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Ospite Spritz

Che cos'è la narrativa mainstream?

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Ospite

Beh, la domanda è già più che esplicita nel titolo.

Se non ho capito male, mi pare che la narrativa mainstream sia quella che adesso va per la maggiore (quindi vampiri & Co), giusto?

Ecco, posto che la mia considerazione è corretta, "che cosa c'è" d'altro dentro al calderono del mainstream? QUali opere possono essere considerate di tale genere in questo momento?

Mi pare di capire che questa definizione di narrativa si sia diffusa soprattutto negli ultimi anni. E che soprattutto contenga, diciamo, non porprio delle perle di scrittura, o opere imperdibili.

Quindi, quanto è cambiato il mainstream nel corso degli anni? Che cosa c'è (o non c'è più) di nuovo o di diverso rispetto, che ne so , a cinque o dieci anni fa?

ringrazio già da ora tutti quelli che mi daranno gentili risposte

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è tutta la narrativa che vende. si va dai romanzi pseudofilosofici di fabio volo, ai thriller scritti da autori con nome scandinavo, ai polizieschi procedurali, ai vampiri e alle mocciate

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Mainstream vuol dire tradizionale, viene da main, principale, e stream corrente.

In campo letterario si indica mainstream tutta la letteratura non di genere.

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Ospite

Quoto vale, anche a me risultava che la mainstream fosse quella non di genere, non c'entra nulla il fatto di cosa vende o meno, i vampiri e co. sono narrativa di genere (fantasy o horror), i thriller sono appunto... thriller °w°

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Ospite Signor Ford
Quoto vale, anche a me risultava che la mainstream fosse quella non di genere, non c'entra nulla il fatto di cosa vende o meno, i vampiri e co. sono narrativa di genere (fantasy o horror), i thriller sono appunto... thriller °w°

Anche io sapevo che fosse proprio quella non identificabile con un genere specifico

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Ipse dixit Wikipedia:

Mainstream (in italiano corrente principale) è un termine che significa "una corrente conosciuta dalle masse", di "tendenza". È usato in genere nelle arti, come la musica, nel cinema, nella letteratura e in molti altri campi culturali.

Nella letteratura, mainstream indica solitamente la narrativa "non di genere" (per vari motivi, la narrativa di genere è spesso considerata "di bassa qualità", in contrapposizione "all'alta qualità" della narrativa letteraria).

Spesso il termine è usato anche in senso spregiativo, per indicare degli artisti che si legano a generi tipicamente di "tendenza", (es. film d'azione, musica pop) o ad un particolare target (es. adolescenti), per motivi puramente commerciali; in contrapposizione ad underground, subcultura, controcultura.

Non risulta chiarissimo...

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solo in letteratura indica il non genere, o "genere letterario". Un terreno minato in cui si impantano spesso gli scrittori esordienti, finendo per scrivere cose che capiscono solo loro, e il pubblico dei non-lettori che si lancia sull'ultimo premio Arpia, che pare sia molto bello, e può servire per fare bella figura nelle discussioni.

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In effetti anche a me interessa caprine di più... Il fatto è che, come ci ha postato ferdinando, la definizione di Wikipedia indica sia la narrativa "non di genere" sia la "corrente conosciuta dalle masse". Per quanto riguarda la seconda dicitura, mi pare che la questione sia abbastanza chiara: il mainstream cambia nel tempo e tocca moltissimi generi e tipologie nelle arti. Per la prima dicitura, invece, la questione mi pare più complicata.

Almeno, per quanto mi riguarda, il "non genere" mi risulta difficile da definire perché cerco sempre di etichettare tutto quello che leggo! Immagino di essere un po' un'ignorante a riguardo, ma davvero fatico ad inquadrare questa tipologia di narrativa.

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Ospite
Quoto vale, anche a me risultava che la mainstream fosse quella non di genere, non c'entra nulla il fatto di cosa vende o meno, i vampiri e co. sono narrativa di genere (fantasy o horror), i thriller sono appunto... thriller °w°

Anche io sapevo che fosse proprio quella non identificabile con un genere specifico

idem.

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La risposta di Vale è senz'altro la più esaustiva. Mainstream non c'entra nulla con un genere in sè. Il fantasy e l'horror sono generi a se stanti, per quanto letti e apprezzati in tutto il globo, non saranno mai mainstream.

Il mainstream in teoria va bene per tutti ed è alla portata di tutti.

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Da Wikipedia:

In campo letterario, mainstream assume una connotazione positiva, andando a indicare la produzione di estrazione culturale più alta, a cui si attribuisce maggior qualità, che si potrebbe descrivere entro i margini (peraltro non ben definiti[2]) di "letteratura alta", "letteratura colta", o, anche, "letteratura d'autore"[2].

La letteratura mainstream si definisce meglio in rapporto di contrapposizione con la produzione della cosiddetta letteratura di genere moderna, considerata di consumo, e a cui si attribuisce solitamente una bassa qualità artistica: si tratta, in quest'ultimo caso, di un fenomeno la cui genesi può essere fatta risalire almeno al romanzo gotico e le cui espressioni letterarie sono andate gradualmente cristallizzandosi entro codici di genere piuttosto ben definiti: si tratta, oltre al romanzo gotico, di generi come il romanzo storico, il poliziesco, il romanzo rosa, a cui si sono aggiunti gli apporti della produzione di consumo novecentesca, come la fantascienza, la New Age, il fantasy[2]. Al contrario, le manifestazioni della letteratura "colta", "d'autore" ("mainstream") assumono forme variabili e dinamiche che si sottraggono a una codificazione canonica entro l'orizzonte convenzionale di un genere[2] e sono considerate, sol per questo, manifestazioni "alte", a prescindere dalla intrinseca qualità che, d'altronde, può ben raggiungere livelli elevati anche nella moderna scrittura di genere[3]

Modificato da freccetto

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Mainstream è semplicemente la letteratura di chi non si pone il problema di che genere sia quello che scrive.

Tutto qui.

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Secondo me, Nanni, sarebbe giusto che fosse così... peccato che siano gli altri a decidere per te quale sia il genere del tuo romanzo :asd:

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La gente ha la fissazione delle classificazioni, ma che importanza ha?

Se non ti sei preoccupato di seguire le regole di un genere saranno necessarie forzature per inserirti nel genere in cui hanno deciso di inserirti e, alla fine, cosa ti importa?

Prendiamo un qualsiasi libro mainstream, che so, Il maestro e Margherita. Oppure, per sceglierne uno recente, "La versione di Barney", si possono collocare in un genere? Certamente sì, con qualche sforzo.

Ma la differenza tra questi romanzi e la letteratura di genere e che il genere viene attribuito a posteriori.

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La gente ha la fissazione delle classificazioni, ma che importanza ha?

Se non ti sei preoccupato di seguire le regole di un genere saranno necessarie forzature per inserirti nel genere in cui hanno deciso di inserirti e, alla fine, cosa ti importa?

Prendiamo un qualsiasi libro mainstream, che so, Il maestro e Margherita. Oppure, per sceglierne uno recente, "La versione di Barney", si possono collocare in un genere? Certamente sì, con qualche sforzo.

Ma la differenza tra questi romanzi e la letteratura di genere e che il genere viene attribuito a posteriori.

Sono assolutamente d'accordo :)

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ritorno sull'argomento perchè c'è una discussione piuttosto animata sui generi da un'altra parte:

esistono dei criteri per definire un'opera mainstream? o è una definizione per negazione (tanto odiate dal mio prof di filosofia al liceo :)), che comprende tutto quello che non è di genere?

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Comprende tutto ciò che non è di genere, secondo me. E di solito affronta temi sentimentali.

 

Mai sentito un libro di genere definito "Mainstream"

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C'è di sicuro anche un bel  topic recente sulla dignità dei generi. Poiché mi "picco" di scrivere gialli colti ( non lo è - si parva licet eccetera-  Il nome della rosa?) cerco di contestare ovunque capito l'esclusione dei generi dalla Letteratura. Un genere può essere un capolavoro, un mainstream una schifezza, è ovvio. Battaglia persa... Neri Pozza, che replicherà il suo concorso,  accetta solo romanzi non di  genere.

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* Si mette comoda e mangia popcorno * continuate pure come se non ci fossi, dato che non ho le idee chiare prendo appunti * crunch crunch *

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E no cribbio! Manu, tu hai fatto partire il casino nell'altro topic e adesso intervieni pure qui, non vale stare a guardare!  :asd:

Modificato da Prof. Yattaman

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Non sono ancora riuscita ad inquadrare il genere giuro :D per questo non mi permetto di dire niente al riguardo non posso proprio parlare xD
A me dà l'idea di raccogliere storie di vita che può essere reale, quello che viene chiamato da alcuni "narrativa" in senso molto generico xD

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Anche la mia professoressa di filosofia al liceo (e così pure io) odiava le definizioni per negazione: e c'aveva ragionissima.

Tuttavia qui il caso è particolare e richiede di procedere, almeno inizialmente, per esclusione. Il problema è che noi (o almeno io) siamo abituati a ragionare per generi letterari, e quindi siamo abituati a cercare quegli elementi e quelle caratteristiche che differenziano un certo genere dal mainstream.

Il problema è che il mainstream in quanto tale quegli elementi 'in più' non ce li ha!  :asd:

 

Il mainstream non usa ambientazioni storiche, fantascientifico-futuristiche o fentasi: possiamo quindi dire che è ambientato più o meno ai nostri giorni, nel nostro mondo. Ugualmente, non c'è roba soprannaturale da horror o da paranormal romance vampiresco, ma solo comuni esseri umani.

Il mainstream non è (auto)biografia: quindi personaggi e fatti narrati saranno più o meno inventati, ma pur sempre realistici.

La trama mainstream non è da horror, thriller o giallo: niente gombloddi, indagini, spy story, serial killer et cetera, ma solo gente normale con le loro vite normali: lavoro, famiglia, amici, amori, sogni, speranze, tragedie et cetera et cetera.

 

Qualche esempio di mainstream? Beh, il romanzo di formazione in voga nell'800 aveva tutte le caratteristiche del mainstream, se non fosse che i protagonisti erano tutti puntualmente dei giovani della classe borghese (questo assieme ad altre caratteristiche peculiari lo rende di fatto un sottogenere a sé, ma non sono sicuro che all'epoca gli autori ne fossero coscienti). Molti romanzi di Dickens penso si possano tranquillamente definire mainstream, come pure le novelle di Verga, i romanzi di D'Annunzio et cetera. Di autori più recenti nostrani ammetto di aver letto poco, ma credo che Acciaio di Silvia Avallone possa essere un buon esempio di mainstream contemporaneo.

 

Spero di non aver scritto troppe sciocchezze. :asd:

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Voglio fare un tentativo di distinzione per affermazione anziché per diniego, potrebbe essere una stupidaggine, vi prego di non linciarmi.

 

Narrativa di genere: libri dove la storia è al centro, il personaggio, pur se importante e ben delineato, è al servizio della trama. L'autore sviluppa il protagonista per farlo partecipare al mistero/al dilemma/al suo mondo inventato/alla sua società futuristica e farglielo risolvere o farlo muovere all'interno di esso/a.

Esempio: Misery. Il protagonista è al servizio della situazione che potremmo riassumere come: scrittore imprigionato a letto con le gambe rotte si trova a fare i conti con un'infermiera stalker e psicopatica. E' importante il carattere del protagonista? Certo, ma è questo ad essere asservito alla trama, non il contrario.

 

Narrativa mainstream: il personaggio è predominante, la trama nasce e si esaurisce nella natura stessa dei personaggi principali.

Esempio: La solitudine dei numeri primi. Potremmo dire che c'è un evento scatenante che mette in moto la storia, ma tutto il resto del libro sono solo azioni compiute dai protagonisti perché sono quei protagonisti, perché hanno quel carattere, quei problemi, quella rabbia. Tutto gira intorno alla loro natura e personalità. Se non vi piace La solitudine, ve ne dico un'altra, Inseparabili di Piperno, la trama di tutto il libro si può riassumere con lo sviluppo (tra l'altro anche abbastanza statico) dei due protagonisti. Non c'è una trama se non in funzione di chi sono e cosa provano.

 

Che ne dite, ha un senso?

  • Mi piace 1

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Ma, sai, molti romanzi considerati abitualmente mainstream possono essere inseriti, più o meno a forza, in un genere. Burgess, facevo l'esempio in un'altra discussione, scrive sostanzialmente fantascienza, ma non è considerato un autore di fantascienza. C'è anche un suo libro in cui si parla di Excalibur e di un complesso complotto di separatisti neoceltici (l'ho letto molto tempo fa e spero di ricordarmi bene) ma non è Urban Fantasy. Pinchon è stato definito autore di romanzi apocalittici, ma esiste un genere "apocalittico? Che poi detto così sembra un borgataro che vede qualcosa di sconvolgente (per lui) e dice: "Apocalittico!". Se poi vogliamo andare indietro nel tempo potremmo considerare Anna Karenina un romance? Non se ci sono critici letterari nei dintorni, perché ci taglierebbero la gola.

E il Faust di Mann cos'è?

In teoria un libro mainstream dovrebbe puntare di più sulla qualità della scrittura di quanto non faccia un testo di genere ma, prima di far arrabbiare gli appassionati dei vari generi che frequentano questo forum, debbo riconoscere apertamente che si tratta appunto di teoria. Nella pratica le cose vanno spesso diversamente. Attualmente sono molto irritato con il Dicker di Harry Quebert. Come struttura è un giallo ma numerosi dettagli denunciano l'intenzione dell'autore (e dell'editore) di collocarlo in mainstream. Lo trovo scritto molto male, niente di strano, ci sono moltissimi libri non di genere che sono scritti coi piedi. Ma questo lo rende un giallo a tutti gli effetti? No, certo, non può essere un criterio il livello della prosa: ci sono gialli scritti molto meglio di Harry Quebert che tuttavia restano gialli. Forse Dicker mette più attenzione alla bellezza della scrittura ma poi non è capace di superare un certo livello? Potrebbe essere un criterio? Il mainstream è tale se l'autore pone più attenzione alla scrittura di quanto non faccia un autore di genere. (Che poi  magari è spontaneamente più bravo e scrive meglio senza metterci attenzione)?

Insomma, per evitare di fare un elenco infinito di romanzi che potrebbero appartenere a un genere resta la conclusione, secondo me, che la collocazione tra i mainstream o tra la letteratura "di genere" è tutta nelle intenzioni dell'autore, dello scaffale, metaforico e reale, in cui decide che sia inserrltoil suo editore e del critico che fa la recensione. Niente di più e niente di meno. E forse l'intenzione di rifarsi ai classici, che non sono mai di genere anche quando lo sono.

 

 

Non so perché ma neanche questa definizione mi soddisfa.

 

Edit: la mia è una risposta ad Alexander, non a Dolcenera, che propone un suo interessante criterio. Che però, se si esamina con attenzione, presenta gli stessi problemi del mio: è sempre tutto nelle intenzioni, perché esistono molti libri mainstream in cui la psicologia è alquanto rozza (vogliamo tornare ad Harry Quebert?) e viceversa libri di genere che puntano tutto sulla psicologia, specie nell'horror. Vogliamo dire che Dracula di Stoker sia carente dal punto di vista psicologico? E Simenon scrive gialli o cos'altro?

Modificato da Nanni

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Credo che si necessiti di levare i capolavori dalla distinzione per generi, altrimenti non ne veniamo più fuori :asd:

(dici che è una soluzione troppo di comodo? :asdf:)

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PS I libri mainstream dalla psicologia rozza sono libri riusciti male, questo non li toglie dalla loro categoria (come gli horror che non fanno paura o gli erotici che non fanno eccitare :XD:)

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@Nanni: il genere apocalittico esiste eccome, anche se qui la distinzione di genere è fatta sul tema piuttosto che sullo stile o su una struttura generale.

Altra domanda interessante: su che base fare la classificazione? Sullo stile, il tema, la struttura o che altro? Prima Alexander citava Verga come autore mainstream, ma Verga è anche tradizionalemnte riconosciuto come il maggiore rappresentante del verismo, che è una corrente letteraria definita da un certo stile più che dai contenuti, da qui la domanda: il mainstream si differenzia dalla letteratura di genere sulla base dei contenuti o dello stile?

E poi: mainstream deve essere necessariamente realistico?

Ancora: mainstream è qualcosa ambientato nello stesso periodo storico in cui viene scritto?

Domande. Che richiedono risposte. [cit.] ;)

Modificato da Prof. Yattaman

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 Insomma, per evitare di fare un elenco infinito di romanzi che potrebbero appartenere a un genere resta la conclusione, secondo me, che la collocazione tra i mainstream o tra la letteratura "di genere" è tutta nelle intenzioni dell'autore, dello scaffale, metaforico e reale, in cui decide che sia inserrltoil suo editore e del critico che fa la recensione. Niente di più e niente di meno.

Ah, beh, questo è sacrosanto: anche nella stessa narrativa di genere sono certo che ci sono opere inquadrabili nell'uno o nell'altro sottogenere a seconda delle scelte e delle intenzioni dell'autore, dell'editore, dei critici... Un problema simile è con i generi musicali: c'è un gruppo folk-metal ungherese che si autodefinisce epic-metal ma che secondo un mio amico esperto di musica per l'uso della batteria si avvicina di più al power metal. Insomma, la questione è complicata in ogni campo.  :asd:

 

Credo che si necessiti di levare i capolavori dalla distinzione per generi, altrimenti non ne veniamo più fuori  :asd:

(dici che è una soluzione troppo di comodo?  :asdf:)

 

Più che togliere i capolavori, sarebbe da tener conto del fatto che la suddivisione in generi è una categorizzazione a posteriori e che quindi gli autori non stavano a seguire punto per punto certi canoni: ogni tanto facevano come gli pareva e uscivano dai paletti di poco o di tanto. Se teniamo conto quindi che la categorizzazione è necessariamente piuttosto approssimativa e non esaurisce le possibilità a disposizione, forse possiamo accontentarci.

 

su che base fare la classificazione? Sullo stile, il tema, la struttura o che altro? Prima Alexander citava Verga come autore mainstream, ma Verga è anche tradizionalemnte riconosciuto come il maggiore rappresentante del verismo, che è una corrente letteraria definita da un certo stile più che dai contenuti, da qui la domanda: il mainstream si differenzia dalla letteratura di genere sulla base dei contenuti o dello stile?

Beh, sulle caratteristiche che sono ritenute proprie di un genere. Ad esempio, lo stile, così, a senso, mi pare più una caratteristica peculiare dell'autore che non comporta l'assegnazione dell'opera ad un dato genere (piuttosto ad un dato autore); ciò non toglie però che tra le varie caratteristiche di un genere ci sia anche il ricorso ad un certo stile: la poesia epica greco-romana era caratterizzata da uno stile particolare, ad esempio.

Verga ed il verismo di fatto sono mainstream: se dobbiamo stare a contare anche le semplici correnti letterarie come generi letterari, non la finiamo più...  :asd:

Alla fine, gran parte dei concetti verghiani (e veristi) come ad esempio l'eclissi del narratore, li ritroviamo anche nella letteratura contemporanea, sia mainstream sia di genere: il verismo era una novità per l'epoca (lo si confronti, ad esempio, con un Manzoni od uno Stendhal), ma comunque è dannatamente mainstream. Se Malpelo fosse stato pubblicato l'altroieri, dubito che qualcuno l'avrebbe mai definito 'di genere'.

Quindi direi che il mainstream si differenzia innanzitutto per i contenuti.

 

il mainstream deve essere necessariamente realistico?

 

Eh beh, credo sia la premessa indispensabile: se non è realistico, è fantastico, e allora sforiamo in qualche genere, dal fantasy alla fantascienza, horror et cetera.

 

mainstream è qualcosa ambientato nello stesso periodo storico in cui viene scritto?

 

Sì, altrimenti è storico. Al massimo può essere ambientato qualche anno prima: ma, ad esempio, io un romanzo pubblicato oggi ed ambientato nel '68, lo considererei storico. E se così non è, possiamo far diventare mainstream anche I Pilastri della Terra di Follett.  :asd:

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