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Stefano

Nomi di donna (ma anche di uomo)

24 risposte in questa discussione

Premetto una cosa: so bene che potrebbe essere una paranoia. E magari che ce l'abbia solo io. Però sto qua, il posto è giusto, e allora la dico.

Amo la narrativa straniera. E amo il tocco esotico dei nomi tipo Donna, Shirley, Polina, Nastenka, Jane, Marie, Sophie etc.

Quando leggo narrativa italiana - e ci ficco dentro pure i "classici" - e incontro una Roberta, un'Elisa, una Giovanna, mi viene da chiudere il libro e lanciarlo.

"Giovanna era una ragazza decisa e allo stesso tempo gentile". Non me ne vogliano le Giovanne, mi suona di banale, "provinciale".

Si potrà dire "Dipende da come scrivi, se sei un cane manderai in malora qualsiasi nome". E sono d'accordo. Però la sensazione che provo è questa: il nome italiano fa perdere all'atmosfera tutta la sua carica, tutto il pathos.

Non lo so. Vi è mai capitato di leggere un passaggio abbastanza avvincente, magari un giallo, dove poi avete trovato scritto, per esempio: "Immediatamente, la figura estranea gli rivelò la sua identità: era Antonio"

... :oOo:

Quindi: i nomi italiani mi spaventano. Faccio fatica a usarli, e anche in testi altrui mi danno un senso di ridicolo. Magari non sempre, non so nemmeno da cosa dipenda, ma la trovo una cosa ricorrente.

Voi come vivete la cosa?

Non ve ne frega nulla?

Pensate che sia pazzo? In caso ditemelo ugualmente, così mi metto l'anima in pace e scrivo un noir con l'ispettore Gianni e la femme fatale Lucia.

John e Lucy, qualche migliaia di chilometri più a ovest.

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Avendo scritto (o tentato; insomma, preso interesse) principalmente al fantasy, ho quasi sempre inventato i nomi dei personaggi. Sono, però, piuttosto complicata: non me ne vanno a genio molti, chiudi quando inizio a scrivere una nuova storia, riutilizzo sempre gli stessi...

Coi nomi italiani non faccio molta fatica, però tendo a cercare quelli meno usati (anche se non sempre). Mi piace dare nomi italiani a personaggi femminili (anche se sono sempre gli stessi, come sopra). I miei preferiti sono: Rebecca, Marta, Cecilia, Bianca. Faccio più fatica con quelli maschili, però. Di solito uso Michele e Alessandro, ma i nomi maschili e italiani sono il mio tallone d'achille... :facepalm:

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...

Non lo so. Vi è mai capitato di leggere un passaggio abbastanza avvincente, magari un giallo, dove poi avete trovato scritto, per esempio: "Immediatamente, la figura estranea gli rivelò la sua identità: era Antonio"

... :oOo:

...

A me piacciono moltissimo i nomi italiani di derivazione latina. I miei protagonisti ne hanno sempre uno.

Antonio? pensa al vigoroso Marco Antonio del secondo triunvirato, bellissimo compagno di Cleopatra, al comando della flotta egiziana pronto a scontrarsi con Ottaviano nella battaglia di Azio.

Ecco, adesso sostituisci Antonio con Ben, Dick, Fred... :facepalm:

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lucia è un nome molto utilizzato nei paesi scandinavi, soprattutto in Svezia. Nel primo romanzo che ho scritto ho utilizzato nomi stranieri ma nel secondo non potevo chiamare il protagonista italiano, nato e vissuto a Roma, Francis o il fratello Philip, il padre Antony ect. Avrebbe perduto credibilità. I nomi stranieri sono affascinanti ma bisogna prestare attenzione che non entrino in contrasto con la storia.

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Io scrivo spesso fantascienza, e in questo genere per me non c'è storia: i nomi italiani non sono proprio adatti. Quando scrivo racconti più vicini alla realtà quotidiana uso quasi sempre gli stessi nomi; ho una gran passione per Giulia, è una sorta di mio alter ego letterario, non so perché ma mi pare un nome che garantisce un minimo di mistero ed esotismo pur essendo italianissimo. Infarcisco i miei scritti di personaggi con nomi particolari come Natasha, Giada o Luna. Una volta ho usato perfino una Licia, per creare un personaggio a cui mi sono molto legata. Mi tengo invece sempre alla larga da nomi tradizionali come Marco, Francesca et similia.

Però, dài; pensiamo a un commissario Kostas Charitos, per esempio, dei libri di Markaris: suppongo che sia uno dei nomi più diffusi in Grecia, eppure ne è venuto fuori un ottimo personaggio. Forse anche un ispettore Gianni Rossi, in Italia, può avere un suo perché.

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Quindi: i nomi italiani mi spaventano. Faccio fatica a usarli, e anche in testi altrui mi danno un senso di ridicolo. Magari non sempre, non so nemmeno da cosa dipenda, ma la trovo una cosa ricorrente.

Voi come vivete la cosa?

Non ve ne frega nulla?

Pensate che sia pazzo? In caso ditemelo ugualmente, così mi metto l'anima in pace e scrivo un noir con l'ispettore Gianni e la femme fatale Lucia.

John e Lucy, qualche migliaia di chilometri più a ovest.

La penso allo stesso modo o.o

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Quando scrivo racconti più vicini alla realtà quotidiana uso quasi sempre gli stessi nomi; ho una gran passione per Giulia, è una sorta di mio alter ego letterario, non so perché ma mi pare un nome che garantisce un minimo di mistero ed esotismo pur essendo italianissimo.

Grazie!!!!! E' il mio nome! love1.gif

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Quando scrivo racconti più vicini alla realtà quotidiana uso quasi sempre gli stessi nomi; ho una gran passione per Giulia, è una sorta di mio alter ego letterario, non so perché ma mi pare un nome che garantisce un minimo di mistero ed esotismo pur essendo italianissimo.

Grazie!!!!! E' il mio nome! love1.gif

Anche il nome Gloria è molto bello!

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Anche io soffro della sindrome di cui parla Stefano. Sarà perché nel nostro immaginario i nomi stranieri contano molto di più, però è proprio vero: quelli italiani sembrano non avere alcun fascino.

Tuttavia condivido in parte quanto dice Cristina: mi piace l'italianizzazione di alcuni nomi latini, tipo: Marco Emilio, Caio Flaminio, Caio Giulio, Tito Quinzio... questi sono nomi con un background bello interessante. Eppure li preferisco ancora di più nella versione originale, soprattutto graficamente: Marcus Aemilius, Caius Flaminius, Caius Iulius, Titus Quinctius.

E provate a pronunciare questi nomi in inglese: sono semplicemente fantastici :ohh: *fanatico*

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Io chiamo questa sindrome "l'erba del vicino è sempre più verde", e purtroppo in un modo o nell'altro ne sono affetti il 99% delle persone che conosco. icon_cheesygrin.gif

Scommettiamo che invece all'estero c'è chi userebbe volentieri i nomi italiani? icon_cheesygrin.gif

Scherzi a parte, credo che nel tuo caso la soluzione possa essere usare nomi più "universali", usati sia in Italia che in altri Paesi. Prendi me: mi chiamo Ester, e sai quanti mi chiedono se sono straniera? XD Eppure il nome di per sé è in italiano, in inglese ha la H in mezzo.

Comunque a me i nomi italiani non danno fastidio, anzi mi dà molto più fastidio vedere romanzi ambientati in Italia dove i protagonisti si chiamano Jack e John. E non mi hanno dato fastidio neanche nei fantasy di Silvana De Mari, a mio avviso erano molto adatti alla storia che voleva raccontare.

P.S. C'è una cosa però che non ho capito nel tuo discorso. Cosa intendi quando dici che ami la narrativa "straniera"? Non so, detta così sembra quasi un "mi piacciono i libri di qualunque Paese del mondo che non sia l'Italia", il che mi sembrerebbe strano. XD

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Su Giulia mi sa che siamo tutti d'accordo. Incredibile. Ho fatto un po' di sondaggi e questo nome ha sempre la meglio. E il bello è che anch'io lo giudico il meno peggio (per il disocorso che stiamo facendo. Giulia è un bellissimo nome). Vorrei proprio capire perché: se tre indizi fanno una prova, io sto ben oltre ormai...

@cristina67: Hai ragione, se si pensa all'origine del nome il significato cambia. Ma durante un testo contemporaneo riconoscerai che il peso di Antonio è ben diverso che non nella storia di Antonio e Cleopatra. Il problema che vedo io è l'inflazione dei nomi. Cerco di spiegare meglio. Anzi, metafora:

Antonio è mio zio. E' un nome comunissimo. Un nome così comune non può reggere il confronto di una storia che ha in sé delle velleità artistiche. E' come se - ancora prendendo d'esempio il noir - il commissario fosse mio zio Antonio.

Attenzione, ripeto: è una "malattia" mia (anche di qualcun altro, ho letto). Vorrei liberarmene, però allo stesso tempo non voglio che chi legga un mio racconto poi dica: "Certo però, tutta la storia, la suspence... poi viene fuori Giuseppe che è il colpevole... mavaff!!!..." icon_cheesygrin.gif

Ecco, come dire: temo l'effetto "fiction di rai2" icon_cheesygrin.gif

@Feleset: Il discorso dell'erba del vicino penso sia giusto. Esempio: vado matto per Carver. Carver usa in ogni racconto minimo 3-4 nomi, sempre diversi in ogni racconto. Di sicuro subisco oltremodo la fascinazione dell'ambientazione americana, perché di banale, nei nomi, non ci vedo mai nulla. Però se immagino gli stessi racconti zeppi di Giovanne, Marie e Marine... chissà, mi metterei a ridere.

Boh, non so se avete visto mai la serie "Boris", dove c'è l'attore della serie che dice sempre "Sei troppo italiano!"... ecco, MEA CULPA, ma mi sa che anch'io ragiono così. E non so se è un bene o un male...

PS: Non è proprio così, ma a ben vedere ho pochi libri di autori italiani. Diciamo un rapporto 1 a 5 con quelli stranieri... tutto torna.

Sono da ricovero icon_lol.gif

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Dovresti iniziare a scrivere racconti umoristici, buffi, demenziali, inventando i nomi. Ti usciranno fuori brutture tali da farti rivalutare tutti i nomi di questo mondo.

Ona Baldrak; Felice Benvenuto; Otta Migno; Giotto Scure... e certi molto, molto più volgari.

Dico davvero, io ho usato questo trucco, suggeritomi, implicitamente da Elio (e le Storie Tese). Non è una stupidaggine, è un buon esercizio.

Ora, quando do i nomi, lo faccio per "omaggiare". Nel romanzo che sto scrivendo ora ho scelto nomi come Agostino (per il Santo), Federico (per Nietzsche), Silvia (per Sylvia Plath), Giulia (per mia nipote :fuma:).

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I nomi non devono essere un limite.

Insomma, se il romanzo è ambientato in italia, i nomi devono essere italiani.

A me da più fastidio leggere romanzi o racconti ambientati all'estero e scritti da italiani che non conoscono affatto i luoghi nei quali ambientano ciò che raccontano, solo perché non gli piacciono i nomi italiani.

Nei mie romanzi ci sono nomi come Giacomo, Carlo, Giulia, Laura... non mi sono mai sembrati così tremendi.

Io credo che il limite sia dovuto a un retaggio della tv e del cinema che ci bombardano di ottime fiction e pellicole anglofone, a fronte di pessime fiction e pellicole italiane...

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Vorrei liberarmene, però allo stesso tempo non voglio che chi legga un mio racconto poi dica: "Certo però, tutta la storia, la suspence... poi viene fuori Giuseppe che è il colpevole... mavaff!!!..." icon_cheesygrin.gif

Ecco, come dire: temo l'effetto "fiction di rai2" icon_cheesygrin.gif

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icon_cheesygrin.gif

Capisco ma nella mia mente rimane il fatto che se nella storia ogni tanto compare una Fiat, se qualcuno al ristorante ordina i ravioli e in una cameretta spunta il gagliardetto... dell'Arezzo, un Giuseppe qualunque non si nega a nessuno, un Joe mi farebbe storcere il naso. Dunque, secondo me, se la quotidianità dei personaggi è poco accentuata così come il contesto sociale, si ha maggiore libertà di scelta. Altrimenti, si potrebbe mai sostituire Salvo Montalbano con un Joe O'Connor qualsiasi?

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Credo dipenda molto dall'ambientazione che si vuole dare ad uno scritto; personalmente non mi dispiacciono affatto i nomi italiani (pur essendocene alcuni stranieri davvero belli), anche perchè al momento ho scritto storie legate più all'Italia e alla sua quotidianità.

PS: Giulia, Elena, Angelica, Francesca e Medea sono i nomi femminili che mi piacciono di più... king.gif

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Pensate che sia pazzo? In caso ditemelo ugualmente, così mi metto l'anima in pace e scrivo un noir con l'ispettore Gianni e la femme fatale Lucia.

John e Lucy, qualche migliaia di chilometri più a ovest.

È ovvio che se scrivi un noir di atmosfera americana, con bulli, pupe, femme fatale alla Gilda, night club e via discorrendo, se il boss si chiama Gigetto e la pupa Giovanna casca il palco. Ma questo è perché il personaggio non vuole quel nome. Anche pensando di ambientare la storia in Italia, per ricreare un ambiente di questo tipo bisogna che i personaggi subiscano lo stesso fascino filoamericano dell'autore: se il boss si chiama Mario Rossi, il suo nome sarà uno dei segreti meglio custoditi della sua banda, e sarà noto che so, come lo Sfregiato, il Boss, o anche Jack per dire. Se la sventola si chiama Giovanna Bianchi, è chiaro che il nome con cui salirà sul palco sarà Gilda o Marylin.

Ma se invece la situazione è più italiana, che so un noir ambientato in parlamento, allora qui i nomi italiani hanno un senso. Per quanto mi riguarda è comunque il personaggio che decide il proprio nome: anche se nella realtà magari non succede, cerco sempre di dare un nome in linea col carattere del personaggio (ovviamente secondo il mio gusto).

In questo senso i nomi dei nostri personaggi possono essere un campanello d'allarme: se abbiamo scelto un'ambientazione italiana, ma poi i nomi italiani ci stanno stretti, allora vuol dire che la nostra ambientazione non è così caratterizzata, e magari è italiana solo perché ambientata a Bologna, che però è una Bologna che assomiglia così tanto a Chicago, esattamente come il nostro personaggio Giovanni è in realtà un John con l'accento emiliano. Attenzione che a volte i nomi sembrano falsi perché è sbagliata la regione. Per dire, un Bepi Marangon in Puglia va un po' giustificato, ma anche che in una storia ambientata a Venezia non ci sia neanche un Alvise.

Ho ambientato una storia di fantascienza in Svizzera e una in pianura Padana, in entrambi i casi i nomi dei personaggi hanno fatto parte delle ricerche sul luogo e non mi sono sembrati mai fuori posto (nomi: Marco, Silvia, Adele, Luca, Chiara, Francesco). Ho scritto un racconto thriller/noir crudo e violento: Valerio, Anna, Silvia, Maria Mastropaolo, Salvemini.

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Anche io, Stefano, ho il tuo stesso problema. Io me ne sono accorto alle medie, quando nei miei temi liberi racontavo sempre storie con il protagonista che si chiamava Tim, o Jim, o James, o John... poi questo mi è rimasto. Io credo che derivi dal fatto che a quel tempo leggevo molta narrativa per ragazzi di autori stranieri (per esempio la Rowling, o Dahl, ma solo per citarne alcuni). Quindi col tempo ho associato i nomi italiani alla realtà, mentre quelli stranieri ai mondi scritti sui libri, alle storie inventate. E questo mi è rimasto. è una forma mentis che ha le sue radici nelle mie letture infantili e adolescenziali, non una sindrome, a mio modo di vedere.

Ho scritto un fantasy simil medievale in cui questo problema non sussiste, in quanto ho inventato tutti i nomi, mentre per un altro ambientato ai giorni d'oggi ho trovato molta fatica a immaginarmi qualche nome italiano che mi soddisfacesse. Per esempio, ho usato Gabriele, e credo che sia una delle prime volte in assoluto che do al mio personaggio un nome italiano

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Anch'io un tempo non ne usavo e ambientavo in luoghi X per poter lasciar credere al lettore che i nomi che mettevo fossero universali.

Poi ho cominciato a scrivere dell'Italia e uso nomi italiani particolari: antichi, armoniosi, classici ma in disuso. Il risultato è che mi piacciono più degli stranieri e ne sento più l'empatia thumbup.gif

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Quando scrivo racconti più vicini alla realtà quotidiana uso quasi sempre gli stessi nomi; ho una gran passione per Giulia, è una sorta di mio alter ego letterario, non so perché ma mi pare un nome che garantisce un minimo di mistero ed esotismo pur essendo italianissimo.

Grazie!!!!! E' il mio nome! love1.gif

Anche il nome Gloria è molto bello!

Grazie! thanks.gif

Gloria è il nome della protagonista del mio libro (incrocino di dita). Gloria e Francesco sono i personaggi principali. Poi ho utilizzato nomignoli tipo Milla (Camilla). Mi sembrano caratterizzanti e avvalorano la storia.

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C'è una canzone di Guccini la cantò in un concerto con i Nomadi, è introdusse il pezzo in modo simpatico:

Io personalmente la penso come Jack. Leggere Nick, John, Claire e Alyson varie in un romanzo ambientato in Italia mi dispurba (a meno che non sia un romanzo multietnico).

Cerco comunque di scegliere nomi poco diffusi. Un libro utilissimo per me è questo:

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Beh, dai... l'ispettore Gianni non è poi così malvagio icon_cheesygrin.giflove1.gif

Secondo me è un'illusione il fatto che i nomi stranieri siano meglio: suonano bene, hanno un che di esotico sicuramente (e ci mancherebbe, sarebbe strano il contrario.. esotico e straniero sono la stessa cosa).

Però, nel momento in cui ambiento una storia in Italia, mi viene automatico ricorrere a nomi italiani. E' un percorso naturale a mio avviso, non ci vedo proprio nulla di provinciale. Devi solo pensare alla tua vita di tutti i giorni: conosci più Kevin, Ridge, Albert, Marissa, Susan oppure Elisa, Elena, Sara, Massimo, Roberto o Lorenzo?

Secondo me dipende dalla storia, se la scrivi bene e l'ambienti bene, è necessario direi usare nomi italiani, altrimenti non sarebbe credibile. Ho due fratelli che si chiamano Jonathan e Nico, mia sorella (gemella di Nico) si chiama Mersia... non sono certo nomi convenzionali, non sarebbe assurdo usarli.

No, se scrivi Gennaro in Campania o Salvatore e Rosaria in Sicilia, non saresti certo tacciato di superficialità o di banalità, anzi saresti credibile? Sai a Napoli quanti bambini si chiamano Diego? E quanti Stephen?

Secondo me devi solo abituarti all'idea. Io nel mio romanzo non solo ho inserito nomi italiani, cercando vagamente di localizzarli, ma pure i cognomi e sono soddisfatto della resa.

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@Vale: il link di youtube che hai pubblicato riflette proprio il mio discorso. in pieno. icon_cheesygrin.gif

(fra l'altro è spassosissimo, grazie di averlo condiviso icon_razz.gif )

Comunque ci tengo a precisare che se l'ambientazione è italiana, i nomi stranieri devono essere introdotti molto sapientemente, altrimenti risultano ancor più ridicoli, ovvio.

"Gli americano ci fregano con la lingua, non è la stessa cosa", dice Guccini. La gente ride, però è vero. Sarà che l'America è nell'immaginario collettivo una terra di sogni, perfezione, "potenza", e la piccola Italia, a confronto, fa sorridere. Estensione del discorso "l'erba del vicno bla bla bla..." surprice.gif

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Secondo me la questione è proprio come l'ha posta Jack: la televisione. In tv si vedono per lo più serie americane e di conseguenza si è influenzati in tal senso. La prova del 9 è che il 90% dei nomi che avete detto sono americani, ma non ho visto un solo nome arabo, cinese o giapponese che possono essere considerati ben più esotici.

Io sono dell'idea che il nome deve adattarsi al luogo e alla storia, quindi più che una preferenza di nomi credo che si possa avere una preferenza di ambientazioni. Le mie passioni più grandi dopo la scrittura sono gli anime , i manga e il folklore (mondiale). Inizialmente avevo una preferenza per i nomi orientali, poi andando avanti nella scrittura sono maturato al punto da essermene sbarazzato o quasi (nomi giapponesi e nomi di qualche leggenda che mi ha colpito sono sempre molto quotate nelle mie scelte).

P.s. L'america sarà una potenza ma credo che a livello linguistico l'italiano la batta tranquillamente, anche se a mio modesto parere una delle lingue più belle per scrivere è il giapponese.

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Una buona soluzione, a mio parere, è data dai nomignoli: perché non chiamare il protagonista Nicola ma, in una conversazione informale, trasformarlo in Nick? Stesso discorso per Tommaso-Tommy o Pietro-Peter. In questo modo si mantiene la nostranità e si introduce un elemento di verosimiglianza (quale amico non ha un nomignolo o un soprannome?)

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