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Joyopi

La paranza dei bambini, Roberto Saviano

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Saviano-La-paranza-dei-bambini-Feltrinel

 

 

Dieci ragazzini in scooter sfrecciano contromano alla conquista di Napoli. Quindicenni dai soprannomi innocui – Maraja, Pesce Moscio, Dentino, Lollipop, Drone –, scarpe firmate, famiglie normali e il nome delle ragazze tatuato sulla pelle. Adolescenti che non hanno domani e nemmeno ci credono. Non temono il carcere né la morte, perché sanno che l’unica possibilità è giocarsi tutto, subito. Sanno che “i soldi li ha chi se li prende”. E allora, via, sui motorini, per andare a prenderseli, i soldi, ma soprattutto il potere. La paranza dei bambini narra la controversa ascesa di una paranza – un gruppo di fuoco legato alla Camorra – e del suo capo, il giovane Nicolas Fiorillo. Appollaiati sui tetti della città, imparano a sparare con pistole semiautomatiche e AK-47 mirando alle parabole e alle antenne, poi scendono per le strade a seminare il terrore in sella ai loro scooter. A poco a poco ottengono il controllo dei quartieri, sottraendoli alle paranze avversarie, stringendo alleanze con vecchi boss in declino. Paranza è nome che viene dal mare, nome di barche che vanno a caccia di pesci da ingannare con la luce. E come nella pesca a strascico la paranza va a pescare persone da ammazzare. Qui si racconta di ragazzini guizzanti di vita come pesci, di adolescenze “ingannate dalla luce”, e di morti che producono morti. Roberto Saviano entra implacabile nella realtà che ha sempre indagato e ci immerge nell’autenticità di storie immaginate con uno straordinario romanzo di innocenza e sopraffazione. Crudo, violento, senza scampo.

 

La discussione sarà aperta il: 8 Maggio 2017.

Animatore: Joyopi.

 

Attenzione: la discussione contiene spoiler!

 

 

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Miei cari paranzini, eccoci qui.

Ho visto che solitamente si usa iniziare la discussione con la domanda secca: "avete apprezzato la lettura?" 

Bene. Io, se mi è permesso, vorrei tenere il giudizio complessivo di ciascuno come ultima questione.

Vorrei iniziare invece con una domanda specifica:

Saviano ammette che questo lavoro è il risultato di una commistione tra fantasia e realtà. Se la trama e i personaggi nel loro insieme sono frutto della sua immaginazione, alcune scene, molte caratteristiche e pensieri dei personaggi e persino tanti dialoghi sono ripresi dalla realtà processuale che l'autore ha avuto modo di studiare. Allora vi chiedo: credete che questa fusione sia riuscita bene? E quale dei due livelli (fantasia/realtà) pensate prenda il sopravvento?

A voi.

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@Joyopi

Ammazza! Partiamo subito con le domande difficili.

Dalle poche notizie che sento/leggo in merito all'argomento la mia risposta è: sì, è resa bene. Non saprei distinguere le parti inventate da quelle reali senza fare uno studio approfondito.

L'unica cosa che mi è sembrata artificiosa era la quasi totale assenza dell'intervento genitoriale. Mi rendo conto che questi ragazzi sono totalmente lasciati a se stessi ma qui abbiamo raggiunto un livello da Peanuts (dei genitori si vedono solo il piedi e le caviglie).

Mi aspettavo qualche litigata famigliare in più. Ma forse sono io a essere un'idealista.

 

 

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8 ore fa, Joyopi ha detto:

Saviano ammette che questo lavoro è il risultato di una commistione tra fantasia e realtà. Se la trama e i personaggi nel loro insieme sono frutto della sua immaginazione, alcune scene, molte caratteristiche e pensieri dei personaggi e persino tanti dialoghi sono ripresi dalla realtà processuale che l'autore ha avuto modo di studiare. Allora vi chiedo: credete che questa fusione sia riuscita bene? E quale dei due livelli (fantasia/realtà) pensate prenda il sopravvento?

Penso che il libro sia verosimile per la maggior parte della storia, ma che in alcuni casi sconfini nell'esagerazione.

Come dice @Thea , l'intervento familiare è pressoché assente. Cosa, ripeto, verosimile, ma che su una banda di ragazzi interi nessuno intervenga (magari a peggiorare le cose, non dico a sanarle per forza, perché poi alla fine queste realtà esistono eccome) in nessun modo... meh.

Anche le forze dell'ordine sono relegate a macchietta. Verosimile anche questo, ma 'sti cornuti ne combinano di tutti i colori, cavolo. Un minimo di indagini, o anche arresti e interrogatori fini a sé stessi e non risolutivi (tipo passare qualche giornata in cella, diventare pregiudicati) ci stava tutto. E invece no, questi fanno quel che cavolo gli pare senza alcuna conseguenza se non tra criminali stessi o con quella deficiente della ragazza di Nicolas.

 

Penso solo che questa storia sia un po' racchiusa in una "bolla" troppo impermeabile. Io penso anche che questo aspetto sia stato volutamente calcato da Saviano per rendere l'idea, che in effetti rende in modo spaventosamente reale. A dispetto di tutto quello che ho detto :asd: 

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Mi manca un po' per finire il libro, stasera dovrei farcela, però la sensazione generale è molto simile a quella di @Thea e @Niko. Non metto in dubbio che gli accadimenti sono reali, però in alcuni punti mi è sembrato esagerato. Va bene che parliamo di criminali, ma questi ragazzini sono terribili per l'età che hanno (mi viene in mente Biscottino che se non erro è il più piccolo) e non riesco a immaginare questi genitori, inesistenti nel libro e/o se ci sono non fanno nulla, che non si accorgono proprio di nulla. Non parliamo di orfani, insomma. Anche l'assenza delle forze dell'ordine mi fa pensare (ad esempio quando sparano ai ragazzi di colore alla fermata di autobus). È vero che non conosco la realtà napoletana, se non per sentito dire o quello che si vede nei mezzi di informazione, però mi sarei aspettata qualche intervento e invece nulla. Il messaggio che traspare è che gli sia permesso tutto, come se fosse una cosa del tutto normale.

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Adesso, Emy ha detto:

Va bene che parliamo di criminali, ma questi ragazzini sono terribili per l'età che hanno

Su quello, purtroppo, niente da dire. Esiste gente così proprio così idiota, tale e quale, dalle mie parti.

1 minuto fa, Emy ha detto:

Il messaggio che traspare è che gli sia permesso tutto, come se fosse una cosa del tutto normale.

Anche questo purtroppo è "normale", nel senso che Saviano (suppongo) abbia voluto proprio dare questo messaggio, perché è proprio quella la sensazione :( 

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Ciao,

io sono indietro nella lettura, e da quello che ho letto qui ora ho scoperto alcune cose che accadranno.

Chiaramente non sto dicendo che state spoilerando. Eh! È normale, visto che si sta parlando del libro.

Ah! Sono arrivata al "covo". Lo hanno appena preso.

 

9 ore fa, Joyopi ha detto:

Se la trama e i personaggi nel loro insieme sono frutto della sua immaginazione, alcune scene, molte caratteristiche e pensieri dei personaggi e persino tanti dialoghi sono ripresi dalla realtà processuale che l'autore ha avuto modo di studiare.

Credo a riguardo che sia difficilissimo trovare la linea di demarcazione. Credo anche che ciò che non è archiviato negli atti processuali, è sulle strade, prima ancora che nell'immaginazione di Saviano.

@Niko magari può smentirmi, non so, ma ho l'impressione che siano infinite le idee a cui attingere, e abbastanza semplice per un occhio attento. Saviano questo ce l'ha. Per dire che la sua immaginazione può partire da piccolissimi input che agli occhi di qualcuno, anche dei miei, potrebbero non significare nulla. Faccio un esempio stupido. Se sono un turista e capito davanti A o pallonetto, e vedo i ragazzini davanti ai vicoli, non penso che abbiano il compito di segnalare ingressi e uscite e controllare, così, una zona.

Se conosco la realtà, allora so cosa sto vedendo. Una frase, una parola, un gesto può aiutarmi a far partire una storia, un frammento di storia. per esempio, con l'occhio attento dell'immaginazione e la giusta sensibilità. E la realtà la conosce bene. Stesso dicasi per la nascita dei personaggi e la loro caratterizzazione.

 

2 ore fa, Thea ha detto:

L'unica cosa che mi è sembrata artificiosa era la quasi totale assenza dell'intervento genitoriale. Mi rendo conto che questi ragazzi sono totalmente lasciati a se stessi ma qui abbiamo raggiunto un livello da Peanuts (dei genitori si vedono solo il piedi e le caviglie).

Ecco, su questo, invece, ho solo letto dei genitori di Nicolas. Un insegnante e una lavoratrice onesta di una lavanderia.

Lì il controllo c'è stato, almeno sono stati delineati due genitori preoccupati per la sorte del figlio. Se lo vanno a riprendere in questura e cercano di osservarne movimenti e comportamenti. Un tentativo. Non sapevo che per gli altri componenti del gruppo non si presentasse mai una  figura genitoriale, un intervento. Però, e forse qui confermo la vostra certezza, a un certo punto mi sono detta che fine avessero fatto. Perché sono stati fatti sparire quasi subito. 

 

Camorra è  un nome convenzionale ( @Niko sai l'etimo?) con il quale non si può indicare un unicum, ma un insieme fatto di piccoli sottoinsiemi reali. Tant’è che, non a caso, sembra ritenuto più appropriato il termine “sistema”. 

Io credo ci sia un prima e un dopo, legato alla "scoperta" della camorra e a ciò che la caratterizza, che ne ha cambiato atteggiamenti. Credo che questo muoversi senza paura, quasi con la consapevolezza di poter far tutto, si sia ridotto nel tempo. Lo stesso "Gomorra" è stato un po' spartiacque. Ma qui potremmo aprire anche un altro tema importantissimo, che mi porta inevitabilmente in contraddizione.

Quanto Saviano contribuisce a creare i miti della delinquenza? Soldi, potere, "prestigio"... Quanti ragazzini possono leggere nei suoi personaggi un senso di rivalsa sociale contro la povertà?

 

Vado. Ho il MI. Devo mettermi a leggere, altrimenti non riuscirò a seguire più...

Grazie a tutti.

 

 

 

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9 minuti fa, Rica ha detto:

Camorra è un nome convenzionale ( @Niko sai l'etimo?)

Non è chiaro: "morra" è sinonimo di contesa, e da questo verrebbe associato a queste persone, che di solito sono degli attaccabrighe. Altri dicono che viene da Gumurra/Gamurra/Chamarra, che era una veste particolare che piaceva indossare alla peggior risma napoletana; altri ancora che derivi da Gamurri, banditi spagnoli medievali. Altri ancora mettono in mezzo un gioco d'azzardo arabo di cui non ricordo il nome, mi sembra Kumur o qualcosa del genere.

13 minuti fa, Rica ha detto:

Quanto Saviano contribuisce a creare i miti della delinquenza?

Contribuisce molto poco a creare miti, che già c'erano e ci sono. Contribuisce piuttosto a sfatarli o a renderli per quello che sono: ridicoli. Il succo è che un camorrista non vale niente, non serve a niente, non arriverà a niente se non alla morte priva di senso. Questo è un messaggio chiaro, solo gli stupidi (e i camorristi stessi o chi ha già inclinazioni criminali) vedono in questi libri/telefilm/film messaggi consacranti. Questo è ovviamente il mio parere.

15 minuti fa, Rica ha detto:

Quanti ragazzini possono leggere nei suoi personaggi un senso di rivalsa sociale contro la povertà?

Vedi sopra. Questi ragazzini sono stupidi, se vedono quello nella violenza, nell'omicidio, nel privare gli altri di dignità o della vita. Sono napoletano, e lo dico in quanto tale.

Questi presunti messaggi nelle opere di Saviano vengono visti e sono pericolosi per chi è già idiota di suo. Sempre mio parere :asd: 

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5 minuti fa, Niko ha detto:

Contribuisce piuttosto a sfatarli o a renderli per quello che sono: ridicoli.Il succo è che un camorrista non vale niente, non serve a niente, non arriverà a niente se non alla morte priva di senso.

Ho pensato proprio a questo le volte in cui Nicolas visita don Vittò. 

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22 minuti fa, Niko ha detto:

Vedi sopra. Questi ragazzini sono stupidi, se vedono quello nella violenza, nell'omicidio, nel privare gli altri di dignità o della vita. Sono napoletano, e lo dico in quanto tale.

Questi presunti messaggi nelle opere di Saviano vengono visti e sono pericolosi per chi è già idiota di suo. Sempre mio parere

 

Ma è proprio quello il problema. Dove vai a cercare adepti? Tra i tuoi simili.

Non c'è il rischio, qui, che i ragazzini con queste inclinazioni di violenza, stupidità e voglia di emergere, si avvicinino con più facilità al sistema.

Certo che gli altri non ne vengono toccati. lo hai spiegato bene, e forse non ero stata chiara io, che lo avevo dato per scontato.

Stiamo andando lontano dalla domanda di Joyopi. Attento che ci banna! xD

 

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@Niko ho trovato questo:

"Nonostante sull’origine del termine “Camorra” non ci sia accordo tra gli studiosi, è doveroso sottolineare che originariamente questo vocabolo stava ad indicare un’attività, un comportamento prima ancora di designare la famosa organizzazione criminale. Designava, infatti, il tipo di attività malavitosa svolta da quest’ultima, ovvero l’estorsione: “prendersi la Camorra” vuol dire estorcere un guadagno minacciando o esercitando violenza, al punto che i termini “Camorra” ed “estorsione” sono diventati nel tempo sinonimi (Sales I., La Camorra le Camorre, Roma, Editori Riuniti, 1988, p. 29). 

 

Curiosità: chamarra in spagolo si usa ancora oggi, indica un giubbotto pesante.

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15 ore fa, Niko ha detto:

Contribuisce molto poco a creare miti, che già c'erano e ci sono. Contribuisce piuttosto a sfatarli o a renderli per quello che sono: ridicoli. Il succo è che un camorrista non vale niente, non serve a niente, non arriverà a niente se non alla morte priva di senso. Questo è un messaggio chiaro, solo gli stupidi (e i camorristi stessi o chi ha già inclinazioni criminali) vedono in questi libri/telefilm/film messaggi consacranti. Questo è ovviamente il mio parere.

Avete anticipato un tema che avrei proposto più avanti, ma vabé, oggi so' bravo, non banno nessuno (@Niko te la sei scampata anche tu!)

Comunque, sottoscrivo in pieno ciò che hai detto. Ne riparliamo più avanti magari...

Mancano @queffe @sefora e @Eudes se non erro. Aspettiamo loro e diamo il tempo a Emy e Rica di terminare la lettura?

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Io temo di essere il più indietro di tutti, ma voi andate pure avanti. Eventuali spoiler non sono un problema per me.

 

Ovviamente però per evitare di cose insensate preferisco terminare la lettura prima di rispondere alle domande.

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Eccomi, ero fuori sede. Conosco grosso modo  l'ambiente, anche se non ho abitato  a Napoli.  Mia madre era  vissuta  là fino al matrimonio; visitavamo spesso la sua famiglia, che però era  "borghese" e aveva casa al Vomero.

Lo racconto e uso l'avversativo per porre in evidenza un'altra caratteristica secondo me significativa del libro: la separatezza. Fondata, in definitiva.

La Napoli bene che ricordo preferiva ignorare per quanto poteva l'altra. Mio nonno si recava  malvolentieri nei quartieri dei lazzaroni;  i ragazzini della paranza si muovono in aree ben definite della città. A Posillipo mettono piede da camerieri e si ritengono in certo senso arrivati quando l'elevazione malavitosa li mette in grado di accedere al locale top della camorra. Nel loro orizzonte non rientra il gran numero di cittadini che studia e lavora "normalmente".

Saviano, come nel caso dei genitori (quasi) fantasma, credo esageri in efferratezza e volgarità: alcuni episodi - rispondo alla domanda di @Joyopi -  inventati  (si spera!)   appaiono irrealistici, cioè vanno a scapito della fusione con le parti documentali, meglio riuscita in Gomorra. Mi viene di pensare che  abbiano compromesso l'articolazione psicologica dei personaggi, secondo me troppo statici anche rispetto a una scelta narrativa neo- verista.

L'apprezzabile  scopo dichiarato, di rendere priva di valore e appeal la figura del camorrista, credo sia resa bene da altri elementi, come lo sperpero del denaro mal guadagnato o la "fissa" degli ablti firmati . Poco credibile che le famiglie non li notino, a proposito...

 

 

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Vi chiedo scusa, ma devo ancora finire di leggere e commentare metà dei racconti di MI99 nonché leggere tutti i racconti della mia settimana delle 13 Lune :facepalm: . A questo si somma un periodo lavorativo teribbile...

Mi riaggancerò a questa discussione nel prossimo fine settimana, voi andate pure avanti.

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On 8/5/2017 at 19:25, Niko ha detto:

Contribuisce piuttosto a sfatarli o a renderli per quello che sono: ridicoli. Il succo è che un camorrista non vale niente, non serve a niente, non arriverà a niente se non alla morte priva di senso. Questo è un messaggio chiaro, solo gli stupidi (e i camorristi stessi o chi ha già inclinazioni criminali) vedono in questi libri/telefilm/film messaggi consacranti. Questo è ovviamente il mio parere.

 

On 8/5/2017 at 19:50, Rica ha detto:

Ma è proprio quello il problema. Dove vai a cercare adepti? Tra i tuoi simili.

Non c'è il rischio, qui, che i ragazzini con queste inclinazioni di violenza, stupidità e voglia di emergere, si avvicinino con più facilità al sistema.

Certo che gli altri non ne vengono toccati. lo hai spiegato bene, e forse non ero stata chiara io, che lo avevo dato per scontato.

Stiamo andando lontano dalla domanda di Joyopi. Attento che ci banna! xD

 

Penso che ne parleremo più avanti ma su questo punto non sono ancora riuscita a capire io stessa come lo penso. Darei ragione a tutti e due :esplosione:

Attendo la discussione più approfondita per cercare di schiarirmi le idee.

 

12 ore fa, sefora ha detto:

Mi viene di pensare che  abbiano compromesso l'articolazione psicologica dei personaggi, secondo me troppo statici anche rispetto a una scelta narrativa neo- verista.

L'apprezzabile  scopo dichiarato, di rendere priva di valore e appeal la figura del camorrista, credo sia resa bene da altri elementi, come lo sperpero del denaro mal guadagnato o la "fissa" degli ablti firmati . Poco credibile che le famiglie non li notino, a proposito...

Sono pienamente d'accordo. Nello sforzo di rendere tutto realistico credo che Saviano si sia perso qua e là dei dettagli che avrebbero reso tutto ancora più verosimile.

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18 ore fa, Thea ha detto:

Nello sforzo di rendere tutto realistico credo che Saviano si sia perso qua e là dei dettagli che avrebbero reso tutto ancora più verosimile.

Su quanto sia realistico non mi ritengo in grado di pronunciarmi: leggendo le  scene più forti avevo l'impressione  di assistere allo sceneggiato TV (di cui ho peraltro  visto solo poche scene sparse).

Un altro elemento narrativo che mi sembra  vago è lo spaccio. I clienti delle "piazze"  apparterranno, succede ovunque, anche a strati sociali più elevati, o come chiamarli. Mi sarei aspettata qualche battuta/pensiero dei personaggi su di loro;  invece manca, come se nulla questi ragazzini fossero in grado di  vedere al di là del loro peculiare orizzonte. Come dice @Niko Saviano ha voluto che fossero davvero "stupidi" (magari a droga concorre): un po' troppo?

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14 ore fa, sefora ha detto:

Su quanto sia realistico non mi ritengo in grado di pronunciarmi: leggendo le  scene più forti avevo l'impressione  di assistere allo sceneggiato TV (di cui ho peraltro  visto solo poche scene sparse).

Ecco, magari ne parleremo più avanti nella discussione ma a questo proposito mi è successa una cosa che mi capita raramente: mi sono piaciute di più le due serie TV di Gomorra rispetto a questo libro.

Nel libro i personaggi mi sono sempre sembrati un po' distanti, solo Nicolas gode di una caratterizzazione più accurata, ma comunque non sufficientemente potente.

Nelle due serie TV invece i personaggi sono forti, intensi ed escono dallo schermo. Appena ti sembra di entrare nell'anima di un personaggio quello viene distrutto oppure si evolve in maniera inaspettata.

In questo libro invece non ho visto grosse evoluzioni e non sono riuscita a comprendere a pieno nessuno dei personaggi.

 

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@sefora L'effetto "sceneggiata" è tipico dell'approccio napoletano :asd: 

Alcune volte nella realtà si ha la stessa sensazione di "finto". Questo perché la commistione tra ignoranza, criminalità e teatralità napoletana porta all'effetto sceneggiata.

Non a caso esiste il modo di dire (che è nazionale, suppongo) a Napoli molto usato: "Ua', 'e fatto 'na sceneggiata!" quando ci sono in ballo emozioni e/o reazioni molto forti. Che poi si è evoluto, oggigiorno, a causa dell'ignoranza e dell'immensa fantasia napoletana, in: "Ua', 'e fatto 'a fictiòn!" In questo caso la pronuncia di fiction non è quella corretta, ma suona più o meno come fik(pausa breve)ciòn!

Tutto questo per dire che ci sta tutto.

 

P.S.

L'effetto teatrale napoletano, se non unito all'ignoranza, è la cosa più divertente e intelligente del mondo. Lo dico giusto perché sembra, dalle parole qui sopra, che io odi i modi di fare napoletani, che invece amo, se distaccati dall'ignoranza :) 

 

16 ore fa, sefora ha detto:

come se nulla questi ragazzini fossero in grado di  vedere al di là del loro peculiare orizzonte.

Anche questo è esattamente (penso) il messaggio che Saviano voglia dare. Un solo orizzonte, totalmente inutile.

16 ore fa, sefora ha detto:

Saviano ha voluto che fossero davvero "stupidi" (magari a droga concorre): un po' troppo?

Su questo mi trovo d'accordo al 100%. Sono troppo stupidi. Però nella realtà, alcune volte, è proprio così.

1 ora fa, Thea ha detto:

Ecco, magari ne parleremo più avanti nella discussione ma a questo proposito mi è successa una cosa che mi capita raramente: mi sono piaciute di più le due serie TV di Gomorra rispetto a questo libro.

Però se cominciamo a fare paragoni con Gomorra con ne usciamo più. :asd: 

1 ora fa, Thea ha detto:

In questo libro invece non ho visto grosse evoluzioni e non sono riuscita a comprendere a pieno nessuno dei personaggi.

Forse la pensiamo uguale, però userei termini diversi. La "comprensione" è bene che non ci sia: cosa dobbiamo comprendere? Sono idioti. Compiono ragionamenti e azioni idiote. Senza un senso logico o razionale. Visto che hai citato la serie di Gomorra, una delle frasi più celebri è "Ce pigliamme tutto chello che è 'o nuost'" (Ci riprenderemo tutto quello che è nostro) ed è quella che ha minor senso, visto che "il nostro" sarebbe un paese, un quartiere, la vita della gente.

Comprendere mi sembra insomma dannoso :asd:

Se invece intendi che non ti sei riuscita a immedesimare nella storia e nei personaggi, mi trovi d'accordo. Quello che porta al coinvolgimento più forte è Nicolas, che comunque non finivo mai di pensare come un emerito coglione. Gli altri sono macchiette, quello che devono essere.

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53 minuti fa, Niko ha detto:

Forse la pensiamo uguale, però userei termini diversi. La "comprensione" è bene che non ci sia: cosa dobbiamo comprendere? Sono idioti.

Sì, credo che la pensiamo allo stesso modo.

Intendevo solo dire che non li ho trovati ben delineati.

Fino un terzo mi sembrava che Nicolas stesse emergendo (quando ha il dialogo con il professore a proposito di Macchiavelli) ma poi si perde. Inizalmente infatti pensavo che Saviano volesse mostrare come il talento (perchè Nicola è pirla ma ha talento) possa essere incanalato nella direzione sbagliata se immersi in una determinata cultura ma questo tema non viene più portato avanti nella storia.

E per le macchiette...Non capisco perchè Saviano abbia scelto di spiegare i soprannomi solo alla fine. Se l'avesse fatto prima avrei fatto molta meno fatica a capire chi era chi. Così invece mi sono sembrate solo delle figure che si muovevano in maniera indistinta nella scena.

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Okay, fermi tutti. Avete anticipato tutte le domande che volevo farvi. :)

Avevo deciso di fermare un attimo la discussione per dare modo ai ritardatari (che bello poterlo dire agli altri, per una volta!) di terminare la lettura.

La domanda che volevo porvi era proprio questa: come giudicate il lavoro fatto dall'autore sui personaggi? Pregi e difetti. E inoltre, con quale di loro siete riusciti (se ci siete riusciti) ad entrare in empatia? E perché? E ancora, che tipo di ragionamento avete colto sotto le scelte di caratterizzazione dei personaggi?

Io personalmente condivido questi passaggi:

 

"Se invece intendi che non ti sei riuscita a immedesimare nella storia e nei personaggi, mi trovi d'accordo. Quello che porta al coinvolgimento più forte è Nicolas"

 

"Fino un terzo mi sembrava che Nicolas stesse emergendo (quando ha il dialogo con il professore a proposito di Macchiavelli) ma poi si perde. Inizalmente infatti pensavo che Saviano volesse mostrare come il talento (perchè Nicola è pirla ma ha talento) possa essere incanalato nella direzione sbagliata se immersi in una determinata cultura ma questo tema non viene più portato avanti nella storia."

 

In particolare, credo che Saviano abbia sviluppato solo a metà questo concetto, che negli interventi qui e là di presentazione del romanzo è invece molto ben spiegato.

 

P.s. Scusate se non quoto ma dal cel non me lo fa fare più.

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6 ore fa, Thea ha detto:

Nel libro i personaggi mi sono sempre sembrati un po' distanti, solo Nicolas gode di una caratterizzazione più accurata, ma comunque non sufficientemente potente.

È il personaggio sicuramente meglio riuscito. Gli altri mi sono sembrati quasi alla superficie, come se fossero una copia sbiadita di Nicolas. Non so se riesco a spiegarmi bene, però mi sembra, dato che mi aspettavo dal titolo una maggior presa sulla paranza, che agli altri bambini/ragazzi non hanno avuto la possibilità di emergere. Come se l'intento dell'autore fosse che rimanessero nell'ombra di Nicolas. 

 

2 ore fa, Joyopi ha detto:

La domanda che volevo porvi era proprio questa: come giudicate il lavoro fatto dall'autore sui personaggi? Pregi e difetti. E inoltre, con quale di loro siete riusciti (se ci siete riusciti) ad entrare in empatia?

I personaggi in generale mi sono sembrati spesso caricature: sono troppo ridicoli che mi sono chiesta molte volte se erano veri. Nessuno di loro mi ha ispirato empatia, eccetto, forse, e alla fine, Christian quando Dumbo viene ucciso. Forse perché in quel momento comincia a rendersi conto veramente chi sia il fratello. 

 

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3 ore fa, Emy ha detto:

Christian quando Dumbo viene ucciso. Forse perché in quel momento comincia a rendersi conto veramente chi sia il fratello. 

 

D'accordissimo con te. Io, anzi, rimprovero a Saviano di non aver dato leggermente più spazio a Christian durante il romanzo. Così facendo, credo, l'effetto emotivo della sua morte sarebbe stato più forte.

Aggiungo che avrei visto bene, qua e là, un maggior focus sulla madre dei due, mi sembrava interessante come personaggio, avrebbe catturato l'attenzione con il suo ruolo di madre preoccupata e protettiva e avrebbe dato maggiore spessore alla "conversione" che ha alla fine, quando desidera solo vendetta.

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Saviano non si discosta dalle sue tematiche, mi aspettavo più o meno quel che ho trovato. Inoltre  sono una lettrice poco empatica, non mi sarei immedesimata comunque.

Penso comunque che non abbia lavorato bene sui personaggi e forse neppure sull'ambientazione, elemento clou dal mio punto di vista. Sono di fretta, entrerò nel merito appena possibile.

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7 ore fa, Thea ha detto:

Fino un terzo mi sembrava che Nicolas stesse emergendo (quando ha il dialogo con il professore a proposito di Macchiavelli)

 

Thea ciao! Una domanda, per vedere se ho capito bene. In questo momento, quando ha il dialogo con il Professore, dici che pensavi stesse emergendo. In che senso? Tu volevi dire che potesse redimersi, grazie alla cultura?

7 ore fa, Thea ha detto:

infatti pensavo che Saviano volesse mostrare come il talento (perchè Nicola è pirla ma ha talento) possa essere incanalato nella direzione sbagliata se immersi in una determinata cultura ma questo tema non viene più portato avanti nella storia.

 Perché io proprio nel video che registra su Il Principe, capisco che non ha possibilità di salvarsi. Quel video, dai contenuti agli sguardi descritti quando il professore lo rivedo da solo, mi è sembrato il suggello della sua fine.

Consapevole di essere quello che vuole diventare e raggiungerlo sì, o sì: il fine giustifica i mezzi.

Solo io ho pensato questo?

 

On 8/5/2017 at 17:27, Niko ha detto:

Anche le forze dell'ordine sono relegate a macchietta. Verosimile anche questo, ma 'sti cornuti ne combinano di tutti i colori, cavolo. Un minimo di indagini, o anche arresti e interrogatori fini a sé stessi e non risolutivi (tipo passare qualche giornata in cella, diventare pregiudicati) ci stava tutto.

Sono d'accordo con te, ma sei anche oltre un'analisi ancora più spicciola. Parli di interrogatori, arresti e indagini... Ma qui, ci sono volanti sulla strada che assistono all'investimento di un bambino su un passeggino e non intervengono in nessun modo. Non provano a usare neanche la voce per fare domande... Non provano un inseguimento. Non agiscono.

 

Scusate. Sono appena sceso dal tetto  dei fuochi di artificio. Continuo leggere...

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2 ore fa, Joyopi ha detto:

Io, anzi, rimprovero a Saviano di non aver dato leggermente più spazio a Christian durante il romanzo. Così facendo, credo, l'effetto emotivo della sua morte sarebbe stato più forte.

Infatti, è un personaggio interessante che avrebbe potuto avere un ruolo maggiore, piuttosto che essere una comparsa qua e là. Avrei visto bene un approfondimento del rapporto tra i due fratelli. Se da un lato Christian sembra voler emulare il fratello in tutto e per tutto, dall'altro, invece, mi  sembra sia più conscienzioso di Nicholas, per quel poco che mi è parso di intuire durante la scomparsa dell'amico. 

 

2 ore fa, Joyopi ha detto:

avrebbe catturato l'attenzione con il suo ruolo di madre preoccupata e protettiva e avrebbe dato maggiore spessore alla "conversione" che ha alla fine, quando desidera solo vendetta.

È stata quasi un fantasma per tutto il romanzo, a parte qualche sporadica scomparsa. L'ho sentita finalmente "viva" dalla scena in cui va all'appuntamento di Christian, in poi, con il culmine al funerale. 

 

2 ore fa, Rica ha detto:

In che senso? Tu volevi dire che potesse redimersi, grazie alla cultura?

Confesso che, nei momenti in cui si percepiva che non fosse proprio stupido, avevo nutrito anch'io la speranza che potesse redimersi in qualche modo. E mi riferisco anch'io all'episodio con il professore. 

 

2 ore fa, Rica ha detto:

Ma qui, ci sono volanti sulla strada che assistono all'investimento di un bambino su un passeggino e non intervengono in nessun modo.

Verissimo. L'ho trovato assurdo. 

Modificato da Emy

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16 ore fa, Rica ha detto:

proprio nel video che registra su Il Principe, capisco che non ha possibilità di salvarsi (...) Solo io ho pensato questo?

Leader designato della futura paranza quasi dalle prime scelte narrative, per me non era ipotizzabile un'uscita salvifica di Nicolas. L'episodio del video e altri pezzetti circa la sua bravura mi hanno fatto pensare a quanto la cultura possa essere stravolta e svilita  da una personalità amorale. Che N. lo sia per "natura" -malgrado la rispettabilità piccolo borghese della famiglia- Saviano neppure accenna a motivarlo: è un dato di fatto, un marchio dello spiritus loci. Non so quanto un non meridionale possa trovarlo convincente.

Quanto ai personaggi, mi associo alle critiche: sono piuttosto schematici e ripetitivi, in definitiva riescono noiosi. E qualcuno, come Chistian e la madre, appare al lettore una promessa non mantenuta forse proprio perché occupa poche scene.

La voluta "claustrofobia" ambientale (i ragazzi ripercorrono quasi ossessivamente le loro zone) nel complesso è ben resa, anche se l'ho trovata un po' diseguale, nel senso che alcuni luoghi/ambienti sono descritti con minuziosità, mentre altri rimangono vaghi e poco immaginabili, credo,  per chi non conosce Napoli.

Modificato da sefora
refuso

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On 5/12/2017 at 19:40, Rica ha detto:

Thea ciao! Una domanda, per vedere se ho capito bene. In questo momento, quando ha il dialogo con il Professore, dici che pensavi stesse emergendo. In che senso? Tu volevi dire che potesse redimersi, grazie alla cultura?

Scusa per il ritardo. Io parlavo a livello di presentazione di personaggio più che di tema trattato. Intendevo dire che fino a quel punto nel libro il personaggio viene ben caratterizzato, poi andando avanti la personalità di Nicolas si perde e mi è sembrato di perdere un po' il filo della sua evoluzione. 

 

On 5/12/2017 at 19:40, Rica ha detto:

 Perché io proprio nel video che registra su Il Principe, capisco che non ha possibilità di salvarsi. Quel video, dai contenuti agli sguardi descritti quando il professore lo rivedo da solo, mi è sembrato il suggello della sua fine.

Consapevole di essere quello che vuole diventare e raggiungerlo sì, o sì: il fine giustifica i mezzi.

Solo io ho pensato questo?

Sono d'accordo. Infatti in quel punto del libro pensavo che il tema forte presentato da Saviano fosse l'ìimpossibilità di salvezza anche per un giovane brillante come Nicolas, che in un altro contesto sarebbe potuto diventare un uomo onesto e di successo. Da quel punto del libro il tema non viene più affrontato. Probabilmente è stata una scelta voluta, ma avrei preferito che l'argomento fosse approfondito maggiormente.

 

On 5/12/2017 at 21:53, Emy ha detto:

Infatti, è un personaggio interessante che avrebbe potuto avere un ruolo maggiore, piuttosto che essere una comparsa qua e là. Avrei visto bene un approfondimento del rapporto tra i due fratelli. Se da un lato Christian sembra voler emulare il fratello in tutto e per tutto, dall'altro, invece, mi  sembra sia più conscienzioso di Nicholas, per quel poco che mi è parso di intuire durante la scomparsa dell'amico. 

Solo io mi aspettavo che Christian venisse ucciso dal primo momento che è comparso in scena?

Dite che due stagioni di Gomorra mi han fatto male?

 

 

 

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3 minuti fa, Thea ha detto:

Solo io mi aspettavo che Christian venisse ucciso dal primo momento che è comparso in scena?

Dite che due stagioni di Gomorra mi han fatto male?

L'ho pensato anche io :asd:

Diciamo che se non muore nessuno, in queste storie, si perde tanta roba. Far morire uno così giovane in quel modo così stupido ha una certa forza narrativa, in ogni caso.

On 12/5/2017 at 12:30, Joyopi ha detto:

La domanda che volevo porvi era proprio questa: come giudicate il lavoro fatto dall'autore sui personaggi? Pregi e difetti. E inoltre, con quale di loro siete riusciti (se ci siete riusciti) ad entrare in empatia? E perché? E ancora, che tipo di ragionamento avete colto sotto le scelte di caratterizzazione dei personaggi?

Alcuni personaggi sono ben delineati, vedi l'Arcangelo e il suo sgherro, Nicholas, suo fratello, Dumbo e alcuni altri.

I personaggi secondari, compresi alcuni dei paranzini, rimangono invece sullo sfondo. Anche quello, però, forse in parte è voluto. Mi ha dato tanto l'idea dei banchi di pesci nel mare, avete presente? Pesciolini minuscoli e insignificanti che si muovo in sincronia, sembrando uno solo. Si fanno "grossi" perché son tanti, ma da soli non valgono niente. Unendosi acquistano una dinamica di gruppo coordinatissima, ma perdono identità.

Si è spinti a pensare che non è tanto importante il singolo, ma il gruppo. L'unica eccezione è Nicholas.

Quando li leggevo, vedevo questo:

Bellissime-foto-di-schooling-fish-04.jpg

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