoi dire. Più ti allontani da una scrittura convenzionale e più sei responsabile di quello che fai, sei chiamato a legittimare le tue scelte.
  29. 6 punti
    Insomma! Tutti questi complimenti. Sì, concordo, è bravino... ok, bravo. Uff! Va bene, è molto bravo. Ma di quando appare mestruato ne vogliamo parlare? In quei momenti ti smonta come fa un bambino con il meccano. Come cos'è il meccano? Ma dai... Ah! Vero... sono antico, ma te, che leggi i feedback e non conosci "il mostro"... fidati. Il grande dei problemi è che,a questo scaraffone, poi ti ci affezioni e se non chiama o invia i suoi commenti (quasi) ti manca. Quando fissa "l'appuntamento telefonico" non sai cosa aspettarti: ti armi, metti l'elmetto e lui, serafico, (di solito) parte con: "Buonasera (o buongiorno) Xxxxx, tutto bene?" Troppo educato! Anche quando ti martella è troppo educato. Ok! Anche simpatico. E capace. Di mestiere è polistrumentista: un poco fabbro con la lima, un poco (sempre fabbro) che salda qui e là, un poco pescatore che ti abbocca una soluzione che avevi dentro, un poco falegname che modella le forme. Se ha difetti? Hai voglia! Cecato, risata contagiosa, non sa farsi pagare il giusto e... amico mio, spero. Sì, perchè sebbene estremamente professionale ha la capacità di saper discorrere come si farebbe seduti ad un caffè. Alla pari, intendo. Per l'appunto da amico. Se te lo consiglio a te che cerchi un editor? No... sono geloso. Grazie. M.
  30. 6 punti
    Io non vedo il motivo di trasformare il Penna & Spada in qualcos'altro. La sua anima era: "Mh, quasi quasi sfido Tizio e gli dimostrò quanto sono bravo"; se c'erano poche sfide non bastava pubblicizzare la sezione? Tra l'altro, uno dei metodi sarebbe, scusate se ci ritorno sempre, far apparire i racconti della sfida in "Racconti" in modo che tutti li avrebbero potuti vedere e magari sarebbero stati invogliati nel partecipare.
  31. 5 punti
    Come ha giustamente fatto notare @Niko, la questione degli anticipi, per quanto importante, ci sta portando un po' fuori tema. Così come ci porterebbe un po' fuori tema inserire in questa sede la classica "torta" del marketing, per stabilire come vengano ripartiti esattamente i costi di una casa editrice. Non che la cosa non sia inerente all'argomento che stiamo trattando, perché è proprio sulla base di tale ripartizione che poi vengono fatte le scelte imprenditoriali; ormai però credo, anzi spero, che sia ben chiaro a tutti come la suddetta torta del marketing non solo abbia gusti e forme differenti tra micro, piccole, medie, grandi e mega case editrici, ma soprattutto venga "affettata" in modo assai diverso. Se a qualcuno tuttavia la cosa sta davvero a cuore, e ne vuole comunque sapere di più, potrebbe sempre aprire un'apposita discussione, alla quale saremmo ben lieti di prendere parte. Dopo l'intervento "atomico" di @Bango Skank, che ha riportato molti con i piedi per terra e ha messo qualcun altro sottoterra, forse è il caso di provare di nuovo a tirare le somme. E' evidente che Bango da giovane no global si è trasformato in un anziano global convinto... Scherziamo, ovviamente, perché la sua impietosa analisi si basa su presupposti logici, difficilmente contestabili. Forse però, come qualcuno gli ha fatto notare, non tiene molto conto di quella che è la realtà economica italiana in generale, composta da una miriade di piccole aziende, che ora talvolta possono sembrare incapaci di affrontare la sfida del cambiamento, ma che in passato spesso sono state la nostra ancora di salvezza. E in futuro potrebbero riservarci ancora belle sorprese. Noi almeno ci speriamo, e se la cosa sa troppo di idealismo, potremmo rispondere che in fondo cosa c'è di più "idealistico" del voler scrivere un libro? Probabilmente solo il cercare di pubblicarlo. Ci piacerebbe ritirare fuori la classica battuta in base alla quale il Titanic è stato progettato e costruito da professionisti, mentre l'Arca di Noè da un dilettante... ma qualcuno potrebbe esser scettico riguardo alla verità storica della Bibbia. Allora potremmo ricordare che le rovine di Troia furono scoperte da un commesso, che si fidò delle indicazioni di Omero, mentre tutti gli archeologi professionisti le stavano cercando altrove. Battute a parte, siamo in attesa della famosa pizzata nella canonica di Don Michele e, dato che le birre le porta già @Marcello, tornando al tema "torta" il dolce lo portiamo noi. Nel frattempo seguiremo il consiglio di chi auspica un compromesso tra autori ed editori, mediando tra le aspirazioni dei primi e la dura realtà con la quale devono fare i conti i secondi.
  32. 5 punti
    Non vedo perché dal punto di vista imprenditoriale un'azienda che fattura meno di due milioni di Euro, con un titolare e qualche dipendente sia una realtà (ce ne sono oltre 4 milioni in Italia, delle quali più della metà fatturano meno di un milione), mentre un "editore" non lo sia (e debba essere considerato alla stregua di un dilettante)... 1 milione di Euro di fatturato in libri, considerato uno sconto del 50% e un prezzo di copertina medio di 10Euro (faccio un conto molto grossolano e, credo, approssimato per difetto) vuol dire 200mila copie vendute. Su un catalogo di 40 titoli fanno una media di 5000 copie a titolo. Che - credo - farebbero gola a un bel po' di editori. Sono stime. Mi smentiscano (eventualmente su tutta la linea) gli operatori editoriali che partecipano alla discussione. Però, no, @Bango Skank : direi che sui numeri non ci intendiamo proprio. Certo: i piccoli editori devono trovarsi delle nicchie, esattamente come tutti i piccoli imprenditori. Poi, se vogliamo citare Marchionne, che sostiene l'impossibilità di sopravvivere dei costruttori d'auto che non vendano almeno 6 milioni di vetture l'anno, e considerare l'editoria come il settore automotive, possiamo anche farlo e chiudere qui non solo la discussione, ma il forum stesso!
  33. 5 punti
    Vorrei nuovamente inviate tutti gli utenti a mantenere toni consoni a una discussione civile, come già si era detto! Se la discussione è degenerata è perché non è stato colto il senso e si continua trincerarsi dietro le rispettive posizioni. Questo è lo staff che dovrebbe valutarlo, ma l'intenzione di @Aporema Edizioni, sinceramente, ci sembra positiva. Sono tuttavia pienamente concorde con @Nuwanda sul fatto che termini come “strozzinaggio”o “truffatori” andrebbero assolutamente evitati. Da parte di tutti! Questo è un gentile invito a proseguire la discussione con maggiore apertura reciproca, diversamente saremo costretti ad applicare richiami senza ulteriori interventi ufficiali dello Staff, che sono stati già abbondantemente ignorati.
  34. 5 punti
    Sì, lo è. E ci sono molti motivi per cui lo è. Innanzitutto, non è un solo passaggio in più, ma molti: trovato il libro, devo cercare l'editore per vedere se ha un sito, registrarmi, cercare di nuovo il libro che mi interessa, mettere i dati della carta di credito e l'indirizzo e fare tutta la trafila del carrello. Oltre al numero di passaggi in più, che non sono banali come sembra (pensa di farlo da un telefono mentre sei in treno), questo comporta, se uno lo deve fare come principio per ogni CE: devo interagire con una marea di siti, spesso fatti coi piedi, che magari si bloccano, sono lenti, non hanno recensioni, hanno sicurezza risibile e tante altre belle amenità dell'artigianato web; devo fidarmi a dare i miei dati e avere una lista ingestibile di account, ognuno dei quali vulnerabile; devo pagare le spese di spedizione (che essendo un cliente prime su Amazon non pago praticamente mai); devo rinunciare alla consegna in un giorno, spesso al tracking e ancora più spesso mi tocca interagire con corrieri di seconda categoria. E di questo dovresti convincere non solo me, ma l'universo mondo. Ma poi, ripeto, perché? Perché non vuoi cedere il 50% del prezzo di copertina quando con la filiera tradizionale, con un qualsiasi prodotto, dovresti cedere il 75%? Considerando anche che loro pagano puntuali, quando chiunque altro in Italia se va bene paga a novanta giorni e solo dietro sollecito? E poi, scusa, voi un sito manco ce l'avete, come la fate la vendita diretta? Via email? Quindi dovrei pure farvi un bonifico? Ora scusa se porto acqua al mio mulino, io posso anche pensare che la piccola editoria vada sostenuta, però tu fa' un favore ad altre categorie bistrattate: fatti fare un sito di ecommerce fatto come si vede, pagando chi te lo fa come va pagato, che abbia tutte le sicurezze e le comodità di Amazon, e organizza anche tutta la logistica. Poi vienimi a dire che il 51% è strozzinaggio.
  35. 5 punti
    Purtroppo questo succede molto più con le aziende produttrici che con la distribuzione, per cui il gioco non funzionerebbe in questo caso. Non credo ci sia una soluzione. Del resto, perdonami, ma i libri di una piccola CE non è che si trovano al supermercato o in libreria. Dovrei ordinarli, posto di trovare la libreria disposta a farlo, sapendo già cosa voglio comprare, e tornare a comodo. E come faccio a trovarli? Mi spedisci il catalogo a casa? No, quindi li devo cercare. Per cui, secondo te, io dovrei: fare una ricerca on line, saltare i vari Amazon, Google Shopping, trovaprezzi e via discorrendo, scoprire qual è il titolo che voglio leggere. E una volta deciso, invece di fare "compra con un click" e riceverlo comodamente a casa il giorno dopo (o nel giro di 2-3 giorni), dovrei uscire, cercare una libreria (la più vicina a casa mia è a mezz'ora di macchina, e non abito nel più totale nulla), chiedere se ce l'hanno, ordinarlo (posto che non debba cambiare libreria) e tornare a prenderlo dopo una settimana se va bene, pagandolo pure a prezzo pieno? Considera anche che non ho la possibilità di arrivare a una libreria durante la settimana, quindi questa cosa la dovrei fare di sabato o domenica, quindi se per esempio mi viene voglia di leggere qualcosa di lunedì, dovrei aspettare due o tre settimane per avere il libro. E nel frattempo che faccio, leggo i fustini del detersivo?
  36. 5 punti
    Tempurga: Particolare frittura giapponese con consistenti effetti lassativi. KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  37. 5 punti
    Homissis: ceppo originario di tutti gli ominidi della preistoria. Dinanzi alla loro graduale estinzione, l'acca tonica in origine si è ammutolita ed è rimasto l'omissis a indicare una mancanza. KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  38. 5 punti
    Leggendo i vari messaggi non capisco questa fissa di voler per forza catalogare un libro in un genere specifico: McCarthy prima di scrivere la Strada si è messo a pensare "Nu mument, voglio scrive nu postapocalitticopostmoderno con 'na sorsata de thriller e un pizzico di splatter, o voglio scrive nu mainstream noir post industriale?" Forse ha solo scritto la storia che voleva scrivere, mettendoci dentro la sua visione della vita e la sua cultura.
  39. 5 punti
    Plasticluglio: si festeggia il quindici di luglio come alternativa al ferragosto KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  40. 5 punti
    Robocoatt (v.-> Jeag Er Maister): No, no. Per me er mejo è questo. KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  41. 5 punti
    Al di là della bravura o meno del candidato o del fattore fortuna, quello che più mi ha lasciato perplesso del Premio è stata la sfacciata discrezionalità e la totale mancanza di trasparenza (chi sono i Lettori, come vengono scelti, quali le varie fasi di lettura e i criteri di valutazione, etc.). Se si concorre ad un premio indetto dalla locale pro loco ci può pure stare, ma da un evento così importante per gli aspiranti scrittori, che tra l’altro gode della piena fiducia degli addetti ai lavori, mi sarei aspettato maggiore correttezza. La mia scheda, per esempio, è di circa mezza pagina. La prima parte è un riassunto dell’opera che, in sostanza, è una versione scimmiottata della sinossi. La seconda parte si compone di citazioni del libro con tanto di numero di pagina annesso che chiunque potrebbe fare aprendo a caso un volume e copiandosi i vari pezzi. Non ci sono consigli espliciti, non si dice cosa non va. Nulla sulla caratterizzazione dei personaggi. Leggo che alcuni hanno ricevuto schede anche di due pagine, mentre altri di una o mezza pagina. La scheda di valutazione dovrebbe essere standard per tutti, con parti comuni da compilare romanzo per romanzo (trama, stile, punti di forza, punti di debolezza, etc.). Non si possono prendere dei soldi (e far aspettare quasi un anno) per una cosa del genere, almeno secondo il mio opinabile parere.
  42. 5 punti
    Non dispiacerebbe nemmeno a me... ma pare che non sia possibile a livello tecnico. Se devo quotare molte parti di un racconto,per ora io ho risolto così: quoto tutto il brano e poi lo spezzo dove voglio inserire i commenti e cancello quello che non mi interessa. Puoi saltare solo il passaggio alla pagina principale cliccando su home anzichè su indice Quella che vedi è l'alberatura delle sezioni e profilo e messaggi personali sono "alberi" a parte Come non puoi passare da Bacheca a Contest aperti se non tornando indietro fino alla home, lo stesso accade per profilo e mp. Ti confermo che non esiste un flag per navigare in modo anonimo e per usare questa funzionalità devi fare il log out e poi rientrare in anonimo.
  43. 5 punti
    Non voglio scherzare e neppure essere poco gentile: ma ti rendi conto di quanto sia stramba questa associazione di idee? Oste, dal latino Hospes hospitis, colui che ti ospita, stessa origine di hotel. L'associazione con ostentare è solo tua! O qualcuno condivide questa pazza idea?
  44. 5 punti
    @JPK Dike Beh, siamo in Italia, fra scrittori e lettori in grandissima prevalenza italiani: direi che focalizzarsi sulla lingua italiana non è che sia proprio una cosa così balzana... Poi, ammesso e non concesso che Noam Chomsky abbia ragione nell'affermare che esiste una grammatica universale innata (anche se io sarei più con chi sostiene l'origine sociale del linguaggio) non è che ciò, nello specifico del termine, faccia della tua idea di meccanismo interpretativo una verità rivelata, né di chi "non ci arriva" (o non ci vuole arrivare perché non la condivide) faccia un infedele. Mi sembra che il tema fondamentale che sta sotto questa discussione sia l'importanza della ricerca del termine più consono a rappresentare una certa situazione. Tu dici la tua, altri la loro. Non mi pare che una semplice battuta ti debba far sentire oggetto di sarcasmo.
  45. 5 punti
    Mi spiace che questa conversazione si sia arenata e vorrei tentare di riavviarla. Il titolo generico poteva essere l’occasione per separare il grano dal loglio. Essenziale, perché chi meglio di un agente può tenere per mano un esordiente nel lungo e arduo cammino per emergere e realizzare i propri sogni? Ne ero convinto anch’io fino a poco fa. Non ho cambiato idea. Immagino un vero agente come una guida per addentrarci nella selva oscura dell’editoria, l’aiuto per evitare passi falsi. Adesso sono solo molto più prudente. Ho scoperto che anche il mare delle agenzie è diventato insidioso, almeno tanto quanto quello delle CE, dove gli EAP e quelli a doppio binario nuotano affamati. Come ci sono arrivato? Semplice, ho tentato di interagire con diciassette agenzie. L’esperienza mi ha spinto a fare i conti della serva e ora penso di capire dove si sia spostato l’interesse di una buona parte di loro. Ditemi se sbaglio. Vi racconto tutto, così mi tolgo un sassolino dalla scarpa, faccio un omaggio ai veri professionisti e metto in guardia dagli altri, tutto senza far nomi, tanto non è difficile indovinare. Nel gennaio scorso, contando su un minimo di considerazione quale autore già pubblicato, ho deciso di interpellare alcune agenzie letterarie. Ho fatto la mia ricerca e ne ho selezionate alcune. Non mi sono permesso di disturbarle invano: ho tenuto conto del genere trattato. Le ho ordinate in base alla notorietà e al loro portafoglio di autori e editori. Per valutarle meglio mi sono costruito anche un indicatore quantitativo. In mancanza di dati sulle vendite, ho preso come base il numero di recensioni su amazon dei loro autori. Sono convinto di non essere troppo lontano dalla realtà perché il rapporto recensioni/vendite è quasi una costante. Seguendo l’ordine della mia lista, ho scritto loro a blocchi di due o tre alla volta, partendo ovviamente dalla cima. Mi sono presentato, ho spiegato cosa avevo scritto e pubblicato, quanto avevo venduto e i riscontri dei lettori. Ho indirizzato personalmente la mail a un titolare e ho chiesto come avrebbero desiderato procedere. Non ho osato chiedere una lettura, volevo solo capire. Tutto il necessario per ottenere una cortese risposta, almeno nel mondo in cui vivo io. Man mano passava il tempo senza grandi riscontri, abbassavo i criteri. Dopo due mesi sono arrivato a diciassette invii. Conscio di aver preso contatto con persone molto occupate, ma convinto della loro educazione, ho continuato la mia paziente attesa. Sono passati sei mesi e mi hanno risposto solo in cinque. Il risultato è quasi paradossale. L’agenzia in testa alla mia lista mi ha chiamato subito. Abbiamo parlato al telefono e mi hanno chiesto il mio ultimo romanzo. Non hanno preteso né denaro né esclusiva per la lettura. Esattamente un mese dopo, come promesso, ho ricevuto il responso. Hanno criteri molto stretti e non mi hanno scelto. Li rispetto e li capisco, vivono davvero di royalties e i loro autori devono fare scintille. La loro professionalità non ha smentito la loro reputazione, e nemmeno l’indicatore quantitativo. Oltre a questo raggio di luce, anche le due titolari di un’altra agenzia hanno letto il mio libro. Sono state rapide, cortesi, gratuite e in più interessate a rappresentarmi. Purtroppo erano dal lato opposto della mia lista, così non sono riuscito ancora a prendere una decisione. E qui, la lista delle agenzie serie e educate è finita. Altre due agenzie hanno risposto, tentando di vendermi i servizi di lettura. Ho riconosciuto subito lo stridio delle zanne. Tempo fa ho avuto un’interazione con il re degli animali a doppio binario. Ne ho anche parlato nel forum e non l’ho dimenticato. La quinta agenzia invece mi ha detto che leggeva qualcosa solo con la certezza che non lo facesse nessun altro. Scelta loro che non commento. E le altre dodici agenzie? Il resto è silenzio. Ho fatto fatica a capire un comportamento del genere e a rassegnarmi alla realtà. Come potevano non mostrare il minimo interesse per qualcuno che molto probabilmente non scrive ciofeche? In fondo ero un potenziale “cliente”. Impensabile nel mio modo di lavorare: ai clienti che mi chiedono ragguagli ho sempre risposto il più presto possibile. Anche a costo di dire “mi dispiace, ma non ho tempo per lei”. L’educazione lo suggerirebbe. Ho iniziato a intuire le ragioni di questo disinteresse domandandomi cui prodest? Forse non mi consideravano un cliente, almeno non un cliente per quello che sta davvero loro a cuore. Arriviamo così ai miei conticini. Per prima cosa ho calcolato quanto potrebbe guadagnare un’agenzia impegnata nella vera attività di rappresentanza. Immaginiamo che ogni loro autore abbia un portafoglio di almeno dieci libri di successo, che ogni libro venda in media diecimila copie annue e che l’editore paghi davvero le royalties per tutte e non ne dimentichi per strada. Con una commissione del 10% sulle royalties e una ventina di autori produttivi, potrebbero arrivare a circa duecentomila euro lordi annui. Funziona, giustifica lo sforzo per seguire gli autori, quello enorme per cercarne di nuovi e quello infinitamente più grande di piazzare le loro opere. Quando l’acquirente è una grande azienda, vendere è difficile, faticoso e oneroso. Le CE big non fanno eccezione. Quante agenzie hanno un portafoglio del genere? Non penso molte. Poi ho calcolato quanto potrebbero produrre migliaia di persone come noi, con il cassetto pieno di sogni e ansiosi di lasciarsi ammaliare dal canto delle sirene. Ne convinco duecento a pagarmi cinquecento euro per una scheda e arrivo già a metà dei ricavi di un buon agente. Ne convinco qualcuno in più, propino loro altri servizi correlati e raddoppio la posta. Non sono tanti duecento. Uno per giorno lavorativo, anche con lunghe ferie. Da quello che leggo nel forum, forse duecento sono meno delle richieste che i più furbi ricevono ogni mese. Inventano anche meccanismi contorti per filtrare le richieste. Così vendono servizi di lettura celere. Le agenzie vere hanno bisogno di talenti per vivere. Qualcuno invece ci vuol far credere che le opere promettenti arrivano solo nei primi minuti dopo mezzanotte o il diciassette dei mesi pari alle tredici. Oppure che scrive bene solo chi paga il servizio celere, la lettura premium o la scheda vip. Ci crediamo? @Daniele125 ha ragione. Non esiste nessuna mole di lavoro che non sia padroneggiabile con metodo e competenza. Fossero anche duecento richieste al dì, per eliminare le ciofeche non ci vuol molto. Leggere a fondo i manoscritti promettenti e scegliere i migliori è un altro discorso, ma anche qui si può procedere con filtri successivi per investire tempo solo nelle opere migliori. Lo stesso vale anche per il cestino degli inediti delle CE “big”, ma questo è un altro discorso. Non ditemi che quando siamo in libreria e leggiamo la quarta e un estratto non capiamo se l’opera merita l’acquisto. Quanto ci mettiamo? Se le agenzie non riescono a fare in modo efficiente quello che fanno tutti i lettori, stiamo proprio male. La verità è che chi vuole davvero trovare i cavalli di razza deve cercare attivamente, spulciare tutti gli inediti ricevuti e soprattutto leggere gratis, cercando di arrivare per primo a un nuovo talento. Per fortuna ci sono quelli che lo fanno e sanno anche cos’è l’educazione, perché tentano di rispondere a tutti. Tanto di cappello a @JaV, a cui auguro il successo. Gli altri? Alla faccia dell’esclusiva per leggere. Alla faccia dei conteggi alla rovescia e del primo del mese. Trucchetti per camuffare il vero obiettivo. Lo stesso degli EAP. Per carità, ora non pensate che non trovi giusto pagare per un servizio. Il lavoro degli altri è sacro, più del proprio. Nessuno nasce scrittore, men che meno io, che ho sempre fatto tutt’altro. Una critica spassionata e un’opinione professionale sono vitali. Ne sono ancora più convinto ora che non sono più alle prime armi. Per il mio primo romanzo ho richiesto cinque schede di valutazione. Pur accecato dalla passione per la mia prima opera, intuivo di non poter essere obiettivo e di non avere la minima esperienza. Avevo bisogno d’aiuto e non mi vergogno ad ammetterlo. Non conoscevo ancora questo forum e ho cercato degli editor di narrativa su Linkedin. Ho pagato l’editing per tutti e tre i miei romanzi prima di pubblicarli. Con un editor indipendente, non editing pretestuosi proposti da un’agenzia. Non ho rimpianto un centesimo. Le schede mi hanno dato un contributo prezioso e l’editing è imprescindibile. Non esito a investire per imparare a lavorare sulle mie opere, ma un’agenzia letteraria non la pagherò mai e poi mai per leggerne una e dirmi alla fine se mi prendono o no. Proprio come per la stampa: andrei da un tipografo e non da un EAP. Volete una lettura obiettiva, una scheda sincera? Vi interessano delle linee guida per progredire? Rivolgetevi a un editor o a qualcuno che vi offre un servizio indipendente, ma non a chi millanta un possibile contratto di rappresentanza. Forse una scheda l’avrei pagata anche a un’agenzia. Ha tutte le competenze per farla bene, purché la proponga come servizio, senza trucchi e illusioni. Sono convinto che i miei due esempi positivi facciano proprio così nell’offrire i servizi di valutazione. In quanto alle altre, silenziose e insidiose, stiamone lontani. Nel migliore dei casi sono a doppio binario, ma tenderei a pensare che campino più come AAP. All’inizio parlavo di passi falsi. Un contratto di esclusiva con le persone sbagliate significa rimanere arenato. Che sia con un EAP o con una AAP, la vostra opera rimane incagliata, lontano dai lettori, magari per anni. Avrete perso anche la possibilità di imparare e migliorare. Ciò che di peggio può succedere a uno scrittore. Difendiamoci! Abbiamo messo alla berlina gli EAP. Giustissimo, ma quando appioppiamo la giusta etichetta alle Agenzie A Pagamento? Meritano la propria sigla e soprattutto il proprio indice.
  46. 5 punti
    Premetto che sono solo a un quarto del libro: purtroppo anche mia moglie, che lo aveva iniziato molto prima di me, ha poi dovuto interromperne la lettura e lo ha ripreso solo ora. Ce lo stiamo letteralmente litigando e dobbiamo alternarci, rallentandoci a vicenda! Bella e nuova esperienza: abbiamo gusti e tempi di lettura completamente diversi e per la prima volta in tanti anni ci troviamo, invece, completamente d'accordo sul "giudizio" da dare a una lettura (e, purtroppo, siamo "in fase" anche sui tempi ). Comunque: questo libro ti costringe a metterti in discussione. Anche se la tentazione di rifarsi alle proprie esperienze e al proprio modo di vedere la vita ci può sempre essere, in qualsiasi tipo di lettura, qui l'argomento ce lo abbiamo dentro e so già che non mi sarà prioprio possibile intervenire in questa discussione senza fare un preciso "parallelo" (che poi tanto parallelo non è) fra la mia vita e questa storia. Sì: questo libro mi sta facendo molto riflettere. E la prima domanda che mi ha posto (cito a memoria): "...quando chiedevo agli altri se avrebbero rifatto le stesse scelte, se mi rispondevano di no..." (e posso immaginare, in quanti, se davvero volessero essere sinceri, se davvero avessero imparato qualcosa, come Francesco, da quel professionista del poker, dovrebbero rendersi conto che è meglio "consolidare le perdite", come si dice in finanza, immediatamente. Traendo un immediato guadagno effettivo: quello di smettere di perdere). Ecco, io a quella domanda, giunto all'età di 53 anni, so cosa rispondere, perché più volte me la sono già posta. La risposta è: sì. Mille volte sì. Farei quelle, e tutte le eventuali scelte alternative che mi consentissero di arrivare esattamente dove sono ora. Con una famiglia che adoro, che mi da la consapoevolezza di avere uno scopo nella vita, con mille difficoltà, certo (che arrivano non solo dal lavoro, ma anche da quella stessa famiglia che è motivo di vita), con rinunce, con tanto tempo investito malamente, ma anche con tanti momenti preziosi già "rubati" al tempo che, mi hanno promesso, avrò quando - se mai ci arriverò - sarò in pensione. Posso dire (non vantandomene, credetemi: penso che ci voglia soprattutto una grande fortuna) di avere un mio equilibrio piuttosto stabile. Ma non sono una statua di granito, né una struttura ingegneristica: il mio equilibrio non è statico. L'equilibrio va mantenuto, con una continua contrapposizione di forze, con bilanciamenti, con reazioni. Quindi - al di là di ogni piaggeria nei confronti di Francesco - sto amando questo libro, che mi costringe ancora una volta a riflettere, ancora una volta a mettermi in discussione e a mettere in discussione, in particolare, alcuni pesanti compromessi che ho dovuto e che devo accettare per avere la vita che vorrei. Che è, in buona misura, la vita dalla quale Francesco è fuggito. Attenzione: questo non mi renderà critico né sulla storia, né sulle scelte che questa storia hanno poi creato. Io comprendo benissimo il percorso di Francesco. Che ha scelto, prima di tutto, di non farsi lui stesso robot. Ecco: se vogliamo continuare in questa metafora, che brillantemente l'inizio del libro mi suggerisce, io stesso credo di essere un po' robot, ma (forse) dotato di una piccola ma significativa dose di "Intelligenza Artificiale": lavorando in proprio (ecco una delle "fortune" che a via a via snocciolerò, più per scacciare da me qualsiasi presunzione di merito) ho spesso ampia facoltà di scelta: cosa fare e cosa non fare, quanto tempo farmi "rubare" (o buttare via) e quanto, invece, rubarne a mia volta (o tenerne per me). Cercando sempre di essere serio, disponibile e professionale, ma non schiavo. Sono anch'io un ingranaggio, ne sono consapevole, e sarei un idiota se pensassi di non esserlo, però credo proprio di non essere un inconsapevole strumento del sistema, e di sapere chiaramente dove sono miei limiti e di aver posto dei precisi confini al mio contributo. Non prendetelo come il classico (e illusorio) "smetto quando voglio": io so che non smetterò mai e che non voglio smettere. Però cercare di contribuire (dall'interno) a cambiare lo stato delle cose è un desiderio (e anche un po' uno scopo) che continuo a coltivare. I risultati sono infinitesimali, lo so. Ma tanti infinitesimi se non fanno proprio l'intero, possono almeno fare una buona parte... Il tema (e lo cito solamente, perché credo andremmo OT) è quello della dignità del lavoro: un giusto lavoro, un giusto contributo personale, in un mondo più giusto. Pura utopia. Ma mica tanto più grande di quella che mi sembra "professare" Francesco...
  47. 5 punti
    Nanosecondi: Nani sostenitori del motto "l'importante è partecipare". KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  48. 5 punti
    Intervento di Moderazione: @Gioderr @maclover L'intervento di @Niko non è stato sufficiente? Limitiamoci a discutere del premio senza scendere sul personale. Se volete continuare a discutere, fatelo via MP. Ulteriori commenti in merito verrano puniti. Vi ricordo anche il punto 1.2 del regolamento:
  49. 5 punti
    Que-store: grande magazzino dove si vendono manganelli, manette, lacrimogeni e tutto ciò che serve per garantire l'ordine pubblico. Quando ti fai la carta fedeltà per la raccolta punti c'è sempre un appuntato che batte a macchina i tuoi dati e poi ti fanno firmare con l'impronta digitale. Non si è mai capito il perché. KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  50. 5 punti
    Mi prenoto per sfidare il vincente della sfida numero 2. Mi prenoto per quella successiva