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Aporema Edizioni

Sono un autore esordiente e vorrei...

245 risposte in questa discussione

Inviato (modificato)

Sono un autore esordiente e vorrei...
1) Trovare una casa editrice che mi pubblichi in modo del tutto gratuito.

2) Firmare un contratto serio e spuntare delle royalties degne di tal nome.

3) Beneficiare di un editing strutturale e ben approfondito, non di una semplice correzione di bozze.

4) Vedere il mio romanzo impaginato e stampato su una carta degna di questo nome.

5) Avere una bella copertina, originale e innovativa.

6) Vendere il volume a un prezzo contenuto e non fuori mercato.
7) Ottenere un'assistenza adeguata nella promozione, nelle presentazioni, sui social network e con i vari mass media.

8) Distribuire il mio libro attraverso i principali circuiti che servono le librerie fisiche.
9) Essere presente ed effettivamente disponibile su tutte le principali piattaforme di vendita on line.

Abbiamo dimenticato qualcosa? Sicuramente sì, e a ricordarcela ci penserete voi; ma intanto pensiamo che questi nove punti già bastino a chiarire quelle che sono le "pretese", alcune sacrosante, altre un po' meno, di molti autori in erba. Ora la domanda, semplice, chiara e diretta è questa: pensate che in giro esistano piccole case editrici in grado di soddisfarle tutte quante?
Noi, forti dell'imperativo categorico che ci siamo imposti fin da subito, ovvero quello della totale trasparenza nei confronti non solo dei nostri autori, ma anche dei nostri lettori e ovviamente di tutti gli utenti del WD, rispondiamo con un umile, ma deciso NO.

Se infatti, facendo i salti mortali, i primi sette punti sono alla portata dei più seri e volenterosi editori, bastano il numero otto e soprattutto il nove a stroncare ogni velleità. 
Questa è una battaglia contro i mulini a vento, lo sappiamo, che però abbiamo già cominciato a combattere in altre discussioni e in altre sedi e alla quale non rinunceremo mai, ovvero quella contro lo strapotere delle piattaforme on-line, specie quelle che pretendono dalle CE percentuali da strozzinaggio, pari al 51%. 
Ora se, con il 49% del prezzo di copertina che gli rimane, trovate un piccolo editore che vi garantisce di realizzare, e pure bene magari, tutti i primi sette punti, o è un mago della gestione d'impresa o, più probabilmente, un truffatore.
D'altro canto voi, autori emergenti o aspiranti tali, quando da clienti decidete di acquistare da tali piattaforme, forse perché "son così comode", "c'ho lo sconto", "c'ho il bonus che mi ha regalato mia zia", "mi vanno su i punti sulla tessera dell'esselunga" ecc, ricordate che i soldi che state risparmiando oggi sono quelli che non potrete certo pretendere domani. Non solo: non state rendendo certo un gran servizio al mondo dell'editoria in generale, non solo di quella  piccola.


 

Modificato da Aporema Edizioni
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Cambiare la capa della gente è impossibile...

 

Io dalle "piattaforme" ho solo acquistato manuali tecnici stranieri, difficili da trovare nelle librerie specializzate. Per il resto i libri li prendo sempre dai canali tradizionali ♥

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Innanzitutto grazie per esservi aperti ad un confronto.

Penso che i punti da voi elencati possano essere utilizzati come format per accordarsi con un autore esordiente, senza ancorarsi ad un'unica tipologia di contratto predefinito.

Credo infatti che ogni libro e ogni autore abbia esigenze diverse e possa essere diffuso in ragione del suo contenuto attraverso modalità differenti.

Per raggiungere un obiettivo che dev'essere comune penso sia costruttivo valutare insieme dei compromessi. Ci sarà qualche autore disposto a sacrificare i punti 1,2,3 altri ai punti 3,4,5. L'importante è lavorare insieme e creare un rapporto di fiducia.  Essere chiari con l'autore, ma anche ascoltare ciò che l'autore ha da dire, perchè se è innegabile che una casa editrice ha una competenza professionale maturata negli anni, è altrettanto vero che l'autore conosce i suoi potenziali clienti, l'ambiente in cui vive e lavora, sa come sfruttare le proprie "conoscenze". Anche un autore ha persone lui vicine disposte ad appoggiarlo nel suo percorso, ed è l'insieme delle conoscenze maturate da entrambe le parti che conducono un libro alle vendite. Bisogna a mio avviso lavorare insieme per raggiungere un obiettivo comune, crescere un romanzo insieme.

 

 

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@Aporema Edizioni, capisco il punto 8, ma perché il 9 dovrebbe essere peggio? Cioè il 51% sarà sempre meno della quota distributore+libreria, o no?

 

Parlo di cartaceo. Per la distribuzione ebook devo dire che invece avete pienamente ragione, le piattaforme online sono piuttosto esose (a dir poco).

 

Ah, io per la n. 5 potrei anche soprassedere: i libri più venduti "per la copertina" sono quelli di editori riconoscibili, tipo Sellerio, o di collane chiaramente identificabili, tipo Oscar o Struzzi. Copertine tutte uguali, sobrie, con un'immagine presa tal quale e neanche troppo grande né elaborata, ho idea che non ci mettano più di un'ora a sceglierla. :P

 

 

 

 

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Inviato (modificato)

1 ora fa, masterofnumbers ha detto:

Cambiare la capa della gente è impossibile

Noi invece crediamo che sia possibile, anche se quella degli Italiani forse è un po' più dura.
In altri Paesi, i consumatori hanno una mentalità diversa, più unita e compatta: quando un'azienda attua un comportamento palesemente scorretto, la boicottano in massa e spesso tale azienda è costretta a fare marcia indietro. Noi non pretendiamo che tutti i clienti dei vari siti di vendita on line da un giorno all'altro smettano di acquistare da loro; ma non si dice forse che in Italia è più la gente che scrive di quella che legge? Bene, allora basterebbe che tutto questo esercito di scrittori in erba o aspiranti tali, la smettesse di comprare da quei siti. Perché non si può sempre predicare bene e razzolare male. Non si può pretendere insomma di essere trattati con i guanti da questi "intermediari del commercio" (che altrimenti non si possono definire) quando ci si serve da loro come clienti, e poi aspettarsi lo stesso trattamento quando ci si rivolge a loro in qualità di venditori; perché è proprio la loro politica di sfruttamento dissennato delle aziende produttrici a permettere questi signori di essere così "generosi" in fatto di prezzi. E questo sì che un concetto da ficcarsi bene nella capa, come la definisce @masterofnumbers, almeno qui, tra gli utenti di questo sito, che vogliono fare della scrittura il loro sogno, la loro passione e magari anche il loro mestiere.

 

Modificato da Aporema Edizioni
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Io sinceramente preferisco farmi un giretto in libreria invece che comprare con un paio di click. Esaminare un libro, sfogliarlo con mano... ti colpisce,allora lo porti a casa, lo leggi... sono emoziono che l'e-comm non può dare. Poi per carità saranno anche dei sentimentalismi..:D

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43 minuti fa, Aporema Edizioni ha detto:

In altri Paesi, i consumatori hanno una mentalità diversa, più unita e compatta: quando un'azienda attua un comportamento palesemente scorretto, la boicottano in massa e spesso tale azienda è costretta a fare marcia indietro.

 

Purtroppo questo succede molto più con le aziende produttrici che con la distribuzione, per cui il gioco non funzionerebbe in questo caso.

 

Non credo ci sia una soluzione. Del resto, perdonami, ma i libri di una piccola CE non è che si trovano al supermercato o in libreria. Dovrei ordinarli, posto di trovare la libreria disposta a farlo, sapendo già cosa voglio comprare, e tornare a comodo. E come faccio a trovarli? Mi spedisci il catalogo a casa? No, quindi li devo cercare. 

Per cui, secondo te, io dovrei: fare una ricerca on line, saltare i vari Amazon, Google Shopping, trovaprezzi e via discorrendo, scoprire qual è il titolo che voglio leggere. E una volta deciso, invece di fare "compra con un click" e riceverlo comodamente a casa il giorno dopo (o nel giro di 2-3 giorni), dovrei uscire, cercare una libreria (la più vicina a casa mia è a mezz'ora di macchina, e non abito nel più totale nulla), chiedere se ce l'hanno, ordinarlo (posto che non debba cambiare libreria) e tornare a prenderlo dopo una settimana se va bene, pagandolo pure a prezzo pieno? Considera anche che non ho la possibilità di arrivare a una libreria durante la settimana, quindi questa cosa la dovrei fare di sabato o domenica, quindi se per esempio mi viene voglia di leggere qualcosa di lunedì, dovrei aspettare due o tre settimane per avere il libro. E nel frattempo che faccio, leggo i fustini del detersivo?

 

 

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Io "funziono" in entrambe le direzioni: cartaceo ed elettronico, anche se ho ancora una predilezione per il contatto con la carta.

Per esempio, se devo documentarmi prefersico il digitale, perché ho tutto a portata di "occhio" sullo stesso schermo su cui poi dovrò scrivere, per cui molti saggi o, anche romanzi ma a scopo prettamente documentaristico, li acquisto in ebook (che è anche più economico, visto l'uso che so di dover fare di quel volume).

Se devo leggere per diletto, invece, preferisco avere il libro in mano.

Poi ci sono le eccezioni in entrambi i casi, ma il mio orientamento principale è questo.

Come autore, invece, anch'io tenderei a rinunciare ai punti 4-5, pur essendo consapevole che una buona copertina possa attirare alcuni lettori; ho comunque fiducia nel fatto che un buon lettore guardi sempre ai contenuti prima dell'acquisto. :)

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10 ore fa, Aporema Edizioni ha detto:

1) Trovare una casa editrice che mi pubblichi in modo del tutto gratuito.

imprescindibile

2) Firmare un contratto serio e spuntare delle royalties degne di tal nome.

contratto serio>imprescindibile; royalties>dal 5 al 10% non fa tutta questa differenza, alla fine (in genere ne fa pochissima, purtroppo)

3) Beneficiare di un editing strutturale e ben approfondito, non di una semplice correzione di bozze.

imprescindibile

4) Vedere il mio romanzo impaginato e stampato su una carta degna di questo nome.

auspicabile

5) Avere una bella copertina, originale e innovativa.

è sufficiente che sia accattivante, anche perché ne vedo di quelle targate Mondadori o Rizzoli che...

6) Vendere il volume a un prezzo contenuto e non fuori mercato.

imprescindibile
7) Ottenere un'assistenza adeguata nella promozione, nelle presentazioni, sui social network e con i vari mass media.

magari...

8) Distribuire il mio libro attraverso i principali circuiti che servono le librerie fisiche.

meno importante di quanto si creda
9) Essere presente ed effettivamente disponibile su tutte le principali piattaforme di vendita on line.

non sono preparato sull'argomento

:)

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E se un autore non può pretendere ste cose, cosa dovrebbe pretendere? Un cono gelato alla vaniglia? Voi siete un Casa Editrice, e come tale dovreste comportarvi. Altrimento davvero non si capisce perché scegliere la piccola e media CE al self. Se ste cose non le fate, o le fate a mezzo, perché lasciarvi i diritti dei miei libri e farvici guadagnare?

 

Non voglio mettere zizzania, voglio davvero capire, perché messa così è un po' da puzza sotto il naso. Un autore pretende, e può farlo, voi mica siete costretti a metterlo sotto contratto se non vi piace cosa pensa e cosa vuole. Ma nemmeno potete costringerlo a non pretendere ste cose, sta a lui capire che magari si può anche scendere a compromessi. Ma se non vuole farlo, sono fattacci suoi.

 

Un esempio: al momento sto facendo scouting per il secondo libro. Probabilmente sarà di nuovo in self, ma non voglio precludermi niente. Sono trecento pagine, c'ho speso gli ultimi cinque mesi della mia vita e credo anche di aver fatto un lavoro decente. E oggi mi ritrovo a leggere sto post: cosa dovrei pensare? Per quale motivo, dopo questa lettura, dovrei optare per una piccola CE?

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Sono d'accordo con @swetty .

Io ho (dovrei dire "avevo") una mia libreria di fiducia e per anni ho tentato di procurarmi libri di piccole CE facendo letteralmente impazzire il libraio (al quale devo riconoscere pazienza e disponibilità deliziose), attendendo settimane, talvolta mesi per poi molte volte convenire con lui che forse era meglio rinunciare. Non ho approfondito se il problema fosse il libraio (non credo), la distribuzione, o gli editori.

Da quando ho iniziato ad acquistare su una delle maggiori piattaforme italiane riesco ad avere in tempi brevi praticamente tutto quello che cerco.

Mi spiace molto sapere (non ci avevo mai pensato) che tanta parte del prezzo di copertina che la piattaforma pretende per sé sottragga giuste risorse all'editore (e quindi anche un po' a tutti gli autori), ma l'alternativa del lettore, spesso, sarebbe quella di non comprare libri di piccole case editrici...

La domanda è, quindi: meglio guadagnare poco da un tipo di vendita che consente di raggiungere un numero maggiore di lettori, oppure "molto" raggiungendo solo chi ha la perseveranza di cercare il mio libro e/o la pazienza di attendere di averlo tra le mani?

Perché un punto che non hai elencato (e che io, mettendomi dalla parte dell'autore - che non sono, è giusto precisarlo - metterei come "punto zero") è: che il mio lavoro (romanzo, saggio, silloge o raccolta di racconti) venisse letto. Gli altri nove, alcuni dei quali fondamentali, altri a mio parere soltanto utili, vengono come conseguenza e sono il giusto percorso affinché il punto zero si realizzi.

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13 ore fa, Aporema Edizioni ha detto:

Questa è una battaglia contro i mulini a vento, lo sappiamo, che però abbiamo già cominciato a combattere in altre discussioni e in altre sedi e alla quale non rinunceremo mai, ovvero quella contro lo strapotere delle piattaforme on-line, specie quelle che pretendono dalle CE percentuali da strozzinaggio, pari al 51%.

Rispondo da lettrice che acquista esclusivamente on line, meglio se in digitale ed escluso amazon (perché il tentativo di monopolizzare il mercato digitale con il kindle non mi piace).

Se potessi acquistare lo stesso libro presso l'editore con un paio di click e a un prezzo scontato rispetto alla piattaforma - e quel 51% dovrebbe consentire di applicare uno sconto - lo farei molto volentieri.  

Sarei per un chilometro 0 del libro: con la verdura funziona :)

 

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@Aporema Edizioni Sono d'accordo in grossa parte con quello che dici. Ho delle perplessità invece sul punto

15 ore fa, Aporema Edizioni ha detto:

strapotere delle piattaforme on-line, specie quelle che pretendono dalle CE percentuali da strozzinaggio, pari al 51%. 

 

perché in effetti come dice

 

5 ore fa, swetty ha detto:

ma perché il 9 dovrebbe essere peggio? Cioè il 51% sarà sempre meno della quota distributore+libreria, o no?

 

Se poi, come immagino, ti riferisci a una nota piattaforma, ti dico che noi siamo ben contenti di vendere lì perché vendiamo molto ma, soprattutto, sono quelli che pagano con la maggiore puntualità. E di questi tempi è la cosa che vale di più. Ci sono librerie che ci fanno penare per semestri interi per fatture che non superano i 50/100 euro...

 

 

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Mah, dando per scontata una pubblicazione free, a me pare che la cosa che conti veramente sia la visibilità.

Cioè l'influenza presso i segmenti di opinione utili a promuovere un libro. E la disponibilità a investire in promozione.

Se c'è quella, si può anche pubblicare a royalty zero, copertina di cartone e carta del pescivendolo.

Cosa serve una presentazione curata se non la guarda nessuno?

Cosa servono royalty al 50% se il libro vende solo in ambito familiare dell'autore.

E temo sia la fine che fanno tanti bei libri.

Beh, anche tanti brutti.

15 ore fa, Aporema Edizioni ha detto:

7) Ottenere un'assistenza adeguata nella promozione, nelle presentazioni, sui social network e con i vari mass media.

Ma dai Alex. La casa editrice assiste l'autore nella promozione? Cioè, la deve fare lui? La casa editrice assiste?

Mica ci siamo. Concettualmente. Poi, si sa, liberi tutti.

Secondo me. Ciao.

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Sono un po' indeciso se intervenire o meno, ma alla fine mi butto. E mi trovo in linea di principio d'accordo con @JPK Dike

Il lavoro dell'autore è appunto quello di scrivere, ma non solo. È indispensabile che lo stesso si impegni nel lavoro di editing di concerto con l'editor, e per la promozione della propria opera. L'editore dovrebbe appunto occuparsi dei punti da 1 a 9,potendo a mio avviso tralasciare l'editing ( ritengo infatti che una CE sia più invogliata a scommettere su un testo già editato, risparmiando un bel po' di soldini). Ma il punto fondamentale secondo me è proprio il numero 8 perché senza la distribuzione il libro non si vende e non ci guadagna nessuno.

Purtroppo mi sto rendendo conto che i punti più difficile da soddisfare sono i primi due e appunto il n. 8

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6 ore fa, ElleryQ ha detto:

 

Io "funziono" in entrambe le direzioni: cartaceo ed elettronico, anche se ho ancora una predilezione per il contatto con la carta.

Per esempio, se devo documentarmi prefersico il digitale, perché ho tutto a portata di "occhio" sullo stesso schermo su cui poi dovrò scrivere, per cui molti saggi o, anche romanzi ma a scopo prettamente documentaristico, li acquisto in ebook (che è anche più economico, visto l'uso che so di dover fare di quel volume).

Se devo leggere per diletto, invece, preferisco avere il libro in mano.

Poi ci sono le eccezioni in entrambi i casi, ma il mio orientamento principale è questo.

 

Io "funziono" alla stessa maniera...

 

5 ore fa, JPK Dike ha detto:

 

E se un autore non può pretendere ste cose, cosa dovrebbe pretendere? Un cono gelato alla vaniglia? Voi siete un Casa Editrice, e come tale dovreste comportarvi. Altrimento davvero non si capisce perché scegliere la piccola e media CE al self. Se ste cose non le fate, o le fate a mezzo, perché lasciarvi i diritti dei miei libri e farvici guadagnare?

 

In effetti, senza voler fare polemica, sono abbastanza d'accordo: se il libro me lo fate brutto e non mi aiutate a promuoverlo, io perché ve lo dovrei dare?

Cosa mi state offrendo in più rispetto al self publishing? Perché dovrei pubblicare con voi?

 

E poi, in cosa una casa editrice piccola potrebbe aiutare l'autore? Un annuncio sul proprio sito internet? Sulla pagina Facebook? Qualche parola durante una presentazione... Due presentazioni?

La verità è che quando la casa editrice è minuscola la promozione è sempre a carico dell'autore. Ci può essere un po' d'aiuto o zero aiuto. Ma in sostanza la responsabilità è tutta dell'autore e dei contatti che può mettere in gioco. E per carità, non c'è nulla di male in questo.

 

55 minuti fa, camparino ha detto:

Mah, dando per scontata una pubblicazione free, a me pare che la cosa che conti veramente sia la visibilità.

Concordo. Ed è quello che ti può dare in più una casa editrice importante: un marchio che sia riconoscibile almeno al lettore più informato.

Insomma, se mi pubblicasse Neri Pozza o Einaudi, anche se facessero poca o nulla promozione, io sarei sempre un autore Neri Pozza o Einaudi. Cambierebbe il mio modo di pormi con la stampa, con i gestori dei locali in cui fare le presentazioni. Con le persone che vengono a vedermi. E non è poco...

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6 ore fa, unacasanellospazio ha detto:

se mi pubblicasse Neri Pozza o Einaudi, anche se facessero poca o nulla promozione, io sarei sempre un autore Neri Pozza o Einaudi. Cambierebbe il mio modo di pormi con la stampa, con i gestori dei locali in cui fare le presentazioni. Con le persone che vengono a vedermi. E non è poco...

Purtroppo non è così scontato. Ci sono autori di grosse CE che nessuno sa chi siano, né è una garanzia per le librerie che l'autore sia pubblicato da esse, perché se la CE non spinge mediaticamente non basta il solo marchio a vendere. E qui parliamo proprio di autori esordienti.

 

6 ore fa, unacasanellospazio ha detto:

E poi, in cosa una casa editrice piccola potrebbe aiutare l'autore? Un annuncio sul proprio sito internet? Sulla pagina Facebook? Qualche parola durante una presentazione... Due presentazioni?

A parte che non è indubbio che la piccola CE lo faccia, già sarebbe un utile segnale di collaborazione e attenzione all'autore. Comunque sarebbe il minimo, anche una piccola CE dovrebbe avere la sua buona rete di contatti e il suo ufficio stampa che faccia pressione a livello mediatico. In tal senso, meno sono gli autori, più può occuparsene in maniera diretta. E per "occuparsene" intendo far pubblicità nel miglior modo possibile con le sue risorse: segnalarli alle librerie, ai media (inteso in senso lato e non solo Internet), procurar loro presentazioni... ovvio che anche l'autore deve sempre metterci del suo e questo a prescindere dalla dimensione effettiva della CE.

 

7 ore fa, wivern ha detto:

L'editore dovrebbe appunto occuparsi dei punti da 1 a 9,potendo a mio avviso tralasciare l'editing ( ritengo infatti che una CE sia più invogliata a scommettere su un testo già editato, risparmiando un bel po' di soldini).

Secondo me, invece, l'editore dovrebbe garantirlo a prescindere. Un testo già editato vuol dire che l'autore ha provveduto in proprio tramite un terzo, cosa che è auspicabile ma non obbligatoria.

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Personalmente credo che il discorso sia equiparabile ai negozietti in centro di una volta, che oramai - sopratutto nei piccoli centri - stanno chiudendo tutti. Perché la gente va nei centri commerciali. Ci va perché è più comodo, perché puoi passare a fare la spesa e al negozio di scarpe, poi a quello che vende gli elettrodomestici e magari anche a quello che c'ha le ricariche per i telefoni.
Così una volta c'era un ragazzo che ce l'aveva a morte coi centri commerciali, perchè rappresentavano il lato peggiore di quel termine, "globalizzazione", che andava tanto di moda all'epoca. Erano i tempi che andava anche quel libro lì... "No logo", mi pare si chiamasse. Quel ragazzo ero io. Un po' idealista, un po' ingenuo, un po' infantile, tutto sommato. Perché? Perché alla fine oggi preferisco i centri commerciali. E preferisco i nazi di Amazon (non è un termine a caso il "nazi": da anni conosco le dinamiche di lavoro di questa azienda, più simili a quelle di un lager che a quelle di un'azienda "moderna") a più o meno qualunque cosa. E ancora: perché? Perché l'idealismo - o almeno, un certo idealismo - è bello per le chiacchiere da intellettuali radical chic annoiati dalle loro serate medio borghesi. Nessuno, e ripeto, nessuno di noi presta troppa attenzione alla provenienza della carne che acquistiamo al supermecato. Quei polli saranno allevati in batteria in condizioni vomitevoli? Chi se lo chiede, senza ipocrisia? Nessuno di noi controlla se le scarpe che acquista sono prodotte da qualche adolescente semi schiavizzato in una fabbrica asiatica. Nessuno. 
Ora, io ho tanti difetti. Ma tanti... potrei stare a elencarli fino a domattina. Ma se c'è ne sta uno che mi manca è l'ipocrisia. Ecco, penso che noi tutti, chi più chi meno, abbiamo barattato (alcuni consapevolmente, altri no) l'idealismo con certe comodità che la nostra società ci offre.
Questo enorme pistolotto è per dire che a mio modestissimo avviso le piccole CE sono destinate a scomparire. Piaccia o meno, il futuro è di Amazon e compagnia bella. Progresso. Progresso maledetto, progresso benedetto. Decidete voi, ognuno come crede e sente. Ma il progresso mica lo fermi. Oh, no che non olo fermi.  O ti adatti, e muti, o soccombi. Mentre ti aggrappi con le unghie  e con i denti al tuo idelaismo magari...
Io per il punto 9 direi agli autori: non è possibile. Non ci guadagno nulla. Punto. Vuoi stare su Amazon (per dire)? Autopubblicati in self su Amazon e tanti auguri.
Ma no, non rinuncerò mai a vivere nel presente e a ordinare un libro in rete con un click per "idealismo".   

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4 ore fa, ElleryQ ha detto:

Purtroppo non è così scontato. Ci sono autori di grosse CE che nessuno sa chi siano, né è una garanzia per le librerie che l'autore sia pubblicato da esse, perché se la CE non spinge mediaticamente non basta il solo marchio a vendere. E qui parliamo proprio di autori esordienti.

Questo lo so bene. Quello che volevo dire è che se anche la grossa CE, per assurdo, non investisse in promozione, io comunque presentandomi come autore Mondadori, Einaudi, Feltrinelli, ecc ecc..., lo farei con maggiore autorevolezza. Inevitabilmente, un addetto ai lavori ti guarda con occhio differente. Certo, questo non mi assicura vendite, ma io, come autore che si deve dare da fare per promuoversi, penso che con un marchio alle spalle potrei muovermi con maggior sicurezza.

 

4 ore fa, ElleryQ ha detto:

A parte che non è così scontato che la piccola CE lo faccia, già sarebbe un utile segnale di collaborazione e attenzione all'autore. Ma comunque sarebbe il minimo, anche una piccola CE dovrebbe avere la sua rete di contatti e il suo ufficio stampa che faccia pressione a livello mediatico.

Dovrebbe. Ma quante case editrici piccole, cosiddette free, riescono a farlo? 

E comunque, questi uffici stampa quanto riescono a spingere?

La mia opinione è che, alla fin fine, per quanto una casa editrice piccola (parlo di quelle veramente piccole) possa lavorare bene e con coscienza, la promozione è sempre direttamente legata alle possibilità dell'autore.

Chiaro che lo dico solo in base a quello che mi capita di leggere qui, nelle testimonianze del forum delle ce free, e quindi potrei anche avere avuto una sensazione sbagliata.

 

E comunque, tornando al post di partenza, a me quella lista di pretese non mi sembra tanto assurda. Anzi.

 

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Discorso ampio, di cui ci sarebbe molto da discutere: @Bango Skank  @swetty @queffe @Marcello @JPK Dike e @swetty hanno già espresso elementi interessanti di cui tenere conto. Per chi non abita in città, non è facile avere librerie nelle vicinanze; considerando che molte hanno chiuso, per trovare quello che serve o ci si sposta dove sono (con dispendio di tempo, energie e denaro, perché il carburante costa) oppure si ricorre all'acquisto online, che oltre a essere più comodo e far risparmiare tempo, fa anche risparmiare denaro. Non sarà bello da sentire, ma è sempre una questione di soldi: i libri, per quanto belli e arricchenti, non sono un bene di prima necessità e hanno un costo. Il loro prezzo, come tutte le cose, aumenta (cosa che non avviene con gli stipendi); una persona che non è ricca e deve far fronte a tante spese come mutui, bollette, assicurazioni, vestiario, alimentari, mantenimento dei figli, se ha l'interesse per qualcosa cerca di prenderlo al minor costo. L'alternativa è rinunciare. Quello che fa Amazon è deprecabile e occorrerebbe proci un freno, ma Amazon non è l'unico da cui comprare: ci sono altri che permettono di fare acquisti convenienti.

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Non lo so, devo capire bene questa cosa del 51%.

 

Quando ero piccola, mio padre mi ha spiegato che ogni cosa che lui produceva arrivava in negozio, se andava bene, con un prezzo quadruplicato, perché ogni passaggio raddoppiava il prezzo e quindi se c'era solo grossista e negozio il pezzo costava il quadruplo, se c'era un altro passaggio in mezzo (faceva spesso semilavorati) poteva essere anche otto o dieci volte tanto o anche meno. Quindi a lui, del prezzo fatto in negozio, arrivava dal 10 al 25% di ricavo lordo (cioè a quel 25% doveva ancora togliere le spese). Ovvio che se uno comprava direttamente da mio padre poteva avere uno sconto del 50% facendo guadagnare a mio padre il doppio di quello che prendeva di solito. Ma era altrettanto ovvio che così avrebbe venduto quattro pezzi e basta.

 

La filiera del libro a me non sembra molto diversa, a parte che ragiona in modo diverso perché fa stabilire il prezzo all'editore e poi ragiona in termini di sconto, invece che di ricarico sul prezzo originale. Presumo sia una stortura dovuta all'obbligo di indicare un prezzo in copertina. Ma l'economia è sempre quella: quando va bene, nella filiera tradizionale all'editore arriva il 25% come ricavo lordo.

 

Ora, se una filiera arriva a dare il 49% a me sembra grasso che cola. Però magari ci sono altri intermediari, e quindi quella non è la cifra che arriva all'editore? È questo che vorrei capire.

 

E in più vorrei capire se si tratta di cartaceo o di ebook, che seguono filiere completamente diverse.

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1 ora fa, swetty ha detto:

Ora, se una filiera arriva a dare il 49% a me sembra grasso che cola. Però magari ci sono altri intermediari, e quindi quella non è la cifra che arriva all'editore? È questo che vorrei capire.

Certo, arriva un 49% che però, a differenza di altre merci, è tanto lordo visto che bisogna togliere (sul prezzo intero) circa il 15% di tipografia, il 10% all'autore, il 4% di iva ecc. Da questo 20% bisogna togliere poi le solite "spese fisse": redazione, spedizioni, tasse, affitti, librerie che non ti pagano ecc.

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Ragazzi, il titolo è "Sono autore esordiente...".

Beh, io credo che agli autori esordienti dei margini degli editori non gliene può fregar di meno.

Aprite un post "Sono un editore e vorrei..."

 

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22 ore fa, JPK Dike ha detto:

E se un autore non può pretendere ste cose, cosa dovrebbe pretendere? Un cono gelato alla vaniglia? Voi siete un Casa Editrice, e come tale dovreste comportarvi. Altrimento davvero non si capisce perché scegliere la piccola e media CE al self. Se ste cose non le fate, o le fate a mezzo, perché lasciarvi i diritti dei miei libri e farvici guadagnare?

Poi sinceramente sta diventando un po' seccante questa continua e generica "denigrazione" delle piccole case editrici, ma che volete? Non vi piacciono? Nessuno obbliga nessuno. Vi trovate bene sol self continuate pure che problema c'è, perché continuare ad attaccare il lavoro delle piccole CE? A me non piace il self, ma non ne parlo male ad pgni pie' sospinto, ognuno faccia le sue scelte. Poi è vero che esistono tante CE che lavorano male, ma non si può generalizzare sempre. Un piccola CE ha la sua funzione nel crearsi una "nicchia" di proposte alternative, prodotti che difficilmente vengono proposti dalle grandi CE, libri che hanno un loro potenziale di lettori interessati ad argomenti specifici...

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@Spartako Ma che discorsi sono? Mica sono andato sulla pagina loro nella sezione case editrici e ho sparlato del loro lavoro. Né li ho attaccati personalmente. Loro hanno fatto un post dove criticano alcuni comportamenti di autori, io ho risposto criticando il post dicendo che forse è un po' ingeneroso. Voi potete criticare gli autori, ma noi non possiamo rispondere? Dobbiamo stare zitti e subire? Perché questa discussione è un attacco agli autori. Mi sono sentito tirato in causa. Ho risposto.

 

Non volete leggere le mie risposte? Evitate di fare post di questo tipo. Ma nel momento che attaccate, potete stare certi che mi difendo. Ed è lo stesso discorso anche su tutte le altre discussioni sul self. Veniva denigrato, io lo difendevo, voi vi offendevate perché rispondevo a tono con idee differenti dalle vostre. 

 

Inoltre la mia era una domanda legittima, e nessuno ha risposto. Tranne per questa tua stizzita. Io aspetto una risposta concreta. Alla luce di questo post,  perché dovrei lasciare il self? 

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37 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Voi potete criticare gli autori, ma noi non possiamo rispondere? Dobbiamo stare zitti e subire? Perché questa discussione è un attacco agli autori. Mi sono sentito tirato in causa. Ho risposto.

Condivido questa parte del discorso. È la stessa sensazione che ho provato io leggendo il post.

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Inviato (modificato)

@JPK Dike , @unacasanellospazio, a me non sembra che quello di @Aporema Edizioni sia un attacco agli autori. Io non vivo questa discussione come un'offesa. Conosco la realtà da ambo i lati (autore/collaboratore di CE) e le mie esperienze sono maturate all'interno di CE che sono nate piccole e sono cresciute gradualmente fino a diventare medie e tutte hanno riscontrato le loro difficoltà.

Anche gli autori ne riscontrano, e tante, e lo so perfettamente vivendo appieno pure questo ruolo.

Il post di Aporema parla di "pretese" (tra virgolette, quindi sapendo che in realtà non lo sono) premurandosi di riconoscere che alcune sono legittime e sacrosante, altre, invece, non tengono conto delle reali dinamiche editoriali chiarite da @Spartako.

Ci sono piccole CE e autori esordienti che crescono insieme, collaborando e avendo fiducia reciproca. Purtoppo talvolta il mercato editoriale è rovinato da alcuni editori non particolarmente limpidi o corretti, ma non si può generalizzare.

Così come non si può pensare che il self publishing sia "il male", benché vi sia chi "macchia" la categoria.

Ci sono autori autopubblicati che sono eccellenti e altri pessimi, così come esistono piccoli editori onesti che crescono pian piano e altri che lanciano fumo negli occhi. Allo stesso modo, purtroppo, ci sono anche autori esordienti, che non hanno mai avuto esperienze editoriali, e "pretendono" senza neanche conoscere le dinamiche.

Io credo che il senso della discussione aperta da Aporema sia questo.

Siamo in un mare in tempesta in cui non è facile navigare o nuotare e a me sembra che questo forum nasca proprio con l'intento di offrire validi appigli. Facciamo quindi che sia un punto d'approdo per un reciproco e corretto scambio e non un maremoto.

Troviamo soluzioni comuni piuttosto che prendere posizioni rigide e cercare di trincerarci dietro ruoli contrapposti. Facciamo in modo che questo luogo e le relative discussioni diventino una risorsa e non un tribunale in cui far valere proprie ragioni.

 

Modificato da ElleryQ
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1 ora fa, Spartako ha detto:

Certo, arriva un 49% che però, a differenza di altre merci, è tanto lordo visto che bisogna togliere (sul prezzo intero) circa il 15% di tipografia, il 10% all'autore, il 4% di iva ecc. Da questo 20% bisogna togliere poi le solite "spese fisse": redazione, spedizioni, tasse, affitti, librerie che non ti pagano ecc.

 

Scusa, di quali merci parli? Perché io ne conosco molto poche che non abbiano spese di produzione, costi fissi e variabili, tasse, stipendi e affitti. Tutte cose che devono rientrare in un 10-25% del prezzo di vendita finale. Se compro le zucchine a 2€ al kilo, ben che vada al contadino arrivano tra i 20 e i 50 centesimi lordi: con quelli deve pagare semi, acqua, concimi, affitto, personale, tasse, ecc. Se gli va bene gliene restano 3, di centesimi, per ogni kilo di zucchine.

 

Una filiera che riporta alla produzione il 49% del prezzo di vendita finale per me è un lusso e qualcuno mi dovrebbe spiegare perché non lo è, non dirmi che ha le spese fisse e variabili che hanno tutti.

 

 

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