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JPK Dike

Scrivere non basta

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Credo sia tutta una questione di numeri.

 

Vendi 10 ricevi 0 commenti.

Vendi 100 ricevi 10 commenti.

Vendi 1000 ricevi 100 commenti.

E coì via, e queste percentuali sono in Italia molto molto rare. probabilmente inesistenti. E come dicevo sopra, il problema è che per vendere devi avere commenti, ma per avere commenti devi vendere.

 

Di solito molti la risolvono comprando i commenti (amazon ne fa comprare fino a un limite di 400, chi ne ha di più è perché ne ha anche un buon numero di negative a 1 e 2 stelle che gli fa superare la soglia).

 

Noi che non vogliamo o possiamo comprarli dobbiamo accontentarci di coltivare i nostri libri, e prenderne uno ogni tanto dove capita. Ci vuole tempo.

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16 ore fa, JPK Dike ha detto:

il problema è che per vendere devi avere commenti, ma per avere commenti devi vendere.

Francamente non credo che più hai commenti più vendi. Poi Amazon ha dei meccanismi troppo influenzabili come i commenti "comprati" o fake solo per avere più visibilità.

Non so, sono ancora dell'idea che, se il libro vende, è per la sua qualità, non per la posizione che ha in classifica.  

Comunque ci sono metodi alternativi per ottenere commenti dai lettori come le catene di lettura, i give away o altre promozioni legate al libro (per esempio).

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@meryj La qualità di lettura vale solo e soltanto se il lettore presta attenzione a leggere la preview. E quella non la legge quasi nessuno. Soprattutto perché per farci attenzione serve che l'occhio del lettore/internauta sia attratto. E per essere attratto e incuriosito serve una copertina, magari un buon marchio CE, e una caterva di commenti con 5 stelline d'oro.

 

Poi oh, sbaglierò. Ma per come la vedo io, vendere senza ricevere stelline, è come non vendere. Non ci sono prove che sei stato letto. Poi è chiaro che se ti becchi un anticipo da una CE te ne puoi anche fregare.

 

Ma è la legge di internet. Qualcosa perché prenda valore ha necessità di ricevere feedback positivi nel tempo. Che sia un sito, un forum, un blog, un canale youtube o un libro su amazon.

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Io credo di essere uno di quei lettori considerati “forti”. Uno di quelli che, immagino, fanno campare le case editrici.

Non ho mai acquistato un libro in vita mia tenendo conto di stelline, commenti, classifiche di ogni genere. 

Parto sempre e solo dalla conoscenza dell’autore, dalla fiducia che ho nella casa editrice, da qualche articolo di qualcuno a cui attribuisco una certa autorità in materia letteraria, o, infine, dal consiglio di qualcuno di cui so di potermi fidare.

 

Comunque, per tornare al discorso di partenza, gli ambienti di discussione sono molto importanti, e anche io penso che, in generale, mancano.

In passato ho avuto la fortuna di frequentare altre persone che come me iniziavano a scarabocchiare cose al PC e sono stati periodi molto stimolanti. 

Purtroppo mancano luoghi di aggregazione “fisici”, e bisogna ripiegare su Internet. Se vuoi un consiglio io proverei a cercare collaborazioni con riviste e case editrici, all’interno delle quali si possono conoscere persone competenti e interessate alla discussione.

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@unacasanellospazio Certo non tutti comprano per recensioni e stelline. Parlo del mercato digitale. In ogni caso, noi sconosciuti per guadagnare articoli di giornale, raccomandazioni e altro bisogna prima vendere un buon numero e le recensioni aiutano. Poi non sono la sola cosa utile, ma è un buon punto di partenza.

 

Io ho notato che più commenti ho, tutte le volte che raggiungo le prime pagine amazon, vendo sempre meglio. Ho fatto un numero di vendite due setimane fa non credevo possibile. Poi non posso tenere queste vendite costanti, e quindi sparisco e alterno periodi buoni ad altri meno vuoni. Ma per chi sono, per quel poco che ho fatto, la cosa mi fa capire che possibilità c'è.

 

Sta a me continuare a scrivere e pubblicare con dedizione, tenendo la qualità a un livello buono. Però ecco, sta a me, non a qualche forza metafisica ordinatrice della letteratura. I lettori esistono, ci sono, li devo solo raggiungere.

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2 ore fa, JPK Dike ha detto:

Sta a me continuare a scrivere e pubblicare con dedizione, tenendo la qualità a un livello buono. Però ecco, sta a me, non a qualche forza metafisica ordinatrice della letteratura. I lettori esistono, ci sono, li devo solo raggiungere.

E questo è indiscutibilmente vero... È un problema in cui incappiamo tutti. Intanto si continua a scrivere e si spera che le

cose migliorino...

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Ciao @JPK Dike, l'argomento che hai sollevato è decisamente interessante e nient'affatto banale.
Per quanto riguarda il feedback da parte dei lettori. questa è una questione che preoccupa anche me. Passare mesi e mesi su un'opera e sapere che, una volta pubblicata, essa viene letta ma non si riceve alcun commento può essere frustrante. Tuttavia, come ha giustamente osservato qualcuno, a ognuno il suo mestiere, e anche io, in qualità di lettore, non vado a cercare l'autore di un libro che mi è piaciuto e complimentarmi con lui o mettermi a discutere dell'intreccio, a meno che non lo conosca di persona. Mi limito ad acquistare il libro e a leggerlo, e qui si esaurisce il mio compito. Sotto questo punto di vista, a quanto scrivi, le vendite vanno bene, e considerato che hai iniziato a fare sul serio da appena sei mesi dovresti ritenerti pienamente soddisfatto, c'è chi dopo anni di tentativi ancora stenta a decollare ma non si arrende, e riflettere su ciò dovrebbe riempire almeno un po' del "vuoto" che provi.
Per quanto riguarda invece la mancanza di una community italiana di autori ti do perfettamente ragione. Writer's Dream costituisce un'autorevole eccezione, come qualcun altra (molto più di nicchia) che mi capita di frequentare. Onestamente non conosco troppo bene la situazione all'estero, ma vero è che noi scrittori (mi ci metto colpevolmente anche io) siamo, chi più chi meno, egoisti e permalosi: ci piace essere adulati e ogni critica al nostro lavoro viene presa come un'offesa personale.
Sarebbe bello riuscire a creare un circolo dove potersi incontrare di persona, conoscersi meglio e parlare di narrativa, anche a livello tecnico. Una sorta di salotto letterario d'altri tempi insomma. La mia forse è solo un'utopia, ma la speranza, si sa, è l'ultima a morire.

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@lucamenca Ma soddisfatto sono, conisderando anche il genere super di nicchia che taglia fuori qualsiasi pubblico mainstream in partenza. Però ormai questa serie di romanzi è iniziata e la porterò alla fine, cercando di sperimentare e imparare tutto il possibile.

 

Spero che nei prossimi tempi le cose possano cambiare anche da noi.

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On 31/10/2017 at 08:57, JPK Dike ha detto:

@riccamaz Per me invece è il contrario. E scrivo per essere letto (...)  Però se alla fine non ricevo feedback, scrivere perde ogni significato:)

 

Concordo in pieno e credo che l'uso dei social aiuti molto ad avvicinare autore e scrittori. 

 

Per quanto riguarda questo forum invece non condivido quello dici però. Esistono sezioni dedicate alle CE e sezioni dedicate alla scrittura ed altre alla lettura. Credo che gli strumenti offerti da WD siano molti e buoni, mi chiedo se vengano usati da tutti. 

Io purtroppo di giorno ultimamente non ho modo di accedere ad un PC e la sera a casa son senza internet, quindi ho qualche problema tecnico, ma non vedo l'ora di approcciare l'officina per scambiare consigli e suggerimenti con utenti più navigati del sottoscritto. Parlo di utenti perché potranno essere sia scrittori che lettori o, perché no, case editrici.  

 

Nel mio piccolo ogni volta che finisco un capitolo del mio romanzo lo invio ad un eterogeneo gruppetto di proof reader che variano per età, sesso, geografia ed etnia e caratteristiche culturali. Ad altri invece invio la storia a blocchi più lunghi da 100 pagine circa per avere feedback diversi anche sulla storia. In ultimo c'è chi si è smazzato tutto il libro.

Ogni loro critica o suggerimento è ben accetta e spesso si tramuta in modifiche al testo originale. Quando ricevo solo complimenti quasi mi arrabbio e vado quindi a sollecitare le critiche. 

 

Ciao, 

 

MR

 

PS. Complimenti per le tue pubblicazioni. Sembrano estremamente interessanti! 

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@Marco Ruffo Grazie, è un progetto in via di sviluppo. Mi sta costando un po' la salute, ma tiro avanti.

 

I lettori alfa e beta sono la prvvidenza dal cielo. Non saprei come fare senza, e fortuna sono riuscito a trovarne qualcuno da quando ho comiciato a pubblicare. Sì il forum dà tanto, mi ha dato tanto, ma si arriva ad un certo punto dove si sente bene l'impossibilità di parlare approfonditamente di scrittura.

 

Di solito si risolve tutto in un la scrittura non ha regole, posso fare ciò che voglio. E davanti a ciò, non posso rispondere, tranne arrendermi all'evidenza che continuerò a leggere paragrafi che sembrano muri scritti tutti al passivo, con l'autore che spiega per filo e per segno, vita, morte e miracoli, del mondo nella prima pagina.

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46 minuti fa, JPK Dike ha detto:

@Marco Ruffo Grazie.

 

(...) continuerò a leggere paragrafi che sembrano muri scritti tutti al passivo, con l'autore che spiega per filo e per segno, vita, morte e miracoli, del mondo nella prima pagina.

 

Hai voglia di elaborare un po' quest'ultima parte? Mi sembra interessante e temo di essere caduto in qualcosa di simile.

Se preferisci scrivimi anche in PM. 

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Lo scrittore scrive per se stesso. Anche quando sei più volte pubblicato e blabla scrivi perché ti arriva la depressione e devi esprimerti. Poi puoi un attimo svenderti, se scrivi come Welsh ne Il Lercio, non ti pubblica nessuno o quasi, quindi puoi lasciare "cazzo" ma devi scrivere "sperma". Ma alla fine è quello che aveva in testa l'autore in quel momento, i suoi sentimenti e la sua voglia di fare, che emerge nella lettura di un libro di narrativa generalista. Non a caso si dice che le opere in età avanzata siano spesso peggiori delle prime e gli artisti siano ormai bolliti. Con le dovute eccezioni (i Rolling stones).

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@Andrea.Dee Non è che sia molto d'accordo con questo discorso. Io sto perdendo la salute per preparare il terzo volume della mia avventura, e ti giuro sono pienamente consapevole del lavoro da 6+ che ne sta venendo fuori. Ed è principalmente colpa della mia inesperienza. E' la prima volta che affronto certe scene, e gestire dettagliatamente quattro personaggi insieme per diversi capitoli di fila è un inferno.

 

Eppure so anche che una volta sfangata, appena ricapiterà una cosa così, riuscirò a fare meglio e quindi alzare di una tacca l'asticella della difficoltà, rendendo il tutto ancora più profondo.

 

Dopotuttto sono partito che sapevo a malapena gestire il protagonista in solitudine. E meno male ho scelto una post apocalisse, almeno ho fatto pratica. Poi sono passato a un duetto, con punte come questa di quattro personaggi, mentre il nuovo libro si attesta fin da subito con un trio. Quindi per me, più passa l tempo, meglio riesco a scrivere. Per non parlare della capacità di vedere dettagli e descrivere il mondo.

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@JPK Dike Si be', che scrivendo si migliori nella forma e nella grammatica, nella conoscenza di determinati argomenti e non si ripetino le ingenuità delle prime opere, siamo d'accordo. Ma io dicevo che sostanzialmente, si scrive di pancia. Vale per tutto, anche per il lavoro. C'è a chi (tipo me) cadono le palle a stare in ufficio e preferisce un lavoro di magazzino. Poi è ovvio che se tutti avessimo la costanza di King e ci mettessimo lì a scrivere duemila parole al giorno, tempo cinque/dieci anni e ci troviamo a prendere il caffè sotto la sede della Rizzoli.

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@Andrea.Dee Forse fare come King è un'utopia, ma mi rendo conto che più scrivo e più mi riesce scrivere, sia come qualità sia come quantità. Quando ho iniziato, solo scrivere 10.000 caratteri mi sembrava impossibile, una fatica immane. E per completare i 220.000 del primo c'ho lavorato come un matto. Mentre ora i capitoli da 18.000 vanno via che è una bellezza, e scrivere roba da 300 pagine nette è solo una questione di quanto tempo, non più di se mi riesce.

 

E questa è una cosa positiva. Meno lo è la cosapevolezza che quello fatto fin ora sia solo una goccia nel mare. Per quanto buono sia venuto, è appena l'inizio, e se voglio arrivare da qualche parte dovrò spenderci ancora parecchio tempo, sacrificando tante tante cose.

 

 

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