Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Ospite Spritz

Che cos'è la narrativa mainstream?

Post raccomandati

Ospite Lem Mac Lem

Direi di sì, è una delle caratteristiche del mainstream; le altre, s'è detto, si definiscono più che altro per esclusione. Ma il tuo riferimento alla normalità, subito mi fa  sorgere  un dubbio. Saramago opera sovente al contrario: un evento eccezionale segna l'inizio della storia,  però i personaggi ne prendono atto e si comportano "normalmente". Un nobel scrive mainstream, suppongo...

 

 

Uhm... quindi il concetto potrebbe essere proprio questa intenzione dell'autore, di mostrare un'angolazione diversa rispetto a quella che canonicamente ci si dovrebbe aspettare?

(es: un omicidio, che però non sfocia in un giallo, un innamoramento, che però non è la storia dell'amore dei due personaggi, una catastrofe naturale, e mi viene in mente La strada, dove la fine del mondo è un pretesto per raccontare dell'amore paterno, che non si ferma nemmeno quando non c'è nessuna speranza).

L'idea del genere per esclusione non mi piace tantissimo, anche se finora anch'io ho sempre pensato al mainstream in questo modo :sss:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

L'idea del genere per esclusione non mi piace tantissimo, anche se finora anch'io ho sempre pensato al mainstream in questo modo :sss:

Non piace nemmeno a me, ma credo di averne studiato ancora troppo poco, per fare ipotesi ben strutturate e azzardare post in tal senso. Ora che ci penso, è tanto che non leggo della critica letteraria, devo rimediare...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

che bello, stiamo facendo una discussione veramente "alta" :)

Cercando di rissumere, io trovo ancora migliore la definizione di mainstream come:

realistico

contemporaneo

focalizzato su eventi o personaggi comuni

maggiormente interessato alla psicologia/comportamento/evoluzione dei personaggi piuttosto che alla storia.

 

ci sarebbe da farci una tesi... ;)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
che bello, stiamo facendo una discussione veramente "alta"  :)

 

Tranquillo Prof, ci penso io a ribassarla come si deve.  :asd:

 

Ad esempio, sono appena incappato su questa vignetta, dite che è IT? :asd:

 

149323_494938107283062_672108918_n.jpg

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Io continuo a votare per la centralità del personaggio rispetto alla storia, al di là della sua evoluzione.

In un fantasy ci deve essere lo sviluppo del personaggio, sì, però il personaggio è sempre al servizio della storia. Ne "Cronache del ghiaccio e del fuoco" i personaggi sono importantissimi e si evolvono con il tempo, ma sono comunque funzionali alla storia. La storia di un mondo fantastico che scende in guerra per conquistare il trono di spade. Il libro comincia con i personaggi principali che si muovono per conquistare il trono di spade. Questo è l'importante. Ne "Il signore degli anelli" è il viaggio e i pericoli che vengono incontrati che fanno crescere i personaggi, non il contrario.

Un giallo inizia con un mistero da risolvere, è importante chi sia l'investigatore perché il suo carattere darà una certa impronta all'indagine, ma il punto di partenza è sempre l'omicidio.

Un horror inizia sempre con la paura di un pericolo. Se il protagonista è un poliziotto o una bambina di otto anni, cambierà tutto, ma il fulcro del libro rimane la paura dell'ignoto che si trasforma nella paura di un pericolo reale.

1984, altissima letteratura, ha un protagonista coraggioso, attento, intelligente, ma è comunque sottoposto alla forza della trama stabilita. Un mondo dove si è controllati in ogni istante, dove si è obbligati a credere in quello che ti dicono di credere, dove la psicopolizia non vuole solo che tu obbedisca alle leggi, ma che tu creda in ciò a cui obbedisci.

Prendete "La solitudine..." (parlo di questo perché è forse il mainstream più famoso degli ultimi anni) c'è trama: l'incidente con gli scii di Alice, la sorella disabile di Mattia, l'anoressia, l'autolesionismo, il tradimento, ecc, ma l'obbiettivo dell'autore è chiaramente quello di indagare le sfumature di carattere in Alice e Mattia. La trama nasce dalla natura dei personaggi. La vergogna di Alice la fa allontanare dal gruppo e perdersi nella neve, l'egoismo infantile di Mattia gli fa lasciare la sorella al parco per andare alla festa di compleanno del suo amico e così via fino in fondo. La trama è di fatto costituita dalle variazioni caratteriali dei due protagonisti.

Sono d'accordo sul fatto che la normalità venga vista da un altro punto di vista, è questo che rende belli i mainstream. Prendono la realtà di ogni giorno e la mostrano dal punto di vista di un personaggio interessante per qualche motivo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Lem Mac Lem

Uhm, no, nel fantasy può essere la storia al servizio del personaggio, per consentire un determinato percorso, oppure il contrario, o un bilanciamento tra le due cose. Dipende dall'autore. Ne Le Cronache la storia è funzionale ai personaggi non meno del contrario, basti pensare a quelle stagioni così anomale, che durano anni: guardacaso, la fine dell'estate (del tempo di pace e onore), l'inizio dell'autunno (della guerra per il trono), l'avvicinarsi dell'inverno (azzi amarissimi che si appropinquano da ogni fronte). Quando l'inverno sarà arrivato... non voglio neanche pensarci :sss:

Non sono cose che il lettore deve necessariamente percepire, ma di cui l'autore si serve, per creare l'atmosfera e l'equilibrio che vuole.

Scusate l'OT, ho il riflesso pavloviano per il fantasy. Ora smetto, giuro :fuma:

 

 

 

Io continuo a votare per la centralità del personaggio rispetto alla storia, al di là della sua evoluzione.

[TAGLIO PER RAGIONI DI COMODITA')

Prendete "La solitudine..." (parlo di questo perché è forse il mainstream più famoso degli ultimi anni) c'è trama: l'incidente con gli scii di Alice, la sorella disabile di Mattia, l'anoressia, l'autolesionismo, il tradimento, ecc, ma l'obbiettivo dell'autore è chiaramente quello di indagare le sfumature di carattere in Alice e Mattia. La trama nasce dalla natura dei personaggi. La vergogna di Alice la fa allontanare dal gruppo e perdersi nella neve, l'egoismo infantile di Mattia gli fa lasciare la sorella al parco per andare alla festa di compleanno del suo amico e così via fino in fondo. La trama è di fatto costituita dalle variazioni caratteriali dei due protagonisti.

Sono d'accordo sul fatto che la normalità venga vista da un altro punto di vista, è questo che rende belli i mainstream. Prendono la realtà di ogni giorno e la mostrano dal punto di vista di un personaggio interessante per qualche motivo.

 

 

 

 

Che bello, mi piace :ohh:

E può essere anche una realtà passata, immagino. Teoricamente, un mainstream può essere ambientato due secoli fa, purché vengano rispettate quelle caratteristiche, giusto?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ma a quel punto non rischiamo di sforare nel romanzo storico? :)

 

Edit: appena premuto invio mi sono accorta di aver detto una mezza sciocchezza: un romanzo può ovviamente essere ambientato nel passato senza che venga necessariamente considerato come romanzo storico, e senza ovviamente essere obbligato a dare la stessa importanza alla Storia, utilizzandola solo come sfondo vago e concentrandosi sui destini individuali. Credo sia il caso di Venuto al mondo della Mazzantini, che salta molto spesso negli anni 80 e negli anni della guerra, ma è tutto fuorché un romanzo storico ^^

Modificato da Manua

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

E' quello che ho cercato di dire da un po' di tempo a questa parte, l'attualità non fa il mainstream e un romanzo ambientato nel passato non è necessariamente circoscrivibile nel solo genere storico se intende focalizzarsi su altri messaggi, anche attraverso i destini individuali. La presenza e l'influenza della Storia sui personaggi può anche essere terribilmente invasiva (si pensi a Guerra e Pace) ma se il romanzo va oltre e usa, ad esempio, i destini individuali per farne anche una metafora sull'uomo o sulla natura umana si svincola dal romanzo di genere (storico in questo caso) per divenire maistream, sempre ché abbia un sufficiente livello qualitativo letterario.

Modificato da Tagliacarte

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Stando a quanto dite, sembra che io legga soprattutto mainstream (benché non sapessi cosa voglia dire e probabilmente non lo so ancora)

Però io distinguerei tra percorso di formazione tipico dei romanzi detti, appunto, di formazione - che se non è un genere, quantomeno è un sottogenere - e il viaggio dell'eroe tipico del fantasy.

Entrambi hanno in comune un percorso di crescita ma nel primo caso si parte necessariamente da infanzia o adolescenza per arrivare a una maggiore consapevolezza o una diversa "visione del mondo", insomma si impara e ci si limita a diventare adulti, o almeno un po' più adulti, nel viaggio dell'eroe un personaggio acquisisce lungo il percorso tutti quei valori, morali e materiali, che lo portano dall'essere una persona più o meno normale, a compiere le epiche imprese cui è destinato.

(Sulla seconda definizione non sono sicurissimo perché non leggo molti fantasy, però non dovrei esserci lontano)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Però io distinguerei tra percorso di formazione tipico dei romanzi detti, appunto, di formazione - che se non è un genere, quantomeno è un sottogenere - e il viaggio dell'eroe tipico del fantasy.

Entrambi hanno in comune un percorso di crescita ma nel primo caso si parte necessariamente da infanzia o adolescenza per arrivare a una maggiore consapevolezza o una diversa "visione del mondo", insomma si impara e ci si limita a diventare adulti, o almeno un po' più adulti, nel viaggio dell'eroe un personaggio acquisisce lungo il percorso tutti quei valori, morali e materiali, che lo portano dall'essere una persona più o meno normale, a compiere le epiche imprese cui è destinato.

(Sulla seconda definizione non sono sicurissimo perché non leggo molti fantasy, però non dovrei esserci lontano)

 

 

Più o meno ci hai preso, però tieni conto che anche nel romanzo di formazione il protagonista acquisisce valori morali e materiali lungo il percorso: solo che, invece che diventare un paladino, diventa un adulto. Ovviamente, è diverso anche il tipo di percorso che fanno: Wilhelm Meister, uno dei pochi protagonisti del romanzo di formazione che davvero non fa altro che gironzolare di qua e di là, non cresce ammazzando draghi o imparando la magia presso uno stregone.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Alexander91: a dire il vero, non sempre ma spesso, nel romanzo di formazione c'è anche una sorta di "perdita dell'innocenza" (non solo sessuale) che può portare il personaggio in rotta con la società, la famiglia, il "suo" mondo e anche a fare azioni moralmente discutibili. C'è sì una nuova consapevolezza, ma questa non sempre porta il personaggio ad essere una persona migliore. Cosa che, credo, sia imprescindibile nel viaggio dell'eroe di un fantasy.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Nel fantasy un protagonista può avere una crescita sia in negativo che in positivo, questo dipende dal messaggio che vuole trasmettere l'autore.

 

Non ho capito l'affermazione sull'essere per forza bambini o adolescenti: Renzo ne I promessi sposi è adulto fin dall'inizio, eppure ha una formazione. Poi per carità, magari dall'Ottocento ad adesso i canoni sono cambiati.

 

Comunque io resto convinta che il non-genere sia qualcosa che, almeno nelle intenzioni, tenta di essere "alta letteratura". Poi è ovvio che non sempre ci riesca, ed è ovvio che un romanzo di genere possa essere di gran lunga più bello (dipende dall'autore), però il genere in teoria nasce come intrattenimento, e solo eventualmente gli si può affiancare un messaggio, mentre nel mainstream è più vero il contrario. Cioè, a me sembra che mentre un giallo o un romance possano essere scritti anche per essere letti sotto l'ombrellone, un mainstream in teoria voglia sempre farti riflettere sul senso della vita. Poi magari sbaglio, eh, effettivamente secondo questa definizione Fabio Volo non scriverebbe mainstream, o ne scriverebbe di pessimi. Che magari è pure vero. :asd:

 

Che cosa sia questa "alta letteratura" comunque dipende da quale o quali correnti letterarie prevalgono in questa epoca, cosa che in un certo senso solo i posteri sapranno con certezza. Di sicuro le vostre riflessioni sulla centralità della psicologia del personaggio e sulle situazioni "anomali" sono interessanti nell'inquadrare i canoni della letteratura contemporanea. :)

Modificato da Feleset

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

In quale fantasy il protagonista (protagonista, non antagonista o qualsiasi altro dei personaggi della storia) ha una crescita in senso negativo? (Senza che vi sia un successivo riscatto, cosa che riporterebbe la faccenda nei consueti binari del viaggio dell'eroe)

A feleset: i romanzi di formazione sono roba del tipo L'isola di Arturo della Morante, Chiamalo sonno di Henry Roth, Il giovane Holden di Salinger, Hotel New Hampshire di J.Irving, Non ci sono solo le arance della Witterson, dal mio punto di vista anche Ti prendo e ti porto via di Ammaniti ma qualcuno potrebbe dissentire.

Per farla breve, romanzi in cui il percorso di crescita (anche d'età ma non soluo) è parta predominante della trama.

Ciò non significa che in altri romanzi i personaggi non evolgano, ma I Promessi Sposi sono indubbiamente un romanzo d'altro tipo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Sono romanzi di formazione, o quantomeno un suo filone, anche quelli dove buona parte della trama ha ambientazione scolastica, come Dio di Illusioni della Tartt, Un giorno ti porterò laggiù della Oates o roba tipo Cose che nessuno sa di D'Avenia.

Non avendolo letto, non so se c'è un percorso di crescita tra i protagonisti nel libro che rese famoso Moccia ma se ci fosse...beh, anche quello è ascrivibile al genere.

Poi se il romanzo di formazione sia mainstream o meno, beh, francamente non lo so. Se do per giusta la vostra definizione di mainstream dovrebbe, come dovrebbero esserlo le saghe familiari o i romanzi corali alla "Non buttiamoci giù" di Hornby

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Secondo me il romanzo di formazione è mainstream, ma il mainstream non è sempre romanzo di formazione.

Per esempio "Tutto torna" di Giulia Carcasi è un mainstream, ma è troppo breve per essere un romanzo di formazione. Hornby è classificabile come uno scrittore di mainstream, anche se alcuni suoi libri come "E' nata una star" (più un racconto lungo che un romanzo breve) non presenta la crescita di un personaggio.

Per me se c'è la focalizzazione sulla natura di un personaggio, una vita quotidiana e realistica, una visione diversa del mondo così come normalmente ci viene proposto è mainstream (nel caso in cui manchi il terzo requisito è un mainstream venuto male).

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

* scusate, quando dico che "Tutto torna" è troppo breve per essere un mainstream, non intendo come quantitativo di pagine, intendo che il periodo di tempo che copre con la sua narrazione è troppo breve per essere considerato un romanzo di formazione.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

* è troppo breve per essere un romanzo di formazione, non un mainstream, scusate, scusate.

 

(Devo farmi dare il tasto "modifica", così non posso continuare! :perchè:)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
@Alexander91: a dire il vero, non sempre ma spesso, nel romanzo di formazione c'è anche una sorta di "perdita dell'innocenza" (non solo sessuale) che può portare il personaggio in rotta con la società, la famiglia, il "suo" mondo e anche a fare azioni moralmente discutibili. C'è sì una nuova consapevolezza, ma questa non sempre porta il personaggio ad essere una persona migliore. Cosa che, credo, sia imprescindibile nel viaggio dell'eroe di un fantasy. 

 

Oh sì, Arthas Menethil diventa decisamente una persona migliore alla fine del suo viaggio.  :asd:

 

Non ho capito l'affermazione sull'essere per forza bambini o adolescenti: Renzo ne I promessi sposi è adulto fin dall'inizio, eppure ha una formazione. Poi per carità, magari dall'Ottocento ad adesso i canoni sono cambiati.

 

Solitamente i protagonisti dei romanzi di formazione si trovano proprio nel punto di passaggio tra l'infanzia e l'età adulta: partono dalla prima e a fine romanzo approdano alla seconda. Questa è l'idea generale. Ne I promessi sposi il discorso è diverso: innanzitutto parliamo di un romanzo storico, non di formazione. Comunque, Renzo è l'unico che può fare un vero percorso (tolta la conversione dell'Innominato) perché praticamente non è nulla rispetto agli altri personaggi: non è esperto di legge come l'Azzeccagarbugli, non ha l'esperienza e la saggezza di fra' Cristoforo et cetera. Questo, oltre al fatto che l'impossibilità di sposarsi con Lucia e la conseguente fuga lo rendono particolarmente 'mobile', lo rendono un personaggio perfetto per un percorso di formazione (che tuttavia è in negativo: Renzo impara a non fare cose, non a farle).

 

Comunque io resto convinta che il non-genere sia qualcosa che, almeno nelle intenzioni, tenta di essere "alta letteratura". Poi è ovvio che non sempre ci riesca, ed è ovvio che un romanzo di genere possa essere di gran lunga più bello (dipende dall'autore), però il genere in teoria nasce come intrattenimento, e solo eventualmente gli si può affiancare un messaggio, mentre nel mainstream è più vero il contrario. Cioè, a me sembra che mentre un giallo o un romance possano essere scritti anche per essere letti sotto l'ombrellone, un mainstream in teoria voglia sempre farti riflettere sul senso della vita. Poi magari sbaglio, eh, effettivamente secondo questa definizione Fabio Volo non scriverebbe mainstream, o ne scriverebbe di pessimi. Che magari è pure vero.  :asd:

 

Sono pienamente d'accordo. Però mi sorge la domanda: perché invece di scrivere romanzi 'filosofici', non si fa direttamente filosofia? La butto lì, è un dubbio di cui non ho (ancora) la risposta.  :umhh:

 

Secondo me il romanzo di formazione è mainstream, ma il mainstream non è sempre romanzo di formazione.

 

Sì, è quello che penso anche io: il romanzo di formazione si allontana comunque molto poco dal mainstream: non ha elementi fantastici, né ha una caratterizzazione 'forte' della trama come un giallo od un thriller, oggetto della narrazione è il quotidiano, una persona normale in un mondo normale.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Dire "perché non si scrive di filosofia anziché romanzi filosofici" non ha molto senso. Come dire "Perché non scrivi un saggio si storia anziché un romanzo storico?". Il fine è quello di scrivere una storia, non di insegnare filosofia.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Secondo me il romanzo di formazione è mainstream, ma il mainstream non è sempre romanzo di formazione.

Sì, è quello che penso anche io: il romanzo di formazione si allontana comunque molto poco dal mainstream: non ha elementi fantastici, né ha una caratterizzazione 'forte' della trama come un giallo od un thriller, oggetto della narrazione è il quotidiano, una persona normale in un mondo normale.

Diciamo che il romanzo di formazione è un "sottogenere" del mainstream? Perché un romanzo mainstream può anche raccontare dell'evoluzione del dolore di una donna che perde i figli, per esempio...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Dire "perché non si scrive di filosofia anziché romanzi filosofici" non ha molto senso. Come dire "Perché non scrivi un saggio si storia anziché un romanzo storico?". Il fine è quello di scrivere una storia, non di insegnare filosofia.

 

Giusto, ecco perché.  :asd:

 

Diciamo che il romanzo di formazione è un "sottogenere" del mainstream? Perché un romanzo mainstream può anche raccontare dell'evoluzione del dolore di una donna che perde i figli, per esempio... 

 

Sì, il concetto è quello.  :la:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Se il mainstream è ció che avete detto ( realistico, con ambientazione contemporanea, quantomeno dell'autore;

focalizzato su l'evoluzione della psicologia dei protagonisti nel corso di un arco temporale più o meno lungo e dei loro compartamenti in seguito a eventi definibili "di rottura dell'equilibrio" come può esserlo un lutto, un divorzio, un cancro la nascita di un figlio -forse, ma non sono sicuro, l'arrivo di un animale) sono mainstream:

I già citati romanzi di formazione;

I romanzi corali ( divisibili in saghe familiari - come i Buddenbrook o Solomon Gorsky è stato qui - e i racconti in cui il punto di vista continua ad alternarsi tra vari membri di un gruppo - Non buttiamoci giù di Hornby o Scontri di civiltà per un ascensore a piazza vittorio);

Alcuni romanzi, caratterizzati da prevalente ambientazione scolastica come Noi di R. Mason possono essere considerati una fusione di entrambi i sottogeneri;

Romanzi in cui c'è il superamento di un dolore (tipo Caos Calmo di Vetonesi, Metà di niente della Dunne)

Romanzi in cui il protagonista deve superare la propria insoddisfazione o perseguire uno scopo (che sia il mal di vivere, trovare un lavoro, diventare scrittori o altro. Se l'obiettivo fosse l'amore ci allontaneremmo dal mainstream per sfociare nel sentimentale)

Romanzi in cui "all'improvviso arrivò qualcuno", che sia un gatto, un fratello mai visto (tipo Io e Marley, Full of Time di J. Fante)

L'intera biografia di un personaggio (Il mondo secondo Garp di Irving)

Forse, tra i vari temi ricorrenti del mainstream c'è anche "il segreto rivelato" (Il giardino di cemento o Espiazione di McEwan).

Questi sono generi o temi ricorrenti delle cose che leggo inquadrabili, se ho capito bene la definizione, nel mainstream. Se ne conoscete altri, aggiungeteli che il discorso mi interessa.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Io fondamentalmente rimango dell'idea che non si possa parcellizzare così la narrativa in sottosottogeneri di un sottogenere...

Se c'è il superamento di un dolore è mainstream... e se dopo aver superato il suo dolore il protagonista diventa un serial killer a cui danno la caccia le polizie di tutto il mondo, il libro cos'è?  Un mainstream fino a pag. 88 e un thriller da lì in poi?

Io credo che non sia troppo sensato andare alla ricerca delle minuscole sottosezioni...

Tempo fa mi capitò di chiedere spiegazioni a un utente su un genere letterario che aveva citato e che non avevo mai sentito nominare in ventotto anni di libreria.  Dopo una serie di spiegazioni sono riuscito a capire che si trattava di un sotto-sottogenere di steampunk... Alla mia precisa richiesta di citarmi qualche testo di sua conoscenza che rientrasse in quel genere è riuscito a dirmene uno solo, il quale tuttavia non rispettava, a suo dire, tutti i requisiti del genere... E' possibile che un genere letterario sia costituito da mezzo romanzo?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Io ho una mia teoria sulla faccenda (mia, e come tale opinabile e non suffragata da nessuno studio o analisi approfondita)

 

In letteratura, un genere nasce quando un libro ha creato un numero tale di epigoni tra gli altri scrittori o nel mondo editoriale, che tentano di riprodurne gli aspetti peculiari. Il libro potrebbe non essere l primo che utilizza quei temi, quello stile, quegli aspetti, ma è il primo che crea degli epigoni, degli imitatori, dei lettori affezionati, insomma un modello ed è per questo che diventa il capostipite di quel genere. 

 

A fissare le regole del gioco, più che il precursore sono gli epigoni.

La letteratura sentimentale esisteva da secoli. Poi arriva una che ne scrive uno la cui unica differenza rispetto agli altri è  che la protagonista deve incarnare soprattutto difetti, problemi e nevrosi della donna contemporanea. Nasce il chick-lit (in realtà la struttura del diario di Bridjet Jones è sputata a Orgoglio e Pregiudizio, che non a caso viene citato nel nome del protagonista maschile e non solo).

 

Anche prima di Tolkien esistevano storie con tutti gli elementi tipici del fantasy, ma è solo dopo Il Signore degli anelli che chi intendeva scrivere fantasy ha trovato un modello a cui fare riferimento.

 

Lo Steam-punk non è altro che un ucronico in cui industria a vapore e stile vittoriano prendono un'evoluzione diversa. Chi ha scritto il primo stava solo rispettando le regole dell'ucronico come la Fields quelle del romanzo sentimentale. Il numero degli epigoni che lo han preso a modello ha decretato la nascita del genere.

 

Come disse qualcuno tempo fa in tag, la miglior fan-fiction italiana probabilmente è L'Orlando Furioso. Ma nessuno la considera tale. Perché è un genere nato dopo, dall'ammirazione che alcuni scrittori più o meno dilettanti avevano per Guerre stellari.

 

I morti ammazzati  c'erano anche prima di Sherlock Holmes, ma il giallo è nato con lui, il noir (credo) con Chandler,ecc.

 

Alcuni temi, stili, ambientazioni, modelli, pur ricorrenti in molti romanzi non hanno creato nessun modello di riferimento e ogni scrittore "fa da sé" quando ne parla, senza che abbia fatto nascere alcun genere. I fantasmi sono ricorrenti nell'horror, ma nessun romanzo a essi dedicati è stato preso mai a modello da un numero sufficiente di scrittori perché nascesse un genere a sé stante. Per i vampiri invece sì.

 

 Una volta nato, il genere prende una sua storia (e qualcuno può sempre deciderne di sovvertirne le regole) e a quel punto anche allontanarsi dal modello originario, purché conservi le caratteristiche che lo identificano.

 

Dal mio punto di vista i romanzi di formazione, le saghe familiari e i romanzi d'ambientazione realista con protagonisti animali (alla Io & Marley) - che hanno un nome preciso che al momento mi sfugge - sono ormai divenuti un genere a sé.

 

Mentre gli altri temi citato nel post precedente sono sì ricorrenti nel mainstream, e non solo, ma nessun romanzo incentrato su di essi ha ancora "fatto scuola"

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
In letteratura, un genere nasce quando un libro ha creato un numero tale di epigoni tra gli altri scrittori o nel mondo editoriale, che tentano di riprodurne gli aspetti peculiari. Il libro potrebbe non essere l primo che utilizza quei temi, quello stile, quegli aspetti, ma è il primo che crea degli epigoni, degli imitatori, dei lettori affezionati, insomma un modello ed è per questo che diventa il capostipite di quel genere.

 

Non necessariamente: io non la vedrei in maniera così 'genealogica', anche se alcuni esempi nella letteratura vecchia e nuova ci potrebbero indurre a pensarla così. Esempio: Omero. L'Iliade e l'Odissea sono stati palesemente imitati da una serie di autori i cui poemi compongono quello che oggi gli studiosi chiamano 'Ciclo Troiano'. In realtà però non si può ascrivere l'origine del genere 'poesia epica' ad un solo autore od opera: "ci furono poeti prima di Omero" diceva l'Arpinate. 

Il genere si crea quando una serie di autori e di opere possiedono una serie di caratteristiche che appunto li caratterizzano distinguendoli da tutto il resto. E tuttavia non si può dire che Esiodo abbia imitato Omero: la tua ipotesi copre certi (molti!) esempi, ma non penso sia esaustiva.

 

Anche prima di Tolkien esistevano storie con tutti gli elementi tipici del fantasy, ma è solo dopo Il Signore degli anelli che chi intendeva scrivere fantasy ha trovato un modello a cui fare riferimento.

 

Oh beh, se ricordo bene, Le Cronache di Narnia sono state pubblicate qualche anno prima. E guarda caso, Harry Potter ridà molto più a Lewis (e l'autrice non lo nasconde) piuttosto che a Tolkien. Come la mettiamo?  :asd:

 

Dal mio punto di vista i romanzi di formazione, le saghe familiari e i romanzi d'ambientazione realista con protagonisti animali (alla Io & Marley) - che hanno un nome preciso che al momento mi sfugge - sono ormai divenuti un genere a sé.

 

Beh, se consideriamo il romanzo di formazione un genere a sé, anche qui la tua ipotesi presenta problemi: non c'è un capostipite unico del romanzo di formazione: Austen, Stendhal, Dickens, Goethe... Ce ne sono un bel po', insomma.  :asd:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Bene, faccio allora un'ultima domanda prima di dileguarmi perché non sono di quelli abituati a spaccare il capello in quattro, come si usa dire.

 

Se un romanzo non appartiene alla narrativa di genere e non ha nessuna delle caratteristiche che avete delineato essere connotative del mainstream, voi come lo classificate?

Sono curioso di conoscere questa risposta, poi vi lascio.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Se un romanzo non appartiene alla narrativa di genere e non ha nessuna delle caratteristiche che avete delineato essere connotative del mainstream, voi come lo classificate?

 

Ad esempio? Esiste un romanzo del genere?  :asd:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Marcello, non so, dovresti fare un esempio concreto (un titolo che hai letto, non classificabile in nulla di ciò che abbiamo detto - ma considera che le cose che abbiamo detto, quantomeno le mie, non hanno la pretesa di essere esaustive - oppure spara una trama a tuo giudizio non classificabile in nessun genere noto)

@Alexander: sempre ricordando che è solo una mia teoria, non suffragata da nulla, per me dal precursore nascono gli epigoni che lo prendono a modello, ma poi, fissate "le regole del gioco" il genere ha un'evoluzione propria, e chi lo scrive può, pur rispettandone gli aspetti peculiari che lo caratterizzano, rompere gli schemi o utilizzare altri modelli, anche diversi al precursore.

Stando a wikipedia, il romanzo di formazione è nato in Germania (sulle saghe familiari invece non trovo nulla di interessante sul web, ma io resto convinto possano costituire genere a sé).

La Austen però non la metterei tra autrice di romanzi di formazione.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
@Alexander: sempre ricordando che è solo una mia teoria, non suffragata da nulla, per me dal precursore nascono gli epigoni che lo prendono a modello, ma poi, fissate "le regole del gioco" il genere ha un'evoluzione propria, e chi lo scrive può, pur rispettandone gli aspetti peculiari che lo caratterizzano, rompere gli schemi o utilizzare altri modelli, anche diversi al precursore.

 

Dubito fortemente che ci sia comunque un unico precursore: medesime condizioni portano a medesimi risultati; un medesimo contesto socio-culturale può portare a produzioni artistiche simili, al di là delle particolarità individuali. Comunque, magari ne veniamo a capo se consideriamo qualche esempio. Quali sono per te quindi degli esempi di precursori? Te lo chiedo perché voglio capire esattamente cosa intendi.

 

Stando a wikipedia, il romanzo di formazione è nato in Germania

Immagino facciano riferimento a Goethe. Il suo Wilhelm Meister ne è uno dei capisaldi.

 

La Austen però non la metterei tra autrice di romanzi di formazione.

 

Beh, Moretti ce la mette, quantomeno per il suo Orgoglio e pregiudizio.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Alexander: un po' di esempi nei post precedenti li ho fatti. Se non hai capito cosa intendo non è per mancanza di esempi ma perché - probabilmente -non mi so spiegare.

Ma avendolo letto 3 dei 6 romanzi della Austen, tra cui Orgoglio e pregiudizio, continuo a pensare che nessuno di quelli letti siano annoverabili tra i romanzi di formazione.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un membro per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra comunitày. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora


×