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Presentazione, prologo, nota dell'autore

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-Nel mio romanzo pseudo-storico uno dei pilastri è rappresentato dai Templari. Prima dei capitoli ho inserito una voce "Premessa storica" (poche righe) per fornire informazioni oggettive su chi erano questi Templari, giusto per istruire un po' il lettore. Ho fatto bene?

-Il prologo si deve fare sempre? oppure questa "Premessa storica" assolve a tale funzione?

-Alla fine del romanzo la nota dell'autore su come ha preso spunto per la trama e a come ha costruito i personaggi ecc serve? 

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15 minuti fa, Luciano-Sc ha detto:

fornire informazioni oggettive

No. Secondo me il Prologo deve colpire. Terrasanta, "Deus vult", battaglia, carne e sangue... Cosi così. Che fanno "Questo me lo leggo".

Se proprio vuoi, le informazioni oggettive mettile alla fine.

Ciao

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@Luciano-Sc il prologo non è una premessa. Come giustamente ha detto @camparino il prologo deve colpire. Di solito nel prologo si scrive una parte dell'azione centrale proprio per spingere il lettore a continuare la lettura.

Es. Nel trono di spade, primo libro, nel prologo ci vengono introdotti gli Estranei, una delle peculiarità dell'intera opera. 

Oppure alcuni scrittori anticipano nel prologo la scena finale e poi tornano indietro, come ad esempio la Saga di Twilight. 

Visto che il tuo lavoro parla di templari, nel prologo potresti scrivere che il protagonista ha scoperto dove è sepolto il Santo Graal (esempio random)

Non usare il prologo per spiegare chi sono i templari, non è quella la funzione del prologo, per me è superflua anche la spiegazione, chi legge questo tipo di libri sa chi sono. (I templari sono un argomento conosciuto e anche sfruttato sia nel cinema sia nella letteratura.)

Comunque il prologo non è assolutamente obbligatorio e nemmeno la nota finale su i personaggi ect.

 

 

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4 ore fa, Luciano-Sc ha detto:

Prima dei capitoli ho inserito una voce "Premessa storica" (poche righe) per fornire informazioni oggettive su chi erano questi Templari, giusto per istruire un po' il lettore. Ho fatto bene?

Non lo farei, soprattutto in questo caso, vista la fama e i tanti romanzi già usciti sui templari.  Chi prenderà in mano il libro molto probabilmente ne conoscerà, almeno per sommi capi, le vicende storiche.  A quel punto trovarsi di fronte una premessa storica che gli spiega ciò che già conosce non farebbe altro che irritarlo.  Diverso sarebbe il caso se il romanzo trattasse della vita di – invento di sana pianta – di tal Irdewulfo, anonima figura realmente esistita di templare che per qualche motivo assurge a protagonista del romanzo.  Allora sì che l'ipotetico lettore, prendendo in mano un libro dal titolo "L'ultima battaglia di Irdewulfo", vorrebbe sapere chi c. è questo Irdewulfo: personaggio storico o parto della fantasia dell'autore.  A quel punto trovare dieci righe iniziali che glielo spiegano potrebbe essere cosa gradita.

 

4 ore fa, Luciano-Sc ha detto:

Il prologo si deve fare sempre? oppure questa "Premessa storica" assolve a tale funzione?

No e no.  Si fa se è utile per incuriosire il lettore, o per descrivere una scena che precede la narrazione, o ancora per attirare l'attenzione su un punto focale della trama.  In un giallo o un thriller se ne può comprendere l'importanza anche solo nelle ultime pagine.

 

4 ore fa, Luciano-Sc ha detto:

Alla fine del romanzo la nota dell'autore su come ha preso spunto per la trama e a come ha costruito i personaggi ecc serve?

Questa può essere presente, oppure no, sia prima del romanzo (prefazione) sia dopo (postfazione).  Può servire oppure no, dipende molto dai contenuti, dai nomi di personaggi o luoghi reali o fittizi, da particolari metodologie di lavoro seguite dall'autore... Prefazione e postfazione hanno più o meno lo stesso scopo e l'uso dell'una o dell'altra dipende dalla scelta dell'autore di voler comunicare qualcosa al lettore prima che legga o dopo che ha letto.

Ti faccio un esempio tratto da un'esperienza personale: nel mio ultimo romanzo che sta per uscire c'è un personaggio realmente esistito che molti lettori non conosceranno o non ricorderanno più (anche perché è olandese) e attorno alla sua figura ruotano altri personaggi che invece sono frutto della mia fantasia. Spiegarlo in due righe di postfazione mi è parso doveroso, ma è ovvio che si fosse trattato, che so, di Sandro Pertini, ricordare al lettore che è stato presidente della repubblica italiana sarebbe risultato un insulto alla sua cultura. 

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2 ore fa, Marcello ha detto:

Non lo farei, soprattutto in questo caso, vista la fama e i tanti romanzi già usciti sui templari.  Chi prenderà in mano il libro molto probabilmente ne conoscerà, almeno per sommi capi, le vicende storiche.  A quel punto trovarsi di fronte una premessa storica che gli spiega ciò che già conosce non farebbe altro che irritarlo.  Diverso sarebbe il caso se il romanzo trattasse della vita di – invento di sana pianta – di tal Irdewulfo, anonima figura realmente esistita di templare che per qualche motivo assurge a protagonista del romanzo.  Allora sì che l'ipotetico lettore, prendendo in mano un libro dal titolo "L'ultima battaglia di Irdewulfo", vorrebbe sapere chi c. è questo Irdewulfo: personaggio storico o parto della fantasia dell'autore.  A quel punto trovare dieci righe iniziali che glielo spiegano potrebbe essere cosa gradita.

 

No e no.  Si fa se è utile per incuriosire il lettore, o per descrivere una scena che precede la narrazione, o ancora per attirare l'attenzione su un punto focale della trama.  In un giallo o un thriller se ne può comprendere l'importanza anche solo nelle ultime pagine.

 

Questa può essere presente, oppure no, sia prima del romanzo (prefazione) sia dopo (postfazione).  Può servire oppure no, dipende molto dai contenuti, dai nomi di personaggi o luoghi reali o fittizi, da particolari metodologie di lavoro seguite dall'autore... Prefazione e postfazione hanno più o meno lo stesso scopo e l'uso dell'una o dell'altra dipende dalla scelta dell'autore di voler comunicare qualcosa al lettore prima che legga o dopo che ha letto.

Ti faccio un esempio tratto da un'esperienza personale: nel mio ultimo romanzo che sta per uscire c'è un personaggio realmente esistito che molti lettori non conosceranno o non ricorderanno più (anche perché è olandese) e attorno alla sua figura ruotano altri personaggi che invece sono frutto della mia fantasia. Spiegarlo in due righe di postfazione mi è parso doveroso, ma è ovvio che si fosse trattato, che so, di Sandro Pertini, ricordare al lettore che è stato presidente della repubblica italiana sarebbe risultato un insulto alla sua cultura. 

La premessa storica la volevo fare anche per chi non conosce i Templari.

Il prologo a questo punto lo trovo superfluo visto che già il primo capitolo richiama l'attenzione e invita a proseguire.

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7 ore fa, camparino ha detto:

No. Secondo me il Prologo deve colpire. Terrasanta, "Deus vult", battaglia, carne e sangue... Cosi così. Che fanno "Questo me lo leggo".

Se proprio vuoi, le informazioni oggettive mettile alla fine.

Ciao

Grazie 

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