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M.T.

[MI 105-OL] Un nuovo mondo

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commento

 

Traccia di mezzanotte:

Il nuovo mondo

 

Shimalya controllò lo zaino: abiti di ricambio, sacco a pelo, tenda, un piccolo kit di pronto soccorso, un paio di borracce per l’acqua. Doveva viaggiare leggera per coprire la maggior distanza possibile prima di essere scoperta. Perché sapeva che ciò sarebbe avvenuto e allora l’avrebbero inseguita per riportarla indietro, come facevano con chi tentava di andarsene.

Diede un ultimo sguardo al piccolo monolocale: un letto, un tavolo, una sedia, un mobile per tenere l’indispensabile, un lavello e un cesso. Una casa come tutte le altre: essenziale e pratica. Ma completamente priva di bellezza. Non le sarebbe mancata.

Uscì nel corridoio, passando davanti a porte identiche alla sua. Scese le strette scale, imboccando il marciapiede spoglio. Nessun albero o lampione costeggiava la via, solo palazzi squadrati: scatole dentro scatole, dove l’importante era farci stare più gente possibile.

Avanzò nella notte, il cammino rischiarato da una luce malata e debole: nel cielo doveva esserci la luna, ma lo smog la celava completamente alla vista. Tutto era silenzio, tutto era immoto. Era una strana impressione essere sola in giro per la città: dava una sensazione di esultanza e libertà, ma anche di angoscia, come se fosse in una città fantasma oppure fosse l’ultimo essere vivente sul pianeta. E forse era davvero così: i suoi compagni non sembravano più esseri umani, ma macchine che eseguivano sempre le solite mansioni, senza ricercare nulla di nuovo.

Raggiunse gli ultimi edifici della città e si voltò indietro per l’ultima volta. Un gesto inutile, perché sapeva che non c’era nulla che meritasse di essere ricordato, ma ugualmente necessario per renderla ancora più consapevole della scelta che stava facendo.

Ci sono momenti in cui ci si deve fermare, in cui bisogna lasciare andare, arrendersi all’evidenza che il mondo in cui si vive non ha possibilità di cambiamento ed è privo di speranza.

Strade, palazzi: tutto era grigio, come i vestiti che indossava. Qualsiasi cosa considerata superflua era stata eliminata. I libri e i dipinti lasciati dai loro antenati erano usati per accendere fuochi. Le statue ridotte in piccoli pezzi per essere usate nella copertura delle strade. Bellezza e cultura erano termini che non erano più usati, banditi come una malattia; il linguaggio era stato limitato all’indispensabile, usando solo ciò che serviva alle mansioni da eseguire.

Arriva il tempo in cui la porta del nostro mondo va chiusa alle spalle, perché la casa che tanto ha ospitato non è più un rifugio, ma una fredda prigione, dove non c'è niente se non sbarre. Una casa fatta di assenza, abitata solo da fantasmi, che smorza la luce e toglie calore, facendo avvizzire la vita.

Fantasmi dal tocco gelido che fermano il cuore.

Fantasmi dalla voce di tomba, che chiamano a scendere con loro nel sepolcro.

“Avevi ragione, Bardo: questa non è vita, ma un adagiarsi in una morte anticipata.”

Il sepolcro è per i morti, non per i vivi. Per i vivi c’è la strada, anche se non si conosce dove porterà; ma dovunque essa conduca, sarà sempre vita.

Shimalya si voltò: davanti a lei c’era la distesa di campi coltivati. Riprese il viaggio con maggiore lena.

 

Era in cammino da sei giorni e l’ansia cominciava a farsi largo in lei. Non certo per l’acqua e il cibo: essendo ancora nelle aree coltivate, ne trovava in abbondanza. Temeva, anzi ne era convinta, che avessero capito che era fuggita e si fossero messi alla sua ricerca.

“Indietro non ci torno: non voglio più fare la vita di prima.” Si guardò intorno con apprensione, maledicendosi per non aver seguito Bardo quando poteva farlo. “In che direzione ti sei diretto? Non so dove andare, so solo dove non voglio tornare.”

Una colomba passò sopra il suo capo, volando lontano dalla strada; la seguì, mossa da un pensiero irrazionale ma che in un qualche modo sapeva essere giusto. Passò in mezzo ai campi, le spighe di grano che le carezzavano le gambe; la colomba era sempre davanti a lei, come se la stesse guidando.

Shimalya arrivò sulla cima della collina e si fermò: il volatile si era diretto verso la foresta e vi si era addentrato. Bloccata da una forza invisibile, Shimalya fissò il verde delle chiome degli alberi e la fitta penombra che dominava sotto di esse: nessuno si avvicinava alla foresta. Era come se fosse un mondo alieno, un luogo da evitare a tutti i costi. Nessuno sapeva cosa si celava in essa, ma tutti ne avevano paura. Bardo le aveva detto che c’era stato un tempo in cui i loro antenati addirittura vi vivevano.

“Magari è lì che ti sei diretto” pensò Shimalya mentre cercava di tenere a bada l’inquietudine. “E forse ci hai trovato la morte.” Il suo corpo cercò d’istinto di farla allontanare da essa, ma lei lo costrinse a obbedirle. “Meglio la morte, che la vita fatta finora.”

Lentamente cominciò la discesa, la foresta che si faceva sempre più grande, finché non torreggiò su di lei.

Alle volte occorre perdersi per trovare ciò che si cerca.

Shimalya fece un profondo respiro. “Mi sono fidata di te fino adesso, Bardo, e continuerò a farlo.”

S’inoltrò in mezzo agli alberi: la penombra non era così spaventosa come aveva temuto, anzi era qualcosa di piacevole e rilassante. Tutto intorno a lei c’erano profumi e rumori che la avvolgevano in maniera accogliente e piacevole. “Perché abbiamo avuto paura di un luogo simile?” continuava a chiedersi mentre si avventura in quel mondo nuovo.

Spuntò in una radura e lì trovò qualcosa d’inaspettato ad attenderla: una porta. Si avvicinò e la guardò con stupore: se ne stava in piedi in mezzo al nulla, ed era sempre la stessa, che la guardasse da davanti o da dietro. Ci girò intorno, studiandola. “Magari se busso…”.

Stava per mettere in atto il suo pensiero, quando una voce maschile la fermò. «Non verrà nessuno ad aprirla, perché non c’è nessuno dall’altra parte ad attendere. Questa è una porta che può essere vista e aperta da chi è capace di trovare.»

Shimalya si voltò di scatto: ai bordi della radura, seduto su un sasso, un uomo la guardava sorridendo. “Da dove sbuca? Prima non c’era…”

«Bardo mi ha detto che un giorno saresti arrivata, Shimalya.»

«E come faceva a saperlo?»

«Tu eri l’unica, di tutte le persone che conosceva, che non si sarebbe adattata alla vita in cui siete cresciuti, che avrebbe compreso che questo mondo non le sarebbe più bastato perché ormai conosceva tutto quello che aveva da dare. Sapeva che prima o poi avresti ricercato qualcosa di nuovo per continuare a essere viva.»

Shimalya lo guardò titubante. «Anche lui è arrivato qua?»

«Sì.»

«Anche lui ha aperto la porta?»

«Sì.»

Shimalya tornò a fissare la porta. «Che cosa c’è dietro di essa?»

«Quello che stai cercando: un nuovo mondo.»

«Se la varco, potrò raggiungere Bardo?»

«Potresti, ma non te lo consiglio.»

«Perché?»

«Non è ancora il tempo: Bardo è in un mondo cardine, impegnato in una dura lotta e tu non hai ancora l’esperienza per qualcosa del genere.»

«Ma hai detto che dietro la porta c’è…»

«Un nuovo mondo, uno degli infiniti esistenti.» L’uomo si alzò e si diresse verso di lei, aprendo la porta e facendo cenno di seguirla. Sbucarono in un campo dall’erba rosa. «Devi sapere che trovando la porta sei divenuta un’Osservatrice dei Mondi.»

«E questo cosa significa?»

«Che hai trovato quello che volevi. Scoprirai mondi nuovi, li conoscerai e apprenderai le sue storie, così da poterle raccontare nei tuoi viaggi.»

«Perché dovrei farlo?»

«Perché le storie danno la speranza di andare avanti.»

Shimalya seguì l’uomo che si stava dirigendo verso un gruppo di alberi viola galleggianti diversi metri sopra il suolo; dai loro rami pendevano delle scale di corda e tra le fronde scorgeva delle piccole casupole fatte di liane. Non sapeva chi avrebbe incontrato, ma non vedeva l’ora di conoscerlo. Allungò il passo, superando l’uomo: per la prima volta nella sua esistenza si sentiva viva.

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Ciao M.T.,

come deve essere interessante il luogo che hai pensato per la tua "Osservatrice di Mondi"!

Peccato però che al lettore lo accenni solo nelle ultime tre righe.

Questo racconto sembra l'inizio di qualcosa, entrando nel vivo del tema imposto soltanto vagamente alla fine e questo è un gran peccato perché ci privi della parte più importante della faccenda: praticamente non ci fai vedere il nuovo mondo che visiterà Shimalya.

Forse ti sei dilungato un po' troppo nell'introduzione (certamente necessaria), ma che nell'economia del racconto pesa sbilanciando il brano.

Il cambiamento ventilato è senz'altro positivo e rigenerante in contrasto con lo squallido presente vissuto da Shimalya: al lettore l'invito a completare con la propria fantasia questa storia dal profumo di speranza.

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@M.T. , come ho già scritto (questo è un copia e incolla), purtroppo il fantasy proprio non mi piace e non ne sento il fascino, per cui è come se leggessi un testo in una lingua straniera. Questo purtroppo è un mio limite e un condizionamento molto pesante.

Però, rispetto a quello che ho letto prima, il tuo modo di esprimerti non è pesante e aulico, e questo è già molto per un non addetto al lavori. Infatti il racconto è scritto molto bene, soprattutto nella prima parte dove tutto si comprende e, quindi, a mio avviso si apprezza di più; anche se il concetto di estraneità dalla vita schifosa, che qualcuno impone a questi malcapitati, è un po’ troppo ripetuto e ribadito.

Poi, come nel racconto precedente e in molti altri, pure qui si arriva alla foresta sconosciuta che terrorizza i cittadini e che, alla fin fine, non è poi brutta come la si era temuta: certo che Dante mai avrebbe pensato che la sua selva oscura avrebbe avuto così tanto successo nel futuro. Comunque poi non c’è l’albero, ma una porta aperta su un nuovo mondo, uno degli infiniti esistenti.

Purtroppo ci sono frasi come questa, che non capisco:

12 ore fa, M.T. ha detto:

Bardo è in un mondo cardine, impegnato in una dura lotta

 

Insomma, Shimalya diventa un’Osservatrice dei Mondi, ne scoprirà di nuovi, li conoscerà e apprenderà le sue storie (meglio le loro storie), così da poterle raccontare nei suoi viaggi.

Il tutto non mi è molto chiaro, ma il fatto che per la prima volta nella sua esistenza si senta viva, mi conforta molto. Come ho già detto, complimenti per come scrivi, ma questa non è certo una novità.

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4 ore fa, Macleo ha detto:

il tuo modo di esprimerti non è pesante e aulico

Questo stile veniva usato qualche decina di anni fa; apprezzo alcune opere di quel tempo, specie per le idee, e comprendo l'uso di quello stile per quel periodo, anche se alle volte è un po' pesante da leggere. Adesso però è un altro tempo e risulterebbe un po' anacronistico, rischiando di annoiare il lettore ed è una cosa che non voglio fare: mi piace il fantastico per la libertà che dà, le idee che permette di sviluppare, ma occorre uno stile che coinvolga (un autore che apprezzo è Sanderson per questo).

 

4 ore fa, Macleo ha detto:

si arriva alla foresta sconosciuta

La foresta è un archetipo antico e potente: è il luogo dove ci si reca per ritrovare se stessi.

 

4 ore fa, Macleo ha detto:

certo che Dante mai avrebbe pensato che la sua selva oscura avrebbe avuto così tanto successo nel futuro

:) 

 

4 ore fa, Macleo ha detto:

Purtroppo ci sono frasi come questa, che non capisco:

17 ore fa, M.T. ha detto:

Bardo è in un mondo cardine, impegnato in una dura lotta

 

 

Un mondo cardine è un mondo molto importante, cui dipendono tutti gli altri esistenti: se sparisse o andasse in rovina, stessa sorte toccherebbe anche gli altri. Nella letteratura fantastica ciò è stato usato da autori come Stephen King nella serie della Torre Nera e Guy Gabriel Kay nella trilogia di Fionavar.

 

Bardo è un personaggio le cui vicende ho narrato altrove: ho voluto utilizzarlo per creare questa storia, dato che gli Osservatori dei Mondi e quello che fanno ben si prestano al tema del nuovo mondo.

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@M.T. lo ammetto: sono innamorata di questo racconto. Anche qui c'è una foresta certo, e l'hai ovviamente come il luogo in cui ci si deve perdere per ritrovare se stessi (leggendo è questa l'impressione che ho avuto, e spero di non sbagliarmi) ma devo dire che hai articolato la materia in maniera più complessa, articolata e completa rispetto a quanto ho fatto io.

Complimenti. Parti da una situazione di grigiore distopico, nel quale trasmetti benissimo una sensazione di perdita di speranza, oscurantismo,ignoranza; per arrivare ad un mondo fantasy che non aspetta altro se non essere scoperto.

Hai spiegato bene ciò che è un'Osservatrice di Mondi e devo dire che come tutte le favole, è il giusto riconoscimento per l'eroe che si arrischia a fare ciò che prima di lui non è stato fatto.

Sarei curiosa di sapere di più su Bardo dai solo piccoli cenni sulla sua figura, come se fosse qualcuno la cui conoscenza ci dovrebbe essere nota.

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@M.T. ciao :)

20 ore fa, M.T. ha detto:

bisogna lasciare andare,

lasciarsi andare (?)
mi sembra incompleto con "lasciare"... lasciare andare cosa?

Il racconto mi è piaciuto, sei tornato al fantasy:) mi mancava! Anche se ti ho scoperto molto bravo anche in altri generi. La storia è scritta molto bene, è affascinante e coinvolgente. La parte su Bardo sinceramente non mi è molto chiara, ma va bene anche se resta un alone di mistero. La protagonista mi è sembrata una tipa tosta, mi piace molto :D descrizioni suggestive e ben fatte. Bravo M.T.
Alla prossima ;)

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6 minuti fa, Luna ha detto:

@M.T. ciao :)

21 ore fa, M.T. ha detto:

bisogna lasciare andare,

lasciarsi andare (?)
mi sembra incompleto con "lasciare"... lasciare andare cosa?

Lasciare andare le cose, lasciare andare tutto.

 

7 minuti fa, Luna ha detto:

La parte su Bardo sinceramente non mi è molto chiara

anche per te un mp.

Grazie del passaggio!

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Anche in questo racconto ho ravvisato un po' di fumosità. Ci sono diversi elementi classici del fantasy o della narrativa (la fuga da un luogo oppressivo, la foresta, più mondi diversi, una qualche guerra che infuria altrove, un personaggio-guida), ma manca quel guizzo che lo faccia apprezzare. Un qualcosa di particolare.

Un elemento che si discosti almeno un po' dal già visto.

 

Non so, mi è sembrato come una bozza, un incipit per qualcosa di più che però non riesce a esprimersi come potrebbe nel (poco) spazio disponibile del racconto.

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4 minuti fa, Fante Scelto ha detto:

Non so, mi è sembrato come una bozza, un incipit per qualcosa di più che però non riesce a esprimersi come potrebbe nel (poco) spazio disponibile del racconto.

No, è un aggancio a qualcosa di più grande già esistente.

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Anche se si avverte che qui c'è solo una piccola parte di un insieme più ampio, questo racconto-frammento mi ha catturato grazie anche alla scrittura fluente e non nascondo che arrivato alla fine sono rimasto deluso dal non poter vedere quell'oltre dietro la foresta, quel mondo cardine oltre la porta, se Shimalya e Bardo si sarebbero infine ritrovati. Ma al netto degli 8000 caratteri e nell'ottica del preambolo, introduzione o semplice passo di un "oltre" narrativo, la curiosità innescatami mi porta a dirti che avrei avidamente girato la pagina successiva.

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Non amo il fantasy in modo particolare, ma questo mi è piaciuto perchè, per come l'ho capito, alla fine dice una grande verità: per poter raccontare storie e dare speranza alle persone, bisogna viverle ed esplorarle.Bisogna pensare che c'è qualcosa oltre la solita vita, dobbiamo riempirci di bello per continuare ad andare avanti.
Molto interessante.

 

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@M.T.

Condivido le opinioni generali: il racconto è molto ben scritto, ho apprezzato gli incisi in corsivo e le riflessioni; poi, seppur risultante abbastanza archetipico (esiste?) stimola la curiosità e suggerisce un qualcosa...

Purtroppo, però, il fatto che tu lo abbia "riciclato" da un'idea più grande che hai in mente o stai scrivendo si vede: innanzitutto perché il carattere da prologo io l'ho avvertito, e poi perché  finisce per basarsi più sul viaggio verso questi ipotetici nuovi mondi che non sulla loro scoperta (forse solo alla fine intravediamo qualcosa?).

Ecco spiegata anche la penalità. Mi dispiace.

A presto!

 

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@M.T.

 

Mi è piaciuta molto la prima parte, dove descrivi la fuga di Shimalya, il  povero e squallido ambiente dove vive, i preparativi per la fuga.

Sembra che viva in una città morta, post apocalittica, ambienti che prediligo letterariamente e non solo…

Sembra che non ci debba essere niente da dire di luoghi del genere, ma a ben guardare può svelarsi un mondo, per quanto distopico.

Qui sembra che la civiltà, le sue regole e i suoi valori siano scomparsi e Shimalya fugge da questa sorte di cupa prigione, dove non si ama più la bellezza.

Quando la ragazza arriva in un nuovo posto,  completamente diverso dal suo, rappresentato dal bosco e dalla porta di un’altra dimensione, a mio parere l’incontro con l’uomo misterioso che legge i suoi pensieri spezza l’atmosfera, “appesantisce” in qualche modo con le sue “troppe” spiegazioni. Qualcuno doveva pur spiegare, dire, per sviluppare il nocciolo del racconto, ma io avrei inserito queste pur necessarie risposte in maniera indiretta, affinché non spezzassero l’armonia della storia che fino a quel punto eri riuscito a creare e rendere molto bene.

Nel complesso però, la storia mi è piaciuta. Amo queste ambientazioni.

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@stefia Grazie :) 

@Joyopi Comprendo che con la scoperta del nuovo mondo ci si aspettava che fosse mostrato, che fossero rivelate più cose; io invece (visto come sono andate le cose non sono stato l'unico) avevo inteso che per scoperta bastasse l'arrivo nel nuovo mondo, non anche il viverlo.

Più che riciclato, agganciato ;) (è qualcosa che già c'era).

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