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New-Book Edizioni

Sullo scrivere

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Volevamo condividere con voi questo bellissimo articolo di Carlo Giacosa, giornalista de: "La Stampa".

 

Carver diceva che si deve scrivere di ciò che conta. 

Confesso: io ho spesso difficoltà a capire ciò che conta. Perché mi sento molto spesso solo nel pensare che quello di cui voglio scrivere conti. 

Contano i soldi, conta la morte, conta l'amore. 

Per me contano - forse perché ho l'amore, e i soldi per il pane, il prosciutto e il caldo - le vite che non vivo, passate dove non sono io, in un tempo che non è il mio. Questo per me massimamente conta: ma so bene che non interessa. 

Ho un sogno: vivere un giorno in un appartamento che dà sui binari a duecento metri dalla stazione Termini. [Nell'ultimo viaggio il treno si è fermato in corrispondenza dell'inizio della Casilina, vedevo un appartamento all'altezza del mio finestrino, loro sbattono la tovaglia sui binari e io voglio essere lì, dalla parte loro nella loro casa]. Voglio vivere un giorno in corrispondenza della lettera H gigante, sulla tangenziale di Torino, la H dell'insegna HOTEL, un balcone sulla strada, se ti allunghi batti il cinque a chi passa per la corsia di emergenza. Voglio vivere in posti dove è sempre ora di punta, per citare Palahniuk che dice che da qualche parte è sempre ora di punta. 

È letteratura che passa per i giornali, forse non è nemmeno letteratura, forse - anzi, è probabile - non passa nemmeno per i giornali: ma questo è per me la scrittura: impadronirsi - spesso con violenza, entrarci dentro - delle vite degli altri, togliere il nome e diffondere la storia, le storie, che fanno, infine, la Storia. 

Il sogno non sarà mai un progetto perché, convengo, non interessa a nessuno. Rimanere per 24 ore alla finestra che dà su un'autostrada, guardare nelle automobili che passano e vanno, uno sguardo su quel non-luogo autostrada, o non-luogo treno, vedere dentro chi c'è e che cosa fa (trovo sia molto interessante, quindi per me conta, osservare cosa mangiano le persone sul treno: l'ideale sarebbe percepire i discorsi, ma da un balcone è dura); non sarà mai un progetto - nemmeno fotografico: però, che bello sarebbe vedere le 100 case - per dire - che danno sui binari (una, sempre a Termini, sembra il palco di un teatro di lusso, e io credo che le agenzie immobiliari tentino di sminuire la portanza dell'affaccio sui binari, come dire: NONOSTANTE questo, l'appartamento è fico, laddove io direi invece: PROPRIO PERCHÈ ci sono sotto i binari, questa casa vale il doppio; e di nuovo ricadiamo nella difficoltà del comprendere che cosa conta: già, che cosa conta?), io lo comprerei un libro così. 

Ma prima: io vorrei entrarci, nelle 100 case che danno sui non luoghi. 

Penso a Genova e alle lavatrici che guardano l'autostrada. 

«Sì, ma non succede niente», la critica. 

Perché, deve succedere per forza qualcosa? 

L'incanto, mio, che forse è un deficit di quando ero piccolo - forse l'instradamento verso una vita scritta, decisa, obbligata - è vedere il movimento di vite che non sono la mia. Altre. Diverse. Meritevoli, tutte. Vivibili. Straordinarie. Immense. Sbagliate. Meravigliosamente imperfette. Qualunque strada facciano, via seguano, lì, a guardarle, come possibili.

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Penso che Carver, se l'ha detto veramente, abbia avuto buon gioco a dirlo perché era già Carver. E quello che contava, per lui e per i suoi lettori, magari contava (e conta) poco o nulla per altri (e infatti Giacosa ha dato una risposta molto appropriata, a mio avviso). Vorrei riformulare la questione con una domanda: che cosa ha contato per Gadda, o per Joyce, o per ecc. ecc., nello scrivere i loro romanzi? Non certo la cosiddetta trama, a volte banale (l'Ulisse di Joyce), a volte irrisolta ("Quer pasticciaccio..." di Gadda). In loro ciò che contava era il linguaggio stesso, la scrittura. E Joyce e Gadda non sono due "de passaggio". Quindi, ciò che veramente conta, malgrado l'autorevole osservazione carveriana, è per dir così indecidibile (almeno a priori, al momento di scrivere). E questo indecidibile è il sale della letteratura. Se tutti gli scrittori scrivessero "ciò che conta", secondo parametri stabiliti una volta per tutte, la letteratura sarebbe d'una noia mortale. Quindi ben vengano anche romanzi scritti in appartamenti sui binari ferroviari. Conteranno anche quelli, se scritti bene.

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@don Durito Trama e contenuto non possono essere messi sullo stesso binario (visto che stiamo parlando di treni). Sicuramente non può esistere un libro scritto male ma ricco di contenuto, come allo stesso modo non può esistere un libro scritto bene, ma che non dice niente. Qui, ho ragione di credere, non si parla di tutto questo. Naturalmente tutto deve partire dall'arte dello scrivere, questo punto è imprescindibile, ma l'arte dello scrivere non è il libro; il libro sono le parole che diventano idea, la quale deve essere arricchita, poi, dal talento (certo) ma esso solo (altrettanto certo) non può bastare.

 

Ci piacerebbe sapere "che cosa conta" per i visitatori e gli scrittori, molti sicuramente meritevoli, di questo forum. E per te@don Durito che cosa è davvero importante?

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1 minuto fa, New-Book Edizioni ha detto:

E per te@don Durito che cosa è davvero importante?

Prima vorrei fare una piccola aggiunta "carveriana". Non conosco il contesto da cui Giacosa ha tratto la citazione di Carver. Ammesso che non ci sia, Carver si salva in corner (e ciò farebbe onore alla sua intelligenza) dicendo che bisogna scrivere di ciò che conta, ma omettendo di dire cosa in letteratura conti.

E il "cosa" per me (tirando in ballo il dottor De Gustibus) è uno solo, in molte declinazioni: lo stile, la forma,il linguaggio, la scrittura.

Certo, trama e contenuto (o anche fabula e intreccio, per dire à la Propp) non vanno messi sullo stesso binario, ma "sbinariano" entrambi se non sono supportati da adeguata scrittura (cioè, il cosiddetto e relativissimo Bello)

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Cosa conta per me e cosa é realmente importate?

 

Sentirmi sempre me stessa e viva.

 

Secondo mio modesto parere, non é molto importante ciò di cui scrivi, potrebbe anche essere una semplice "lista della spesa".

Ciò che conta realmente é come scrivi e il motivo per cui lo fai.

 

Chi lo fa solo per profitto, senza passione, il lavoro risulterà arido.

Certo ognuno ha il sogno di raggiungere la meta, ma ci sono vari modi per giungervi.

E molte volte la sospirata meta non giungerà.

 

Se una persona mette passione, quella passione che ti avvolge nello trascrivere su carta le immagini che la mente crea, cambia ogni cosa.

Con la passione riesce a farle divenire tangibili e reali con semplici descrizioni verbali.

Trasmettendo il mondo infinito contenuto nella propria mente.

Arricchendo la narrazione di contenuti che trasportano il lettore nella visione di un mondo totalmente diverso.

 

In conclusione:

Scrivere é un'arte, il saper trasmettere su carta il pensiero e l'immagine della propria mente.

Amo passare ore e ore a perdermi  fantasticando un mondo mio, per immagine e definizione.

Questa cosa mi fa sentire viva e me stessa ed é questo che conta per me.

Sempre e a prescindere da ogni cosa.

 

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