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Roma
#244653 Premio Letterario La Giara
Inviato da Icatoie
in 13 December 2012 - 12:35
Meglio però: un mese in più per partecipare, l'opportunità è davvero ghiotta.
@Irene: credo che nel 2073 avrai per forza compiuto i 39 anni :-)
#237175 Agenzie letterarie: editing e rappresentanza
Inviato da Icatoie
in 27 November 2012 - 11:52
Ci sono alcune cose oggettive e inequivocabili: grammatica, tempi verbali, utilizzo di parole il cui significato è del tutto errato rispetto al contesto in cui vengono inserite. Lì è chiaro che se ci fosse discordanza tra due editor rimarrei sorpresa.
Su altre questioni, invece, la lettura diventa più sfumata: dipende dal lettore target che si ha in mente, dal registro globale del testo e, ovviamente, dal background culturale dell'editor. Quando sottopongo i miei lavori a quelli che ritengo i miei beta reader storici, conoscendoli so già quello che posso aspettarmi da ognuno di loro. Qualcuno calcherà la mano sugli aspetti formali o sulle ripetizioni, qualcun altro sulla psicologia dei personaggi o sul loro registro. Per quello è sempre utile sapere a chi ti rivolgi quando chiedi l'opinione su un testo, e la possibilità di "provare per poi comprare" è un indubbio vantaggio verso questo tipo di consapevolezza. E l'ultima parola, trattandosi di suggerimenti, spetta sempre all'autore
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#144299 Zero91
Inviato da Icatoie
in 13 December 2011 - 00:36
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#142846 Una libreria per soli emergenti?
Inviato da Icatoie
in 04 December 2011 - 23:05
A livello concettuale, concordo con quanti hanno detto che una libreria per soli emergenti è quasi una contraddizione in termini ( non uso volutamente la parola ghetto).
Però in questi giorni sto scoprendo il secondo step dell'editoria italiana: la distribuzione.
Una mia amica è andata nelle librerie vicino casa (Tuscolana e Cinecittà, parliamo di quartieri grandi) per comprare il mio libro. Aveva tutti i riferimenti: Titolo, Autore, Casa Editrice. Le hanno detto che era una casa editrice piccola e loro non la trattavano. Uno dei due ha pure digitato qualcosa su pc, e le ha detto che non si poteva nemmeno ordinare (quando invece sul sito dell'editore c'è scritto esattamente il contrario). Ho prontamente contattato l'editore che si è messo in contatto con le due librerie, ma intanto l'acquisto è andato in fumo.
Un'altra oggi era in giro su Via Appia, ed è entrata da Feltrinelli (la ex Tuttilibri, per i romani), e mi ha chiamata dicendomi: mi ricordi il nome della tua casa editrice? Sono da Feltrinelli e vorrei comprare il tuo libro. Io gliel'ho dato, con il cuore spaccato a metà. Metà era felice, perchè quella persona deve credere talmente tanto in me da pensare di trovare il mio libro da Feltrinelli. L'altra metà era triste, perchè quella è una persona che non conosce il mercato editoriale italiano, e non troverà il mio libro.
E questa è realtà.
Il mondo, come sempre, dipende dal punto di vista dal quale lo si guarda. Ci sono persone che (magari per la giovane età) sono abituate a cliccare sul web e acquistare. Io lo faccio da meno di due anni, da quando con mia figlia piccola non ho certo il tempo di gironzolare in libreria e scegliere con calma il titolo che voglio. Ma se potessi (anzi di più: quando potrò di nuovo) ricomincerò a comprare i libri dove mi piace farlo. In libreria.
Allora, dopo queste prime due esperienze, dico benvenute le iniziative come questa, perchè potrò dire a molte persone "il mio libro lo trovate lì", e avrò raggiunto anche quella fetta di mercato (piccola o grande? chi lo sa...) che non compra sul web.
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#130641 Il romanzo non è un saggio: e la cultura, che fine fa?
Inviato da Icatoie
in 02 October 2011 - 20:22
La domanda di Icatoie può avere degli esiti pericolosissimi. E faccio un esempio: immaginiamo che nel paese X negli anni '50 si scontravano due partiti, il partito A e quello B. Ora, compito dello storico è di ricostruire le vicende del paese attraverso i documenti, di mostrare lo scontro dei partiti, spiegare l'ideologia di entrambi e far emergere le conseguenze dello scontro.
Il romanziere può benissimo ambientare il suo romanzo in quell'epoca e narrare le vicende di una famiglia che vota per il partito A. Quindi, se a tavola la famiglia discuterà di politica, è ovvio che parlerà bene del partito A e male di quello B. Seguendo il tuo discorso Icatoie, si potrebbe obbiettare al romanziere che è di parte, perché non ha messo nella trama nessun personaggio del partito B.
Assolutamente no. Forse non mi sono spiegata, ma io mi riferivo al romanziere che scrive che a tavola la famiglia discute del partito C che non è mai esistito, o non è esistito in quell'epoca storica. E secondo me quel romanziere crea un danno culturale.
Perchè, a mio avviso, nella maggior parte dei casi è guidato dalla pigrizia (o dalla presunzione) che gli impedisce di informarsi, e lavorare sodo su un testo per renderlo buono sia sotto il punto di vista della forma, sia dell'emozione, che dell'ambientazione. Perchè bisogna scegliere tra le due? Perchè una cosa deve escludere l'altra? Io dico che è necessario impegnarsi per scrivere un buon romanzo che sia anche privo di corbellerie.
Concordo con Syllon: Manzoni e Salgari non avevano le infinite possibilità di oggi, dove la possibilità di evitare figuracce l'abbiamo a portata di click.
Concordo pienamente con quanto scrive Nanni. Una bella ambientazione, di prima mano, mi arricchisce di qualcosa che prima non conoscevo: i salatori di pesce di Vattelappesca. Se un giorno andrò a Vattelappesca, riconoscerò le strade e i profumi narrati nel romanzo che, magari, mi ha anche emozionata.
NB. Non è che io non conosca la differenza tra saggio, romanzo, manuale e quant'altro. E' solo che qui su WD si fa molto spesso la "caccia all'errore". Ma io, a differenza di Swetty, non penso che se l'autore mi sta "mentendo" lo fa perchè vuole indottrinarmi. Penso che lo faccia perchè non si è impegnato abbastanza nel ricostruire e dare coerenza al mondo che ha creato.
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#130482 Il romanzo non è un saggio: e la cultura, che fine fa?
Inviato da Icatoie
in 01 October 2011 - 21:18
Tengo a precisare che il mio obiettivo è quello di ampliare discussioni precedenti, per non andare OT in altri topic.
Ero in dubbio tra cafè e questioni scrittevoli. Spero vada bene qui, altrimenti chiedo il supporto dello staff per spostarlo eventualmente.
Scusate se farò un'introduzione prolissa.
Sia nel topic Incredibile ma vero: perchè la realtà non ci piace? sia in quello Pubblicare gratis: ma a che prezzo?, a un certo punto della discussione è emersa da vari utenti una frase che suonava più o meno così: un romanzo non è un saggio. Quindi non dovevo aspettarmi dentro cose corrette e giuste. L'importante è che un romanzo ti emozioni, ti faccia riflettere, svagare, sognare. A educarti, o renderti edotto, ci pensassero i libri di testo, i saggi.
Ecco, io non condivido questa impostazione ma non solo. Sono preoccupata delle conseguenze culturali di questo ragionamento.
Seguendo il filo logico delle riflessioni proposte, io potrei con naturalezza scrivere un romanzo ambientato a Milano dove i protagonisti si incontrano al Colosseo : tanto poi la geografia la studio a scuola. Troppo macroscopico? Ambientare un romanzo a Marina di Grosseto e poi far dare il primo bacio ai due protagonisti seduti a guardare l'alba in spiaggia. Già meno ovvio? Gli esempi possibili sono milioni.
I libri sono cultura, tutti i libri. Scusate: tutti i buoni libri.
Un autore che decide di ambientare un romanzo in un luogo, in una qualsiasi epoca storica, ha il dovere di informarsi e documentarsi. E questo richiede tempo, impegno, ricerche. Sicuramente non prevede che si scrivano un centiaio di pagine su un arogmento qualsiasi, tralasciando di verificare quanto si scrive. E magari ignorando anche una decina di regole grammaticali, giustificando la scelta con un : "tanto quello è il mio stile".
Perchè con un libro scritto così, con superficialità, chi arricchisco? Le casse di un EAP e quelle del narcisismo, ma non certo la cultura.
Chi la fa la cultura? Noi che frequentiamo assiduamente un sito per aspiranti scrittori, che viviamo nel sogno di vedere pubblicato un nostro testo, magari venduto in milioni di copie in tutto il mondo... davvero vogliamo far rappresentare il nostro paese, e noi stessi, da testi colmi di errori e orrori?
Che ne pensate, Wdiani?
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#81939 Aborto/Eutanasia
Inviato da Icatoie
in 26 February 2011 - 15:28
Provo a dire la mia. Sono favorevole ad entrambe le cose, più precisamente come molti hanno detto sono favorevole al fatto che si possa decidere della propria vita (ed essendo donna, della vita di chi si ha in grembo).
Sono altrettanto convinta che non riuscirei a fare nè l'una nè l'altra cosa. Ho avuto due aborti spontanei, e sono stati comunque delle esperienze molto traumatiche: concordo con chi ha detto che dopo non sei più la stessa persona ( in realtà ogni esperienza dolorosa ti cambia, perchè una IVG non dovrebbe?).
Di tutto quello che ho letto, una frase di xares mi ha colpita. Non so se è OT, ma desidero dire la mia.
Poi essendo portatrice "sana" di una malattia genetica se mai dovessi decidere di aver figli controllerei che la persona scelta come padre non sia anche lui portatore, e nel caso piuttosto che far nascere o abortire un bimbo malato eviterò direttamente di figliare.
Nella mia famiglia siamo portatori di una malattia genetica. Quando mio padre ha saputo di averla trasmessa anche a me, mi ha detto una frase come quella che hai scritto tu:"Se lo avessi saputo, non ti avrei messa al mondo".Non so dire il male che fa sentirsi dire questa frase. Avevo vent'anni, ed è stato come se mi avesse cancellata dal mondo,come se tutto quello che avevamo vissuto insieme fosse sparito, annullato. Ogni gioia, ogni momento trascorso insieme, alla luce della malattia per lui aveva perso di significato. E lui lo diceva alla luce di una sofferenza, non essendo portatore sano ma malato. Oggi che sono genitore, confermo che non potrei mai dirlo a mia figlia, e che ogni gioia che viviamo insieme vale tutto il resto.
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