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Ospite Nephrem On'Yn'Rah

Delos Books

68 risposte in questa discussione

Inviato (modificato)

Nome: Delos Books

Genere valutati: Narrativa di genere e non, poesia, guide
Pubblicazione: senza contributo; la casa editrice è stata inserita in doppio binario in seguito all'introduzione del criterio secondo il quale l'accesso alla selezione solo tramite concorso con tassa d'iscrizione è considerato contributo.
Specifichiamo quindi che Delos non chiede contributi ma seleziona manoscritti solo tramite concorsi non frequenti che richiedono però una tassa d'iscrizione.
Invio manoscritti: Non accettano manoscritti se non per alcune iniziative o premi
Distribuzione: Non specificata

Sito: http://www.delosbooks.it/

Facebook: https://it-it.facebook.com/delosbooks/

 

Permette l'invio di manoscritti solo tramite concorsi con una tassa di iscrizione, e pertanto rientra in questa categoria.

Modificato da ElleryQ
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Distribuzione nazionale.

Alla libreria Feltrinelli li trovi.

Ma solo alcune opere.

Hanno aperto delle colonna tipo: Maghi, guerrieri, draghi. Invio libero e sono distribuiti a livello nazionale. Lo stesso vale per la collana Atlantide.

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Sì,

la distribuzione è sicuramente nazionale, ma non si è specificato, perché effettivamente sul sito non è specificato. Infatti come si vede dalle altre schede non scriviamo se è regionale o nazionale, ma proprio il distributore che se ne occupa. :)

Comunque, io ho trovato la delos, per il momento, solo nelle librerie come mondadori, Feltrinelli e Giunti. Nelle piccole librerie non ho ancora avuto il piacere di vedere loro pubblicazioni. Si trovano soprattutto i romanzi della collana fantasy(storie di maghi, draghi e guerrieri) e i romanzi della Huff.

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Non mi piace la politica che stanno adottando! Hanno praticamente chiuso le porte a qualsiasi invio di inedito: devi partecipare alle loro iniziative, che in genere sono dei concorsi a cui per iscriverti devi almeno abbonarti alla loro rivista e/o comunque pagare dei soldi. In più, i concorsi sono sempre pieni di limitazioni, relativi a racconti o scritti brevi e se hai un romanzo è raro che tu possa parteciparvi! Con un bel romanzo di fantascienza nel cassetto (o nel computer) fai meglio a spedirlo alla Mondadori, partecipando al premio Urania: è gratis e se per caso dovessi vincere... :D

Non so se mi spiego! :D

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Sinceramente, dire che hanno chiuso le porte solo perchè non considerano i manoscritti inviati random mi sembra un po' eccessivo. Oltretutto di recente ho pubblicato proprio con loro e non sono abbonata a niente nè ho mai scucito un soldo, quindi forse il problema è che Delos periodicamente cerca cose molto precise, che non tutti hanno pronte nel cassetto. Le limitazioni che pongono servono a non far perdere tempo, a loro e agli aspiranti.

Per una volta che una casa editrice dice chiaramente "questo no, questo sì", non mi pare giusto darle addosso, solo perchè non accetta tutto quel che si vorrebbe mandarle.

Oltretutto il premio Odissea per narrativa fantastica credo sia l'unico in Italia che può far arrivare alle librerie (se un mio libro finisse alle Mondadori non ci sputerei sopra ;)). L'Urania è più prestigioso e anche gratuito, per carità, ma two is megl che uan :D

(senza contare che l'Urania è solo per la fantascienza, chi scrive fantasy o horror s'attacca)

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e inoltre forniscono scheda di lettura e valutazione per i manoscritti iscritti ai concorsi (cosa che agenzie e service letterari fan pagare e non poco), oltre che darti una copia del libro vincitore

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Sia chiaro che non ho nulla contro Delos, beninteso, anzi! E' un'ottima casa editrice ed è una delle poche "piccole" che fa promozione a livello nazionale. Inoltre è anche una delle poche che investe molto nella narrativa di "genere" dando spazio a firme italiane ed esordienti. Il fatto è che se hai del materiale da spedire, finisci per escluderla automaticamente o per prenderla in seconda considerazione, tutto qui. Proprio perché è difficile "beccare" il concorso o l'iniziativa giusta. Questo è un peccato. Tempo fa l'avrei messa al primo posto, ma non avevo (sigh!) lavori finiti da spedire...

La fortuna, eh? :?

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Sì, figurati, nessuno meglio di me capisce la rabbia di desiderare mandare a "quella" casa editrice, e non poterlo fare perchè si ha scritto una roba che non vogliono... è frustrante.

Però almeno 2 3 iniziative l'anno a cui un esordiente può aderire, le fanno. Tenerla d'occhio non fa male :)

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Se interessa, Delos Books è distribuita dalla PDE (che ovviamente è un distributore nazionale, è uno dei cinque o sei maggiori distributori italiani). Quale libro sia presente in quale libreria dipende esclusivamente dall'ordine che fa la libreria.

Quando alle scelte di autori italiani, al momento effettivamente non ne pubblichiamo gran che, perché la nostra attività editoriale si concentra sulla narrativa straniera. Non siamo un grande editore con risorse illimitate: leggere libri di autori esordienti costa soldi e lavoro, e se non rientrano nella linea editoriale è inutile farlo. E inutile anche dare illusioni, per cui quasi sempre rimandiamo indietro senza leggere.

S*

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quasi sempre rimandiamo indietro senza leggere.

e così facciamo anche noi nei confronti dei vostri *PRODOTTI* editoriali e con quelli di tutti gli altri che si comportano così; voi non esaminate GRATUITAMENTE i testi tra cui potrebbero esservene di buoni e noi non compriamo i libri. Cosa dite? Potrebbero esservene di buoni? Eh, ma noi quasi sempre li rimettiamo nelle mani del libraio senza leggerli...

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quasi sempre rimandiamo indietro senza leggere.

e così facciamo anche noi nei confronti dei vostri *PRODOTTI* editoriali e con quelli di tutti gli altri che si comportano così; voi non esaminate GRATUITAMENTE i testi tra cui potrebbero esservene di buoni e noi non compriamo i libri. Cosa dite? Potrebbero esservene di buoni? Eh, ma noi quasi sempre li rimettiamo nelle mani del libraio senza leggerli...

E non ha tutti i torti Armadillo!! Non condivido questo tipo di comportamento, considerando che poi si attinge dall'estero. Non sarebbe meglio cercare talenti nostrani... per motivi economici intendo.

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Se interessa, Delos Books è distribuita dalla PDE (che ovviamente è un distributore nazionale, è uno dei cinque o sei maggiori distributori italiani). Quale libro sia presente in quale libreria dipende esclusivamente dall'ordine che fa la libreria.

Quando alle scelte di autori italiani, al momento effettivamente non ne pubblichiamo gran che, perché la nostra attività editoriale si concentra sulla narrativa straniera. Non siamo un grande editore con risorse illimitate: leggere libri di autori esordienti costa soldi e lavoro, e se non rientrano nella linea editoriale è inutile farlo. E inutile anche dare illusioni, per cui quasi sempre rimandiamo indietro senza leggere.

S*

Il problema (secondo me) è che pur essendo una "piccola" casa editrice, vi state comportando come una "grande", soprattutto nei confronti degli esordienti. Per carità, è una vostra scelta del tutto lecita e per certi aspetti condivisibile, ma a lungo andare, non pensate che questa politica (almeno in parte) potrebbe danneggiarvi? In fondo, non avete le firme che possono vantare le "grandi".

Mi sbaglio? :roll:

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quasi sempre rimandiamo indietro senza leggere.

e così facciamo anche noi nei confronti dei vostri *PRODOTTI* editoriali e con quelli di tutti gli altri che si comportano così; voi non esaminate GRATUITAMENTE i testi tra cui potrebbero esservene di buoni e noi non compriamo i libri. Cosa dite? Potrebbero esservene di buoni? Eh, ma noi quasi sempre li rimettiamo nelle mani del libraio senza leggerli...

Armadillo, Sosio stava dicendo che rimandava indietro quelli che non rietrano nella linea editoriale, non tutti i testi degli esordienti.

In effetti in questi ultimi tempi la produzione delos, che io seguo già da diversi anni, ha fatto rotta molto prepotentemnete verso l'estero. Per quanto mi riguarda non sono del tutto d'accordo, e come dire che noi italiani facciamo schifo, eppure anche oltre oceano con le schifezze non scherzano.

La stessa collana dedicata al fanatsy draghi, guerrieri e maghi o come diavolo si chiama, che pubblicava italiani, esordienti e non, con speudonome prima, e poi col nome dell'autore dopo, rischia di chiudere. La motivazione del calo delle vendite, dicono alla delos, è che il nome italiano in copertina non vende.

Può darsi, ma non sarà anche qualcos'altro? Ho letto qualche libro e sinceramente la qualità mi ha lasciato perplesso, va bene che sono storie brevi ma...

Forse hanno ragione loro, gli italiani a scrivere certi libri non sono proprio capaci. Boh. :oops:

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quasi sempre rimandiamo indietro senza leggere.

e così facciamo anche noi nei confronti dei vostri *PRODOTTI* editoriali e con quelli di tutti gli altri che si comportano così; voi non esaminate GRATUITAMENTE i testi tra cui potrebbero esservene di buoni e noi non compriamo i libri. Cosa dite? Potrebbero esservene di buoni? Eh, ma noi quasi sempre li rimettiamo nelle mani del libraio senza leggerli...

Liberissimo.

Francamente dubito che chi ci manda raccolte di poesie o romanzi esistenziali abbia mai comprato i nostri libri, altrimenti saprebbe che non avrebbe senso mandarci certe cose. Se decide di non comprare più nulla di nostro per il fatto di non aver speso tempo a leggere le sue cose non vedo grossi pericoli per il fatturato.

Se una persona ci segue sa cosa pubblichiamo e ci manda cose che ci possono interessare.

Il problema (secondo me) è che pur essendo una "piccola" casa editrice, vi state comportando come una "grande", soprattutto nei confronti degli esordienti. Per carità, è una vostra scelta del tutto lecita e per certi aspetti condivisibile, ma a lungo andare, non pensate che questa politica (almeno in parte) potrebbe danneggiarvi? In fondo, non avete le firme che possono vantare le "grandi".

Può essere, sarebbe anche bello poterlo fare, valutare autori nuovi, leggere tutto quello che arriva di qualunque genere, scoprire idee nuove. Purtroppo nella vita non si può fare sempre tutto quello che si vorrebbe fare.

Pessimisticamente comunque aggiungo che se un editore piccolo scopre un autore davvero bravo difficilmente riesce a tenerlo. Ci sono dei casi, certo, ma sono eccezioni.

Comunque, nel 2009 abbiamo pubblicato 17 libri di autori italiani, in buona parte esordienti o semi esordienti, su circa sessanta uscite. Non mi sembra male, in tutta franchezza.

S*

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Se si sceglie basandosi sulla linea editoriale di una casa editrice, credo sia inopinabilmente inattaccabile il discorso di Sosio. Avevo inteso diversamente.

Comunque è vero che noi italiani siamo indietro per quanto concerne il fantasy - cosa che a me sinceramente non dispiace, visto che non lo amo - indubbiamente il genere che più di tutti vende oggigiorno.

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Il problema non è nelle decisioni personali che il gruppo editoriale prende, ma altro è il prenderle in segreto e a chi chiede se valutino nuovi autori, dire che sì li valutano, ma che per premunirsi contro l'invio indiscriminato di testi e al tempo stesso guadagnarci, si può accedere alla selezione versando tasse di lettura sotto forma di versamento quote a iniziative di stampo concorsuale, altro è il venirlo a scrivere qui con una spudoratezza che pretenderebbe di essere scambiata per candore

Tutto ciò infatti dà come l'impressione che per l'editore i lettori siano solo degli acquirenti a cui poter far ingoiare qualsiasi cosa come questa ad esempio:

Tienimi. Come tenersi una donna per più di 6 mesi­Come tenersi un uomo per più di 6 mesi

http://www.webster.it/libri-tienimi_ten ... 724638.htm

ma poiché tra gli acquirenti potrebbero esserci dei buoni autori, e anche gli altri, pur se non scrittori hanno diritto al rispetto delle loro opinioni, meglio sarebbe non farlo capire tanto chiaramente che si considera chi va in libreria solo come un compratore

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mi piacerebbe essere smentito, ma credo che noi italiani non siamo culturalmente ("geneticamente"?) portati per il fantasy (in cui mi sono cimentato anch'io con un racconto, comunque molto sui generis ed anzi particolarmente sarcastico verso alcuni archetipi del genere, che spero di poter reperire per postarvi presto). Correggetemi se sbagloio, ma credo che il nostro massimo sia Licia Troisi con le sue Terre Emerse, che può vantare un bel battage pubblicitario ormai, ma quanto a valore assoluto, non si discosta dalla sufficenza risicata. Vi segnalerei anche (al contrario: cioè, leggetelo se volete sorridere, ma fatevelo prestare, non spendeteci soldi. Mi spiace parlare così di uno scrittore nostrano, ma...) il pompatissimo "le maschere del potere" di Enrico Passaro, in cui si omaggia Tolkien dando ai luoghi e ai protagonisti i nomi invertiti dei luoghi e dei protagonisti del Signore degli Anelli (e così abbiamo un Fladnag, un regno di Nahor, e via così), e soprattutto si mette insieme una tale accozzaglia di errori e nonsense da rasentare il sospetto che lo si faccia apposta, a dispetto del lettore.

Segnalo solo che un tale Narumas (...), che per recuperare il solito manufatto magico non ha concepito di meglio che mandare due bruti ad accoppare il classico Portatore, riguardo a ciò si sente dire (seriamente!) "solo tu potevi escogitare un piano così astuto e perfido"...

tornando in tema, è ovvio che ogni editore sceglie la politica che crede meglio adattabile alla sua azienda, e va dove vuole il mercato. Credo sia anche abbastanza vero che il lettore medio, quando si tratta di fantasy, è -anche inconsciamente- sospettoso verso il nome italiano.

Che dire? Speriamo solo che il vento cambi.......

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Certo c'è modo e modo... questo non si discute! Ma che vuoi farci, alla fine l'editore moderno non ha nulla del mecenate di una volta. é solo un imprenditore che pensa a tenere in attivo la propria attività! Nient'altro! Nostro diritto da lettori più che da autori è boicottarli e non acquistare loro prodotti, come dicevi precedentemente.

Per quanto riguarda la qualità degli scritti in genere... lasciamo perdere... il best seller si costruisce con la macchina della propaganda, a prescindere dal valore di un'opera.

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mi piacerebbe essere smentito, ma credo che noi italiani non siamo culturalmente ("geneticamente"?) portati per il fantasy (in cui mi sono cimentato anch'io con un racconto, comunque molto sui generis ed anzi particolarmente sarcastico verso alcuni archetipi del genere, che spero di poter reperire per postarvi presto). Correggetemi se sbagloio, ma credo che il nostro massimo sia Licia Troisi con le sue Terre Emerse, che può vantare un bel battage pubblicitario ormai, ma quanto a valore assoluto, non si discosta dalla sufficenza risicata. Vi segnalerei anche (al contrario: cioè, leggetelo se volete sorridere, ma fatevelo prestare, non spendeteci soldi. Mi spiace parlare così di uno scrittore nostrano, ma...) il pompatissimo "le maschere del potere" di Enrico Passaro, in cui si omaggia Tolkien dando ai luoghi e ai protagonisti i nomi invertiti dei luoghi e dei protagonisti del Signore degli Anelli (e così abbiamo un Fladnag, un regno di Nahor, e via così), e soprattutto si mette insieme una tale accozzaglia di errori e nonsense da rasentare il sospetto che lo si faccia apposta, a dispetto del lettore.

Segnalo solo che un tale Narumas (...), che per recuperare il solito manufatto magico non ha concepito di meglio che mandare due bruti ad accoppare il classico Portatore, riguardo a ciò si sente dire (seriamente!) "solo tu potevi escogitare un piano così astuto e perfido"...

tornando in tema, è ovvio che ogni editore sceglie la politica che crede meglio adattabile alla sua azienda, e va dove vuole il mercato. Credo sia anche abbastanza vero che il lettore medio, quando si tratta di fantasy, è -anche inconsciamente- sospettoso verso il nome italiano.

Che dire? Speriamo solo che il vento cambi.......

No, Licia Trosi non raggiunge la sufficenza. E' stata promossa più degli altri, tutto qua. Ormai ha il suo nome che vende da solo. Meglio di lei, almeno 100 scrittori italiani, anche che scrivono fantasy. Poi è chiaro, c'è fantasy e fantasy. E' un genere vasto.

il best seller si costruisce con la macchina della propoganda, a prescindere dal valore di un'opera.

Anche questo è vero. La maggior parte della gente entra in libreria con le idee confuse. Cerca il nome conosciuto o che comunque ha letto da qualche parte (rivista) o ha sentito dire (alla televisione). Piano piano anche internet diventa sempre più presente in questo, anche se siamo lontani dai livelli di passaparola americani.

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Con la narrativa di genere, in Italia, se si eccettua un certo tipo di thriller, è sempre stato così. Il sottoscritto ne sa qualcosa. Anni fa, per farmi pubblicare un racconto da una rivista horror, dovetti ricorrere all'anagrafe (sono nato negli USA) e a uno pseudonimo. Prima, col mio vero italianissimo nome e con il solo indirizzo di residenza, non mi risposero nemmeno. Ed ero un esordiente, un perfetto sconosciuto! E' storia vecchia. Però penso che gran parte della responsabilità di questo stato di cose vada a quegli editori che negli anni 50 e 60 inflazionarono il mercato librario e le edicole con firme straniere, dai nomi e dagli pseudonimi più strani, dietro i quali magari si nascondevano dei normali Mario Rossi...

Non è un problema di qualità, ma di mentalità. Bisognerebbe rieducare i lettori a non lasciarsi irretire dal nome (anche se sconosciuto). E questo è, a mio avviso, un compito essenziale soprattutto della piccola editoria.

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L'italiano medio è l'individuo maggiormente afflitto da insensata esterofilia del pianeta terra. La ricerca del nome che non termina con una vocale nella la sfera letteraria, è solo uno dei tanti perversi modi di manifestarla. Però, ripeto, in tutta sincerità non mi dispiace che noi italiani - autori - preferiamo altro a mostriciattoli, fate e idiozie varie. Con tutto il rispetto per chi ama leggerli e scriverli, sia chiaro.

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mi viene in mente il ruggente cinema di genere italiano degli anni 60-70 (thriller / giallo / fantasy), con un rutilante fiorire di nomi anglosassoni spesse volte addirittura letteralmente tradotti dal vero nome italiano, col picco massimo di un membro di una troupe (mi pare un tecnico della fotografia) Carlo Fumagalli, che nei titoli e sui manifesti divenne follemente Charles Smokecocks...

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L'italiano medio è l'individuo maggiormente afflitto da insensata esterofilia del pianeta terra. La ricerca del nome che non termina con una vocale nella la sfera letteraria, è solo uno dei tanti perversi modi di manifestarla. Però, ripeto, in tutta sincerità non mi dispiace che noi italiani - autori - preferiamo altro a mostriciattoli, fate e idiozie varie. Con tutto il rispetto per chi ama leggerli e scriverli, sia chiaro.

..se solo penso che viceversa il resto del mondo ucciderebbe per un solo verso dell'Alighieri!!!!! :)

e aggiungerei, per analogia, che fin dall'Ottocento tutti i maghi (prestigiatori) del mondo, fossero pure di origine eschimese, si davano un nome d'arte italiano....

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..se solo penso che viceversa il resto del mondo ucciderebbe per un solo verso dell'Alighieri!!!!! :)

e aggiungerei, per analogia, che fin dall'Ottocento tutti i maghi (prestigiatori) del mondo, fossero pure di origine eschimese, si davano un nome d'arte italiano....

Verissimo... Purtroppo ancora oggi non siamo capaci di apprezzare ciò che di bello possediamo...

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Tienimi. Come tenersi una donna per più di 6 mesi­Come tenersi un uomo per più di 6 mesi

http://www.webster.it/libri-tienimi_ten ... 724638.htm

ma poiché tra gli acquirenti potrebbero esserci dei buoni autori, e anche gli altri, pur se non scrittori hanno diritto al rispetto delle loro opinioni, meglio sarebbe non farlo capire tanto chiaramente che si considera chi va in libreria solo come un compratore

Sono questi i capolavori per i quali un editore come Delos si espone con gli scrittori di casa nostra?

Sarà la legge del mercato, ma che tristezza...

Visto che però abbiamo la fortuna di avere un esponente della casa editrice, perché non ci dite chiaramente:

-questo, questo e questo li valutiamo anche per gli italiani

-questo, questo e questo non mandatecelo che non lo leggiamo

Così chiunque leggerà il topic inerente la vostra casa editrice, saprà subito se mandarvi il manoscritto oppure no.

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L'italiano medio è l'individuo maggiormente afflitto da insensata esterofilia del pianeta terra. La ricerca del nome che non termina con una vocale nella la sfera letteraria, è solo uno dei tanti perversi modi di manifestarla. Però, ripeto, in tutta sincerità non mi dispiace che noi italiani - autori - preferiamo altro a mostriciattoli, fate e idiozie varie. Con tutto il rispetto per chi ama leggerli e scriverli, sia chiaro.

..se solo penso che viceversa il resto del mondo ucciderebbe per un solo verso dell'Alighieri!!!!! :D

e aggiungerei, per analogia, che fin dall'Ottocento tutti i maghi (prestigiatori) del mondo, fossero pure di origine eschimese, si davano un nome d'arte italiano....

Andiamo meglio col mainstream e col giallo, forse perché più consoni alla nostra cultura classica.

E adesso che ci penso, a proposito di Dante, lo sapete che se la Divina Commedia dovesse essere scritta adesso, sarebbe pubblicata come genere fantasy?

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Io che sono tra i più recenti "respinti" da Delos, che avevo provato ad incuriosire inviando soltanto una presentazione dell'opera, pur sapendo già della recente svolta per vie ufficiose,

fatico a comprendere i nuovi criteri, che definirei più logistici che editoriali, perlomeno se mi baso sui termini espliciti:

un editore che risponde di non essere "più in grado di selezionare opere per la pubblicazione al di fuori dei nostri premi letterari o dei canali di valutazione ufficiali", in risposta all'invio di una semplice sinossi, mi dà l'impressione di scarsa serietà (ovviamente dando per scontato che non abbiano risposto così al posto di altro, tipo che il romanzo non rientra nei loro interessi di genere o non supera determinati criteri letterari, due realtà entrambe estranee al contenuto della risposta che ho ricevuto)

...e nel momento in cui scopriamo che è una situazione sempre più diffusa, direi che gli editori "seri" dovrebbero trovare una soluzione più matura e intelligente: ad esempio richiedere materiali di pre-valutazione molto sintetici, come appunto le sinossi, che consentano di scegliere in modo rapido e oculato. Ma scartare a priori un autore o un'opera rinviandoli a concorsi tendenzialmente omologanti (e per giunta a pagamento), mi pare una strategia poco sensata.

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Io che sono tra i più recenti "respinti" da Delos, che avevo provato ad incuriosire inviando soltanto una presentazione dell'opera, pur sapendo già della recente svolta per vie ufficiose,

fatico a comprendere i nuovi criteri, che definirei più logistici che editoriali, perlomeno se mi baso sui termini espliciti:

un editore che risponde di non essere "più in grado di selezionare opere per la pubblicazione al di fuori dei nostri premi letterari o dei canali di valutazione ufficiali", in risposta all'invio di una semplice sinossi, mi dà l'impressione di scarsa serietà (ovviamente dando per scontato che non abbiano risposto così al posto di altro, tipo che il romanzo non rientra nei loro interessi di genere o non supera determinati criteri letterari, due realtà entrambe estranee al contenuto della risposta che ho ricevuto)

...e nel momento in cui scopriamo che è una situazione sempre più diffusa, direi che gli editori "seri" dovrebbero trovare una soluzione più matura e intelligente: ad esempio richiedere materiali di pre-valutazione molto sintetici, come appunto le sinossi, che consentano di scegliere in modo rapido e oculato. Ma scartare a priori un autore o un'opera rinviandoli a concorsi tendenzialmente omologanti (e per giunta a pagamento), mi pare una strategia poco sensata.

Io credo, e magari potrò essere smentito, che loro abbiano tentato di fare troppo all'inizio e che ora siano costretti a fare troppo poco. E' il problema delle case editrici relativamente giovani e ricche di buone intenzioni. Questo è un mercato (in Italia e non solo) difficilissimo e ricco di insidie, che spesso penalizza proprio i più seri e volenterosi...

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Premetto che quello che sto per dire è soltanto una mia modestissima opinione (e sottolineo opinione) e non un'informazione. Studiando attentamente l'attuale politica di Delos Book, sia tramite il loro sito che attraverso le varie iniziative, e riflettendoci su meno frettolosamente, mi è sorta una domanda: siamo sicuri che questa casa editrice vada ancora annoverata fra le edizioni free? In effetti, allo stato attuale delle cose chiunque (ma proprio chiunque) voglia sottomettere un proprio manoscritto alla loro attenzione lo può fare esclusivamente tramite i loro concorsi. E di questi non ce n'è uno, che sia uno, che non richieda una quota d'iscrizione, la quale si aggira di solito sui 50 euro. Ora, sapendo che il criterio adottato da questo sito per stabilire se un editore è free, a pagamento o doppio binario NON è la serietà, bensì il fatto che si faccia pagare o meno QUALUNQUE cifra (anche irrisoria) e in qualunque MODO, personalmente ritengo che questa casa editrice non abbia più i requisiti per essere considerata alla stregua di altre che stanno nel primo elenco di questo forum. Notate bene che questi incassano 50 euro da TUTTI quelli che mandano un testo! Facendo un semplice calcolo, e considerando che alla fine verrà pubblicato solo il vincitore del concorso, a me sovviene un più che ragionevole sospetto che alla fine la pubblicazione l'avranno pagata gli aspiranti... :|

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Premetto che quello che sto per dire è soltanto una mia modestissima opinione (e sottolineo opinione) e non un'informazione. Studiando attentamente l'attuale politica di Delos Book, sia tramite il loro sito che attraverso le varie iniziative, e riflettendoci su meno frettolosamente, mi è sorta una domanda: siamo sicuri che questa casa editrice vada ancora annoverata fra le edizioni free? In effetti, allo stato attuale delle cose chiunque (ma proprio chiunque) voglia sottomettere un proprio manoscritto alla loro attenzione lo può fare esclusivamente tramite i loro concorsi. E di questi non ce n'è uno, che sia uno, che non richieda una quota d'iscrizione, la quale si aggira di solito sui 50 euro. Ora, sapendo che il criterio adottato da questo sito per stabilire se un editore è free, a pagamento o doppio binario NON è la serietà, bensì il fatto che si faccia pagare o meno QUALUNQUE cifra (anche irrisoria) e in qualunque MODO, personalmente ritengo che questa casa editrice non abbia più i requisiti per essere considerata alla stregua di altre che stanno nel primo elenco di questo forum. Notate bene che questi incassano 50 euro da TUTTI quelli che mandano un testo! Facendo un semplice calcolo, e considerando che alla fine verrà pubblicato solo il vincitore del concorso, a me sovviene un più che ragionevole sospetto che alla fine la pubblicazione l'avranno pagata gli aspiranti... :|

No,

non viene considerata casa editrice a pagamento perché organizza concorsi a pagamento. Anche perché poi sono molte le iniziative della delos(con pubblicazione) che non richiedono nemmeno una tassa d'iscrizione(ad esempio c'era storie di maghi, draghi e guerrieri, 365 racconti erotici per un anno e tanto altro).

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