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Nome: Robin Edizioni

Generi trattati: narrativa, avventura, narrativa per ragazzi, narrativa storica, viaggi, gialli, mystery, poesia, saggistica, varia

Invio manoscritti: http://www.robinedizioni.it/manoscritt

Distribuzione: Messaggerie libri http://www.robinedizioni.it/distribuzione

Sito web: http://www.robinedizioni.it/

Facebook: https://it-it.facebook.com/Robin-Edizioni-464117187005413/

Modificato da ElleryQ
Aggiornamento

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A me chiesero 3000 euro, ma la cosa più deprimente fu che quando gli dissi che semplicemente non li avevo, mi risposero che potevo trovarmi uno sponsor. Il bello è che il loro amministratore va in giro a sputare sentenze sulla qualità del vero lavoro culturale...

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Ospite Anacarnil

Siete sicuri di non aver presto un grosso granchio?

Robin è l'editore di Vincenzo Ciampi, finalista al Grinzane Cavour. E' stato anche l'editore di uno dei più famosi libri di Amelie Nothomb ("Libri da ardere").

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Ospite Linda Rando
Siete sicuri di non aver presto un grosso granchio?

Robin è l'editore di Vincenzo Ciampi, finalista al Grinzane Cavour. E' stato anche l'editore di uno dei più famosi libri di Amelie Nothomb ("Libri da ardere").

Dato che è stata la casa editrice stessa a dirci di chiedere contributi a ogni pubblicazione direi proprio di no.

Al prossimo messaggio postato senza che tu abbia regolarizzato la tua posizione verrai bannato per una settimana.

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Ospite Anacarnil

Uh che paura!

Considerando che ho postato 4 post (giustamente, visto che quanto asserito in questi thread più volte non corrisponde a quanto so di prima mano), e dopo abbia saputo di un tuo "Richiamo", non si sa bene per cosa visto che non vuoi dirmelo e che ti costa troppo aggiungere una parola in più a "leggi il regolamento", regolamento il quale è ben nascosto, alla faccia dell'usabilità; considerato questo, la tua minaccia di ban per non aver "regolarizzato la mia posizione" (hai mangiato circolari ministeriali fin da piccola?) mi fa sinceramente ridere.

Ti pensavo una persona in gamba, hai fatto in fretta a smentirti.

Adieu

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Ospite Linda Rando
Uh che paura!

Considerando che ho postato 4 post (giustamente, visto che quanto asserito in questi thread più volte non corrisponde a quanto so di prima mano), e dopo abbia saputo di un tuo "Richiamo", non si sa bene per cosa visto che non vuoi dirmelo e che ti costa troppo aggiungere una parola in più a "leggi il regolamento", regolamento il quale è ben nascosto, alla faccia dell'usabilità; considerato questo, la tua minaccia di ban per non aver "regolarizzato la mia posizione" (hai mangiato circolari ministeriali fin da piccola?) mi fa sinceramente ridere.

Ti pensavo una persona in gamba, hai fatto in fretta a smentirti.

Adieu

Complimenti per la maleducazione. Non sarà una grande perdita, la tua.

E fa un po' d'attenzione ai contratti che firmi, leggili prima di accettarli, ché non si sa mai quali obblighi si celano dietro a una decina di righe su uno schermo, almeno se non le leggi come hai fatto tu.

Addio cop.gif

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Confermo che si tratta di un editore a pagamento. Sapendolo, ho chiesto per curiosità un preventivo di massima senza inviare il testo, che vogliono in cartaceo, bensì una sola "pagina tipo". Per circa 400.000 battute sarebbe venuto fuori un libro da 15 euro, con 100 copie a mio carico. Va detto che la pubblicazione era comunque subordinata alla validità del lavoro...

book6.gif

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Quello che non trovo accettabile è che questi editori siano rappresentati all'interno dell'AIE.

Non sarebbe il caso di chiederne conto all'Associazione?

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Ho trovato in bilioteca un libro di questa CE. Impressioni varie:

- La "confezione" era veramente fatta bene e anche particolare (c'era una specie di "cofanetto" da cui si estrae il libro;

- il romanzo non era nulla di che a livello di trama, ma l'impaginazione era normale e refusi non ne ho trovati, quindi o l'autore è stato bravo a pulire il testo oppure c'è stata correzione di bozze;

- editing invece del tutto assente: stile pesante (tante e troppe virgole, pure dove no potevano in alcun modo starci), ripetizioni, avverbi a profusione (spesso vari -mente in pochi righi), e in generale testo che avrebbe avuto bisogno della mano di un buon editor, dato che più di metà sono parti perfettamente inutili e ogni tanto l'autore si dà a inutili parole astruse.

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sì, esperienza diretta (anche se non recente) e indiretta.

Puoi andare in libreria con loro senza pagare, come anche è sicuro che ad alcuni esordienti chiedano soldi.

Non sono aggiornatissimo ma fino a qualche tempo fa era così.

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Ospite Linda Rando

La cosa non può che farmi piacere.

Robin è uno dei pochi editori che, pur domandando soldi, fanno un lavoro eccellente sui loro libri.

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Posso riportare la mia esperienza diretta (già so che non verrà apprezzata, ma tant'è). Dopo aver pubblicato il mio primo romanzo con un piccolo editore free, al quale sarò per sempre riconoscente per la preparazione, per la sua storia personale e professionale (straordinaria, ve lo assicuro) e per avermi fatto accedere a questo mondo, anche la MIA esperienza di vita è cambiata. Ho infatti aperto una piccola libreria, e lì ho capito TUTTO di distribuzione, promozione, vendita e ho deciso che, se non avessi voluto per sempre vendere i miei libri agli amici con l'aggiunta di qualche copia che per una certa dose di fortuna qualcuno comprava, l'unica strada era quella di pubblicare con una casa editrice distribuita da uno dei tre colossi (Mondadori, RCS e Messaggerie) o da PDE, "semicolosso". Fatti i consueti tentativi di invio alle case editrici free da loro distribuite (che so essere più un 'proforma' che altro), ci ho provato con la Robin. Ben sapendo cosa sarebbe successo. Ed è successo. L'editore ha letto personalmente il manoscritto e mi ha risposto, dicendomi che il mio romanzo avrebbe potuto accedere alla loro collana più nota e prestigiosa (in cui sono pubblicati degli autentici maestri del noir e del giallo italiano, sebbene mai abbastanza riconosciuti in giro), ma che avrei dovuto apportare delle modifiche importanti. L'ho fatto. L'editore ha apprezzato (c'è voluto tempo), e mi ha proposto la pubblicazione con acquisto di copie. Su questo, ciascuno ha le proprie opinioni, e non voglio aprire dibattiti. Posso soltanto dire che il mio romanzo non solo è stato promosso e distribuito, ma che era presente in diverse Feltrinelli e Arion, in tante librerie indipendenti, che è stato segnalato sulla cronaca cittadina di Repubblica (abito in una città molto grande... la più grande), che è stato iscritto a premi letterari con invio di copie da parte dell'editore. Dimenticavo: l'editing è stato effettuato, sia pur leggero (ma ricordo che mi era stato chiesto di cambiare il romanzo in una certa direzione già prima). Personalmente non sono pentito, e sono anzi contento della scelta fatta. E, se l'editore vorrà, pubblicherò il seguito ancora con loro. Aggiungo mie considerazioni personali, da autore e da libraio:

1. Forse passerò per pessimista, ma vi assicuro una cosa: ho scritto un giallo di accettabile valore. Come ce ne sono tanti, pubblicati da tante case editrici (anche le più grandi). Ebbene: se non hai fortuna (molta), se non sei bravo ad intessere relazioni (e a me non piace, non mi interessa e non voglio farlo: ho rapporti diretti con case editrici di prestigio assoluto, ma non ho alcuna intenzione di sfruttarli per proporre i miei romanzi), allora togliti dalla testa di pubblicare con una casa editrice grande o media. I soldi sono pochi, troppo pochi, perché abbiano spazio romanzi di medio valore se non sono spinti da fattori che con la letteratura non c'entrano nulla. 

2. Non prendetevela con l'editore se il vostro libro non va a scaffale: non si vendono. Non si vendono e basta. Da libraio provo a consigliare, quando mi viene richiesto, un libro che esca dalla cerchia dei soliti noti. Non si vendono. Il mercato è occupato da pochi grandi gruppi, e per gli altri ci sono le briciole, e con quelle devono provare a campare. Quasi mai riuscendoci. E ve lo dice uno che ha riempito gli scaffali di medio-piccoli, e che però campa con i grandi e con la scolastica. 

Detto ciò, mi taccio, nella speranza di esservi stato utile. (purché non mi diate dello sprovveduto per aver pubblicato con la Robin... 'fesso' lo accetto, 'sprovveduto' no... perché coi libri ci campo e un pochino so come funziona... :-D ) 

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Simluc, che si concordi o meno con te, mi pare che la tua testimonianza, espressa con intelligenza e garbo, sia comunque spunto per riflessioni non banali. Per quanto mi riguarda: grazie per averla voluta condividere.

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Posso riportare la mia esperienza diretta (già so che non verrà apprezzata, ma tant'è). Dopo aver pubblicato il mio primo romanzo con un piccolo editore free, al quale sarò per sempre riconoscente per la preparazione, per la sua storia personale e professionale (straordinaria, ve lo assicuro) e per avermi fatto accedere a questo mondo, anche la MIA esperienza di vita è cambiata. Ho infatti aperto una piccola libreria, e lì ho capito TUTTO di distribuzione, promozione, vendita e ho deciso che, se non avessi voluto per sempre vendere i miei libri agli amici con l'aggiunta di qualche copia che per una certa dose di fortuna qualcuno comprava, l'unica strada era quella di pubblicare con una casa editrice distribuita da uno dei tre colossi (Mondadori, RCS e Messaggerie) o da PDE, "semicolosso". Fatti i consueti tentativi di invio alle case editrici free da loro distribuite (che so essere più un 'proforma' che altro), ci ho provato con la Robin. Ben sapendo cosa sarebbe successo. Ed è successo. L'editore ha letto personalmente il manoscritto e mi ha risposto, dicendomi che il mio romanzo avrebbe potuto accedere alla loro collana più nota e prestigiosa (in cui sono pubblicati degli autentici maestri del noir e del giallo italiano, sebbene mai abbastanza riconosciuti in giro), ma che avrei dovuto apportare delle modifiche importanti. L'ho fatto. L'editore ha apprezzato (c'è voluto tempo), e mi ha proposto la pubblicazione con acquisto di copie. Su questo, ciascuno ha le proprie opinioni, e non voglio aprire dibattiti. Posso soltanto dire che il mio romanzo non solo è stato promosso e distribuito, ma che era presente in diverse Feltrinelli e Arion, in tante librerie indipendenti, che è stato segnalato sulla cronaca cittadina di Repubblica (abito in una città molto grande... la più grande), che è stato iscritto a premi letterari con invio di copie da parte dell'editore. Dimenticavo: l'editing è stato effettuato, sia pur leggero (ma ricordo che mi era stato chiesto di cambiare il romanzo in una certa direzione già prima). Personalmente non sono pentito, e sono anzi contento della scelta fatta. E, se l'editore vorrà, pubblicherò il seguito ancora con loro. Aggiungo mie considerazioni personali, da autore e da libraio:

1. Forse passerò per pessimista, ma vi assicuro una cosa: ho scritto un giallo di accettabile valore. Come ce ne sono tanti, pubblicati da tante case editrici (anche le più grandi). Ebbene: se non hai fortuna (molta), se non sei bravo ad intessere relazioni (e a me non piace, non mi interessa e non voglio farlo: ho rapporti diretti con case editrici di prestigio assoluto, ma non ho alcuna intenzione di sfruttarli per proporre i miei romanzi), allora togliti dalla testa di pubblicare con una casa editrice grande o media. I soldi sono pochi, troppo pochi, perché abbiano spazio romanzi di medio valore se non sono spinti da fattori che con la letteratura non c'entrano nulla. 

2. Non prendetevela con l'editore se il vostro libro non va a scaffale: non si vendono. Non si vendono e basta. Da libraio provo a consigliare, quando mi viene richiesto, un libro che esca dalla cerchia dei soliti noti. Non si vendono. Il mercato è occupato da pochi grandi gruppi, e per gli altri ci sono le briciole, e con quelle devono provare a campare. Quasi mai riuscendoci. E ve lo dice uno che ha riempito gli scaffali di medio-piccoli, e che però campa con i grandi e con la scolastica. 

Detto ciò, mi taccio, nella speranza di esservi stato utile. (purché non mi diate dello sprovveduto per aver pubblicato con la Robin... 'fesso' lo accetto, 'sprovveduto' no... perché coi libri ci campo e un pochino so come funziona... :-D )

Quante copie hai venduto e qual'è il saldo?

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Non è ancora passato il periodo per la prima rendicontazione. So solo che alcune copie da Feltrinelli e da Arion sono state vendute. Le stesse Feltrinelli e Arion in cui, quando i parenti andavano a chiedere il mio primo libro, si sentivano rispondere che la casa editrice non esiste. E vi assicuro che ha un decente distributore e una storia più che decennale.

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Ospite Signor Ford

Anche io ritengo che ogni esperienza sia importante, se resa in modo tranquillo e nel rispetto reciproco. Io non giudico la tua esperienza e ti auguro che ti porti fortuna, ma non posso non dirti, in aspetto puramente dialogico, che per me spendere per pubblicare significa pagare il mio datore di lavoro. Poi, uno può avere o meno una grande distribuzione, tanto sono e rimango dell'opinione che nel mondo dei big, a parte pochissime mosche bianche che lavorano sulla selezione diretta, non ci si arriva né per distribuzione né per reperibilità, ma secondo ben altri meccanismi e intermediari. Io preferisco non spendere una lira, rimanere nello scaffale di poche o pochissime librerie di fiducia, fare qualche presentazione se capita e se ho fortuna e continuare a poter dire ai miei 100-200 o 300 lettori le cose che sento, che reputo importanti. Far passare il concetto che non passa chi è bravo (e ok, questa può essere la realtà) però, per me, non deve diventare che pubblica solo chi ha soldi perché devi pagare per entrare nel mondo dell'editoria. Se non esistessero gli editori che nel libro ci credono e ci investono davvero ma solo quelli che si fanno pagare, credimi, il mondo di noi lettori (e quindi di voi librai) sarebbe molto, molto, ma molto più triste.

Opinione mia, ovviamente. :)

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Ma su questo siamo d'accordo! Dico solo che ho scelto di tenere in libreria dei volumi di una casa editrice che stava fallendo, anziché darli in resa, perché sono delle perle (ovviamente rimettendoci di tasca mia). Il problema è che questi, appunto, falliscono. Non per colpa loro, non per colpa delle eap ma per i grandi gruppi, che dominano il mercato inondando, loro sì, gli scaffali di zozzerie, che però purtroppo vendono.

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Credo che tutti e due abbiate ragione. Per questo dicevo che la testimonianza di Simluc poteva portare a riflessioni non banali. Da lettrice critica, nel senso di una che sceglie e pondera bene ogni acquisto, mi sono sempre chiesta come poter analizzare, sempre criticamente, i dati che escono sull'editoria e la sua crisi. La realtà è complessa e le ragioni di qualcosa mai univocamente identificabili, però, insomma, mi piacerebbe capire meglio. Però siamo off topic, immagino, dunque mi tengo i miei dubbi.

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Mi perdoneranno l'ot... Basta dire una cosa: i distributori acquistano i libri dagli editori almeno almeno col 55 percento di sconto. Alla ce rimane il 45 percento, cui vanno tolti il 4 percento d'iva, i diritti, il costo di stampa editing promozione e i trasporti vari. Fatti il conto del margine...

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Anche io ritengo che ogni esperienza sia importante, se resa in modo tranquillo e nel rispetto reciproco. Io non giudico la tua esperienza e ti auguro che ti porti fortuna, ma non posso non dirti, in aspetto puramente dialogico, che per me spendere per pubblicare significa pagare il mio datore di lavoro. Poi, uno può avere o meno una grande distribuzione, tanto sono e rimango dell'opinione che nel mondo dei big, a parte pochissime mosche bianche che lavorano sulla selezione diretta, non ci si arriva né per distribuzione né per reperibilità, ma secondo ben altri meccanismi e intermediari. Io preferisco non spendere una lira, rimanere nello scaffale di poche o pochissime librerie di fiducia, fare qualche presentazione se capita e se ho fortuna e continuare a poter dire ai miei 100-200 o 300 lettori le cose che sento, che reputo importanti. Far passare il concetto che non passa chi è bravo (e ok, questa può essere la realtà) però, per me, non deve diventare che pubblica solo chi ha soldi perché devi pagare per entrare nel mondo dell'editoria. Se non esistessero gli editori che nel libro ci credono e ci investono davvero ma solo quelli che si fanno pagare, credimi, il mondo di noi lettori (e quindi di voi librai) sarebbe molto, molto, ma molto più triste.

Opinione mia, ovviamente. :)

Chiedo a te in quanto moderatore, se dovessi linkare un filmato in cui un amico spiega al Salone come è arrivato a una big, sarebbe considerato spam o un aiuto per tutti?

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Mi perdoneranno l'ot... Basta dire una cosa: i distributori acquistano i libri dagli editori almeno almeno col 55 percento di sconto. Alla ce rimane il 45 percento, cui vanno tolti il 4 percento d'iva, i diritti, il costo di stampa editing promozione e i trasporti vari. Fatti il conto del margine...

10 %, nel mio caso la stessa percentuale che riconosce all'autore ;)

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anche a me, come a Simluc, è stato proposto un contratto con l'acquisto di 50 copie. Comunque ben diverso dalla busta ricca di opuscoli e materiale marketing ricevuta dal gruppo Albatros: loro ne chiedono 2780.

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salve ragazzi, idem per me. esborso di 350 euro. per 50 copie.

vi posto una parte della email a testimonianza.

 

"abbiamo letto il suo testo. E abbiamo letto anche l'ultima riga della 

sua biografia. Per cui non dovremmo inviarle la nostra proposta 
editoriale, perché nel sentire comune chiedere di impegnarsi per una 
quarantina di copie è Editore a Pagamento.
Ora le spiegherò una cosa: noi riceviamo cinquecento proposte l'anno e 
ne scartiamo il novanta per cento.
Dedichiamo quindi a questa bistrattata letteratura – quella italiana 
contemporanea – non più di una cinquantina di titoli, dei centoventi che 
produciamo.
Ora, se noi fossimo una casa editrice a pagamento basterebbe entrare a 
bottega, pagare ed uscire con il libro stampato e tutta la tiratura 
spedita a casa sul pianerottolo.
Viceversa, noi scegliamo, rifiutiamo, poi promuoviamo e distribuiamo e 
siamo ancora vivi dopo ventisei anni. E sapesse invece quanti ne ho 
visti di spocchiosetti, morire per strada!
Si ricorda la favola della rana e del bue? Questo è uno stagno in cui si 
abbeverano due buoi e settemila rane.
Ebbene noi siamo tra quella cinquantina di rane che non si gonfiano, non 
scoppiano ma fanno un lavoro serio per mantenere pulito lo stagno. Si 
informi.
Il costo di produzione di un libro è – facendo i conti della serva – il 
costo della casa editrice diviso il numero di titoli che produce. La 
cifra che troverà nel nostro Accordo Integrativo, se anche la moltiplica 
per le centoventi novità annue che produciamo, copre la metà del costo 
aziendale di un solo redattore.
E non è a fondo perduto, per il solo piacere di entrare in catalogo: è 
il prezzo, scontato, di quelle copie che lei comunque si comprerebbe per 
le sue esigenze di autore e che alla prima presentazione rigenerano il 
denaro speso.
Il problema quindi, non è guadagnare sulla pubblicazione a scapito 
dell'Autore, ma evitare il gap finanziario tra il momento 
dell'investimento e il suo ritorno. Questo – in un paese di 
analfabetismo culturale – va condiviso con l'Autore, se no si muore.
Perché le racconto tutto questo?
Perché il suo testo ci è piaciuto e ci piacerebbe pubblicarlo. Inoltre 
siccome so come va il mondo, lei avrà ricevuto un bel numero di proposte 
che non solo non avranno letto la storia dei tre fratelli, ma non 
avranno letto neanche quel rigo.
Così come sono sicuro che non avrà ricevuto nessuna proposta da una 
delle due mucche.
E non perché il suo testo non lo meriterebbe, ma perché è il merito che 
non interessa. Se è italiano e sconosciuto.

Conto, comunque, su un suo cortese cenno di riscontro e cordialmente la 
saluto."

 

spero sia utile è fresca di luglio!

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Mi hanno fatto una proposta editoriale gratuita, fresca di qualche giorno.

 

L'unica cosa che non mi esalta sono le loro copertine della collana che mi hanno proposto :-)

In tal senso ho visto di molto meglio, ma dato che distribuiscono tramite Messaggerie credo che non sia troppo il caso di fare gli schizzinosi... ahahahah

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Sono mooolto perplesso (si vede?). Ossia, l'eterna domanda: che fare? Essere (un autore della suddetta CE) o non esserlo? Mi spiego: stamani ho ricevuto da questa CE una valutazione positiva del mio manoscritto che le avevo inviato il 25 gennaio. E mi ha fatto una proposta di acquisto di 50 copie. Ora, dato che nel corso delle ultime settimane ho inviato per mail il mio manoscritto a una sessantina di CE selezionate tra quelle che accettano manoscritti per via elettronica (pensate che capitale avrei dovuto investire nel mandare a ognuna il cartaceo!), e che con due EAP (che allora ignoravo esserlo) ho rifiutato la proposta (mentre altre tre CE m'hanno detto picche), con questa CE sto pensando d'accettare. A costo di mangiarmi le mani, poi, di fronte a proposte di CE free (so che è in lettura da altre, una anche piuttosto big)? Ecco, a questo non so ancora rispondere. Ma la mia tentazione è dovuta al fatto che, secondo l'ufficio commerciale della CE, l'eventuale mio libro edito sarà di 480 pagine (sì, un bel malloppo), che all'interno del testo ci sono due immagini, che in moltissime pagine cambio i caratteri di composizione, che l'editing è a loro carico, che fanno anche l'e-book, che - e non è poco - la CE è distribuita dalle Messaggerie, con ristampa automatica del libro, e che dunque 500 euri a prezzo scontato per 50 copie ci potrebbero stare (tanto qualche copia l'avrei acquistata comunque per omaggiare gli amici).

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Salve a tutti,

io pubblicherò prossimamente con la Robin Edizioni. Dunque, vi confermo che viene richiesto l'acquisto di un certo numero di copie, almeno nella maggioranza dei casi... Però, amici miei, c'è un però. La Robin legge i manoscritti e risponde a tutti nell'arco di massimo 60 giorni (non male, che dite?), a fronte dei mesi, o anni, di attesa che si hanno con gli altri editori. Chiaramente, hanno alla  base un serio e vastissimo comitato di lettura e almeno tre passaggi di selezione. Tenere in piedi una simile struttura costa, non è gratuito. Mi aveva contattato un editore, di cui non farò il nome, per pubblicare gratis. Questo simpatico e coraggioso signore leggeva tutto da solo, curava la grafica e quant'altro... Ripeto, scelta audace, ma non è così che si lavora. In qualsiasi attività che si voglia definire seria e non pre-moderna, esiste una cosa chiamata "divisione del lavoro". Non si è mai visto che un uomo solo faccia tutto. Anche Napoleone, senza esercito, vale meno di un bambino con una spada di cartone, mi spiace doverlo dire. Per altro, il suddetto intrepido signore ha riconosciuto candidamente che lui non mi avrebbe mai potuto garantire una distribuzione pari a quella di Robin; così come non mi avrebbe garantito una presentazione a Torino (spesato di tutto), né tanto meno era disposto a produrmi, parallelamente al cartaceo, in formato elettronico. Ergo, la casa editrice totaly free, che qui ho sentito tanto lodare, è sì encomiabile nei buoni propositi, quanto inutile ai fini della distribuzione nazionale e via etere del proprio lavoro... Ah, già, dimenticavo! Il coraggioso editore era anche l'unico editor. Credetemi, cari amici, per degli esordienti sconosciuti e senza santi in paradiso, Robin è la migliore delle soluzioni di compromesso possibile. Faccio presente - perdonate il modo "sparso" in cui ho portato avanti la mia argomentazione - che sto pubblicando, in un unico volume, un romanzo breve e sette racconti. Trovatemi uno che oggi pubblichi racconti di un esordiente, vi sfido. Grazie per l'attenzione.

P.s: se qualcuno volesse comprare il mio testo, una volta che sarà in commercio... beh, gliene sarò immensamente grato :-)

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