Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

GiD

Scrittura per Ragazzi Vs Scrittura per Adulti

Post raccomandati

Per quanto possa riguardare una minoranza di aspiranti scrittori, non credo di essere l'unico a cimentarsi sia con la scrittura per ragazzi (che tradotto dall'editorialese vuol dire bambini) che con la scrittura per adulti (nel senso di rivolto a lettori maturi, non di roba porno).

 

Ora, non so a voi, ma a me ha davvero colpito l'enorme differenza che c'è fra i due modi di scrivere. Ero consapevole della differenza già a livello teorico, ovviamente, ma provarlo davanti al foglio da riempire è stato snervante. Mi sono sentito come un mancino che prova a scrivere con la destra.
E non è solo una questione di lessico o sintassi da semplificare. Descrizioni, punto di vista, Show-Don't-Tell... davvero, mi sembra di dover calibrare tutto in modo diverso.

Chi altri si è trovato a passare da un target adulto a uno infantile (o viceversa)? Anche a voi ha fatto una strana sensazione?
 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Anch'io ho trovato questa differenza. Snervante non direi, però sono dovuto intervenire durante le fasi di revisione per semplificare il testo, ovvero utilizzare termini più semplici, usare punti di vista e pensieri più "immediati" e facilmente comprensibili visto il pubblico a cui l'opera si rivolge. Come hai già scritto tu, va calibrato tutto in modo diverso.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Non so come si scriva per ragazzi, o bambini che dir si voglia. La casa editrice di cui faccio parte sta per pubblicare una mini opera teatrale dedicata proprio a loro; ma non l'ho scritta io: ho solo partecipato come revisore. Quindi non riesco a capire fino in fondo il tipo di fatica che deve affrontare un autore.

Posso però portare l'esperienza di un laboratorio di lettura, ricerca e scrittura creativa, dedicato agli studenti della quinta elementare e della prima media (oggi si chiamano primarie e secondarie di primo grado), che ho organizzato con la collaborazione di un'altra utente del WD, @Melanie

Lì il tipo di percorso che abbiamo affrontato è stato proprio in senso contrario. Siamo partiti dalle loro idee, dai loro personaggi, dalle loro trame, e alla fine li abbiamo aiutati a rendere la loro scrittura meno "elementare" (è proprio il caso di dirlo) e più profonda, ma senza snaturarla troppo. Trovare insomma il giusto equilibrio fra spontaneità dei "piccoli" e maturità dei "grandi" è stato il nostro obiettivo, Credo tuttavia che tale obiettivo in fondo andrebbe ricercato anche da chi scrive per il mondo dei bambini o dei preadolescenti: essere semplici, in definitiva, ma senza essere banali; perché senza un po' di complicazioni, comprese quelle del linguaggio, non si cresce.

Modificato da Alexmusic

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Alexmusic  Ottimo intervento.

Infatti credo non si debba cadere nel grottesco di chi quando parla ai bambini fa la vocetta infantile.

Penso che bisogna scrivere storie da bambini con un linguaggio semplice, ma da adulti.

Altrimenti, tanto vale che i bambini se li scrivano da soli.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ho partecipato su invito  a due iniziative antologiche  di beneficenza, target scuola primaria; per la prima ho scritto un piccolissimo giallo, per l'altra una favola i cui personaggi dovevano essere animali (scelti dai ragazzini) . Sono stati inclusi e a quanto pare graditi, per cui dovrei essermela cavata (meno male).

Struttura e linguaggio semplici ma non bambineschi, come dice @camparino, mi sono sembrati i più adatti. Anche perché, da mamma e poi nonna, ho trovato spesso irritanti  certe pubblicazioni per l'infanzia tanto "stupidotte" da riuscire  inadatte - a mio parere, ma anche nelle reazioni dei destinatari-  sia a educare (non obbligatorio...) che a divertire.

L'esperienza è riuscita interessante, ma confesso di aver faticato parecchio:s per modulare   ideazione e stile  secondo  parametri che, pur rientrando nell'esperienza personale, non mi sono familiari in quella "scrittevole".

 

Modificato da sefora
refuso

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Probabilmente nel mio caso non aiuta il fatto che io sia abbastanza essenziale nella scrittura "adulta". Non descrivo mai fisicamente i miei personaggi, a meno che non sia essenziale per la storia. Stessa discorso per gli ambienti. In una narrazione rivolta ai più piccoli, invece, credo sia importante stimolare anche e soprattutto l'immaginazione visiva, aiutando i giovani lettori a figurarsi le scene quasi come fossero illustrazioni.

 

Devo dire, comunque, che dopo un primo approccio un po' difficoltoso, ora il progetto a cui sto lavorano ha ingranato la marcia giusta. Ho trovato la prospettiva giusta, credo. Spero.

Ho optato per un approccio da "regista". Scrivo immaginando di guardare un cartone animato. Le scene, i dialoghi, le dinamiche, gli stacchi...
Sta funzionando, al momento. Io, almeno, sono soddisfatto di quello che ho scritto finora. Vedremo quando proverò a proporlo a una casa editrice.

Di certo c'è che scrivere per ragazzi è davvero divertente, una volta entrati nello spirito. 
      

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Sto leggendo proprio in questo periodo un manuale di scrittura per ragazzi. Per ora son fermo ai primi capitoli. Riporto comunque alcuni punti che mi son parsi interessanti

 

Ogni frase, ogni azione, ogni valore che comunicherete attraverso le vostre storie potrà avere una grandissima influenza sui ragazzi - sia in positivo sia in negativo, naturalmente.

Quello che leggiamo da bambini crea il nostro immaginario, ci influenza, ci guida, offre modelli di comportamento esattamente come accade per la televisione o il cinema. Con la differenza che durante l'infanzia l'effetto della parola scritta è ancor oggi mille molte più potente, forse perché imparare a leggere resta una tappa necessaria ed emozionante della nostra vita, che ci permette di decodificare quello che prima restava accessibile solo ai "grandi". A differenza di immagini e suoni, che hanno una fruizione più paritaria. [...]

 

Non bisogna essere "didattici" ma allo stesso modo si deve procedere con i piedi di piombo quando si trattano temi delicati come il sesso, la sessualità, la morte, la violenza e anche la moda, che sembra innocua ma non lo è. [...]

 

Un libro per ragazzi non dovrebbe confermare la realtà ma piuttosto suggerire che è possibile modificarla.

Se nei romanzi per adulti si indugia spesso sul drammatico, nelle storie per ragazzi qualunque esperienza dolorosa diventa il modo per rinascere, combattere, crescere, imparare a stare al mondo.

In definitiva, spesso nei libri per adulti l'assenza di speranza è ammessa e persino preferita, in quelli per ragazzi la speranza - e quindi la possibilità di cambiamento - dovrebbe essere proprio l'ingrediente fondamentale. [...]

 

L'intento non è "insegnare" attraverso una storia, ma "narrare" qualcosa attraverso cui filtrino valori e non dogmi. [...]

 

Il desiderio primario dell'infanzia, da sempre, è l'affrancamento selvaggio dal mondo adulto. Magari questo potrebbe essere il motivo sotteso per cui la narrativa per ragazzi abbondi di orfani e semi-orfani...

 

La suddivisione dei lettori in fasce d'età è:

0-3 anni: libri senza parole;

dai 4 ai 6 anni: albi illustrati;

7-8 anni: prime letture illustrate, romanzi brevi;

9-10 anni: preadolescenza (tweens)

11-13 anni: adolescenza (teens)

14-17 anni: youngs adult

 

Per quanto la suddivisione in target è una convenzione pubblicitaria che serve ad aziende e mercato ma l'umanità non si divide in comportamenti stagni e, in definitiva, ognuno legge quello che vuole.

 

Secondo ricerche di marketing, le lettrici leggono libri con protagonisti di entrambi i sessi, mentre i lettori evitano come la peste testi in cui il personaggio principale è una femmina.

Il rifiuto del femminile è, nella nostra società, così ben radicato che non si può non tenere presente quando si scrive un libro per ragazzi - anche e soprattutto nel caso lo si voglia combattere - perché proprio loro subiscono le aspettative degli adulti rispetto al sesso di appartenenza e per questo sono sensibili all'argomento. E paradossalmente, i maschi pagano il prezzo maggiore [...]

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, Eudes ha detto:

 

Ogni frase, ogni azione, ogni valore che comunicherete attraverso le vostre storie potrà avere una grandissima influenza sui ragazzi - sia in positivo sia in negativo, naturalmente.

Quello che leggiamo da bambini crea il nostro immaginario, ci influenza, ci guida, offre modelli di comportamento esattamente come accade per la televisione o il cinema. Con la differenza che durante l'infanzia l'effetto della parola scritta è ancor oggi mille molte più potente, forse perché imparare a leggere resta una tappa necessaria ed emozionante della nostra vita, che ci permette di decodificare quello che prima restava accessibile solo ai "grandi". A differenza di immagini e suoni, che hanno una fruizione più paritaria. [...]

 

Pienamente d'accordo. Mi fa venire in mente l'opera Il mondo incantato di Bruno Bettelheim.

 

1 ora fa, Eudes ha detto:

Non bisogna essere "didattici" ma allo stesso modo si deve procedere con i piedi di piombo quando si trattano temi delicati come il sesso, la sessualità, la morte, la violenza e anche la moda, che sembra innocua ma non lo è. 

 

Concordo ancora.

 

1 ora fa, Eudes ha detto:

Un libro per ragazzi non dovrebbe confermare la realtà ma piuttosto suggerire che è possibile modificarla.

Se nei romanzi per adulti si indugia spesso sul drammatico, nelle storie per ragazzi qualunque esperienza dolorosa diventa il modo per rinascere, combattere, crescere, imparare a stare al mondo.

In definitiva, spesso nei libri per adulti l'assenza di speranza è ammessa e persino preferita, in quelli per ragazzi la speranza - e quindi la possibilità di cambiamento - dovrebbe essere proprio l'ingrediente fondamentale

 

Modalità che ho applicando realizzando un'opera per bambini.

 

1 ora fa, Eudes ha detto:

Secondo ricerche di marketing, le lettrici leggono libri con protagonisti di entrambi i sessi, mentre i lettori evitano come la peste testi in cui il personaggio principale è una femmina

Si vede che sono una delle eccezioni che conferma la regola: per me il sesso del protagonista non è importante, quello che è importante è che sia convincente e mi coinvolga, sia capace di darmi qualcosa.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
42 minuti fa, Eudes ha detto:

Secondo ricerche di marketing, le lettrici leggono libri con protagonisti di entrambi i sessi, mentre i lettori evitano come la peste testi in cui il personaggio principale è una femmina.

Il rifiuto del femminile è, nella nostra società, così ben radicato che non si può non tenere presente quando si scrive un libro per ragazzi - anche e soprattutto nel caso lo si voglia combattere - perché proprio loro subiscono le aspettative degli adulti rispetto al sesso di appartenenza e per questo sono sensibili all'argomento. E paradossalmente, i maschi pagano il prezzo maggiore [...]


Questo è molto vero e bisogna farci attenzione. C'ero arrivato anche senza le ricerche di Marketing :D 
Una bambina non avrà problemi a scegliere un libro di "Klincus Corteccia", ma un bambino difficilmente prenderà in considerazione un libro della serie "Fairy Oak".
E aggiungo che se anche un bambino volesse leggere "Fairy Oak" o "Pippi Calzelunghe", ci penserebbero i genitori a scoraggiarlo dicendo cose tipo "Questo è da femminuccia. Non ti piace quello coi pirati? Prendiamo quello coi pirati, è più bello".

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Vado ot perché non si tratta di scrittura e lettura, ma basta pensare al messaggio che fa passare un cartone come Peppa Pig per capire quanto riportato nell'ultima parte del commento di @Eudes  

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Avendo ormai finito il manuale di cui ho precedentemente riportato qualche stralcio, aggiungo qualche altra considerazione contenuta nel libro che mi è parsa interessante.

 

La prima è sugli stereotipi. 

Alcuni dei principiali stereotipi caratteriali legati ai maschi e alle femmine sono:

 

Stereotipi femminili: 

passiva, paurosa, gentile, che rinuncia facilmente, confusa, incapace, gregaria, conformista, emotiva, preoccupata delle apparenze, con  comportamento e linguaggio passivi

 

Stereotipi maschili: forte, rude, competitivo, razionale, freddo, disordinato, con propensione al comando, aggressivo

 

L'autrice consiglia di non rappresentare personaggi che rispettano questo tipi di stereotipi ma, piuttosto, di ribaltarli. Nel senso meglio creare un personaggio maschile gentile ed emotivo o un personaggio femminile rude ed aggressivo  che il contrario.

 

L'altro spunto interessante era sull'incipit e il ritmo.

L'incipit, in una storia per ragazzi, acquista il valore di una promessa. E, come si sa, coi ragazzi è sempre sconsigliato disattendere le promesse, col rischio di perdere la loro fiducia. Motivo per cui tutto ciò che l'incipit promette non può essere disatteso. In particolar modo il ritmo che imprimeremo alla storia.

Per dire, se in una storia per adulti possiamo anche cavarcela con un incipit lento che faccia da premessa a una storia convulsa (un po' come fosse la quiete prima della tempesta), agire in questo modo in una storia per ragazzi è un rischio che sarebbe meglio non permettersi.

 

 

Modificato da Eudes

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un membro per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra comunitày. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora


×