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JPK Dike

Scrivere non basta

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Dopo sei mesi di self, con il secondo libro in fase di pubblicazione in tre parti, e altri due in stesura, comincio a capire che scrivere per scrivere non basta. Non so come funzioni per chi ha una CE, ma io sento come se mancasse qualcosa. Le vendite ci sono state, e conto di averne ancora. Così come i lettori che mi hanno contattato su fb, chiedendomi i capitoli successivi. E allora mi chiedo cosa sia questa sensazione di vuoto che sento dentro.

 

Al momento sono in una situazione che un anno fa non avrei mai nemmeno potuto immaginare o sperare, eppure invece di esserne soddisfatto ne sono concretamente insoddisfatto. Ma sebbene fastidisa, credo che questa sensazione negativa sia in realtà una forza positiva, capace di spingermi in avanti. Dal primo libro sono sicuramente migliorato, me ne accorgo nella capacità di stendere storie ed eventi più complessi, insieme a personaggi più interessanti. Eppure non sono ancora abbastanza bravo. Voglio migliorare ancora e voglio soprattutto riuscire a scrivere ancora di più e più velocemente.

 

Però è come se mancasse qualcosa. Uno scambio di opinioni sincero sulle storie, sui personaggi e su come costruire un mondo fantastico. Questo forum ha fatto molto, però adesso mi sento come se si fosse raggiunto un muro. Si parla tanto e solo di editori, editor, royalty e così via; tutti argomenti importanti, ma che non dovrebbero fagocitare il resto. Vorrei riportare la scrittura sul piano tecnico. Spogliarla di quell'alone mistico/artistico che in Italia è ammantata e parlare concretamente di cose come il prologo-promessa, la struttura della storia, in tre parti o il viaggio dell'eroe. Come ci si approccia al world building, i dialoghi e le qualità che devono avere, rendere la prosa concreta e non astratta. Il filtering, il foreshadow e altre mille strumenti di prosa di cui non riesco a trovare un riscontro in Italia. Le ho studiate all'estero, e ora che scrivo e pubblico in Italia, non riesco a ritrovare gli stessi argomenti, e le stesse discussioni. E quell'atmosfera di libera circolazione di informazione che tanto amo.

 

Ho notato che qua da noi esiste una mancanza di dialogo e discussione (per non dire istruzione) su tutte queste cose. Qua da noi non esiste una community. Ci sono forum come il WD, quindi un gran bel forum, ma poi, una volta usciti da qui è ognuno per se. Ognuno deve affrontare la scrittura, e le difficoltà di una vita da scrittore da solo. E solitamente, quando un arriva, sparisce e lascia solo chi sta ancora lottando per ritagliarsi un suo posticino al sole.

 

Vorrei in definitiva poter avere un confronto molto più vivo e aperto sulla scrittura. Lasciare da parte questa italianissima dottrina personalistica in cui siamo costretti a vivere, e cercare di costruire qualcosa di più.

 

Sono davvero il solo a sentirmi così?

 

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@JPK DikeDike io ho iniziato, prima di arrivare alla scrittura creativa, con la pubblicazione sul web di un sito che io chiamo "professionale", dove ho inserito le mie conoscenze acquisite in quarant'anni di lavoro come tecnico. Lo scopo era quello di "condividere la conoscenza". Avevo ( e ho tuttora) oltre un migliaio di visite al mese, pertanto mi sarei dovuto ritenere soddisfatto, invece no: ho sentito l'esigenza di costruire un blog, per poter parlare con i miei visitatori, il blog ha avuto anch'esso un migliaio di visite al mese, che mantiene tuttora. Anche qui mi sarei dovuto ritenere soddisfatto e invece "manco a parlarne". Ho pensato allora di passare alla scrittura di storie, perché così potevo trasmettere "emozioni", cosa che non ero riuscito a raggiungere con le due prime esperienze. Ho terminato il mio terzo libro che è il mio primo romanzo, e ti posso assicurare che ritengo di aver trovato finalmente la mia strada. Però di riscontri esterni, questi sono molto scarni e poco soddisfacenti, anche se sono positivi. Credo pertanto che l'insoddisfazione sia una condizione necessaria ma non sufficiente per poter andare avanti a comunicare con persone che senz'altro ti leggono, ma poi non hanno niente da dire, perché probabilmente quello che hanno trovato li ha soddisfatti pienamente, ma non hanno il tempo e la voglia di comunicartelo.

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Scusa @JPK Dike , ho spostato qui in "Varie ed Eventuali" la tua discussione, perché, pur essendo tu uno scrittore in prevalenza self, la tua è più una riflessione generica sulla scrittura che qualcosa di specifico sui meccanismi dell'autopubblicazione. :)

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@JPK Dike forse dipende dal fatto che non hai un editore, e quindi non hai la possibilità di girare, per esempio, per le fiere e avere contatti con altri autori. Parlo per me, per me questa è una parte essenziale.

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@JPK Dike Io non ho esperienze di pubblicazione, però mi sorge spontaneo farti una domanda: perché scrivi?

 

15 ore fa, JPK Dike ha detto:

Dopo sei mesi di self, con il secondo libro in fase di pubblicazione in tre parti, e altri due in stesura, comincio a capire che scrivere per scrivere non basta.

Credo proprio di no, bisogna anche crederci e lavorare sodo.

 

15 ore fa, JPK Dike ha detto:

E allora mi chiedo cosa sia questa sensazione di vuoto che sento dentro.

Ognuno di noi giunge in un momento della vita in cui si sofferma ad analizzarla, esso normalmente è l'inizio del cambiamento l'evoluzione di sé stessi e magari anche del proprio operato.

 

15 ore fa, JPK Dike ha detto:

Al momento sono in una situazione che un anno fa non avrei mai nemmeno potuto immaginare o sperare, eppure invece di esserne soddisfatto ne sono concretamente insoddisfatto. Ma sebbene fastidisa, credo che questa sensazione negativa sia in realtà una forza positiva, capace di spingermi in avanti. Dal primo libro sono sicuramente migliorato, me ne accorgo nella capacità di stendere storie ed eventi più complessi, insieme a personaggi più interessanti. Eppure non sono ancora abbastanza bravo. Voglio migliorare ancora e voglio soprattutto riuscire a scrivere ancora di più e più velocemente.

Nel mio piccolo credo che l'insoddisfazione sia una perenne croce dell'essere umani, ma non deve portare una persona a mollare, tutt'altro deve essere il veicolo che ci porta al miglioramento.

 

15 ore fa, JPK Dike ha detto:

Però è come se mancasse qualcosa. Uno scambio di opinioni sincero sulle storie, sui personaggi e su come costruire un mondo fantastico. Questo forum ha fatto molto, però adesso mi sento come se si fosse raggiunto un muro. Si parla tanto e solo di editori, editor, royalty e così via; tutti argomenti importanti, ma che non dovrebbero fagocitare il resto. Vorrei riportare la scrittura sul piano tecnico. Spogliarla di quell'alone mistico/artistico che in Italia è ammantata e parlare concretamente di cose come il prologo-promessa, la struttura della storia, in tre parti o il viaggio dell'eroe. Come ci si approccia al world building, i dialoghi e le qualità che devono avere, rendere la prosa concreta e non astratta. Il filtering, il foreshadow e altre mille strumenti di prosa di cui non riesco a trovare un riscontro in Italia. Le ho studiate all'estero, e ora che scrivo e pubblico in Italia, non riesco a ritrovare gli stessi argomenti, e le stesse discussioni. E quell'atmosfera di libera circolazione di informazione che tanto amo.

Su questo punto credo che basta cercare, e se non si trova crearlo, si dice: La necessità aguzza l'ingegno!

 

15 ore fa, JPK Dike ha detto:

Ho notato che qua da noi esiste una mancanza di dialogo e discussione (per non dire istruzione) su tutte queste cose. Qua da noi non esiste una community. Ci sono forum come il WD, quindi un gran bel forum, ma poi, una volta usciti da qui è ognuno per se. Ognuno deve affrontare la scrittura, e le difficoltà di una vita da scrittore da solo. E solitamente, quando un arriva, sparisce e lascia solo chi sta ancora lottando per ritagliarsi un suo posticino al sole.

Vedi che un posto l'hai trovato?

La realtà in cui viviamo dà priorità ad altre cose, secondo me dobbiamo accontentarci di quello che c'è.

Il WD è l'unico posto in cui hai trovato persone con cui puoi avere un dialogo e trovare discussioni inerenti la scrittura di cui esserne partecipe? Bene, utilizzalo e cerca di vivere la cosa al meglio possibile.

Lo so che non vi è la bellezza del faccia a faccia, il poter analizzare l'espressione che nasce nel nostro interlocutore quando ci esprimiamo, ma meglio di niente, a volte è meglio accontentarsi.

 

15 ore fa, JPK Dike ha detto:

Vorrei in definitiva poter avere un confronto molto più vivo e aperto sulla scrittura. Lasciare da parte questa italianissima dottrina personalistica in cui siamo costretti a vivere, e cercare di costruire qualcosa di più.

Sono davvero il solo a sentirmi così?

Molto probabilmente no, però sei stato la persona che ha avuto il coraggio di esprimersi!

 

A presto!  

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All'inizio mi sembrava fosse una richiesta di confronto tra tecniche e autori di genere, la ricerca di un dialogo. Poi non ho capito bene come si è arrivati alle motivazioni, alle aspirazioni e al senso di completezza e appagamento. Se cerchi il confronto mi spiace deluderti ma ho constatato in anni di frequentazioni, forum e riunioni che gli scrittori sono in genere quanto di più egocentrico io abbia mai visto, degni del grande fratello. E non solo, perfino convinti di essere i depositari di segreti esclusivi, tecniche da non divulgare e assolutamente infallibili. Ho visto autori che dopo aver dichiarato di leggere otto romanzi al mese e dopo essersi offerti per un parere hanno rimbalzato un poveretto per sei mesi con la scusa "non ho ancora avuto un attimo di tempo". E l'ho visto decine e decine di volte, in altri importanti forum si sedicenti scrittori. Se invece è un parere sulla misson che spinge a scrivere, beh, siamo tutti diversi. Come scrittori e come lettori. Io quando leggo voglio distrarmi, intrattenermi, sentirmi incuriosito. E quando finisco un romanzo non ho proprio un bel nulla da dire e commentare, a meno che non faccia schifo, ovviamente. Consiglio più leggerezza, e non dimentichiamo che se hanno scelto di leggerti il tuo obbiettivo l'hai già raggiunto. Del resto non era Pavese che diceva, soli si nasce e soli si muore? Basta tenerlo presente.;)

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@JPK Dike Secondo me da una parte sei migliorato e hai alzato l'asticella, quindi ora vuoi di più e giustamente direi.

Poi lo scrittore o presunto tale di solito è un solitario, si scrive da soli. Però per fare quello che tu desideri dovresti frequentare i posti dove si parla di scrittura, i caffè letterari, corsi, fiere, luoghi dove incontri persone come te (noi) e condividere idee e esperienze. Ambienti dinamici e stimolanti, ma mi rendo conto non è così facile, ma non impossibile. Non so in che zona vivi,io che non sono in una metropoli un paio di realtà del genere ci sono.

E poi spesso crisi e insoddisfazione sono uno stimolo per un cambiamento positivo delle cose. ;)

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2 ore fa, Valentina Capaldi ha detto:

@JPK Dike forse dipende dal fatto che non hai un editore, e quindi non hai la possibilità di girare, per esempio, per le fiere e avere contatti con altri autori. Parlo per me, per me questa è una parte essenziale.

 

Di questo me ne frega davvero poco. Altrimenti mi trovavo un editore. La sola fiera che un giorno avrò interesse a vivere come autore, e non solo come lettore, è il Lucca Comix. I saloni del libro e le fiere in genere di letteratura non mi hanno mai attirato.

 

@Skorpiòs Non lo so perché scrivo. Fin da piccino ho sempre voluto raccontare storie, solo che non sapevo come fare. Poi ho scoperto di poterle scrivere nella forma di romanzo, e ho cominciato.

 

@heightbox E' questo su cui non riesco a darmi pace. Questo egoistico individualismo del lettore/autore italiano. Io so che in altri posti funziona diversamente. So che esiste tutto un mondo incentrato sul senso di appartenenza e sulla felicità di condivisione (che non sia in caffé letterari e altri posti elitari @nemesis74 Ho vissuto anche io in città d'arte, e conosco certi ambienti e chi ci sta dentro. Peggio che andar di notte.) E in altri luoghi i lettori sono ben felici di commentare, e non sono capaci solo di offenderti perché hai avuto l'ardire di chiedere un parere.

 

E' difficile esprimere questo concetto in italiano. Sembra una cosa idiota, ma tutte le volte che ne devo parlare in questa lingua, e a italiani, mi sembra sempre di essere un alieno appenna atterrato sulla terra. Novembre ad esempio è il NaNoWriMo, e insieme a conoscenze in tutto il mondo ci ritroveremo a scrivere per tutto novembre, condividendo quotidianamente storie, difficoltà e quant'altro. Ed è solo un evento, e un solo modo per condividere la propria scrittura. Fuori dall'Italia esiste tutto un fermento creativo che va ben oltre la nostra concezione di letteratura ai letterati. La gente scrive e condivide. Ed è felice di condividere, utilizzando ogni nuova tecnologia per farlo. @heightbox Essere soli nella scrittura, fuori dall'Italia, è una scelta non la condizione naturale dello scrittore. Certo quando si scrive è necessario stare da soli, ma questo non significa essere soli.

 

E chissà magari sono io, solo che vorrei avere qualcosa del genere anche in Italia. Per poter dire "questa cosa la facciamo anche a casa mia" e non sempre dover stare con un piede qua e uno là, e guardato come uno che ha ripugnato la sua terra e la sua cultura.

 

Scusate lo sfogo. Dev'essere l'aria del Lucca Comix che mi pervade xD Però ogni tanto lasciare uscire tutti questi pensieri fa bene :) 

 

 

 

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@JPK Dike secondo me, scusa tanto se te lo dico, ma devi uscire (metaforicamente) di casa e vedere che cosa c'è attorno. Parlando solo del NaNoWriMo, lo sai quanti italiani partecipano? Non lo fanno solo gli stranieri.

Ed è ovvio che gli altri scrittori li incontri nelle fiere e nei caffé letterari. Anche all'estero succede così. A New York dove pensi che s'incontrino gli scrittori?

Questo per dire che il fermento esiste anche da noi. Basta solo andarselo a cercare.

 

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@Valentina Capaldi Tipo 217 e quasi tutti inattivi. Siamo l'ultimo paese europeo per partecipazione. La gente si avvicina pensando di trovare i segreti della scrittura, quando poi scopre che un dare per avere, scappa di corsa.

 

 

 

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2 ore fa, heightbox ha detto:

Se cerchi il confronto mi spiace deluderti ma ho constatato in anni di frequentazioni, forum e riunioni che gli scrittori sono in genere quanto di più egocentrico io abbia mai visto, degni del grande fratello

 

Quanto hai ragione, su questo. Non solo: quasi sempre sono convinti di essere grandi maestri della scrittura, anche se per finta modestia giurano il contrario. Persino quando non sanno distinguere un apostrofo da un accento o pensano che servano quattro aggettivi e tre avverbi per ogni sostantivo impiegato. E quando provi a farglielo notare, si incaz...o pure come delle bestie. Sai, prima di tutto viene la "creatività". E certo, come no, ça va sans dire. :aka:

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18 minuti fa, L'antipatico ha detto:

 

Quanto hai ragione, su questo. Non solo: quasi sempre sono convinti di essere grandi maestri della scrittura, anche se per finta modestia giurano il contrario. Persino quando non sanno distinguere un apostrofo da un accento o pensano che servano quattro aggettivi e tre avverbi per ogni sostantivo impiegato. E quando provi a farglielo notare, si incaz...o pure come delle bestie. Sai, prima di tutto viene la "creatività". E certo, come no, ça va sans dire. :aka:

 

Vero, però non mi sembra nemmeno giusto farne un dramma o un buon motivo per mettere qualcuno alla berlina. Dopotutto come ti avevo già scritto da un'altra parte, solo chi non fa non falla. Nella mia ancora giovane vita ho imparato che sbagliare è a pieno titolo la parte più importante del processo di apprendimento. Sono arrivato ad avere dei prodotti decenti, abbastanza da essere rilasciati, proprio perché precedentemente ho scritto roba indecente.

 

Se si pensa di scrivere in maniera perfetta o anche solo buona alla prima, non credo si potrà mai arrivare da nessuna parte. Bisogna accettare l'idea che scrivere male sia il primo passo per arrivare a scrivere bene. Ad esempio la mia prima stesura è sempre qualcosa di assolutamente osceno. Eppure non importa quanto venga fuori brutta, la prima stesura deve essere finita. Più velocemente possibile.

 

Dopo averla stesa la parte più difficile è alle spalle, e il libro si completerà in poco tempo. Almeno questa è la mia esperienza.

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Posso dire la mia? Concordo, scrivere non basta. Ma ho una visione differente, più egoistica.

Non basta trovare una CE, arrivare sugli scaffali. Siamo onesti, o meglio, parlo per me, sarò onesto. Ho bisogno che la gente conosca il mio lavoro. Ho bisogno che il libro si diffonda, il più possibile. Che se ne parli. Che io ci guadagni 1 cent o una fortuna, il mio desiderio è che i miei lavori vengano apprezzati.

Sto scrivendo il quarto libro. Ho visto il mio stile crescere, prendere forma, migliorare. Ora voglio che qualcuno se ne accorga.

Vi sembro presuntuoso? Forse. Ma senza un pizzico di presunzione, a mio modesto avviso, non si va da nessuna parte. Se è vero che non si può contare sugli altri, dobbiamo contare per forza su di noi, credere nelle nostre capacità e andare avanti a testa bassa.

My two cents.

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1 ora fa, Mauro Barbarito ha detto:

Posso dire la mia? Concordo, scrivere non basta. Ma ho una visione differente, più egoistica.

Non basta trovare una CE, arrivare sugli scaffali. Siamo onesti, o meglio, parlo per me, sarò onesto. Ho bisogno che la gente conosca il mio lavoro. Ho bisogno che il libro si diffonda, il più possibile. Che se ne parli. Che io ci guadagni 1 cent o una fortuna, il mio desiderio è che i miei lavori vengano apprezzati.

Sto scrivendo il quarto libro. Ho visto il mio stile crescere, prendere forma, migliorare. Ora voglio che qualcuno se ne accorga.

Vi sembro presuntuoso? Forse. Ma senza un pizzico di presunzione, a mio modesto avviso, non si va da nessuna parte. Se è vero che non si può contare sugli altri, dobbiamo contare per forza su di noi, credere nelle nostre capacità e andare avanti a testa bassa.

My two cents.

 

Non è che serve. E' fondamentale. I tuoi libri sono anche ebook?

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22 ore fa, JPK Dike ha detto:

Dopo sei mesi di self, con il secondo libro in fase di pubblicazione in tre parti, e altri due in stesura, comincio a capire che scrivere per scrivere non basta. Non so come funzioni per chi ha una CE, ma io sento come se mancasse qualcosa. Le vendite ci sono state, e conto di averne ancora. Così come i lettori che mi hanno contattato su fb, chiedendomi i capitoli successivi. E allora mi chiedo cosa sia questa sensazione di vuoto che sento dentro.

 

Personale credo che tutti gli autori provino una sensazione di vuoto (o almeno l'abbiano provata). Scrivere è far emergere, prima, e fuoriuscire, dopo, un qualcosa che è dentro di noi; dunque un processo di riempimento (la scrittura) e di svuotamento (la pubblicazione).

I numeri di vendita e i messaggi dei lettori sono riconoscimenti importanti per il lavoro svolto ma, forse, effimeri; per questo non bastano a colmare il vuoto provato (parlando chiaramente: la storia è tua. Punto. Il lettore è solo un fruitore, un consumatore. Nessuno, oltre te stesso, potrà mai apprezzarla e comprenderla fino in fondo).

 

22 ore fa, JPK Dike ha detto:

Al momento sono in una situazione che un anno fa non avrei mai nemmeno potuto immaginare o sperare, eppure invece di esserne soddisfatto ne sono concretamente insoddisfatto. Ma sebbene fastidiosa, credo che questa sensazione negativa sia in realtà una forza positiva, capace di spingermi in avanti. Dal primo libro sono sicuramente migliorato, me ne accorgo nella capacità di stendere storie ed eventi più complessi, insieme a personaggi più interessanti. Eppure non sono ancora abbastanza bravo. Voglio migliorare ancora e voglio soprattutto riuscire a scrivere ancora di più e più velocemente.

 

Però è come se mancasse qualcosa. Uno scambio di opinioni sincero sulle storie, sui personaggi e su come costruire un mondo fantastico. Questo forum ha fatto molto, però adesso mi sento come se si fosse raggiunto un muro. Si parla tanto e solo di editori, editor, royalty e così via; tutti argomenti importanti, ma che non dovrebbero fagocitare il resto. Vorrei riportare la scrittura sul piano tecnico. Spogliarla di quell'alone mistico/artistico che in Italia è ammantata e parlare concretamente di cose come il prologo-promessa, la struttura della storia, in tre parti o il viaggio dell'eroe. Come ci si approccia al world building, i dialoghi e le qualità che devono avere, rendere la prosa concreta e non astratta. Il filtering, il foreshadow e altre mille strumenti di prosa di cui non riesco a trovare un riscontro in Italia. Le ho studiate all'estero, e ora che scrivo e pubblico in Italia, non riesco a ritrovare gli stessi argomenti, e le stesse discussioni. E quell'atmosfera di libera circolazione di informazione che tanto amo.

 

Ho notato che qua da noi esiste una mancanza di dialogo e discussione (per non dire istruzione) su tutte queste cose. Qua da noi non esiste una community. Ci sono forum come il WD, quindi un gran bel forum, ma poi, una volta usciti da qui è ognuno per sé. Ognuno deve affrontare la scrittura, e le difficoltà di una vita da scrittore da solo. E solitamente, quando uno arriva, sparisce e lascia solo chi sta ancora lottando per ritagliarsi un suo posticino al sole.

 

Vorrei in definitiva poter avere un confronto molto più vivo e aperto sulla scrittura. Lasciare da parte questa italianissima dottrina personalistica in cui siamo costretti a vivere, e cercare di costruire qualcosa di più.

 

Sono davvero il solo a sentirmi così?

 

 

Secondo me, se può rincuorarti, non sei assolutamente il solo a sentiti così.

Hai sollevato degli spunti di dialogo davvero alti e stimolanti, raramente esplicati in modo esaustivo.

Gli scrittori sono vanitosi (non conosco nessuno scrittore che sia umile, che riconosca i limiti in un proprio lavoro, che non si vanti di essere uno scrittore),

è auto-referenziale (parla quasi sempre di se stesso, lodandosi), è individualista (deve esserlo per forza, e lo siamo tutti, in un modo o nell'altro), è competitivo (ogni anno vengono pubblicati migliaia di libri, quindi deve esserlo per forza), è alternativo (deve contraddistinguersi dagli altri scrittori), ecc. Per questi motivi manca un vero, rapporto diretto tra scrittori. Ognuno è "chiuso" nel suo solitario, piccolo mondo.

Portare la scrittura sul piano tecnico è una lotta ardua. Quanti scrittori studiano o hanno studiato le tecniche di scrittura? Quanti conosco il latino, la grammatica, la linguistica, la letteratura italiana e straniera? Davvero pochi. La maggior parte non conosce le basi, quindi come si può parlare di tecnica? Le scuole di scrittura creativa nascono come funghi (specchietti per le allodole, secondo me).

La libera circolazione delle idee non è possibile perché nel panorama editoriale è pieno di dilettanti (blogger sedicenni che fanno recensioni sul web e youtube, per esempio). Io sono sfiduciato. Non è più il tempo dei grandi romanzieri, a parte qualche caso, naturalmente.

Bene, sono uscito fuori tema! xD

Scusate i voli pindarici.

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@Mister Frank Io però mi rifiuto di accettare la realtà. Mi rifiuto di credere che non esista un futuro brillante per la nostra letteratura. E più di tutto rifiuto la dicotomia capace/incapace ma credo fortemente nella possibilità di imparare a scrivere prosa. Il talento è solo una scusa. La usa chi è arrivato per tenere fuori chi ci prova, e la usa chi non riesce ma non ha voglia di imparare e metterci tutto se stesso.

 

Quindi da questo punto di vista sono un po' arrogante, perché credendo questo mi dico che da qui a qualche anno, a meno di cataclismi, non esiste al mondo il non riuscire a scrivere veramente un bel libro. Dovrò provarci e riprovarci, ma il traguardo non credo sia così lontano. 

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No, scrivere non basta. Ci sono altri fattori di cui tenere conto. Dove nasci, quanti soldi hai per eventuali spostamenti o altro, quanta gente conosci, che gente conosci, con chi pubblichi, quanto sei portato a renderti simpatico agli altri. Il talento ti porta in alto, i fattori ambientali ti aiutano e ti consacrano.

 

Poi c'è la piccola fiammiferaia che nasce a Ruvo sul monte e arriva a pubblicare per Rizzoli. Di storie di gente scapestrata che arriva a combinare qualcosa è pieno, e mi ci metto in mezzo anch'io, a prescindere da dove sono arrivato.

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5 ore fa, JPK Dike ha detto:

Nella mia ancora giovane vita ho imparato che sbagliare è a pieno titolo la parte più importante del processo di apprendimento. Sono arrivato ad avere dei prodotti decenti, abbastanza da essere rilasciati, proprio perché precedentemente ho scritto roba indecente.

 

Però i tuoi commenti dimostrano esattamente che non fai parte della categoria degli esaltati che pensano di dominare qualche nobile arte, mentre sono solo degli illusi che per qualche motivo credono che il mondo non aspetti altro che di leggere i loro capolavori di insulsaggine scritti con la competenza linguistica e la maturità espressiva che normalmente si riscontrano in terza media. Tu, evidentemente, hai capito che ci si deve migliorare, sempre. E che migliorarsi costa fatica e impegno, oltre che pratica.

In relazione a questo mio discorso, ti correggo su un punto: è il desiderio di apprendere la parte più importante del processo di apprendimento, non lo sbagliare. Perché di sbagliare siamo capaci tutti, ma l'umiltà di imparare da qualcuno che magari si prende la briga di indicarci dove stiamo sbagliando, quella, ti assicuro, è dote rara.

 

P.S. Proprio ieri in questo forum ho beccato un altro che pretende di scrivere ma non sa che dà si scrive con l'accento. Io mi astengo dall'intervenire perché sono sicuro che non otterrei altro che suscitare risposte stizzite. Però un conato di vomito mi sale ugualmente. Sarà che ho troppo rispetto per la lingua italiana e troppo poco per i dilettanti allo sbaraglio, Tu rispetteresti un idraulico che ti allaga casa anziché riparare la perdita per cui l'hai chiamato? O un panettiere che ti vende panini pieni di sassi? Non credo proprio.

 

 

 

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On 26/10/2017 at 19:19, JPK Dike ha detto:

 

Però è come se mancasse qualcosa. Uno scambio di opinioni sincero sulle storie, sui personaggi e su come costruire un mondo fantastico. Questo forum ha fatto molto, però adesso mi sento come se si fosse raggiunto un muro. Si parla tanto e solo di editori, editor, royalty e così via; tutti argomenti importanti, ma che non dovrebbero fagocitare il resto. Vorrei riportare la scrittura sul piano tecnico. Spogliarla di quell'alone mistico/artistico che in Italia è ammantata e parlare concretamente di cose come il prologo-promessa, la struttura della storia, in tre parti o il viaggio dell'eroe. Come ci si approccia al world building, i dialoghi e le qualità che devono avere, rendere la prosa concreta e non astratta. Il filtering, il foreshadow e altre mille strumenti di prosa di cui non riesco a trovare un riscontro in Italia. Le ho studiate all'estero, e ora che scrivo e pubblico in Italia, non riesco a ritrovare gli stessi argomenti, e le stesse discussioni. E quell'atmosfera di libera circolazione di informazione che tanto amo.

@JPK Dike hai detto due cose molto importanti, che riguardano la scrittura sia nel suo aspetto sociale che per quello più intimo di chi scrive. 

Scrivere non basta, hai ragione. Ogni volta che qualcuno mi dice che si scrive per se stessi chiudo subito il discorso perché dall'altra parte non trovo nessuna empatia. Scrivere è un atto che costa prima di tutto una fatica fisica (schiena, mani e occhi urlano di stanchezza) e poi lo sappiamo, è un atto solitario. Chi non vive di scrittura come me, sa che a lei si sacrifica ogni momento libero, gli incontri con gli amici, il tirare tardi la sera, la carriera, le telefonate con la zia anziana. Sinceramente, la scrittura fa di me un essere peggiore dal punto di vista delle relazioni umane. E su tutto questo domina il fatto di essere identificata con il mio lavoro, di non poter essere riconosciuta come una persona che scrive, perché fin tanto che non pubblichi, come scrittore non esisti. Personalmente, nonostante i vari libri non fiction che ho pubblicato e che hanno avuto un buon successo, soffro di una mancanza di identità. Quando sono in pubblico ho l'orribile sensazione di essere vista come fossi un'altra persona.

Per quel che riguarda invece la natura sociale della scrittura, della condivisione della propria esperienza tra colleghi ti do ragione. Ho diversi amici scrittori in Inghilterra e Stati Uniti che appartengono ad associazioni dove si sostengono l'uno con l'altro: incontri, discussioni, reciproco aiuto nel pubblicare, nel promuovere i libri. E poi, come dici tu, discussioni anche sulla materia dello scrivere, consigli quando uno si trova in un impasse, reciproca lettura dei testi. Forse questo non c'è ancora in Italia, ma noi nel WD potremmo anche provarci ad avvicinarci a questi modelli. 

Temo solo un aspetto antropologico della natura di noi italiani, l'innata tendenza alla gelosia (se ne è parlato nei vari forum anche a riguardo del torneo IoScrittore). Ma anche l'antropologia si evolve ;)

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@Elisah15 Anche perché non servirebbe tanto ad aiutarsi a migliorare, e a trovare nuovi lettori. Nel mio piccolo potrei veicolare diverse persone che hanno preso a leggere i miei lavori. E ho iniziato da soli 6 mesi. E potrei aiutare altri autori a dare il meglio.

 

Ma come faccio? Davvero non posso farlo con chi ha una CE. A loro dovrebbe pensare appunto la CE, io non posso sostituirmi. E a gli altri che fanno self non interessa, perché importa solo del loro orticello, delle classifiche taroccate del loro unico libro, dei commenti comprati...

 

Hai ragione. Siamo gelosi e individualisti. Quando invece se riuscissimo a condividere potremo fare davvero tanto tanto di più. 

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On 27/10/2017 at 14:10, JPK Dike ha detto:

posti elitari

Credo che questo sia un problema: che la lettura venga spacciata per un'attività elitaria o chic. Il problema è che leggere non è come giocare a golf. Leggere è qualcosa che si fa soprattutto in silenzio e solitudine, come se si fosse di nascosto. E non è il fatto di aver letto un libro che può dare prestigio, ma il fatto che leggendo si abbia acquisito una certa cultura e si sia quindi diventati in grado di guardarsi intorno e agire in modo ragionato.

Per questo, quando vedo persone che, per essere chic, elogiano la lettura in generale, non riesco a pensare che questo sia più che esibizionismo. La lettura in generale, alla fine, non è nulla: ci sono i libri.

E, se questo è il caso per i lettori, figuriamoci per gli scrittori! Credo che sia da qui che viene l'essere scrittori a prescindere, ignorando gli aspetti tecnici a vantaggio di una nebulosa idea di scrittura che si autodefinisce artistica e perde di vista il fatto che, in realtà, dovrebbe comunicare qualcosa, per di più destando interesse. Oggi per caso ho letto una lettera di Dostoevskij, che diceva, parlando della stesura dell'Idiota, che, a quel punto, la sua unica aspirazione era quella di non annoiare i lettori!

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7 ore fa, Asopo ha detto:

quando vedo persone che, per essere chic, elogiano la lettura in generale, non riesco a pensare che questo sia più che esibizionismo. La lettura in generale, alla fine, non è nulla: ci sono i libri.

E, se questo è il caso per i lettori, figuriamoci per gli scrittori! Credo che sia da qui che viene l'essere scrittori a prescindere, ignorando gli aspetti tecnici a vantaggio di una nebulosa idea di scrittura che si autodefinisce artistica e perde di vista il fatto che, in realtà, dovrebbe comunicare qualcosa, per di più destando interesse.

Concordo con te.

Non capisco poi perché ci si piange addosso perché non ci sono blog, forum (ecc...) per scrittori come quelli stranieri. Perché invece non si cerca di creare qualcosa, di provare a mettersi in gioco. Nel mio piccolo sto portando avanti delle idee alternative sulla scrittura.

Funzioneranno? Saranno un flop? Non importa, intanto ci provo.

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@meryj Prima di tutto perché i lettori non commentano. E se non si riceve commenti (positivi o negativi) non si può andare da nessuna parte. Ho ricevuto commenti puntuali solo dagli utenti del forum che lo hanno preso. Di chi lo ha comprato su amazon solo una vendita ha portato commento e contatto su FB. Gli altri sono venuti da contatti diretti tramite forum o mp in altri posti.

 

Ma chi lo ha preso di suo su amazon, lo ha letto ma non ha lasciato traccia. E una vendita senza feddback, è come non vendere. Non serve a nulla. E per me è una cosa assurda. Trovi un prodotto indie, che non ti dispiace, di cui leggi il volume 1 e 2 e non lasci commenti? Se ti è piaciuto, e magari in futuro ne vorrai ancora, lasciamelo detto. Oppure se non ti è piaciuto, e credi che debba smettere di scrivere. Dillo. Oppure se vuoi darmi 3 stelle, un po' e un po'. Ma niente.

 

E scrivere in questo modo è dura. Perché scrivere è faticoso e fagocita tempo alla vita sociale. Direi alla vita in genere. I libri non si scrivono da soli, serve tanto lavoro, e ammetto che più di una volta ho tentennato, e mi sono chiesto chi me lo facesse fare. Una cosa è voler scrivere, voler diventare uno scrittore. Altra è scrivere davvero, e terminare un libro in sei mesi, senza beccare un soldo. Al netto della qualità finale del libro, sa molto di tempo buttato via.

 

Ed è per questo che ho aperto questa discussione. Se per ora non posso avere riscontri, non posso avere soddisfazione in questo modo, almeno mi piacerebbe parlare sinceramente con gli altri autori. Nel senso. Non mi diverto a dire la mia, anche su editor e CE, e beccarmi sovente cuoricini rossi e male parole. Eppure lo faccio, perché nel confronto imparo cose nuove.

 

 

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@JPK DikeIo non sono d'accordo a una relazione diretta tra lettore e autore: sono due mondi diversi anche se paralleli. E poi chi lo dice che un libro sortisca il suo effetto nell'immediato; io ho avuto dei libri che sono riuscito a comprendere e ad apprezzare dopo anni. Tant'è vero che sono andato a rileggermeli e li ho compiutamente compresi dopo che avevo fatto un percorso di vita che mi aveva cambiato (maturato). I ruoli di scrittore e di lettore devono rimanere ben distinti. Il primo non deve seguire o farsi dettare i gusti dal secondo. Altrimenti perde in originalità e capacità di trasmettere messaggi secondo la sua peculiare natura e sensibilità.

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@riccamaz Per me invece è il contrario. E scrivo per essere letto, e mi sono creato uno stile super veloce per questa ragione. Essere letto più velocemente possibile. Però se alla fine non ricevo feedback, scrivere perde ogni significato:)

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@JPK Dike   E allora è fatta. Tu vai per la tua strada, io per la mia e tra vent'anni vediamo chi ha ragione. Comunque in bocca al lupo per i tuoi romanzi.

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Credo che ci sia un sottinteso: che lo scrittore debba essere in grado di scremare fra le risposte dei lettori che appartengono al suo target e di quelli che non lo sono.

Se poi dovesse trovare che le sue opere hanno un target di 0 persone, probabilmente dovrebbe farsi qualche domanda.

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