Premessa: devo confessare una cosa. Io questo racconto non l’avevo mica capito. Ho pregato segretamente che NON mi venisse assegnato proprio questo. NON sono stata esaudita. L’ho riletto parecchie volte e alla fine mi sono fatta una mia idea, che spero abbia qualcosa a che fare con quello che l’autrice voleva comunicare. Fatto questo, ho dovuto riscrivere. Chiedo perciò particolarmente scusa ad Anja, e anche ai lettori, per quello che ne sarà venuto fuori.
Sono poco più di 8000 caratteri, ho pensato che non era il caso per un centinaio di battute di dividere il testo in due parti. Se ho sbagliato fatemelo sapere…
Il tempo fugge
Tempus fugit, non autem memoria
C’è un ragazzo, si chiama Marco. È grassoccio, jeans sformati e maglioncino blu. Ha i capelli biondi, ma non proprio biondi, e gli occhi scuri, ma non proprio neri. Marco stasera (è Halloween) deve uscire con una ragazza ed è molto agitato, perché lui con le ragazze non ci sa mica fare. Riesce a strappare qualche appuntamento, ma alla fine della serata nove volte su dieci lei dice: “Sei tanto caro, ti voglio bene, non voglio perdere la tua amicizia, ci tengo troppo a te” e di sesso non se ne parla. Una volta su dieci va bene, o va almeno così così, e in ragione di questa flebile speranza Marco è agitato. Va dal fiorista, compra un mazzo di fiori gialli per la ragazza di stasera. Però forse i fiori non dovrebbero essere gialli, ma rossi. Però, a ben vedere, i problemi di Marco con le donne non sono il grasso, i capelli, la timidezza o la sfiga. I problemi di Marco con le donne si chiamano Donna, con la D maiuscola. Perché Marco ama Donna da quando giocavano insieme all’asilo, e Donna non ama Marco. Però è tanto caro, gli vuole bene, ci tiene tantissimo alla sua amicizia. E intanto sta con Manuel.
Ubi fumus, ibi ignis
C’è Donna, che è una ragazza bellissima e si sta vestendo per uscire stasera col suo ragazzo. Molto alta, un po’ troppo magra, se esistesse per le ragazze una cosa come essere troppo magre, capelli neri lunghi e spettinati, occhi impenetrabili, pelle diafana. Porta solo roba nera e stracciata, che addosso a lei diventa sexy. Ha il vizio di superare tutti i limiti, e di volere solo quello che non può avere o che le fa male. Manuel è perfetto, in questo. È bellissimo, oscuro, maledetto. E le fa male, molto male. Donna piange e gode. Nasconde i lividi e poi in segreto li accarezza. Non pensa al pericolo, non ci pensa nemmeno a lasciarlo. Lo ama nell’unico modo in cui lei sa amare.
Quad nesciunt eos non interficiet
Ci sono anche il Tempo e la Signora Nera che si stanno preparando per la festa di stasera. Ma loro non hanno bisogno di mascherarsi.
“Dunque che programmi hai, per stanotte?” chiede lui muovendosi lento e leggero.
Lei sorride sfuggente: “Ho un piano, ma riguarda anche te.”
“Sai che preferisco che le cose vadano come devono andare…”
“È appunto di questo che si tratta.”
“Non capisco. Odio i tuoi indovinelli, mi affaticano inutilmente. Parla chiaro, per una volta.”
“Guardi la vita scorrere da un’eternità, e ancora non sai che per far andare le cose come devono andare ci vuole spesso un po’ di sforzo da parte di qualcuno che vede tutto il disegno. Qualcuno come noi, intendo, consapevole dei legami nascosti e dei destini. Senza una piccola spinta nella giusta direzione, la maggior parte degli eventi si snoda a caso, senza alcuna precisione e bellezza.
Non vorrai che le esistenze di tre persone si perdano così, nel vuoto?”
“Ah, dunque sono tre, le persone. E tu ne prenderai una, immagino.”
“Solo il mio giusto compenso per la felicità che ho reso alle altre due. Non chiedo mai troppo, mi conosci.”
“A volte dovresti imparare il pudore del silenzio. Ma va bene, sì, anche per stanotte faremo come vuoi. Raccontami queste storie sbagliate, e andiamo a ridare loro una forma tollerabile, a dispetto del caos.” E così dicendo il Tempo si infila sulla testa una tuba nera, si fa scivolare attorno al collo una sciarpa bianca di seta e dà il braccio alla Nera signora, mentre la accompagna verso la porta.
Parva scintilla saepe magnam flamam excitat
Ci sono Donna e Manuel in un locale pieno di gente mascherata e di musica incalzante e di corpi in movimento illuminati ritmicamente. Al bar incontrano per caso Marco, che è lì un po’ sperduto per far contenta la ragazza che accompagna e che ha già capito che la serata non finirà bene, e nemmeno così così, probabilmente. Marco, che è già un po’ ubriaco, guarda Donna come se fosse un’apparizione, un miracolo immeritato. Donna è sinceramente contenta di vederlo e stop. Lo presenta a Manuel, chiacchierano un po’ e poi ognuno torna alla sua serata. Non è successo niente, ma di quel niente che cambia la vita.
A Marco viene quasi da piangere, a vedere Donna trascinata via da Manuel, via dalla sua notte e dal suo sogno. A Donna viene quasi da piangere, a sentire la mano di Manuel che le stringe il braccio fino a farle male, e sa che questo è solo l’inizio.
Ha sbagliato forse qualcosa, o forse sono stati gli occhi innamorati di Marco ad irritare Manuel. O forse avrà motivi suoi, da non indagare. Donna ha paura, perché lo conosce e sa che questo è solo l’inizio.
Qui non est hodie cras minus aptus erit
Marco ha bevuto troppo, e continua a bere da solo al bar. La ragazza ha incontrato qualcuno che le interessa di più e con cui probabilmente tornerà a casa. Donna è scomparsa in mezzo alla folla.
Un uomo dall’età indefinibile, pallidissimo, vestito di nero e con una tuba in testa si siede sullo sgabello vicino, e gli tocca lievemente il braccio per attirare la sua attenzione: “Cosa aspetti? Seguila, se la ami…”
Marco non capisce bene, pensa che siano chiacchiere da ubriaco.
“Donna, si chiama, vero?”
Marco si riprende a stento dalla sorpresa e solo dopo qualche lungo minuto riesce a rispondere:
“Che ne sai tu di Donna? Chi sei?”
“Mi conosci bene, tutti mi conoscono bene. È solo che spesso non fate attenzione… Parlo di Donna, l’unica che hai mai amato, e l’unica che in certo modo potresti rendere felice. Ma non sei mai stato capace di dirle una parola sensata. E ora te la fai portar via sotto il naso da quell’assassino.”
“Come… Come sai? Quale assassino?” balbetta Marco, e sa di aver bevuto troppo per poter stabilire chi sta davvero delirando, in quella conversazione.
“Corri fuori, invece di stare qui a fare domande. Magari sei ancora in tempo a salvarle la vita… E non dimenticare questa, ti sarà utile” aggiunge il tipo allungandogli sotto banco una bottiglia rotta e tagliente.
L’uomo lo solleva quasi di peso, e lo sospinge attraverso la folla, le luci, le percussioni assordanti verso l’uscita. Marco non sa se correre fuori o provare a opporre resistenza. Nel dubbio si lascia trascinare dall’uomo nel parcheggio davanti alla discoteca.
Quam terribilis est haec hora
Donna e Manuel sono chiusi in macchina. Lui urla, la scuote, la colpisce sul viso e sul corpo con una violenza bestiale, ancora più spaventosa e incontrollabile di quella che già molte altre volte ha sfogato su Donna, per motivi insulsi o misteriosi. Donna piange, si lamenta, cerca di ripararsi dai colpi con le mani. Poi confusamente capisce che questa volta potrebbe essere l’ultima, che Manuel non si fermerà dopo a consolarla e a baciarle le ferite chiedendole scusa. Stasera la ucciderà davvero. Donna prova a uscire dall’auto, a scappare, ma Manuel la trattiene e le chiude le mani intorno al collo, ancora più inferocito.
In quel momento la portiera si apre e compare Marco con gli occhi infiammati di rabbia che urla come un pazzo a Manuel di fermarsi, di lasciarla stare e intanto lo colpisce al viso, alla gola, agli occhi, alle braccia con il vetro tagliente della bottiglia.
Manuel è preso alla sprovvista e si ferma un attimo per lo stupore, poi è troppo tardi: è già coperto di sangue, non vede, non sente più nulla. L’ultimo fiotto gorgoglia insieme al suo ultimo tentativo di parlare, e investe anche Marco che solo a quel contatto si rende conto di quello che ha fatto, e si ferma inorridito.
Tempus neminem manet
Dietro di lui l’uomo con la tuba lo trattiene e gli impedisce di fuggire. Intanto gli sussurra:
“Guardala ora. Le hai salvato la vita e lei lo sa. Guardala ora se vuoi vedere lo sguardo di una donna innamorata.”
Marco gira lo sguardo dal corpo di Manuel a Donna, rannicchiata e tremante sull’altro sedile. E si accorge, mio Dio, che quello che dice l’uomo pallido è vero: per la prima volta in tutta una vita Donna lo vede davvero e lo ama. Fuori di sé Marco gira attorno alla macchina e va da Donna, apre la portiera. L’uomo, sempre dietro le sue spalle, lo spinge verso di lei e continua a sussurrare: “Avanti, baciala ora, e diglielo. Non hai molto tempo e, te lo assicuro, non avrai un’altra occasione.”
Marco fa esattamente quello che l’uomo gli suggerisce.
Dall’altra parte una signora Nera si china a baciare le labbra insanguinate di Manuel, poi si rialza, guarda l’uomo con la tuba e oscuramente sorride.
Messaggio modificato da swetty, 09 agosto 2012 - 07:24
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