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[C78] Chromi4 - Parte 4di7


3 risposte a questa discussione

#1 Midnight

Midnight

    Imbrattatore

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  • ProvenienzaHivebent

Inviato 23 June 2011 - 19:37

 
4


La porta si apre, io mi accuccio a terra dietro la scrivania, non mi viene in mente nessuna mossa più furba.
La luce dell’ufficio si accende, per un istante resto abbagliata e sono costretta a socchiudere gli occhi.
Drizzo le orecchie e mi concentro per non farmi sfuggire neanche il più minimo rumore.
Passi. Sarà Meehan?
In lontananza, i fuochi d’artificio ancora rimbombano a tutto andare.
Il cuore mi batte a mille per la pessima sorpresa appena ricevuta. Stavolta mi sono davvero lasciata sorprendere con le mani nella marmellata e- Dannazione, alzo lo sguardo e vedo quella cazzo di cassaforte ancora aperta! Cazzo, cazzo!
I passi si fermano.
L’ha vista anche lui.
Sarà uno dei gorilla? Un controllo di routine dell’ufficio del suo capo? Ora che è qui non può non aver visto lo sportello aperto, dovevo chiuderlo! Ma avrei fatto troppo rumore, e comunque non ho neanche avuto il tempo di pensarci!
Cazzo... Colgo lo scatto di un bottone a pressione e l’inconfondibile suono di sfregamento che produce una pistola quando viene estratta da una fondina di cuoio.
Deglutisco, mi impongo di restare lucida.
Posso farcela, devo solo ragionare con calma... Non sa che sono ancora qui. Devo intervenire prima che possa dare l’allarme. Avrà una radio? Se correrà via a chiamare i suoi amichetti potrò svignarmela in qualche modo prima che ritorni... Ma non si sta muovendo. Verrà qui a controllare la cassaforte? Mi devo preparare a questa eventualità.
Faccio per mettere l’anello al sicuro in qualche tasca, ma questo cazzo di abito da sera non ha nessuna dannata tasca. Lo infilo al mio anulare destro, ma nonostante il guanto che indosso il mio dito è troppo sottile. Riprovo con il pollice e sono soddisfatta di come tiene.
Il gorilla di Meehan riprende a muoversi.
Ok, sono abbastanza calma ora. Sono calma, se sono calma posso farcela. Devo fare il punto della situazione, capire cosa sta facendo per agire di conseguenza. Sono in vantaggio, ho dalla mia l’elemento sorpresa. Posso farcela.
Mi faccio coraggio e con cautela mi alzo quanto basta per poter dare una veloce occhiata oltre la scrivania.
È proprio il Pistolero del terrazzo il tizio che è venuto a controllare l’ufficio.
Il bastardo magari mi stava cercando da quando me la sono svignata da lì. Si muove con circospezione verso la scrivania dietro la quale mi son nascosta, con in pugno una SIG Sauer semiautomatica di qualche tipo, presa weaver a due mani.
Vuole controllare la cassaforte, ma non sa se la stanza è sicura, allora procede con calma e si guarda intorno in ogni direzione.
E poi mi vede, cazzo!
Faccio appena in tempo a ricacciare la testa al coperto, che il primo proiettile esploso dalla SIG mi fischia a pochi centimetri di distanza e si pianta nel muro! Un altro colpo, poi un altro e un altro, non riesco a contrarli! Tutta la roba che stava sulla scrivania mi cade addosso colpita dalle pallottole! Cazzo! Il gigantesco iMac che torreggiava sulla scrivania di Meehan vola giù e mi colpisce il fianco! Vaffanculo Meehan, vaffanculo il Pistolero! Vaffanculo l’anello! Vaffanculo la Apple!
La gragnola di colpi s’interrompe, tintinnii di bossoli sul pavimento.
Bastardo dal grilletto facile, hai un tiro istintivo davvero rapido, ma ora mi hai davvero fatto incazzare.
Ti darò io qualcosa a cui sparare.
Agguanto il monitor con computer intergrato da quattromila sterline che son sicura mi ha appena stampato un bel livido sulle reni, e lo lancio oltre un lato della scrivania.
Il Pistolero coglie subito il movimento e istintivamente spara un altro paio di colpi nel già defunto iMac, prima di rendersi conto che non ha colpito quello che in realtà aveva intenzione di colpire.
Nel frattempo io sono già scattata fuori dall’altro lato della scrivania, lontano quanto basta dalla linea di fuoco. Il Pistolero ovviamente mi vede e aggiusta il tiro.
Mi spara ancora addosso, ma io mi sono già buttata dietro un divano rivestito di lucida pelle nera, fuori dalla sua visuale.
Le pallottole si piantano dell’imbottitura del mobile, il bastardo sta ancora sparando alla cieca... E infine si sente il click che tanto aspettavo: fine del caricatore, baby.
Emergo da dietro il divano sfilandomi dai capelli uno dei due spilli che tenevano a posto il mio chignon. Lo impugno fra l’indice e il medio, con il pollice che lo tiene bloccato, e carico il colpo portando la mano sopra la spalla destra.
Muovo il braccio in avanti di scatto e apro le dita: la bacchetta, che in realtà è uno spiedo metallico più appuntito di una dannata siringa, vola a tutta velocità verso la faccia del pistolero, a una distanza del genere non posso fallire.
Ma il bastardo si rende conto del pericolo in tempo e alza il braccio sinistro davanti alla testa. Il senbon gli si pianta nella manica del completo gessato, e la sua mano ritorna alla cintura per recuperare un caricatore pieno da inserire nella pistola.
Scavalco il divano con un balzo e in un istante gli sono addosso.
Lui ricarica la SIG e fa scattare in avanti il carrello, ma prima di riuscire a puntarmela addosso io faccio perno con il piede destro e roteo il corpo slanciando in aria la gamba sinistra. Colpisco la pistola con il tallone e gliela faccio volare via dalle mani, continuo ad assecondare la mia rotazione, poggio a terra il piede sinistro, alzo la gamba destra e lo colpisco allo stomaco con un calcio che farebbe impallidire un centravanti brasiliano.
L’ormai ex-Pistolero accusa il colpo, viene sbalzato all’indietro e barcolla ancora un paio di passi per allontanarsi. Nemmeno un lamento di dolore, ma so che quel salutino che gli ho appena fatto l’ha sentito forte e chiaro.
Sfilo il secondo senbon dai capelli e lo stringo con mano ferma. Senza più alcun sostegno la mia acconciatura chic mi crolla sulle spalle; vorrei almeno raccogliermi i capelli a coda di cavallo perché non mi intralcino, ma non c’è tempo. E comunque non ho con me un nastro.
Mi muovo verso il Pistolero con lo spiedo pronto a colpire, silenzioso e letale, quando lui fa emergere da qualche tasca un coltello a farfalla. Lo apre, fa scattare in fuori la lama e richiude subito l’impugnatura, senza perdersi in nessuna di quelle acrobazie da circo che fanno sempre nei film.
Impugna l’arma con la lama rivolta verso l’alto e si mette in posizione da combattimento con la mano sinistra in avanti, aperta. Tecniche di combattimento Kali? È un ex militare di qualche unità per operazioni speciali? Comincio a pensare che questa faccenda non si risolverà molto facilmente.
Il mio primo senbon è ancora piantato nel suo braccio come un cipresso solitario, lui si comporta come se non sentisse nulla. Del sangue macchia il suo vestito gessato e gocciola per terra lungo il metallo dell’ago. E il bastardo sorride. Mi fissa e sorride. Si sta divertendo.
Mi fermo. Ricambio lo sguardo. Ma non il sorriso.

Quanto tempo è passato da quando ho lasciato il terrazzo?
Dieci minuti, almeno. Gli echi dei fuochi d’artificio stanno ancora tuonando nel cielo notturno. Di sicuro nessuno ha sentito il casino che io e il Pistolero abbiamo fatto finora, altrimenti sarebbe già accorso mezzo mondo a controllare cosa stesse succedendo.
Siamo solo io e lui, una gatta con le spalle al muro e un Pistolero senza più la sua pistola. Forse dovrei cambiargli soprannome, ma le abitudini sono dure a morire.
Di colpo le esplosioni pirotecniche cessano, fine dello show. Il Pistolero lo interpreta come un implicito segnale per partire all’attacco.
Porta la mano armata a contatto del fianco e poi la spinge in avanti, dal basso verso l’alto; anche la sua arma è fatta per essere usata principalmente di punta.
Indietreggio di un passo e mi sposto di lato quanto basta, schivo un secondo e un terzo affondo, poi infilo il mio senbon nell’apertura che intuisco nella sua difesa.
Niente da fare, mi devia la mano con il braccio ferito e... Cazzo, mi colpisce di taglio l’avambraccio destro! Per fortuna riesco a evitare che mi fotta i tendini del polso, ma il bastardo mi ha dimostrato che sa come si combatte.
Indietreggio e devio con il senbon il suo affondo seguente.
Forse dopo avermi ferito si è un po’ rilassato, perché subito dopo riesco a pugnalarlo al braccio armato due volte, ma lui nemmeno sembra accorgersene. Non è solo un armadio, è un dannato Terminator.
Faccio per ripartire all’attacco, ma all’improvviso la porta dell’ufficio si apre, d’istinto mi congelo sul posto e lancio una rapida occhiata: nella stanza fa il suo ingresso un giovane in smoking, capelli biondi un po’ troppo lunghi, occhialetti dalla montatura leggera e una faccia da ebete.
Chi cazzo è questo?
«Sto interrompendo qualcosa?» Dice alzando le mani con aria imbarazzata, come se ci avesse sorpresi a pomiciare...
«Allora?» Gli chiede il Pistolero, senza neanche voltarsi.
«Abbiamo la registrazione. Puoi... fare quello che devi fare.»
«Bene.» Conferma lui.
Di cosa cazzo stanno parlando? C’è una telecamera di sicurezza qui intorno?
Non mi metto a cercarla, devo pensare a difendermi dalla nuova pioggia di coltellate che mi viene scatenata addosso.
Un secondo taglio al braccio, perdo altro sangue.
C’è qualcosa di diverso nei suoi movimenti.
Terzo taglio, mano destra.
È più veloce, più imprevedibile... Credo di non riuscire a stargli dietro.
Di nuovo la mano destra, cazzo, ha infilato la lama nel mio pugno per cercare di strapparmi di mano l’ago da combattimento.
Indietreggio.
Ferite da difesa, si chiamano in gergo.
So solo che bruciano.
Lui non molla.
Indietreggio ancora.
A un certo punto rigira il coltello e lo impugna con la lama verso il basso. Si abbassa lui stesso, carica il colpo portando il braccio sul petto, si sporge in avanti aumentando al massimo il suo raggio d’azione e-
Lancio un grido di dolore, barcollo all’indietro.
Inciampo nei tacchi, cado a terra. Il ginocchio.
Porto una mano al fianco e la sensazione di calore umido conferma le mie paure.
Cerco di respirare, ho il fiato rotto. Lui incombe su di me come una montagna, sono morta.
Non posso ancora morire.
Poggio entrambe le mani sul pavimento sporco di rosso, ruoto il bacino e scalcio verso l’alto più forte che posso.
Grido di rabbia, grido di dolore. Mi fa male il fianco, mi fanno male le dita.
Pianto il mio stivale in faccia al pistolero, slancio anche l’altra gamba e lo colpisco alla mano destra, disarmandolo.
Rovino a terra in maniera scomposta.
Non respiro bene. Il dolore.
Barcolla anche lui stavolta, coprendosi con una mano il naso ferito.
Lo devo finire.
Lo devo finire.
Stringo i denti, mi alzo in piedi. Sono sfiancata, il mio corpo va avanti unicamente ad adrenalina.
Carico l’affondo e punto ai suoi occhi.
Come cazzo ha fatto ad afferrarmi il polso in tempo.
Sono morta.
  • 0

#2 Bradipi

Bradipi

    Supercritico

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Inviato 24 June 2011 - 18:05

Faccio per mettere l’anello al sicuro in qualche tasca, ma questo cazzo di abito da sera non ha nessuna dannata tasca.

Decisamente non sa vestirsi.

«Abbiamo la registrazione. Puoi... fare quello che devi fare.»

Punto dolente: tranne Nixon che registrava tutto (e questo causò la sua fine) nessuno registra il proprio ufficio privato, si potrebbe vedere la combinazione della cassaforte o quando il boss chiama la Monica Lewisky di turno o mostra il capo che invece di lavorare si fa un solitario al pc.
  • 0

#3 nerinacodamozza

nerinacodamozza

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456

Inviato 25 June 2011 - 13:57

E comunque non ho con me un nastro.

metterei un elastico, chi si lega i capelli con il nastro?

Mi piace e ammiro chi sa scrivere scene di questo tipo. {SMILIES_PATH}/icon_smile.gif
  • 0

#4 Nautilus

Nautilus

    Scribacchino

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1
  • ProvenienzaCittà Eterna

Inviato 28 June 2011 - 20:39

non riesco a contrarli

refuso: "contarli".

Vaffanculo la Apple!

approvo! {SMILIES_PATH}/icon_lol.gif Certo, con quello che costa un iMac il capo non sarà affatto contento che il suo bravo lo abbia crivellato.

Mi spara ancora addosso, ma io mi sono già buttata dietro un divano rivestito di lucida pelle nera, fuori dalla sua visuale.

dubito che il divano possa rappresentare un efficace protezione contro dei proiettili. A meno che non siano si piccolo calibro.

La protagonista sembra praticare roba tipo Shaoliquan, come fa a fare tutte quelle acrobazioe coi tacchi?
Non resiste troppo al dolore?
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