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Aporema Edizioni

Siamo solo noi?

94 risposte in questa discussione

2 ore fa, wivern ha detto:

Certamente non siete soli, ma dalla mia esperienza molto risicata posso dire che ci sono editori che pur di risparmiare sui costi (perché un editor va pagato per il lavoro che svolge, se non è interno alla CE) pubblicano il testo così com'è, oppure ci sono coloro che chiedendo un importante contributo all'autore, non sono interessati al lavoro sul testo ma guadagnano con il suddetto contributo, sono praticamente delle tipografia mascherate da CE. 

Noi siamo una casa editrice del tutto free, ma non contestiamo la scelta di quelle CE che pretendono un contributo per l'editing, purché lo dichiarino subito, in modo chiaro e senza equivoci. Purtroppo però, come abbiamo avuto modo di constatare in più di un'occasione, non solo questa chiarezza spesso non esiste, ma l'editing per il quale si è pagato non viene proprio eseguito: al massimo, quando va bene, viene fatta una frettolosa correzione di bozze.

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On 11/5/2017 at 09:52, Renato Bruno ha detto:

Il prodotto libro, che non è merce come le altre, oggi ha un ciclo di vita breve, talmente breve da non consentire più, cosa che con il ciclo produttivo più lento ieri avveniva, il consolidamento e lo sviluppo di un autentico patrimonio culturale soggettivo e sociale, fatto di tradizione e innovazione culturale, costituente una base intellettuale per la formazione letteraria, civile e politica delle nuove generazioni.

@Renato Bruno, hai fornito molte argomentazioni che meriterebbero di essere approfondite, ma, tra tutte, questa, secondo me, è quella che coglie il "profondo" meglio delle altre. Ciò che intendo aggiungere, a proposito del “ciclo produttivo" di cui parli, è che al suo accorciamento, secondo me, non contribuisce tanto il fatto che oggi si legga meno – anzi, forse, in assoluto, oggi si legge di più –, quanto il tempo che si dedica alla lettura di una singola fonte. Una volta, secondo me, noi lettori/consumatori, "leggevamo meno per leggere meglio". Forse perché I libri erano il solo modo di evadere dalla quotidianità, niente computer, modesta offerta di media, e ci si prendeva quindi il tempo necessario, non quello disponibile. Senza metabolizzazione, l'informazione transita, non resta, quindi: perché? Visto che, con tutta evidenza, leggere più a lungo ci avvantaggerebbe, perché non lo facciamo? Non credo nella teoria del complotto o in quella del condizionamento, i lettori sono più in gamba di quanto supponiamo. Dunque, ancora, perché?
In parte, la mia è una domanda retorica. Da informatico, un po' alla McLuhan, sono convinto che esista una congiunzione tra il modo in cui esploriamo il mondo (ad esempio, leggendo) e il mezzo con cui l'esploriamo. La mia conclusione (dal diuturno smazzamento di "casi d'uso", "modelli di navigazione", "secondi d'attenzione" su cui contare e quant'altro) è che la fruizione "lenta", quella che, pragmaticamente, serve a memorizzare, semplicemente, è stata spodestata dalla disponibilità di mezzi che "ricordano" al posto nostro. Sono scettico a proposito delle conclusioni "cotte e mangiate", come questa, ma mi piacerebbe sapere se per qualcuno almeno la domanda è sensata.

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@gecosulmuro Permettimi di fare un esempio extra-testuale, che non riguarda i libri. Parliamo del vecchio foglio grande di carta che nelle stazioni indicava gli Arrivi e le Partenze. Quando cercavo su questi fogli il mio treno o quello degli amici in arrivo, prima di arrivare a puntare il dito sull'ora del mio treno, io dovevo scorrere dal basso verso l'alto o viceversa, distinguere tra Locali e intercity, tra capoluoghi di provincia e fermate intermedie, tra treni con n. pari e treni con numeri dispari, a seconda della direzione Nord-Sud o Sud-Nord, distinguere i Rapidi dai treni notturni, tra feriali e festivi, e soprattutto, dovendo passare parecchi minuti in attesa dei treni prescelti, io che avevo tempo prendevo conoscenza e coscienza del Sistema Ferroviario italiano. Oggi che compro i biglietti con un clic nell'operazione singola che compio non prendo più atto del sistema ferrovia ma solo del luogo di partenze e di arrivo che mi interessa. Oggi ho perso la visione del'insieme e il tempo non è più un alleato della memoria. E tutti i TKT  comprati on line non mi dicono nulla su ciò che c'è dietro l'interfaccia utente erogatore del servizio. Oggi è tutto più comodo e veloce ma ogni singola azione nostra è isolata dalle altre (è vero che oggi leggiamo di più ma in funzione di quale nostro bisogno culturale?). 

 

Avviene lo stesso nel Sistema cultura. Ordino su Amazon il libro ma vedo solo quel libro e non sono costretto a vedere tutti quelli che in libreria sarebbero disposti prima del mio. Non ho una visione d'insieme dell'emporio Amazon e faccio fatica a capire quella del mega-store dei libri. Me la cavo ancora nella piccola libreria dell'usato dietro Piazza Campo de' Fiori, dove i libri sono disposti ancora secondo criteri che nella testa del libraio fanno parte di una visione, di un sistema culturale, di una catalogazione libraria che sia lui che io abbiamo appreso frequentando le biblioteche dell'università negli anni Settanta del secolo scorso. Oggi spesso si acquista un libro per "feticismo", collezionismo, moda o perché prodotto di qualità ma senza più tenere conto dell'albero della conoscenza dove dovrò appenderlo.  La dispersione culturale, oggi favorita dall'enorme disponibilità di prodotti da comprare e dalle nostre frettolose modalità di lettura, non consente più la mia, la tua, la sua, la nostra scala gerarchica di preferenze e priorità culturali. L'arco che va dalla Allende alla Yourcenar mi permette forse di essere al passo col ritmo di produzione dell'industria editoriale ma non con il mio  sistema di conoscenza profonda dell'uomo che io nel tempo mi sono dato e che esclude tutta la produzione della Allende. 

 

Vale lo stesso per la formazione culturale degli Autori/Scrittori: pochissimi sono quelli che scrivono dopo aver letto a fondo lo scrittore preferito per sviscerarne i meccanismi della creazione narrativa. Chi scrive non fa i conti col sistema cultura, non si forma un suo sistema culturale costituito da pochi ma essenziali testi imprescindibili per il proprio sistema linguistico generale e poi narrativo. Come dico io, e solo io, questa è l'epoca dove lo scrittore non parla come romanziere, il poeta non parla come "fabbro" della parola e chi si dedica alla pittura usa un linguaggio mono-cromatico! Da qui la necessità di un ritorno agli artigiani della parola per combattere la standardizzazione della formazione culturale soggettiva. Da qui il bisogno di sviluppare il proprio sistema culturale fatto di scelte che escludono e delle poche che includono (secondo noi). Poi se mi dimostrare che la Gamberale è pietra imprescindibile per la costruzione della mia biblioteca personale, prometto di comprarla (senza vomitare). 

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10 ore fa, Renato Bruno ha detto:

Parliamo del vecchio foglio grande di carta che nelle stazioni indicava gli Arrivi e le Partenze. Quando cercavo su questi fogli il mio treno o quello degli amici in arrivo, prima di arrivare a puntare il dito sull'ora del mio treno, io dovevo scorrere dal basso verso l'alto o viceversa, distinguere tra Locali e intercity, tra capoluoghi di provincia e fermate intermedie, tra treni con n. pari e treni con numeri dispari, a seconda della direzione Nord-Sud o Sud-Nord, distinguere i Rapidi dai treni notturni, tra feriali e festivi, e soprattutto, dovendo passare parecchi minuti in attesa dei treni prescelti, io che avevo tempo prendevo conoscenza e coscienza del Sistema Ferroviario italiano.

Mi è piaciuto enormemente questo paragone. Forse perché sento la mancanza di quei vecchi fogli. Ora nelle stazioni ferroviarie abbiamo solo un display che ci indica i treni dell'ultima mezz'ora, in arrivo e in partenza. Per il resto non ci è dato di sapere. Ma non solo quei fogli hanno tolto, sono state sradicate pure le fontanelle dell'acqua in testa ai treni (alla stazione di Torino Porta Nuova) per obbligare le persone a comprare la bottiglietta d'acqua al McDonald spendendo 1,50 euro. I manovali hanno lavorato giorni e giorni per smantellare meravigliose e utili fontanelle in pietra, sotto gli occhi di tutti, e nessuno si è lamentato. Ci sarebbe da scrivere un bel racconto. Non è che le persone siano diventate ignoranti per loro scelta, giorno dopo giorno c'è una spinta verso l'ignoranza e la passiva accettazione. Siamo "Canne al vento" come sosteneva Grazia Deledda. È normale che ci pieghiamo dove la spinta è più forte. E oggi questa spinta ci porta a divenire succubi e soprattutto consumatori inconsapevoli (purtroppo l'ambito librario non fa eccezione).

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