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Ospite Jack Shark

Ai confini del plagio

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Ospite

Leggete questa trama:

Un ragazzo, ricco, bello e popolare si prende gioco di una ragazza piuttosto bruttina della sua classe, una vera e propria strega in incognito. Lei allora lo maledice per la sua cattiveria, tramutandolo in una bestia; gli concede però due anni per rompere l'incantesimo, perché pochi istanti prima di trasformarsi, il ragazzo compie un atto di gentilezza, donando alla ragazza della biglietteria una rosa che la sua partner si era rifiutata di indossare per il ballo. L'unico modo di rompere l'incantesimo e ritornare alla sua bellezza è amare ed essere corrisposto.

Fatto? Vi ricorda nulla?

Ok, passiamo otre:

Titolo: Beastly

Questo romanzo, di prossima uscita, del quale è stato già realizzato un adattamento cinematografico, è chiaramente ispirato al classico Disney, a sua volta ispirato dalla fiaba originale le cui origini si dice risalgano a quasi 2000 anni fa (Apuleio)

Quello che mi domando io è: dove si trova il confine fra ispirazione e plagio?

Inoltre: utilizzare una storia così famosa (anche se in chiave moderna) in modo così somigliante, è più un rischio o più un vantaggio?

Voi lo fareste mai? E nel caso, quante possibilità pensereste di avere nel riuscire a pubblicarlo?

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Quello che mi domando io è: dove si trova il confine fra ispirazione e plagio?

Inoltre: utilizzare una storia così famosa (anche se in chiave moderna) in modo così somigliante, è più un rischio o più un vantaggio?

Voi lo fareste mai? E nel caso, quante possibilità pensereste di avere nel riuscire a pubblicarlo?

Adesso si dice "rivisitazione in chiave moderna" icon_cheesygrin.gif

Comunque, credo dipenda tutto dalla realizzazione del libro, nel senso che se l'autore è riuscito a metterci un po' di innovazione e un po' di buonsenso allora potrebbe risultare un prodotto (quasi) nuovo, nei personaggi, nelle situazioni, etc. Se invece si è limitato a prendere la storia e trasporla ai giorni nostri non in modo consapevole ma così, tanto per fare, allora le cose sono diverse.

Non credo lo farei, se non per gioco, giusto per divertirmi a stravolgere i canoni. :) Non penserei alla pubblicazione, per una storia del genere.

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Io ho letto da qualche parte che le trame possibili sono solo 20 icon_eek.gif siccome sono stordita non mi ricordo assolutamente dove caspita ho letto questa cosa, ma mi ricordo di aver pensato che la fonte fosse autorevole.

La cosa mi ha lasciata basita. La creatività sta dunque nel modo di porre una storia? Nell'originalità con la quale vengono trattati i personaggi? Non lo so, in effetti dopo aver letto questa riflessione, ho cercato di osservare tutti i libri che leggevo secondo questa ottica, e in effetti devo dire che c'è del vero. Ma un conto è ricondurre tutto a poche trame primigenie, diciamo così, un conto è riprendere personaggi, situazioni e farne una semplice ripetizione. E' un confine labile. Lì sta l'abilità dello scrittore. Tutto è già stato scritto. Dipende come.

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il confine tra plagio e rivisitazione è fin troppo sottile... ma è molto peggio quando sconfina nello stravolgimento dell'opera originale.

Insomma, d'accordo che bisogna pur campare, ma secondo me copiare in maniera così spudorata un classico che tutti conoscono è da incoscienti. Rischiano l'allontanamento del pubblico, anziché l'attenzione degli spettatori. :facepalm:

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Ospite Lem Mac Lem

Vabbè ormai di narrativa fantastica in italia escono solo rivisitazioni di vecchie favole. La Bella e la Bestia è solo un'altra, aspettiamo Cappuccetto Rosso, Cenerentola, la Bella Addormentata...

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Ospite Lem Mac Lem

Intendevo rivisitazioni 'alternative'. Per il fantasy ancora manca, ma aspettiamo al varco...

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Vi ricorda nulla?

una trama noiosa?

Quello che mi domando io è: dove si trova il confine fra ispirazione e plagio?

l'ispirazione dovrebbe essere un omaggio a qualcosa che ha acceso la fantasia di chi scrive (o comunque produce, crea), mentre il plagio rimuove l'elemento fantasia dall'equazione

utilizzare una storia così famosa (anche se in chiave moderna) in modo così somigliante, è più un rischio o più un vantaggio?

senza dubbio un rischio, specie se non aggiunge nulla alla trama, se non reinventa

Voi lo fareste mai? E nel caso, quante possibilità pensereste di avere nel riuscire a pubblicarlo?

io ho scritto un romanzo che occhieggia all'uomo in fuga di stephen king/richard bachman, anche se poi va a finire in una direzione che è più quella di 1984, ad esempio. e conservo ancora il sogno di pubblicarlo. in realtà è infarcito di citazioni che più o meno riferiscono alla cultura popolare in generale e a king in particolare (ho citato heroes, jack bauer, ma anche la torre nera) quindi, se proprio devo difendere la mia opera, direi che si inserisce in un quadro citazionistico, più che di plagio nel vero senso della parola. è la prova che il limite tra quest'ultimo e l'ispirazione è molto sottile...

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Riporto su questo topic perché non so bene come pensarla. Ci sono diversi libri che mi hanno "ispirata" in modo più o meno consapevole. Penso che comunque usando personaggi diversi, ambientazioni diverse, un aspetto leggermente diverso del tema trattato, venga fuori una storia diversa, magari appartenente allo stesso filone (e immensamente distante dai capolavori che l'hanno ispirata), ma qualcosa dentro di me mi dice che non è comunque del tutto giusto. Però se qualcosa mi colpisce, una bella scena in un film, un personaggio in un libro, mi accorgo che anche non volendolo fare, prima o poi la ritiro fuori mentre scrivo. E a volte me ne accorgo solo dopo averlo fatto, rileggendo a distanza di tempo. In molti casi credo che chi legge non potrebbe accorgersene perché sono comunque elementi che ho rimasticato, unito ad altri, a sensazioni personali, ma continua a non sembrarmi giusto. Forse dipende dal grado di elaborazione personale, perché è impossibile evitare che accada a livello inconscio (se siamo nani sulle spalle dei giganti ci sarà un perché). Qualche tempo fa su internet ho letto un racconto che era esattamente copiato da un cortometraggio che avevo visto anni fa, molto carino e che infatti ricordavo bene. Era evidente (a me, ma non so quanti lo conoscessero) che non fosse una rielaborazione, ma un plagio vero e proprio. Invece in un racconto che ho scritto per il MIB in fretta e furia, non pensando consciamente all'Amante della Duras, ho trovato rileggendolo elementi di quel libro (è uno dei miei preferiti, ne so diversi pezzi a memoria). C'è la madre anche se diversa, c'è il fratello piccolo anche se diverso, c'è un amante, e c'è persino una traversata (non del Mekong). La trama in realtà non c'entra nulla e neanche questi personaggi assomigliano davvero a quelli della Duras, i rapporti fra di loro non sono gli stessi ed è scontato dire che i miei erano giusto abbozzati, ma gli elementi so da dove vengono.

E se mi metto a pensare, a parte quando utilizzo ricordi di cose che mi sono successe, tutta la mia creatività non è altro che un riprendere e rimescolare elementi che ho trovato in libri e film, filtrandoli e riassembrandoli. Ma è lecito farlo secondo voi o dovrei sforzarmi di evitare quelle suggestioni? Mi è impossibile però perché è come se avessi esperienza di quelle cose. Io su quel traghetto che attraversa il Mekong è come se ci fossi stata davvero e posso riconoscere le sue influenze perché appunto è un libro che conosco bene, chissà quante cose riappiccico senza neanche rendermi conto di dove le ho prese.

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Ospite Lem Mac Lem

E riposto anch'io in questo topic perché nel frattempo mi sono ispirata e la storia di Cenerentola l'ho riscritta :asd: In chiave fantasy/horror.

Ma io scrivo fanfiction da molti anni, queste cose non mi creano problemi.

Diciamo che in un'ottica commerciale, le rivisitazioni hanno meno rischi delle storie originali.

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Ma è lecito farlo secondo voi o dovrei sforzarmi di evitare quelle suggestioni? Mi è impossibile però perché è come se avessi esperienza di quelle cose. Io su quel traghetto che attraversa il Mekong è come se ci fossi stata davvero e posso riconoscere le sue influenze perché appunto è un libro che conosco bene, chissà quante cose riappiccico senza neanche rendermi conto di dove le ho prese.
Anche secondo me è impossibile evitare. Ci sono cose che letteralmente si depositano nella mia mente e vanno a formare una specie di fanghiglia indistinta. Da lì proviene tutta una serie di suggestioni che vanno a finire nelle descrizioni di posti che non ho mai visto, ma solo immaginato; quelle descrizioni infatti contengono dei pezzi tratti dalle immagini mentali che io mi sono fatto di cose che ho letto, o sentito, o vissuto. Ne sono sicuro perché capita qualche volta che, come dici tu, io mi renda conto di aver attinto a questo bacino. Un esempio sono le immagini di porti pre-industriali (forse una mia fissazione). Ecco, se devo immaginarmi dei porti del genere, inevitabilmente, finisco per tirare fuori suggestioni che provengono in parte da videogiochi, in parte da libri, in parte da film o documentari. Il bello è che si creano quasi dei ricordi artificiali, in certi casi. Per esempio mi è capitato di immaginare uno di questi porti che poi mi sono reso conto essere uscito in parte da un videogioco; e la mia testa aveva automaticamente, senza ragionarci troppo, mescolato a quella visione degli odori (anche odori che non ho memoria di aver mai sentito, ma di certo arrivano da qualche parte).

Secondo me questo è uno degli aspetti più belli della scrittura. Non solo lo trovo soddisfacente (anche quando queste descrizioni/visioni sono fini a se stesse), ma è pure affascinante, mi coinvolge pensare a come è incredibile la mente umana su queste cose. E quindi non penso ci si debba limitare in questo senso, questo non è plagio. Fra l'altro questo è uno dei motivi per i quali mi sento particolarmente in sintonia con il tuo modo di scrivere, Nerina.

Negli ultimi tempi questo tipo di ispirazione mi si è un po' inaridito, e ho smesso di scrivere. Magari dipenderà dal fatto che sto vivendo un periodo di reclusione causa esami (li odio!); lo spero.

Be', spero di non essermi spostato troppo verso l'OT.

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Come alcuni di voi hanno già scritto, penso che la creatività possa essere asservita a un progetto di questo tipo, perchè una rivisitazione, con tutti gli adattamente del caso, può essere tanto e più gradevole dell'originale (oppure il contrario, certo). Immagino si tratti di una realtà ciclica in qualsiasi ambito artistico noto (in special modo quello letterario e cinematografico).

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Non ci vedo nulla di male in una rivisitazione, sopratutto delle fabie classiche, addirittura questo topic mi ha fatto venire voglia di farne una io stesso. Però deve essere una vera rivisitazione, non un semplice cambiare nomi e un po' di ambientazione

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Ospite Lem Mac Lem

Leggete tutti Red As Blood di tanith Lee. E' un ordine.

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Robert Greene a suo tempo attaccò Shakespeare per due motivi: non aveva studiato e non era originale. Tutte e due le cose, osservate da un certo punto di vista, sono vere: non era un accademico e le sue trame certo non presentavano elementi di novità tali da poter essere considerate originali. Evidentemente la grande originalità di Shakespeare, osservato con gli occhi degli uomini moderni, sta altrove, e in tantissimi aspetti, talmente tanti che non è nemmeno possibile iniziare a scriverne. Se Shakespeare - che certo non era un conservatore, letterariamente parlando - non avesse presentato così tanti aspetti innovativi nella scrittura oggi non sarebbe considerato quello che è.

Insomma, per me giudicare l'originalità di un libro da un riassunto della sua trama è come giudicarlo dalla copertina. E' troppo poco, davvero. E se sapessi scrivere come Shakespeare (visto che anche oggi le sue cose restano bellissime e non necessitano generalmente di un apparato storico o critico per godersele) farei come lui: prenderei a piene mani da altre storie per scrivere le mie.

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Ho letto Beastly, che è dichiaratamente una rivisitazione della fiaba, e l'ho trovato piuttosto ben scritto.

Ovviamente si prende alcune libertà, e meno ovviamente dice delle assurdità, ma secondo me vale la pena... :)

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Quoto e sottoscrivo il pensiero di Albieg. Escludendo alcuni luminari per quanto concerne l'innovazione narrativa e quella riguardante le idee, la maggior parte degli autori, quelli contemporanei su tutti, hanno attinto a piene mani dalle altre opere più o meno note. Un certo tipo di prosa li identifica e qualifica, rendendo le loro rivisitazioni/varianti tanto godibili quanto (perché no?) auspicabili. Come avevo già detto ritengo l'argomento in esame una necessità ciclica. Attingere, magari involontariamente, a sperimentazioni già tentate più volte in altri scritti, non dovrebbe, almeno secondo me, suscitare la vergogna o peggio il risentimento di nessuno. Invito nuovamente chiunque a concentrarsi sulla storia, perché suddividerla in punti così da smontarne la struttura, non credo possa essere utile ai fini di apprezzarne con serenità i contenuti. :)

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