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Niko

Guida alla pubblicazione di un romanzo: un passo dopo l'altro

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Ho letto per adesso solo le prime dieci righe ma ci tenevo a ringraziarti a scatola chiusa per questo topic che sarà di certo utilissimo a chi, come me, non ha idea di come si scriva un romanzo, figuriamoci a farselo pubblicare.

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Ottima iniziativa :flower:!  Ho già svolto la trafila due o tre volte e avrò di sicuro  commesso degli errori: Sad :.

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Un'ottima guida, però ho un dubbio: tra big (Mondadori, Einaudi, etc.) e piccoli editori, non c'è anche una fascia media, magari da utilizzare come secondo tentativo? Eventualmente quali case editrici rientrerebbero in questa fascia (non tutte, ovviamente, solo qualche esempio)?

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18 ore fa, Niko dice:

La prima rosa dovrebbe aggirarsi dai 5 ai 15 Editori, e non di più.

Perché limitarsi a una rosa ristretta di CE cui inviare il proprio manoscritto, soprattutto di quelle che accettano l'invio manoscritti per email? Certo, selezionare una rosa più ampia di CE piccole e medie cui inviare simultaneamente o nell'arco di alcuni giorni il manoscritto comporta da parte dell'autore problemi di gestione complessiva nel caso di prime risposte positive, magari pervenute proprio da quelle CE che l'autore aveva messo in secondo piano perché meno visibili e attrezzate, ma - secondo me - il vantaggio di inviare a molte CE è di risparmiare tempo,  ossia di non dovere aspettare i canonici 4-6 mesi per la risposta del gruppetto slelezionato di CE e poi, in caso di valutazioni negative, ricominciare il tour - vero e proprio calvario - con altre 15. O c'è qualcosa che mi sfugge nel consiglio di inviare il manoscritto al massimo a 15 editori.

 

18 ore fa, Niko dice:

Per prima cosa mandate la sinossi ed il vostro romanzo ai big

Direi soprattutto ai big che accettano l'invio del manoscritto per email. Magari i manoscritti inviati per mail vengono considerati le cenerentole (o, per ragioni di genere, i "cenerentoli") rispetto ai manoscritti cartacei, ritenuti più "blasonati", ma nel caso che uno abbia scritto un romanzo di 400-500 pagine, ti evita di spendere una barcata di soldi in stampa e invio postale o di rivolgerti a una banca per fare un mutuo (che di questi tempi e con queste banche è meglio evitare). Purtroppo c'è da dire che i big che accettano manoscritti per email sono ancora pochi, troppo pochi. Eppure se le piccole CE accettano l'invio telematico dei manoscritti, perché non potrebbero farlo le grandi, più strutturate e ricche per potersi permettere di pagare dei lettori? O le big sono malate croniche di snobismo?

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@Niko posso spiattellare qui quel contratto giuntomi sul quale, lo ammetto, sto ancora riflettendo? Magari avrei altri punti di vista e allo stesso tempo ne offrirei.

Comunque sul discorso editing-promozione da parte di editori medio piccoli è meglio mettere la famosa croce sopra.

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1 ora fa, don Durito dice:

 Eppure se le piccole CE accettano l'invio telematico dei manoscritti, perché non potrebbero farlo le grandi, più strutturate e ricche per potersi permettere di pagare dei lettori? O le big sono malate croniche di snobismo?

Perché non gli interessa minimamente di avere a che fare con emergenti-aspiranti.

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2 ore fa, massimopud dice:

Un'ottima guida, però ho un dubbio: tra big (Mondadori, Einaudi, etc.) e piccoli editori, non c'è anche una fascia media, magari da utilizzare come secondo tentativo? Eventualmente quali case editrici rientrerebbero in questa fascia (non tutte, ovviamente, solo qualche esempio)?

Purtroppo, secondo me, gli Editori di fascia media sono quasi inesistenti; ormai c'è mercato big e mercato di piccole. L'unica che mi viene in mente è la Salani. Poi non so...

2 ore fa, don Durito dice:

Perché limitarsi a una rosa ristretta di CE cui inviare il proprio manoscritto, soprattutto di quelle che accettano l'invio manoscritti per email? Certo, selezionare una rosa più ampia di CE piccole e medie cui inviare simultaneamente o nell'arco di alcuni giorni il manoscritto comporta da parte dell'autore problemi di gestione complessiva nel caso di prime risposte positive, magari pervenute proprio da quelle CE che l'autore aveva messo in secondo piano perché meno visibili e attrezzate, ma - secondo me - il vantaggio di inviare a molte CE è di risparmiare tempo,  ossia di non dovere aspettare i canonici 4-6 mesi per la risposta del gruppetto slelezionato di CE e poi, in caso di valutazioni negative, ricominciare il tour - vero e proprio calvario - con altre 15. O c'è qualcosa che mi sfugge nel consiglio di inviare il manoscritto al massimo a 15 editori.

Non so se hai letto tutto, ma c'è anche la spiegazione: "Questo perché il tempo medio di risposta delle Case Editrici è di 3 mesi (vanno da 1 a 6, perlopiù) e aspettando preventivamente un po' di tempo potrete essere sicuri di ricevere le risposte dalle Case Editrici che più vi piacciono, prima di quelle del prossimo passo."

Questa è la mia filosofia, non deve necessariamente incontrare quella di tutti quanti. Io consiglio, poi ognuno fa quel che vuole. Se tu vuoi mandare direttamente a "tappeto" perché non hai Case Editrici "preferite", fai pure.

2 ore fa, don Durito dice:

Direi soprattutto ai big che accettano l'invio del manoscritto per email.

Sì, è vero. Questa è stata una mia dimenticanza ed edito subito il messaggio; mi riferivo anche io a quelli che accettano invii per email.

39 minuti fa, simone volponi dice:

@Niko posso spiattellare qui quel contratto giuntomi sul quale, lo ammetto, sto ancora riflettendo? Magari avrei altri punti di vista e allo stesso tempo ne offrirei.

Non so, simone, considera che i contratti di solito sono protetti da una clausola di riservatezza anche da prima della firma; quindi è una scelta tua se spiattellarlo o meno. Ma non farlo qui... in quel caso apri una discussione apposita nella sezione "Questioni legali".

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1 minuto fa, don Durito dice:

Vero : Sad : Nella fretta della lettura, m'ero perso quei righi

Figurati, è una guida corposa e magari leggendo in fretta si salta qualcosa.

Piuttosto, aggiungo anche un'altra considerazione che non avevo inserito sempre per ragioni di spazio; considera anche che se ti piacciono 5 Case Editrici sopra tutte le altre (per ragioni di genere, simpatia a pelle, sentito dire, presenza agli eventi... o altro) e invece di mandare solo a loro mandi a tappeto, rischi di ricevere una proposta discreta da un'altra CE (non preferita) e di firmare; poi dopo un paio di mesi ti arriva la proposta di quella a cui puntavi. A quel punto che fai? Ti devi solo mangiare le mani...

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1 minuto fa, Niko dice:

Piuttosto, aggiungo anche un'altra considerazione che non avevo inserito sempre per ragioni di spazio; considera anche che se ti piacciono 5 Case Editrici sopra tutte le altre (per ragioni di genere, simpatia a pelle, sentito dire, presenza agli eventi... o altro) e invece di mandare solo a loro mandi a tappeto, rischi di ricevere una proposta discreta da un'altra CE (non preferita) e di firmare; poi dopo un paio di mesi ti arriva la proposta di quella a cui puntavi. A quel punto che fai? Ti devi solo mangiare le mani...

Una cosa del genere m'è successa qualche mese fa. Ricevuta valutazione positiva e proposta di pubblicazione da parte di due CE, cui avevo mandato il manoscritto in modo un po' incosciente, ho avuto una visione di me stesso che si mangiava le mani e dava la testa contro il muro e... mi sono tirato indietro all'ultimo momento, senza dar corso alle loro proposte. Comunque, in attesa delle CE preferite, sto ancora aspettando : Hurted :

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21 ore fa, Niko dice:

Non aspettatevi la luna e non vi lamentate di promozione blanda, perché i piccoli editori non hanno altri mezzi!

Ecco, questo è il punto. Nel mio caso, oltre all'editing fatto con "un giro di bozze", il problema è proprio la promozione, che, in pratica, è a carico dell'autore.

Dunque, il dilemma è: aspetto altre possibilità? Ma tutte le CE piccole più o meno funzionano così.

Punto alle CE esclusivamente digitali, rinunciando al sogno di vedere il libro fatto di carta come una volta?

Oppure accetto di vendere poco, guadagnare niente, ma avere un primo step che fa curriculum e un "libro" comunque presente sul mercato?

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26 minuti fa, simone volponi dice:

Dunque, il dilemma è: aspetto altre possibilità? Ma tutte le CE piccole più o meno funzionano così.

Punto alle CE esclusivamente digitali, rinunciando al sogno di vedere il libro fatto di carta come una volta?

Oppure accetto di vendere poco, guadagnare niente, ma avere un primo step che fa curriculum e un "libro" comunque presente sul mercato?

A queste domande, purtroppo, puoi rispondere solo tu.

Sono scelte personali. Se hai la fissa del libro cartaceo (come ce l'ho io, per dire) non pubblicare con CE solo digitali. Ma se sei disposto a non vedere la versione cartacea, fallo tranquillamente, perché anche online si possono raggiungere buoni risultati.

Per quanto riguarda "vendere poco" e "guadagnare niente" consideralo assodato se pubblichi con un piccolo editore. Spesso, anzi, dovrai spendere per andare alle fiere o promuovere il libro con qualche iniziativa particolare. Questo vale per tutte le piccole CE.

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31 minuti fa, simone volponi dice:

Oppure accetto di vendere poco, guadagnare niente, ma avere un primo step che fa curriculum e un "libro" comunque presente sul mercato?

 

Non so se sia la soluzione più corretta. Però la tentazione di intraprendere questa strada è tanta e del tutto comprensibile. Sarò l'ultimo sulla Terra ma per me l'unico e vero libro è un oggetto a forma di mattone fatto di cellulosa. La forma fisica che hanno le idee è quella lì.

 

 

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3 ore fa, massimopud dice:

Un'ottima guida, però ho un dubbio: tra big (Mondadori, Einaudi, etc.) e piccoli editori, non c'è anche una fascia media, magari da utilizzare come secondo tentativo? Eventualmente quali case editrici rientrerebbero in questa fascia (non tutte, ovviamente, solo qualche esempio)?

Sono d'accordo, ma bisognerebbe prima di tutto intendersi sul significato da dare ai termini: big, medio e piccole e sui parametri in base ai quali stabilire l'appartenenza all'una o all'altra fascia

Ci basiamo sui numeri o sull'organizzazione e la struttura?

 Se per big intendiamo soltanto: Mondadori, Einaudi, Rizzoli, Bompiani, Feltrinelli... rimane una grande fascia di editori medi.  

Buona parte di quelli del gruppo Mauri-Spagnol, per esempio: Guanda, Salani, Corbaccio, Tea, Ponte alle Grazie, Bollati-Boringhieri, Nord, Chiarelettere... volendo considerare, credo giustamente, Longanesi e Garzanti fra le big.  Ma tutti gli editori menzionati sopra, se non hanno forse numeri da capogiro, possiedono una struttura che non ha nulla da invidiare a Mondadori & C., anzi semmai è vero il contrario. E per noi sognatori-esordienti-emergenti rimangono comunque tanto inarrivabili quanto le big, salvo fortunate e clamorose eccezioni.  

Se consideriamo quelle tutte big, si assottiglia il numero dei medi, che rimane comunque considerevole: Marcos y Marcos, Minimum Fax, Lindau, Castelvecchi, Cairo... così tanto per fare qualche nome a caso.

Quindi, per rispondere alla tua domanda, io parlerei di tre fasce di editori.  Che poi la seconda risulti spesso altrettanto inaccessibile della prima per noi è comunque un dato di fatto.

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Considerando quanto si legge sull'operato di tante piccole case editrici (editing sommario o nullo, promozione limitata o nulla), quali sarebbero le motivazioni per pubblicare con una CE, dovendo attendere mesi per una risposta e sobbarcandosi anche l'onere di promuovere il proprio lavoro, per ricavare poco o nulla? Per il "curriculum"? Serve davvero citare una pubblicazione con una casa editrice sconosciuta e non distribuita?

 

Le mie perplessità su questo argomento sono molte. Se devo investire su me stesso, probabilmente preferirei farlo da "libero professionista", se mi concedete la definizione.

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Ma da dove questa inaccessibilità?

Siamo noi aspiranti scrittori mediocri? Sono le case editrici che mirano solo a libri che vendono? Manca così tanta cultura alla nostra generazione?

Onestamente non saprei darmi una risposta anche perchè, pur non avendo molti anni, credo di avere una buona cultura generale, non sarò onnisciente ma mi difendo. Non riesco a spiegarmi perchè tanti scrittori mediocri vengono pubblicati e vendono moltissimo mentre altri, bravi e acculturati, non riescono neppure a vedere i loro libri su uno sperduto scaffale. Eppure i libri dovrebbero essere veicolo di conoscenza. 

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@Luca Trifilio personalmente più che per ricavarci qualcosa (cosa difficilissima se non impossibile), mi piacerebbe pubblicare per una soddisfazione personale, un sigillo tangibile della mia passione.

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@Johnny P La soddisfazione di sentirsi scelti la comprendo, così come quella di stringere tra le mani il proprio libro. Dal mio punto di vista, però, ne vale la pena qualora si riesca a venire pubblicati non dico da una casa editrice grande, ma quantomeno da una che si conosce e si apprezza, magari per il resto della loro proposta editoriale. L'idea di sparare nel mucchio e di accontentarsi della proposta di una casa editrice ignota e minuscola, per il gusto di dire "Sono stato pubblicato da qualcuno", non mi entusiasma per niente. I miei due centesimi.

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11 minuti fa, Luca Trifilio dice:

si riesca a venire pubblicati non dico da una casa editrice grande, ma quantomeno da una che si conosce e si apprezza, magari per il resto della loro proposta editoriale.

Vero, ma spesso per arrivare a quella occorre partire da più in basso.

 

E c'è un'altra cosa da considerare, che spesso si tende (comprensibilmente) a non prendere in considerazione: esordire con una big può essere controproducente.

Un autore che esordisce con Mondadori o Einaudi, tanto per fare nomi, e vende qualche centinaio di copie è bruciato.  Difficilmente troverà poi da pubblicare con editori di "range" inferiore.

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4 ore fa, simone volponi dice:

Oppure accetto di vendere poco, guadagnare niente, ma avere un primo step che fa curriculum e un "libro" comunque presente sul mercato?

Sulla base della mia esperienza, posso dirti che, a meno che uno da esordiente non scriva un best-seller (o anche un best-sellerino), non esistono "primi step" da far valere come grimaldelli nel curriculum futuro. Ogni volta si riparte da zero, anzi, talvolta l'aver pubblicato libri che non hanno avuto successo (ma solo un iter normale, come la maggior parte dei libri pubblicati) è un handicap, tanto che nelle notizie bio-bibliografiche richieste dalle CE io glisso, limitandomi a darne incidentalmente notizia. Sto pensando, per la mia condotta futura, di non nominarli nemmeno più.

2 ore fa, Johnny P dice:

Ma da dove questa inaccessibilità?

Siamo noi aspiranti scrittori mediocri? Sono le case editrici che mirano solo a libri che vendono? Manca così tanta cultura alla nostra generazione?

Anche se a pensar male si fa peccato, spesso ci si azzecca, come diceva astutamente un politico dei tempi passati, direi che le CE big hanno molti più canali di ricezione rispetto alle piccole. Per esempio, ma è solo un esempio, i cosiddetti "amici degli amici" (perché anche il mondo editoriale è un mondo chiuso) quando scrivono un libro, a quali CE puntano? A una piccola o a una grande? Se poi a tutto ciò si aggiunge il "valore" della celebrità (anche di nicchia), la strada è spianata. Anche il mercato editoriale è, sostanzialmente, un mercato, in cui valgono le stesse leggi della vendita delle patate o dei subprime.

 

2 ore fa, Marcello dice:

Un autore che esordisce con Mondadori o Einaudi, tanto per fare nomi, e vende qualche centinaio di copie è bruciato.  Difficilmente troverà poi da pubblicare con editori di "range" inferiore.

Vero, ma non sempre è così. Ho in mente casi di scrittori che hanno pubblicato con CE medio-grandi (Salani, per esempio), e che hanno poi autopubblicato in e-book, quindi con una CE microscopica, per poi tornare alla, è sempre un esempio, Salani. Si può dire, insomma, che le vie della pubblicazione sono infinite e che, come si dice per le partite di calcio, ogni pubblicazione fa storia a sé.

 

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A me pare che le grandi o le medie case editrici siano più accessibili quando ti proponi con un e book. Con un cartaceo da esordiente, è quasi impossibile. Però con l'e book intanto entri nel giro. Poi c'è il genere, è più facile entrare con un "rosa" o un racconto per bambini, con gli altri è difficilissimo. Credo che fondamentale sia l'originalità, anche prima della qualità, che ovviamente non deve mancare. Infine penso che il lavoro proposto debba richiedere pochissimo editing e non superare le 150 pagine. Insomma, e book, poco editing e lunghezza testo  invogliano a pubblicare, per i bassi costi. Una volta pubblicato in e book con un buon nome, hai qualcosa da mettere nel curriculum... e chissà?

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On 30/4/2016 at 08:25, camparino dice:

Credo che fondamentale sia l'originalità, anche prima della qualità, che ovviamente non deve mancare.

Hai dimenticato il fattore più importante: il culo :asd: 

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On 30/4/2016 at 08:25, camparino dice:

il lavoro proposto debba richiedere pochissimo editing

Questo vale anche per le piccole e piccolissime, che hanno una o due persone in tutto preposte a occuparsi di editing.  Spesso diventa addirittura un fattore  discriminante nella scelta dei manoscritti da pubblicare.

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Trovare un editore disposto a investire le sue (anche poche) risorse e il suo tempo su un autore e il suo percorso piuttosto che sul singolo libro, apprezzando le idee e lo stile dell'autore medesimo, dandogli la possibilità di esprimersi nel genere che più gli riesce.

Questo è l'obbiettivo, magari crescendo di pari passo con l'editore stesso e il suo gruppo di autori.

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Ospite

Non so, e' un momento storico nel quale per merito dell'alfabetizzazione di massa ed a causa della disoccupazione altrettanto di massa, la filiera del libro e' sommersa da aspiranti letterati, novellieri e poeti che sono a tutti gli effetti analfabeti funzionali e fin troppo spesso narcisisti con un sacco di tempo libero, che non leggono ne' tantomeno comprano essi stessi per primi cio' che la filiera produce in quantita' sempre maggiore e macera dopo due mesi. Piu' che un giudizio paternalistico, e' la constatazione di come non sia piu' possibile fare un discorso autoriale, essendosi dissolta in Italia ogni parvenza di comunita' letteraria.

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On 30/6/2016 at 22:28, Gius dice:

la filiera del libro e' sommersa da aspiranti letterati, novellieri e poeti che sono a tutti gli effetti analfabeti funzionali e fin troppo spesso narcisisti con un sacco di tempo libero

Purtroppo, e con rammarico, mi sento di appoggiare (forse con meno rudezza, però) queste parole.

Il problema sta appunto nel trovare chi vale nella marea di "scrittori" che si definiscono tali ma che non lo sono.

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Molto interessante questa guida! Utile a chi, come me, si sente disorientata. Mi sembra però che non sia stato preso in considerazione come passo eventuale, una volta terminato il romanzo, quella di partecipare a dei concorsi letterari. Passo che potrebbe essere o precedente a una pubblicazione o successivo alla pubblicazione con una piccola Ce. Come mai? Chiedo perché immagino che sia anche questa una strada possibile verso la pubblicazione o verso la promozione di un libro già edito, no? Mi chiedo a che punto del percorso inserire questo passaggio.

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