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Rica

[MI 98] La mia trummenfrau

56 risposte in questa discussione

Inviato (modificato)

Unico esempio (almeno finora) in questo contest di una mania costruttiva, con delle ragioni e delle finalità molto concrete. Anch’io non conoscevo questo aspetto del dopoguerra, a parte le colline di macerie, quelle sì (curioso come quello che a Milano è la Montagnetta a Berlino diventi Teufelsberg, cioè monte del diavolo, ma questo forse ci porterebbe solo a banali luoghi comuni).

C’è una certa poesia in quelle schiere di donne che raccolgono, contano e allineano mattoni, chiodi, viti, tubi; una poesia ordinata e severa, un’etica del lavoro umile che è andata in gran parte perduta nelle nostre ultime (e anche penultime) generazioni, in cui i lavori manuali e ripetitivi sono quelli di scarto da destinare ai profughi di nuove guerre.

Apprezzabile anche la corrispondenza tra la vicenda e le descrizioni minuziose della casa-museo, che ricalcano la meticolosità di quel lavoro, della scelta di ogni singolo pezzo, uno per uno.

Buona anche la disinvoltura con cui viene liquidata (anzi, “silenziata”) la povera Fletcher, persa dietro i suoi piccoli delitti, che possono soltanto far sorridere chi ha visto i veri grandi delitti dei veri grandi criminali. Ciao, Rica.

Modificato da massimopud
refuso
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@Federico72 ti ringrazio per i complimenti! :)

 

@Marcello grazie per il tuo tempo, nonostante sia scarsissimo in questi giorni.

 

L'elenco dei vari oggetti e della loro classificazione, che si estende fino alla nomenclatura dei singoli tipi di viti, iniziava un po' ad annoiarmi, lo confesso.

- Capisco. Credevo fosse importante esagerare per descrivere maniacalmente la maniacalità. Forse ho ecceduto! 

 

Uno l’attrezzo da sempre interdetto anche ai suoi figli: il calibro.

- Una frase molto, molto combattuta. Tanto quanto quella che introduce la distruzione, con il camminare che include l'accusativo interno. Anche quella è stata difficile. Però a quanto pare, mi è riuscita meglio! :)

Inizialmente avevo scritto: 

C'era un solo attrezzo da sempre interdetto anche ai suoi figli: il calibro.

Poi:

Uno solo era l’attrezzo da sempre interdetto anche ai suoi figli: il calibro.

Infine quella che vedi scritta. Volevo mettere l'accento su quell'unico oggetto, quello, solo quello. E quindi ho pensato che questa costruzione spostasse tutta l'attenzione su quell'UNO che volevo rimarcare.

Non mi è riuscito, evidentemente. ;)

 

16 ore fa, Marcello ha detto:
On 23/4/2017 at 21:53, Rica ha detto:

Vi lascio immaginare

unico passaggio in cui chiami in causa direttamente il lettore.

Lasciamo stare, assolutamente involontario. Quoto tutto il tuo intervento a riguardo. Sono perfettamente d'accordo con te! 

 

E il fatto che la storiografia contemporanea – parte di essa, almeno – tenda a smitizzare la figura di queste "eroine civili", non sbiadisce certo la loro figura e non pregiudica di una virgola il valore di testimonianza del tuo bel racconto.

- Vedo che sei aggiornato sul revisionismo storico del caso. Galeotto un libro, a quanto pare, cito dall'articolo che ne parla:

Di grande potenza evocativa ed emozionale, il “mito” delle Trümmerfrauen è stato messo recentemente in discussione dal testo della storica sociale Leonie Treber, dal titolo “Trümmerfrauen”: Realität und Mythos.

 

Per il resto anche concordo con te. La storiografia contemporanea tenderà anche "a smitizzare la figura di queste "eroine civili", non sbiadisce certo la loro figura". Come potrebbe.

Grazie e a presto. :)

 

@ElleryQ

14 ore fa, ElleryQ ha detto:

rileggere, valutare, correggere, i progetti degli allievi dei miei corsi

 

Chi sono i tuoi allievi? Che corsi hai? Se posso permettermi...

 

 

Circa i dialoghi, non saprei indicarti un testo di "tecnica", né credo che serva, ne verrebbe fuori qualcosa di costruito e poco spontaneo. Ti consiglio solo di soffermartici quando leggi un libro che ti piace. Esaminali, cerca di capire perché funzionano in quel contesto. Così anche nei film e in qualsiasi altra forma narrativa in cui i dialoghi risaltino.

- Ottimo consiglio. Cerco di farlo, sai. Quindi, continuerò.

 

Nella parte relativa alla descrizione della casa, mi sembra che indugi un po' troppo in esempi. Comprendo benissimo che tutto ciò serva a descrivere la precisione maniacale della nonna e sia preparatorio alla spiegazione del perché, ma avrei trovato la lettura più scorrevole se ci fosse stato qualche esempio in meno. Anche solo uno.

- Non sei il solo a farmelo notare. Ho calibrato male il contenuto... a proposito di calibro! :D

 

Oppure, diverso sarebbe stato se quelle descrizioni le avessi diluite all'interno delle azioni dei personaggi, piuttosto che elencate e raccontate come invece avviene.

- Buon ricorso. Me lo tengo stretto per le prossime volte.

 

14 ore fa, ElleryQ ha detto:

Inoltre, la parte in cui passi dal racconto della nonna a quello della nipote, poi di nuovo a quello della nonna, la trovo un po' ridondante, come se la narrazione centrale affidata alla nipote ripetesse o anticipasse un po' le stesse cose, ma con meno "poesia"

Grazie per avermelo fatto notare, e grazie per tutto il tempo dedicatomi.

A presto!

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2 ore fa, Rica ha detto:

Uno l’attrezzo da sempre interdetto anche ai suoi figli: il calibro.

- Una frase molto, molto combattuta. Tanto quanto quella che introduce la distruzione, con il camminare che include l'accusativo interno. Anche quella è stata difficile. Però a quanto pare, mi è riuscita meglio! :)

Inizialmente avevo scritto: 

C'era un solo attrezzo da sempre interdetto anche ai suoi figli: il calibro.

Poi:

Uno solo era l’attrezzo da sempre interdetto anche ai suoi figli: il calibro.

Infine quella che vedi scritta. Volevo mettere l'accento su quell'unico oggetto, quello, solo quello. E quindi ho pensato che questa costruzione spostasse tutta l'attenzione su quell'UNO che volevo rimarcare.

Non mi è riuscito, evidentemente

Per me a fuorviare è "anche", in tutte le possibili varianti.  

Se tu prima avessi detto, che ne so, che le nipoti potevano toccare le viti ma non i bulloni, allora quell'anche assumerebbe un significato:  le nipoti non possono toccare i bulloni, ma i figli sì; il calibro però non lo possono toccare nemmeno loro.  Mancando qualcosa del genere, io interpreto che il calibro è interdetto a chi parla e ai suoi figli.  Perché allora non trasformare la frase in affermativa? "C'era un attrezzo che lei sola poteva maneggiare: il calibro." Risolvi ogni ambiguità e mantieni il focus sul calibro come volevi, mi sembra.

Quanto all'altra frase tieni presente che è come sempre un mio parere: se qualcuno ti facesse notare che la costruzione è errata sarebbe difficile poter sostenere che è in errore :)

2 ore fa, Rica ha detto:

E il fatto che la storiografia contemporanea – parte di essa, almeno – tenda a smitizzare la figura di queste "eroine civili", non sbiadisce certo la loro figura e non pregiudica di una virgola il valore di testimonianza del tuo bel racconto.

- Vedo che sei aggiornato sul revisionismo storico del caso. Galeotto un libro, a quanto pare, cito dall'articolo che ne parla:

Di grande potenza evocativa ed emozionale, il “mito” delle Trümmerfrauen è stato messo recentemente in discussione dal testo della storica sociale Leonie Treber, dal titolo “Trümmerfrauen”: Realität und Mythos.

Avevo letto in effetti un accenno a quel libro facendo ricerche per il mio secondo romanzo che ha molto a che fare con l'Olocausto, anche se è ambientato in Olanda e le tue eroine non c'entrano per nulla.  Ma la ricerca è così: per produrre due righe di romanzo a volte finisci per apprendere cose interessanti, anche se lontanissime dalla tua trama.  

E non è certo un male ;)

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Questo è un racconto ben costruito, ben congegnato, che ha un incipit e un finale riconoscibile e ad effetto. Trovo il tuo stile coinvolgente e avessi partecipato ti avrei votato di sicuro: è uno dei racconti migliori, forse il migliore di questo MI.

Se posso fare un'appunto, avrei preferito che nel racconto della nonna (la parte in corsivo, per intenderci) tu avessi usato un registro più informale, non così farcito di termini "difficili" o così semanticamente precisi. Avresti aumentato l'effetto coinvolgimento, a mio parere.

 

Buonissima prova.

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On 26/4/2017 at 14:31, Sinoe ha detto:

O_O Uno l’attrezzo da sempre interdetto anche ai suoi figli: il calibro.

 

Giuro che l'ho letta più volte inciampando. Devo dormire di più.

@Ricacome @Sinoe non avevo capito questa frase, per questo motivo te l'avevo segnalata qui, aggiungendo una mia interpretazione ai fini di capire: 

23 ore fa, Rica ha detto:
On 26/4/2017 at 18:21, Emy ha detto:

La frase contorta. Volevi forse dire che il calibro è anche uno degli attrezzi interdetti anche ai suoi figli?

Non "anche", l'unico. Questo volevo dire.

 

23 ore fa, Rica ha detto:

Ma volevo appesantire il passo della camminata, fartelo sentire, e allora ho scelto "cammina le strade". Una mia licenza "prosaica"! :asd:

ah, ecco... non mi aveva nemmeno sfiorato il pensiero che potesse essere dovuto a una licenza prosaica :) 

 

23 ore fa, Rica ha detto:
On 26/4/2017 at 18:21, Emy ha detto:

Perché dici ultima nonna? Immagino tu volessi dire l'unica rimasta ancora in vita. Quell'ultima non mi piace molto, anche se rende idea. 

Questo, a me, piace molto. La sua ultima nonna lo trovo pieno di dolore velato. ;)

Ok, prometto che la prossima volta cercherò di essere meno critica verso la tua parte poetica. :) 

 

23 ore fa, Rica ha detto:

Grazie Emy per il commento. Sempre molto gradito. E grazie per le indicazioni che mi dai!(y)

Di nulla, sempre un immenso piacere leggerti. :) Alla prossima!

 

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53 minuti fa, Emy ha detto:

@Ricacome @Sinoe non avevo capito questa frase, per questo motivo te l'avevo segnalata qui, aggiungendo una mia interpretazione ai fini di capire: 

Scusa se no ti ho risposto, pensavo di averlo fatto. Mi sono confusa con Sinoe, e gli occhi si incrociano...

Attacco qui anche la risposta a marcello, che ha posto la stessa domanda. Allego anche la sua risposta.

1 ora fa, Marcello ha detto:

 

4 ore fa, Rica ha detto:

Uno l’attrezzo da sempre interdetto anche ai suoi figli: il calibro.

- Una frase molto, molto combattuta. Tanto quanto quella che introduce la distruzione, con il camminare che include l'accusativo interno. Anche quella è stata difficile. Però a quanto pare, mi è riuscita meglio! :)

Inizialmente avevo scritto: 

C'era un solo attrezzo da sempre interdetto anche ai suoi figli: il calibro.

Poi:

Uno solo era l’attrezzo da sempre interdetto anche ai suoi figli: il calibro.

Infine quella che vedi scritta. Volevo mettere l'accento su quell'unico oggetto, quello, solo quello. E quindi ho pensato che questa costruzione spostasse tutta l'attenzione su quell'UNO che volevo rimarcare.

Non mi è riuscito, evidentemente

Per me a fuorviare è "anche", in tutte le possibili varianti.  

Se tu prima avessi detto, che ne so, che le nipoti potevano toccare le viti ma non i bulloni, allora quell'anche assumerebbe un significato:  le nipoti non possono toccare i bulloni, ma i figli sì; il calibro però non lo possono toccare nemmeno loro.  Mancando qualcosa del genere, io interpreto che il calibro è interdetto a chi parla e ai suoi figli.  Perché allora non trasformare la frase in affermativa? "C'era un attrezzo che lei sola poteva maneggiare: il calibro." Risolvi ogni ambiguità e mantieni il focus sul calibro come volevi, mi sembra.

 

 

54 minuti fa, Emy ha detto:

non mi aveva nemmeno sfiorato il pensiero che potesse essere dovuto a una licenza prosaica

:rofl: succede, molte volte! 

 

54 minuti fa, Emy ha detto:

prometto che la prossima volta cercherò di essere meno critica verso la tua parte poetica.

No. Sii critica. Come è bene essere se si commenta, altrimenti che si commenta a fare?

 

56 minuti fa, Emy ha detto:

Di nulla, sempre un immenso piacere leggerti. :) Alla prossima!

Igualmente, querida Emy. Nos vemos! <3

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@Niko o @Niko,

sei davvero tu, @Niko ?

[...] Che cos'è un nome? Quella che chiamiamo "rosa" anche con un altro nome avrebbe il suo profumo. [...] (CIT)

 

Ma quale onore, mio signore. Rinnegherò il mio, di nome? 

Mi affaccio sul tuo commento e gioisco. La treccia non ce l'ho. Fai finta che l'ho lanciata!

 

E dopo il faceto, il serio...

Grazie caro Niko per il tuo commento.

2 ore fa, Niko ha detto:

Se posso fare un'appunto

certo

 

2 ore fa, Niko ha detto:

avrei preferito che nel racconto della nonna (la parte in corsivo, per intenderci) tu avessi usato un registro più informale, non così farcito di termini "difficili" o così semanticamente precisi. Avresti aumentato l'effetto coinvolgimento, a mio parere.

Capisco. Volevo creare registri linguistici diversi e volontariamente vestire la guerra di poesia. Però è chiaro quello che dici, e lo comprendo. 

Grazie per essere passato e aver apprezzato il racconto. E grazie del tuo voto virtuale! ;)

Soprattuto, grazie per li tuo tempo.:)

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3 minuti fa, Rica ha detto:
  2 ore fa, Niko ha detto:

Se posso fare un'appunto

 

Posso fare un'appunto? No, ci ho ripensato. <3

Solo per ridere, eh! ;)

Grazie di nuovo per essere passato e per apprezzamenti.

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@Marcello grazie mille anche a te.

Hai pure risposto! E il tempo passa e se ne va! E ti aspettano tutti per le votazioni. Tranquillo, manca ancora un po' alle 23:59

 

Grazie davvero. <3

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Se posso, vorrei segnalare un paio di minuzie:

 

Che io sappia, le viti M7 non sono molto usate (e neanche semplici da cercare, credo). Meglio sostituire con M4 o M8;

 

Anche le viti hanno lunghezza, come chiodi e bulloni. Leggendo, sembra quasi che le viti vengono classificate solo in base alla filettatura, mentre per chiodi e bulloni si considerino anche gli altri aspetti;

 

Se sei abituato a classificare viti e bulloni, dopo un po' ci fai l'occhio e la filettatura non la misuri più. Tra l'altro, se proprio si è in dubbio,  ha più senso misurarla direttamente con un dado. Esempio, se hai il dubbio che una vite o un bullone sia un M6, prendi un dado m6 (la nonna classifica tutto, ci metterebbe nulla a trovarlo) e controlli se si avvita. Se il filetto si avvita nel dado è M6 anche lui. Se ci entra a vuoto è più piccolo, altrimenti sarà più grande;

 

Proprio perché l'uso del calibro per misurare la filettatura è più cosa da inesperti, l'oggetto "intoccabile" glielo farei usare per altri motivi. In meccanica, lo si usa soprattutto per misurare la grandezza delle punte da trapano e la profondità dei fori. Anche se in quest'ultimo caso si usa un calibro di tipo diverso, chiamato calibro di profondità.

 

Quand'ero piccolo, anche per me il calibro era un oggetto proibito. I bambini tendono a usarlo come righello o giocarci come fosse una pistola, mentre è uno strumento di precisione e usato male può diventare inservibile.

 

Tra la minuteria elencata, aggiungerei le rondelle, tanto per completezza.

 

Quando parli di assi chiodate e sporgenti, non ho capito se sporgenti sia le assi o intendevi che le assi avessero chiodi sporgenti.

 

Scusa l'intrusione, come detto, son solo minuzie. Al limite possono essere utili nel caso tu voglia aumentare l'accuratezza dei dettagli.

 

In ogni caso, il racconto mi è piaciuto e mi ha insegnato qualcosa che non conoscevo.

 

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@Eudes buongiorno e buon 1 Maggio!

12 ore fa, Eudes ha detto:

Se posso, vorrei segnalare un paio di minuzie:

Certo che puoi :)

 

 

Che io sappia, le viti M7 non sono molto usate (e neanche semplici da cercare, credo). Meglio sostituire con M4 o M8;

- Non conosco a fondo questo tecnicismo. Ho solo cercato una risposta alla domanda: come si misura una vite? E internet mi ha dato la risposta. Ma se devo essere sincera, non so cosa sia una vite M7. 

 

Anche le viti hanno lunghezza, come chiodi e bulloni. Leggendo, sembra quasi che le viti vengono classificate solo in base alla filettatura, mentre per chiodi e bulloni si considerino anche gli altri aspetti;

- Ho omesso la lunghezza perché mi serviva per i chiodi, appunto, che avrei potuto far misurare solo per la grandezza della testa. Quindi non mi sono ripetuta. Anche perché, rischiava di diventare pesante. Se leggio qualche commento sopra, la parte descrittiva delle manie della nonna, dai coltelli ai bicchieri fino a viti e chiodi è risultata un po' pesante e troppo piena di dettagli. Però hai ragione.

 

Se sei abituato a classificare viti e bulloni, dopo un po' ci fai l'occhio e la filettatura non la misuri più. Tra l'altro, se proprio si è in dubbio,  ha più senso misurarla direttamente con un dado. Esempio, se hai il dubbio che una vite o un bullone sia un M6, prendi un dado m6 (la nonna classifica tutto, ci metterebbe nulla a trovarlo) e controlli se si avvita. Se il filetto si avvita nel dado è M6 anche lui. Se ci entra a vuoto è più piccolo, altrimenti sarà più grande;

- Sì, ma non è a mio avviso un'immagine efficace per la descrizione della mania di nonna Ulricke. Farle prendere il calibro la rende più ossessiva, non trovi?

 

Proprio perché l'uso del calibro per misurare la filettatura è più cosa da inesperti, l'oggetto "intoccabile" glielo farei usare per altri motivi. In meccanica, lo si usa soprattutto per misurare la grandezza delle punte da trapano e la profondità dei fori. Anche se in quest'ultimo caso si usa un calibro di tipo diverso, chiamato calibro di profondità.

- Pensavo il contrario. Pensavo che un esperto misurasse con il calibro, di cui un profano non conosce neanche l'esistenza. Evidentemente sbagliavo! ;)

Il calibro di profondità non lo conosco proprio. 

 

Tra la minuteria elencata, aggiungerei le rondelle, tanto per completezza.

- che bella parola "minuteria". Grazie. Non so, in fase di revisione pensavo di alleggerire qualcosa piuttosto che aggiungere. Forse posso sostituire in qualche parte dove viene ripetuto, il termine bullone con rondelle. Ma scusa, che differenza c'è tra i due?

 

Quando parli di assi chiodate e sporgenti, non ho capito se sporgenti sia le assi o intendevi che le assi avessero chiodi sporgenti.

- Mi riferivo alle assi chiodate che sporgono come gambe all'aria dai cumuli delle macerie. Quindi sono chiodate e sporgenti esse stesse. 

 

Scusa l'intrusione, come detto, son solo minuzie. Al limite possono essere utili nel caso tu voglia aumentare l'accuratezza dei dettagli.

- Grazie del tuo prezioso commento. Quale intrusione?:)

 

In ogni caso, il racconto mi è piaciuto e mi ha insegnato qualcosa che non conoscevo.

- Ti ringrazio, sei gentile. Sono contenta ti sia piaciuto. Grazie anche del tuo tempo. A presto Eudes. :)

 

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Scusa, il commento precedente l'ho scritto col cellulare e nel tentativo di fare una sintesi, probabilmente non sono riuscito a spiegare bene cosa intendessi.

La parte descrittiva delle manie della nonna probabilmente va snellita ma credo anche resa più accurata. Altrimenti passa un po' l'idea che anche se hai cercato di informarti sull'argomento, non conosci davvero come funzionano certi elementi. E tanto più la cosa stona, se in realtà stai cercando di fare una descrizione minuziosa proprio per rendere l'ossessività della nonna sulla questione.

 

Le filettature hanno degli standard, che sono appunto M4, M5, M6, M8, M10, M12 e così via. Puoi confonderti forse tra un M4 e un M5, tra un M5 e un M6, ma in linea di massima accade le prime volte che hai a che fare con queste misure. C'è una certa differenza di grandezza tra di essi, a cui l'occhio si abitua facilmente con l'abitudine. E dal momento che in caso di dubbi basta far la prova infilando il filetto in un dado, avere un'ossessione del genere, e prenderci ogni volta il calibro, tanto naturale non mi sembra.

Diverso è il discorso per le punte da trapano, anche perché ci sono molte più misure, tipo 3 - 3,2 - 3,5 - 4 - 4,5 - 4,75 ecc. e non è che una punta da 3 o da 3,2 la riconosci tanto ad occhio: l'utilizzo del calibro ha più senso a questo scopo. 

 

O al limite ha più senso per viti ancora più piccole di quelle da te descritte, quindi M1, M2, M3. Che dovrebbero essere le vitine piccoline, quelle della meccanica di precisione, roba da ingranaggi interni di un orologio da polso, di uno stereo, componenti interni di elettrodomestici di piccole o medie dimensioni. Ma di questi non mi intendo molto, quindi non sono sicuro la mia impressione sia giusta...però roba così piccola, magari sì, finisci con l'avere dei dubbi e misurarla col calibro.

 

La minuteria metallica, quella che hai tentato di descrivere, è composta di tanti elementi ma in officina è abbastanza normale trovare i cassettini che suddividano le varie dimensioni di viti, bulloni a testa esagonale, bulloni a brucola, bulloni a testa tonda, dadi e rondelle. Viti e bulloni vengono suddivisi, oltre che per dimensioni, anche per lunghezza.

 

I dadi servono di rinforzo per serrare una vite filettata, a maggior ragione se passano per un buco senza filettatura (in quel caso lo si chiama il buco viene chiamato foro passante). E rimangono all'estremità del filetto;

La rondella resta sotto la testa del bullone. Può avere vari scopi, uno dei quali è distribuire il carico su una superficie più ampia. Considera che la rondella è una specie di dischetto sottile col buco al centro. Nel buco passa la parte filettata, la testa del bullone o della vite rimane sopra la rondella. Una rondella è sempre più larga della testa del bullone o della vite a cui viene appoggiata quindi, detto in maniera impropria, è come se ne allargasse la superficie. 

 

Una officina, anche attrezzata solo per l'hobbistica, suddividerebbe i vari cassetti esattamente come faceva la nonna. Certo, è roba che costa poco e che si fa prima a sostituire, ma non è impossibile trovare chi preferisce riciclare. A me è sembrata parsimoniosa, più che maniacale.

 

Per renderla maniacale le farei conservare altri elementi. Quantomeno direi che, qualunque oggetto in casa si rompesse, da un orologio a un frullatore, lei scomponeva tutto e recuperava ogni singolo elemento. Dalle vitine microscopiche che misurava col calibro alle rotelline catalogate per dimensioni, finanche al rame contenuto nei fili elettrici, ricavato separandolo dall'involucro in plastica con un taglierino. Quando si sostituiva la mobilia, ne scomponeva i singoli elementi anche solo per recuperarne ganci, maniglie, tasselli e i chiodi da cui erano uniti. Non buttava persino i tubi degli impianti idraulici di cucina e bagno, i quali periodicamente si deterioravano con l'usura. Ne conservava, opportunamente catalogate, persino le guarnizioni in plastica.

Sono sia elementi più "domestici" di quelli da te descritti, sia più maniacali, proprio perché è roba che, nella maggior parte dei casi, si butta senza troppi rimpianti.

 

Non so quanto questo tipo di informazioni possano servirti, in ogni caso spero tu non ti sia annoiata troppo a leggerle.

 

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Scusa, il commento precedente l'ho scritto col cellulare e nel tentativo di fare una sintesi, probabilmente non sono riuscito a spiegare bene cosa intendessi.

La parte descrittiva delle manie della nonna probabilmente va snellita ma credo anche resa più accurata. Altrimenti passa un po' l'idea che anche se hai cercato di informarti sull'argomento, non conosci davvero come funzionano certi elementi. E tanto più la cosa stona, se in realtà stai cercando di fare una descrizione minuziosa proprio per rendere l'ossessività della nonna sulla questione.

- Sì. Avevo capito cosa volessi dirmi. Ti ringrazio.

 

Per renderla maniacale le farei conservare altri elementi. Quantomeno direi che, qualunque oggetto in casa si rompesse, da un orologio a un frullatore, lei scomponeva tutto e recuperava ogni singolo elemento. Dalle vitine microscopiche che misurava col calibro alle rotelline catalogate per dimensioni, finanche al rame contenuto nei fili elettrici, ricavato separandolo dall'involucro in plastica con un taglierino.

- Sai, avevo fatto proprio questo esempio prima di optare per uno sviluppo sulla minuteria! 

 

Quando si sostituiva la mobilia, ne scomponeva i singoli elementi anche solo per recuperarne ganci, maniglie, tasselli e i chiodi da cui erano uniti. Non buttava persino i tubi degli impianti idraulici di cucina e bagno, i quali periodicamente si deterioravano con l'usura. Ne conservava, opportunamente catalogate, persino le guarnizioni in plastica.

Sono sia elementi più "domestici" di quelli da te descritti, sia più maniacali, proprio perché è roba che, nella maggior parte dei casi, si butta senza troppi rimpianti.

- Non hai torto. 

 

Non so quanto questo tipo di informazioni possano servirti, in ogni caso spero tu non ti sia annoiata troppo a leggerle.

- No, per niente, non mi sono annoiata. Sicuramente in fase di revisione terrò ben a mente le tue precisazioni. E cercherò di intervenire seguendo qualche tua indicazione che ho trovato assolutamente pertinente. ;)

 

Ti ringrazio davvero tanto per l'ulteriore tempo dedicatomi. Davvero. E visto che hai una possibilità di partecipazione annuale ai Contest, io spero di leggerti al MI 100.:P

 

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@Rica Ciao. Non mi dilungherò, e in questo mi sento un po' di tradirti, ma d'altra parte è anche colpa tua, che sei tecnicamente ineccepibile. Scritto davvero bene, al pari di Terra e aria. Complimenti. Nel tuo modo di scrivere non c'è rabbia per le ingiustizie della vita e in questo divergiamo, abbiamo sensibilità differenti. E moralità, pure. Anche in questo, probabilmente, mi dai dei punti. Tu partecipi al dolore dei tuoi personaggi, io me ne nutro. Ma tu sei buona, e io no. Ciao, cara, vado a mettere in pratica i tuoi insegnamenti e quelli di Rewind (quello che si può imparare nell'arco di 24 ore!). Fai la brava.

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@Elisabeta Gavrilina ciao, piacere di conoscerti. Ti ringrazio per  aver apprezzato questo testo e anche del punto reputazione, ma nella sezione Officina non si possono attribuire. Dovresti toglierlo. :)

 

@Roberto Ballardini grazie di essere passato. ;)

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@Elisabeta Gavrilina ho provato a cliccare sulla freccetta ma mi sa che ho fatto più casino di prima... Comunque, il racconto mi è piaciuto tantissimo. Appena raccolgo un po' di pensieri scriverò un commento

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Inviato (modificato)

Ciao @Elisabeta Gavrilina 

8 minuti fa, Elisabeta Gavrilina ha detto:

ciao, non lo so fare... sono nuova .... 

prima di tutto, benvenuta! 

 

Non ho mai tolto un punto... Anzi sì. Basta cliccare sulla freccia rossa nel post in cui ti risulta il punto assegnato. :)

Ma tu, me ne hai dato un altro! :asd:

Se non risolviamo, domani contattiamo lo staff. Tranquilla, non succede nulla! Solo per non uscire dal regolamento.;)

Modificato da Rica
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ho cliccato ma mi è sembrato di aver dato in questo modo il giudizio negativo... e ho ricliccato... forse... boh... Che dici, ci riprovo o lascio stare?

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Inviato (modificato)

Non so, a me risulta sempre il punto reputazione.

Vai a dormire tranquilla, anzi esci, visto che è sabato... Non muore nessuno! 

Domani chiediamo! ;)

Modificato da Rica
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Il racconto mi ha colpito tanto da farmi riflettere per diversi giorni.

Fin dalle prime righe ho avvertito la magia che evoca solo una storia vera e profondamente sentita.

Credibile e commovente il personaggio della nonna Ulrike, descritto con pochi tratti efficaci. Lei, ragazzina, che scende con semplicità e naturalezza su quelle strade sventrate insieme ad altre donne per fare quello che era necessario in quel momento:

A noi donne non dovette chiamarci nessuno. Scendemmo in massa su quelle strade sventrate e ci mettemmo in azione per necessità.

Non mi ha infastidito la descrizione minuziosa degli oggetti messi ciascuno al proprio posto, anzi, mi ha evocato non solo una sensazione visiva ma anche tattile. A mio avviso, rafforza la seconda parte che spiega l’origine dell’ordine maniacale in casa della nonna, quel suo “si può recuperare”. Una mania, ma fino a un certo punto.  Recuperare e riutilizzare: era questo lo stile di vita dei nostri nonni che avevano patito la fame. Ulrike mi ricorda le donne dell’Assedio di Leningrado che non buttavano via nulla e anche molti anni dopo la guerra tenevano in serbo gli avanzi del pane secco. Le ho conosciute. Eh sì, i miei erano dall’altra parte delle barricate.

È un racconto per immagini, i dialoghi in questo caso mi sembrerebbero una forzatura. Personalmente non amo la letteratura “nevrotica” dove i personaggi si agitano e parlano continuamente, mi fa perdere il filo della narrazione. Nella vita reale ciò non accade (a meno che non sia gente nevrotica, appunto). A volte merita fermarsi e riflettere, specie quando si tratta dei sentimenti profondi e delicati. Qui il tema, importante e attuale - la brutalità della guerra, di ogni guerra – è vissuto senza chiacchiere superflue.

Bello anche il coinvolgimento emotivo della nipote, che cerca di comprendere con il cuore le ragioni della nonna.

Eravamo vestite di polvere e buon intenti  questa frase la trovo bellissima.

Ci sono alcune piccole “pecche”.

Entrare a casa di nonna è peggio che entrare in un museo. Questa affermazione mi crea una sensazione negativa, incoerente con quanto viene detto sotto: Mi affascinano le sequenze di nonna Ulrike

Forse merita cambiarla, qualcosa tipo “è come entrare in un museo”.

Cosa sono “i coltelli sul magnete”?

Forse è sufficiente dire “coltelli”.

Vi lascio immaginare la collocazione degli attrezzi, l’ordine che seguono e l’ergonomia della presa. (…) Uno l’attrezzo da sempre interdetto anche ai suoi figli: il calibro.

Si ripete la parola “attrezzi”. Può essere sostituita con utensili o strumenti.

Riguardo alla frase con il calibro (mi sono inciampata anch’io :) ) : al posto di interdetto io avrei scritto: “proibito toccare.” Ma forse il suggerimento di @Marcello è il più riuscito: "C'era un attrezzo che lei sola poteva maneggiare: il calibro." 

Belli i consigli di @Eudes 

Potrei continuare all’infinito, anche con oggetti più piccoli. Quali sono, gli oggetti più piccoli? Secondo me, andrebbero specificati. Vedi tu.

…inclinazioni del collo a accompagnare le sue espressioni (…) allora la accompagno sulla poltrona

Si ripete la parola accompagnare. E, magari, ad accompagnare.

Avevamo sempre freddo. Il gelo entrava ovunque. Nei maglioncini striminziti che non ci riparavano...

Ma… non era la primavera? io metterei la fame e la stanchezza.

Noi ci siamo arrampicate su cumuli di detriti e abbiamo scalato carponi montagne di rovine...

Non è pericoloso arrampicarsi su scheletri di edifici traballanti? Forse meritava aggiungere una frase su qualche muro crollato durante lo sgombero delle macerie.

Abbiamo raccolto viti e chiodi e che abbiamo diviso per…

Un errore di battitura.

Per anni era solo suo l’onere e l’onore di farlo, perché ai suoi occhi sbagliavamo ogni disposizione. (...) Scaricava e ricaricava secondo il suo ordine. 

Troppe volte ripeti suo, che si ritrova anche nel passaggio successivo: la sua mano, la sua storia, quella che il suo sonno ha rubato. 

Prendo una sedia e la sua mano.

La sedia e la mano sono due cose ben diverse. Direi: “Mi siedo e le prendo la mano”.

mi accendo una sigaretta (…) Aspiro e…

È proprio necessario fumare accanto alla nonna che dorme? La nipote potrebbe osservare la mano. Forse qui ci starebbe un’immagine che rievoca “…le mani congelate e piagate soffrivano a ogni contatto con i materiali…”

piantumate  Io avrei detto “verdi di piante”

Con eleganza e senza retoriche e facili strumentalizzazioni, senza dividere l’umanità in buoni e cattivi, il racconto evoca tanti destini spezzati dalla guerra, e al contempo è proiettato nel futuro esprimendo la voglia di recuperare, salvare, ricostruire la patria ferita a morte.

Da qui la chiusura - detriti che diventano colline - scritta molto bene.

È la mia prima recensione e spero di essere stata all'altezza :)

P.S. Non so ancora citare e taggare, perdonatemi

P.P.S. Sono riuscita a taggare! Evviva!

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@Elisabeta Gavrilina

On 9/5/2017 at 16:12, Elisabeta Gavrilina ha detto:

Recuperare e riutilizzare: era questo lo stile di vita dei nostri nonni che avevano patito la fame. Ulrike mi ricorda le donne dell’Assedio di Leningrado che non buttavano via nulla e anche molti anni dopo la guerra tenevano in serbo gli avanzi del pane secco. Le ho conosciute. Eh sì, i miei erano dall’altra parte delle barricate.

Sì, in molti hanno pensato a alcuni atteggiamenti costanti dei loro nonni, in molti li hanno collegati alleconseguenze depravazione dovute dalle guerre.

 

On 9/5/2017 at 16:12, Elisabeta Gavrilina ha detto:

È un racconto per immagini, i dialoghi in questo caso mi sembrerebbero una forzatura.

È anche una mia paraculata, non sono brava con i dialoghi! ;(

 

On 9/5/2017 at 16:12, Elisabeta Gavrilina ha detto:

Entrare a casa di nonna è peggio che entrare in un museo. Questa affermazione mi crea una sensazione negativa, incoerente con quanto viene detto sotto: Mi affascinano le sequenze di nonna Ulrike

Forse merita cambiarla, qualcosa tipo “è come entrare in un museo”.

No. È peggio perché hai paura di rompere delle cose, e al museo sei più protetta, non è come muoversi in una stanza in cui tutto è esibito senza protezione alcuna. Il "peggio" si riferisce alla quantità di cose e alla possibilità di romperle.

 

On 9/5/2017 at 16:12, Elisabeta Gavrilina ha detto:

Cosa sono “i coltelli sul magnete”?

Forse è sufficiente dire “coltelli”.

Sono barre calamitate in cui i coltelli vengono appoggiati verticalmente. Inserire il magnete mi permetteva di far visualizzare al lettore i coltelli messi uno vicino all'altro sul muro.

 

On 9/5/2017 at 16:12, Elisabeta Gavrilina ha detto:

…inclinazioni del collo a accompagnare le sue espressioni (…) allora la accompagno sulla poltrona

- ok

- per "ad accompagnare", non mi piace la d eufonica.

On 9/5/2017 at 16:12, Elisabeta Gavrilina ha detto:

Avevamo sempre freddo. Il gelo entrava ovunque. Nei maglioncini striminziti che non ci riparavano...

Ma… non era la primavera? io metterei la fame e la stanchezza.

 

On 9/5/2017 at 16:12, Elisabeta Gavrilina ha detto:

Vi lascio immaginare la collocazione degli attrezzi, l’ordine che seguono e l’ergonomia della presa. (…) Uno l’attrezzo da sempre interdetto anche ai suoi figli: il calibro.

Si ripete la parola “attrezzi”. Può essere sostituita con utensili o strumenti.

Ok

 

On 9/5/2017 at 16:12, Elisabeta Gavrilina ha detto:

Riguardo alla frase con il calibro (mi sono inciampata anch’io :) ) : al posto di interdetto io avrei scritto: “proibito toccare.” Ma forse il suggerimento di @Marcello è il più riuscito: "C'era un attrezzo che lei sola poteva maneggiare: il calibro." 

Lo credo anche io! 

 

On 9/5/2017 at 16:12, Elisabeta Gavrilina ha detto:

Avevamo sempre freddo. Il gelo entrava ovunque. Nei maglioncini striminziti che non ci riparavano...

Ma… non era la primavera? io metterei la fame e la stanchezza.

Alla Conferenza di Potsdam dell'agosto 1945, dopo la resa incondizionata della Germania, avvenuta l'8 maggio 1945. Settembre è a un soffio, ottobre è già freddo in Germania, per chi non può coprirsi, è freddissimo. Poi novembre, dicembre. Inverno. Ma tu hai avuto l'impressione fosse primavera dal testo?

 

On 9/5/2017 at 16:12, Elisabeta Gavrilina ha detto:

Per anni era solo suo l’onere e l’onore di farlo, perché ai suoi occhi sbagliavamo ogni disposizione. (...) Scaricava e ricaricava secondo il suo ordine. 

Troppe volte ripeti suo, che si ritrova anche nel passaggio successivo: la sua mano, la sua storia, quella che il suo sonno ha rubato. 

Me ne sono accorta, l'ho corretto subito, ma non l'rovisto mentre chiudevo il racconto.

 

On 9/5/2017 at 16:12, Elisabeta Gavrilina ha detto:

Prendo una sedia e la sua mano.

La sedia e la mano sono due cose ben diverse. Direi: “Mi siedo e le prendo la mano”.

mi accendo una sigaretta (…) Aspiro e…

È proprio necessario fumare accanto alla nonna che dorme? La nipote potrebbe osservare la mano. Forse qui ci starebbe un’immagine che rievoca “…le mani congelate e piagate soffrivano a ogni contatto con i materiali…”

- Per la mano e la sedia, Io mi prendo un sacco di licenze "prosaiche". ;) Mi piace l'immagine.

- Pensi che a pranzo non si fuma a casa di nonna? Che differenza c'è, se lei dorme?

- Ci avevo pensato, ma rischiavo il patetismo. La stessa cosa l'ho espressa con la collina. Ho trasferito l'azione della sua mano sull'esistenza della Collina del Diavolo (è la traduzione... Ah. Ma tu sei russa, magari capisci anche il tedesco!)

 

On 9/5/2017 at 16:12, Elisabeta Gavrilina ha detto:

P.S. Non so ancora citare e taggare, perdonatemi

P.P.S. Sono riuscita a taggare! Evviva!

 

Per taggare. O prendi i post della persona a cui vuoi rispondere, e clicchi su "Tagga utente" alla fine del commento, oppure cliccki @ e scrivi senza spazio il nome o il nick della persona da taggare.

 

Per evidenziare le parti che vuoi commentare, come ho fatto io qui (tu le vedi in grigio), le selezioni dal testo e aspetti che compare la scritta nera: "Quota questa parte". Ti ritrovi la frase nel tuo commento.

 

Grazie per il tuo tempo e il commento dettagliato.

Alla prossima.

Salud.

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@Rica ciao! :)

2 ore fa, Rica ha detto:
On 9/5/2017 at 16:12, Elisabeta Gavrilina ha detto:

Recuperare e riutilizzare: era questo lo stile di vita dei nostri nonni che avevano patito la fame. Ulrike mi ricorda le donne dell’Assedio di Leningrado che non buttavano via nulla e anche molti anni dopo la guerra tenevano in serbo gli avanzi del pane secco. Le ho conosciute. Eh sì, i miei erano dall’altra parte delle barricate.

Sì, in molti hanno pensato a alcuni atteggiamenti costanti dei loro nonni, in molti li hanno collegati alleconseguenze depravazione dovute dalle guerre.

 

è un grandissimo complimento, vuol dire che il racconto è credibile

2 ore fa, Rica ha detto:
On 9/5/2017 at 16:12, Elisabeta Gavrilina ha detto:

È un racconto per immagini, i dialoghi in questo caso mi sembrerebbero una forzatura.

È anche una mia paraculata, non sono brava con i dialoghi! 

non è pio così difficile scrivere i dialoghi. Io l'ho imparato e non sono italiana :) e se ce l'ho fatta io... Prova a farlo con qualcuno, a quattro mani, vedrai che ti diverti

2 ore fa, Rica ha detto:

per "ad accompagnare", non mi piace la d eufonica.

neanche a me, ma senza viene percepito come un errore

2 ore fa, Rica ha detto:

- Per la mano e la sedia, Io mi prendo un sacco di licenze "prosaiche". ;) Mi piace l'immagine.

è bene prendersi le licenze prosaiche, però sarebbe bene anche considerare quale effetto fanno sul lettore. A me è sembrato che la mano venga associata alla sedia: altrettanto legnosa e inanimata, estranea.

Le prende contemporaneamente? E ho perso il momento quando si siede.

Penso che a volte merita semplificare le frasi perché il lettore rimanga concentrato sul contenuto, che in questo racconto è importante e profondo 

2 ore fa, Rica ha detto:

- Pensi che a pranzo non si fuma a casa di nonna? Che differenza c'è, se lei dorme?

Il racconto si svolge più o meno ai giorni nostri? Allora la nonna dovrebbe avere intorno ai 90 anni. Io, fumatrice accanita, non fumerei nella stessa stanza con una vecchina, a maggior ragione se le voglio bene. La mia mamma, che aveva fatto tutta la guerra (era del 1920) non fumava e io non ho mai fumato in casa sua. Resistevo :) 

3 ore fa, Rica ha detto:

Ho trasferito l'azione della sua mano sull'esistenza della Collina del Diavolo (è la traduzione... Ah. Ma tu sei russa, magari capisci anche il tedesco!)

non l'ho colto... forse neanche gli altri, a giudicare dai commenti. La scrittura è così: pensi di trasmettere una cosa e invece viene recepita un'altra. Questo forum è fantastico per affinare l'arte di scrivere.Grazie proprio ai commenti "cattivi"

Tu hai quello che a molti manca: la profondità dei contenuti. Avanti così!

Un caro saluto

Eli

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On 12/5/2017 at 00:04, Elisabeta Gavrilina ha detto:

Il racconto si svolge più o meno ai giorni nostri? Allora la nonna dovrebbe avere intorno ai 90 anni. Io, fumatrice accanita, non fumerei nella stessa stanza con una vecchina, a maggior ragione se le voglio bene. La mia mamma, che aveva fatto tutta la guerra (era del 1920) non fumava e io non ho mai fumato in casa sua. Resistevo

 

Ma io avevo aperto la finestra! :asd:

 

On 12/5/2017 at 00:04, Elisabeta Gavrilina ha detto:

Questo forum è fantastico per affinare l'arte di scrivere.Grazie proprio ai commenti "cattivi"

Ma non mi sembra il tuo caso. Non sei stata cattiva. ;)

 

Terrò conto anche delle tue indicazioni in fase di revisione.

Grazie di nuovo per il tuo tempo.

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