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Bango Skank

[MI104] Va tutto bene

16 risposte in questa discussione

Commento

 

Traccia di mezzanotte: Dipendenza

Va tutto bene


Devo fare attenzione a dove metto i piedi. Il pendio è scosceso e ripido. Scivolare sui sassi è un attimo. E poi giù, un volo di cinquanta metri fino a valle. Devo spegnere il telefono e metterlo in tasca. Così rischio di graffiarlo. Purtroppo devo rinunciare alla diretta Facebook, amore.

 

Guarda il tuo smartphone. Sono sicuro che lo hai a portata di mano, anche in questo momento. Magari è proprio un iPhone ultimo modello. Guardalo, e pensa a quante volte l’hai preso in mano, oggi. A quante volte hai dato un’occhiata a WhatsApp. O al tuo profilo su Facebook. A quello su Twitter. A quello su Instagram. Al tuo interessantissimo blog.

Quanti contatti hai? In quanti ti hanno messo un like, o un commento simpatico e condiscendete? In quanti hanno dimostrato interesse e ammirazione per quel piatto così perfetto da sembrare finto che hai fotografato al ristorante, o per quel selfie che ti è uscito così bene? In quanti ti hanno dato ragione per quell’intuizione che, nei sei certo, hai argomentato in modo così convincente? Credi di aver scritto una verità assoluta e imprescindibile, vero? Non importa se riguardava società, politica, scienza, sport, amore, sesso, rock and roll o vai a capire cosa. Il punto è che ti stai chiedendo: “Come ha fatto il mondo ad andare avanti fino a oggi, prima che io la pensassi e la condividessi?”

Dimmi, se già passato al livello successivo?

 

Avanzo verso il basso col sedere che struscia sul terreno. Ogni tanto mi giro e scendo aiutandomi con le mani. Mani che sanguinano per i tagli. Gambe che fanno male. Mi fermo a riposare e faccio un selfie. Le mani sanguinanti in bella vista. Lo invio e dopo neanche tre secondi iniziano ad arrivare le prime notifiche e i primi commenti. “Dov’è Sara?” Mi chiede qualcuno dei tuoi amici, amore.

 

Guarda il tuo smartphone. Guarda i tuoi social, i tuoi blog, le tue App. E dimmi.

Fotografi il pannolino sporco di tuo figlio per condividere quella schifezza con i tuoi contatti? Oppure di figli non ne hai, ma posti le foto di una bambola Reborn per far credere a chi segue i tuoi profili di essere un genitore modello? Hai iniziato a nutrirti solo di verdura cruda e a bere la tua urina, perché hai letto in rete che così facendo arriverai in salute fino a cent’anni? Apri sempre i link che rimandano a siti dal nome fantasioso, dove si spiega come il mondo sia governato da Rettiliani, Big Pharma e Uomini in Nero?

Guarda il tuo smartphone, e dimmi.

Hai già ripreso tua moglie a sua insaputa, mentre facevate sesso? Hai già postato il video su un gruppo segreto in cerca dell’approvazione di sconosciuti arrapati? Ti hanno già scritto quanto è figa, quanto è troia e come se la farebbero in ogni modo? Hai mai assistito a un pestaggio o a uno stupro? Dì la verità, ti sei guardato bene dall’intervenire. Però hai girato un video da condividere coi tuoi contatti. Per indignarti con loro, sputando su questa società marcia e pericolosa. Per fare la parte del sopravvissuto e dire: “Io c’ero, ragazzi. Io c’ero!”

      

Continuo a scendere. Il fiato corto, la vista annebbiata. Il cuore che batte impazzito nel petto. Un arbusto. Mi ci appoggio con le mani e ne approfitto per scattare un altro selfie. Ancora notifiche. Ancora i tuoi amici che chiedono “Dove cazzo è Sara, brutto stronzo?” Qualcuno dirà che è stata colpa mia, amore. Ma tu lo sai che non è vero. Qualcuno dirà che la nostra era una dipendenza. Ma noi sappiamo che non è vero. È solo il progresso, e loro sono degli sfigati invidiosi che non si fila nessuno.

 

Dimmi la verità. Hai già capito tutto, e continui a pensare di essere meglio di me, vero?

Guarda il tuo Smartphone, i tuoi social, le tue App. Guarda tutto questo, e convinciti di esserlo, se credi. Convinciti che va tutto bene. Se vuoi ti farò compagnia. Ti prenderò per mano e ti sussurrerò dolcemente all’orecchio che sì, va tutto bene. Che non è mai andata meglio.

Il problema è che sappiamo entrambi che sono tutte stronzate. Il problema è che in cuor nostro sappiamo entrambi qual è la verità.

E non ci piace.

Perché la verità è che noi siamo uguali.

 

Cosa vuoi che sia? Ti ho detto. Solo un selfie dall’orlo del precipizio. Solo un altro selfie da decine, forse centinaia di like... la moneta con cui paghiamo il prezzo della nostra felicità. La moneta con cui vendiamo gli scarti delle nostre frustrazioni. In fondo hai sempre detto di amarmi per questo, amore. Per la mia popolarità sui social. Non come quegli sfigati invidiosi che non si fila nessuno.

 

Siamo alla guida di una macchina potentissima e superaccessoriata. Acceleriamo sempre di più su una strada larga e dritta, di quelle con l'asfalto appena steso, che se apri un po' il finestrino puoi sentire ancora l'odore acre del bitume. Ridiamo, sbronzi del nostro alcool preferito, strafatti della nostra droga preferita, sintonizzati sulla nostra stazione radio preferita, dove magari stanno mandando proprio la nostra canzone preferita. Accanto a noi c'è la ragazza dei nostri sogni, che scherza, ride e ci posa una mano sulla coscia, per poi allungarla verso la cerniera dei jeans.

 

Ho scavalcato la recinzione, e mentre con una mano mi reggevo alla ringhiera, con l’altra scattavo. E quando hai visto quanti like ho preso, hai voluto provarci anche tu, amore. Ti ho fatto una foto mentre stavi per scattare. Un attimo dopo sei scivolata. E io ho postato la foto. “L’ultimo selfie di Sara”, l’ho chiamato. Lo so, forse non avrei dovuto. Ma è più forte di me. Sapevo che avrei preso decine, centinaia di like. E commenti. E condivisioni. Poi mi sono precipitato giù. Per cercarti, amore.

 

Pensiamo che vada tutto bene. Che non sia mai andata meglio.

Il fatto è che di fronte a noi, proprio in mezzo a questa strada larga e dritta, c’è un enorme muro di cemento. È talmente alto che non si vede la fine, e non possiamo fare nulla per evitarlo, perché si estende da una parte all’altra della strada e oltre, a perdita d’occhio. Certo, potremmo rallentare. Fermarci. Tornare indietro, dopo esserci ripresi un po’ dalla sbronza. Dopo aver smaltito la droga che abbiamo in circolo, magari. Ma non lo facciamo. Anzi, acceleriamo ancora. E ancora. Sembra che l’idea di schiantarci su quel muro a trecento all’ora ci diverta un sacco. A vederci dall’esterno sembrerebbe che non vediamo l’ora di schiantarci su quel muro balordo.

 

Ti raggiungo. Eccoti qui, sfracellata al suolo. Devi esserti rotta gambe e braccia, perché il tuo corpo ha una posizione innaturale. Sembri una contorsionista orientale, amore. Ma anche se il tuo cranio è spaccato e ne escono sangue e brandelli di cervello, la morte ti ha concesso un ultimo, prezioso regalo. Il tuo viso è incredibilmente pulito, ad eccezione di un rigolo di sangue che ti esce dalla bocca e ti sporca appena le labbra, che sembrano aperte su un sorriso abbozzato e malinconico.

 

Il fatto è che non lo ammetteremo mai. Anzi, mentre il nostro piede spinge sul pedale dell’acceleratore e lo schiaccia completamente, continuiamo a ripetere che stiamo rallentando. Ai nostri padri, alle nostre madri. Ai nostri figli, ai nostri amici. Alle nostre mogli, alle nostre amanti.

Continuiamo a ripetere loro che va tutto bene. E, quel che è peggio, lo ripetiamo a noi stessi.

 

Mi accoccolo vicino a te, amore. Poso la mia testa accanto alla tua e sorrido. Poi con una mano ti accarezzo il viso, mentre con l’altra sistemo il telefono in modo da riprenderci in modo perfetto. Un ultimo selfie, amore. Un ultimo selfie assieme, da condividere su tutti i social. “Selfie col cadavere della mia ragazza”, lo chiamerò. Chissà quanti like, quanti commenti, quante condivisioni... Oggi saresti fiera di me, amore. Come non mai.

 

Sì.
Continuiamo a ripetere che va tutto bene.

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2 ore fa, Bango Skank ha detto:

Credi di aver scritto una verità assoluta e imprescindibile, vero? Non importa se riguardava società, politica, scienza, sport, amore, sesso, rock and roll o vai a capire cosa. Il punto è che ti stai chiedendo: “Come ha fatto il mondo ad andare avanti fino a oggi, prima che io la pensassi e la condividessi?”

Ho fatto fatica a interpretare questa frase, mi ha spinto fuori strada il finale (la pensassi, la condividessi) troppo lontano da verità assoluta e imprescindibile. Mi era sembrato si riferisse a "mondo" 

2 ore fa, Bango Skank ha detto:

Dimmi, se già passato al livello successivo?

Manca qualcosa.

 

Nessun altra osservazione. Mi metti in difficoltà a costruire un commento sufficiente a postare un mio testo. Ci provo lo stesso.

Un bel racconto, non c'è che dire. Ti confesso di non avere la minima idea se i drogati di social ragionino esattamente così, ma la tua descrizione è credibile, e questo mi basta. D'altra parte i tossici sono sempre più o meno tutti uguali, di qualunque sostanza o comportamento siano dipendenti.

Una sola cosa, inizialmente, mi ha un po' confuso l'io narrante si rivolge a una persona, Cui si riferisce al maschile. Non è chiarissimo chi sia: un conoscente di facebook, un amico di vecchia data o un condensato di tutte le persone che frequentano la rete.

Forse faresti meglio a specificarlo, ma può anche darsi che mi sia lasciato sfuggire qualcosa

 

 

 

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Ciao @Bango Skank ben ritrovato al MI. Vedo che permane la tua dipendenza dallo scrivere ottimamente. Molto buona anche la struttura del brano, con la dipendenza raccontata in prima persona e il controcanto di una voce "etica" che dalla seconda persona del singolo (in questione e in generale) si fa poi canto corale. Trovo banale aggiungere un ritornello di retorica e mi limito pertanto alla banalità del complimento.

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Racconto lucido che mostra brutalmente un mondo sempre più stupido e becero. I social non sono il male, potrebbero essere un magnifico mezzo per mostrare verità e realtà nascoste; invece vengono usati per l'ego smodato di gente che non capisce la gravità di certi suoi gesti, che continua a dire che è tutto normale perché tanti fanno così. Ottimo spaccato della società, complimenti.

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20 ore fa, Bango Skank ha detto:

Purtroppo devo rinunciare alla diretta Facebook, amore.

Col senno del poi, questa frase è agghiacciante. 

 

20 ore fa, Bango Skank ha detto:

Credi di aver scritto una verità assoluta e imprescindibile, vero? Non importa se riguardava società, politica, scienza, sport, amore, sesso, rock and roll o vai a capire cosa. Il punto è che ti stai chiedendo: Come ha fatto il mondo ad andare avanti fino a oggi, prima che io la pensassi e la condividessi?

Impeccabile. Credo che sia quello che effettivamente pensano i malati di social riguardo i loro post.

 

20 ore fa, Bango Skank ha detto:

Hai mai assistito a un pestaggio o a uno stupro? Dì la verità, ti sei guardato bene dall’intervenire. Però hai girato un video da condividere coi tuoi contatti. Per indignarti con loro, sputando su questa società marcia e pericolosa. Per fare la parte del sopravvissuto e dire: “Io c’ero, ragazzi. Io c’ero!”

Dio mio quanto è vera questa cosa. Mi ha ricordato un fatto di cronaca recente. Un ragazzo veniva malmenato brutalmente, accerchiato da persone che, al posto di intervenire, scattavano foto. Dove finiremo? Bah...

 

20 ore fa, Bango Skank ha detto:

forse centinaia di like... la moneta con cui paghiamo il prezzo della nostra felicità. La moneta con cui vendiamo gli scarti delle nostre frustrazioni.

Meraviglioso.

 

20 ore fa, Bango Skank ha detto:

Mi accoccolo vicino a te, amore. Poso la mia testa accanto alla tua e sorrido. Poi con una mano ti accarezzo il viso, mentre con l’altra sistemo il telefono in modo da riprenderci in modo perfetto. Un ultimo selfie, amore. Un ultimo selfie assieme, da condividere su tutti i social. “Selfie col cadavere della mia ragazza”, lo chiamerò. Chissà quanti like, quanti commenti, quante condivisioni... Oggi saresti fiera di me, amore. Come non mai

Una chiusa che lascia a dir poco esterrefatti.

 

Un racconto lucido e terrificante sulla social-dipendenza portato avanti in maniera assolutamente magistrale, con una riuscitissima alternanza tra prima e seconda persona. 

I malati di social, di effimera popolarità, ragionano esattamente in questa maniera. Apparire, piacere, non essere. I like, i commenti, le condivisioni: queste  le uniche cose che contano per loro.

Come dice giustamente M.T. i social non sono di per se il male (anzi) ma rappresentano, per persone già drogate di popolarità, uno strumento per alimentare il proprio ego, per costruirsi un immagine pubblica sempre più artefatta e rarefatta, di fatto, silenziando, annullando la propria personalità.

 

Complimenti vivissimi. Un racconto formidabile. 

 

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22 ore fa, Bango Skank ha detto:

condiscendete

Refuso.

 

22 ore fa, Bango Skank ha detto:

Il fatto è che di fronte a noi, proprio in mezzo a questa strada larga e dritta, c’è un enorme muro di cemento. È talmente alto che non si vede la fine, e non possiamo fare nulla per evitarlo, perché si estende da una parte all’altra della strada e oltre, a perdita d’occhio. Certo, potremmo rallentare. Fermarci. Tornare indietro, dopo esserci ripresi un po’ dalla sbronza. Dopo aver smaltito la droga che abbiamo in circolo, magari. Ma non lo facciamo. Anzi, acceleriamo ancora. E ancora. Sembra che l’idea di schiantarci su quel muro a trecento all’ora ci diverta un sacco. A vederci dall’esterno sembrerebbe che non vediamo l’ora di schiantarci su quel muro balordo.

Questo è fenomenale.

 

22 ore fa, Bango Skank ha detto:

Continuiamo a ripetere che va tutto bene.

No, non va affatto bene.

 

Fantastico @Bango Skank, forza della natura!

Pezzo terrificante per quanto vero, gestito con abilità straordinaria.

Nulla da aggiungere, davvero. Mi hai lasciato tanta amarezza.

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Bravissimo, @Bango Skank , veramente bravissimo.

Per quanto riguarda il commento, se gentilmente qualcuno dello Staff mi cancella quello di @Vincenzo Iennaco , lo faccio eguale, pari pari perché è perfettamente centrato nella sua concisione. Bravo anche a te!

Tornando a noi, devo anche dirti che, per aver scritto un pezzo così formidabile, non puoi che essere tu stesso un dipendente dai social all'ultimo stadio. Questo, infatti, a parte il tragico epilogo, non può che essere un racconto autobiografico perché è troppo "vissuto".

Per cui, 

 

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E' partito, ma mica avevo finito. E' la fregola del condividere! Termino:

 

Bravissimo, @Bango Skank , veramente bravissimo.

Per quanto riguarda il commento, se gentilmente qualcuno dello Staff mi cancella quello di @Vincenzo Iennaco , lo faccio eguale, pari pari perché è perfettamente centrato nella sua concisione. Bravo anche a te!

Tornando a noi, devo anche dirti che, per aver scritto un pezzo così formidabile, non puoi che essere tu stesso un dipendente dai social all'ultimo stadio. Questo, infatti, a parte il tragico epilogo, non può che essere un racconto autobiografico perché è troppo "vissuto".

Per cui, caro @Bango Skank , fatti curare al più presto. E mi farò curare anch'io, anche se per un'altra dipendenza. Perché quanto segue:

On 22/10/2017 at 16:24, Bango Skank ha detto:

Devo fare attenzione a dove metto i piedi. Il pendio è scosceso e ripido. Scivolare sui sassi è un attimo. E poi giù, un volo di cinquanta metri fino a valle. Devo spegnere il telefono e metterlo in tasca. Così rischio di graffiarlo.

Avanzo verso il basso col sedere che struscia sul terreno. Ogni tanto mi giro e scendo aiutandomi con le mani. Mani che sanguinano per i tagli. Gambe che fanno male.

Continuo a scendere. Il fiato corto, la vista annebbiata. Il cuore che batte impazzito nel petto. Un arbusto. Mi ci appoggio con le mani ...

si applica perfettamente anche a me quando vado a funghi. Perché questa è una delle mie dipendenze, la più tosta, temo, e il selfie me lo faccio con il porcino dopo averlo fotografato prima di separarlo con affetto dalla terra e pulirlo. Poi posto tutto e...

On 22/10/2017 at 16:24, Bango Skank ha detto:

Chissà quanti like, quanti commenti, quante condivisioni...

@Bango Skank , io e te ci capiamo. Ci vediamo in clinica, altrimenti prima o poi sui giornali leggerai il solito pezzo del pensionato morto scivolando nel bosco. Ancora complimenti.

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Vi ringrazio per i commenti, ma non ho fatto poi un grosso sforzo di "fantasia letteraria" nello scrivere questo pezzo.
Purtroppo, aggiungo. Perché sarebbe bello se fosse più un brano alla "Black Mirror" che uno spaccato "quasi" plausibile.
Le considerazioni personali, le digressioni narrative...  per quanto sofferte e terrorizzanti possano essere, sono poca cosa rispetto alla realtà.
Il caso di cronaca di cui palra Andrea 28 credo sia quello del ragazzo pestato a morte in un locale spagnolo, mentre centinaia di persone restavano a guardare come ipnotizzate (a quello pensavo mentre scrivevo quelle righe).
E poi c'è questa notizia di oggi, che è diffcile anche commentare.
http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/filma_facebook_agonia_giovane_incidente_non_chiama_soccorsi-3319730.html
 

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1 ora fa, Bango Skank ha detto:

Letta stamattina: la realtà alle volte è molto peggio dell'immaginazione. Per questo ho trovato il tuo racconto uno specchio del presente, senza che s'inventasse nulla.

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On 22 октября 2017 г. at 17:24, Bango Skank ha detto:

o un commento simpatico e condiscendete?

 

STU-PEN-DO

 

On 22 октября 2017 г. at 17:24, Bango Skank ha detto:

se già passato al livello successivo?

 

Sei già passato volevi scrivere

 

On 22 октября 2017 г. at 17:24, Bango Skank ha detto:

Solo un altro selfie da decine, forse centinaia di like...

 

:D stai fotografando un'epoca!

 

On 22 октября 2017 г. at 17:24, Bango Skank ha detto:

l fatto è che di fronte a noi, proprio in mezzo a questa strada larga e dritta, c’è un enorme muro di cemento. È talmente alto che non si vede la fine, e non possiamo fare nulla per evitarlo, perché si estende da una parte all’altra della strada e oltre, a perdita d’occhio.

 

Deve essere il confine tra U.S.A e Messico dell'era Trump :) 

 

@Bango Skank ogni volta riesci a stupirmi, questo brano ha un ritmo, una musicalità unici. Me lo vedevo con immagini di sottofondo, con una voce che spara a raffica quello che tu hai scritto. Davvero un bel pezzo fin troppo realistico. Vedo la gente che usa solo il telefono in metro, dovevano darci pur qualcosa per distoglierci dallo schifo che sta succedendo. A proposito di Black Mirror, c'era un episodio dove una ragazza di colore viene rincorsa da uomini incappucciati e la gente la riprende col telefono. Ma la realtà ora ha superato qualsiasi fantasia, i due casi citati, insieme a quella ragazza morta perché avevano postato sue foto intime su Facebook e tanti tanti altri casi, fanno sì che questo telefono con tutti i social, siano diventati da cosa ganza, una potenziale arma.

Complimenti per l'intuizione e per come l'hai scritta.

 

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@Bango Skank complimenti, il tuo racconto è scritto molto bene.

Che dire?

Dici cose molto tristi, a cui preferisco spesso non pensare.

Questo racconto letto di prima mattina è stato un pugno nello stomaco.

 

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Questo MI è caratterizzato dalla mancanza di buone notizie e di positività. In compenso la qualità della scrittura è più che buona. E il tuo racconto non fa eccezione. Le parole scorrono fluide con immagini a tratti terribili che però vengono presentate come normalità e bellezza. La vera gioia è condivisione; la vera vita è condivisione. Hai colto il mood del momento. Complimenti.

 

Bella prova.

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On 22/10/2017 at 16:24, Bango Skank ha detto:

Dimmi, se già passato al livello successivo?

sei, refuso

 

Che dire, @Bango Skank... mi hai lasciato, come sempre d'altronde, a bocca aperta. Sin dalla prima lettura ho apprezzato questo racconto dal ritmo incalzante e molto attuale, ahimè. Mi hai tenuta incollata dall'inizio alla fine. Eccellente prova. Mi dispiace molto non poter votare, saresti finito dritto nella mia terzina. Bravo. Complimenti.

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@Bango Skank ciao^^
 

On 22/10/2017 at 16:24, Bango Skank ha detto:

Guarda il tuo Smartphone, i tuoi social, le tue App.

questa frase mi sta facendo brainwash @_@

molto bello, crudo e veritiero, purtroppo.
Mi è piaciuto molto lo stile con cui lo hai scritto. L'ho trovato coinvolgente e le ripetizioni danno l'effetto lavaggio del cervello che immagino sia voluto.
Davvero bravo. Terribile quella notizia che hai postato... ce ne sono molte così...
alla prossima!


 

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