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Prompt di mezzogiorno: problemi adolescenziali (della serie: questo MI diventerà una specie di seduta psicoanalitica
)
COCORITE BOLLENTI
Ancora. E ancora.
Il cocorito sale. Ancora. E ancora.
Piega l’ala, si tiene con le zampette sulla sua schiena. Cantano.
«Dai, piega dall’altro lato.»
«Uffa, non ho voglia di perdere tempo a piegare le lenzuola. Quante ce ne mancano?»
Lei gira la testa, sembra guardare il cocorito negli occhi.
Sono troppo distratto. Mia mamma se ne accorge e viene verso di me con l’altro lembo di lenzuolo.
Cerco di nascondere la gabbia, mi sistemo di fronte alla finestra.
«Non c’è nulla, nulla!»
La scena continuava nella mia testa. Era come se vedessi il riflesso del giardino dall’altro lato della stanza, di fianco a mia mamma.
«Ah, era questo? Non ti preoccupare, è una cosa assolutamente naturale. Non sentirti in colpa.»
La gabbia trema. Il cocorito sembra schiacciare da un momento all’altro la sua partner come una pallina di pongo.
«C’è qualcosa che vuoi dirmi?»
«No. Posso tornare in camera mia adesso?»
«Va bene, si vede che oggi sei altrove con i pensieri. Sicuro che vada tutto bene? Insomma, sei rimasto scombussolato da questa scena?»
«Va tutto bene. Ciao.»
«Come pensi che nascano le cocorite? Anche nel mondo animale funziona così.»
A ripensarci non era una pallina di pongo, sembrava più una pallina antistress. Ce ne sono un sacco sparse per camera mia. La cocorita era una di quelle palline e veniva contratta ritmicamente. Sembrava soffrisse. Le zampe del cocorito non erano di certo delicate, parevano quasi infilzate nella sua carne. L’ultimo momento, per lei, non doveva essere affatto felice. Al maschio toccava l’orgasmo. Quando scendeva dalla giostra, a lei, invece, doveva toccare uno spasmo conclusivo. Una dolorosa contrazione finale della pallina.
Apro la porta e accendo il pc. Apro Skype.
Cocorita96 è connessa.
Perché? Perché? Adesso dovrò chiederle di cambiare il nick.
Apro la finestra e vedo la gabbia. No, cioè, vedo la sua camera. Ma lei dov’è?
«Ehi? Dove cazzo sei?»
Sbuca dal lato destro della finestra. Si siede di colpo.
«Cosa stai facendo?» mi chiede.
«Nulla, volevo vederti.»
«Ascolta, non devi sentirti in colpa. Non eravamo pronti, tutto qui. Continuiamo con baci e carezze finché non arriverà il momento giusto.»
«Il momento giusto di spremerti per bene?»
«Come hai detto?»
Ride.
«Guarda che i ruoli si possono anche invertire.»
Cerca di rassicurarmi. Come se potesse servire.
«E poi il piacere è sempre reciproco, nessuno dei due soffre.»
«Davvero?»
«Sì. Altrimenti nessuno lo farebbe. Certo, se non vuoi provare qualcosa di sadomaso... ma ci sarà tempo per quello. E poi se uno dei due è soddisfatto in genere lo è anche l’altro.»
«Ho bisogno del tuo aiuto per superare questa cosa... e per favore, cambia quel nick.»
«Perché mai dovrei farlo? Mi hai sempre chiamata così.»
«Sì, ma non avevo mai visto le mie due cocorite fottere. Non fino a dieci minuti fa, almeno.»
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«Allora, spiegami qual è il problema... »
La tenda alla finestra è scostata. Vedo di nuovo quella maledetta gabbia dal salotto.
«Il problema è che non mi viene... non mi viene naturale.»
Ah, dannazione... perché ho detto così? Ora lei crederà che soffro di chissà quale malattia. No, no... il problema è nella mia testa. Solo lì.
«Lasciatelo dire, secondo me è tutta una questione mentale. O forse non ti piaccio abbastanza.»
Per fortuna non ha frainteso. É qui, seduta sul divano con me. Cocorita96 è sul trespolo, tutta gonfia. Ha la coda appena appena sollevata. Aspetta. So che mi sta aspettando.
Spera che sia la volta buona.
«E’ passato un mese. Basta seghe, dai... incluse quelle mentali. Lascia tutto alle spalle e vieni con me... »
«Non andrò con te, Rita. Non voglio. Poi come faccio... ti salgo sopra e faccio zam-zam?»
La gabbia è di nuovo in subbuglio: le cocorite svolazzano da una parte all’altra, le piume vanno da tutte le parti.
Lei si alza e scosta le tende.
«E’ ancora questo il problema? Sei impazzito completamente? Noi non siamo animali.»
Esce dalla porta, la seguo e la strattono.
«Torniamo dentro. Non te ne andare!»
Ma non se ne va. Gira l’angolo, va in giardino e si mette in ginocchio vicino alla gabbia delle cocorite. Cerca di aprire lo sportellino della gabbia.
«No! Non farlo!»
«Se serve a sbloccarti lo farò e... »
Mi getto contro di lei. Urtiamo la gabbia e rotoliamo entrambi sull’erba.
La bacio, e rimaniamo sdraiati in giardino.
«Sarà dolcissimo, vedrai» dice e mi accarezza il petto.
Rispondo alle carezze. Iniziamo a spogliarci.
«Per quanto tempo hai detto che starà via tua madre?»
«Non lo so, e non m’importa.»
Mi sembra di essere un’altra persona. Mi slaccio i pantaloni.
Lo sportello rimane aperto.
Le cocorite si avvicinano all'uscita e, dopo aver gettato una timida occhiata all’esterno, volano via.




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