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Federico72

[Lettera tre] Una strana lettera anonima

9 risposte in questa discussione

 

Questo racconto risponde al testo epistolare di @Lizz, che trovate qui.

 

 

 

Alle quattordici in punto, Mario Rossi uscì dal suo ufficio. La segretaria lo osservò un istante e gli rivolse la parola con tono sorpreso:

«Dottor Rossi, sta uscendo? Si sente bene?»

«Non si preoccupi signorina Eleonora. Esco a prendere un po’ d’aria. Porto il cellulare con me, se c’è bisogno mi chiami immediatamente. Comunque tra una mezz’ora al massimo sarò di ritorno».

La segreteria annuì e Rossi percorse il corridoio che separava gli uffici della direzione da quelli della contabilità.
Dopo aver ricevuto gli ossequi del personale che lo incrociava, finalmente uscì all’aperto:

 

«Ho proprio bisogno di staccare la spina. Lo potrò pur fare no? Sono io che comando, lì dentro!» Parlò a se stesso, compiacendosi per la battuta o forse per la soddisfazione che gli dava il suo ruolo.

Si sentiva stanco e svuotato. Gli ultimi mesi vissuti sul filo del rasoio, seguendo l’affare Kroitz-Smith, lo avevano sfinito.

 

«Del resto penso che nessuno dei miei superiori possa accusarmi di non saper impiegare il mio tempo, e farlo fruttare bracciate di quattrini…» Di nuovo sorrise.

Ora che la trattativa con l’azienda anglo-tedesca si era chiusa positivamente per la banca, avrebbe ricevuto i complimenti degli azionisti di maggioranza. Oltre a un cospicuo bonifico, naturalmente.
Si avvicinò a un chiosco per acquistare un panino. Uno sparuto gruppo di operai era intento a consumare gli ultimi resti del pranzo, prima di rientrare nel cantiere lì vicino. Il contrasto tra lui, vestito con un gessato di alta sartoria e quell’ambiente proletario era evidente, ma non si fece problemi, anzi, ogni tanto non gli spiaceva intrufolarsi in mezzo ai lavoratori. In questo modo riusciva a toccare con mano il gap che c’era tra lui e la maggior parte della gente. E a trarne un sottile piacere.
Tra un morso e l’altro, appena svoltato un angolo, a nemmeno un chilometro dall’ufficio, la scoperta: una piccola biblioteca di quartiere.

 

«Ma tu guarda cosa c’è qui. E chi l’aveva mai vista?»

Si soffermò a contemplare quel bell’esempio di architettura. Un edificio, dalle linee slanciate e moderne, completamente costruito in cotto. Evidentemente l’architetto aveva voluto sottolineare il legame con le tradizioni del passato e del territorio.

 

«Chissà perché non ho mai notato questa biblioteca…» Concluse.

Attratto da quella scoperta, si avvicinò, indeciso se entrare. Aveva programmato di rientrare per le quattordici e trenta e mancava solo una decina di minuti.

 

«Poco male, se necessario, rimarrò in ufficio anche dopo cena».

Varcò la soglia, la porta ruotò sui cardini per tornare alla posizione di chiusura, senza emettere il minimo rumore.
Mentre osservava l’ambiente, i pochi lettori presenti sfogliavano a ritmi irregolari le pagine dei loro libri, generando gli unici suoni percepibili nella sala.
Ricordandosi la natura del luogo in cui si trovava, mise il silenzioso al cellulare.
La bibliotecaria lo accolse con un cenno di benvenuto.

 

«La tipica bibliotecaria» – pensò dopo una breve occhiata – «abiti semplici, donna precisa e ordinata, scommetto…»

Con un cenno, ricambiò il saluto.
Abituato ai rumori frenetici dell’ufficio, rimase quasi spiazzato. Decise di trattenersi qualche minuto.
Aveva letto moltissimo, da ragazzo era il suo hobby preferito, ma quando era arrivato il momento non aveva esitato a sacrificare quella passione sull’altare degli studi, della professione e del business.
Adorava i libri di avventura, specialmente i fantasy, anche se non disdegnava la fantascienza d’autore.
Ormai gli unici libri con cui aveva a che fare, da diversi anni a quella parte, erano quelli scritti dai mostri sacri dell’economia. Da Adam Smith, un pioniere della materia, al russo Shleifer, geniale accademico dei giorni nostri, non c’era un economista quotato di cui non conoscesse algoritmi e teorie.
Ma in quel momento la sua mente rifuggiva ricavi, perdite, bot e azioni. Il fascino di quel luogo aveva catturato il suo interesse. Il suo sguardo era intento a esplorare freneticamente le coste colorate dei libri posti sugli scaffali.

 

«Eccolo!» Un’emozione lo assalì rampante «Il capolavoro per eccellenza: "Il signore degli anelli", la stessa edizione che possedevo anch’io…»

Prese il tomo e si accomodò a un tavolo, per leggere qualche passaggio. Nonostante l’ora del suo rientro fosse già passata da un po’, non riuscì a resistere a questo richiamo.
La voglia di tornare a immergersi nelle atmosfere brumose della terra di mezzo, assumendo il ruolo di decimo membro della compagnia dell’anello, lo aveva assalito e Rossi non aveva intenzione di opporsi.
Quanti amici in quelle pagine: Sam, Frodo, Gandalf, Aragorn e Gollum, il personaggio più riuscito e geniale di Tolkien.
Sfogliando una pagina dopo l’altra, il caso lo fece approdare al passo in cui era descritto l’amore impossibile di Eowyn per Aragorn.
Girando ancora una pagina, dal libro scivolò via un foglio, che planando con silenziosa eleganza, si adagiò sul pavimento di marmo della biblioteca.

 

«Sarà un appunto lasciato da qualche lettore». Pensò.
Raccolse il foglio e lo osservò con attenzione:

 

«Una bella calligrafia, elegante e ordinata. Sicuramente una donna. E dall’impeto con cui marca le lettere, direi una donna tormentata, o forse appassionata… chissà…»

Incuriosito, iniziò a leggere.

 

Spero tanto che tu riceva questa lettera, malgrado abbia scelto un modo azzardato per fartela arrivare. […]No, non girarti, non guardarti alle spalle.
 

Interruppe per un attimo la lettura.
«Ma che diavolo è questa roba? » Si chiese perplesso. E la perplessità crebbe quando si rese conto che, effettivamente, aveva iniziato a guardarsi intorno.
Il primo pensiero che lo colse fu quello di essere vittima di una candid camera. Tornò a dedicarsi alla lettura.

 

Ti scrivo perché i rimpianti mi tormentano, e ho scelto, per ora, di porre rimedio a quello più grande di tutti: non averti mai detto quanto ti amavo.

Non hai idea di quanti istanti ho rubato allo scorrere della vita quotidiana per lanciarti uno sguardo della durata di un sospiro, nella speranza che prima o poi avresti alzato il tuo e, in una scintilla, come nei film, avresti capito di amarmi follemente e avresti fatto il primo passo.
Dovevi farlo tu il primo passo, perché io non ne avrei mai avuto il coraggio.

 

Sogghignò sardonicamente: «Sono incappato nella lettera di sfogo di una donna, alle prese con il suo amore impossibile. Sarà bruttina e insignificante, affannata dietro al sogno di conquistare un uomo irraggiungibile per lei».

Esaminò nuovamente la calligrafia. Aveva una certa abilità nel valutare lo stile calligrafico. Dopo aver visto apporre centinaia di firme di altrettanti clienti, su contratti, distinte e moduli di ogni tipo, aveva imparato a interpretare il carattere della persona che scriveva dal modo in cui manovrava la penna, come se quei ghirigori d’inchiostro fossero una rappresentazione del loro DNA caratteriale.

 

«La donna che ha scritto questa lettera non è una ragazza ai primi amori. È una donna adulta, non c’è dubbio». Il sorriso sardonico si accentuò ancor di più sulla sua bocca. Mentre il suo divertimento assumeva una venatura di cinismo, riprese la lettura.

 

Ricordo che pensai che forse, se il mio posto fosse stato alla tua sinistra invece che alla tua destra, sarebbe stato più facile parlarti: forse quando si sta a sinistra di una persona si ha più coraggio, mi dissi. Che cosa stupida da credere.
 

«Non ci credo!» Nuovamente Rossi sentì crescere l’ilarità, riuscendo a malapena a contenerla dentro di sé. «Se non mi trovassi in una biblioteca e non fossi la persona educata che sono, penso che starei ridendo sguaiatamente… è mai possibile che ci siano persone disposte a barattare la propria razionalità in cambio di quattro stimoli elettro-chimici, chiamati “amore”?»

Già, l’amore. Un pensiero riaffiorò nella sua mente. Anche lui ne era stato preda, nella sua adolescenza. Una poesia composta in preda a un’ispirazione ruggente e capace di far struggere la più bella della classe per i suoi occhi castani.

 

«Chissà che fine ha fatto Laura…»

Con un filo di malinconia, che aveva cancellato il suo sollazzo di pochi istanti prima, ricominciò a leggere.

 

Credo siano state le mie fantasie, a rovinarmi. Credo che assieme avremmo davvero potuto essere la coppia perfetta, ma forse sono solo le mie fantasie infantili che, ancora una volta, tornano a illudermi.

 

Di nuovo un sorrisetto malizioso gli dipinse le labbra: «È proprio vero! Creature adorabili le donne!»
Se non altro la storia con Laura gli era servita a imparare molte cose.
Aveva appreso come le donne spesso siano sensibili, se assecondate nei loro sogni e nelle loro fantasie. E una volta acquisita l'abilità di pizzicare le corde giuste, aveva fatto cadere ai suoi piedi quasi tutte quelle che aveva desiderato, dopo Laura.


Non ho idea di come sia la tua vita, adesso. Spero sia felice.

 

Un ingiustificato, incomprensibile fastidio lo aggredì: «Che vorresti dire sciocca? Certo che sono felice!»

Non era forse il CEO di uno dei più grandi gruppi bancari europei? Si era preso tutte le donne che avesse voluto, aveva viaggiato in tutto il mondo e goduto dei lussi più sfrenati che il denaro potesse comprare. Se non era felice lui… Stizzito, senza riuscire a capirne il motivo, continuò a leggere.

 

questa vita che mi intrappola in una relazione insipida

 

Quelle parole gli trafissero la mente, ne emerse un’immagine fastidiosa: la moglie Sandra. «Quella stronza mi ha sposato solo per i soldi, l’ho sempre saputo. Certo, quando la sfoggio alle cene aziendali, è una gran soddisfazione. Ma averla intorno, frigida e assente è un supplizio».

Ripensò a Laura. Parlavano affabilmente, sempre; gli unici momenti di silenzio tra loro avevano luogo quando le loro bocche erano impegnate a esplorarsi.
Il fastidio parve lasciar posto a un’emozione diversa, di cui non ricordava nemmeno l’esistenza. Iniziò a sentire una strana sensazione. Gli occhi inumiditi non mettevano più a fuoco la lettera. Passò le dita sopra le palpebre, per continuare a leggere.

 

Meriti una vita meravigliosa, ed è quella che ti auguro. Ma non si sa mai: a volte la vita è ingiusta, e se sei infelice, se ti senti come se al mondo non appartenessi a nessuno, e nessuno appartenesse a te; se nel tuo cuore ti tormenta l'idea di non aver mai combinato niente di buono, ti porgo la mia mano d'inchiostro.

Per farti sapere che c'è qualcuno che non ha mai smesso di pensarti dai tempi dell'infanzia. […] rimane ancora la domanda di come avrebbe potuto essere la nostra vita se io avessi avuto un po' più di coraggio.

 

Di nuovo emerse quella sensazione, che da fastidio somigliava sempre più a una fitta dolorosa:

«Se IO avessi avuto più coraggio… se mi fossi opposto a mio padre con la stessa forza disperata che ho usato per raggiungere il successo, forse Laura sarebbe sempre con me...»

Con difficoltà, sopraffatto da quell’emozione sopita da anni, tornò con lo sguardo sulla lettera, ormai arrivata alle ultime battute.

 

questa lettera è anonima.
Perché i sogni devono rimanere sogni: puri, incorrotti.
Ma a volte quei sogni vanno ringraziati.
Grazie.

 

La bibliotecaria alzò gli occhi in direzione della sala di lettura. L’uomo entrato da pochi minuti si era alzato di scatto, muovendo la sedia in modo maldestro e provocando un rumore che echeggiò nella sala tra gli shhhh di protesta dei lettori.
Rossi uscì frettolosamente. La bibliotecaria ebbe l’impressione che avesse gli occhi lucidi. Sul tavolo era rimasto, aperto, il libro che stava consultando.
Seccata, la bibliotecaria si alzò dalla sua scrivania, raggiunse la postazione appena lasciata dall’uomo e prese il libro per riporlo sullo scaffale.

«E pensare che sembrava una persona così distinta… non ha nemmeno rimesso a posto il libro…» borbottò tra sé.

Alzando "Il signore degli anelli" trovò un foglio bianco con la scritta GRAZIE. Ma la donna non notò quelle lettere scritte con un elegante tratto di stilografica.

«Ha lasciato anche una cartaccia, che cafone…»

Senza accorgersi che il retro del foglio era scritto con una grafia fitta e appassionata, lo appallottolò con noncuranza e lo gettò nel cestino. Riposto il libro, tornò al suo posto.

 

Appena uscito dalla biblioteca, Rossi si chiese da quanto tempo non provava un’emozione così intensa. Per quanto tempo aveva seppellito il ricordo di Laura?
Prese il cellulare, guardò l’ora: le quattro e venti. Il display mostrava ventiquattro chiamate perse.

«Già, avevo messo il silenzioso…» Esclamò preoccupato.

Chiamò subito Eleonora, la segretaria: «Signorina, mi prepari subito i carteggi per l’affare con la Macleo & Volponi S.P.A. Mi raccomando! Voglio una relazione dettagliata. Le ricordo che è un affare da quattro milioni e mezzo…»

Agganciò, rincuorato. La sua voce al telefono non aveva avuto la minima esitazione. Immaginò Eleonora già all’opera per elaborare tutta la documentazione. Si compiacque.
Doveva tornare a produrre ricchezza. Ma era stato bello e dolce ricordare, grazie a una strana lettera anonima.

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1 ora fa, Federico72 ha detto:

«Ho proprio bisogno di staccare la spina. Lo potrò pur fare no? Sono io che comando, lì dentro!» Parlò a se stesso, compiacendosi per la battuta o forse per la soddisfazione che gli dava il suo ruolo.

Il contrasto tra lui, vestito con un gessato di alta sartoria e quell’ambiente proletario era evidente, ma non si fece problemi, anzi, ogni tanto non gli spiaceva intrufolarsi in mezzo ai lavoratori. In questo modo riusciva a toccare con mano il gap che c’era tra lui e la maggior parte della gente. E a trarne un sottile piacere.

Mi piace come caratterizzi il personaggio: si fa le battute da solo, è perfettamente soddisfatto della sua vita e gli piace vedere quanto la sua situazione sia migliore di quella degli altri. Anche se fin dall'inizio ci si aspetta una crepa in questa sua armatura.
La cosa rende il personaggio reale, più dei personaggi di molti altri racconti. Sei riuscito nella sfida di creare un personaggio con cui è difficile identificarsi, perché non sta proprio simpatico. Eppure, quando per un momento la sua corazza si incrina e lui se ne va sconvolto dalla biblioteca, si riesce a provare un po' di empatia per lui. La cosa interessante è che quest'uomo l'empatia non la vuole, e subito si ritira nel suo guscio di finta perfezione.

1 ora fa, Federico72 ha detto:

 

Attratto da quella scoperta, si avvicinò, indeciso se entrare. Aveva programmato di rientrare per le quattordici e trenta e mancava solo una decina di minuti.

Io direi "mancavano", ma probabilmente sono giuste entrambe le versioni!

1 ora fa, Federico72 ha detto:

Varcò la soglia, la porta ruotò sui cardini per tornare alla posizione di chiusura[,] senza emettere il minimo rumore.

Toglierei la virgola tra parentesi

1 ora fa, Federico72 ha detto:


Mentre osservava l’ambiente, i pochi lettori presenti sfogliavano a ritmi irregolari le pagine dei loro libri, generando gli unici suoni percepibili nella sala.
 

Qui rendi molto bene l'atmosfera, riesco quasi a sentire il fruscio!

1 ora fa, Federico72 ha detto:

Nonostante l’ora del suo rientro fosse già passata da un po’, non riuscì a resistere a questo richiamo.

Credo che "quel" richiamo (invece che "questo") si adatti di più alla narrazione al passato remoto.

 

1 ora fa, Federico72 ha detto:

La voglia di tornare a immergersi nelle atmosfere brumose della terra di mezzo, assumendo il ruolo di decimo membro della compagnia dell’anello, lo aveva assalito e Rossi non aveva intenzione di opporsi.

Una domanda: l'uso del cognome per "chiamare" il tuo personaggio è voluto, in modo da distanziarlo ancora di più dal lettore e rendere più difficoltosa l'empatia?

 

Mi è piaciuta, poi, l'ulteriore caratterizzazione di Rossi: lui che rinuncia alle "sciocchezze" come la letteratura per affermarsi, che deride le persone che invece si attaccano a quel genere di cose, ma un po' rimpiange le sue scelte. Molto bella l'idea dell'analisi della calligrafia!

 

1 ora fa, Federico72 ha detto:

 

Sogghignò sardonicamente: «Sono incappato nella lettera di sfogo di una donna [,] alle prese con il suo amore impossibile. Sarà bruttina e insignificante, affannata dietro al sogno di conquistare un uomo irraggiungibile per lei».

è mai possibile che ci siano persone disposte a barattare la propria razionalità in cambio di quattro stimoli elettro-chimici [,] chiamati “amore”?»

Anche qui toglierei queste de virgole. In teoria, la spiegazione di un nome non dovrebbe essere separata da virgola. Sicuramente c'è un modo migliore per esprimere la regola, ma non so formularlo :facepalm: 

Comunque la posizione delle virgole va abbastanza a gusto personale!

 

1 ora fa, Federico72 ha detto:

 e capace di far struggere la più bella della classe per i suoi occhi castani.

Gli occhi castani di lui o di lei?

1 ora fa, Federico72 ha detto:

 

«Se IO avessi avuto più coraggio… se mi fossi opposto a mio padre con la stessa forza disperata che ho usato per raggiungere il successo, forse Laura sarebbe sempre con me...»

Qui mi lasci curiosa! Cos'è successo a Laura? :aka: 

1 ora fa, Federico72 ha detto:

 

La bibliotecaria alzò gli occhi in direzione della sala di lettura. L’uomo entrato da pochi minuti si era alzato di scatto, muovendo la sedia in modo maldestro e provocando un rumore che echeggiò nella sala tra gli shhhh di protesta dei lettori.

Il cambio di punto di vista, che adesso si sposta sulla bibliotecaria, mi pare molto, molto azzeccato.

1 ora fa, Federico72 ha detto:

Alzando "Il signore degli anelli" trovò un foglio bianco con la scritta GRAZIE. Ma la donna non notò quelle lettere scritte con un elegante tratto di stilografica.

«Ha lasciato anche una cartaccia, che cafone…»

Senza accorgersi che il retro del foglio era scritto con una grafia fitta e appassionata, lo appallottolò con noncuranza e lo gettò nel cestino. Riposto il libro, tornò al suo posto.

Mannaggia, qui mi hai quasi rubato una lacrimuccia :sù: 

 

Molto bello il finale con Rossi che, dopo averci donato uno scorcio della sua anima di un tempo, torna il freddo producisoldi di sempre. Mi piace molto come sei riuscito a creare un personaggio "antipatico" in modo concreto e umano, con sfumature positive e negative, senza mai ridurlo a macchietta.
E la lunghezza del racconto non si è sentita affatto: è stata una lettura davvero piacevole :)

Grazie per aver "risposto" alla lettera :D 

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Grazie a te @Lizz .

Come ti ho detto in MP, questa tipologia di racconto è stata una bella sfida per me, visto che scrivo tutt'altro, ma la tua lettera ha rappresentato un richiamo irresistibile.

Avevo un gran timore di non essere riuscito a rendere quello che avevo in mente, ovvero la figura di quest'uomo totalmente inserito nel sistema capitalistico, tanto da aver rinunciato alle sue passioni e al suo grande amore, in nome della carriera e del denaro.

Mi fa piacere che tu abbia colto la sfumatura che volevo rendere.

Per quanto riguarda le virgole, ho fatto una revisione colossale, stravolgendo il racconto. Inizialmente era tutto al presente e in prima persona, narrato direttamente dal Rossi (mi piaceva fargli mantenere le distanze, in fondo lui è uno arrivato a differenza della maggior parte di noi) ma poi ho preferito cambiare, trasformando il racconto nella struttura che hai appena letto. Questo però ha comportato un'attenzione minore per particolari come le virgole (anzi, mi sono proprio scordato di guardarle).

E avendo anche cambiato radicalmente la struttura, senza averle controllate dopo il cambio, ha comportato che alcune di loro siano sballate...

 

7 minuti fa, Lizz ha detto:

Sei riuscito nella sfida di creare un personaggio con cui è difficile identificarsi, perché non sta proprio simpatico. Eppure, quando per un momento la sua corazza si incrina e lui se ne va sconvolto dalla biblioteca, si riesce a provare un po' di empatia per lui. La cosa interessante è che quest'uomo l'empatia non la vuole, e subito si ritira nel suo guscio di finta perfezione.

Era proprio quello che volevo ottenere! Sono felicissimo tu abbia colto il senso di tutto questo.

 

8 minuti fa, Lizz ha detto:

Credo che "quel" richiamo (invece che "questo") si adatti di più alla narrazione al passato remoto.

Vero! Ci stava decisamente meglio...

 

9 minuti fa, Lizz ha detto:

Gli occhi castani di lui o di lei?

gli occhi di lui. Lei si innamora e si strugge per i suoi occhi castani...

 

9 minuti fa, Lizz ha detto:

Qui mi lasci curiosa! Cos'è successo a Laura? :aka: 

Qui, facendo tesoro dei consigli ricevuti in officina, ho pensato di lasciare totale libertà al lettore. Nella mia mente (molto banalmente) Laura era la classica piccolo borghese. Rossi è di famiglia estremamente facoltosa e il padre lo obbliga a scegliere tra vita sfarzosa in grembo alla famiglia, o vita da straccione insieme alla sua bella...

Però chi legge può immaginare ciò che desidera...

 

12 minuti fa, Lizz ha detto:

Grazie per aver "risposto" alla lettera :D 

Grazie a te!

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Buon Pomeriggio @Federico72 :)

 

On 14/5/2017 at 13:39, Federico72 ha detto:

Parlò a se stesso, compiacendosi per la battuta o forse per la soddisfazione che gli dava il suo ruolo.

Eliminerei: o forse e aggiungerei: e per

 

On 14/5/2017 at 13:39, Federico72 ha detto:

Il contrasto tra lui, vestito con un gessato di alta sartoria e quell’ambiente proletario era evidente, ma non si fece problemi, anzi, ogni tanto non gli spiaceva intrufolarsi in mezzo ai lavoratori. In questo modo riusciva a toccare con mano il gap che c’era tra lui e la maggior parte della gente. E a trarne un sottile piacere.

Troppo intrecciata.

 

On 14/5/2017 at 13:39, Federico72 ha detto:

che planando con silenziosa eleganza,

Preferirei: eleganza silenziosa

 

Conclusioni: complimenti davvero Federico72:ola:il tuo racconto mi ha proprio catturato. Scorrevole, scritto bene e senza nessun refuso. E' un film! Le scene si vedono benissimo, tutte vissute in pieno. C'è un continuo?:D Dai, ti prego non puoi lasciare tutto così! Quel biglietto dev'essere della sua Laura,   per forza! Scrivi benissimo e hai una buona struttura per il dialogo.

Complimenti ancora.

 

:flower:Floriana:flower:

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Ciao @Floriana !

 

3 ore fa, Floriana ha detto:
On 14/5/2017 at 13:39, Federico72 ha detto:

Parlò a se stesso, compiacendosi per la battuta o forse per la soddisfazione che gli dava il suo ruolo.

Eliminerei: o forse e aggiungerei: e per

Qui il "o forse" era per sottolineare l'atteggiamento del bancario.Una persona che fosse stata vicino a lui e lo avesse sentito mormorare quelle parole e poi ridacchiare si sarebbe chiesta "Ride per la battuta che si è detto? O forse\più probabilmente (nella riflessione del tizio ) perché si crogiola nel suo incarico prestigioso?

3 ore fa, Floriana ha detto:
On 14/5/2017 at 13:39, Federico72 ha detto:

Il contrasto tra lui, vestito con un gessato di alta sartoria e quell’ambiente proletario era evidente, ma non si fece problemi, anzi, ogni tanto non gli spiaceva intrufolarsi in mezzo ai lavoratori. In questo modo riusciva a toccare con mano il gap che c’era tra lui e la maggior parte della gente. E a trarne un sottile piacere.

Troppo intrecciata.

hai ragione, togliendo "l'anzi" e sostituendolo con i due punti, sarebbe più leggibile

 

3 ore fa, Floriana ha detto:
On 14/5/2017 at 13:39, Federico72 ha detto:

che planando con silenziosa eleganza,

Preferirei: eleganza silenziosa

Qui a dire il vero, preferisco la mia versione... :)

 

Il tuo passaggio e il tuo commento (tra l'altro mi pare sia la prima volta che ci incrociamo) mi ha fatto davvero piacere.

In particolare questo tuo complimento

3 ore fa, Floriana ha detto:

E' un film! Le scene si vedono benissimo, tutte vissute in pieno

mi ha fatto molto piacere, perché spiega bene che sei riuscita a vedere, tra le righe, una trama dinamica e vivida.

 

3 ore fa, Floriana ha detto:

C'è un continuo?

A dire il vero, nel mio progetto, questa sarebbe la vicenda di colui che casualmente ha trovato la lettera immaginata da @Lizz e una volta che la bibliotecaria ha gettato il foglio nel cestino, la storia è finita. Però, chissà... magari se mi prende l'ispirazione...

 

Comunque ti ringrazio davvero tantissimo. All prossima!

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On 14/5/2017 at 13:39, Federico72 ha detto:

finalmente uscì all’aperto:

Perché due punti? Mi sembra che la frase sia conclusa, anche se poi inizia a parlare a se stesso. 

 

On 14/5/2017 at 13:39, Federico72 ha detto:

Di nuovo sorrise.

Di nuovo? Perché? Non lo menzioni da nessuna parte, prima di quel momento, che sorride. 

 

On 14/5/2017 at 13:39, Federico72 ha detto:

compiacendosi per la battuta

Forse con questa volevi dire che sorride alla propria battuta ma io, da lettrice, non lo percepisco. 

 

On 14/5/2017 at 13:39, Federico72 ha detto:

bracciate di quattrini

Questa non l'ho capita. È un toscanismo? 

 

On 14/5/2017 at 13:39, Federico72 ha detto:

Ricordandosi la natura del luogo in cui si trovava, mise il silenzioso al cellulare.

Eviterei di iniziare la frase con un gerundio, ma son forse gusti. Quel che non mi convince è: mise il silenzioso al cellulare. Capisco cosa volevi dire però la costruzione mi suona malissimo. Direi piuttosto mise il cellulare nella modalità silenziosa. 

 

On 14/5/2017 at 13:39, Federico72 ha detto:

Con un cenno, ricambiò il saluto.

Qui, secondo me, potresti omettere "con un cenno". Se risponde al cenno della bibliotecaria diventa superfluo. 

 

On 14/5/2017 at 13:39, Federico72 ha detto:

Nonostante l’ora del suo rientro fosse già passata da un po’

Sappiamo già che è lui che deve rientrare, il possessivo suo è superfluo.

 

On 14/5/2017 at 13:39, Federico72 ha detto:

Un pensiero riaffiorò nella sua mente.

Direi piuttosto alla sua mente. Potrei sbagliarmi però mi suona meglio.

 

On 14/5/2017 at 13:39, Federico72 ha detto:

per l’affare con la Macleo & Volponi S.P.A. 

Della serie attenti a quei due :asd:

 

Allora, allora... un racconto interessante, con un personaggio cinico da morire, pomposo, pieno di sé però capace anche di commuoversi. Mi ha piaciuto come l'hai delineato attraverso gesti e pensieri. A proposito di pensieri, li lascerei in corsivo, senza le caporali, che sono più per il discorso diretto diciamo. L'ho detestato per la gran parte del racconto, poi alla fine riesce a sorprendere. Devo dire che sei stato molto bravo.  La storia sembra abbastanza semplice, ma scorre benissimo e si legge con un sorriso sulle labbra. Bravo. 

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17 ore fa, Emy ha detto:
On 14/5/2017 at 13:39, Federico72 ha detto:

finalmente uscì all’aperto:

Perché due punti? Mi sembra che la frase sia conclusa, anche se poi inizia a parlare a se stesso. 

Volevo sottolineare il concetto che parla da solo appena uscito dalla banca. Un modo molto criptico per far capire che anche se è il capo, non è completamente a suo agio, in ufficio, e una volta uscito si rilassa, tanto da parlare a se stesso.

 

17 ore fa, Emy ha detto:
On 14/5/2017 at 13:39, Federico72 ha detto:

Di nuovo sorrise.

Di nuovo? Perché? Non lo menzioni da nessuna parte, prima di quel momento, che sorride. 

Questo lo riferivo al compiacimento di poco prima. 

 

17 ore fa, Emy ha detto:
On 14/5/2017 at 13:39, Federico72 ha detto:

bracciate di quattrini

Questa non l'ho capita. È un toscanismo? 

Come dire "palate"... effettivamente un toscanismo. Lo dice un personaggio odiosissimo che conosco e che, in parte, mi è stato d'ispirazione per questo tizio. E a me piace molto infilare qualche riferimento particolare nei miei racconti... 

 

17 ore fa, Emy ha detto:
On 14/5/2017 at 13:39, Federico72 ha detto:

Con un cenno, ricambiò il saluto.

Qui, secondo me, potresti omettere "con un cenno". Se risponde al cenno della bibliotecaria diventa superfluo

Vero... qui potevo snellire...

 

17 ore fa, Emy ha detto:
On 14/5/2017 at 13:39, Federico72 ha detto:

per l’affare con la Macleo & Volponi S.P.A. 

Della serie attenti a quei due :asd:

Ohhh finalmente qualcuno ha notato questo piccolo cameo... pensavo non se ne fosse accorto nessuno... :lol:

 

17 ore fa, Emy ha detto:

A proposito di pensieri, li lascerei in corsivo, senza le caporali, che sono più per il discorso diretto diciamo.

Verissimo... avevo necessità però, di distinguerli in qualche modo dai passaggi copiati dalla lettera di Lizz, per non rischiare che il lettore confondesse i pensieri di Rossi, con le righe della lettera anonima.

 

17 ore fa, Emy ha detto:

Devo dire che sei stato molto bravo.  La storia sembra abbastanza semplice, ma scorre benissimo e si legge con un sorriso sulle labbra. Bravo. 

Grazie per il tuo graditissimo passaggio! Felice che ti sia piaciuto.

Alla prossima!

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Ciao @Federico72 ,

 

ti avverto che non ho letto i commenti fatti quindi mi scuso se risulto ripetitiva.

 

Credo sia una questione di gusti ma ti dico subito che non sono riuscita a apprezzare la scelta di includere nel tuo testo delle grosse porzioni del testo di Lizz.

Avrei preferito dei riferimenti descrittivi, al massimo potevi riprendere una o due espressioni ma solo se strettamente necessario.

Con questa soluzione la lettura mi è sembrata troppo spezzata.

 

On 5/14/2017 at 13:39, Federico72 ha detto:

«Non si preoccupi signorina Eleonora.

Mi è sembrato poco realistico che si ricolgesse a lei dicendo "signorina". Mi sembrava più naturale un "non si preoccupi" o "non si preoccupi signorina". Il nome Eleonora potevi farlo saltare fuori in altro modo.

Stessa cosa per la frase della segretaria, perchè non lo chiama semplicemente "Dottore"?

 

On 5/14/2017 at 13:39, Federico72 ha detto:

e farlo fruttare bracciate di quattrini

Con "bracciate" mi viene in mente solo il nuoto. Non è meglio "secchiate" o "vagonate"?

On 5/14/2017 at 13:39, Federico72 ha detto:

Del resto penso che nessuno dei miei superiori

Più avanti dici che comanda lui, ma quindi è un dipendente o un capoufficio? Non mi è chiarissimo.

 

On 5/14/2017 at 13:39, Federico72 ha detto:

L’uomo entrato da pochi minuti si era alzato di scatto

Come fa a essere entrato da poco minuti se ha fatto in tempo a leggere parte di un libro da 1000 pagine e pure la lettera?

Io pensavo fosse lì da ore.

On 5/14/2017 at 13:39, Federico72 ha detto:

Doveva tornare a produrre ricchezza. Ma era stato bello e dolce ricordare, grazie a una strana lettera anonima.

ah, questo sì che è uno di quei finali che piace a me. Sembra pieno di speranze e nuovi inizi e poi invece BAM ripiomba nella malinconia.

 

Ho apprezzato molto il finale, un po' meno lo svolgimento che non ha catturato particolarmente la mia attenzione.

Maledizione a voi, mi avete fatto venire voglia di scrivere una risposta. 

 

A rileggerti.

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Anch'io son rimasto un po' perplesso per la tua scelta di includere molti stralci della lettera di Lizz.

Non perché non funzionino, anzi, penso che tu sia riuscito a integrarli bene con la tua scrittura, rendendo il racconto godibile anche per chi non conosca l'iniziativa nata con la Lettera Uno. Però son pur sempre parole altrui, e averne utilizzate in buona dose è un po' come se rendesse Lizz coautrice del tuo racconto.

 

 Forse, che una lettera simile non sortisca gli effetti sperati dall'autrice e finisca in un cestino dopo esser stato notata da qualcuno, è la possibilità più plausibile e realistica. Mi ha convinto meno la caratterizzazione di Mario Rossi. Mi è sembrato però un po' troppo "personaggio", appunto. E' vero che esistono persone che rinunciano a tutto o quasi per inseguire i soldi o una carriera. Eppure, almeno nella vita vera, non riescono a privarsi completamente di  piccole abitudini, emozioni, manie, fragilità. Si resta tutti sfumature di grigio alla fine. Mentre il tuo protagonista ricorda molto altri personaggi letterari e televisivi ( e se vogliamo, è un complimento), dove le caratteristiche, sia nel bene che nel male, devono essere enfatizzate per essere più facilmente identificabili dal lettore. Però ricorda un po' meno le persone reali, a cui in genere delle emozioni del cuore resta ben più di un vago ricordo. 

 

Io, anziché per Laura, ho tifato per la moglie Sandra. Ho immaginato che potesse essere lei l'autrice della lettera, indirizzata ovviamente a qualcun altro. E lui, che pure si sente un esperto di calligrafia, è ormai così distante dalle emozioni di sua moglie che neanche ne riconosce la scrittura.

 

Al di là di tutto, racconto interessante.

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