Vai al contenuto

Accomodati pure!

Writer's Dream è la più grande community italiana dedicata alla scrittura e all'editoria.
Entra a farne parte anche tu: accedi o iscriviti per accedere a tutte le possibilità che WD ti offre.

Close
Foto

Una stanza bianca


7 risposte a questa discussione

#1 9talete9

9talete9

    Scribacchino

  • Sostenitori
  • 707 messaggi
81
  • ProvenienzaPavia

Inviato 20 aprile 2012 - 16:50

commento http://www.writersdr...to/#entry175135

Da che potesse ricordare aveva sempre vissuto in una stanza bianca, i muri, il pavimento, il soffitto erano tutti dello stesso non colore. Nella stanza non vi era nulla, vi era solo lui. Dopo anni passati lì dentro aveva perso la concezione del tempo e dello spazio. I minuti erano contemporaneamente ore e secondi, la stanza era una piccola cella e un interno mondo.
Non aveva mai pensato di uscire da quel luogo, non credeva neanche che ciò fosse possibile. Si trovava bene dentro quelle quattro pareti. Lì erano solo lui, i suoi pensieri e il suo mondo. Nulla poteva entrare, non esisteva sofferenza, non esisteva piacere, non v'era odio né amore. Vi era solo lui.
Un giorno una delle pareti si aprì, una donna avvolta in un camice bianco gli chiese di uscire, lui ubbidì senza fare domande.
Andò in strada, vide cose mai viste, cose che non poteva comprendere, cose che gli rivoltavano lo stomaco. Camminava in stato confusionale per la lunga via del centro.
Un uomo lo fermò chiedendogli se avesse bisogno di aiuto, lui declinò l'offerta e proseguì senza una meta lungo la via.
Non comprendeva come potesse comprendere quella lingua che mai aveva udito in vita sua. Forse quella stanza non era sempre stata la sua casa, forse un tempo quello in cui si trovava adesso era il suo mondo, un mondo in cui non era più capace di sopravvivere.
Tornò dalla donna dal camice bianco e la implorò di poter rientrare nella stanza bianca, lei acconsentì soddisfatta.
Finalmente era tornato a casa. Finalmente riusciva a comprendere le regole che governavano la sua esistenza.
  • 0

#2 Bradipi

Bradipi

    Supercritico

  • Supercritici
  • 5778 messaggi
199

Inviato 20 aprile 2012 - 17:03

Una rivisitazione non particolarmente riuscita del mito della caverna.
Impossibile che il protagonista sappia cosa sia il bianco, per lui è il colore naturale del non-sè, lui si vedrà rosa, l'urina gialla e le feci marroni.
Così come non può sapere cosa sia una donna o un camice, un anno o un minuto
Ricordo un racconto di Dish con un tema simile, ma nel racconto il protagonista si rifiutava di uscire.
  • 0

#3 Liusca

Liusca

    Sostenitore

  • Sostenitori
  • 1130 messaggi
43
  • ProvenienzaPotenza

Inviato 20 aprile 2012 - 17:15

[color=#5A5A5A][font=tahoma, helvetica, arial, sans-serif]un interno mondo[/font][/color]

Intero mondo? :grat:

[color=#5A5A5A][font=tahoma, helvetica, arial, sans-serif]Camminava in stato confusionale per la lunga via del centro.[/font][/color]

Non è meglio confuso xD

[color=#5A5A5A][font=tahoma, helvetica, arial, sans-serif]Non comprendeva come potesse comprendere quella lingua che mai aveva udito in vita sua.[/font][/color]

Ripetizione =)

Come detto da Bradipi, ricorda molto il mito della caverna. Però, secondo me, potrebbe semplicemente trattarsi di un uomo che ha perso i contatti con il mondo esterno perché ne è rimasto deluso, e pur sapendo e conoscendo ciò che c'è fuori preferisce ignorare e dimenticare le cose brutte che gli circonda. Come se
volesse vivere in un mondo tutto suo, creando lui stesso le regole, perché quelle esterne non gli aggradano e anche se sono giuste, gli altri suoi concittadini non li rispettano in alcun modo. Quindi una fuga dal mondo moderno, dalla crisi e dai problemi quotidiani.
Questo personaggio, comunque mi ricorda don Abbondio, il quale non vuole mai che la sua quotidianità sia toccata da altri eventi =)
  • 0

#4 Frà

Frà

    Moderatore Gioconda

  • Moderatore
  • 8805 messaggi
698
  • ProvenienzaCagliari

Inviato 20 aprile 2012 - 20:43

Più che altro è un frammento rilasciato molto all'immaginazione di chi legge. Certi dettagli si possono soltanto desumere, non sono espressi, a partire dal perché lui si trova lì, in quella "prigione" che lui ha soltanto conosciuto. Sinceramente il mito della caverna mi sfugge, ma ora mi incuriosisce.
A rileggerti!
  • 0

#5 Nicolaj

Nicolaj

    Supercritico

  • Supercritici
  • 2451 messaggi
128
  • ProvenienzaNapoli

Inviato 20 aprile 2012 - 22:32

Camminava in stato confusionale per la lunga via del centro.
Un uomo lo fermò chiedendogli se avesse bisogno di aiuto, lui declinò l'offerta e proseguì senza una meta lungo la via.

Inutile ripetere "lungo la via".

Sembra quello che è, un frammento, un abbozzo. Se esteso con attenzione in un racconto potrebbe diventare molto interessante, tuttavia in questa forma mi sembra un po' fine a se stesso, privo di particolari pregi come anche di particolari difetti. Mi lascia praticamente indifferente, a essere sincero.
  • 0

#6 Unius

Unius

    Supercritico

  • Supercritici
  • 2292 messaggi
133
  • ProvenienzaSardegna

Inviato 21 aprile 2012 - 15:19

Andrebbe approfondito. Quest'uomo è quindi in quella stanza fin dalla nascita? Ha perso la memoria?
Un accenno a come mangia, come si procura il cibo anche. Ha mai sentiito la sua voce? Ha una cognizione di lingua, di altre lingue parlate dagli uomini?
Potrebbe essere la cavia di un esperimento, ma lui sa cos'è l'odio, l'amore? Ama farne a meno o vorrebbe conoscere queste sensazioni?
Poi, il fatto che non si stupisca troppo nel vedere questa donna in camice bianco mi lascia un po' perplesso.
Ha cognizione di altri esseri viventi?
Quando esce, che ne sa lui dove sta camminando, perchè proprio una via del centro e non un altra? Perchè è disgustato da qualcosa che non ha mai visto? Forse è spaventato.
'Declina' l'offerta di aiuto di un passante, stupendosi di conoscere la sua lingua?
E' troppo normale a questo punto, troppo gentile e ovvio che si comporti così, non appare naturale questa reazione, se è vissuto nel totale isolamento dal mondo da tempo indeterminato.
L'idea è buona, benchè sia un frammento, ma andrebbero considerati numerosi particolari di non poco conto e rivedere il pezzo.
Non se se hai letto 'I sequestrati di Altona' di Sartre, dal quale è anche stato tratto un film a regia di de Sica.
Si narra di un ufficiale tedesco che dopo il 1945 si nasconde in casa del padre per timore di essere fucilato e vi rimane chiuso in una soffitta per diciassette anni, credendo che fuori il mondo sia in preda alla barbarie.
Quando esce, con la sua divisa stracciata, nella Amburgo dei primi anni Sessanta, stenta a credere a quello che vede, evitato dai passanti che vedono in lui i fantasmi di un orrendo passato.
Beh, le descrizioni della sua reclusione sono molto istruttive, a mio parere.
A rileggerti.
  • 0

#7 Tinucci

Tinucci

    Pennuto

  • Utenti
  • 354 messaggi
21
  • ProvenienzaCi sono notti che non accadono mai (A.Merini)

Inviato 21 aprile 2012 - 15:44

Anche a me questo testo ha dato l'idea di essere un frammento: non perchè non sia autoconclusivo, ma perchè lascia moltissime domande al lettore, forse troppe per un brano così breve: in primo luogo chi è quest'uomo, cosa ha fatto per essere rinchiuso nella "prigione" (a me però questo luogo bianco ha ricordato di più un manicomio, da cui il protagonista viene fatto uscire ma solo perchè si renda conto di non essere più in grado di vivere nel mondo esterno)? Diciamo che sicuramente la vaghezza è voluta e vuole comunicare lo stato di confusione in cui si trova il personaggio principale, tuttavia lascia il lettore un po' insoddisfatto.
Per quanto riguarda la forma, ho notato l'uso ripetuto di "vi era", che mi suona un po' vezzoso, non mi piace; avrei usato il più sobrio "c'era". Gusto personale, naturalmente. A rileggerti!
  • 0

#8 Superfrancy

Superfrancy

    Imbrattatore

  • Utenti
  • 41 messaggi
0

Inviato 25 aprile 2012 - 17:26

L'idea mi piace, indipendentemente dal fatto che possa essere una rivisitazione del mito della caverna. Certo, la storia potrebbe essere sviluppata ulteriormente. Viene da chiedersi perché il protagonista si trovi lì, da quanto tempo, se è solo al mondo, ecc. E poi, che pensieri può avere uno che non ricorda il suo "prima" e non vuole neppure ipotizzare il suo "dopo"? Non mi sembra realistico dire che non prova né odio né amore. In fondo, la donna in camice bianco interagisce con lui in qualche modo e non sarà certo l'unica persona presente nel luogo in cui si trova, ospedale o manicomio che sia. Inoltre, perché farlo uscire se è "in stato confusionale"? Forse nella speranza che lo shock gli susciti dei ricordi?
Trovo altresì inquietante la soddisfazione della donna in camice bianco quando lui la supplica di farlo rientrare. Mi fa pensare a tante madri italiane, generatrici di "bamboccioni", che non vorrebbero mai che i loro figli diventassero autonomi.
Il messaggio finale quale sarebbe? Che si può vivere solo dove ci sono regole chiare da rispettare? E dove il capo è uno e uno solo?
  • 0




0 utente(i) stanno leggendo questa discussione

0 utenti, 0 ospiti, 0 utenti anonimi